Sherlock Holmes al Teatro Ciak

Sarà un scena fino a domenica 17 febbraio al Teatro Ciak di Roma lo spettacolo Sherlock Holmes – Uno studio in rosso, tratto dall’omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle per la regia di Anna Masullo con Alessandro Parise, Camillo Marcello Ciorciaro, Lorenzo Venturini, Mariachiara Di Mitri, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon.

Il tocco inconfondibile della regia di Anna Masullo è palpabile fin dalla prima scena. Si piange e si ride, ci si cimenta nella risoluzione di un enigma che sembra sepolto in un recente passato dalle sfumature tragiche e avvolte dal velo del fanatismo e del sonno della ragione.

Alessandro Parise è perfetto nel ruolo di Holmes e Lorenzo Venturini in quello di Watson è un credibile e fedele compagno di avventura. Un cast davvero straordinario per una pièce che muta, ci confonde e ci stupisce a ogni scena in un andirivieni tra passato e presente che non ci lascerà indifferenti. Mai. E sono davvero bravi tutti: dalla giovanissima Mariachiara Di Mitri, a Camillo Marcello Ciorciaro, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon. Tutti perfetti nei loro ruoli tutt’altro che “semplici”. Danno tutti carattere e originalità ai loro personaggi smembrandoli e facendoci vedere i loro lati più oscuri ma anche quelli più grotteschi.

È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva.” Questo è ciò che il fedele Watson pronuncia nel racconto “L’ultima avventura” in cui Holmes muore per mano dell’acerrimo nemico Moriarty, il Napoleone del crimine, sulle cascate di Reichenbach, in Svizzera. Per lenire il suo sordo dolore, Watson non manca di lasciarsi travolgere dai ricordi delle prodigiose esperienze vissute con Sherlock, come il loro primo fortuito incontro all’epoca dell’avventura che chiama, appunto, “Uno Studio in Rosso”. Prima apparizione di Sherlock Holmes, primo incontro con il dottor Watson, prima indagine in cui fa sfoggio del metodo della deduzione.

Una parola, RACHE, scritta con il sangue sul muro di una casa disabitata dove viene trovato il cadavere di un uomo. Ma il sangue non gli appartiene. Spetta a Sherlock invece la soluzione di un caso che travalica i confini del tempo. Watson si sveglia da quel ricordo ed esce dalla casa di Baker Street, forse per l’ultima volta. Ma Sherlock continuerà a stupirlo…

Perderlo sarebbe un delitto!

Le scene e i costumi sono di Susanna Proietti, le musiche di Alessandro Molinari, luci e fonica di Marco Catalucci.

Orario spettacoli:

Da Giovedì 31 Gennaio a Sabato 2 Febbraio ore 21

Domenica 3 Febbraio ore 17

Da Giovedì 7 a Sabato 9 Febbraio ore 21

Domenica 10 Febbraio ore 17

Giovedì 14 Febbraio ore 17

Venerdì 15 e Sabato 16 Febbraio ore 21

Domenica 17 Febbraio ore 17

Prezzo biglietti:

Intero € 25,00

Ridotto € 22,00 (under 20, over 65, gruppi 10+ e disabili)

Spettacolo in abbonamento

Aiuto regia Serena Pallacordi

Scene e Costumi Susanna Proietti

Capo Costruzioni Mario Di Gregorio e Diego Caccavallo

Musiche Alessandro Molinari

Luci e fonica Marco Catalucci

Service audio e luci Gianchi srl

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Woman before a Glass – Peggy Guggenheim al Palladium

Woman before a glass, una produzione di Laboratori Permanenti, è uno monologo molto forte, intenso e pieno di storia. Scritto da Lanie Robertson, il trittico scenico in quattro quadri viene magistralmente condotto da Caterina Casini, che interpreta il ruolo di Peggy Guggenheim, istrionica mecenate dell’arte contemporanea.

La regia è di Giles Stjohn Devere Smith, la scenografia scarna ma suggestiva è di Stefano Macaione, i costumi della Stemal Entertainment Srl. Tutto contribuisce a ricreare ed evocare un modo, quello della stravagante Peggy, che è fatto di luci e ombre, di passato e presente che pesano come macigni ma che librano nell’aria. La voce di Peggy aleggia solitaria, vivace ma di quella vivacità che nasconde dietro sofferenza e insofferenza.

Dopo il debutto al Festival di Todi e le repliche al Teatro Quarticciolo di Roma, gli applausi di Torino, Livorno e tante altre città italiane torna nella Capitale con il suo linguaggio disinvolto e trasgressivo, così com’era la stessa Peggy.

Com’è noto, Peggy acquistò Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, dove raccolse la sua straordinaria collezione d’arte moderna. Nel testo di Robertson sono ripercorsi i momenti drammatici della guerra, la fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste – durante la quale nascose tele e sculture tra i piatti e le vettovaglie di cucina -, i difficili rapporti con mariti e amanti. Emergono i suoi momenti di forza e le sue debolezze: il rapporto conflittuale con la figlia, morta suicida; gli affari con i più importanti musei del mondo; i suoi rimpianti, le nostalgie e il lento scivolare verso la serenità della fine.

Peggy Guggenheim fu una donna capace di intuire il mondo che la circondava; era coraggiosa, credeva negli artisti su cui puntava, anche se il resto del mondo ancora non sapeva riconoscere: parliamo di Pollock, Kandinsky, Mirò, Bacon, Ernst e tanti altri. C’è una componente essenziale che Peggy trasmette al pubblico: la tensione che vive e si specchia nella certezza e nei ricordi; gli amanti, i colori, i pittori, i vestiti, il fumo, gli amici, le macchie, l’acqua, il dramma.

Ogni momento viene rievocato dalla sua memoria rivivendo nei due blocchi scenografici. La tecnica del video-mapping permette di isolare parti di una superficie creando quindi una “mappatura bagnata” dalla video-proiezione.

