Leonardo. La macchina dell’immaginazione

Leonardo. La macchina dell’immaginazione

19 aprile – 14 luglio 2019

Palazzo Reale – Milano

Per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata. Continua a leggere

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Cosa indosseremo questa estate?

L’estate del 2019 è la stagione dei grandi ritorni: fiori, tessuti leggeri, colori pastello.

Non ci sono dubbi. Questa sarà l’estate della leggerezza. Sulle passerelle abbiamo visto sfilare capi quasi impalpabili dai tenui colori pastello. Uno su tutti, il lilla. Un ritorno quasi inaspettato dal momento che non lo si vedeva da anni. Un lilla declinato in tutte le possibili sfumature che vanno dal violetto al glicine passando attraverso inserti di viola glitterati e porpora ramati.

Grande ritorno anche dei fiori che impreziosiscono abiti dai tessuti delicati come lo chiffon in seta e il velo. Nuvole di colori che ricordano lo stile Bohemian Chic ma con una virata più sul termine chic. Gli abiti da cerimonia sono decisamente eleganti e ricordano le dive della Hollywood dei tempi d’oro.

Ce n’è per tutti i gusti. Si tratta di abiti fascianti ma che cadono lievi su ogni tipo di corporatura e che stanno bene davvero a tutte. Inoltre sono abiti che non necessitano di troppi accessori. Dalle calzature che possono variare dal tacco a spillo, al sandalo gioiello fino alle ballerine; alle borse dalle forme più inconsuete. Belle quelle proposte da Prada, in colori forti che danno un tocco glam alla mise romantica. Continua a leggere

Tra i banchi di scuola con Pink

In una mattinata dove le nuvole impediscono al sole di scaldare l’aria, io e la direttrice Cinzia Giorgio ci dirigiamo con passo spedito e piene di curiosità verso la classe V A nel plesso scolastico a Campo Limpido, Tivoli. In questa piccola realtà urbana a pochi chilometri da Roma esiste una scuola elementare tanto viva, quanto vogliosa di crescere e pronta a mettersi in gioco, invitando noi di Pink a fare un incontro su come si scrivono le recensioni e su quanta passione porti alcune persone a intraprendere la via della scrittura, rendendola fulcro della propria realtà.

La scuola è rumorosa, voci che s’innalzano da una classe all’altra: non è chiasso, è proprio gioia di festeggiare questo martedì grasso che chiude il carnevale; e si respira un’aria che ci riporta all’infanzia, quella dei giochi e dei sorrisi più belli. Quei ricordi che scaldano il cuore e danno forza. Io e Cinzia ci guardiamo e all’istante capiamo che è il momento d’incontrare il gruppo di bambini che c’ha invitate, la classe dei “grandi”, la quinta .

Veniamo accolte da una classe di pochi elementi, ci osservano e ci salutano con fare composto e educato. Cinzia cattura i loro occhi, e inizia a raccontare cosa significhi vivere per scrivere e scrivere per vivere. I ragazzi, hanno avuto una buona impronta dalla loro maestra Aldomira che ha illustrato le basi fondamentali e le tecniche di come s’imposta una recensione, li ha invogliati a chiedere e a capire quanto lavoro ci sia dietro a un magazine come il nostro e a non aver paura di osare nel dare spazio alla fantasia e, sopratutto, alla curiosità.

Io ho fatto da spettatrice privilegiata a quest’incontro, ho osservato gli alunni e incrociato spesso lo sguardo di Cinzia che era felice, di quella felicità che sanno donarti solo i bambini. Poco prima dei saluti, osservando il paesaggio dalle grandi finestre, mi sono resa conto che il sole era riuscito a trovare spazio tra le nuvole e a illuminare la mattinata ancora alle porte; proprio come questi giovani sono stati in grado di donarci buonumore e tanta caparbietà. Incontri che scaldano il cuore, che dovrebbero essere normalità in un percorso scolastico, ma se anche sono l’eccezione sono vivi e veri e permettono di provare a seminare ancora di più sul loro cammino e a noi, di tornare bambini e coccolarci un po’.

