La città dei lettori

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Dal 1 al 3 Giugno la città di Firenze si vestirà a festa e diventerà La Città dei Lettori. Libri, letture e tanti incontri nel verde di Villa Bardini: il giardino più bello della città che per tre giorni farà fiorire la cultura (e anche diversi alberi grazie al progetto Treedom) che volge lo sguardo su tutta Firenze, a due passi da Ponte Vecchio

Una location mozzafiato, dunque, dove per tre giorni si avvicenderanno letture itineranti, approfondimenti culturali, spettacoli, incontri con i tanti autori nazionali ed internazionali che interverranno con lo scopo ultimo di mettere al centro di tutto il libro e i lettori. Una prima edizione che sarà l’inizio di un percorso culturale, per il libro, per i lettori, per Firenze.

“Con Firenze nel cuore abbiamo creato un programma che ha l’intento di far divertire e festeggiare i lettori con proposte varie e originali”

Con queste parole dei direttori artistici Gabriele Ametrano e Martina Donati si è aperta oggi la conferenza stampa per presentare La città dei lettori insieme al presidente della Fondazione Villa Bardini Carlo Sisi che ospiterà l’evento e della Fondazione CR Umberto Tombari e al vicesindaco di Firenze Cristina Giachi.
C’è grande entusiasmo e grande fermento intorno a questo Festival che rappresenterà una vera svolta culturale, ma non solo, per questa città, cercando di avvicinare alla lettura anche una fascia di pubblico solitamente più distratta nei confronti del “libro”. Ma l’attenzione del Festival non sarà incentrata soltanto sulla cultura e sui libri ma anche sull’ambiente. La città dei lettori è il primo appuntamento letterario nazionale che si impegna per ottenere un impatto zero sull’ecosistema. Grazie al supporto di Treedom, azienda leader nel settore ambientale, verrà infatti creata la foresta della città dei lettori, in cui verranno piantati già ad inizio manifestazione una ventina di alberi. Durante i tre giorni  del Festival il numero degli alberi crescerà fino a riequilibrare la produzione delle emissioni. Anche la solidarietà e l’impegno sociale
saranno al centro del festival. L’associazione Wimbledon sostiene infatti le attività di Busajo Onlus u progetto nato a Firenze che promuove accoglienza, istruzione e reintegro di bambine e bambini di strada in Etiopia, a cui verrà devoluto parte del ricavato ottenuto dal progetto di crowdfounding attivato per la Città dei Lettori

Per la prima volta Firenze ospiterà il Premio Strega con il tour ufficiale dei dodici autori candidati.
Il festival vedrà la nascita del Premio Book Blogger Italia 2019, il primo premio letterario che celebra blogger, instagrammer, youtuber e il loro determinante contributo in campo editoriale. Inoltre torneranno nuovamente in città nomi che da tanto, troppo tempo, non passeggiavano per le nostre strade.

COSA C’E’ IN PROGRAMMA

Il premio Strega a Firenze

Il Festival della Città dei Lettori porta per la prima vota a Firenze il tour di presentazione ufficiale del Premio Strega 2018 con la partecipazione dei 12 autori candidati (venerdì 1 giugno). Questo incontro è inserito nel progetto “Talk a Villa Bardini” e sarà all’insegna del piacere di leggere e permetterà di conoscere i protagonisti oltre le loro pagine.

Florence Book Party

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Premio Book Blogger 2019

In occasione del Florence Book Party – in collaborazione con il nostro blog – gli amanti del genere Fantasy, Young Adult, fiction contemporanea e romance potranno incontrare i loro autori più amati per un firma copie. Più di 20 autori saranno a disposizione del pubblico per un autografo, una foto, una stretta di mano e qualche chiacchiera in vostra compagnia in un contesto assolutamente unico ed innovativo: una festa nella festa!
Cinzia Giorgio, Virginia De Winter, Manlio Castagna, Felicia Kingsley, Tea Ranno, Alessandra Angelini, Diego Galdino, Silvia Ciompi, Chiara Parenti, Cassandra Rocca, Patrisha Mar, Bianca Marconero, Silvia Montemurro, Anna Chiatto, Sabrina Grementieri, Adele Vieri Castellano, Camilla Dell’Orto Necchi, Loretta Tarducci e Elisa Trodella, Angela Iezzi, Jules Hofman, LF Koraline, Viviana Picchiarelli e Chiara Panzuti vi aspettano per conoscervi e farvi conoscere i loro libri.
Verrà lanciato il Premio Bookblogger 2019, il premio letterario che riconosce il determinante ruolo che, ormai da anni, svolgono blogger, instagrammer, youtuber e del contributo che negli ultimi anni hanno dato al settore dell’editoria. Potranno partecipare tutti coloro che dimostreranno di gestire un blog o di collaborare con interviste agli autori e recensioni; che hanno un canale You Tube o un profilo Instagram attivi dedicati ai libri, e tra questi verranno premiati anche i migliori influencer di libri. Verranno premiati inoltre i romanzi italiani e stranieri per ciascuna delle categorie scelte: fantasy, Young Adult, Thriller e Fiction Contemporanea.

