Pink Magazine Italia – Summer Issue

Eccoci arrivati anche quest’anno all’attesa edizione estiva del nostro magazine, in cui troverete consigli di lettura, interviste e retrospettive. Partiamo dai libri, come sempre. Abbiamo scelto e letto per voi alcune interessanti novità, che vi terranno compagnia sia se decidiate di restare in città, sia nel caso partiate in vacanza. Letture frizzanti, leggere ma anche impegnate. Ce n’è per tutti i gusti, insomma. Abbiamo inoltre intervistato Martin Rua, Diego dalla Palma e Stefano Muroni, tutti artisti eccezionali che ci hanno parlato a cuore aperto, svelandoci qualche segreto legato al loro grande successo. Ci siamo poi dedicati a Jane Austen e Charlotte Brontë, alla nuova Cruise Collection di Chanel, alla saga di Indiana Jones e ai viaggi. Insomma un numero tutto da gustare… magari sotto l’ombrellone. Buone letture e buona estate!

Cinzia Giorgio

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Il labirinto degli spiriti

Ciao booklovers,

Antonella Maffione ha letto per voi l’ultimo capitolo della Tetralogia di Zàfon. Ecco le sue impressioni.

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Barcellona, fine anni ’50. Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella ha aperto una voragine nella sua anima, un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo. Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell’enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime. E in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un’anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo. Dodici anni dopo “L’ombra del vento”, Carlos Ruiz Zafón torna con un’opera monumentale per portare a compimento la serie del Cimitero dei Libri Dimenticati. “Il labirinto degli Spiriti” è un romanzo fatto di passioni, intrighi e avventure. Attraverso queste pagine ci troveremo di nuovo a camminare per stradine lugubri avvolte nel mistero, tra la Barcellona reale e il suo rovescio, un riflesso maledetto della città. E arriveremo finalmente a scoprire il gran finale della saga, che qui raggiunge l’apice della sua intensità e al tempo stesso celebra, maestosamente, il mondo dei libri, l’arte di, raccontare storie e il legame magico che si stabilisce tra la letteratura e la vita.

“Una storia che non ha un principio né una fine, ma soltanto porte d’ingresso”

Il labirinto degli spiriti, è il quarto tomo dell’opera conclusiva della tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati. La storia è ambientata in una Barcellona di fine anni ’50. Pagina dopo pagina, ho assaporato ogni avvenimento, ogni personaggio; più leggevo e più scoprivo dettagli,  particolari importanti della storia, girovagando attraverso le strade tenebrose di Barcellona, stregata di libri.

“Ci sono libri che ci fanno perdere la nozione del tempo introducendoci in un mondo di parole che ci trattengono tutta la giornata o tutta la vita.”

L’autore attraverso un linguaggio magnetico ci (ri) conduce nelle vite , colme di segreti e ricordi, di vecchi personaggi: la famiglia Sempere, Bea, Fermin, che abbiamo imparato a conoscere e amare nei primi libri.
Daniel Sempere, non è più il ragazzo innocente che abbiamo incontrato nei libri precedenti, ma un uomo offuscato dall’odio e dalla vendetta per la prematura morte di sua madre Isabelle e attende di conoscere solo la verità. Ecco che, con una magistrale scrittura, l’autore ci conduce alla scoperta di avvenimenti che si avvicendano in maniera impressionante e aggressiva, regalando al lettore  particolari importanti della storia.

“Il racconto si assembla come una matrioska in cui ogni trama ogni personaggio conduce a un altro e questo, a sua volta, a un altro ancora e così via.”

Nonostante la mole del libro, Zafón non delude i suoi lettori, ancora una volta la magia della storia ci  affascina e ci trasporta in situazioni in cui la menzogna e l’illusione avvelenano gli uomini.

“Un libro non si finisce mai e che, con un po’ di fortuna, è lui ad abbandonarci per non farci passare il resto dell’eternità a riscriverlo.”