Cinzia non si tira indietro mai, si confronta con i ragazzi e non lesina sulle curiosità più simpatiche e profonde che gli alunni hanno scelto di chiederle. S’instaura subito un clima alchemico che permette ai ragazzi di accettare anche di mettersi in gioco e di trasformarsi in “recensori”. I lavori, presentati in tempo utile da permettere a tutti di leggere il proprio componimento, permettono di capire da subito quanto seriamente hanno preso in considerazione la “Pink lezione”; e il tempo scorre veloce, forse anche troppo. Si scambiano sorrisi e voglia di confrontarsi.

Mirtilla Amelia Malcontenta

The Mule – Il corriere

The Mule e Clint Eastwood non tradiscono le aspettative. Il monumentale e inarrestabile Clint Eastwood chiama a sé un cast degno di nota: Bradley Cooper, Dianne Wiest, Laurence Fishburner, Andy García e Alison Eastwood (figlia di Clint).

L’attore e regista ci presenta un film amaro, riflessivo, per certi versi commovente e con un finale sorprendente, basato su una storia realmente accaduta.

Il protagonista è un uomo anziano che dalla vita ha preso senza dare; forse proprio a causa della sua età, inizia a riflettere sul ruolo che ha avuto nella famiglia, venendo alla conclusione che è stato un pessimo marito e marito. Quando gli viene pignorata la casa e la sua famiglia non lo vuole più vedere capisce che deve fare qualcosa per ripagare gli anni di mancanze verso i suoi cari. Se da prima non comprende appieno che quello che gli viene chiesto è fare il corriere per il cartello messicano, successivamente alla vista di tanti bei dollaroni ci prende gusto, ma non tanto per se stesso quanto per aiutare gli amici e parenti. Sulle sue tracce c’è la Dea con il bellissimo Bradley Cooper che ha un ruolo più marginale, ma riesce lo stesso a bucare lo schermo.

Il film si snoda tra i bellissimi panorami americani, le battute sarcastiche del protagonista, le riflessioni sulla vita, sulle occasioni mancate, i rimpianti e le corse per le consegne. Con i suoi inconfondibili modi spigolosi e burberi l’attore e il film provocano un’amara constatazione sul tempo che dedichiamo a chi amiamo, per meglio dire il poco tempo, e quale posto gli riserviamo nella nostra personale scala dei valori.

Sicuramente Clint Eastwood, nonostante la parte inusuale che ricopre in questa pellicola, è riuscito nell’intento di farsi amare ed elogiare. Un ruolo lontano dall’eroe a cui siamo abituati, ma che lo interpreta con la maestria ed eleganza che gli appartengono. L’età non ha scalfito la bravura dell’attore e nemmeno del regista, in un susseguirsi di stupendi film che da I ponti di Madison Country sono rimasti indelebili nei cuori degli spettatori.

Pink Party

Venerdì 22 febbraio 2019 alle ore 18.30 tutti invitati al Riot Laundry Bar di Napoli per il nostro #PinkParty!

#SaveTheDate

Evento organizzato grazie all’infaticabile e splendida Marilena Cracolici che ringrazio pubblicamente. Senza di lei non sarebbe stato possibile creare questa magia.

Interverranno tanti amici di Pink Magazine, tra cui la love coach Madeleine H., l’artista Pietro Ciliento Art che esporrà le sue opere.

Vi aspettiamo numerosi

Cinzia Giorgio

(grazie a WebstudioDesign che ha curato la parte grafica)

Una giornata alla Newton Compton

Di seguito il reportage targato Pink Magazine Italia della nostra Amelia, che ha partecipato con entusiasmo alla giornata della casa editrice romana Newton Compton dedicata ai siti che si occupano di libri e alle bookblogger.

