Una morte perfetta

Quando ho deciso di andare a Milano a trovare Chiara, sapevo che il tragitto in pullman sarebbe stato lungo. Otto ore. A me piacciono i viaggi lunghi, sul serio. Ma tant’è, ho assolutamente bisogno di un libro da leggere, oppure le chiacchiere del passeggero dietro di me mi faranno impazzire (oltre a condurre lui ad una rapida morte per accoltellamento da matita).

Nello zaino mi sono portata un thriller, il quarto della serie dell’autrice inglese Angela Marsons. Ho già letto un suo romanzo e ricordo che mi era piaciuto molto.

Questo si intitola Una morte perfetta, ed è stato appena pubblicato da Newton Compton, come tutti gli altri della serie.

Sono fiduciosa. Apro il romanzo. Dove si va oggi?

Nella campagna inglese. Nella Black Country.

Inizia tutto col botto. La protagonista, Kim Stone, è una detective della polizia inglese e sta effettuando un arresto con la sua squadra. Nel loro mirino, trafficanti stranieri di bambini da destinare alla prostituzione.

Quando Kim ne malmena uno verrebbe da abbracciarla.

Il loro superiore è talmente soddisfatto dell’arresto che manda tutta la squadra in gita: a Westerley, una struttura che studia la decomposizione dei cadaveri, una fattoria dei corpi. Un ameno posticino dove se cammini col naso per aria rischi di cadere nella buca di una mummia infestata di vermi. E ti multano pure, perché i vermi non vanno disturbati. Stanno lavorando, loro!

Kim, il suo braccio destro Bryant, e i due giovani Duncan e Stacey, non sono proprio entusiasti all’idea dell’escursione. Tanto più che durante la visita guidata uno di loro inciampa davvero in un cadavere. Solo che non è uno di quelli del centro.

È la vittima di un omicidio recente, una donna a cui è stata spaccata letteralmente la faccia, poi soffocata con della terra in gola.

Fine della gita. Kim fa schioccare la frusta e immediatamente la squadra si mette alla ricerca dell’assassino. Ma tutte le piste sono vicoli ciechi.

Nella narrazione si inframmezzano parti di racconto di qualcuno che parla in prima persona. Non si sa chi sia, ma è decisamente inquietante. E affascinante.

Nel frattempo Kim rinviene un altro cadavere, e una donna che per un pelo ancora non è morta. Da un omicidio siamo passati rapidamente a dare la caccia ad un serial killer. Già la squadra è affogata di lavoro, ci mancano solo le critiche del capo, gli agguati di una vecchia quasi-fiamma di Kim e le telefonate di una giornalista zoppicante e mostruosamente rompiballe. O così sembra.

Fuori dal finestrino del pullman sfila la scintillante campagna toscana, ma io non la degno di uno sguardo. Non ci riesco. Corro tra le pagine alla ricerca del prossimo indizio.

Inciampo in qualche verbo messo male ma mi dico che dev’essere un problema della traduzione e vado avanti.

Mi sono quasi fatta un’idea di chi possa essere il colpevole. Ecco, ora lo arrestano! Lo sapevo,  dovevo fare l’investigatore, un momento, ah no, ho sbagliato tutto.

Oddio! Hanno rapito la giornalista!

Coraggio Kim, ce la puoi fare.

Il punto forte di tutta la storia sono decisamente i personaggi. Non sono scontati, anzi hanno una coerenza tutta loro a cui non riesci proprio a non affezionarti. Kim Stone è una detective dura e fuori dagli schemi, e si muove in un ambiente strano, grigio, dove il sospetto la fa da padrone. Forse è per questo che le vuoi bene.

Arriviamo a Milano troppo presto. Non ho ancora finito il libro e voglio sapere come va a finire. Quasi quasi resto sul pullman e proseguo fino a Zurigo… No, poi Chiara mi darebbe per dispersa, e chi lo sente mio padre?

Metto il segnalibro a malincuore, scendo e do un appuntamento silenzioso al libro per questa sera. Non vedo l’ora di scoprire come finisce.

Devo aggiungere una nota di tenerezza da lettrice italiana ai personaggi inglesi che per tutta la storia svengono di caldo con ventiquattro gradi.

Adorabili principianti.

Beautiful Girls

Le lezioni all’università sono ricominciate da una settimana.