Le novità e gli incontri

Alcuni autori saranno protagonisti del festival con i loro libri appena usciti, non ancora presentati a Firenze. Paolo Giordano con “Divorare il cielo” (Einaudi). Chiara Francini con “Mia madre non lo deve sapere” (Rizzoli). Il giornalista statunitense Ben Greeman con il suo “Purple Life. Genio, funk, sesso ed enigma della musica di Prince” (EDT).
Nel programma anche gli incontri con Lorenzo Mattotti, Lia Levi, Riccardo Facinelli, Federica Bosco, Corrado Fortuna, Alessandro Zaccuri, Gabriella Genisi, Sasha Naspini, Simona Atzori e Pinuccio, Marcello Simoni e Matteo Strukul, Claudio Marazzini e Vera Gheno. Carlo Crabba, Enzo Fileno e tantissimi altri di cui vi parleremo dettagliatamente presentandovi il programma completo nei prossimi giorni, sul blog.

Spazio Ragazzi

Un ricco programma di incontri sarà dedicato ai ragazzi per la sezione curata da Teresa Porcella in collaborazione con l’Associazione Scioglilibro. Per i più piccoli sono stati pensati appuntamenti mirati alla fantasia, grazie agli incontri con Jessica Joelle Alexander, Nadia Terranova, Antonella Ossorio; Patrizia Rinaldi, Enzo Fileno Carabba, Giuseppe Girimonti Greco e il Premio Strega Giovani 2018 Paola Zannoner.
Ogni giorno spettacoli e laboratori didattici in cui ragazzi e famiglie potranno immergersi nelle storie.

Letture, teatro, laboratori

Il giardino di Villa Bardini sarà animato da letture itineranti a cura del gruppo Interazioni Elementari mentre la collaborazione con Murmuris + Atto Due porterà in scena nel suo luogo naturale, il giardino, lo spettacolo Il migliore dei mondi possibili” di Magdalena Barile e ispirato al “Candido” di Voltaire.
Ma anche l’editoria e i suoi aspetti social saranno protagonisti al festival: Copertine da Favola sarà il tema del laboratorio di IED Firenze proposto ai ragazzi delle scuole secondarie mentre per gli amanti dei social e in particolar modo di Instagram, The book is on the tablet” è l’incontro organizzato con i giovani influencer per sperimentare e approfondire le tecniche che portano sul piccolo schermo i libri e le letture più appassionanti.
Perciò… non prendete impegni.
Il 1-2-3 Giugno vi aspettiamo a Firenze:

Sotto gli alberi di Thomas Hardy

Anteprima Fazi Editore

Oh felice Hardy! Chi l’avrebbe detto che anche tu nascondevi un lato così leggero e ilare. In Sotto gli alberi c’è lo sguardo divertito e affascinato di chi guarda con tenerezza e un po’ di nostalgia a un passato che si è perso, a un piccolo mondo che è andato perduto.

Il libro si apre con uno strampalato corteo di figurine che si addentrano come silhouette nel bosco, lungo il sentiero che conduce alla casa del carrettiere per brindare con il sidro nuovo, appena spillato.

Mai avrei potuto immaginare un sentiero più magico di quello di Mellstock, attraversato dal coro dei cantori tra gli alberi argentati splendenti nella notte della vigilia di Natale.

Il crepitare delle fiamme nel focolare e l’aroma del vischio di cui è addobbata la casa del carrettiere giungono fin qui a rallegrare l’animo e a riscaldare il cuore.