Andate a vederlo.

TEATRO PALLADIUM

piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma –

Tel: 06 5733 2772 – – teatro@uniroma3.it

https://www.facebook.com/

Attivo due ore prima dello spettacolo il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail biglietteria.palladium@; prevendite http://www.liveticket.it/

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

Biglietti intero 18€, ridotto 12 €, studenti 8 €

La scienza e noi

LA SCIENZA E NOI

SEI LUNEDÌ PER PARLARE DEL FUTURO

 

 

Dopo il grandissimo successo delle passate edizioni, che hanno registrato sempre il tutto esaurito, riprende quest’anno al Piccolo Eliseo il terzo ciclo di incontri La Scienza e noi. 

La rassegna è a cura di Viviana Kasam, giornalista e presidente di BrainCircleItalia, associazione no-profit nata sotto l’egida di Rita Levi Montalcini con l’obiettivo di incentivare la divulgazione scientifica con focus sui rapporti tra cultura e cervello e del loro impatto sulla trasformazione del quotidiano. 

Per sei lunedì, a partire dal 4 febbraio fino al 15 aprile, scienziati di rilievo internazionale si rivolgeranno ad un pubblico eterogeneo per trasmettere, attraverso un linguaggio discorsivo e per non addetti ai lavori, l’emozione e la bellezza della scienza. 

L’intento quest’anno – racconta Viviana Kasam – è riuscire a spiegare al grande pubblico le nuove frontiere della ricerca scientifica, dall’intelligenza delle piante al suono del pensiero, dalla neurolinguistica alla parapsicologia, dall’esistenza del tempo alla Mate-magia che spiegherà come la magia inganna il cervello e come la matematica si struttura nel nostro pensiero”.

La manifestazione, a ingresso gratuito, è di forte richiamo non solo per ricercatori e appassionati ma soprattutto per gli studenti che interagiscono ad ogni incontro con gli scienziati anche on line, grazie alla diretta in streaming su www.brainforum.it, curata dalla media strategist Luisa Capelli. Nelle passate edizioni La scienza e noi ha registrato sulla sua pagina Facebook migliaia di visualizzazioni.

 

GLI APPUNTAMENTI:

Dall’intelligenza delle piante il nostro futuro è il primo appuntamento in programma  lunedì 4 febbraio alle ore 20.00.

Interverranno Renato Bruni, Università di Parma e Barbara Mazzolai, IIT (Pontedera).

Quello che le piante possono insegnare passa attraverso la loro diversità, non solo di forme ma anche per il modo in cui leggono il mondo e vi si adattano. La fotosintesi clorofilliana per esempio è un sistema ecologicamente perfetto per produrre energia per effetto delle dinamiche evolutive.

L’intelligenza delle piante ispira oggi anche la ricerca della robotica che, imitando le capacità dell’apparato radicale, sta sviluppando nuovi robot per il monitoraggio dei suoli e per l’esplorazione di ambienti impervi.

Renato Bruni insegna all’Università di Parma, dove si occupa di fitochimica. È co-fondatore del gruppo di ricerca LS9-Bioactives & Health, che studia il legame tra botanica, chimica, salute e nutrizione. 

Da diversi anni conduce una intensa attività di divulgazione sui temi della botanica e per Codice Edizioni ha pubblicato Erba Volant – Imparare l’innovazione dalle piante, con il quale si è aggiudicato lo Science Book Award 2017 e Le piante son brutte bestie, dedicato alla scienza del giardinaggio. I suoi libri sono stati tradotti in Germania, Cina, Turchia, Francia. Da quasi 10 anni cura il blog erbavolant e una omonima pagina Facebook sulle complicate relazioni ecologiche e culturali tra uomini e vegetali.

 

Barbara Mazzolai, biologa con un dottorato in ingegneria dei microsistemi, è attualmente la direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Barbara lavora da sempre su tematiche legate al mondo naturale e al monitoraggio ambientale, tant’è che la sua attività le è valsa numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso premio “Marisa Bellisario” e la Medaglia del Senato. Grazie al suo spirito innovativo nel settore della robotica, nel 2015 è stata anche riconosciuta tra le 25 donne più influenti nel settore della robotica.

 

 

18 febbraio: Dalle lingue impossibili al suono del pensiero: un viaggio nella neurolinguistica

Andrea Moro, Scuola Universitaria Superiore –IUSS Pavia

 

4 marzo: Il tempo esiste solo nel nostro cervello?

Domenica Bueti, Sissa di Trieste e Mauro Dorato, Università di Roma Tre

 

18 marzo: Magia, cervello e matematica: come i numeri governano il nostro pensiero 

Antonietta Mira, Università della Svizzera italiana e Università dell’Insubria e Giorgio Vallortigara, Università di Trento

 

1 aprile: Leggere il pensiero: dalla parapsicologia alla scienza

Fabio Babiloni, Università la Sapienza

 

15 aprile: Blockchain: oltre il bitcoin c’è di più

Renato Grottola, direttore generale Trasformazione digitale di Dnv GL–Business Assurance

 

 

Piccolo Eliseo – ore 20.00

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Prenotazioni: cultura@teatroeliseo.com

Info: www.brainforum.it

 

Ufficio Stampa: Madia Mauro

Comunicazione: Maria Luisa Migliardi Euro Forum srl

Organizzazione: Elisa Rapisarda

Riprese video: Sandro Ghini

Woman Before a Glass

Laboratori Permanenti

presenta

Woman before a glass

(Donna allo specchio).

Trittico scenico in quattro quadri di LANIE ROBERTSON.

Traduzione italiana Gloria Bianchi.

