I roseti di Paestum e la donna-fiore

Una vera eccellenza del suo tempo, la rosa di Paestum deve il suo nome alla ninfa Roda, figlia di Poseidone e Afrodite, allegoria della primavera e dalla quale il nome antico del fiore per eccellenza: di fatto, rodon per i Greci, rosa per la civiltà latina. Le leggende narrano che in origine fosse rossa, per il colore trasmesso ai petali da una goccia di sangue di Venere disperata per la morte di Adone, o, secondo altre tradizioni più delicate, per il rossore delle guance della dea della bellezza, sorpresa al bagno da Giove. Tra tutti i fiori il più amato, fu apprezzato nell’antichità per la sua bellezza, il suo profumo e le sue proprietà, un misto di virtù cosmetiche, medicinali e culinarie. Le rose pestane erano tanto pregiate da essere citate in qualità di termine di paragone, come faceva Marziale, per esempio, per descrivere la bellezza di chi raccontava nelle sue opere: “labbra rosse come le rose di Paestum” o “l’alito della fanciulla simile al profumo di un roseto di Paestum”. Continua a leggere

La bestia a due schiene di G. Trebeschi

La bestia a due schiene di G. Trebeschi – Oakmond publishing
Londra, fine ‘800. Tra i vicoli più oscuri e umidi del quartiere di Whitechapel, si consuma l’ennesimo brutale omicidio che porta la sanguinosa firma del crudele Jack lo Squartatore; il serial killer che lascia dietro di sè morte e terrore. Sui corpi delle povere donne che perdono la vita per mano sua, restano incise mostruosità e mutilazioni, il panico inizia a mischiarsi alla nebbia che aleggia come uno spettro su una Londra misteriosa e affascinante. Scotland Yard brancola nel buio e l’assassino sembra farsi beffa della polizia che si vede costretta a chiedere – in gran segreto – l’aiuto dell’irresistibile Lord Duncan Primerose, intraprendente aristocratico scozzese che s’infiltrerà in una compagnia teatrale che sta per mettere in scena la tragedia Shakespiriana dell’ Othello; dove gli investigatori sospettino che tra gli attori, si celi l’assassino. Duncan avrà il grave compito di entrare in questa compagnia in punta di piedi per cercare di studiare ogni possibile indizio utile, per arrivare a catturare il famigerato folle assassino. Duncan, punta subito gli occhi sull’attore protagonista Jack Hutchison – nonchè sospettato numero 1 della polizia – il quale si dimostra arrogante e subdolo; ma il suo profondo senso investigativo, lo porta a studiare anche tutto il resto del cast teatrale perché ogni attore nasconde segreti e vicissitudine inquietanti che, in un modo o nell’altro, lo legano al talentuoso quanto infimo Jack. L’irriverente Lord si ritroverà invischiato in una storia torbida e meschina che lo porterà sempre più vicino ad una realtà sconcertante che lascerà il lettore col fiato sospeso.

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Moda Curvy estate: consigli e accorgimenti

Abiti da cerimonia taglie forti: cosa indossare se sei curvy ...

Magre, burrose, alte, basse, non sono caratteristiche così importanti: specialmente al giorno d’oggi, in cui la moda è davvero accessibile a tutte!

Molte catene di negozi, dai più cari ai più economici, propongono scelte varie, anche per le donne e le ragazze curvy e plus size.

In questo spazio volevo dare qualche piccolo consiglio e accorgimento per tutte le bellissime donne formose a cui piace seguire la moda e che non devono assolutamente nascondere le proprie forme sotto casacche e maglie larghe, rischiando così di non mettere in risalto le proprie qualità…

Curvy ed oltre: linee per taglie forti - La Stampa - Ultime ...

 

L’abito a vita alta: slancia e allunga anche se non siete molto alte, rimane più morbido sui fianchi per non segnare troppo e mette in risalto il seno visto che il corpetto di questi abiti di solito è piuttosto aderente. Potete usare anche una cintura per esaltare ancor di più il punto vita se avete la classica forma a pera. Continua a leggere

La Torre del Diavolo

In uno degli Stati Americani meno densamente popolati come il Wyoming, si trova una montagna unica al mondo, una formazione geologica alta più di 1500 sul l.d.m che da sempre è fulcro di storie paranormali e antiche leggende dei nativi americani. Si eleva alta e oscura , sembra sia fatta di basalto (roccia di origine vulcanica) che placida osserva lo scorrere del tempo e imperante dello stupore e la meraviglia dell’uomo, continua imperterrita ad attirare geologi e visitatori. Signori e Signore, ecco a voi, la Torre del Diavolo!

