Pink Magazine Italia – Dicembre 2017

The Pink Side of… Us!

Natale 2017

Benvenuti nel 2018 con questo numero natalizio di Pink Magazine Italia dedicato, come da tradizione, soprattutto ai libri. Abbiamo intervistato Eugenia Dubini delle edizioni NN, abbiamo visto per voi i capolavori di Agatha Christie e ci siamo dedicati all’arte a trecentosessanta gradi! Per voi, con voi… sempre, meravigliosamente Pink.

 

 

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Pink Magazine Italia – Dicembre 2017

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Feltrinelli regala una coperta letteraria

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Ciao booklovers,

Dal 19 gennaio al 18 febbraio acquistando 2 libri tascabili della collana Universale Economica Feltrinelli  potrete avere in omaggio la bellissima coperta letteraria in pile.

Si può usufruire della promozione sia nelle librerie aderenti che sul sito Feltrinelli.it

Noi abbiamo pensato di facilitarvi la scelta dei titoli da acquistare con una nostra gallery.

Buone letture

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Cenerentola moderna e altri racconti

I consigli di lettura di Antonella Maffione.
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La scrittrice Louisa May Alcott, colei che ha fatto sognare tutte le ragazze con un intramontabile capolavoro, Piccole Donne, in questo libro ci regala dei racconti che affrontano tematiche serie con quella delicatezza che riesce ad accarezzare il cuore del lettore.
L’autrice ci parla di uomini e donne che superano le avversità della vita con coraggio e amore tanto da diventare eroi.
Nel primo racconto Nan, una ragazza semplice che ama tanto la lettura e “si sveglia col canto degli uccelli”, è la cenerentola moderna che si occupa delle faccende di casa, delle sue sorelle e del suo amato padre. Nan, ha un carattere semplice, non ha particolari ambizioni, le uniche preoccupazioni della sua vita quotidiana sono i lavori domestici “silenziosa e allegra come un raggio di sole”. Non sogna principi e carrozze, ma nel profondo del suo cuore vorrebbe sposare il suo amico Jhon; Sarà lei a liberarsi della scarpa lanciandogliela come gesto di buon augurio, quando lui dovrà partire.  Jhon, un uomo dal cuore sincero, la raccoglierà dalla strada e riprenderà il suo cammino, pronto però a tornare presto per renderla felice.
Nel secondo racconto incontriamo Debby, una ragazza dallo spirito vitale, amante della  natura “poesia della vita”, che trascorre l’estate con la ricca zia Pen. Troppo semplice per essere una dama, non riesce ad adattarsi a una società raffinata e colma di frivolezze.
Le Signore civettavano alle sue spalle e la guardavano con disprezzo. La sua vivacità era come “un vento fresco in una stanza senz’aria”, che solo Evan riusciva ad apprezzare; gli occhi di Debby si illuminavano di ammirazione alla vista del giovane, il quale riusciva ad ammettere con disinvoltura la sua povertà.
Nel terzo racconto “I Fratelli”, l’autrice ci trasporta nel mondo crudele della guerra. Stavolta percorriamo una triste storia in compagnia di un’infermiera pronta a sacrificare la propria vita pur di tener fede ai suoi ideali. Lucy aiuta un soldato ribelle a fuggire, un uomo a cui la vita aveva riservato poche gioie e molti affanni.
Nell’ultimo racconto, “L’ospedale di Nelly”, viviamo come una favola il sogno della piccola Nelly, che rappresenta un po’ quello di tutte quando proiettavamo la nostra vita verso il futuro. Nelly voleva diventare infermiera, ma prima di realizzare questo sogno aveva un progetto: voleva avere un piccolo ospedale e curare piccole creature. Le sue piccole manine aiutavano la mamma a selezionare le filacce per fare le garze per i soldati, e la stessa Nelly si era presa cura di loro, quindi sarebbe stata capace di curare con lo stesso amore anche piccole creature sofferenti che avrebbe trovato intorno casa sua. L’entusiasmo che sprigionava tutto il suo corpo nel voler vedere realizzato il suo progetto, fu supportato dal compagno di giochi Tony e da suo fratello Will.
“Prega meglio colui che più sa amare le grandi e le piccole creature: poiché il buon Dio che ci vuole bene, tutto ha creato, e ciò che ha fatto Egli ama”.
Una lettura consigliata a tutti per lo stile inconfondibile dell’autrice e l’intensità dei racconti.