Con Caterina Casini

Regia: Giles Stjohn Devere Smith

Scenografia: Stefano Macaione

Costumi: Stemal Entertainment Srl

TEATRO PALLADIUM DI ROMA

DALL’1 AL 3 FEBBRAIO 2019

Dopo il debutto al Festival di Todi e le repliche al Teatro Quarticciolo di Roma, gli applausi di Torino, Livorno e tante altre città italiane torna nella Capitale, Woman Before a Glass il trittico scenico in quattro quadri di Lanie Robertson. In scena Caterina Casini diretta da Giles Stjohn Devere Smith, al Teatro Palladium dall’1 al 3 febbraio 2019.

Attraverso un linguaggio disinvolto e trasgressivo (così com’era la stessa Peggy), lo spettacolo racconta alcuni momenti degli ultimi anni della Guggenheim. Si tratta di un assolo, diviso in quattro quadri. La performance offre così la possibilità al pubblico di guardare il mondo e l’arte contemporanea attraverso gli occhi di Peggy Guggenheim: ciò che ha cercato, indagato, scoperto, sofferto, sostenuto e promosso.

Com’è noto, Peggy acquistò Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, dove raccolse la sua straordinaria collezione d’arte moderna. Nel testo di Robertson sono ripercorsi i momenti drammatici della guerra, la fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste – durante la quale nascose tele e sculture tra i piatti e le vettovaglie di cucina -, i difficili rapporti con mariti e amanti. Emergono i suoi momenti di forza e le sue debolezze: il rapporto conflittuale con la figlia, morta suicida; gli affari con i più importanti musei del mondo; i suoi rimpianti, le nostalgie e il lento scivolare verso la serenità della fine.

Peggy Guggenheim fu una donna capace di intuire il mondo che la circondava; era coraggiosa, credeva negli artisti su cui puntava, anche se il resto del mondo ancora non sapeva riconoscere: parliamo di Pollock, Kandinsky, Mirò, Bacon, Ernst e tanti altri. C’è una componente essenziale che Peggy trasmette al pubblico: la tensione che vive e si specchia nella certezza e nei ricordi; gli amanti, i colori, i pittori, i vestiti, il fumo, gli amici, le macchie, l’acqua, il dramma.

Ogni momento viene rievocato dalla sua memoria rivivendo nei due blocchi scenografici. La tecnica del video-mapping permette di isolare parti di una superficie creando quindi una “mappatura bagnata” dalla video-proiezione.

INFO:

TEATRO PALLADIUM

piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma –

Tel: 06 5733 2772 – – teatro@uniroma3.it

https://www.facebook.com/

Attivo due ore prima dello spettacolo il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail biglietteria.palladium@; prevendite www.liveticket.it/

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

Biglietti intero 18€, ridotto 12 €, studenti 8 €

Antigone al Macro di Roma


MACRO 17 novembre 2018 – h. 17
ANTIGONE FILM – Le arti, il mito, il cinema, per un viaggio nelle emozioni e nelle libertà umane e femminili
“Non è qui il mio posto.
Il mio amore qui non ha senso,
è peccato, è crimine, è follia.”
La Movie Factory presenta ANTIGONE il nuovo film di Carlo Benso. In occasione dell’uscita ufficiale del teaser del film, attualmente in fase di pre produzione, nella location dell’arte libera tot court, il MACRO ASILO di Roma, ANTIGONE si fa evento d’arte partecipata, coinvolgimento dei sensi in uno svelamento emozionale, visivo, polisensoriale, delle innumerevoli sfaccettature dell’amore e della libertà. Attraverso la figura iconica di Antigone stessa, che sarà interpretata e “vista” ma anche fatta vedere, nelle performance, nelle video art, nelle musiche, nei gesti attoriali, nelle parole.

Antigone, tra mito, realtà, speranza. Se è un mito, appunto, “come ogni mito è inesauribile per provocazione e saggezza, per amore e dannazione. Un mito che percorre le epoche della storia umana rimanendo sempre attuale e vivo in ogni presente. Il suo mistero contiene il nostro mistero, e da ogni punto lo si voglia guardare sembra riflettere una condizione esistenziale e umana tanto vasta che è impossibile non caderci dentro… Antigone va oltre la legge che divide, per una legge nascosta in ogni persona, la legge dell’amore. Tanto individuale il suo gesto quanto universale.” (note del regista).

 

Durante la serata evento, alla presenza della protagonista del teaser e del futuro film, Désirée Giorgetti, del regista a autore Carlo Benso e del cast artistico e tecnico del film, sarà raccontata genesi e volontà di un’opera che unisce in modo armonico, sinergico e originale tutte le arti; sarà anche raccontato il progetto intero, che vorrà coinvolgere i territori in cui sarà girato per creare veri e propri laboratori vivi di cinema, per il presente e per il futuro.
Nel corso dell’evento si esibiranno in performance tra amore, vita, morte, scontro sociale, danza, pittura, distrizione e creazione, mente e spirito, gli artisti Lara Pacilio, Corrado Delfini e Claudia Quintieri.

Sladana Krstic presenta  la sua nuova collezione 

 

 

Sladana Krstic presenta  la sua nuova collezione  venerdì 22 giugno presso La Griffe McGallery di Roma

La stilista croata Sladana Krstic sarà tra gli artisti presenti al vernissage indetto per venerdì 22 giugno presso La Griffe McGallery di Roma (Via Nazionale, 13). Per l’occasione presenterà la sua nuova e assai attesa collezione. Una collezione ispirata a una donna in continua evoluzione.

Voglio valorizzare la individualità di ogni donna, dare forza alla sua personalità e dare coraggio di mettere a nudo le proprie passioni ed emozioni.