“Il Fantasma dell’Opera”: storia di un Capolavoro, tra Letteratura, Cinema e Teatro

Chissà se Gaston Leroux avrebbe mai potuto immaginare che il suo romanzo, Il Fantasma dell’Opera, avrebbe avuto un successo tale da essere rappresentato e celebrato con ogni possibile forma d’arte, dal cinema al teatro, diventando il paradigma ideale per tanti autori esordienti, ma anche l’ispirazione per altrettanti capolavori moderni. È difficile credere che lo scrittore francese, pioniere del giornalismo, potesse prevedere questo trionfo a tutto tondo, fino agli anni duemila, per un romanzo per il quale si era a lungo documentato, cercando di rifarsi ai capolavori del genere horror, pur alleggerendo il carico di una tormentata storia d’amore con un mosaico di personaggi secondari quasi ispirati alla commedia dell’arte.

Miscela perfetta tra terrore e passione, la struttura interessante e la storia versatile del Fantasma dell’Opera hanno permesso a registi, sceneggiatori e autori di declinare questo romanzo in modi davvero sorprendenti, anche a seconda delle mode del tempo, esaltandone ora l’ossessiva storia d’amore che ne è il cuore, ora la tensione e la paura che ne costituiscono il corpo.

Ma come si può manipolare a tal punto una storia, da trasformarla ora in un film, ora in un musical, arrivando, perfino, a immaginarne un seguito? E cosa rende una trama idonea a essere cesellata a seconda del mezzo con cui si decide di tesserla?

Oltre alle sfumature tra il rosso e il nero, che uniscono sapientemente amore e morte, la vera forza di questa storia è nei personaggi principali. Erik, lo sfigurato e tormentato Fantasma che vive solo per la musica e la sua Christine, la cantante talentuosa e ingenua, a sua volta innamorata del bello e nobile d’animo e di stirpe Raoul, ma anche attratta dal misterioso fantasma. Si tratta di protagonisti profondamente legati ai canoni, ma anche versatili e a tutto tondo, che si prestano a riscritture sempre nuove e, allo stesso tempo, immortali e le cui vicende si snodano su uno dei luoghi più ricchi di fascino di sempre: il palcoscenico di un teatro.

A partire dalle vivide, seppur mute, trasposizioni cinematografiche dei primi del Novecento, “Il Fantasma dell’Opera” è arrivato fino a noi nel 2004 con la nota versione del regista Joel Schumacher, che ha portato sul grande schermo il musical scritto da Andrew Lloyd Webber, molto amato dal pubblico di appassionati, come dimostrano oltre trent’anni di repliche in tutto il mondo. A vestire i panni di Erik al cinema c’è un indimenticabile Gerard Butler, così bello e appassionato, che risulta difficile crederlo sfigurato, come il personaggio richiederebbe.

Alla fine degli anni Novanta, persino il re del cinema horror made in Italy, Dario Argento, ha voluto dire la sua con una pellicola sorprendente, seppur sottotono, in cui il Fantasma è un bel serial killer e la svampita Christine è interpretata da una giovanissima Asia Argento.

Di grande interesse è anche il seguito letterario immaginato dallo scrittore Frederick Forsyth, Il Fantasma di Manhattan, che ha ispirato, a sua volta, il seguito del musical, Love never dies, nato nuovamente dell’estro creativo di Webber. La storia riprende dalle vicende conclusive del romanzo di Leroux: Erik è riuscito a fuggire dai sotterranei dell’Opéra di Parigi e si è rifugiato a New York dove cova il suo odio, ma è ancora combattuto a causa della passione per Christine, dalla quale scopre di aver avuto perfino un figlio.

L’affascinante percorso di quest’opera dotata di un fascino così magnetico, da farla apparire sempre moderna, nonostante il romanzo risalga a più di un secolo fa, è senz’altro destinato a proseguire nel tempo, approdando magari anche a nuove forme di espressione come, ad esempio, una Serie Tv in piena regola (in Italia un tentativo di fiction è già stato fatto all’inizio degli anni Novanta), che riporterebbe nell’immaginario dei nativi digitali di oggi una storia magica e senza tempo. Chissà che qualche geniale produttore non ci stia già pensando, proprio in questo momento: Netflix Addicted incrociate le dita…

Alessandra Rinaldi

Anteprima: “La dolcezza puó far male” di Daniela Volonté

Pochi libri riescono a emozionarmi. Alcuni mi catturano, altri mi stupiscono, altri mi affascinano e altri ancora mi incantano. Ma questo, no. Questo libro è un insieme di tante emozioni differenti e contrastanti, che lo rendono tanto “reale” quanto perfetto.