Li sentiamo discorrere e vantare la maggiore o minore celestialità dei loro strumenti:

“Per quanto riguarda l’aspetto”, disse il carrettiere, “non mi sembra che un violino sia molto più vicino al regno dei cieli di un clarinetto. Anzi è ancora più lontano. Nell’aspetto di un violino c’è sempre quel qualcosa di vizioso e canagliesco che fa pensare che il Maligno ci abbia messo le mani; invece i clarinetti li dovrebbero suonare gli angeli del paradiso o qualcosa del genere, sempre che uno voglia credere ai dipinti”. […]

E nel silenzio vediamo perdersi i loro discorsi in un disegno superiore:

Nelle pause della conversazione si avvertiva oltre il soffitto la presenza di un piccolo mondo di sommessi rumori e scricchiolii generati dagli zoppicanti ingranaggi dell’orologio, un mondo che non si era mai spinto più in là della torre campanaria in cui erano nati, sollevando nelle menti più meditative la suggestione che proprio di lì passasse il sentiero del tempo.

Delizioso racconto, giocato sull’incastro di due storie, quella del coro che viene estromesso dalla chiesa dal nuovo vicario deciso a soppiantarlo con il più moderno organo, e quella del corteggiamento di Dick a Fancy, la graziosa e ricca maestra, grazie a un magistrale dosaggio di tempi e cambi di scena perfettamente teatrali, suggeriti dai lunghi scambi di battute e dalle descrizioni evocative.

Croci e delizie del corteggiamento ci vengono presentate ora con la frenesia e l’eccitazione della danza, ora con gli appostamenti furtivi a caccia di un incontro rubato dell’innamorato silenzioso Dick, figlio del carrettiere:

Il saluto amichevole che risultò da questo incontro venne considerato un elisir tanto prezioso che Dick prese a passare ancora più spesso e, quando ormai aveva quasi scavato sotto il recinto il solco di un piccolo sentiero, che non c’era mai stato, venne premiato con un vero e proprio incontro frontale sulla strada dinanzi al cancello.

Al di là dell’intreccio condotto con soavità e disincanto, il mondo della campagna inglese è riprodotto così bene con i suoi aneddoti, le usanze, la mentalità della gente semplice in splendidi dialoghi (come quello tra padre e figlio sulle pene d’amore), con un realismo disarmante e poetico a tratti.

Doveva essergli ben familiare una casa del genere se Hardy ce ne lascia una descrizione così vivida e luminosa:

Un ricciolo di fumo saliva dal camino andando a cadere sopra il tetto come una piuma azzurra sul cappello di una signora e il sole splendeva obliquo sullo spiazzo erboso dinanzi alla casa, riflettendo la sua luce oltre la soglia aperta e su per le scale dirimpetto, illuminando il dorso degli scalini con un radioso riverbero verde e lasciandone in ombra la parte superiore.

Traspare l’amore e il trasporto di Hardy per quell’angolo di Inghilterra legato ai ricordi e agli affetti di infanzia che non a caso comincia a pensare a questa novella dopo la morte del padre che si chiamava anche lui Thomas e che era uno degli ultimi cantori a Stinford.

Pubblicata nel 1872, quando Hardy poco più che trentenne, voleva tenacemente affermarsi nel mondo della letteratura come scrittore, venne accettata, dopo Estremi rimedi, dall’editore Tinsley. Anche se questo genere di racconto non era molto in linea con le politiche editoriali rivolte preferibilmente ai sensation novels, Tinsley lo accettò in ragione della sua incondizionata fiducia nel genio di Hardy che qui racchiude le sue migliori qualità di narratore di un pastorale idillio e di un umoristico “rural sketch” (come lo definisce il prof. Francesco Marroni, nella sua recensione a Under the greenwood tree, contenuta nella “Rivista di Studi Vittoriani” Anno XVIII-XIX Luglio 2013-Gennaio 2014 Fascicoli 36-37, che ha molto gentilmente messo a mia disposizione).

