Amare riflessioni sul cambio di stagione nell’armadio

Come di tutte le piaghe della nostra esistenza, anche del cambio di stagione nell’armadio se ne parla sempre troppo poco. Si tratta in realtà un problema piuttosto diffuso che colpisce la popolazione media due volte l’anno (tranne i fortunati, che grazie ai loro armadi 4 stagioni non subiscono la pressante incombenza di un vero e proprio trasloco).

Ma facciamo un passo indietro e definiamo di che cosa stiamo parlando: Continua a leggere

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Pretty Little Liars: la nuova vita degli adolescenti

Per chi come il sottoscritto è cresciuto negli anni ‘90, il teen drama è un genere televisivo intoccabile, il genere che ci ha fatto appassionare alle serie tv, che ci ha fatto ridere, piangere, immedesimare, capire, e alle volte idealizzare, il mondo adolescenziale.

Crescendo abbiamo capito ben presto che non avremmo avuto come migliori amiche Kelly e Donna (Beverly Hills 90210), non avremmo vissuto per sempre di sogni come Dawson (Dawson’s Creek), non avremmo mai amato un vampiro (Buffy The Vampire Slayer) e non tutti saremmo diventati campioni di basket (One Tree Hill), e soprattutto, difficilmente avremmo avuto l’armadio di Serena o il fascino di Nate (Gossip Girl).

I teen drama ci creavano delle aspettative enormi, che però ci permettevano di sognare, e forse ci hanno reso quello che siamo oggi, una generazione che crede sempre più in se stessa (troppo alle volte?), e che fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi.

Un giorno, però, tutto è cambiato. I teen drama sono passati di moda, i vampiri hanno avuto strada libera (Twilight, The Vampire Diaries, Moonlight, True Blood), e i personaggi adolescenziali, con i loro problemi, i loro sogni, e le loro insicurezze hanno lasciato spazio alla lotta tra il bene e il male, o semplicemente alle sgomitate per salire sul palco e splendere più degli altri (Glee).

Nessun produttore televisivo era in grado di portare più sul piccolo schermo la realtà degli adolescenti, oggi molto diversi da quelli degli anni ‘90, i cui unici problemi erano avere l’ultimo giacchetto di pelle o andare a una festa nella villa con piscina del compagno di classe. Nessuno voleva tentare di raccontare cosa stava cambiando, nessuno voleva parlare dell’accettazione del proprio corpo, della ghettizzazione di nerd e geek, dell’omosessualità tra gli adolescenti, del bullismo.

E qui, da questi punti, nasce una nuova idea, tratta dai romanzi di Sara Shepard. Qui nasce Pretty Little Liars.

Nonostante la presenza dei classici ingredienti del teen drama, ovvero le storie d’amore, i conflitti con i genitori, le amicizie, e le disavventure tra i corridoi del liceo, Pretty Little Liars riesce a distaccarsi da tutti i suoi predecessori grazie a nuovi ingredienti: il giallo e la rivincita dei reietti. L’ideatrice, Marlene King, riesce a dare nuova vita a un genere ormai scomparso dai nostri teleschermi, rendendolo attuale e fonte di ispirazione per tante nuove serie tv degli ultimi anni.

La storia.

Alison, l’ape regina di un gruppo di amiche, scompare in una notte d’estate, e da allora l’ombra dei suoi errori, e le colpe delle azioni commesse dalla ragazza, ricade sulle sue inseparabili amiche, viste come la sua corte, le sue aiutanti, le uniche che dovranno pagare per tutto ciò che è successo prima di quell’ultima estate. Questo però è solo l’inizio, il primo giallo da svelare, la scomparsa della bionda più famosa, e più odiata di Rosewood. Perché qualcuno inizia a perseguitare Aria, Emily, Hanna e Spencer, e il loro nemico avrà molte facce, tante quante le persone che Alison, e infondo anche loro, hanno ferito. Non mi soffermo a svelarvi il resto, forse già lo conoscete, o lo scoprirete quando inizierete a vedere la serie, perché credetemi, prima o poi la vedrete, tutta d’un fiato, e salterete sulla sedia, a ogni colpo di scena.


I personaggi
e le dinamiche.

Uno dei punti forti della serie sono i personaggi, ovvero le Liars (bugiarde), termine utilizzato per denominare le protagoniste, i loro fidanzati, spesso messi in discussione dalle dinamiche della narrazione, e dagli imprevisti posti sul cammino delle ragazze, le loro famiglie, la fonte principale dei loro segreti e delle loro bugie, i personaggi secondari, senza i quali buona parte della storia non avrebbe spiegazione, e poi, ovviamente loro, gli antagonisti, i nemici, i cattivi, che poi forse così cattivi non sono, o almeno alcuni di loro.