L’autrice ha saputo creare dei personaggi estremamente realistici, non perfetti, ma descritti con i loro difetti e le loro fragilità, ma nonostante ciò vi faranno innamorare di loro come in nessun altro libro. 
La Volonté ha uno stile splendido, accattivante e allo stesso tempo di una dolcezza immensa, senza cadere però nel banale né nel melenso.
Ero a conoscenza della bravura di Daniela, pur non avendo letto personalmente nessuno dei suoi libri prima d’ora, ma questo abbatte senza dubbio tutte le mie aspettative. Non ci sono aggettivi in grado di descrivere questo libro, tante sono le emozioni che mi hanno travolto durante tutta la lettura e oltre. Vi consiglio di leggerlo assolutamente, perché ognuno di noi, a volte, ha bisogno di un po’ d’amore.
La rivincita delle scrittrici italiane contro chi continua a preferire gli autori stranieri.

Link per l’acquisto: La dolcezza può far male

L’arte di essere fragili

Sminuire è molto più semplice che incentivare. Demolire è più facile che costruire. Dire a un ragazzo che non può farcela, be’, toglie dall’impiccio di doverlo aiutare durante il cammino per sviluppare quello che veramente può diventare.

Le immagini degli artisti, degli scienziati, degli attori, con cui i giovani si confrontano ogni giorno sono spesso distorte dalla visione offuscata che i media ci restituiscono e questo rende difficile comprendere che anche questi grandi personaggi sono stati bambini.

La Rowling ha fatto dire a Harry questo concetto prima di me e sicuramente qualcuno l’ha pensato prima di lei, ma non è questo il punto perché l’importante è ricordarsi che nella vita ognuno può tentare di essere quello che vuole, nonostante, anzi grazie a tutte le fragilità che ci caratterizzano rendendoci quelli che siamo, nel bene e nel male.

È complicato, ma non impossibile allenarsi a non ascoltare coloro che tenteranno di convincerci di non poter puntare sui nostri talenti perché potrebbero rivelarsi infruttiferi. Da che mondo è mondo non è detto che le nostre attitudini non possano essere trasformate, utilizzando il gergo economico, in qualcosa di redditizio. Non fraintendetemi, non voglio combattere “contro i mulini a vento” (Cervantes sarebbe fiero di noi) e fare dell’utopia il mio mantra: un piano “B” è necessario perché la vita è per definizione imprevedibile e i sogni in una visione cinica, ma realistica del mondo, a volte sono costretti a trasformarsi, però questo non deve precludere la nascita di nuove speranze.

Giacomo le aveva, le speranze, nonostante il suo cosiddetto “pessimismo cosmico” le ha sempre mantenute e ha cercato di renderle reali almeno attraverso la sua poesia.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi, L’Infinito

Alessandro D’avenia in quest’opera riesce a mostrarci Leopardi come uno di noi. Una persona come tante, speciale come solo lui poteva essere, ma allo stesso tempo con le speranze degli altri e la voglia di vivere che bruciava nel suo giovane corpo nonostante tutti i suoi impedimenti.

Lo scrittore si rivolge direttamente a lui, al suo “Caro Giacomo”, in una lunga dissertazione che lo porta ad attraversare tutte le fasi della vita del poeta: l’adolescenza (l’arte di sperare), la maturità (l’arte di morire), la riparazione (l’arte di essere fragili) e la morte (l’arte di rinascere). Una lettura che mi ha ricordato il romanzo Memorie di Adriano della grandissima scrittrice Marguerite Yourcenar con la differenza che D’Avenia invece di raccontare la vita di Leopardi in prima persona sostituendo sé stesso al poeta, la racconta da un punto di vista esterno, come un amico che si è accostato a quest’ultimo cercando di entrare in sintonia con il suo mondo. Ha fatto quello che intimamente ogni lettore fa con ogni scrittore: cercare di comprenderlo e per questo a sua volta credere di essere capito.

