Il culto magdalenico dei d’Angiò nell’arte religiosa di Puglia

Maria Maddalena, figura controversa e discussa, forse una delle più misteriose della storia della Cristianità. Per scriverne in questo articolo mi ci accosto in punta di piedi, riportando qui una presentazione del culto magdalenico dalla Provenza al Sud Italia come introduzione per raccontare le committenze di opere religiose intitolate a Maria Maddalena, o meglio nello specifico in Puglia. Questo articolo pertanto non ha la presunzione di dare risposte sui tanti interrogativi intorno alla figura di colei che è rimasta per secoli in bilico tra l’immagine emblematica della prostituta penitente e redenta e l’Apostola Apostolorum.

Fatta questa premessa, è necessario spostarci dalla penisola italica in una piccola città medievale della Provenza, adagiata tra colline boscose, sono conservati i presunti resti di Maria Maddalena, riconosciute come autentiche reliquie da una bolla pontificia già sul fine del XIII secolo da papa Bonifacio VIII. Siamo nel santuario di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume. Secondo alcune fonti, tra le quali la “Legenda Aurea” scritta dal domenicano Jacopo da Varagine, la donna ebbe un ruolo rilevante nell’evangelizzazione della Francia, o meglio della Provenza, dove approdò insieme agli “amici di Betania”, Lazzaro, Marta e altre due donne: erano arrivati a Saintes Maries de la Mer, incolumi dopo un “miracoloso” viaggio su una barca senza vela e remi, Maddalena diffuse il vangelo finché non si ritirò a vivere in una grotta (La Sainte Baume: la Santa Grotta) in Provenza, nella località dove sorge il santuario dal quale si è diffuso il suo culto, anche in Italia, legandosi al casato dei d’Angiò. Continua a leggere

Cape Reinga, dove gli spiriti maori prendono il volo

Cape Reinga (Te Rerenga Wairua in lingua Maori, il cui significato è: Luogo di dipartita dello spirito) sembra essere il tentativo finale della terra, di sfiorare l’Oceano. È la punta estrema dell’isola del Nord della Nuova Zelanda. In questo luogo maestoso, dove la natura vince sempre su tutto, sovrastato dal vento e schiaffeggiato dalle onde dell’oceano, si erge imperioso questo promontorio famoso per la leggenda Maori sul viaggio che gli spiriti fanno da qui per raggiungere il loro “paradiso” e per il bellissimo faro che dal lontano 1941, ogni dodici secondi illumina col suo fascio di luce le notti sull’oceano, agevolando le rotte ai naviganti.

È il punto d’unione tra il Mar di Tasmania e l’Oceano Pacifico; secondo il popolo Maori – che chiama questo fenomeno naturale: “Te Moana-a-Rehua” – è un abbraccio virtuoso e potente di questi due mari, che rappresentano anche l’incontro tra la potenza delle acque “femminili” con le acque “maschili”; il loro scontrarsi per unirsi, crea delle onde alte fino a 10 metri e le turbolenze che ne derivano sembrano essere la rappresentazione della creazione della vita e dell’energia più pura. Onde alte, scrosci potenti e la natura che governa ogni cosa, rende unico questo luogo che da tempo immemore è sacro ai Maori, i quali credono che questo lembo di terra sia l’ultimo posto da cui gli spiriti dei propri defunti partono per intraprendere il viaggio verso Hawaiki – la loro terra spirituale, dove sarà possibile ricongiungersi agli antenati – attraversando il “sentiero degli spiriti” (Te Ara Wairua). Continua a leggere

La magia eterna di Notre Dame de Paris

Notre Dame è avvolta nel silenzio, in lei dal 15 Aprile 2019 (giorno in cui scoppiò un incendio senza precedenti, che sconvolse il mondo e distrusse gran parte della Cattedrale) non risuona nulla di più dell’eco indistinto del brusio che aleggia su Parigi, e il lento rimescolare delle acque della Senna che sembrano quasi proteggerla e cullarla.

Ma come qualcuno ha detto, Notre Dame è “un libro di pietra” e continua da sempre e per sempre ad attrarre e affascinare tantissime persone, e come tutti i migliori romanzi lascia messaggi e racconta storie.

La sua costruzione inizia nel 1163, nell’area dove sorgeva un antico tempio pagano dedicato a Giove. È la Regina delle cattedrali, Chiesa madre del culto cattolico a Parigi, e sovrasta la parte orientale dell’Île-de-la-Cité, nel cuore della capitale francese. Continua a leggere

Pink Magazine Italia – Inverno 2020

Un numero frizzante e leggero quello che state per leggere, con interviste, curiosità e tanto spettacolo. Abbiamo intervistato il noto conduttore TV Claudio Dominech, siamo andati a visitare la Roma del Gran Tour e abbiamo letto tanti libri. Pink Magazine Italia è sempre à la page per voi. 

Cinzia Giorgio

Editor-in-Chief

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La rosa Cherokee e il Sentiero delle lacrime

Esiste una rosa bianca bellissima perfetta, il suo nome è Rosa laevigata e appartiene alla famiglia delle Rosacee. Originaria del Sud Est asiatico, nel 1759 viene introdotta in Europa e nel 1780 negli Stati del Sud America dove si è velocemente naturalizzata, divenendo addirittura il fiore simbolo dello stato della Georgia dal 1916.

