Renè, Hulk e la lealtà

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

 

Mi capita (spesso!) di fare interviste “al volo”, come le chiamo io, cioè non programmate, interviste spontanee sull’onda del momento. Che risultano ancora più spontanee. Ve ne propongo una, col mitico dj Renè del Circoloco di Ibiza, simpaticissimo.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Adesso come adesso? Hulk, anche se vorrei essere Superman, ti dico la verità! Ma adesso, con tutte le cose che mi sono successe, sono un po’ in(furiato)! Scusa il francesismo! Con un lutto, e i problemi che ho dovuto affrontare, dico Hulk. Ma mi piacerebbe in generale essere Superman, perché in lui vedo il simbolo del ‘salvatore’: colui che può aiutare il mondo, che può salvare la Terra dal male, dalla droga, da tutto ciò che ci circonda, come la guerra, gli attacchi terroristici. Mi sento a metà Superman e a metà Hulk: purtroppo sono bipolare! (Ridiamo).

Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato? Presente? Futuro?

Se io avessi la macchina del tempo, andrei poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale, per cercare di far sì che la guerra non scoppi. Cercherei di convincere la gente ad organizzare un grande festival di musica elettronica, con i vinili. Invece di bombardarsi e ammazzarsi! Fare musica, divertirsi, ballare … divertirsi, senza eccessi.

La scelta del tuo nome?

All’inizio ero Renatino. Poi un personaggio particolare, a Riccione, mi ha soprannominato Renè. Quindi, è rimasto questo nome. Io: Il tuo drink preferito? Renè: Non bevo alcolici, normalmente, perché non mi piace l’alcol. Però, mi piacciono gli analcolici alla frutta, con lo zenzero, o i centrifugati, questi drink. E poi un mojito l’anno, proprio per far festa.

Cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?

Io? Nonostante sia un periodo duro, difficile, su di me ci potete sempre contare! Quindi, con la lealtà e l’amicizia, si può sicuramente migliorare questo mondo complicato!

In alto i Collins, quindi, e balliamo! Alla prossima, Amici!

Who’s Who Per chi non lo sapesse. Nato a Roma, fin da piccolo Renè è appassionato di musica, anche grazie al padre, che lavorava in una radio. Inizia subito a collezionare vinili di Stevie Wonder e Whitney Houston. Diciassettenne, si trasferisce a Riccione, dove inizia a suonare in vari club, per poi approdare a club famosi, quali il “Peter Pan” e il “Cocoricó”. Nel 2000 parte per Ibiza, dove conosce Antonio ed Andrea del DC10, che lo coinvolgono nel tour del party “Circoloco”, arrivando così a suonare nei migliori club europei.

Andrea Mattioli, Superman e la Cola

Drinking with L. A. Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Atmosfera da club, luci basse, suoni forti, molta gente che affolla la pista. È un sabato sera (di un po’ di tempo fa), e io mi trovo qua per intervistare Andrea Mattioli, un marchigiano che ha iniziato presto a frequentare locali per lavoro, riuscendo ad arrivare a mete importanti senza fermarsi mai. Sentiamo cosa ha da dirci, Amici? Ecco la nostra conversazione, in esclusiva per i follower di “Drinking”.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Ah, questa è difficile! Un supereroe … ho sempre sognato Superman, quindi, i superpoteri sono i suoi: fa di tutto, vola e si sposta velocemente. Visto che il tempo è sempre poco!

Hai la macchina del tempo: dove vai? Passato, presente, futuro?

Andrei nel futuro, in una grande città. Sono curiosissimo!

Che cosa rappresentano per te la perseveranza, la tenacia?

È parte del mio carattere: non arrendersi mai. Andare dritto verso l’obiettivo, sempre comunque!

Il tuo drink preferito?

Un drink non alcolico: sono astemio. Bevo semplicemente Cola e limone.

Cosa puoi fare per salvare o per migliorare il mondo?

Nel mio piccolo, cerco sempre di migliorare quello che è il mio mondo, cioè il mondo dei club. Porto la mia esperienza, la mia passione, e cerco di fare qualcosa in più rispetto a quello che già c’è.

In alto i tumbler, Amici! Brindiamo al miglioramento dell’ambito in cui viviamo, senza fermarci mai. Alla prossima!