Il J’accuse di Laurence Cossé

La Libreria del Buon Romanzo (Edizioni E/O, 2010) non è un romanzo qualsiasi. Prima di tutto è scritto da una pluripremiata autrice, la francese Laurence Cossé, che ha un passato di critica letteraria. In seconda istanza perché è una feroce, ma al tempo stesso raffinatissima, critica all’establishment editoriale francese, benché tale critica sia estendibile al mondo editoriale nel suo insieme. La trama è semplice: due amici, Francesca e Van, decidono di aprire una libreria dove si vendano però solo ed esclusivamente romanzi di qualità. Il primo intoppo è, com’è ovvio, stabilire quali romanzi abbiano un certo valore letterario e quali no. Dal momento che il giudizio di due sole persone potrebbe essere arbitrario, i due decidono di istituire un comitato di otto scrittori, che in completa autonomia e godendo dell’anonimato, stilano ciascuno una lista di seicento romanzi, che non devono assolutamente mancare in una libraria in cui venga privilegiata la qualità e non il profitto economico.

L’operazione riesce, la libreria “Au Bon Roman” (Al Buon Romanzo) viene aperta e tutto sembra filare liscio. Per lo meno fino a quando le case editrici di libri commerciali, che la Cossé definisce senza tanti preamboli “spazzatura”, non si ribellano. Far tornare di moda il talento e la qualità a discapito degli introiti? Mai sia! Si scatena così una lotta senza esclusione di colpi fra i due coraggiosi librai e l’intero establishment culturale francese. Si arriva persino alle aggressioni fisiche ai singoli membri del comitato in un crescendo di colpi di scena che farebbe invidia al più accorto autore di gialli. Laurence Cossé non risparmia nessuno e sferza un durissimo attacco al sistema:

“Quelli che accuso, e che ho definito una sfera d’influenza, sono in realtà non più di un centinaio di persone. Un dato che stupisce, visto che comprende il mondo degli autori, dell’editoria, della stampa e delle librerie, anche contando che molti di loro ricoprono vari incarichi, cioè sono contemporaneamente scrittori, giornalisti, editori e giurati. Tra i romanzieri furiosi perché nessun loro libro figura al Buon Romanzo alcuni hanno la mano lunga. Per esempio fanno parte di giurie letterarie, quindi hanno in pugno quei giornalisti che sono anche autori loro stessi e che anelano a un premio. Altri, o magari gli stessi, occupano una posizione all’interno della stampa, motivo per cui, se ben disposti verso gli editori e le loro pubblicazioni, vengono favoriti nei premi, tanto più sapendo quanto alcuni editori puntino a negoziare i premi direttamente con i giurati. Per assicurarsi la loro fedeltà, quegli stessi editori li pubblicano indipendentemente dalla mediocrità di quel che scrivono.”

Un libro, La Libreria del Buon Romanzo, che fa riflettere il lettore meno accorto e che dà delle risposte anche al lettore attento e atterrito dai troppi titoli in commercio. Non stupisce che della traduzione e pubblicazione in Italia di questa perla rara si sia occupata la casa editrice E/O che da sempre si distingue per la scelta dei titoli (italiani e stranieri) che pubblica.

Nikolaj Leskov, viaggiatore incantato

Oltre agli arcinoti Tolstoj e Dostoevskij, la letteratura russa dell’Ottocento offre altri ottimi narratori. Tra i migliori autori di racconti si distingue Nikolaj Leskov (1831-1895), capace di narrare con la stessa piacevolezza vicende amene e drammi terribili. Vissuto prevalentemente nelle città di Kiev e Orjòl, Leskov è autore di un buon numero di racconti lunghi, fra cui spiccano due testi fra loro molto diversi: Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk e Il viaggiatore incantato, quest’ultimo considerato il suo capolavoro da buona parte della critica.

Il primo dei due racconti è, fin dal titolo, esplicitamente ispirato a Shakespeare. La diabolica protagonista è Katerina Lvovna, annoiata moglie di un mercante di campagna, che approfitta dell’assenza del marito per avviare una tresca con uno dei suoi garzoni. Sorpresa sul fatto dall’arcigno suocero, Katerina non esita a servirgli per cena una zuppa con funghi avvelenati; né si farà tanti scrupoli nell’eliminare in seguito tutti quelli che in un modo o nell’altro intralciano i suoi piani. Simile per certi aspetti alla Teresa Raquin di Zola, Katerina è in definitiva un’anomala serial killer ottocentesca immersa nel torpore della campagna russa.

leskovCompletamente diverso è invece il percorso attraversato dal protagonista del racconto Il viaggiatore incantato. In gioventù un prete gli era apparso in una visione profetizzando che la sua vita sarebbe stata difficile, ma si sarebbe conclusa nella pace. E in effetti il protagonista ne passa di tutti i colori: doma cavalli selvaggi, salva un equipaggio, prende a scudisciate un principe tataro, si fa beffe degli zingari, apprende la potenza del magnetismo e recita in un teatro popolare, per giungere infine alla pace di un convento dove trascorre serenamente gli ultimi anni di vita. Il tutto narrato con brio e umorismo da un autore, Nikolaj Leskov, che vale la pena riscoprire.