Sembra essere appoggiata lì per caso, spoglia di alberi e vita, liscia e piatta sulle pareti tranne che per impressionanti solchi sui lati; appare come un gigantesco “albero pietrificato” che fa da sentinella al parco naturale (a cui ha dato anche il nome) che si estende tutto intorno, sul quale svetta silenzioso e magnifico regnando incontrastato. Questa terra è da secoli culla delle più antiche tribù di Nativi Americani, tra cui i Cheyenne, Kiowache e Lakota, che hanno decretato la montagna un luogo sacro e intoccabile. Proprio quest’ultimi la chiamavano Mato Tipila (Matȟó Thípila in lingua Lakota), che significa Torre dell’orso in quanto protagonista di una singolare leggenda che da secoli viene tramandata e che vede protagoniste sette bambine e alcuni orsi.

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Tutte le volte che ho detto Ti Amo – Intervista a Sara Gazzini

Tutte le volte che ho detto Ti Amo: il manuale degli errori di SARA GAZZINI (Harper Collins)

“Ti lascio perché ti amo troppo”, “Non ti merito”, “Ho bisogno di un periodo di pausa”… quant’è volte abbiamo sentito queste frasi? Se non rivolte direttamente a noi, le abbiamo sentite da qualche amica in lacrime. In amore, si sa, non esistono regole, la scorrettezza regna sovrana, e sbagliare è umano. Si può provare a non sbagliare più? Si può leggere un manuale che ci indichi come provare a non fare più errori? (o almeno a non fare sempre gli stessi). Sara Gazzini riesce a indicarci una via nel suo manuale Tutte le volte che ho detto ti amo, in libreria e negli store online dal 21 maggio 2020 per la Harper Collins.

Per quanto possiamo essere diversi, uomini e donne si trovano ad affrontare delle costanti universali: alcune sono immutabili fin dai tempi della Preistoria, come: “Uomini e donne sono due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai. Mondi lontani, fatti per amarsi ma non per capirsi”. Non è forse vero che si dice che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere?

Altre costanti sono cambiate con le evoluzioni tecnologiche e comunicative, dai geroglifici a WhatsApp: “Dio, WhatsApp. Quanto impegno per codificare tutte le spunte e capirne i contenuti. Son dettagli, dite voi? No. Sono problemi”.

Con questo libro Sara Gazzini, La Gazza, ci mostra le costanti dell’amore tra leggi universali e ricordi personali. Lo fa con ironia, spaziando dalle sue disavventure sentimentali a Candy Candy e i suoi dubbi in fatto di ragazzi, passando per le regole dell’amore ai tempi dei social network, facendoci sorridere e arrivando a commuoverci.

Tutte le volte che ho detto ti amo è un perfetto e ironico manuale sull’amore e sugli sbagli che ci porta a fare. Un libro irresistibile che ci ricorda che amare è anche sbagliare, spesso soffrire, ma poi ripartire, pronte a vivere e a sbagliare ancora. Perché di amare, comunque, vale sempre la pena. Perché amare è una cosa di cui vantarsi.

Abbiamo chiesto a Sara la genesi del suo manuale d’amore e di svelarci in anteprima qualche piccolo segreto. Continua a leggere

Lillian Boxfish si fa un giro di Kathleen Rooney

Lillian Boxfish si fa un giro di Kathleen Rooney (8tto Edizioni)
“Ora, mentre cammino da Grimaldi verso Delmonico’s con lo stomaco pieno di Oreo e la testa di Chianti, vedo il mio pallido riflesso nelle vetrine oscurate a cui passo davanti, e non voglio né fissarlo né spostare lo sguardo altrove. Sono semplicemente Lillian Boxfish, ottantaquattro anni od ottantacinque. Nessuno che possa contraddirmi è ancora vivo.”

New York, notte di Capodanno del 1984: la Signora Lillian Boxfish – simpatica quanto eccentrica ultraottantenne – si prepara a festeggiare l’arrivo del nuovo anno nella sua amata città, tenacemente consapevole della sua solitudine e dalla quale scaturisce l’idea di affrontare l’arrivo del nuovo, passeggiando per le strade della metropoli.

Nonostante le insistenti richieste di suo figlio di lasciare New York e di trasferirsi vicino a lui e ai suoi nipoti, Lillian non riesce a prendere questa sofferta decisione perché è legata a doppio filo alla città simbolo dell’America, sin da quando ci si trasferì negli anni Venti, dove divenne da inesperta ma caparbia e volenterosa copywriter per l’importantissimo Macy’s, a pubblicitaria donna più pagata al mondo.