A questo fiore si accompagna una struggente leggenda, che lo vede protagonista, perché la Rosa Cherokee è il simbolo de “The Trail of Tears” (il Sentiero delle Lacrime); per conoscere questa storia, bisogna tornare indietro nel tempo, intorno al 1830 quando venne attuata la deportazione forzata delle “cinque tribù civilizzate” degli indiani d’America – che comprendevano: Cherokee, Chickasaw, Choctaw, Creek e Seminole, considerati “evoluti” dai coloni bianchi in quanto avevano adottato molti degli usi e costumi dei colonizzatori mantenendo con loro anche buoni rapporti. Continua a leggere

Eclettismo fiabesco a Roma

Eclettismo fiabesco a Roma: dal quartiere Coppedè alla Casina delle Civette

Ogni angolo della Città Eterna può stupire, ma allontanandosi dal centro battuto dalla maggior parte dei visitatori, la meraviglia nello scoprire l’inaspettato tra le costruzioni dei rioni moderni è sicuramente maggiore. È la sensazione che si prova quando attraversando la zona Nomentana, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento, e ci si imbatte nel quartiere Coppedè.

In verità non è un quartiere in senso stretto, ma più un agglomerato di architetture insolite, eccentriche e sorprendenti, progettate, tra il 1915 e il 1927, dal fiorentino “architetto decoratore” Gino Coppedè (da cui l’area ha preso il nome), e ben lontane dallo stile razionalista dell’epoca. Si entra nel “quartiere” da via Dora, passando sotto un grande arco monumentale che congiunge due palazzi detti “degli ambasciatori” ed è impossibile non osservarsi intorno, con il naso all’insù, per cogliere i particolari di quegli edifici che – loggiati, decorazioni, archi e torrette – sono eco del Liberty, ma anche del Barocco e del Medioevo.  Sotto l’arco, al centro, si può ammirare un grande lampadario in ferro battuto incastonato nel soffitto decorato.
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Donna Concetta e il teschio che suda

C’è un luogo unico al mondo, ampio e silenzioso nel quale la penombra della vita ascolta i primi sussurri della morte; un cimitero dove le anime dei morti incontrano i vivi.

Ogni giorno, da più di quattro secoli, le anime inquiete sfiorano l’aria e si fanno visibili tra i tanti teschi che riposano in questa vecchia cava di tufo, al centro di uno dei quartieri più intrisi di storia ed esoterismo di Napoli: il Rione Sanità.

La storia de “O Campusanto d’e Funtanelle”- il Cimitero delle Fontanelle – è una miscela di mistero, densa di sacro e profano. Il suo nome deriva da presenze d’acqua in loco fin da tempi remoti, e per un periodo fu utilizzato anche come cava per l’estrazione di tufo.

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10 motivi per visitare l’Argentina

Sono nata da una madre di origine argentina e da padre italiano. Da sempre a casa mia si è respirato un clima culturale che cercava di abbracciare due culture così lontano eppure tanto vicine. Ho vissuto per un anno e mezzo circa nel paese di Papa Bergoglio, in quel paese che sembra essere alla fine del mondo. Ho camminato vicino la casa del Pibe de Oro, ho passeggiato per Plaza de Mayo, ho visto l’immensità delle Pampas e capito che l’Argentina, nonostante le gravi difficoltà economiche resta una meraviglia del mondo. Sarà per il sangue sudamericano che mi scorre nelle vene, sarà per lo spagnolo latino-americano che è la mia seconda lingua, ma l’Argentina è un paese assolutamente da visitare.

Ecco dieci motivi che vi suggerisco di prendere in considerazione se non avete ancora deciso la meta del vostro futuro viaggio. Continua a leggere

Taj Mahal – L’amore che sfida il tempo

L’amore che sfida la supremazia del tempo

C’è una storia che non conosce la supremazia del tempo, non teme neppure l’ira dello scorrere incessante dei secoli. Una storia d’amore che fonda le sue radici in pilastri e basamenti di marmo bianco e arenaria rossa che risplendono alla luce di ogni alba nella lontana terra d’India: una favola d’amore profonda e inebriante, scheggiata dal dolore e dalla separazione che solo la morte può obbligare.

Agra. Capitale del Regno Mogul, anno 1654: il quinto Imperatore Shah Jahan (nome originario della Persia, il cui significato è Re del mondo) può finalmente ammirare il completamento dei lavori di costruzione del grande Mausoleo pronto a proteggere e custodire il corpo della sua adorata moglie Arjumand Banu Begum, conosciuta con il nome Mumtaz Mahal (che in persiano significa “gioiello del palazzo”).

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Il greco antico vive! La Grecia salentina e la scritta misteriosa

Mènin aèide teà pelèiadèo achilèos. Tranquilli, nessun errore di scrittura. I grecisti e gli amanti del classico riconosceranno subito in questi versi l’incipit dell’Iliade omerico.

I più refrattari del greco antico confermeranno che è una lingua tombale, i sognatori-realisti penseranno che la lingua vive, non solo nelle parole mediche, ma anche nella lingua parlata. Buona l’ultima.

Siamo nella Grecìa salentina, nove comuni del profondo sud della Puglia, dove si parla il griko (o meglio Greco salentino, riconosciuto come lingua minoritaria – come mi spiega Giorgio Vincenzo Filieri, Prof.re di Lettere epromotore culturale del territorio): Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino. Continua a leggere