Alessandro D’Avenia esprime le sue teorie con passione convincendoti della sua visione del mondo leopardiano e per riflesso della sua opinione su molti meccanismi della vita trattati attraverso le opere del grande poeta.

“Devo spaccare quell’armatura di paure che impedisce loro di capire che l’arte di imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di sapere essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti.”

In questo romanzo riconosciamo una padronanza retorica che raggiunge altissimi livelli, tanto che ammetto (mio malgrado) di aver dovuto consultare il dizionario qualche volta durante la lettura, ma questo è un bene, primo perché personalmente i libri ben scritti mi piacciono (e oserei dire a chi no), secondo perché è anche questo l’obiettivo di un buon romanzo: insegnaci qualcosa. La ricchezza stilistica è accompagnata da un’impronta quasi colloquiale, atmosfera che viene ricreata grazie all’utilizzo libero della punteggiatura.

Oltre alle nuove parole che entrano inevitabilmente a far parte del nostro vocabolario dopo la lettura, questo romanzo insegna ad accettarsi e insegna a farlo attraverso la storia di Leopardi: un personaggio profondo, sfortunato, ma allo stesso tempo sorprendentemente coraggioso che cerca di vivere nella terra di coloro che sanno di essere fragili, salvandosi.

I ragazzi devono comprenderlo, i grandi devono saperlo trasmettere.

La società corre a un ritmo alienante, è difficile rimanere al passo e si crede erroneamente che l’unico modo per farlo sia apparire sempre perfetti almeno all’esterno … questo ci logora, all’interno, rendendoci fragili, ma nel modo sbagliato, ovvero soli.

Per questo è stato importante per me leggere questo libro e credo che potrebbe esserlo per molte altre persone, perché insegna che non siamo gli unici e che la fragilità non è l’eccezione… anzi.

Link per l’acquisto: L’arte di essere fragili

La Signora Matilde: Gossip del Medioevo

Ciao pink readers,

oggi vi segnaliamo un progetto davvero interessante a cura di Marco Melluso e Diego Schiavo.

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La docummedia  “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” vuole essere il primo prodotto di un nuovo format di documentario popolare e culturale, che ha come scopo quello di raccontare la Storia e i suoi protagonisti e protagoniste in un’ottica mainstream e contemporanea, con l’obiettivo di coinvolgere e avvicinare alla Storia, soprattutto quella antica, il grande pubblico, anche quello più giovane.

Si tratta di un progetto attualmente declinato al femminile: l’idea è di sviluppare una serie di monografiche su donne di varie epoche, ognuna raccontata in tono divertente e con un punto di vista “diverso”, ma in modo sempre storicamente ineccepibile.

Ci saranno altre figure da affiancare a Matilde di Canossa: per esempio, Teodora di Ravenna, Olimpia Maidalchini (Roma/Viterbo), la regina Giovanna (Napoli, Campania), Caterina dei Medici (Firenze, Toscana), Eleonora d’Arborea (Oristano, Sardegna), Costanza d’Altavilla (Sicilia).

Novità Becco Giallo

#LibriPerLeVacanzePink

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Giovanni Falcone nasce a Palermo il 20 maggio 1939. Giudice, magistrato, simbolo nazionale della lotta contro la mafia, è stato — con Paolo Borsellino — il rappresentante di punta del pool antimafia che negli anni Ottanta ha indagato sulla criminalità organizzata.
Al suo impegno si devono la collaborazione del boss Tommaso Buscetta e lo storico Maxiprocesso a Cosa Nostra, che si è concluso con più di 300 condanne.
Dopo aver subito minacce e delegittimazioni pubbliche, Giovanni Falcone è stato assassinato il 23 maggio 1992 assieme alla moglie e agli agenti della scorta nella cosiddetta Strage di Capaci, lungo l’autostrada A29, nei pressi di Palermo. Sarà il giudice Borsellino, agli occhi dell’opinione pubblica italiana, a raccoglierne il testimone.