In una giornata uggiosa mi faccio assorbire dal traffico di Roma, per poter arrivare in centro e partecipare all’incontro con la casa editrice Newton Compton. Traffico in tilt, pioggia, freddo, insomma un mix perfetto per mollare tutto e tornare al calduccio nel “villaggio” fuori città dove vivo.

Ma c’è una forza più grande di tutti questi imprevisti, che mi spinge a impormi sul navigatore per cercare di non rimanere di nuovo in coda e di alzare a manetta i riscaldamenti nell’abitacolo. È la forza di questa casa editrice che dal 1969 continua a crescere e a credere sia in chi scrive sia in chi legge. Arrivata a destinazione, incontro e conosco altre blogger. L’atmosfera si fa subito rilassata e cordiale.

Veniamo fatte accomadare nella grande sala riunioni, inebriate dall’intenso profumo di libri sparsi che letteralmente ci circondano. Lo staff della Newton Compton mi fa sentire subito partecipe della presentazione di alcuni dei prossimi libri in uscita per il 2019.

Mi godo ogni attimo, ogni sorriso, ogni confronto durante le presentazioni. La passione con la quale vengono esposte le trame mi cattura e vengo rapita da questa fantastica linea editoriale; non vedo l’ora di iniziare a leggere le loro nuove proposte.

Suggerirei anche alle altre case editrici di non perdere questa “tradizione”, di non sottovalutare la potenza di incontri come questo; perché lo scambio di opinioni e la forza che da sempre hanno i libri si fondano anche grazie a questo tipo di avvenimenti.

Al momento ringrazio la Newton Compton per l’ospitalità, lo stile e il buon gusto. Ricordando ai lettori di Pink che leggere è sempre una buona idea!

Mirtilla Amelia Malcontenta

Cosa indossare a Natale?

La domanda delle domande: che cosa mi metto? Quando poi arrivano le feste e apriamo l’armadio, ci assale lo sconforto. Non perdiamoci d’animo, basta applicare due o forse tre regole e il gioco è fatto.

A Natale ci si veste ancora di rosso? Dipende. Il rosso, di cui abbiamo già abbondantemente parlato in precedenza e di cui ancora parleremo, è un colore che si porta tutto l’anno, dal momento che è disponibile in diverse nuance adattabili a tutte le stagioni. A Natale, tra l’altro, vanno anche bene il bianco e il nero, il verde carico, il blu, l’argento e soprattutto l’oro. L’importante è non esagerare con gli accessori e con i lustrini, per non rischiare di confonderci con l’albero decorato e luminescente del salotto.

Che cosa indossare, dunque? Partiamo dalla serata della Vigilia. Se siamo invitate a casa di amici o parenti, un bell’abito corto rosso o nero e dalle linee semplici potrebbe fare al caso nostro. Un tubino per la più sofisticate, un abito svasato per le più giovani. Almeno per una sera, direi, al bando i pantaloni che saranno pure comodi ma vanno indossati solo se siamo noi le padrone di casa; se siamo ospiti concediamoci di scoprire le gambe, o per lo meno di fasciarle in belle calze. Più è semplice l’abito, più possiamo osare con le calze: di pizzo, con sfumature dorate (senza esagerare) o con disegni geometrici. Non va bene per la cena della vigilia il tessuto scozzese che invece potrete utilizzare il giorno del pranzo di Natale in famiglia. Il trucco leggero, le mani curate e le unghie rosse possono bastare a completare il look.

Per gli accessori vale la regola delle calze: più sono sobri gli abiti più possiamo osare con gli intramontabili fili di perle o bracciali importanti. Meno in vista mani e orecchie, sempre per evitare l’effetto albero. Mi raccomando: se avete optato per un tubino nero, arricchendolo con più fili di perle, indossate calze nere e scarpe con tacco alto, possibilmente a spillo.