Arthur Lombardozzi

Fenomeno Steve Balsamo

Jesus Christ Superstar, il musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, è uno dei capolavori assoluti nella storia della musica rock. Gli artisti che si sono avvicendati nelle svariate versioni dell’opera si sono sempre distinti per il livello altissimo delle loro performance. Steve Balsamo è stato uno degli interpreti più significativi e convincenti di Jesus Christ Superstar e ha vestito i panni di Gesù nella produzione del West End londinese dal 1996. È dotato di una voce straordinaria capace di commuovere chiunque lo senta cantare “Gethsemane”, l’accorato appello di un Figlio che chiede al Padre di allontanare da lui l’amaro calice ma che alla fine si arrenderà alla Volontà paterna.

Nato a Swansea da madre gallese e padre veneziano, lo chef Luciano Balsamo, Steve è un artista a trecentosessanta gradi che ha saputo coniugare le sue eccellenti doti canore con un’impressionate capacità interpretativa. Dopo il successo ottenuto con Superstar, è stato protagonista di diverse produzioni teatrali, tra le quali Poe, Notre Dame de Paris e Les Misérables per poi dedicarsi interamente al suo personale percorso creativo, sia come solista, sia duettando con altri artisti.

Abbiamo chiesto a Steve Balsamo cosa ricorda e cosa gli è rimasto della sua esperienza teatrale e com’è stato confrontarsi con un musical come Jesus Christ Superstar.

È risaputo che hai interpretato il ruolo di Gesù per diversi anni e che la stampa inglese scrisse di te: “The Son of God is Welsh” (Il Figlio di Dio viene dal Galles). Qual è il ricordo più felice che hai di quella straordinaria esperienza?

balsamo 3Il ricordo più vivo che ho riguarda il momento in cui sono stato scelto per interpretare Gesù. Mi dissero che c’era un’audizione per una nuova versione di Jesus Christ Superstar. Avevo già cantato “Gethsemane” e così la cantai per Jonathan Greatorex e Jonathan be’… cominciò a piangere. Chiamò subito David Grindrod, il direttore del casting di Andrew Lloyd Webber. Non mi resi subito conto di quello che stava succedendo, sta di fatto che andai a Londra e cantai per David Grindrod e anche lui si commosse per la mia performance, ma in quell’occasione mi disse solo: “Okay”. Aveva selezionato centinaia e centinaia di cantanti prima di assegnare la parte a me. Il ricordo che sempre mi porterò dietro è il momento in cui eravamo rimasti solo in due: io e Zubin Varla, noto per aver interpretato Romeo in Romeo and Juliet al National Theatre di Londra. Ci hanno fatti salire sul palcoscenico per l’ultima audizione. Abbiamo entrambi cantato e poi Andrew Lloyd Webber mi ha afferrato per il colletto e mi ha detto che la parte era mia! Un momento fantastico! Forse il momento più bello dopo la lunga attesa e dopo le dure selezioni. Ma ho tanti ricordi piacevoli di quell’esperienza, ho molto amato Jesus Christ Superstar. C’è tutto in quel musical: amore e ispirazione uniti da un forte impulso creativo.

Abbiamo chiesto ai nostri lettori quale cantante ha interpretato al meglio il brano “Gethsemane” e la maggior parte di loro ha indicato te come uno dei migliori. Come commenti questo dato? (guarda il video)

Fantastico! Ne sono molto lusingato. Quando ho interpretato io il ruolo di Gesù, ho ascoltato gli artisti che mi avevano preceduto. Sono stati tutti interpreti straordinari, e io ho “rubato” un po’ da ognuno di loro: Ian Gillian, Ted Neeley, Paul Nicholas, Johnny Farnham. Tuttavia, per la parte recitativa, per essere cioè convincente soprattutto nel momento culminante del musical, ho studiato la performance di Michael Crawford che ha cantato “Gethsemane” durante la Royal Variety Performance (è uno show annuale in cui si esibiscono i migliori cantanti e attori per la Royal Family). Crowford cantò per loro agli inizi degli anni ’90. Quando vidi la sua interpretazione piansi. Mi diede letteralmente i brividi mentre lo guardavo rapito. Una cosa in particolare mi colpì: mentre cantava, Crawford a un certo punto diede le spalle al pubblico… un momento di fortissima tensione emotiva, irripetibile. Ho amato il suo modo di vestire i panni di Cristo e cerco di emulare la sua “versione” ogni volta che canto “Gethsemane”. Così ho in teoria rubato tutto da quella performance, fingendo che fosse tutta farina del mio sacco! Ringrazio però i vostri lettori, che probabilmente hanno visto la mia performance all’auditorium di Rotterdam. Un’esperienza straordinaria, devo dire: ero circondato da milioni di persone. Sono arrivato da solo sul palco ed ero quasi terrorizzato, fino al momento in cui ho cominciato a cantare. Avevo la pelle d’oca, ma è stato fantastico, tutto sembrava convergere in un insieme perfetto e armonico. L’unica cosa che rimpiango è che non si registrò mai l’intero show. Un vero peccato non avere un ricordo tangibile di quello spettacolo!