In effetti, anche nei copricapi che non mancano mai nelle mie collezioni imitano o addirittura incorporano la natura. Gli abiti, ampi e lavorati con dettagli che ricordano la natura, piante e foglie con grande utilizzo di lino, setta e finissima nappa. La palette colori e molto accesa, un tripudio di colori proprio come primavera, sulle noti di violino, le modelle sembreranno fluttuare sulla passerella. L’intera natura si rileva attraverso il colore al senso della vista. È il principale protagonista dell’arte e della nostra vita quotidiana. I colori sono dodati di un potere tale da trasmettere sentimenti alle persone e fortemente dipingono la nostra realtà.

Proprio per l’appartenenza al campo dell’esperienza quotidiana il significato dei colori stimola interesse di molti e la curiosità di sapere cosa possono raccontare di noi. I colori ci permettono di fare qualcosa che con il linguaggio verbale non possiamo fare, ci permettono di esprimere le nostre emozioni , perché i colori sono emozioni dirette, non un tentativo di descriverle o di approssimarle. Pensate a come diventerebbe triste, cupo, spento il mondo senza colori. Pensate a quanti sentimenti, a quante emozioni saremo costretti a dover rinunciare. Pensate a che mondo sarebbe senza colori.

La mia donna d’oggi e una donna che fugge da quell’omologazione a qui costringe l’appartenenza a un gruppo.

Ho utilizzato il tono della trasparenza di un colore che non si definisce per la tinta che ha ma per quello che vuole trasmettere.

È trasmette leggerezza, forza individuale, carattere forte, sentimento consapevole.

Trasparenza e sensualità per la donna eclettica che sfilerà in passerella per la prossima Primavera – Estate 2019. A sfilare in passerella con le sue creazioni le modelle dell’ agenzia di Moda di Sabina Prati Eventi Moda. Il trucco sarà invece a cura di Sabrina Brunori make up e di Maria Sole Make-up.

Ma vediamo ora di conoscere meglio l’ evento del 22 giugno: la curatrice d’Arte e Moda Eileen Contreras in collaborazione con La Griffe MGallery  ha organizzato un meraviglioso vernissage per celebrare la centralità del sole oltre che  per  promuovere e valorizzare l’Arte Contemporanea in svariati contesti artistici: Pittura, Illustrazione, Musica, Cinema, Moda & Live Painting.

Artisti:

Antonio Murgia

Francesco Dau

Giulia Iosco

Natalia Ponton

Cristoforo Elefante

Mokodu Fall

Stiliste:

FAshion Show Room:

Eire Mota & Barbara Iacobucci

Catwalk:

Sladana Krstic

Il programma:

Ore 16:00 – 18:00 | Sala Hugo – 1° Piano | Music & Fashion Show Room by Eire Mota & Barbara Iacobucci.

Ore 18:00 – 20:00 Vernissage | Francesco Dau, Antonio Murgia, Natalia Pontòn, Giulia Iosco e Cristoforo Elefante.

Ore 20:00 | Terrazza – 9° Piano | Sfilata di Moda | Sladana Krstic

Ore 20:30 | Terrazza – 9° Piano | Live Painting | “Le jardin de l’Amour” by Mokodu Fall

Ore 21:00 | Terrazza – 9° Piano | Manlio Belpasso Live Jazz Set withe The Stereoloops

Ore 22:00 | Sala Hugo 1° Piano | CINEFORUM | Un chien andalou by Luis Buñuel e Salvador Dalí

Ore 23:00 – 02:00 | Roof Top – 10° Piano | Tiki Tiki Exotic Music & Drink

Madrina della serata la bellissima Natalia Simonova, artista decisamente eclettica. Ballerina, attrice, cantante e performer. È giunta in Italia dopo aver vinto il titolo Vice -Miss Georgia nell’Universo 2000e  ha partecipato a diverse fiction tra le quali- ricordiamo- “Intelligence” con Raul Bova. Ha lavorato tantissimo a teatro, dedicandosi allo studio con i mostri sacri del settore come   Daniele Salvo, Mauro Avogadro e anche il grande Albertazzi. Tra i suoi spettacoli ricordiamo “Lasciando u segno” e “Mata Hari”.

Laura Gorini

Karawan – La festa del Cinema Itinerante

Lungometraggi, anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, musica e l’aperitivo tutte le sere: è Karawan festival, in una delle aree più multietniche della Capitale.

Torna a Roma, dal 20 al 24 giugno 2018, Karawan, la festa del cinema itinerante, un open air che, giunto alla settima edizione, porta il grande cinema nei cortili dei quartieri Tor Pignattara e Pigneto, proponendo visioni non convenzionali per trattare i temi della convivenza e dell’incontro tra culture in tono non drammatico. Proiezioni di lungometraggi, tra cui due anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, un tour per il quartiere, musica e ogni sera dalle ore 20.00 il Karawan Bistrot, aperitivo e dj set, in una delle aree più multietniche della Capitale, per il secondo anno consecutivo sostenuto dal Mibact con il bando MigrArti. Tema centrale di questa edizione è La Città, con l’hashtag #Newtown, “a sottolineare – dichiarano i direttori artistici – nuove visioni della civitas come habitat aperto e inclusivo, che fa esplodere i margini e in cui nessuno è ospite, ma tutti sono membri di una nuova, plurale, comunità. Il filo rosso che unisce le storie proposte è proprio il nuovo senso di communitas che si (ri)crea partendo dall’ascolto dell’altro, che diventa globale senza perdere i legami con il territorio di riferimento”. Karawan 2018 presenta, tra gli altri, due film in anteprima: il pluripremiato Newton, candidato indiano all’Oscar per miglior film straniero e il surreale The Village of No Return, firmato dal maestro cinese della commedia Chen Yu-hsun. Programma completo e mappa delle location al link ufficiale: www.karawanfest.it