Per carità, tutto molto bello e interessante, ma un saggio sulla condizione economica dell’impero bizantino all’inizio del V secolo d.C., non me ne voglia il professore, non è proprio una lettura eccitante.

L’altra sera, complice il caldo/freddo di questi giorni, non riuscendo a dormire, mi aggiravo per la stanza cercando qualcosa da leggere, che non avesse nulla a che fare con Bisanzio e compagnia.

Avevo sul comodino da un po’ un volume non troppo spesso, con una copertina tutta blu.

Beautiful girls di Lynn Weingarten, una newyorkese che a quanto pare è molto apprezzata in patria per gli young adult. Questo è il suo primo libro tradotto in Italia, dalla Newton Compton.

Dalla quarta di copertina sembrava un thriller interessante.

Ho pensato “Cara Newton, salvami tu dall’insonnia e da Giustiniano”, e me ne sono andata a spasso tra le pagine del libro.

Non viene dato un indizio sul luogo dove si svolge la storia, si sa solo che è in America. Inizia tutto in una High School.

La protagonista, June, parla in prima persona. Inizia descrivendo il suo ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale. Lei è una ragazza difficile, sola se si esclude il suo ragazzo, e ampiamente incasinata.

Le descrizioni e il modo di narrare gli eventi, con un’attenzione particolare ai minimi dettagli di vita quotidiana mi fanno subito venire in mente il romanzo Twilight. Ho sentito molti pareri secondo cui ricordava di più il romanzo Tredici, ma non sono convinta.

Comunque, sono curiosa. Che sta per succedere nella vita di questa ragazza?

Poco dopo il rientro, nella scuola si inizia a spargere una voce: una delle studentesse è morta, anzi, si è uccisa, e non in modo carino. Si è letteralmente data fuoco.

Già la cosa non è bella di per sé, ma per June è un vero e proprio colpo al cuore. La suicida infatti è Delia, la sua ex migliore amica. Quella che June ha escluso dalla sua vita ad un certo momento, senza farci sapere il perché.

Naturalmente la ragazza è sconvolta. Neppure il suo perfettissimo fidanzatino wasp riesce a consolarla, mentre ripercorre le tappe della sua crescita con Delia. Così ci presenta una ragazza strana, complicata, affascinante, che da appena undicenne aveva scelto June come sua migliore amica. Attraverso una serie di flashback impariamo a conoscere le due ragazze e il rapporto che le legava, fatto di una lotta costante alla solitudine, piccoli segreti, marachelle, gesti affettuosi rubati e una lunghissima corsa liberatoria su un prato che, penso, piacerebbe tanto anche a me poter condividere con un’amica.

Fuori dai ricordi, June si reca ad una commemorazione notturna fatta da altri amici di Delia. Lì, per caso, conosce il nuovo fidanzato della sua ex migliore amica, Jeremiah, che subito dopo essersi presentato le fa “devo dirti una cosa”.

Dicono che Delia si sia data fuoco.

Ma Delia ha sempre avuto il terrore del fuoco.

Cos’è che scricchiola?

June e Jeremiah rimettono insieme i pezzi, e lentamente, si convincono di una cosa: Delia non si è suicidata, è stata uccisa. Da chi? E perché?

Parte la caccia agli indizi. June non aveva più contatti con Delia da un anno (e ancora non dice perché), ma più va in fondo alla sua vita, più scava nel passato, più l’antico sentimento riaffiora prepotente, inossidato.

Le relazioni a quell’età hanno il peso di un giuramento, si portano addosso la pesantezza dell’eternità.

June scopre che Delia conosceva uno spacciatore, che aveva una nuova migliore amica, che forse tradiva il fidanzato …

Tutta la prima parte del racconto è una girandola di scoperte, con un leitmotiv costante: di chi ci si può fidare?

Dopo aver seguito June nelle sue indagini per un bel po’, incuriosita, inizio a farmi qualche appunto.

Tanto per cominciare: questi ragazzi hanno sedici anni. Voi cosa facevate a sedici anni? Io piangevo sulle versioni, divoravo merendine (ok, questa parte della mia vita è ancora identica a sé stessa), e non dico che con le mie amiche giocavamo con le bambole, ma quasi. Sicuramente eravamo ancora appassionate di cartoni animati.

Ecco, loro no. June e compagni vivono la vita a tremila, vanno a letto con tutto quello che si muove, guidano, spacciano, danno feste che nemmeno Lapo Elkan, sanno cucinare per un esercito, falsificare prove e documenti, reperire alcool in un paese in cui è illegale, uccidere, sparare e hanno soldi sempre a portata di mano. E i genitori? E gli insegnanti? E la polizia?!

