La trappola del senso di colpa

Il senso di colpa ci fa sentire sbagliati, provoca sentimenti di disprezzo e risentimento verso se stessi in conseguenza di una azione o omissione che com-porti la violazione, vera o presunta, di una norma giuridica morale o religiosa che identifichi la persona che pone in essere questa trasgressione come “colpevole”.

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Le stelle di Reha

Oggi vi presento Maria Sabina Coluccia, classe 1966, laureata in lettere moderne e insegnante. È una donna creativa ed eclettica che fino al 1995 ha svolto la professione giornalistica, poi una delle sue passioni ha preso sempre di più piede e dopo avere scritto “roba seria”, come dice lei, sui giornali oggi scrive ancora, ma dando voce a una delle sue più grandi passioni: l’astrologia. Il suo nome d’arte è Reha. La troviamo ogni mese sul mensile cartaceo e on-line D.Mare: la sua  rubrica è L’oroscopo della sirena. Reha mi ha colpito per l’ironia e la capacità di dare un taglio nuovo, diverso, il suo, all’oroscopo e all’astrologia. Ma andiamo per gradi. Il significato etimologico della parola astrologia è: scienza, che studiando gli effetti dei corpi celesti sui destini umani, predice il futuro.

Reha, qual è il valore dell’astrologia oggi? 

“Non credo esista un valore assoluto. Per molti è consolatorio, come una tazza di the caldo in un pomeriggio di pioggia. Spesso è una sfida con la sorte. Per me è una delle tante strade che conducono a una migliore conoscenza di se stessi. Una delle tante, non l’unica, non la migliore in assoluto. Di certo è per me affascinante”.

Le parole di Reha sono tanto più vere se si pensa agli studi condotti dallo psicologo Graham Tyson che nel 1982 parlò dell’astrologia come vera e propria valvola di sfogo, di sicurezza. In pratica, le persone si rivolgono all’astrologia nei momenti di maggiore stress, da qualunque problematica esso sia prodotto: relazionale, lavorativa o sociale. Mentre in situazioni di stress ridotto l’influenza degli oroscopi tende a diminuire fino a scomparire del tutto, si passa cioè all’estremo opposto: l’individuo non crede all’astrologia.

Reha, qual è il motivo per cui alla gente piace leggere l’oroscopo? 

“Credo che alla gente piaccia leggere l’oroscopo per placare un senso di insicurezza nascosto, una certa paura nell’affrontare la vita. Questo accade fin quando non si comprende che gli astri inclinano, ma non determinano, ovvero siamo noi, con le nostre scelte a delineare il nostro futuro più probabile. Un futuro che va a interagire con quello degli altri, quindi è fondamentale avere le idee chiare su ciò che vogliamo. Possiamo cambiare il futuro, facendo scelte appropriate nel momento presente. Che si tratti di oroscopo o di predizioni fatte con altri mezzi, il concetto è lo stesso. Solo chi pone la propria vita in mano agli astri, letteralmente, senza prendere posizione, può essere vittima della sorte. In questo caso però a mio parere direi che è vittima di se stesso, più che altro. L’astrologia predittiva mi interessa fino a un certo punto, proprio per questo, perché lavorando con il pensiero creativo si sfugge alla sorteintesa come destino in senso tradizionale. Certo, ci sono situazioni già tracciate nei temi di nascita di ciascuno di noi, avvenimenti, incontri del destino. Come reagire a questi eventi però è nostra responsabilità, è una nostra scelta. Posso anche incontrare la mia anima gemella, così come indicato nel mio tema astrale, ma decidere di voltarle le spalle. L’astrologia io la vedo così: una tavola imbandita con molte leccornie, alcune piccanti, altre dal gusto amarognolo, dolci squisiti. E poi ci siamo noi che scegliamo cosa assaggiare”.

È un dato di fatto che le pagine social e i siti web più cliccati siano quelli che hanno come oggetto l’astrologia; anzi, tali pagine e siti tendono ad aumentare viepiù il loro pubblico  a ritmo esponenziale. Non a caso la generazione dei Millennials è considerata la generazione più stressata, così come confermano i dati statistici dell’American Psychological Association. Lo stress deriva dalle notizie che arrivano ogni giorno e che parlano di crisi globale, non solo paese, di cambiamenti climatici e sociali che sono fonti di ansia poiché non positivi e non risolvibili in maniera apparente, almeno non nell’immediato. Non ci sono prospettive di miglioramento o segnali di fiducia.

Reha, attraverso il tema natale, le stelle influenzano il nostro carattere? 

“Il tema natale è la carta di identità stellare con cui veniamo al mondo. Ci sono impressi difetti, talenti, sfide, prove da superare, qualità e, per chi ci crede, il nostro passato lontano, le nostre vite precedenti, la direzione per il futuro, dove siamo diretti, come dovremmo evolvere spiritualmente. Saper leggere questa mappa è un valido aiuto nella crescita personale. Ogni segno zodiacale ha le sue caratteristiche peculiari che possono essere accentuate o esaltate a seconda di tante variabili. È tutto lì, nella posizione dei pianeti al momento della nascita. Saper leggere la carta natale ci aiuta a non perderci e a migliorarci, se davvero lo vogliamo”.