La serata di apertura di mercoledì 20 giugno si svolge durante la Giornata Mondiale del Rifugiato, in una location non casuale, ovvero Casa Scalabrini 634, ex seminario dei padri Scalabriniani in via Casilina, che dal 2015 ospita una trentina di rifugiati, che vivono in semi-autonomia con un percorso di accompagnamento al lavoro. Alle ore 18:00 il tour di Tor Pignattara condotto da donne e l’inaugurazione della mostra fotografica: “Viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e dei luoghi dell’anima”, a cura delle donne della scuola di Asinitas, evento conclusivo di un lungo laboratorio in un lavoro di lettura, interpretazione del territorio ed educazione all’immagine attraverso la fotografia, in collaborazione con Ecomuseo Casilino, Alessia Tagliaventi e Silvia Magna.Alle ore 20:30, “Labili Confini”, reading di poesie di migrazione, viaggio ed esilio, a cura di Francesca Palumbo, Stilo Edizioni. Alle ore 21:00 la proiezione del film L’altro volto della speranza, del regista finlandese Aki Kaurismäki. Il film, vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino per la migliore regia, racconta di un giovane rifugiato siriano, che si ritrova per caso a Helsinki come passeggero clandestino su una carboniera.

La serata di giovedì 21 giugno si tiene nel cortile del condominio di Via di Tor Pignattara 29 e alle 21 vede la proiezione, in anteprima italiana, del film cinese The village of no return, di Chen Yu-hsun, ambientato in un villaggio della Cina del 1914, dove l’arrivo di un misterioso prete taoista con una magica attrezzatura che cancella la memoria, crea una serie di disavventure, inganni e gag in salsa wuxia che ammicca ai vecchi film d’azione in costume, per un’acuta riflessione sulla memoria. Venerdì 22 giugno alle ore 21:00, nel cortile della Casa delle Arti e del Gioco del Municipio V, proiezione, in collaborazione con Goethe Institut Rom, commedia turco-tedesca Hans in salsa piccante, della regista Buket Alakuş, tratta dall’omonimo best seller, racconta con tono divertito le dinamiche dei matrimoni misti dipingendo un affresco vivace e sfaccettato delle giovani donne di origini turche nella società tedesca di oggi. Sabato 23 giugno, sempre alle ore 21:00, nel cortile della Biblioteca Goffredo Mamelial Pigneto con la proiezione, in anteprima romana, del film indiano Newton, di Amir V Masurkar, la storia di un giovane impiegato ministeriale nominato scrutatore per le imminenti elezioni. Con acuto umorismo, il regista racconta le dinamiche che si celano dietro ogni elezione democratica e il “miraggio” della libertà. La serata conclusiva del festival, domenica 24 giugno, si tiene a partire dalle ore 21:00 nel cortile della Scuola Internazionale Carlo Pisacane, con la proiezione, in collaborazione con Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese, del lungometraggio Good Luck Algeria, di Farid Bentoumi, fresca e intelligente commedia sull’integrazione, ispirata all’eroica impresa dell’ingegnere Noureddine Maurice Bentoumi (fratello del regista) che partecipò alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 sotto la bandiera algerina per salvare la sua piccola impresa di sci. A Nel cast, anche Chiara Mastroianni ed Hélène Vincent.

Fin dagli esordi sottolineano i quattro direttori artistici, Carla Ottoni, Claudio Gnessi, Alessandro Zoppo e Gaia Parriniuno degli obiettivi della manifestazione è stimolare una riflessione sui concetti di ‘centro’ e ‘periferia’, Karawan negli anni è diventato un festival diffuso e site specific, che si sposta ogni sera in un cortile diverso, trovando ospitalità in condomini privati così come in spazi pubblici e mettendo in relazione le energie più positive nel territorio”.

KarawanFest 2018 è sostenuto da: Mibact – MigrArti Sezione Cinema III edizione e partecipa al programma Co.Heritage dell’Ecomuseo Casilino e all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Con il contributo di Goethe Institut-Rom; Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese; SIAE. Con il patrocinio di Comune di Roma-Biblioteche di Roma; Comune di Roma-Municipio V; ideato e organizzato da: BIANCO E NERO associazione culturale. Partner: ASINITAS Onlus; con la partecipazione di: Casa Scalabrini 634; Associazione Pisacane 0-11; Cemea del Mezzogiorno; gemellato con: Cinema di Ringhiera; Yalla Shebab Film Festival.

Per maggiori informazioni, il programma completo e la mappa delle location
www.karawanfest.it
www.facebook.com/karawanfest
info@karawanfest.it

Dirty Dancing arriva a Roma!

LO SPETTACOLO DEI RECORD CONCLUDE A ROMA

LA SUA PRIMA TOURNÉE ITALIANA

IN OCCASIONE DEL TRENTESIMO ANNIVERSARIO DEL FILM

Arriva a Roma il 4 maggio lo spettacolo campione d’incassi con oltre 115.000 presenze nei primi 3 mesidi rappresentazione. Per il pubblico la versione teatrale è oramai, come succede per il film, un classico da vedere e rivedere per vivere ogni volta tutte le emozioni e la magia di una storia senza tempo.

Quando nel 1987 l’autrice Eleanor Bergstein scrisse la storia di “Dirty Dancing – Balli Proibiti” non si sarebbe mai immaginata un tale successo. Il racconto di Baby e della sua storia d’amore con Johnny, il bel maestro di ballo, nata in una lontana estate degli anni ’60 nella scanzonata atmosfera del resort Kellerman, si è trasformato in un vero e proprio cult senza tempo a livello cinematografico e teatrale.

Dirty Dancing, the Classic Story on Stage” ha la capacità di conquistare e coinvolgere non solo gli habitué del genere, ma di avvicinare al teatro tutta una nuova ed eterogenea parte di pubblico, impaziente di assistere “dal vivo” alla storia d’amore tra Johnny e Baby raccontata da musiche e coreografie indimenticabili, fedelmente riprese dalla versione cinematografica.