Come documento dei tempi andati, verso cui trasmette tutta la sua nostalgia e il suo amore, Hardy guarda al passato e ai luoghi della sua infanzia come ad armoniche e incrollabili certezze, eleggendo se stesso a storico del Wessex per narrarne le storie senza tempo, partendo da un microcosmo di rurale dettagliatamente descritto e particolareggiato, nella topografia e negli stili di vita. Rimane l’antica contrapposizione tra presente e passato che fa guardare con accenti sentimentali pacifici, ancora ignari di quando la natura assumerà quell’aspetto minaccioso e lugubre presago di qualche disgrazia incombente sui miseri umani. Ignari ma tristemente consci di alcune stonature, che non sono quelle musicali.

L’antagonismo sotteso alla latente conflittualità sociale preannuncia i suoi futuri sovvertimenti: se istintivamente facciamo il tifo per Dick affinché riesca a conquistare l’amata, in fondo però sappiamo che l’onesto ragazzo di campagna è considerato solo la terza scelta rispetto agli altri due partiti migliori di lui e la vittoria che riporta su Fancy è guastata da questa frustrante consapevolezza.

Se è vero che quando il lettore chiude il libro non necessariamente è l’ultima pagina a rimanergli in mente, è vero anche che questo apparente lieto fine lascia l’amaro e il lettore avverte in quel segreto di Fancy la stonatura al coronamento di un sogno d’amore perfetto che comincia già con un’incrinatura e non lascia presagire nulla di buono per la coppia di neo sposi. Con Sotto gli alberi comincia a insinuarsi quella malinconica rassegnazione tipica della visione esistenziale di Thomas Hardy  secondo la quale non bisogna mai fermarsi alle apparenze perché le cose non sono mai come sembrano.

Il Grand Tour in Umbria

 

Pare che il termine Grand Tour sia stato utilizzato per la prima volta dall’inglese Richard Lassels nella sua guida The Voyage of Italy nel 1670.

Roma era la meta clou di questo viaggio di formazione che solo giovani rampolli nobili potevano permettersi in luogo o in aggiunta al corso di studi universitario. Se il capofamiglia era di manica larga ci si poteva spingere anche più giù fino a Napoli, o addirittura nella calda e assolata Sicilia.

Per arrivare a Roma comunque, il percorso dal nord prevedeva il passaggio degli Appennini facendo quasi tappa obbligata in Umbria: questo almeno è ciò che fece Goethe che rimase sicuramente affascinato dalle cittadine di Terni e di Spoleto, oltre che rapito dalla visione delle Cascate delle Marmore.

Nei libri di viaggio e nelle guide, la Cascata viene esaltata per l’impetuosità e la ricchezza delle acque, l’intensità del suo arcobaleno, l’assordante fragore, il paesaggio che la circonda. Pur avendo costituito fonte di ispirazione per artisti di vario tipo, conquistò il suo definitivo ruolo nella cultura figurativa e poetica del Sette-Ottocento grazie alla localizzazione di Terni lungo il percorso del Grand Tour, attraverso l’Europa, partendo da Parigi, attraversando il centro della Francia, quindi la Svizzera e finalmente l’Italia. Così la Cascata divenne una delle bellezze da vedere obbligatoriamente.
Il suo arcobaleno venne collocato come Pompei e il Vesuvio tra le meraviglie italiane, giustificando il gran numero di dipinti e incisioni a essa dedicati. La consacrazione definitiva nella cultura europea avvenne grazie ai versi di George Byron, che nel IV canto de “Il pellegrinaggio del giovane Aroldo” ne esalta il concetto di “orrida bellezza”.

Volgiti ancora e guarda! Ella s’avanza
come un’eternità, per ingoiare
tutto che incontra, di spavento l’occhio
beando, impareggiabil cateratta 
orribilmente bella!

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) rimase incantato dal paesaggio dell’Umbria, dalle sue bellezze naturali e paesaggistiche. Egli arrivò in Umbria da Firenze nell’ottobre del 1786, e visitò Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto e Terni: “In un mattino incantevole lasciai Perugia e provai la felicità di essere nuovamente solo. La città è in bella posizione, la vista del lago straordinariamente amena: mi sono ben impresso nella mente quelle visioni”, annotò il poeta nel suo diario.