Ormai i tempi dei fasti e della gloria sono finiti e a Lillian restano la forza e i ricordi che saranno i suoi  compagni di viaggio più importanti durante questa lunga notte che vivrà passeggiando e riflettendo. Ogni passo un ricordo, ogni incontro casuale e semplice sarà fonte per Lillian di trovare confronto e in qualche modo, conforto. In un intreccio perfetto tra passato e presente, nulla la intimorirà neppure la notte più buia perché Lillian ha sempre affrontato la vita con la grinta e la perspicacia graffiante che l’hanno resa unica e inimitabile… lo scoprirete anche voi, scegliendo di accompagnarla in questa lunga e bellissima passeggiata tra le strade di una New York pericolosa e affascinante.

Mi ha fatto veramente bene leggere questo romanzo, conoscere Lillian Boxfish mi ha donato tanta forza ed energia. Non si può non amare un personaggio così: schietto, sublime, eccentrico e capace di rendere chiaro il concetto (a volte sottovalutato) che le Donne sono in grado di (s)muovere il mondo e di governare e vivere la propria esistenza con eleganza, unicità realizzando i propri sogni senza temere nulla, mai…

“L’inciviltà non è l’antidoto contro l’inciviltà.”

Buona lettura e buon viaggio!

La casa delle farfalle di Silvia Montemurro

«Si torna sempre dove i ricordi più belli somigliano al volo di mille farfalle bianche.»

Così mi ha accolto uno dei libri più delicati e profondi che io abbia letto fino a oggi. Delicata e potente è la penna che scrive. E, si sa, di norma la penna è direttamente collegata all’anima della persona che decide di raccontare una storia. Quando l’ho incontrata, prima tra le pagine dei suoi libri e poi “di persona” sono rimasta colpita dalla sua dolcezza e dalla sua meravigliosa sensibilità. È una persona eccezionale davvero Parla dritto al cuore, Silvia. E lo fa nell’unico modo possibile: usando il cuore. Il suo. E ce lo mette tutto, ve lo assicuro.

Ecco perché i suoi libri, ogni volta, mi restano letteralmente incagliati dell’anima. La sua scrittura pulita, coinvolgente, mai scontata e sempre sorprendente è leggera come un volo di farfalla. Sa prenderti delicatamente per mano per accompagnarti fin dentro la sua testa e i suoi sogni così da farti vivere ciò che vede. Ed è inevitabile fare le ore piccole perché semplicemente non puoi staccarti da lì! Non si può. Io non posso. Continua a leggere

Un matrimonio inaccettabile di Simona Liubicich

Inghilterra, 1899: nel castello dei blasonati Marchesi di Mainsfield, si sta tenendo l’importante festa d’apertura della stagione estiva; tutte le famiglie più in vista presenziano all’evento, tra queste c’è anche quella delle bellissime gemelle Catherine e Lisbeth Chevalier. Durante la festa, proprio quest’ultima viene colta in una situazione a dir poco imbarazzante con il dissoluto e libertino figlio dei padroni di casa, Lord Christian Howards; sarà la più morigerata sorella Catherine a salvarle la reputazione, facendo finta di essere lei.

Ma questa soluzione estrema porterà conseguenze altrettanto al limite, perché Catherine sarà costretta a sposare Lord Christian mascalzone bellissimo e affascinante che l’attira come l’ape con il miele. La giovane caparbia e combattiva cercherà di non cedere alle rigide etichette dell’epoca non riuscendo però, a resistere con la stessa facilità, a quel demone dalle perfette sembianze d’angelo; che invece per quello che sembra puro puntiglio, non vede l’ora di portarla all’altare perché non può lasciarsi sfuggire l’unica donna che gli tiene testa. Tra un battibecco e l’altro, i due saranno pronti ad accettare che il loro detestarsi, celi ben altro? Continua a leggere

Intervista ai Council

I Council sono una band composta da tre fratelli originari di Baldwinsville (NY) – Pat, Doug e Andy Reeves – che sono riusciti a fare della musica, loro grande passione, il loro lavoro. Il loro sound originale e le loro performance carismatiche hanno avuto successo a livello nazionale e avendo anche fatto da band di apertura per gruppi come gli Strumbellas, gli All American Rejects e i Kooks, si sono affermati come una delle band più promettenti del panorama musicale contemporaneo.