Lo speciale allestimento per i 30 anni del film è firmato dal regista Federico Bellone, con la supervisione di Eleanor Bergstein, autrice del film e dello spettacolo teatrale, nella fase di scelta del cast.

“Dirty Dancing” rappresenta uno dei pochi spettacoli in grado di portare davanti al sipario persone che non ci sono mai state, ed è l’unico titolo anglosassone in assoluto il cui allestimento italiano è stato esportato in tutto il mondo, compreso il celeberrimo West End di Londra. Questa versione dello spettacolo, reduce da successi in Inghilterra, Germania, Spagna, Austria, Monte Carlo, Messico, Belgio, Lussemburgo, e presto Francia, è fedele e rispettosa della pellicola del 1986 da cui ha origine.

Anche in questa nuova versione la colonna sonora comprenderà, oltre all’iconico brano vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globe  – “(I’ve Had) The Time Of My Life” -, hit indimenticabili come “Hungry Eyes”, “Do You Love Me?”, “Hey! Baby” e “In the Still of the Night”.  Dirty Dancing è un titolo da record: un successo planetario al cinema, un Golden Globe e un Oscar per il brano “(I’ve Had) The Time of My Life”, oltre 40 milioni di copie della colonna sonora vendute e, solo negli Stati Uniti, oltre 11 milioni di dvd e Blu-ray. A teatro, in paesi di consolidata tradizione di spettacoli musicali come Inghilterra e Germania, ha ottenuto i più alti incassi nella storia del teatro europeo.

Nel cast: Sara Santostasi (FRANCES “BABY” HOUSEMAN), Giuseppe Verzicco (JOHNNY CASTLE), Simone Pieroni (DR. JAKE HOUSEMAN), Federica Capra  (PENNY JOHNSON), Mimmo Chianese (MAX KELLERMAN), Claudia Cecchini (LISA HOUSEMAN), Rodolfo Ciulla (NEIL KELLERMAN), Samuele Cavallo (BILLY KOSTECKI), Renato Cortesi (MR. SCHUMACHER), Russell Russell (TITO SUAREZ).

Date tour: 4-13 Maggio 2018

Teatro Olimpico Piazza Gentile da Fabriano, 17
Botteghino: da lunedì a domenica dalle 10:00 alle 19:00
Tel_ 06 3265991

http://www.dirtydancingitalia.it/

Ufficio stampa: Madia Mauro madia.mauro@gmail.com

Cimitero Acattolico di Roma, dove riposano artisti e poeti

Una volta visitati i monumenti e i luoghi più noti di Roma, si scopre che la Città Eterna non è solo il Colosseo e San Pietro, i Fori imperiali, Piazza di Spagna e il Laterano, esiste una città sotterranea semisconosciuta e altre mete sottovalutate, perché forse troppo inconsuete. E se vi proponessero di andare a visitare un cimitero, probabilmente guardereste il vostro interlocutore con un misto di perplessità e incredulità. Per i più superstiziosi poi posso già immaginare gli scongiuri bisbigliati ed espressi con i gesti. Eppure una passeggiata nel Cimitero Acattolico di Roma merita di mettere da parte i pregiudizi.

Per visitarlo bisogna recarsi nello storico quartiere di Testaccio, vicino alla Porta Ostiense e alla Piramide di Caio Cestio, che domina la parte più antica dell’area cimiteriale. La stessa Piramide è uno spettacolare edificio sepolcrale che supera i 36 metri e interamente rivestito da lastre marmoree, la cui caratteristica forma è espressione di quella “moda egizia” che si diffonde a Roma all’indomani della conquista dell’Egitto nel 30 a.C. Incorporata poi nelle mura aureliane, essa fu edificata in 330 giorni in memoria del pretore e tribuno Caio Cestio Epulo, il cui nome è ricordato nell’iscrizione posta sul lato orientale del monumento.

Nei pressi della Piramidi, in quello che sembrerebbe un piccolo giardino pubblico si notano, sparse nel prato e tra la vegetazione curata, cippi e lapidi funerarie. È questa l’area più antica del cimitero, affianco alla quale la parte “nuova” si sviluppa su per un dolce declino, a breve terrazzamenti. Stretti vialetti di cipressi, oleandri, siepi di pitosforo e gelsomini, aiuole fiorite, fanno da sfondo ai monumenti in pietra e marmo.

Secondo le normative ecclesiastiche della Chiesa Cattolica, ai Protestanti è sempre stata preclusa la sepoltura in chiese cattoliche o in terre consacrate. Tuttavia, nelle località portuali, abbastanza presto si cominciarono a destinare spazi di sepoltura per persone di fede non cattolica e , prima che nel 1837 fosse istituito il Campo Verano, numerosi piccoli cimiteri costellavano le aree disabitate entro la cerchia delle Mura Aureliane: di essi, il Cimitero Acattolico è il solo ad aver conservato il sito e la funzione, dal 1716, a quando risalerebbe stando a documenti che riporta il permesso concesso da Papa Clemente XI, per membri della Corte Stuart in esilio dall’Inghilterra, ad essere sepolti di fronte alla Piramide. Il permesso fu esteso ad altre persone non cattoliche, molte di loro giovani nel compimento del Grand Tour, il lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo con lo scopo di perfezionare il loro sapere.

Il cimitero è noto per la presenza numerosa di artisti, scrittori, studiosi e diplomatici straneri che vi sono sepolti. Molti avevano scelto di vivere in Italia, altri invece morirono a causa di una malattia o di un incidente mentre erano in visita nella città. Sono quasi 4mila i defunti che riposano nel Cimitero: per la maggior parte inglesi e tedeschi, ma anche americani, scandinavi, russi e greci, di religione protestante ed ortodossa, ma anche islamica o buddista. Le iscrizioni sono in più di 15 lingue diverse, spesso incise con i caratteri della scrittura di appartenenza. Le tombe più amate dai visitatori, senza dubbio, sono quelle dei poeti inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley, il figlio di Goethe, il pittore russo Karl Brullov, ma anche il filosofo e politico italiano Antonio Gramsci. Di sepolture degne di nota ve ne sono davvero tante, sia per chi vi ha trovato luogo per il proprio riposo eterno che, in altri casi, per il valore artistico delle tombe stesse.