Anche il Tempio di Minerva ad Assisi colpì l’immaginario di Goethe che una volta giunto sul luogo, accompagnato da un giovane del posto, scrisse: “Finalmente giungemmo alla città veramente antica ed, ecco, davanti ai miei occhi, quell’illustre monumento, il primo completo monumento dell’antichità che io contemplavo”. Celebre è anche la frase con cui il poeta, nel suo taccuino di viaggio in Italia, manifestò il suo apprezzamento verso il Ponte delle Torri di Spoleto e verso l’utilità civica delle opere architettoniche antiche: “L’arte architettonica degli antichi è veramente una seconda natura, che opera conforme agli usi e agli scopi civili. È così che sorge l’anfiteatro, il tempio, l’acquedotto”.

Di passaggio a Terni il 27 ottobre del 1786, Goethe la definì una “cittadina in una posizione ridente, che ho ammirato con piacere, in un giro fatto ora. Si trova al principio di una bella pianura, fra monti di roccia calcarea. Come Bologna dalla parte opposta, così Terni al di qua si stende ai piedi di una catena di monti…“. Non poté fare a meno di stupirsi per la presenza diffusissima degli ulivi: “In un terreno molto sassoso ho visto oggi le piante d’olivo più grandi e più annose (antiche) mai viste”. Il grande scrittore tedesco si incuriosì a tal punto da fornire ai lettori del suo voluminoso “Italienische Reise” (tradotto con il titolo di “Viaggio in Italia”) anche delle informazioni sulle modalità di raccolta delle olive:”Siamo al principio della raccolta delle olive. I contadini le abbacchiano con le pertiche. Quando si annunzia un inverno precoce, il resto della raccolta si lascia sui rami fino a febbraio”.

Furono questi giovani aristocratici, per lo più ricchi di buona famiglia, quei pochi che all’epoca potevano permettersi il viaggio fine a se stesso e non giravano per le capitali d’Europa con una macchina fotografica al collo, ma avevano con sé pennelli, tavole, penne e quaderni, che inventarono il Tour, qualcosa che non era mai esistito prima e che un giorno sarebbe diventato quel fenomeno di massa che oggi ha guadagnato il nome di turismo.

http://www.marmorefalls.it/ita/6/la-cascata/?&sub=6
http://www.umbriatouring.it/nel-cuore-dei-tedeschi/
https://www.umbriatourism.it/it/-/i-luoghi-del-grand-tour-nel-ternano
http://www.quattrocolonne-news.it/2017/04/12/grand-tour-umbria/

Me and the Devil, il romanzo di Maria Elena Cristiano

Siamo cresciuti imparando da Doctor Faustus che si può vendere l’anima al diavolo in cambio della più alta conoscenza del mondo e della natura stessa; ma il racconto insegna che Satana in persona, alla fine, richiede sempre un pagamento per i suoi servigi e l’anima di un essere umano è il prezzo di scambio più richiesto. Ma le regole possono cambiare se non è l’essere umano a richiedere un servigio? Può cambiare il pagamento se è il diavolo stesso ad offrirti la chiave per il tuo più profondo desiderio?

A questa domanda può rispondere Frank, il moderno Faustus di Maria Elena Cristiano, protagonista del romanzo Me and the Devil edito da Delos Digital. Frank è il chitarrista e leader del gruppo rock X-Mas con un’unica ossessione: riscrivere la storia del rock e diventare famoso. Un sogno che hanno, chi più chi meno, tutti i musicisti. E chi direbbe di no ad una piccola scorciatoia, anche se è Satana ad offrirtela? È lui a donare i suoi servigi, non tu a richiederli: non è proprio l’offrire l’anima al Diavolo, il pagamento dovrebbe essere differente. Lui accetta, come farebbe qualsiasi persona pronta a tutto pur di realizzare i propri sogni. Ed è per questo che Frank si ritroverà catapultato in una spirale di violenza, morti misteriose e allucinazioni, intervallate dal classico stereotipo anni ’80, dove è ambientata la storia, sesso, droga e rock ‘n’ roll.

È una piacevole scoperta, quasi un romanzo psicologico che narra, con realtà e fantasia, del rapporto degli esseri umani con il trascendentale e il paranormale, con una forza ultra terrena diabolica, potente e distruttiva da cui, di norma, le persone mirano a tenersi lontane, impaurite da un qualcosa al di là della propria comprensione e controllo; un discorso assecondato da scene d’azione, dialoghi veloci, serrati e al limite del blasfemo, con attimi di pura tensione che si alternano a quelli di disincarnato divertimento al fine di spezzare, con mezzi sorrisi, la tensione insita nella narrazione stessa.