Gli esseri umani sono definiti in psicologia creature narrative, che cercano cioè un significato da attribuire agli eventi presenti, passati, futuri. Ecco che il passo si fa breve: affidiamo alle stelle la nostra insicurezza esistenziale. L’astrologia tende a classificare, etichettare gli eventi, in questo modo si ha un rasserenante senso di ordine, una piacevole risposta al bisogno di trovare un significato per ogni cosa, finanche a prevedere il futuro. Affidiamo alle stelle il difficile compito di fornirci risposte che non troviamo, o che facciamo fatica a cercare, ma anche ad accettare.

Grazie a Maria Sabina Coluccia, in arte Reha, per la simpatia e la disponibilità. Arrivederci su Pink Magazine Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci vediamo fuori luogo

 

Ci vediamo fuori luogo è il nuovo romanzo di Roberta Ginevra Cardinaletti, il terzo, ed è la storia di Martina. Quanto c’è di te in questo nuovo romanzo e qual è il messaggio che vuoi passare al lettore? “C’è sempre molto di me nei miei libri, non solo di ciò che ho vissuto e provato in prima persona, anche di ciò che assorbo dalle persone che incontro. Credo che il messaggio possa essere molteplice perché passa inevitabilmente attraverso la percezione del lettore, attraverso la sua esperienza, e questo è un bene perché non ho leggi da insegnare, desidero semplicemente dare spunti di riflessione, far fermare le persone e dire: Questo l’ho provato anch’io oppure Questo è un modo diverso di vedere una situazione che ho vissuto. Mi piace stimolare la curiosità del lettore”.

Attraverso le esperienze della vita della protagonista, attraverso la visione a colori della realtà che si trova a percorrere e affrontare, l’autrice e psicologa, lascia un universale messaggio di leggerezza da non confondere con la superficialità. La leggerezza è un modo nuovo di planare sulle cose, dall’alto, uno strumento necessario per liberarci dalla pesantezza di alcune situazioni e comportamenti gravati dal giudizio: il nostro e quello degli altri. Un giudizio che appesantisce il nostro viaggio e logora la nostra energia emozionale: ecco perché a volte ci sentiamo stanchi e non c’è riposo fisico che ci possa giovare. In fondo, la vita è un gioco, come dice Ginevra, un gioco in cui la risorsa più importante è il coraggio: il coraggio di prendere per mano le redini della propria esistenza e vivere da protagonista, in modo consapevole. E avere coraggio non è poi così banale: avere coraggio significa mettere da parte ogni scusa, prima fra tutte la procrastinazione; avere coraggio significa non rimandare a domani, nessuna cosa, nessuna azione, nessun comportamento, perché domani non esiste, perché domani è una dolce bugia che ci raccontiamo per non affrontare i cambiamenti, che in realtà non solo sono essenziali, ma inevitabili, e che se contrastati portano a condizioni di crisi e di auto sabotaggio. Quand’è che possiamo dire di essere veramente cambiati? E che cosa ci può aiutare a realizzare il cambiamento che vogliamo nella nostra vita? “A volte è importante guardarsi indietro per rendersi conto di quanto si è fatto e di quanto siamo cambiati. Spesso abbiamo l’impressione di stare fermi solo perché non abbiamo fatto cambiamenti clamorosi o repentini, ma se osserviamo il corso della nostra vita, possiamo renderci conto di quanto invece siamo cambiati e quante cose abbiamo cambiato. Per realizzare i cambiamenti che ci stanno a cuore, credo sia importante avere una forte determinazione e non concedersi scuse. Ogni volta che non ci sembra il momento giusto perché magari abbiamo altro da fare, allora dobbiamo chiederci: Qual è la mia priorità? e non perderla mai di vista”.

Il cambiamento è tanto più profondo quanto più lo cerchiamo ma non lo forziamo, cambiamo senza accorgercene. A volte ci rendiamo conto di essere cambiati solo quando siamo già cambiati, ad esempio quando cambiano i nostri gusti, anche quelli più banali, come cominciare a prendere il caffè senza zucchero oppure quando capiamo che possiamo fare a meno di alcune cose o di alcune persone, soprattutto quelle che riescono a fare a meno di noi. Decidere con chi condividere il nostro tempo ci permettere di dare valore a noi stessi oltre che agli altri, ci permette di scegliere a chi dare la nostra attenzione, significa aver trovato il coraggio e la forza di riconoscere la nostra bellezza e di non svenderla, ma portarla in dono a chi ne riconosce l’essenza e il valore. Che cos’è che ci impedisce di scegliere con chi stare e di subire la presenza di persone che ci stressano? “Il cambiamento, di qualsiasi natura, richiede sempre molto coraggio. È molto più facile lamentarsi di una situazione o di una persona, anziché provare a cambiare qualcosa. A volte abbiamo bisogno di sapere che quello che non facciamo e quello in cui riusciamo non è colpa nostra, ma è colpa delle persone che ci limitano, ci ostacolano. Allontanarci da queste persone ci metterebbe di fronte al dovere, verso noi stessi, di agire, di assumerci la totale responsabilità della nostra insoddisfazione, e questo richiede molta forza e determinazione”.