Cosa ti è rimasto ancora oggi del ruolo di Gesù?

Molte cose. Tuttavia ciò che maggiormente mi è rimasto è la forte sensazione che la vita non finisca qui, che dopo vi sia qualcos’altro e che la nostra esistenza non si limiti a quella terrena. Per quanto mi riguarda, io non seguo alcuna religione tuttavia, quando sono stato scelto per il musical di Andrew Lloyd Webber, mi sono informato, ho letto tantissimo su Gesù e ancora oggi ricordo che la sensazione anche allora era la stessa: la vita non finisce qui. Durante ogni mia performance nel musical accadevano cose molto strane, ma nel senso positivo e quasi esoterico. Anche se, ripeto, ciò che più mi è rimasto è proprio quella sensazione, forse per le molte coincidenze che mi mostravano la possibilità di una vita oltre la morte. Sensazioni che ancora oggi avverto in modo netto e che rimarranno per sempre con me. La realtà non è quella che immaginiamo, insomma. Ho cercato a lungo una spiegazione, ma sono giunto alla conclusione che sebbene il musical sia stato scritto negli anni ’70, c’erano e ci sono momenti in cui si tocca la verità storica: Gesù era un ribelle, un uomo fuori dal comune e noi, credo, lo conosciamo solo in una minima parte.

È risaputo che tuo padre, Luciano Balsamo, è italiano. Cosa ti piace di più dell’Italia? Ci vieni spesso?

Certo, ci vengo molto spesso! Nonostante ci provi, non parlo italiano e me ne vergogno un po’. Ma amo l’Italia. Amo la cultura italiana, l’arte, la musica e il cibo: mio padre è uno chef e mi ha insegnato a cucinare e ad amare il cibo, soprattutto italiano. Credo che gli italiani siano circondati dalla bellezza. Quando penso all’Italia penso automaticamente alla bella gente, ai begli abiti, alle opere d’arte. In poche parole: amo l’Italia! Sono stato in diverse zone del Sud: Bari, Salerno, Napoli, ma quando torno a Venezia per me è come tornare a casa. Ci vado spesso anche perché io, mio padre e i miei due fratelli abbiamo un piccolo appartamento a Mestre. L’Italia, Venezia in particolare, è un luogo magico, stupendo che mi commuove sempre.

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Quali sono I tuoi progetti per il futuro? Possiamo sperare di vederti qui in Italia, magari per un tour?

Il futuro? Bella domanda! Dunque, per quanto riguarda la carriera musicale: tra un po’, come dicevo prima, uscirà il mio nuovo album. Sto lavorando a una canzone con una giovane cantante e sto scrivendo un musical per bambini. Ho una serie di concerti a fine luglio… insomma, tanti progetti musicali.

 

Renè, Hulk e la lealtà

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

 

Mi capita (spesso!) di fare interviste “al volo”, come le chiamo io, cioè non programmate, interviste spontanee sull’onda del momento. Che risultano ancora più spontanee. Ve ne propongo una, col mitico dj Renè del Circoloco di Ibiza, simpaticissimo.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Adesso come adesso? Hulk, anche se vorrei essere Superman, ti dico la verità! Ma adesso, con tutte le cose che mi sono successe, sono un po’ in(furiato)! Scusa il francesismo! Con un lutto, e i problemi che ho dovuto affrontare, dico Hulk. Ma mi piacerebbe in generale essere Superman, perché in lui vedo il simbolo del ‘salvatore’: colui che può aiutare il mondo, che può salvare la Terra dal male, dalla droga, da tutto ciò che ci circonda, come la guerra, gli attacchi terroristici. Mi sento a metà Superman e a metà Hulk: purtroppo sono bipolare! (Ridiamo).

Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato? Presente? Futuro?

Se io avessi la macchina del tempo, andrei poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale, per cercare di far sì che la guerra non scoppi. Cercherei di convincere la gente ad organizzare un grande festival di musica elettronica, con i vinili. Invece di bombardarsi e ammazzarsi! Fare musica, divertirsi, ballare … divertirsi, senza eccessi.

La scelta del tuo nome?

All’inizio ero Renatino. Poi un personaggio particolare, a Riccione, mi ha soprannominato Renè. Quindi, è rimasto questo nome. Io: Il tuo drink preferito? Renè: Non bevo alcolici, normalmente, perché non mi piace l’alcol. Però, mi piacciono gli analcolici alla frutta, con lo zenzero, o i centrifugati, questi drink. E poi un mojito l’anno, proprio per far festa.

Cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?

Io? Nonostante sia un periodo duro, difficile, su di me ci potete sempre contare! Quindi, con la lealtà e l’amicizia, si può sicuramente migliorare questo mondo complicato!

In alto i Collins, quindi, e balliamo! Alla prossima, Amici!

Who’s Who Per chi non lo sapesse. Nato a Roma, fin da piccolo Renè è appassionato di musica, anche grazie al padre, che lavorava in una radio. Inizia subito a collezionare vinili di Stevie Wonder e Whitney Houston. Diciassettenne, si trasferisce a Riccione, dove inizia a suonare in vari club, per poi approdare a club famosi, quali il “Peter Pan” e il “Cocoricó”. Nel 2000 parte per Ibiza, dove conosce Antonio ed Andrea del DC10, che lo coinvolgono nel tour del party “Circoloco”, arrivando così a suonare nei migliori club europei.

Bad Attitude series

Ciao pink readers,

ci siamo! Sta tornando la band più amata dalle lettrici: I Bad Attitude!

Dal 25 gennaio sarà infatti in libreria il nuovo atteso romanzo della scrittrice Alessandra Angelini.

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Amelia studia Medicina all’Università di Bologna, ha un rapporto conflittuale con i suoi genitori ed è abituata a fuggire dai problemi. Fan e amica della band del momento, i Bad Attitude, ha una storia altalenante con il cantante. A sostenere Amelia ci sono le sue amiche Isabella e Caterina, ma soprattutto Nico, il bassista del gruppo. Amelia è sempre in cerca di emozioni che le facciano battere il cuore, mentre Nico vorrebbe soltanto evitare altri problemi: quelli lui li conosce fin troppo bene. Basta poco per rendere i confini del loro rapporto indefiniti… È un’estate piena di musica e di magia quella che vivono, un’estate unica in cui tutto è possibile. Ma come in ogni sogno, dal quale prima o poi bisogna svegliarsi, Amelia e Nico dovranno decidere se la paura è più forte dei sogni che vogliono realizzare. La felicità è a portata di mano, devono solo trovare il coraggio di afferrarla…

Se hai un sogno devi proteggerlo
Se ami qualcuno devi inseguirlo

 

Avete ancora una settimana di tempo per recuperare il primo meraviglioso romanzo della serie: Non dirgli che ti manca!

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Isabella è a pezzi. Deve vedersela con un padre di successo, per il quale non c’è un altro futuro possibile se non quello che lui stesso ha immaginato per la figlia. E come se non bastasse, il suo fidanzato, quello che secondo tutti era il ragazzo perfetto, la tradisce spezzandole il cuore. Così decide che è arrivato il momento di cercare la propria strada e trasferirsi da Roma a Bologna per studiare. Ma la vita è sempre pronta a sorprenderti: nel caso di Isabella l’imprevisto si chiama Denis, tatuatissimo batterista dei Bad Attitude. In una notte che cambia tutto, Isabella infrange ogni regola. I due si imbarcano in una relazione turbolenta, fatta di lunghe separazioni, resa complicata dall’insofferenza del padre di lei e dalle insicurezze della ragazza. Nonostante le differenze sociali, quello che Denis e Isabella provano l’uno per l’altra è un sentimento insopprimibile, forte e delicato, violento e dolce allo stesso tempo, qualcosa che va oltre le regole, ma che non sembra destinato a finire, come quelle melodie che entrano nella testa e non se ne vanno più…

 

 

 