Dico, va bene tutto, ma non sono un po’ troppo fuori età per certe cose?

Mia nonna direbbe che è l’America, e lì tutto e strano e diverso, e il cielo è verde e piove vino. Sarà …

E poi sono ancora curiosissima di capire perché June e Delia hanno rotto. Mi immagino già (dato il tono del romanzo), un evento spaventoso, sono sicura che si tratta di qualcosa di orribile, avranno assistito ad un assassinio, e… e niente. No. Quando alla fine June svela il motivo della rottura l’unica cosa che riesco a pensare è: Ah. Tutto qui?

Diciamo anche che questo è un problema generico della narrazione di June. Se da un lato non si fa il minimo scrupolo a mostrare il suo linguaggio per quello che è, senza edulcorarlo minimamente (e va benissimo così), il problema è che c’è sempre qualcosa a suggerti che la parte davvero tetra, oscura, minacciosa e dannata del racconto è dietro l’angolo pronta a cominciare e … e alla fine, uhm, no ci ripensano.

Insomma sarebbe po’ come andare a vedere un prestigiatore che promette draghi fiammeggianti e poi dal cilindro tira fuori un esercito di coniglietti neri. Ok, sono neri, ma non era quello che intendevo vedere. Il che onestamente mi crea qualche problema nella lettura.

Sono un po’ stanca, penso che dovrei spegnere la luce. Mi dico che finisco solo il capitolo. Vado avanti un po’ per inerzia e poi ad un tratto … SBEM! Questo sì che è un colpo di scena!

La storia improvvisamente comincia a scorrere veloce, sempre più veloce e sempre più sulle montagne russe. In pratica June (e io lettrice), non aveva capito un accidente.

È ora di scoprire davvero tutto.

Guardo l’ora, è tardissimo, dovrei mettermi a dormire. Ma la storia mi ha talmente preso che non riuscirei a staccarmi nemmeno volendo. Vuole essere letta fino alla fine.

Be’, pazienza.

Vorrà dire che domani a lezione arriverò stanca.

La ragazza e la notte di Guillaume Musso

Un campus prestigioso cristallizzato sotto la neve. Tre amici legati da un tragico segreto. Una ragazza portata via nella notte. Dal maestro del noir il nuovo palpitante romanzo che ha scalato ancora una volta la vetta delle classifiche francesi.

Costa Azzurra, inverno del 1992. In una notte glaciale, mentre il campus del suo liceo è paralizzato da una tempesta di neve, Vinca Rockwell, diciannove anni, una delle studentesse più brillanti dell’ultimo anno, fugge insieme al suo professore di filosofia, con il quale aveva una relazione segreta. Per la ragazza “l’amore è tutto o niente”. Nessuno la rivedrà mai più. Costa Azzurra, primavera del 2017 Fino alla fine del liceo erano inseparabili, ma da allora Fanny, Thomas e Maxime – i migliori amici di Vinca – non si sono più rivolti la parola. Si ritrovano ora a una riunione di ex alunni. Venticinque anni prima, in terribili circostanze, hanno tutti e tre commesso un omicidio, murando il cadavere nella palestra della scuola. Proprio la palestra che oggi deve essere demolita per fare spazio a un altro edificio. D’ora in poi, niente potrà più impedire che la verità sul caso di Vinca venga a galla. Sconvolgente, dolorosa, demoniaca.