Noi di Pink Magazine Italia li abbiamo intervistati per voi.

Ok ragazzi iniziamo questa intervista col chiedervi come mai avete deciso di chiamare la vostra band “Council”. Personalmente lo trovo un nome originale. C’è una ragione particolare che vi ha portato a questa scelta?

Doug: Siamo felici che lo trovi originale. Credo che sia già di per se un complimento.

Pat: Stavamo cercando qualcosa che ci descrivesse e che avesse un significato. Mi sono imbattuto nella parola “council” nella Bibbia e ho amato il fatto che avesse un significato religioso e descrive appieno la nostra band: siamo un concilio, una tavola rotonda quando dobbiamo prendere delle decisioni.

Andy: Penso che Doug volesse che il nome della band fosse orecchiabile ma come ha detto Pat anche i nostri fan hanno voce in capitolo: cerchiamo di sentire ciò che dicono perché è importante per noi.

La musica è sempre stata una vostra passione e ha sempre fatto parte delle vostre vite. Quando avete deciso di impegnarvi totalmente nella musica e perché?

Andy: Fin da quando eravamo piccoli nostro padre ci faceva ascoltare la musica dalla sua collezione di dischi. La nostra passione per la musica è il frutto di ore passate ad ascoltare band come gli Who, i Queen, gli U2, Neil Diamond, Meat Loaf e tantissimi altri artisti sul 45 giri.  

Pat: Molti probabilmente non sanno che quando eravamo ragazzi non abbiamo mai suonato uno strumento o cantato. Abbiamo sempre fatto sport ma ascoltare la musica occupava gran parte del nostro tempo libero. È al college che abbiamo deciso di diventare una band. In seguito a ciò abbiamo compiuto l’ardua scelta di abbandonare gli studi per imparare a suonare da autodidatti. Ovviamente essere in grado di suonare come si deve era lontano anni luce.

Doug: Imparare da autodidatti richiede molto più tempo di quello che normalmente si pensa e non avevamo mai messo in conto il fatto che avremmo avuto bisogno di un cantante. Tuttavia, per dirla breve, alla fine siamo riusciti a raggiungere un livello di competenza tale che ci ha permesso di poterci definire una band. Abbiamo iniziato a dedicarci a tempo pieno alla band circa quattro anni fa quando abbiamo rilasciato la nostra prima canzone “Rust to Gold” e abbiamo deciso di giocare il tutto e per tutto. Continua a leggere

La Viterbo medievale

Viterbo medievale: dal Quartiere di San Pellegrino alla leggenda della Bella Galiana

Se si visita Viterbo, non si può non fare una passeggiata nel quartiere di San Pellegrino che rappresenta un’interessante rassegna di edilizia duecentesca, il cuore profondamente medievale della Città dei Papi, luogo di antiche memorie, dove in un percorso di circa trecento metri si susseguono palazzi, torri, profferli, cortili, stemmi, case “a ponte”, archi ribassati e negozi. Ai lati di questa via centrale un dedalo di viuzze, alcuni quasi dei viottoli fiancheggiati da dure abitazioni di pietra grezza. Le case che si affacciano su via San Pellegrino sono composte da uno o più piani costruite direttamente sul tufo. L’accesso dalla strada al piano abitato era garantito dal “profferlo” – la scala esterna –, mentre il locale a piano terra era adibito a bottega; altre tipologie di abitazioni non affacciavano direttamente sulla strada, ma avevano una corte interna, il “richiastro”.

La visita del quartiere medievale di San Pellegrino può iniziare da Piazza San Carluccio arrivando da Piazza della Morte attraverso la breve via di Pietra del pesce, così denominata per lo stemma con i tre pesci, e ricordo del luogo di vendita appunto di prodotti ittici per lo più proveniente dal lago di Bolsena. Inizia proprio da qui Via San Pellegrino, da percorrere e ammirare con estrema calma. Sulla destra si incontrano via Centoponti per i numerosi gradini che portano alla case e alle cantine allineate e strette sui suoi fianchi, via delle Caiole, probabilmente connessa all’attività di trasformazione del latte in appositi recipienti chiamati “cagliole”, via Scacciaricci. Quest’ultimo è un nome che ritorna perché è lo stesso dell’alta torre squadrata che sovrasta la via e il quartiere, appunto detta torre Scacciaricci, dal nome di una nobile famiglia medievale amica degli Alessandri. A ridosso della torresi aggancia il muro di un cortile entro il quale si può vedere uno dei più bei profferli della città.
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