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Andrea Mattioli è un dj originario di San Benedetto del Tronto (AP), che inizia la sua carriera artistica a 18 anni. È stato direttore artistico di vari club abruzzesi e marchigiani. Nel 2003 diventa resident al “Plaza”, per poi trovarsi a collaborare l’anno successivo col famoso “Cocoricó”. Entra a far parte del team de “La noche escabrosa” (trasmissione radiofonica di musica house) e del “Diabolika” (Format del “NRG Club” di Ciampino). Nel 2009 fonda la propria etichetta discografica, la DIVA RECORDS, comprendente artisti riconducibili alla musica House e alla Techno.

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Ammirando stupita le acrobazie degli attori in film come “Matrix” o “Spiderman”, pensavo: “Okay, è solo fantascienza: possono realizzarlo facilmente attraverso la computer grafica”. Poi mi sono incuriosita, vedendo Daniel Craig (alias James Bond) volteggiare su una gru alta decine e decine di metri in “Casinò Royale”, e mi sono ripromessa di saperne di più. È per questo che, leggendo un avviso sulla bacheca dell’Università, ho contattato un esperto di Parkour, Luca Fabbracci. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? (Io penso subito a Spiderman, o magari a Neo di “Matrix”)
Il supereroe che mi è sempre piaciuto più di tutti è Wolverine, che è tutta un’altra cosa! Un altro stile. Mi affascina proprio per la sua storia: bello e dannato. Spiderman mi piaceva quando ero piccolo. Ora preferisco Wolverine, come supereroe, anche se ha una vita bruttissima, però! Come superpotere, mi ha sempre affascinato il fuoco, quindi il poter manipolare il fuoco è una cosa che mi piacerebbe fare. (Io: come il supereroe dei Fantasici Quattro?) Sì, come la Torcia Umana!

Se avessi la macchina del tempo?
Se io avessi la macchina del tempo, viaggerei, ma non per cambiare qualcosa. Più che altro, per curiosità personale, per andare in varie epoche, in vari momenti storici, per vedere com’era la situazione allora. Perché se ne raccontano tante, ma vai a capire se era davvero così la vita. Mi ha sempre interessato la storia più antica, i Romani, i Greci … la battaglia fra gli Spartani e i Persiani. Ci hanno fatto film, fumetti, ecc. È una parte di storia che mi affascina. L’era moderna mi interessa meno: forse cercherei periodi storici ben precisi, in cui è successo un fatto particolare che mi colpisce ma a livello culturale.

Che cos’è la vertigine, per te?
(ride) Mi hai colto in castagna, perché io soffro di vertigini! Questa cosa lascia tutti sorpresi; mi domandano: “Fai Parkour e soffri di vertigini? Come riesci a fare le cose che fai?”. Innanzi tutto, mi piace chiarire che il Parkour non è per forza legato alle altezze. Si può stare anche a piano terra. Anzi, di solito si comincia dal piano terra, e poi uno se vuole salire, sale. Io non soffro di una forma patologica pesante, è solo una forma di ansia. Le vertigini si possono “allenare”, come tante altre cose. Piano piano, ci vuole più tempo, ma esistono allenamenti apposta per migliorare questa ansia. Quindi, per me la vertigine è semplicemente un altro limite da superare. E si supera con la consapevolezza, con l’abitudine, partendo da cose tranquille, gestibili, ma che non diano uno stato di rilassatezza completa. Per esempio, io ho iniziato camminando su due muretti paralleli, non molto alti, che non mi creavano preoccupazione. Comunque, secondo me, è anche una questione di stato mentale.

Qual è il tuo drink preferito?

Non bevo tanto. Non sono astemio: bevo birra, vino, ma saltuariamente. Invece il caffè è un mio “vizio”. E mi piacciono molto i centrifugati, di frutta o di verdura, ma sempre mescolati. Non con un frutto solo, perché quando si mescola, i gusti diventano interessanti.

Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Ah, il mondo è un obiettivo grande! Però, insegno Parkour e per me nel Parkour c’è un fine educativo. Perché dietro il salto c’è molto lavoro, non solo a livello fisico, ma anche della persona, sui valori. Anche se queste cose non appaiono mai, perché la gente vede il salto e si ferma lì, alla superficie. Quindi, penso che se io riesco già con la mia pratica o col mio insegnamento a sbloccare una persona, allora già ho fatto tanto. Se riesco a insegnarle qualcosa sul rispetto di sé, sul rispetto dell’ambiente o altri valori che trasmetto attraverso la disciplina, ho fatto la mia parte per migliorare il mondo. Poi se riesco a farlo con tante persone, sono ancora più contento! Questo è un ottimo investimento del mio tempo!

