La tensione epica di Temptation Island Vip

Quando credi di essere originale, ma poi arriva il mito.


Ebbene sì, lo ammetto, questo programma che oscilla tra l’amore e l’inverosimile lo guardo anch’io. Non mi dispiace spaziare, allentare la presa sull’impegno di un saggio in compagnia di pochi amici, popcorn e Alessia Marcuzzi che, bellissima e sensibile, traghetta coppie più o meno famose lungo un complesso viaggio nei sentimenti.

Lunedì 14 ottobre è andata in onda l’ultima puntata di Temptation Island Vip. Se questa stagione mi ha vista affezionatissima a qualche personaggio che conoscevo poco, dall’altro lato ha pizzicato qualche residuo dignitoso di chi crede che davanti all’affronto non debba esserci compromesso. E proprio quando scopro, delusissima, che il compromesso c’è ed è sofferto più per chi guarda dal divano che per chi pappagalleggia sul tronco, ricordo che il potere della donna affonda in radici antichissime. È donna la storia, è donna l’epica, ed è donna la passione. Continua a leggere

Nicola Pigini, Batman e il vino rosso

Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Da poco si è conclusa la 101ima stagione del Giro d’Italia. Quest’anno il Dj “ufficiale” era il recanatese Nicola Pigini, che io ebbi l’occasione di intervistare un po’ di tempo fa. Ecco la nostra chiacchierata, durante un festival musicale. Buona lettura, Amici!

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e quali superpoteri avresti?
Questa è una domanda scomoda! Nel senso che è una di quelle domande che non ti aspetteresti mai. Mi cogli impreparato: non ho studiato, ahahah! Se io fossi un supereroe, forse sarei Superman, o Batman. Forse più Batman, perché Batman ama la notte. Anch’io amo la notte, quindi, fra i supereroi, mi identificherei meglio con Batman. Anche se non ho il suo stesso fisico!

Quali superpoteri vorresti avere?
Vorrei poter volare. E non mi dilungo, perché potrei parlare di altri superpoteri!

Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti?
Se io avessi la macchina del tempo, andrei nel passato. Sono stato sempre molto curioso di tutto ciò che è passato, sono un nostalgico di epoche che non ho vissuto. Avendo vissuto tanto con i nonni, ascoltando i loro racconti, la curiosità mi si è sviluppata sul passato. Sarei curioso di fare un viaggio indietro nel tempo, un po’ in tutte le epoche. Il futuro è curiosità, ma è anche paura, quindi non sarei propenso ad andare nel futuro. Piuttosto, mi trovo bene qui, adesso, dove sto.

Perché hai scelto proprio la musica house?
Secondo me, non ho scelto io: può sembrare una frase fatta, ma a volte succede veramente che è un genere, una tipologia di musica, che sceglie te. Infatti, i miei primi passi verso la musica sono stati verso la musica classica; io sono diplomato come chitarrista, sia da solo che da orchestra, in musica classica. Che è un mondo completamente separato da quello in cui vivo ora. È però una grandissima base, che mi è servita molto per quello che sto facendo. Tutto nasce per coincidenze, (per chi ci crede) per il fato. Penso che sia stata la house a scegliermi, quando ho messo piede per la prima volta in discoteca. Che era una cosa che mi era stata proibita, quindi la vissi più intensamente. E dopo un anno iniziai a lavorarci dentro!

Qual è il tuo drink preferito? Quello che fai scelto stasera?
No, non è coca e rum, anche se lo sto bevendo. Io non sono un gran bevitore, però se dovessi scegliere, sceglierei il vino, perché rimane più nelle mie corde. Sia in orario aperitivo, sia a cena. Nel dopocena mi piace qualcosa di fresco, come ad esempio un mojito. Ma se dovessi scegliere, in assoluto, sceglierei un bel bicchiere di vino rosso.

Che cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Metto i dischi! La musica, come tutte le forme d’arte, secondo me, può migliorare il mondo. Noi non possiamo singolarmente salvare il mondo. Però, se tutti ci impegnassimo a migliorarlo, forse insieme si salverebbe. Ognuno nel nostro piccolo, con i nostri compiti. Per quello che siamo stati scelti, con i nostri obiettivi.

D’accordo, Amici? Allora, rimbocchiamoci le maniche, lavoriamo onestamente e contribuiamo a creare un mondo migliore. E brindiamo alla nostra crescita, con un bel bicchiere di vino rosso! Alla prossima!