Maria Elena Cristiano arriva a scrivere un romanzo nuovo, a metà tra un horror/splatter e casalingo, un connubio che rende piacevole la lettura e con uno stile mai banale che attira il lettore e lo invoglia a continuare la lettura, magari di sera, sotto le coperte, con la pioggia che picchetta sui vetri, accompagnati dal fantasma della musica che aleggia a ogni pagina.

Libri, amori e segreti – Estate di Della Parker

Arrivati alle porte dell’estate, il club di lettura uscito dalla fantasia di Della Parker sembra congedarsi dagli appuntamenti fissi di questi ultimi mesi con il presente episodio.

Questa volta il libro scelto è Il Grande Gatsby che saluta l’ingresso di un nuovo componente nominato membro onorario del club. E non a caso lasciamo l’Inghilterra per volare in America dove il gruppo si sposta compatto.

Sullo sfondo del parco divertimenti di Disney World, dove Anne Marie ha deciso di festeggiare le sue nozze con Thomas, conosciamo il testimone di nozze Mikey, che si inserisce nel gruppo e anzi lo costringe a tirare un po’ le fila del particolare rapporto che si è instaurato ogni volta tra le vicende personali di una di loro -Serena, Grace, Jojo, Kate, Anne Marie- e il romanzo di turno. Averli riuniti tutti è un’ottima occasione per salutarli e riepilogare le loro esistenze e vicende passate.

La tendenza a scegliere romanzi che riecheggiassero la realtà era stato un argomento su cui avevano discusso un bel po’ nei loro incontri mensili, solo che non era poi così sicura che ne avrebbero dovuto parlare in pubblico.

In questo caso Mikey, che si dichiara interessato a Il Grande Gatsby, è deciso a invertire il corso degli eventi: la vita è già abbastanza complicata per farsi condizionare anche dai libri; e da un amore del passato che ci ha tanto ferito. Andiamo a scoprire come?

Intanto Anne Marie è alle prese con un terribile dilemma: lei e suo padre hanno organizzato una mega festa prematrimoniale radunando tutti gli amici in una location -è proprio il caso di dire- da favola ma lei non è più sicura di voler sposare Thomas, di volerlo come compagno di una vita intera… Mille i dubbi che la assalgono, distrutta dal senso di colpa deve far buon viso a cattivo gioco per non rovinare almeno il soggiorno alle sue amiche ciascuna delle quali ha i suoi piccoli guai o segreti da rivelare.

Malgrado l’epilogo debba attraversare una complicazione drammatica, tutto è bene quel che finisce bene!

All’inizio del settimo giorno #anteprima

allinizio-del-settimo-giorno-673x1024Alle quattro di notte squilla il telefono. È la polizia, che informa Thomas che sua moglie è in rianimazione a causa di un incidente d’auto. L’uomo non sa perché Camille si trovasse su quella strada, né perché andasse così veloce e tantomeno come abbia fatto a perdere il controllo del veicolo su un rettilineo. Era in pericolo, o c’è dell’altro? E come dire a Elsa e Anton, i figli di otto e dieci anni, che la madre è in coma e non si sa se tornerà mai a casa? E poi le consegne urgenti per il nuovo progetto, i clienti che scalpitano e la concorrenza dei nuovi soci: Thomas cerca disperatamente di tenere tutto insieme, ma non è facile, qualcosa continua a sfuggirgli. A dire il vero, sono molte le cose che gli sfuggono: segreti nascosti dalla moglie sulla loro vita di coppia, ma anche segreti sepolti nella storia della sua famiglia, che coinvolgono i genitori e i fratelli in vicende dolorose sulle quali tutti hanno sempre preferito tacere. L’infanzia serena e l’incontestato successo della sua vita adulta hanno avuto un costo che qualcuno si è addossato al suo posto. Da Parigi a Le Havre, dai Pirenei al Camerun, Thomas attraverserà territori intimi e distanze incolmabili per andare fino in fondo nella ricerca della verità.