Capito, Amici? Saltiamo, vincendo le nostre paure, e rispettando il mondo intorno a noi! E, ovviamente, in alto gli highballs!
A presto!

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Who’s Who
Per chi non lo sapesse …

Luca Fabbracci, nato nel 1987 è un ingegnere civile che da sempre ha amato la pratica sportiva. Dopo aver passato l’infanzia a provare diverse discipline (nuoto, sport con la palla, avviamento all’atletica…), ha scoperto (a 12 anni) le arti marziali che hanno avuto un forte impatto nella sua crescita fisica e spirituale: il Karate. Nel 2010, scopre la pratica del Parkour tramite un amico e la visione dei video che giravano in rete, ma sarà solo nel 2011 che inizierà ad immergersi con serietà e dedizione in questo mondo, rendendosi conto di quanto fosse vasto e sfaccettato il “mondo dietro il salto”. Comincia così il primo “vero” anno di pratica autodidatta e studio della disciplina attraverso siti, documenti e le esperienze scritte dai praticanti più veterani. La sua voglia di approfondimento lo ha portato fin da subito a viaggiare per partecipare a raduni ed eventi, dove ha avuto modo di crescere ulteriormente sotto gli insegnamenti di alcuni dei fondatori e di altri esperti. Nel 2012 si trasferisce ad Ancona per proseguire gli studi di ingegneria e si unisce ad AP3 come atleta, per poi decidere nel 2014 di intraprendere la via dell’insegnamento. Dopo un periodo di affiancamento a uno dei coach del gruppo e il conseguimento della laurea in Ingegneria Civile, torna nella sua città d’origine per aprire un nuovo corso. Agli inizi del 2016 ottiene la certificazione ADAPT livello 1, un traguardo iniziale per la nuova strada intrapresa, che sta proseguendo attraverso seminari, workshop e viaggi. Tutto rivolto al fine di approfondire la conoscenza di se stesso attraverso il movimento, oltre alla volontà di migliorarsi come istruttore/educatore. Nell’Ottobre del 2016 apre un nuovo corso a Jesi in collaborazione col la UISP territoriale.
L’art du deplacement (Arte del Movimento), conosciuto anche col nome di Parkour, è una disciplina che punta ad allenare il proprio corpo al fine di muoversi in un ambiente, qualunque esso sia e in qualsiasi condizione. È una pratica nata nelle strade, eliminando così il bisogno di una struttura specifica o accessori, bastano una tuta e un paio di scarpe per iniziare. Lo scopo principale è quello di far crescere le capacità motorie dell’essere umano (corsa, arrampicata e salto), attraverso una preparazione fisica a 360° che comprende l’allenamento di forza, resistenza, equilibrio, esplosività, ecc. Un importante ruolo l’assume la crescita psicologica del praticante che nelle sessioni di allenamento può trovarsi di fronte a sfide man mano crescenti con lo scopo di un miglioramento personale. Da questo si deduce che è una pratica costruita attorno alla persona e adattabile a chiunque. Se ci si pone nella giusta ottica di allenarsi per migliorarsi e muoversi in base a ciò che il nostro corpo ci consente, migliorando con i propri tempi, non ci sono barriere che impediscano di iniziare questa disciplina.

La libertà e un gin tonic. Intervista a Massimo Dapporto

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Un drink con Alessandra Lumachelli
di Alessandra Lumachelli

Massimo Dapporto, la libertà e un gin tonic

massimo-e-alessandraPioggia, ancora. “È inverno: deve piovere!”. La pioggia gioca con i miei anfibi (o sono io che scovo pozzanghere ovunque, sapendo di non correre troppi rischi). Il rumore ipnotico della pioggia sul mio ombrello è uno dei pochi udibili, nella serata mesta di metà settimana. È ancora inverno: la natura si racchiude in se stessa, proteggendo i semi che fioriranno in primavera, e l’umanità dovrebbe ripiegarsi e riflettere, per permettere alla creatività e al calore di poter germogliare a breve. Mi avvicino al teatro, arrivo in anticipo, chiedo e poi mi siedo in attesa. Gioco col telefonino, mentre arriva il mio ospite, l’attore Massimo Dapporto, che mi si rivolge subito dandomi del tu. Ci dirigiamo nella platea del teatro, e dalle poltroncine rosse iniziamo il viaggio delle 4 domande fisse di “Drinking” più una ritagliata sul soggetto. Eccole.