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Drinking with L.A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Ammirando stupita le acrobazie degli attori in film come “Matrix” o “Spiderman”, pensavo: “Okay, è solo fantascienza: possono realizzarlo facilmente attraverso la computer grafica”. Poi mi sono incuriosita, vedendo Daniel Craig (alias James Bond) volteggiare su una gru alta decine e decine di metri in “Casinò Royale”, e mi sono ripromessa di saperne di più. È per questo che, leggendo un avviso sulla bacheca dell’Università, ho contattato un esperto di Parkour, Luca Fabbracci. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? (Io penso subito a Spiderman, o magari a Neo di “Matrix”)
Il supereroe che mi è sempre piaciuto più di tutti è Wolverine, che è tutta un’altra cosa! Un altro stile. Mi affascina proprio per la sua storia: bello e dannato. Spiderman mi piaceva quando ero piccolo. Ora preferisco Wolverine, come supereroe, anche se ha una vita bruttissima, però! Come superpotere, mi ha sempre affascinato il fuoco, quindi il poter manipolare il fuoco è una cosa che mi piacerebbe fare. (Io: come il supereroe dei Fantasici Quattro?) Sì, come la Torcia Umana!

Se avessi la macchina del tempo?
Se io avessi la macchina del tempo, viaggerei, ma non per cambiare qualcosa. Più che altro, per curiosità personale, per andare in varie epoche, in vari momenti storici, per vedere com’era la situazione allora. Perché se ne raccontano tante, ma vai a capire se era davvero così la vita. Mi ha sempre interessato la storia più antica, i Romani, i Greci … la battaglia fra gli Spartani e i Persiani. Ci hanno fatto film, fumetti, ecc. È una parte di storia che mi affascina. L’era moderna mi interessa meno: forse cercherei periodi storici ben precisi, in cui è successo un fatto particolare che mi colpisce ma a livello culturale.

Che cos’è la vertigine, per te?
(ride) Mi hai colto in castagna, perché io soffro di vertigini! Questa cosa lascia tutti sorpresi; mi domandano: “Fai Parkour e soffri di vertigini? Come riesci a fare le cose che fai?”. Innanzi tutto, mi piace chiarire che il Parkour non è per forza legato alle altezze. Si può stare anche a piano terra. Anzi, di solito si comincia dal piano terra, e poi uno se vuole salire, sale. Io non soffro di una forma patologica pesante, è solo una forma di ansia. Le vertigini si possono “allenare”, come tante altre cose. Piano piano, ci vuole più tempo, ma esistono allenamenti apposta per migliorare questa ansia. Quindi, per me la vertigine è semplicemente un altro limite da superare. E si supera con la consapevolezza, con l’abitudine, partendo da cose tranquille, gestibili, ma che non diano uno stato di rilassatezza completa. Per esempio, io ho iniziato camminando su due muretti paralleli, non molto alti, che non mi creavano preoccupazione. Comunque, secondo me, è anche una questione di stato mentale.

Qual è il tuo drink preferito?

Non bevo tanto. Non sono astemio: bevo birra, vino, ma saltuariamente. Invece il caffè è un mio “vizio”. E mi piacciono molto i centrifugati, di frutta o di verdura, ma sempre mescolati. Non con un frutto solo, perché quando si mescola, i gusti diventano interessanti.

Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Ah, il mondo è un obiettivo grande! Però, insegno Parkour e per me nel Parkour c’è un fine educativo. Perché dietro il salto c’è molto lavoro, non solo a livello fisico, ma anche della persona, sui valori. Anche se queste cose non appaiono mai, perché la gente vede il salto e si ferma lì, alla superficie. Quindi, penso che se io riesco già con la mia pratica o col mio insegnamento a sbloccare una persona, allora già ho fatto tanto. Se riesco a insegnarle qualcosa sul rispetto di sé, sul rispetto dell’ambiente o altri valori che trasmetto attraverso la disciplina, ho fatto la mia parte per migliorare il mondo. Poi se riesco a farlo con tante persone, sono ancora più contento! Questo è un ottimo investimento del mio tempo!

Capito, Amici? Saltiamo, vincendo le nostre paure, e rispettando il mondo intorno a noi! E, ovviamente, in alto gli highballs!
A presto!