Le scarpe meritano un discorso a parte: il modello che sceglierei per gusto personale è il Pigalle Follies 120 mm. black and red di Christian Louboutin. Un vero capolavoro!

African Trade Beads

Quella delle perle di vetro è una storia lunga ma soprattutto una storia antichissima che inizia circa millecinquecento anni prima di Cristo in Mesopotamia per giungere, nel corso dei secoli, fino a Venezia.

È la storia della lavorazione del vetro colorato e decorato con piccoli disegni che, nel periodo alessandrino, conobbe un periodo di grande fama durante il quale si produsse anche del vasellame che era considerato talmente prezioso da essere adoperato nei templi.

Nel 61 a.C. giunsero fino a Roma dei vasi in “murrha” che furono posti nel tempio di Giove; questi vasi vetrosi avevano oltre alla caratteristica decorazione di colore stratificato, anche la caratteristica di emanare un gradevole odore perché erano adoperati per contenere essenze   profumate, da qui l’origine del nome vasi di Murrha dal latino Mirra che significa, appunto, profumo.

Plinio il vecchio nel suo libro Naturalis Historia parla di questi vetri chiamandoli, per primo, “vasa murrhina”.

Nel Medioevo la produzione di questi particolari vetri fu dimenticata, bisognerà aspettare il XIII/XIV  secolo e i maestri vetrai di Venezia, per ritrovare una produzione di vetri che, ispirata a questi antichi monili e vasi, darà vita a quelle perle di vetro che oggi chiamiamo murrine.

I maestri veneziani usando dei crogioli contenenti del vetro fluido, ognuno di diverso colore, realizzavano, con una tecnica ingegnosa, dei cilindri di vetro a più strati, prelevando dai vari crogioli, con una bastone di ferro caldo, il vetro colorato ancora morbido, con il quale, formavano un cilindro di peso e spessore variabile. Con questa lavorazione ottenevano le cosiddette “canne” che servivano per produrre le perle di vetro.

Nel corso del tempo crearono perle veneziane di tre tipi: di conteria, a rosetta o a lume.

Le perle di conteria, risalenti al XIV secolo, sono monocrome, molto piccole e la loro lavorazione è fatta con sottili canne vitree forate; queste perline erano utilizzate anche per ricamare tessuti preziosi sia per abiti che destinati ad altri usi.

Le perle rosetta, inventate nel XV secolo da Marietta Barovier, figlia di Angelo, una delle più famose famiglie di vetrai muranesi, erano prodotte con canne forate e composte da più strati policromi, possiamo considerarle le prime vere e proprie murrine. Per ottenere i disegni nel vetro ancora morbido queste canne venivano inserite in un cilindro verticale nel quale veniva impressa la decorazione desiderata, il vetro era ripassato in uno o più strati di altri colori.

Le perle a lume invece sono una produzione del seicento, realizzate con una canna non forata, riscaldata a fiamma (a lume) e poi colata su un filo metallico tenuto, a mano, in costante rotazione durante la quale, si potevano aggiungere infinite varianti di effetti e colore.

Queste perle colorate erano molto amate da vari popoli e se esploratori, mercanti e missionari ne portavano con se delle quantità per offrirle in dono, ben presto capirono che potevano usarle come merce di scambio per attraversare i vari territori o per scambiarle con prodotti locali anche preziosi.

In Africa, per esempio, venivano scambiate con avorio, oro, pietre preziose e perfino con gli schiavi. I popoli africani amavano talmente queste perle colorate che i capi tribù si ornavano il corpo con le rosette veneziane, le quali, divennero il simbolo del loro prestigio, tanto preziose che il loro uso era concesso, solo in alcune particolari occasioni, alle loro mogli.

In Ghana alcune etnie di stampo matriarcale, usavano le perle multicolori per i cosiddetti riti di iniziazione delle fanciulle che passavano allo stato di donne pronte per il matrimonio; il corpo di queste ragazze era ornato interamente con chili e chili di perline di vetro colorate. Queste perle  di vetro divennero la dote preziosa di ogni donna, si ereditavano da madre a figlia, e rappresentavano un vero e proprio tesoro.