MARILENA PARADISI e KIRK LIGHTSEY IN CONCERTO

Acclamata da JazzTimes e menzionata tra i top 2017 di Albany Jazz, sabato 20 gennaio la splendida coppia sarà dal vivo all’Auditorium Parco della Musica per il primo live del nuovo disco ‘Some Place Called Where’, pubblicato dalla norvegese Losen Records  
Marilena Paradisi e Kirk Lightsey in concerto a Roma! 
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Sabato 20 gennaio 2018 Ore 21.00 Auditorium Parco della Musica Teatro Studio Borgna
Viale Pietro de Coubertin 30 Roma
“In quello che è il suo secondo album interamente eseguito in inglese, Marilena Paradisi dimostra la stessa accattivante capacità di fondersi completamente con le canzoni senza smorzare i loro differenti stati d’animo. […] Marilena Paradisi e Kirk Lightsey(alternando pianoforte e flauto) si chiudono con il brano scritto in cooperazione, ‘Fresh Air’, un’avventura che scorre dolcemente “verso la luce”, viaggiando non verso una ricompensa celeste ma verso piaceri più terreni e sensuali”. Sono le parole di Christopher Loudon, redattore dell’autorevole JazzTimes, una delle principali testate jazz internazionali, che ha accolto splendidamente Some Place Called Where, il nuovo disco di Marilena Paradisi e Kirk Lightsey, menzionato anche tra i top 2017 dall’altrettanto noto sito americano Albany Jazz.
Sabato 20 gennaio al Teatro Studio Borgna dell’Auditorium Parco della Musica arriva finalmente l’attesa performance dal vivo: Marilena Paradisi e Kirk Lightsey presentano in concerto Some Place Called WherePubblicato dalla norvegese Losen Records, questo nuovo lavoro è un disco importante e ambizioso, al tempo stesso delicato, intimo e prezioso, per voce e pianoforte: la stessa combinazione di note e sensibilità che approda all’Auditorium romano per un concerto da non perdere.
Some Place Called Where è l’ottavo album di Marilena Paradisi, che dopo tre dischi centrati sul jazz e quattro tra contemporanea e improvvisazione totale, si avvicina nuovamente alla musica delle origini: lo fa con maturità, con una sensibilità nuova e con una straordinaria partnership, quella del grande Kirk Lightsey. Il titolo dell’album proviene dall’omonimo pezzo di Wayne Shorter, scelto da Marilena insieme agli altri che compongono una scaletta profondamente sentita e condivisa con Kirk. Come dichiara David Fishel nelle note di copertina, «Portrait (Charles Mingus), Little Waltz (Ron Carter) e Like A Lover (Dori Caymmi) sono un buon esempio di questa musica scelta per profondità e sincerità, Fresh Air è un brano di Kirk che rappresenta bene il dialogo tra i due, Kirk ci regala anche un solo di flauto incantevole e lirico. Il suono complessivo è molto più pieno di quanto si possa aspettare da un duo, con la progressiva gamma armonica di Kirk e la qualità del tocco, quasi da accompagnamento orchestrale. Ma è l’intimità dell’interazione tra i due che più colpisce».
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Some Place Called Where contiene un “repertorio di nicchia” utile però all’espressività diretta, immediata e toccante di Marilena e Kirk, che in soli quaranta minuti trasportano il loro mondo: quello dell’improvvisazione, degli studi in India, della voce come strumento per la Paradisi, quello degli anni passati con Chet Baker, Dexter Gordon, Pharoah Sanders e Lester Bowie, ma anche dell’amore per la musica classica, per Lightsey. Il disco sta raccogliendo pareri sempre più entusiasmanti in Italia: “Marilena Paradisi licenzia un album dove la sua voce calda e acuta si incontra con un’eccellenza del pianoforte” (Il Manifesto); “Un dialogo simbiotico, denso di feeling e pathos, ornato da un’atmosfera placida e da un mood onirico che infondono un senso di pace interiore” (Italia in jazz); “Un album arioso e dai toni morbidi, da degustare con una certa predisposizione e con l’intento, fondamentale, di assaporarlo davvero nota per nota” (L’Isola della Musica Italiana); “Vocalità eccelsa, arrangiamenti essenziali per un lavoro di altissima qualità” (Radiocoop); “Un progetto che rivela la notevole personalità dei suoi autori senza artifici o filtri d’ogni sorta, che nasce per comunicare, emozionare e per esprimere il piacere e la magia del far musica insieme” (BlogFoolk); “Sentire questo ottantenne di Detroit che dà in pasto alla cantante una melodia dolcissima, e chiude con un assolo di flauto dolce è una cosa bella” (Internazionale).
Info:
Marilena Paradisi:
Some Place Called Where Trailer:

Novità in arrivo in libreria #Giunti

Ciao booklovers,

febbraio sarà un mese di grandi uscite letterarie. Oggi vi segnaliamo le proposte Giunti Editore, imperdibili!

Un progetto di Concita De Gregorio
Princesa e altre regine
20 voci per le donne di Fabrizio De André 
In collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André O.n.l.u.s.
 
«Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?» Concita De Gregorio ha lanciato un’idea, che come lievito ha dato forma a questo volume: ridiamo vita alle donne di Fabrizio De André, troviamo una nuova voce per queste eterne ragazze che sanno trasformare il dolore in forza, sanno ridere e ingannare il destino. Ne è nato un libro avventuroso, un oggetto speciale: narrazioni, poesia, fumetto, illustrazione, fotografia, arte – a ogni pagina una sorpresa.
Le donne incontrate nelle canzoni di Fabrizio De André ci hanno accompagnato nella vita. È bastato incrociare il loro sguardo perché ne diventassero parte: con il loro mistero, il loro coraggio, la dignità. Senza etichette, senza giudizio: esistono, bisogna solo ascoltarle.
«Questo libro è nato così» scrive Concita De Gregorio, «dalla meraviglia di trovarsi in tante, insieme, ad ascoltare. Queste voci hanno tutte, mi pare, un tratto in comune con Fabrizio De André. La fragilità inossidabile. La pervicacia nel procedere in direzione ostinata e contraria. Una ferita. Una debolezza nascosta dal movimento ed esibita nella solitudine. Un ciuffo di capelli che come una tenda lascia uno spiraglio e intanto ti ripara dal mondo, consentendoti di vederlo più a fuoco. […] In venti, qui, abbiamo ascoltato la musica, condiviso le parole, curato queste pagine che adesso arrivano a voi nella speranza che sappiano, con voi, fare altrettanto. Che siano le storie a leggervi mentre le leggete.»
Un libro che è anche un almanacco di ricchezza di talenti. Grazie a venti artiste le canzoni che abbiamo amato si alzano in piedi, Nina Teresa Marinella e tutte le altre ci fanno nuove domande, trovano un nuovo cammino e una nuova voce.
Le autriciConcita De GregorioGuia BesanaDaniela AmentaUrsula FerraraMelissa PanarelloValentina PediciniLorenza PieriSilvia Ziche,Barbara Di GregorioSilvia CamporesiEnrica TesioLetizia RubegniFrancesca GentiFrancesca BorriEmmanuela CarbéBeatrice AlemagnaCarmen Pellegrino,Valentina FarinaccioSara Colaone, Maria Grazia Calandrone.
 Achilina è una donna molto forte. Vive in Romania negli anni della dittatura di Ceausescu ed è costretta a subire la passione di un funzionario del regime, Viktor Janku, venditore del petrolio di Stato, corrotto, ricattatore. Achilina non può sottrarsi, ma lo disprezza senza nasconderglielo, e Janku trova il modo di riscattare il proprio orgoglio esibendola come un trofeo e allo stesso tempo umiliandola alla presenza di uno straniero con il quale fa affari. Si tratta del trader italiano Augusto Castiglioni, determinato ad arricchirsi e a sfruttare tutte le possibilità offerte dal petrolio rumeno. L’uomo accetta la situazione per opportunismo e perché lui stesso subisce il ricatto di Janku e, pur essendone disgustato, non riesce a uscire da questo gioco perverso. Anzi, il fascino doloroso, ma fiero e indomito, di Achilina non può che bruciare anche lui, rendendo il gioco anche terribilmente pericoloso.
È Castiglioni a raccontare la storia, a distanza di anni, ormai anziano e recluso in una clinica di lusso nella quale sta aspettando di scoprire quale sia la natura della misteriosa malattia che lo ha colpito e lo sta paralizzando.
Una distanza non solo temporale e geografica da una dittatura che non c’è più e da un’epoca profondamente mutata. Oggi Castiglioni è prigioniero di un letto come allora lo fu di un mondo, ma i suoi fantasmi tornano a visitarlo, a chiedergli ragione delle sue scelte e a rivelargli quanto ancora non sa o non ha compreso, perché il senso profondo della nostra vita a volte fa lunghi giri prima di illuminarsi all’improvviso.
Popolato di personaggi memorabili e complessi, a volte sinistri e a volte degni di pietà, questo romanzo scuote e commuove. I grandi amori, i grandi gesti impegnano, turbano, devastano, ma qualche volta la salvezza arriva da dove proprio uno non se l’aspetta, da una piccola fedeltà.
 
 Una ragazza moderna pronta a tutto per affermarsi. Una nonna con un segreto da rivelare.  Una storia di coraggio che le porterà lontano, su un’isola greca devastata dalla guerra.
 
Ambiziosa e determinata, a ventisette anni Zoe sa esattamente cosa vuole: diventare responsabile degli eventi nell’agenzia in cui lavora, dopo anni di studio e di gavetta. Mancano solo due settimane a una grande inaugurazione che sarà sotto i riflettori dei media: un’occasione unica per dimostrare al suo capo che è lei la persona giusta per quel posto; e per mettere definitivamente in ombra il suo collega Nicolò, verso cui prova un’aspra rivalità. Per questo, quando una mattina si ritrova fra le mani un test di gravidanza positivo, il mondo le crolla addosso. È incinta. Incinta di un uomo non disponibile. Zoe non ha dubbi: è il momento sbagliato, il bambino sbagliato e, lei, una madre sbagliata. C’è solo una persona a cui può rivelare le sue paure: nonna Anna, da sempre sua confidente. Quella nonna esile come un giunco, ma forte come la terra da cui proviene: l’isola di Rodi, con le sue mura dorate e i fiori di ibisco che si arrampicano su ogni balcone. Ed è qui, fra minareti ottomani e cortili profumati, che la nonna condurrà Zoe sul filo della memoria: perché anche Anna ha un grande segreto da affidarle…
Dall’incrocio di due mondi distanti, Zoe sarà costretta a riflettere su molte cose prima di agire: c’è un modo giusto di essere madre?