Il nucleo originario del Cimitero – oggi conosciuto come “parte antica” e prossimo alla Piramide Cestia – corrisponde, come scrivevo sopra, a un’ampia distesa erbosa con i monumenti funebri per lo più disposti in ordine sparso e con gli alberi radi, perché proibiti nel 1821 dal Segretario di Stato Pontificio con il pretesto che avrebbero ostacolato la vista della Piramide. In quest’area del Cimitero Acattolico si trovano le due tombe più conosciute e amate dai visitatori, due stele gemelle appartenenti l’una, quella con la lira e senza nome, al poeta inglese John Keats, l’altra, con la tavolozza dei colori, all’amico pittore Joseph Severn. Keats giunse a Roma nel 1820, dimorando presso la Casina Rossa di piazza di Spagna, e morì il 24 febbraio 1821 all’età di 25 anni. Fu desiderio dello stesso Keats che sulla sua tomba non venisse scritto alcun nome o data, soltanto la frase “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” (come ricorda l’epitaffio sulla stele), mentre la lira greca con quattro delle otto corde spezzate voleva significare, come spiegò in seguito Severn, “il suo Genio Classico spezzato dalla morte prematura”. A sinistra della stele, su un muro, si può notare una lapide con un medaglione in cui è scolpito il profilo di Keats e accompagnato da un acrostico: «K-eats! if thy cherished name be “writ in water” – E-ach drop has fallen from some mourner’s cheek; – A-sacred tribute; such as heroes seek, – T-hough oft in vain – for dazzling deeds of slaughter – S-leep on! Not honoured less for Epitaph so meek! » ( «Keats! se il tuo caro nome è “scritto sull’acqua”, Ogni goccia è caduta dal volto di chi ti piange; Un sacro tributo; così come gli eroi cercano di fare, Sebbene spesso invano – azioni straordinarie di carnefice, Riposa! Non meno onorato per un epitaffio così mite!».
Il nome di Keats appare ancora anche sulla seconda stele, quella di Joseph Severn, morto in tarda età nel 1879 e sepolto accanto all’amico soltanto nel 1882, in seguito a una sottoscrizione pubblica: la sua lapide fu realizzata con dimensione e forma simile a quella dell’amico, sulla quale l’epitaffio così recita:

TO THE MEMORY OF JOSEPH SEVERN DEVOTED FRIEND AND DEATHBED COMPANION OF JOHN KEATS WHOM HE LIVED TO SEE NUMBERED AMONG THE IMMORTAL POETS OF ENGLAND

ovvero “Alla memoria di Joseph Severn, amico devoto e compagno di morte di John Keats, che sopravvisse per vederlo annoverato fra i poeti immortali d’Inghilterra”.

Dopo il 1822 iniziarono le sepolture nella “zona vecchia”, subito adiacente alla “parte antica” e nella quale troviamo numerose tombe dal fascino altrettanto antico e romantico, come quella di un altro grande poeta inglese, Percy Bysshe Shelley, morto in un naufragio nel golfo di La Spezia, nell’estate del 1822, durante una gita con la sua barca a vela: dieci giorni dopo il corpo senza vita di Shelley fu ritrovato sulla costa nei pressi di Viareggio. Gli amici lo cremarono sul posto e le sue ceneri riposano nel Cimitero del Testaccio, mentre il cuore, estratto dalla pira, venne custodito dalla moglie Mary Shelley. E a breve dostanza, sempre nei pressi delle mure aureliane che incorniciano il cimitero, non si può non soffermarsi davanti alla tomba di William Wetmore Story e di sua moglie Emelyn, una tomba che, per il suo fascino e la storia che racconta, è quasi il simbolo dello stesso Cimitero Acattolico. William – che dopo la sua morte fu seppellito nella stessa tomba della moglie – era uno scultore americano che nel 1894 realizzò la bellissima scultura che orna il sepolcro, “L’Angelo del Dolore”, un angelo dalle fattezze femminili che, riverso sulla tomba, in una posa plastica di abbandono, rende molto bene la disperazione per la perdita della persona amata, la moglie Emelyn.

La “zona nuova”, divisa a sua volta in tre zone, custodisce, tra le altre, le tombe del deputato e teorico marxista Antonio Labriola, di Antonio Gramsci, del romanziere Carlo Emilio Gadda , e ancora del figlio dello scrittore Johann Wolfgang von Goethe, August, vicina a questa quella di Malwida von Meysenbug (1816-1903), autrice tedesca, pensatrice femminista e rivoluzionaria, ma anche quelle della poetessa italiana Amelia Rosselli, di Irene Galitzine, stilista nota per la sua creazione, negli anni ’60, dei pigiama palazzo, indossati da alcune delle donne più belle del mondo, e Sarah Parker Remond, dottoressa afro-americana, attivista anti-schiavista. Sono solo alcuni tra i tanti nomi, anche poco noti ai più, che si possono leggere sulle lapidi del Cimitero Acattolico. Una passeggiata rilassata laddove riposano nel loro sonno eterno protagonisti della storia e della letteratura.

Sara Foti Sciavaliere

La Centrale Montemartini di Roma

Dove l’antico e il moderno si incontrano. Entrare in un centrale elettrica dismessa e trovarvi una porzione del patrimonio dell’Antica Roma rinvenuti nelle varie campagne di scavo che hanno interessato l’Urbe, ha un impatto non indifferente. Per i puristi dell’archeologia la scelta potrebbe fare storcere il naso, ma guardando all’idea di questo allestimento se ne possono scorgere chiaramente il potenziale: il recupero di un impianto che costituisce comunque un esemplare di archeologia industriale altrettanto interessante e la capacità di trasmissione che questo luogo – dinamico – può costituire, soprattutto nella didattica scolastica.