Inoltre, a ogni tipo di perla e a ogni colore era dato un significato magico: le perle blu erano simbolo di tenerezza e affetto, le gialle di maturità e prosperità, le rosse di passioni intense nel bene e nel male e così via.

Ovviamente avevano anche la funzione di amuleti per proteggere dalle malattie, per curarle, per favorire la gestazione e ovviamente, per proteggere dal malocchio. Nessuna donna in gravidanza andava in giro senza le sue collane, vi erano collane per i bambini, per le ragazze, per i giovani, per i guerrieri, per le persone ammalate, per i vecchi.

Questi alcuni dei motivi per cui furono dette perle africane o anche “African trade beads”.

In realtà dal XV secolo in poi il mercato dello scambio di merci con le perle di vetro ha avuto una platea decisamente mondiale, dagli indiani d’America, all’estremo oriente, nel corso dei secoli merci preziose furono scambiate con queste perle fino a un punto tale che i maestri veneziani arrivarono a creare più di 100 mila tipi di perline. Nel XVIII secolo le vetrerie di Murano giunsero a sfornare diciannovemila chili di perle a settimana, quasi tutte destinate al mercato estero.

Ovviamente, ci furono anche dei veri e propri tentativi di imitazione delle perle veneziane e in vari paesi europei, fra i quali, Inghilterra, Francia, Belgio, Moravia e Boemia, si produssero centinaia di chili di perle di vetro, che non eguagliarono mai la qualità di quelle veneziane. Oggi sono prodotte oltre che in Europa anche in Cina.

Le antiche perle di vetro sono oggetto di un prezioso collezionismo, quelle più antiche hanno la base colorata, mentre quelle con il fondo nero furono prodotte soltanto dal XIX secolo in poi.

Spesso si trovano collane di perle di vetro mescolate con pezzi di corniola, di ambra, con conchiglie e più raramente con altre pietre.

Sul mercato i monili di perle di vetro si trovano da tutti i prezzi ma quelle realmente antiche sono molto costose, pertanto, se vi chiedono poche decine di euro diffidate della loro autenticità e come sempre, per essere sicuri di fare buoni acquisti, rivolgetevi a persone di vostra fiducia e di provata competenza.

Angela Arcuri

72esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno

Grande successo per la serata finale della 72esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno. Nella splendida cornice del Cineteatro Augusteo ha avuto luogo la premiazione delle opere vincitrici dell’edizione 2018 del Festival. La serata è stata presentata da Debora Caprioglio  e Gaetano Stella.

 

Vincitore assoluto il film “Stato di ebbrezza” per la regia di Luca Biglione e che vanta nel cast, tra gli altri, l’attore Andrea Roncato e l’attrice Melania Dalla Costa. Al film è stato conferito il premio Gran Trofeo Golfo di Salerno “Ignazio Rossi”. “Stato di ebbrezza” è la trasposizione della storia vera dell’attrice comica Maria Rossi che ha combattuto contro la dipendenza dall’alcool.

 

Prestigioso riconoscimento  per l’attore e regista toscano Alessandro Paci, che è stato premiato per il film “Non ci resta che ridere”, del quale è regista e attore. Tra i tanti riconoscimenti, si segnalano il premio alla carriera all’attore Massimo Bonetti e all’attrice Eleonora Brown, interprete di Rosetta ne “La ciociara” di Vittorio De Sica.

 

Alla serata di Gala hanno preso parte anche numerosi ospiti istituzionali, tra i quali: Mariarita Giordano (Assessore alle Politiche Giovanili e all’Innovazione del Comune di Salerno), Domenico De Maio (Assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno), Franco Picarone (Presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania) e Nicola Acunzo (Deputato della Repubblica).