******

Who’s Who
Per chi non lo sapesse …

Luca Fabbracci, nato nel 1987 è un ingegnere civile che da sempre ha amato la pratica sportiva. Dopo aver passato l’infanzia a provare diverse discipline (nuoto, sport con la palla, avviamento all’atletica…), ha scoperto (a 12 anni) le arti marziali che hanno avuto un forte impatto nella sua crescita fisica e spirituale: il Karate. Nel 2010, scopre la pratica del Parkour tramite un amico e la visione dei video che giravano in rete, ma sarà solo nel 2011 che inizierà ad immergersi con serietà e dedizione in questo mondo, rendendosi conto di quanto fosse vasto e sfaccettato il “mondo dietro il salto”. Comincia così il primo “vero” anno di pratica autodidatta e studio della disciplina attraverso siti, documenti e le esperienze scritte dai praticanti più veterani. La sua voglia di approfondimento lo ha portato fin da subito a viaggiare per partecipare a raduni ed eventi, dove ha avuto modo di crescere ulteriormente sotto gli insegnamenti di alcuni dei fondatori e di altri esperti. Nel 2012 si trasferisce ad Ancona per proseguire gli studi di ingegneria e si unisce ad AP3 come atleta, per poi decidere nel 2014 di intraprendere la via dell’insegnamento. Dopo un periodo di affiancamento a uno dei coach del gruppo e il conseguimento della laurea in Ingegneria Civile, torna nella sua città d’origine per aprire un nuovo corso. Agli inizi del 2016 ottiene la certificazione ADAPT livello 1, un traguardo iniziale per la nuova strada intrapresa, che sta proseguendo attraverso seminari, workshop e viaggi. Tutto rivolto al fine di approfondire la conoscenza di se stesso attraverso il movimento, oltre alla volontà di migliorarsi come istruttore/educatore. Nell’Ottobre del 2016 apre un nuovo corso a Jesi in collaborazione col la UISP territoriale.
L’art du deplacement (Arte del Movimento), conosciuto anche col nome di Parkour, è una disciplina che punta ad allenare il proprio corpo al fine di muoversi in un ambiente, qualunque esso sia e in qualsiasi condizione. È una pratica nata nelle strade, eliminando così il bisogno di una struttura specifica o accessori, bastano una tuta e un paio di scarpe per iniziare. Lo scopo principale è quello di far crescere le capacità motorie dell’essere umano (corsa, arrampicata e salto), attraverso una preparazione fisica a 360° che comprende l’allenamento di forza, resistenza, equilibrio, esplosività, ecc. Un importante ruolo l’assume la crescita psicologica del praticante che nelle sessioni di allenamento può trovarsi di fronte a sfide man mano crescenti con lo scopo di un miglioramento personale. Da questo si deduce che è una pratica costruita attorno alla persona e adattabile a chiunque. Se ci si pone nella giusta ottica di allenarsi per migliorarsi e muoversi in base a ciò che il nostro corpo ci consente, migliorando con i propri tempi, non ci sono barriere che impediscano di iniziare questa disciplina.

White Party Anniversary

Flyer WParty 12x15Una grande festa si terrà nella splendida location del Twiga Beach Club di Forte dei Marmi domenica 24 luglio 2016: il “White Party Anniversary“. E la notte in quell’occasione si tingerà di bianco. Tutti i partecipanti, infatti, dovranno indossare abiti rigorosamente “white”.
Tanti gli ospiti speciali di questa sedicesima edizione del party, a cominciare da Matteo Boglione che, grazie alla famiglia Maccioni che sarà presente al completo, arriverà direttamente da “Le Cirque” di New York per curare il gala dinner. Ma vediamo il programma della serata. Si inizia alle ore 20 con l’aperitivo a bordo piscina sulle note della band FunQuartet. Poi, cena di gala (solo su prenotazione: 329 4190430) e, a seguire, dopo le 23.30 festa aperta a tutti coloro che si presenteranno vestiti di bianco come nello stile di tutti i “White Party” organizzati dal patron dell’evento, Maurizio Bendinelli. In consolle, un dj “special guest”.
L’appuntamento è attesissimo in tutta la Toscana: caldo, mare e una magnifica festa a bordo piscina fra moda, musica e ottima cucina. Tant’è che l’evento in Versilia richiama sempre personaggi del mondo della moda e dello spettacolo: negli anni passati hanno partecipato Andrea Bocelli, Gigi Buffon, Belen Rodriguez, Demetrio Albertini, Alena Seredova e molti altri vip. Ma non solo. L’evento è a scopo benefico: durante la serata sarà infatti possibile dare un contributo alla onlus NiccoFan Club – che si occupa di adolescenti affetti da malattie oncologiche e di ricerca scientifica – e sarà presente anche il presidente dell’associazione, Federico Matteucci. Un’occasione, dunque, per coniugare divertimento e solidarietà.

Impossibile mancare.

Selenia E.

Ecco a voi, una piccola Gallery dell’evento

IMG_2997 IMG_2988 IMG_2995