Grazie Ginevra per essere stata con noi e per averci donato degli spunti utili per avere nuove prospettive di interpretazione di noi stessi e della realtà, per trovare nuovi o rinnovati profili e riuscire a mostrarli agli altri. Grazie per i costanti messaggi di fiducia e speranza presenti nei tuoi libri, che di fiducia abbiamo bisogno più del pane nei periodi di crisi e di rinnovamento come quelli che viviamo tutti i giorni sia a livello personale sia sociale. Ed è con il messaggio che più di tutti rimarrà con me che voglio salutare i lettori di Pink: se bastano cinque dita per sette note, allora tutto è possibile, come la musica.

Arrivederci a Ginevra su Pink Magazine Italia!

 

 

 

 

 

Il peggio è passato e gli ho sorriso

Ho lavorato molte volte con Ginevra Roberta Cardinaletti, la conosco e la stimo come donna e come professionista – psicologa, editorialista, scrittrice – che ai titoli accademici accosta un dono più importante, la capacità di ascoltare, di andare oltre le apparenze. Le sue ultime pubblicazioni sono Il peggio è passato e gli ho sorriso e Undici donne nelle pagine di un diario, entrambi pubblicati con Aloha edizioni. Il primo è un romanzo autobiografico, un percorso a colori, pieno di amore: “saper cambiare insieme è quel che so dell’amore”; il secondo è una raccolta di racconti, undici ritratti di donna, anzi dodici, c’è una donna che verrà: donne diverse o differenti parti della stessa donna. La Cardinaletti descrive l’unicità di ogni individuo, incastonando la diversità all’interno di una rete di connessioni, i cui punti di contatto sono i sentimenti e le emozioni, che parlano una lingua universale. È difficile comprendere, accogliere la diversità: è più facile additarla che abbracciarla. Ecco perché amo definire i suoi libri un elogio all’imperfezione, che, per paradosso, rende unici e irripetibili: “Ho smesso di voler sembrare normale. E rido più spesso”.

L’arte è una forma espressiva del sé: in che modo avviene questa alchimia nella tua? “Credo che il segreto della felicità sia accogliere e donare bellezza, che è anche la forza dell’arte. Quando le persone mi dicono che con i miei libri hanno riso e hanno pianto, allora so che ho fatto bene perché anche io, mentre li ho scritti, ho riso e pianto, quindi c’è stato uno scambio di emozioni, di passione, quindi di vita”. I racconti presenti in Undici donne nelle pagine di un diario sono monologhi interiori, flussi di coscienza che fanno emergere i pensieri segreti delle protagoniste: attraverso la narrazione, la psicologa registra e decodifica verbalmente le dinamiche della psiche, donando al lettore una chiave di lettura che cura l’anima e propone delle vie di uscita da deleteri meccanismi psichici.

In che modo la scrittura può aiutare a guarire le ferite dell’anima? “Leggere e scrivere, se fatto con amore, è un modo di comunicare fortissimo. Aiuta a leggersi dentro e leggersi significa iniziare a comprendersi”. I romanzi dell’autrice sono utili spunti di riflessione che permettono al lettore di dare nuovi significati alle proprie esperienze, soprattutto a quelle percepite come fallimenti: trovare una nuova comprensione dei dolori e delle sofferenze conduce al ristoro e al sollievo dell’anima. “Il dolore non va cancellato, va rispettato”.

Come si può ritrovare nuova forza quando ci si sente stremati dagli eventi della vita? “Gli eventi che ci accadono, soprattutto quelli più duri, sono scossoni che ci dà la vita a cui possiamo rispondere solo con un cambiamento. Non possiamo cambiare gli eventi, ma possiamo cambiare atteggiamento, comportamento, anche le abitudini. I momenti più belli e importanti della mia vita li ho costruiti in seguito agli eventi più dolorosi della mia vita. Ogni volta l’ho guardata e gli ho detto: Ora siamo pari”.

Prima o poi, tutti ci troviamo ad affrontare problemi, dolori, sconfitte, malattie e lutti, fanno parte della vita e non si possono evitare. Bisogna imparare a comprenderli, a capire il loro senso nella nostra vita e, dopo averli accettati, mettere in atto la strategia più giusta per affrontarli e gestirli. Attraverso i suoi romanzi, la Cardinaletti aiuta il lettore e trovare le proprie risposte: i suoi libri sono un messaggio di speranza, scritto con il cuore e “se le cose le fai con il cuore, prima o poi qualcuno lo vede”. Grazie Ginevra.

 

Stai seguendo Simona Colaiuda