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Può una telefonata sconvolgere una vita intera? È quello che succede al protagonista di questa storia. Un singolo tragico e inspiegabile evento che innesca una serie di domande da porsi e risposte da trovare. Al centro di questo turbinio ci sono gli impegni, il quotidiano, la normalità che non è più percepita come tale, ma incombe inesorabilmente.
In questo romanzo, che è difficile da classificare perché si iscrive in un contesto narrativo pieno di elementi di generi diversi, il lettore si ritrova catapultato in un vortice di eventi, situazioni che sanno coinvolgerlo dall’inizio alla fine.
Luc Lang con una scrittura intensa, vorticosa e dal ritmo sostenuto, regala al lettore la suspence di un thriller, l’angoscia di un romanzo psicologico, le emozioni di un romanzo familiare, ma soprattutto il coinvolgimento tipico di un romanzo di formazione.

Leggere davvero questo romanzo non è semplice, rimanerne affascinati è quasi obbligatorio, amarlo è l’unica cosa che farete da subito.

Buona lettura

Uno sconosciuto accanto a me di Marilena Barbagallo

Non intendo avvicinarmi a lei per nessuna ragione al mondo. Se non dovesse essere colei che cerchiamo, sarebbe categoricamente esclusa l’ipotesi di un contatto. Di qualsiasi tipo.

Lena si ritrova improvvisamente prigioniera in una città a lei sconosciuta e il suo futuro è ormai incerto. Amir l’ha trovata e la porterà oltre i suoi limiti.
Il passato di lui e le incertezze della vita di lei scaveranno nella loro anima solchi profondi.
Il loro destino era di incontrarsi. Il Maestro ha trovato la sua Allieva perfetta, ma presto si renderà conto che niente è come sembra. Lei sembra essere l’unica a capirlo, a vederlo realmente.
Sentimenti contrastanti sono i protagonisti di questo romanzo della Barbagallo che regala emozioni forti, da non poterne quasi fare a meno.

È più che fastidiosa. È più che bella. È… più.
E l’ho trovata. Esiste.
Annullarla, sarà la missione.
Ricostruirla, l’obiettivo.
Resta solo… prenderla.

Chiude gli occhi, lo fa solo per qualche secondo e io attendo che li riapra. Attendo come se stessi aspettando di vedere l’alba.

La scelta di alternare i capitoli tra Lena e Amir riesce a far vivere in pieno tutta la loro storia. Ogni piccola sfaccettatura è messa nero su bianco.
I pensieri di Amir sono forti, travolgenti. Un personaggio da odiare e amare allo stesso tempo. Non riesci a capirlo fino a quando il suo cuore non viene letteralmente travolto da Lena. Entri nel suo mondo fatto di dolore e solo la vicinanza di Lena lo riporterò a scoprire un lato nascosto del suo cuore. Un luogo oscuro.
Per Lena tutto cambia improvvisamente. Il suo destino è stato scelto da qualcosa che lei non può capire. Il Settore ha in pugno la sua vita e solo lui sa cosa ne sarà di lei. Affrontando il dolore nascerà una Lena più forte. Una Lena che dovrà chiudere il suo cuore per non essere completamente privata della sua anima.

Mi succede una cosa strana, qualcosa che non provavo dai tempi in cui ero solo debole, e mi rendo conto che ho appena perso il controllo della situazione. Il controllo su di lei.

Marilena Barbagallo ci racconta una storia di dolore ricca di colpi di scena. Una storia da leggere con assoluta calma per vivere ogni attimo con il fiato sospeso.
Un romanzo che consiglio sicuramente alle amanti del genere, ma è una storia per lettrici ormai adulte perché sono presenti scene molto spinte e crude.
Un finale che lascia una porta aperta per un seguito che, spero, arriverà presto.

Pubblicazione Newton Compton Editori Maggio 2018
Disponibile in cartaceo (9.90 €) e in e-book (5.99 €)

Dirty Dancing al Teatro Olimpico

Ieri ha debuttato al Teatro Olimpico di Roma il musical Dirty Dancing, di cui già avevamo annunciato l’arrivo nella Capitale (clicca qui: Dirty Dancing arriva a Roma!)

Lo spettacolo, già campione d’incassi con oltre 115.000 presenze nei primi tre mesi di rappresentazione, conclude a Roma la sua prima tournée italiana ed è già record di presenze.