Ha fatto di nuovo centro, Musso, con il suo ultimo romanzo, La ragazza e la notte, edito in Italia da La Nave di Teseo. Una scrittura fluida, senza tempo, quasi impalpabile che si traveste di nero, giallo e rosa all’occorrenza. Un’atmosfera in sospeso tra la realtà e l’immaginazione, tra l’incubo e la bizzarria. Un romanzo che non dimenticherete, e che dovete leggere se avete letto gli altri scritti di Musso o se non avete mai letto nulla di questo straordinario autore. Per chi ha amato Dio di illusioni di Donna Tart e L’ospite inatteso di Agatha Christie vi ritroverà qualche eco, che si perde però nell’aria tipicamente francese che si respira in questo piccolo capolavoro. Un gioco di specchi che vi lascerà senza fiato.
Guillaume Musso è figlio di una bibliotecaria da cui ha ereditato l’amore per i libri, scrive di notte, nei fine settimana oppure in treno, mentre si reca a Parigi dalla compagna. Il suo romanzo d’esordio L’uomo che credeva di non avere più tempo (Sonzogno, 2005) è un bestseller internazionale, e altrettanto successo ha avuto La donna che non poteva essere qui (Sonzogno, 2006). Ha pubblicato diversi altri romanzi, dei quali si citano: Chi ama torna sempre indietro (Sonzogno, 2007), Quando si ama non scende mai la notte (Rizzoli, 2008), La ragazza di carta (Sperling & Kupfer, 2011), Il richiamo dell’angelo (Sperling & Kupfer, 2012), Sette anni senza di te (Sperling & Kupfer, 2013), Aspettando domani (Sperling & Kupfer, 2014), Central Park (Bompiani, 2015), La ragazza di Brooklyn (La nave di Teseo, 2016).
Quasi tutte le sue storie sono state fatte oggetto – o sono in procinto di esserlo – di adattamenti cinematografici.

Tana libera tutti! di Enzo Restivo

Ciao booklovers,
oggi, per le segnalazioni sui libri da portare in valigia per le vacanze estive, vi segnalo un romanzo da non perdere.

13707591_1734880570116199_7001721466299941568_nCorrado Salamone ha un pizzetto nero, una moglie bionda e una suocera che gioca a fare la vedova allegra.
Ma più di tutto, Corrado ha un lavoro che gli riempie la vita: è Maresciallo dei Carabinieri al Comando di S. Maria C.V. ed è così convinto di essere un professionista dell’anticrimine, una macchina progettata per uccidere, che si lascia scivolare addosso, come olio tiepido, le angherie quotidiane e la noia, trasformando – ad esempio – l’inchiesta su una banda di albanesi, in una spietata caccia al serial killer di turno.
Il suo momento arriva, finalmente, quando il suo giovane superiore lo incarica di seguire da vicino il caso di un omicidio commesso in Tribunale, dove – in un archivio mezzo dimenticato – viene scoperto il cadavere di Ilaria Benvenuto, giudice popolare in Corte di Assise.
Corrado, allora, si ritrova catapultato in una indagine, dove niente e ciò che sembra e dove la sua ironia e la sua forma mentis non politicamente corretta – tra cosche camorristiche, magistrati parecchio originali e abitudini sessuali “alternative” – verrà messa a dura prova.
Fino al colpo di scena finale…

Tana libera tutti!” è il romanzo di esordio di Enzo Restivo, vincitore del concorso letterario “Emozioni di Inchiostro noir”.
Edito dalla Laruffa di Reggio Calabria, “Tana libera tutti!” è un noir ambientato a Santa Maria Capua Vetere e soprattutto all’interno del suo Tribunale, dove viene rinvenuto il corpo senza vita di una avvenente giudice popolare. A indagare sull’omicidio viene chiamato il Maresciallo Corrado Salomone, del locale Comando Carabinieri.
È questo lo spunto iniziale per una vicenda avvincente che Enzo Restivo – giovane avvocato penalista casertano – costruisce con maestria, riempiendola di sorprese, rutilante di colpi di scena, spesso politicamente poco corretti.
Nel corso delle sue peripezie per arrivare a trovare il bandolo della matassa, Salamone – investigatore poco raffinato, tutt’altro che eroico – espone la propria visione disincantata e rassegnata della giustizia e del mondo che lo circonda.
Maschilista dichiarato, affascinato dalle belle donne (più a parole che a fatti, in realtà), poco avvezzo alla rigida disciplina dell’Arma, Salomone rappresenta il tipico carabiniere meridionale, originale come figura letteraria, perché lontanissimo dai giganti della investigazione classica.
Sboccato, saccente, prevenuto, organizza la sua indagine – tra piste vere e fasulle – contando sulla sua conoscenza del territorio e delle miserie umane che lo popolano. Riuscendo, con l’ironia che lo contraddistingue, e che rappresenta uno dei punti di forza e di originalità del lavoro, ad alleggerire i temi più caldi e spigolosi della realtà casertana: dalla camorra, alla corruzione, dalla microdelinquenza al malaffare.
Un noir mediterraneo che, mentre scherza della Terra dei fuochi, ne mette in luce le problematiche più preoccupanti e spinose.

#EnzoRestivo #TanaLiberaTutti #LaruffaEditore

Isabella