 

Sono stati ricordati Bernardo Bertolucci ed Ennio Fantastichini, venuti a mancare rispettivamente il 26 novembre e il 1 dicembre.

 

Tra le varie performance che si sono alternate sul palco ha suscitato grande emozione l’esibizione del robot pianista TeoTronico.

 

“Voglio ringraziare quanti hanno collaborato alla settantaduesima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno – ha detto dal palco il patron Mario De Cesare – grazie al Comune di Salerno e alla Regione Campania per il sostegno. È stato un Festival ricco di iniziative”.

 

L’edizione 2018 del Festival Internazionale del Cinema di Salerno – il cui tema è stato la resilienza – ha visto 120 film in concorso, selezionati tra i tanti giunti all’organizzazione ed è stata caratterizzata da numerose e importanti iniziative “a latere”, come gli incontri tra i protagonisti del mondo del cinema e di Internet e gli studenti (Francesco Baccini e Massimo Bonetti hanno incontrato le scuole, così come lo youtuber Davide Giardini), le esibizioni degli stuntman della South Horizon di Salerno (a rimarcare l’importanza dei “cascatori” nel cinema), lo spettacolo di teatro – danza “Euthalia – fiore che sboccia”, contro la violenza sulle donne. Inoltre, hanno avuto luogo due casting a cura della AR Production e c’è stata l’esibizione del robot pianista TeoTronico.

 

Casella Postale 80 – 84100 Salerno – Tel./Fax: 089 231953 – e-mail: info@festivaldelcinema.it

 

La più meglio gioventù a Modena

La più meglio gioventù 

Scritto e diretto da: Alessandro Bardani

Sabato 15 dicembre 2018 – ore 21.00

Teatro Michelangelo – Modena

 

La più meglio gioventù”, divertente spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Alessandro Bardani, in scena con Francesco Montanari, rappresenta il lato più leggero e dissacrante della scrittura di Bardani, con uno stile che si ispira a film come “clerks” e “coffee and cigarettes” e al teatro canzone di Gaber. non mancano richiami a Woody Allen, Ben Stiller, ma anche Pier Paolo Pasolini, Marco Tullio Giordana (“la meglio gioventù”) e a Samuel Beckett (“Aspettando Godot”).

Sul palcoscenico interagiscono Francesco Montanari e Alessandro Bardani nel ruolo di due trentenni, Aurelio e Niccolò. Si ritrovano seduti allo stesso tavolino di un locale a scambiare opinioni sul mondo che li circonda, a esprimere e condividere ansie del tempo attuale, in un’atmosfera che vede mischiare sacro e profano parlando apertamente a ruota libera, con un’unica convinzione: “Dobbiamo sistemare le cose… Ma domani però, tanto c’è tempo…”.
Battute fulminanti, sarcastiche, ironiche e frizzanti sono alla base del reading.
Montanari e Bardani sono alla loro settima collaborazione, hanno già recitato insieme nella serie tv “Romanzo Criminale”, nella sketch-comedy per Repubblica.it “Felici & Contenti – Pillole di Becchinaggio”, scritta da Bardani stesso, collaborato ancora nel cortometraggio pluripremiato e Nominato ai David di Donatello “Ce l’hai un minuto?”, scritto e diretto da Bardani, che vede tra gli interpreti oltre a Montanari anche Giorgio Colangeli, poi ancora insieme nel reading tributo a Giorgio Gaber “Grazie ancora Signor Gaber”, nello spettacolo teatrale campione di incassi “Il più bel secolo della mia vita”, con Bardani impegnato come autore e regista insieme a Luigi Di Capua dei The Pills e Montanari come co-protagonista nuovamente con Giorgio Colangeli.

Teatro Michelangelo –  Via Pietro Giardini 255, 41124, Modena


Info
: 059 343662 – info@teatromichelangelo.com

http://www.teatromichelangelo.com

Ufficio Stampa: Madia Mauro