Sul palco assistiamo alla fedele ricostruzione del film, nato nel 1987 dalla penna di Eleanor Bergstein, che non avrebbe mai immaginato un tale successo. Il racconto di Baby e della sua storia d’amore con il bello e tormentato Johnny, maestro di ballo, nasce durante l’estate degli anni Sessanta nel resort Kellerman. Dirty Dancing, the Classic Story on Stage ha la capacità di conquistare e coinvolgere non solo gli habitué dei musical, ma ha la capacità di avvicinare al teatro una nuova ed eterogenea parte di pubblico, impaziente di assistere “dal vivo” alla storia tra Johnny e Baby raccontata da musiche e coreografie indimenticabili, fedelmente riprese dalla versione cinematografica. Spiccano nel cast Sara Santostasi una credibilissima Baby che incarna la ragazza idealista e piena di sogni alle prese con il suo primo vero amore e Giuseppe Verzicco, nei panni di Johnny, che dà al personaggio un’immagine più romantica e non stereotipata. Bravo Simone Pieroni nel ruolo del padre di Baby e ottima la ballerina Federica Capra, flessibile come un giunco. Bravi i ballerini e belli anche i costumi. Passiamo assieme a questi artisti – veri pezzi da novanta – due ore godibilissime e piene di pathos scenico.

L’allestimento celebra i trent’anni del film e si avvale della regia di Federico Bellone, con la supervisione della stessa Eleanor Bergstein.

Il musical è, tra l’altro, un grande orgoglio italiano, dal momento che è stato l’unico titolo anglosassone il cui allestimento è stato esportato in tutto il mondo,  West End di Londra compreso. Questa versione dello spettacolo è reduce da successi in Inghilterra, Germania, Spagna, Austria, Monte Carlo, Messico, Belgio, Lussemburgo, e presto Francia, ed è fedele alla pellicola del 1986 da cui ha origine.

Notevole la colonna sonora che culmina con il brano vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globe  (I’ve Had) The Time of My Life. 

Uno spettacolo, in calendario al Teatro Olimpico fino al 13 maggio, che consigliamo vivamente di andare a vedere. Noi ci torneremo, perché abbiamo in serbo per voi tante sorprese…

 

Lake View. I giovani creativi

Il team dei tre giovani fondatori del marchio Lake View è determinato nel proporre nuove idee nel mondo del fashion, brillanti idee e spirito manageriale emergono in modo sorprendente nelle loro creazioni.  La presentazione della seconda Capsule, presentata il 20 aprile 2018, ha riscontrato un grande successo confermando il grande talento di Greta Schettino, Pietro Floris e Pietro Fadda. Insieme nel 2016  hanno fondato  il brand Lake View, tutti classe ’97 hanno frequentato, il Liceo Volta di Como per poi intraprendere studi diversi rispettivamente di sociologia, giurisprudenza e fashion design. La produzione dei capi è stata, come nel caso della prima collezione, totalmente artigianale e volta allo scopo di creare capi unici e dotati di una valenza artistica. I capi sono dunque prodotti in una quantità estremamente limitata ed assumono pertanto un valore aggiunto di unicità e cura al dettaglio, sebbene vi sia l’interesse in futuro di sviluppare il brand verso una produzione industriale.

La collezione è caratterizzata concettualmente da un immaginario punk che non vuole tuttavia connotarsi di sfumature di protesta e ribellione quanto piuttosto incarnare il senso di una gioventù unita, indipendente e creativa.  La presentazione della nuova Capsule, ha rivelato la fusione tra i vari  elementi, quali: la moda, l’arte e la musica,  una sinergia perfetta che ha catturato l’attenzione dei presenti.

Un altro aspetto fondamentale, per il giovane brand Lake View è il riciclo  e la rielaborazione di capi vintage.

In particolare emerge l’idea di selezionare accuratamente di capi unici che già di per sé raccontano una storia, e donare loro una seconda vita tramite la loro attualizzazione.

Tale modernizzazione dei capi vintage vede in questa capsule numerosi passi avanti rispetto a quella dell’anno precedente, esplorando concettualmente il tema del decostruttivismo, con immancabili riferimenti al mondo di Martin Margiela. I capi spalla derivati dal mondo militare quali parka, sahariane e bomber, sono accompagnati dalle giacche ed i pantaloni in denim,  tutti scomposti e riassemblati tra loro al fine di esplorare nuove soluzioni volumetriche e stilistiche.

Un grande traguardo raggiunto per il giovane team, che con uno sguardo al passato si proietta con attenzione  nella modernità del futuro.

Gabriella Chiarappa