Le liars fronteggiano nemici sconosciuti, che le ricattano continuamente, per le loro bugie, i loro segreti, i loro scheletri negli armadi. Ma quale adolescente non ha dei segreti? Quale adolescente non nasconde qualcosa ai suoi genitori? Qui nasce l’innovazione della serie. Tralasciando le esagerazioni televisive (anche quelle necessarie alla riuscita del telefilm) l’argomento su cui si punta è il bullismo, quello reale e quello virtuale. Le offese, le ghettizzazioni, i ricatti, le foto rubate, le aggressioni, stralci di vita usati come armi, come qualcosa che ci rende potenti/prepotenti, come se la vita degli altri ci appartenesse.

-A, l’eterno antagonista, usa ogni angolo buio delle protagoniste a suo vantaggio, ogni loro debolezza diventa un coltello pronto a ferirle, ogni bugia diventa una trappola. Con le dovute proporzioni questo accade nelle scuole odierne, dove bullismo e cyber bullismo sono usati contro chiunque per raggiungere il proprio scopo. E non solo. Lo stalking, le violazioni della privacy, le ossessioni, sono veri protagonisti della serie quanto della nostra vita quotidiana, e nessuno aveva avuto il coraggio di narrare tutto questo in tv fino a questo momento.

Arriva un punto in cui, pur condannando le azioni degli antagonisti, ci viene il dubbio su cosa sia giusto e cosa sbagliato. I cattivi sono davvero così cattivi? Il loro comportamento è solo una reazione a quello che hanno vissuto? Sì e no. La vendetta non è certo la reazione giusta, non lo è mai, ma non è difficile immedesimarsi nei reietti, in quei personaggi che dopo essere stati scherniti per anni, decidono di prendere il sopravvento, distruggendo la vita di chi ha a sua volta distrutto la loro. Una rivincita che forse molti di noi avrebbero voluto prendersi durante i temibili anni delle superiori, ma che ovviamente abbiamo scacciato via per l’insensatezza dell’azione.

Eppure alcuni di loro ci riescono, ci riescono talmente bene da diventare personaggi prima odiati e poi amati dal pubblico, come Mona, che da looser diventa burattinaio della vita di tutti, fino a diventare fonte indispensabile per risolvere qualunque mistero (ammettiamolo, nonostante tutto, senza Mona, le Liars non sarebbero mai arrivate a capo di nulla).

Siamo arrivati davvero a questo? Chi si sente perdente, per colpa degli altri, si crede autorizzato a distruggere gli altri? Forse, purtroppo, sì.

Il pubblico.

L’ultimo fondamentale tassello, che rende questa serie quella di maggiore tendenza degli ultimi anni, è la partecipazione attiva del pubblico alla storia. Come? Staremo pur parlando di un teen drama, ma non dimentichiamoci che Pretty Little Liars è un giallo, forse il più intricato mai apparso sugli schermi televisivi. La genialità degli autori è stata quella di rendere il pubblico partecipe, di rendere ogni telespettatore un piccolo investigatore.

Tracce, indizi, indovinelli, un sottotesto nascosto, cura nei dettagli, nei riferimenti letterari e artistici, indizi pop su film e canzoni, tutto serve a risolvere i gialli che le Liars devono risolvere. Nascono così pagine e blog di teorie scritte dai fan, spesso vincenti, perché in tanti siamo riusciti a scoprire il finale di stagione prima degli stessi protagonisti. Storie intricate, ma con grande intelligenza e attenzioni risolvibili dai telespettatori, una serie televisiva ‘interattiva’, dove il pubblico si sente partecipe delle vicende narrate. La dimostrazione sono i record social della serie, i cui finali di stagioni sono persino tra i momenti televisivi più twittati di sempre.

Tanti i temi trattati con naturalezza, come l’omosessualità di alcuni protagonisti adolescenti, narrata con spontaneità e trattata al pari dell’amore degli altri, come è giusto che sia, o le difficoltà reali per entrare nei college, oppure il contrasto con i genitori, oggi all’oscuro delle vere vite dei propri figli. La depressione, e i disturbi mentali, tema caldo della serie, un lungo viaggio in ciò che turba i ragazzi di oggi, problemi molto seri, spesso ignorati dagli adulti che li circondano. Non per ultimo il tema della transessualità e del cambiamento di sesso in età adolescenziale, argomento molto discusso negli Stati Uniti, anch’esso trattato con l’adeguato rispetto.

Pretty Little Liars unisce un genere televisivo con un glorioso passato, all’oscuro mondo adolescenziale dei nostri giorni, spesso una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

Tutto questo, unito al thriller e alla partecipazione attiva dei telespettatori, hanno reso Pretty Little Liars una delle serie che hanno cambiato la scena televisiva moderna, dimostrando che il pubblico oggi non è più spettatore, ma sempre più protagonista.

Say NO!

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Dal sito dell’Istat – articolo datato 5 giugno 2015 (www.istat.it)

“La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)

Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.

In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.

Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l’ha subìto dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner”.

Per informazioni
Criminalità, violenza contro le donne, giustizia
Maria Giuseppina Muratore
tel. 06 4673.7456
muratore@istat.it