Link per l’acquisto: Giovanni Falcone

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Il 23 maggio 1992, all’Ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia per l’ultima volta Giovanni Falcone prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica Borsellino diventa l’erede naturale del giudice Falcone. Per Cosa Nostra il prossimo nemico da abbattere. Il 19 luglio 1992 Borsellino muore nella strage di via D’Amelio assieme agli agenti della scorta. L’agenda rossa sulla quale appuntava ogni dettaglio scoperto dopo la morte di Falcone — tra cui probabilmente le rivelazioni del pentito Gaspare Mutolo sulle infiltrazioni mafiose negli apparati dello Stato — sparisce dal luogo dell’attentato e non viene più ritrovata.
Cosa c’era scritto nell’agenda di Borsellino? Perché qualcuno ha voluto cancellarne ogni traccia?

Link per l’acquisto:  Paolo Borsellino

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Un reportage sui Beduini del Sinai, sulla saggezza di un popolo antico, sul valore del tempo che passa, sulla felicità.
Un diario di viaggio in presa diretta per cominciare a conoscere una cultura straordinaria.
Abitante del deserto da più di mille anni, ospitale e silenzioso, testimone di una saggezza millenaria che abbraccia il Mar Rosso e il Monastero di Santa Caterina sul Monte di Mosè (uno dei luoghi sacri più antichi al mondo), il popolo dei Bedu – come si definiscono i Beduini del Sinai – è custode di una cultura affascinante ancora poco diffusa in Occidente.
Questo reportage, che è prima ancora un diario di viaggio in presa diretta, è uno strumento utile per cominciare a conoscerla.

Il Sinai è il posto perfetto per chiunque abbia smarrito la strada. Il mio invito è semplicemente di andare a visitarlo: non ne rimarrete delusi.”

Link per l’acquisto: Sinai

#LibriPerLeVacanzePink #2

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Giada è una bambina considerata da tutti perennemente manchevole, troppo minuta, “una raganella”, che vive malvolentieri a casa degli zii in provincia di Milano. Da che sua madre se n’è andata per trafficare con camion, alcolici e bar nelle colonie italiane in terra d’Africa, Giada non pensa ad altro che a raggiungerla in quella che lei chiama “la Grande A”, una terra che immagina piena di meraviglie e di promesse. Ma una volta giunta ad Assab, una cittadina avvolta nell’arsura e nell’aria salmastra, la vita sembra ruotare solo intorno al piccolo bar che Adi gestisce fino a notte fonda, dove Giada fa molte nuove conoscenze: da Hamed, il garzone che non sa scrivere, a Orlando, il compagno della madre animato dalla retorica fascista vecchio stampo; dalla gazzella Checco, che vive in casa come un animale domestico, a Giacomo Colgada, un giovane italiano farfallone che sembra la copia di un attore del cinema. Ed è proprio con lui che inizia la vera storia di Giada: il matrimonio imposto da Adi, le insidie di suocera e nuora, la fortuna economica, il boom del Circolo Juventus di Addis Abeba, gli incredibili viaggi con la jeep nel deserto, i dolorosi chiaroscuri di Giacomo che obbligano Giada al continuo raffronto con una donna dura e intraprendente come sua madre.

Link per l’acquisto: La Grande A

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A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno malandato ha lasciato l’orfanotrofio ungherese dove ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato in una caffetteria della catena Proper Coffee. Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo: come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli. Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita all’interno della caffetteria – riassunte nel Manuale del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono con la deferenza riservata ai testi sacri – gli sembrano scritte da mani capaci di individuare in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di garantire il completo benessere di impiegati e clienti. La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso reticolo di strade londinesi. Dovrà passare molto tempo prima che Imi – grazie al cinismo di un collega e ai consigli della sua padrona di casa – cominci a capire la durezza di Londra e la strategia delle regole riassunte nel Manuale del caffè. Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà allora Morgan, il libraio iraniano, a prendersi a cuore il destino di Imi, coinvolgendo nel progetto Margaret, una grande scrittrice anziana e ormai stanca di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole storie nascoste tra le pieghe della vita.