La Felicità domestica

Lev Nikolaevic Tolstoj – traduzione e note di Clemente Rebora – Fazi

Anteprima

Che ameno quadretto domestico è quello tratteggiato da un giovane Tolstoj che per ambientarlo sceglie la casa o meglio la tenuta dove ha trascorso la sua infanzia.

Come ogni buon marinaio, prima di partire per i grandi viaggi in mare aperto di Guerra e Pace e Anna Karenina, Tolstoj decide di esplorare i fondali più vicini e non si fa scrupolo di utilizzare una propria esperienza autobiografica per cominciare a scandagliare le insondabili profondità dell’animo umano.

Soffuso da un senso di tranquillità bucolica e isolamento protetto, il romanzo breve diviso in due ben distinte parti, La felicità domestica ha il profumo della primavera che sboccia, come la giovinezza di Mascia (che in realtà sarebbe il vezzeggiativo di Maria) si schiude ai primi palpiti dell’amore. Sottolineata da un accompagnamento musicale costante e struggente insieme, composto da malinconie, rimembranze e teneri affetti.

Orfana di entrambi i genitori, vive da sola con la governante Katia e la piccola sorellina Sonia in questo piccolo angolo di paradiso agreste dove gli echi del mondo giungono dall’amico di famiglia che si reca in visita da loro.

Giunse, la prima volta, sul far della sera, proprio quando egli era meno aspettato da noi. Sedevamo in veranda, e ci si disponeva a prendere il tè. Il giardino saliva ormai in pieno verde, e nelle aiuole infoltite gli usignoli avevano già preso dimora per starci fino a San Pietro. Cespugli fronzuti di serenelle, qua e là, davano come se fossero stati aspersi per disopra con un che di bianco e di lillà: poi che i fiori buttavan già lì pronti a sbocciare. Il fogliame del vialetto di betulle era trasparente al sole tramontante. Sulla veranda, fresc’ombra. Forte rugiada serale andava certo posando sull’erba. Nella corte, dietro il giardino, gli ultimi suoni del giorno: il trambusto del ricondotto gregge.

Viviamo insieme a Mascia la trepidazione per l’attesa di Serghiei partecipando a quei piccoli turbamenti dell’anima che si scopre desiderata e non più ignara. Assistiamo con un sorriso al piccolo rituale di corteggiamento fatto di ritrosie, ammiccamenti e indecisioni, come tra due splendidi uccelli piumati che ora avanzano ora indietreggiano per poi librarsi insieme nel cielo in un melodioso canto.

È la differenza d’età a impensierire Serghiei, conscio che la sua maggiore esperienza della vita lo porterà ad amare in modo incondizionato, mentre l’ardore mostrato dalla ragazza potrà accendersi e spegnersi con la stessa rapidità di un fuoco di paglia giovanile. Ma con tutto l’entusiasmo contagioso di cui è capace, Mascia convince Serghiei a capitolare. Non avvenne altrettanto per Lev Tolstoj che, divenuto tutore di Verija Vladimirovna Arsen’eva, giovane ventenne e orfana di entrambi i genitori, decise di spezzare ogni legame con lei, rimanendo fermo nei suoi propositi e scegliendo forse poi questo racconto come manifesto delle sue ragioni.

“La felicità domestica” raggiunta dalla neo coppia è troppo bella, troppo perfetta per durare e come ogni lieto fine raggiunto troppo presto, si avverte tra le righe del racconto che una nube si sta addensando sui due novelli e ingenui sposi.

Soprattutto Mascia si trova stretta nel suo nuovo ruolo, impaziente di conoscere e vedere come va il mondo, com’è la città, che cosa accadde nell’alta società, per poi ritrarsene disgustata.

Ma peggio era per me sentire come giorno per giorno le abitudini quotidiane ribadissero la nostra vita in una forma fissa, come il sentimento nostro, non che libero, divenisse anzi schiavo di un impassibile fluire monotono del tempo. Al mattino si era allegri -per pranzo, rispettosi – di sera, teneri.

Un intento didascalico contro i facili entusiasmi giovanili o una prova per saggiare i propri mezzi, le proprie capacità narrative? Il trentaduenne Tolstoj non poteva sentirsi così anziano da dispensare consigli dall’alto delle sue esperienze, essendo più probabile semmai che le volesse mettere a frutto per l’occasione.

No, il modo in cui si insinua nell’animo femminile, decidendo di adottare in modo sorprendente il punto di vista di Mascia in prima persona, pur continuando a tenere a bada il Serghiei che c’è in lui, ha un qualcosa di disarmante, almeno quanto il finale di una precoce felicità domestica.

Stupende la traduzione e la resa linguistica in italiano confluite in una pregiata prosa poetica. Da leggere!