Se Massimo Dapporto fosse un supereroe, che supereroe sarebbe e che superpoteri avrebbe?
Ho sempre amato Superman! Pensa che avevo i primi 100 numeri della collezione. Costavano prima 25 lire, poi 30 l’uno. La mia preoccupazione è la stessa di Superman: incontrare qualcuno che in tasca ha la Kryptonite, che può indebolirmi! Ci sarebbero tante cose da fare, come supereroe. Basterebbe chiedere a chi ci sta leggendo: “Se fosti Superman, potendo volare ed avendo superpoteri, che faresti?”. Lascio alla fantasia dei lettori. Certo è che ci sono tante persone da “sistemare”, con la forza di passare muri e confini, tenendole in braccio. Perché volando, si fa presto. Comunque, io giro questa domanda a chi ci legge, perché è interessante come domanda, e ognuno di noi ha dei desideri o delle frustrazioni, che, potendo essere Superman, riuscirebbe a vincere.

Se avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato, presente, futuro?
Andrei nel passato: vorrei poter vivere una giornata per ogni secolo passato, a partire dalla preistoria! Ci sarebbero tanti giorni ad aspettarmi! E poi un’occhiata nel futuro, ma “un’occhiata” di un giorno, tra 800-1000 anni nel futuro, e ritornare nella via dove abito, per capire i cambiamenti che ci sono stati: se sono rimaste le case, casa mia, se è stata venduta, dentro chi ci sarà un extraterrestre!

Che cos’è per te, o come vorresti che fosse, la libertà?
La libertà, come vorrei che fosse? Mi piacerebbe che fosse totale, ma non riusciamo ad avere la libertà totale, perché la useremmo male. Per cui dovrebbe essere una “libertà totale controllata”, nel senso che si può arrivare fino ad un certo punto, con la libertà, poi ci sta una morale che ci deve interrompere, deve farci capire che stiamo sbagliando. Però la libertà, è chiaro, è bellissima! Io mi sento abbastanza libero, quando lavoro. Il mio lavoro mi dà una grande libertà, anche di pensiero. La libertà è una parola cara a tutti, soprattutto a chi, in questo momento, vive senza libertà: non parlo dell’Italia, ma di altri Paesi. L’Italia ha una sua forma di democrazia, una sua forma di libertà. C’è chi si lamenta, parlando di “dittatura”. Io vorrei vedere, con le azioni che commettiamo giornalmente, se fossimo in un altro Paese, che cosa ci farebbero!

Qual è il tuo drink preferito?
Il gin con l’acqua tonica, che lo diluisca, e ghiaccio, shakerato, mi piace molto. Ma non so come si chiami [ndr. Gin tonic], perché non ho il vizio del bere… ma quando mi capita, e mi danno questo tipo di gin, lo bevo molto volentieri!

Che cosa può fare Massimo Dapporto per salvare o per migliorare il mondo?
Non ho una pretesa così importante, cerco sempre di coinvolgere chi ci legge: ognuno di noi può migliorare il mondo, non salvarlo, ma migliorarlo. Ma, migliorandolo, probabilmente lo salva! Bisogna comportarsi bene, bisogna avere una propria dirittura morale, un’etica. Non essere bacchettoni, assolutamente. Se non si è coerenti con ciò che invece si dice (“io sono una brava persona… sono questo e quest’altro”) e si hanno dei vizi, si faccia in modo che tali vizi rimangano segreti! Perché altrimenti, quando si scoprono, si fanno figuracce, e la gente poi è pronta a lapidare.

Allora, amici, in alto i baloons, coltiviamo una sana libertà, e alla prossima!

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Who’s who
Per chi non lo sapesse…

dapportoAttore e doppiatore, Massimo Dapporto è figlio dell’attore teatrale Carlo. Interpreta vari ruoli per il cinema: si ricordano, fra gli altri, “Il trafficone” di Bruno Corbucci, “Soldati. 365 giorni all’alba” di Marco Risi, “Mignon è partita” di Francesca Archibugi, “Celluloide” di Carlo Vizzani. Lavora anche in TV: si ricordano, per esempio, “Distretto di Polizia 7”, “Giovanni Falcone” (candidatura agli Emmy Awards), “Il mercante di Venezia”, “Amico mio”, “Il commissario”, “Casa famiglia”. Molti sono gli attori da lui doppiati in italiano: è suo anche il doppiaggio del personaggio di Buzz Lightyear nel famoso film di animazione della Disney, “Toy Story”, e di Tim Curry in “Mamma ho riperso l’aereo”. È attualmente in tournée teatrale, al fianco di Tullio Solenghi, con “Quei due (Staircase)” di Charles Dyer.