Nel panorama europeo delle realtà museali non sono pochi i casi di conversione di apparati industriali riusati come musei e l’azione di restauro e valorizzazione della Centrale termoelettrica di Giovanni Montemartini non fa eccezione. Ma, mentre le industrie abbandonate e stazioni ferroviarie in disuso, come quelle berlinesi e parigine (basta pensare ai famosi casi dell’Hamburger Bahnhof a Berlino e alla parigina Gare d’Orsay, trasformate in musei d’arte contemporanea, sulla scia di un fenomeno di aree e di stabilimenti abbandonati reimpiegati), vanno riempiendosi di opere d’arte contemporanea, la Centrale ostiense diviene l’inusuale contenitore per opere d’arte antica provenienti dalle raccolte capitoline: un vero unicum nel panorama dei musei europei.

La storia del polo espositivo dei Musei Capitolini nella Centrale Montemartini ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del complesso capitolino. Per conservare l’accessibili al pubblico delle opere fu infatti allestita in quell’anno, negli ambienti ristrutturati della prima centrale elettrica pubblica romana, una mostra dal titolo “Le macchine e gli dei”, accostando due mondi diametralmente opposti come l’archeologia classica e quella industriale.

In un suggestivo gioco di contrasti accanto ai vecchi macchinari produttivi della centrale sono stati esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine del XIX secolo e degli anni Trenta del Novecento, con la ricostruzione di grandi complessi monumentali e l’illustrazione dello sviluppo della città antica dall’età repubblicana fino alla tarda età imperiale. Quello che doveva essere solo uno spazio museale temporaneo però, in occasione del rientro di una parte delle sculture in Campidoglio nel 2005, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione, è stato confermato come sede permanente delle collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini.

Già all’ingresso il visitatore ha un assaggio della “filosofia” di questo museo, trovandoci subito di fronte a una Venere marmorea di età cesariana che nel suo pallore si stacca dallo sfondo di un’enorme pompa di estrazione del 1912, sullo scuro metallo risalta così il panneggio leggerissimo e il movimento lieve della divina figura impressa nel marmo.
Si passa quindi alla Sala Colonne , la prima vera sala del museo, che ospita i reperti più antichi e offre un panorama delle espressioni artistiche del periodo repubblicano, in un percorso semplice e lineare, non condizionato dalla presenza di macchinari. Nell’esposizione del piano terra di fatto non si percepisce davvero l’unione arte-industria, che si compie invece nelle sale superiori; di fatto qui ciò che rimane del vecchio impianto industriale è visibile solo sul soffitto, dove non interferiscono affatto con la visione di insieme le tramogge a imbuto, utilizzate un tempo per smaltire le ceneri del carbone combusto al piano superiore. Nel percorso un’interferenza storica però è data da uno degli spazi che ospitava le caldaie, oggi la sala del treno di Pio IX. Il treno papale è stato realizzato nel 1858 e tre delle sontuose vetture sono in questo museo: la loggia delle benedizioni, il vagone della sala del trono e quello della cappella.

Salendo al piano superiore, si accede alla “sala macchine”: ci si ritrova in uno spazio ampio e luminoso, dai soffitti molto alti, in cui si impongono due ali di motori diesel, disposte a creare a un ambiente a tre “navate”, i cui disposte statue e buste di divinità del pantheon latino e personaggi della storia romana. Assai particolare è la sala successiva, il vano caldaie che ospita una “selva” di statue e reperti venuti alla luce dalle campagne di scavo a cavallo fra Ottocento e Novecento nella zona esquilina, si tratta delle decorazioni scultoree e dei cicli decorativi ormai smembrati degli Horti romani, una serie di ampi giardini che, annessi alla casa privata, portano la “campagna in città”. La sala a essi dedicata è un ampio spazio asettico a cui fa da sfondo un’enorme caldaia degli anni Trenta e un colonnato stilizzato, con statue poste negli intercolumni, fa da recinto al mosaico pavimentale di Santa Bibiana, intorno al quale gravita in resto dell’esposizione della sala e per raggiungere il quale non si può ignorare la meravigliosa statua di “Polymnia”. Il primo è un mosaico venatorio – di età tardo antico con scene di caccia –   degli Horti Liciani, ricostruito su un letto di ghiaia scura che lo mette in risalto; un pezzo piuttosto comune, in realtà, nell’antichità, ma quello di Montemartini è l’unico di questo genere di influsso africano ritrovato nell’Urbe. Riguardo alla statua marmorea di Polymnia, ritrovata nascosta insieme ad altri tesori presso gli Horti tardo-imperiali Ad Spem Veteres, a oggi è la versione artisticamente migliore della musa, una copia di età antonina di un’originale di epoca tardo ellenistica.

L’esposizione dei Musei Capitolini nella Centrale Montemartini è da considerarsi un compendio di storia dell’arte romana, e della storia di Roma stessa, in una location e in un’area cittadina fra i più lontani – in più sensi – dal centro dell’Urbe. È tuttavia indiscutibile che queste statue e le altre opere, rinvenute durante la modernizzazione urbanistica di Roma, abbiano finalmente trovato posto in uno dei luoghi simbolo di quella stessa modernizzazione. Quello della ex Centrale Montemartini è un museo che dialoga: il moderno dialoga con l’antico, l’arte con l’industria, la Grecia con il mondo romano, il visitatore dialoga con la storia che a questi si racconta nell’arte plastica e musiva dei Romani.

Sara Foti Sciavaliere