Link per l’acquisto: La piramide del caffè

#LibriPerLeVacanzePink #1

Ciao booklovers,

per tutta l’estate vi consiglieremo i #LibriPerLeVacanzePink qui sul blog e sulla pagine social, fatelo anche voi usando l’# dedicato!

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Laura Robles è un’insegnante di Storia all’Università di Buenos Aires, e lettrice accanita di Jane Austen: fin da bambina sogna di diventare una scrittrice, ma non lo ha mai rivelato a nessuno. Ha appena portato a termine il suo primo romanzo ma, temendo il giudizio altrui, probabilmente lo terrà chiuso nel cassetto. Julian Cavallaro, scrittore e editore, si è indurito dopo la fine del suo matrimonio: disincantato dalla vita, è sempre annoiato e triste. La sua vita è come la sua casa: in ricostruzione. Il destino li fa incontrare, e l’attrazione fra Laura e Julian crescerà sempre più. Parlano di Jane Austen, dei libri d’amore, del desiderio che cova sempre sotto le parole. Eppure non riescono a lasciarsi andare – le ferite del cuore fanno ancora male e restano sospesi tra paura e fiducia in attesa di un gesto rivelatore. Una storia d’amore delicata che assorbe l’atmosfera sospesa della città argentina, dei suoi viali alberati e delle romantiche sale da tè.

Link per l’acquisto: Il segreto di Jane Austen

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In nessun altro paese come l’Islanda la fantasia è tanto legata al paesaggio, a una natura imprevedibile e misteriosa che non ha tardato a popolarsi di spettri, demoni, principesse elfiche ed eroici banditi capaci di vivere nei deserti di ghiaccio e lava degli altipiani interni. Ogni angolo dell’isola ha il suo mondo di storie, da cui derivano usanze, tradizioni e innumerevoli toponimi. L'”Atlante leggendario delle strade d’Islanda” ci guida in un viaggio lungo la famosa statale n.1 attraverso le leggende di luoghi noti e territori meno battuti. Dall’impronta del cavallo di Odino che creò il canyon di Ásbyrgi alle rune magiche dei Fiordi Occidentali, all’Helgafell, il «Monte sacro», che può esaudire tre desideri di chi lo scala. Storie di timide donne-foca e fantasmi in agguato su sentieri impervi, gole abitate dai troll e tesori nascosti sotto immense cascate, sacerdoti che fermano eruzioni vulcaniche e vescovi-stregoni che combattono il male a suon di salmi e sortilegi. Racconti pieni di un’irriverente saggezza popolare su mostri marini che perseguitano i pescatori o chiedono solo una scogliera in cui vivere perché «da qualche parte anche i cattivi dovranno pur stare». Avventure in cui l’uomo indifeso di fronte alle forze della natura si affida spesso alle arti arcane, ma ogni duello di magia si rivela una tenzone poetica, un giocoso inno alle parole che riecheggerà nell’orecchio di chi intraprende un viaggio attraverso i silenzi boreali e i vivaci sentieri dell’immaginario islandese.

Link per l’acquisto: Atlante leggendario delle strade d’Islanda

Sherlock Holmes e la sindrome di Abraham de Moivre di G.P. Rossi

Ciao booklovers,

pronti per un’estate in giallo? #LetturePerLeVacanzePink

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Sherlock Holmes e il Dr. Watson indagano in un paesino dell’Essex infestato da fantasmi…

Mentre Betty, la cameriera di Watson, viene sconvolta da un telegramma che riporta una data misteriosa, Sherlock Holmes insieme al suo fidato amico sono coinvolti a indagare a Borley, un piccolo paesino dell’Essex infestato da fantasmi, dove qualcuno non è chi dice di essere; e un vecchio nemico muove i fili di un intricato gioco per il possesso di un gioiello misterioso.

Uomini  e spettri si aggirano intorno ai nostri eroi, i quali dovranno difendersi con tutti i mezzi per sopravvivere e per scoprire il mistero che gira attorno alla canonica del paese.

Non c’è nulla di più emozionante per un lettore che sfogliare le pagine di un romanzo e sentirsi a casa. Con questo breve, ma coinvolgente romanzo, l’autore riesce a farci rivivere la magia delle storie in giallo di Sherlock Holmes con il filtro del racconto di Watson. Un mix perfetto di ingredienti narrativi e fluidità della scrittura per un romanzo che si “divora” tutto d’un fiato.

Ecco un piccolo estratto:

Sherlock rimase un attimo in silenzio, poi mi guardò cercando quasi la mia approvazione. – Ma non dimentichiamoci che la de Rouge ha menzionato i galli – disse pensieroso.

Io quasi illuminato. – Quindi bisognerà scriverlo in francese! – esclamai, mentre il mio amico aveva già iniziato a porre le lettere nella giusta posizione. – Holmes forse non è meglio mettere i guanti? Sa, se ci fosse qualche lama o peso – lo ammonii io.

– Concordo! – esclamò infilandosi i guanti, e guardandomi per un istante prima di cercare di aprire la scatola. – E che le feu sia! – esordì dicendo fuoco in francese e ponendo l’ultima lettera in posizione, mentre dal lato destro uscì di scatto un cassetto segreto con dentro un piccolo oggetto avvolto da una carta velina nera.

– Ci è riuscito Holmes – gridai dalla gioia – Bel colpo!

 

Un ebook perfetto da portare con voi in vacanza!

Link per l’acquisto: Sherlock Holmes e la sindrome di…

 

La storia d’amore della principessa Mako

Rinuncereste ai privilegi del vostro status regale per amore? Abbandonereste oneri e onori della corte per diventare comuni cittadine e vivere, per sempre, una vita “normale” accanto all’uomo che amate?

La principessa giapponese Mako, nipote dell’imperatore Akihito, ha avuto il coraggio di farlo.

L’anno prossimo, infatti, Mako sposerà Kei Komuro, suo compagno di studi. Il giovane, ora, lavora in uno studio legale a Tokyo, mentre la principessa  si è laureata in Giappone e ha conseguito un Master in Art Museum and Galleries Study.


Mako e Kei hanno venticinque anni, si amano oltre le apparenze e l’etichetta e hanno diversi interessi comuni, come la passione per la cucina e il violino.

La principessa è diventata una sorta di simbolo in Giappone, l’emblema del cambiamento, del superamento delle tradizioni.

Il passo decisivo, che la condurrà fuori dal Palazzo del Crisantemo, deve ancora essere compiuto ma, a quanto pare, l’imperatore non si opporrà. A dire il vero, Mako non è nuova a scelte audaci, in grado di sbalordire l’opinione pubblica

Ha studiato alla International Christian University di Tokyo, lei che proviene da una dinastia considerata per lungo tempo di natura divina (anche se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il sovrano dovette rinunciare ufficialmente a tale pretesa) e ha incontrato il suo futuro sposo in un semplicissimo ristorante dell’ateneo.

Per noi, donne occidentali, tutto ciò rappresenta la normalità, ma non è così per questa principessa che, a detta di molti, sembra una sorta di Kate Middleton “al contrario”, poiché da nobile diventerà presto una borghese.

La famiglia reale giapponese vive in una corte considerata soffocante, a causa di un’etichetta che non lascia spazio a emozioni personali ed è rigidamente codificata.

I suoi membri non hanno diritto di voto, non possiedono documenti, né un cognome, né conti o possedimenti. Il potere viene tramandato di padre in figlio, escludendo le donne. Fino a poco tempo fa non era neppure possibile, per l’imperatore, abdicare; per questo motivo il Parlamento ha modificato la Costituzione e alla fine del 2018, se non vi saranno ulteriori ostacoli, sul trono siederà il principe Naruhito.

L’eccesso di formalità è costato una lunga depressione alla principessa Masako, una borghese che ha rinunciato alla libertà per amore. L’esatto opposto di Mako.

L’imperatore, vecchio e stanco, vuole abdicare, sua nipote fuggirà dal palazzo, Masako affronta ogni giorno l’inflessibilità del dovere.

Per quanto tempo ancora il Crisantemo potrà serrare i petali intorno alle vite dei suoi sovrani?

Asia Francesca Rossi