I diamanti sono i migliori amici di una ragazza

Ho accompagnato un’amica a scegliere le fedi e, nella mia ignoranza, pensavo che la questione si sarebbe risolta in un quarto d’ora, per decidere tra una fascetta in oro bianco o oro giallo, e invece…

E invece siamo state due ore in un salottino a confrontare l’innumerabile varietà di modelli possibili.

A cominciare dal taglio dei diamanti, passando per caratura, purezza e colore. Sì, la mia amica vuole una fede importante (la sua, quella del marito sarà più basic), con una bella pietra che si faccia notare e io ho fatto di necessità virtù e ho imparato.

E poi, confesso, dopo aver letto il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio, la curiosità sugli anelli di fidanzamento mi era rimaste e volevo saperne di più.

I diamanti non sono tutti uguali e a seconda del taglio, cambia il nome. E non è qualcosa da prendere sotto gamba, perché dopo i carati, è la seconda cosa più importate che caratterizza la gemma. Dal taglio dipende la brillantezza, la rifrazione della luce, e l’esaltazione del colore della pietra.

Forse, questo piccolo dizionario del taglio diamanti, potrà servire anche a voi, quando sarà il momento. E non mi riferisco solo a un matrimonio o a un fidanzamento, magari un giorno vorrete farvi un regalo di valore, oppure erediterete dalla nonna o dalla zia un diamante che vorrete fare rimodernare, quindi meglio essere pronte.

Partiamo con i tagli:

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Baguette: la forma richiama quella del filone di pane, quindi la pietra ha un corpo rettangolare, lungo e stretto, con la faccia superiore piatta e liscia. Nella gioielleria più comune è facile trovarla come accompagnamento ad altre pietre, che non come solitario. Ne è un esempio la fede di Marilyn Monroe quando sposò Joe Di Maggio il 14 gennaio del 1954. L’anello porta il nome Eternity band, peccato che il matrimonio durò solo un anno, poiché Joe era un uomo gelosissimo e non tollerava la figura di sex symbol della diva. Si narra che scoppiò in una scenata di rabbia quando Marilyn girò la scena (iconica) della gonna sollevata dallo sbuffo della metro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Princess: la forma è quadrata e dai bordi fortemente sfaccettati. Una sua variante più semplice è il taglio carré, quadrato, dalla lavorazione simile al baguette. E se non sapete come è fatto un milione di dollari, vi suggerisco di guardare l’anello di fidanzamento ricevuto da Hilary Duff in dono dal primo marito: una pietra taglio princess da ben 14 carati 8come se non bastasse, la proposta è arrivata durante una vacanza alle Hawaii). I paparazzi, sempre attivi, hanno immortalato nel riflesso di una finestra l’esatto momento in cui Mike Comrie si è inginocchiato con l’anello. E il ringraziamento devotissimo (e che forse avrebbero fatto meglio a lasciare privato, spegnendo gli obiettivo) di lei.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Smeraldo: o step cut, è tra i più famosi e anche l’anello di fidanzamento di Grace Kelly è tagliato con questa forma. Di tutti i tagli questo mette subito in evidenza i difetti della pietra, quindi lo troviamo su quelle più pure. E chi, se non la divina Grace Kelly poteva avere per il suo fidanzamento un diamante purissimo? Cartier, lavorò per lei, nel 1956 la pietra taglio smeraldo divenuta iconica poiché l’attrice lo indossò durante le riprese di High Society al fianco di Frank Sinatra. E poi, Grace chiuse la porta di Hollywood per trasferirsi nel Principato di Monaco.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuscino: molto popolare nel 1700, è molto sfaccettato, con gli angoli arrotondati e la superficie “bombata” e richiede pietre prive di difetti. Un diamante di questo taglio brilla al dito di Meghan Markle, la novella Duchessa del Sussex. Niente di pretenzioso, però: la pietra si aggira tra i 3-4 carati. Ma quando entri a far parte della famiglia reale, non vuoi rinunciare a un po’ di luccichio per un titolo nobiliare?

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Rotondo/diamante: il più classico dei tagli, lo si trova sia per i solitari che per le composizioni. Enormemente sfaccettato, accentua al massimo la rifrazione della luce, quindi la brillantezza. Semplice, elegante, e intramontabile, questo è il taglio dell’anello di fidanzamento della Regina Elisabetta: un diamante da tre carati ricavato dalla tiara della madre di Filippo (suo marito). La regina è così affezionata all’anello da portarlo ogni giorno.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Marquise: o taglio a mandorle, poiché il diamante ha forma allungata, con le due estremità appuntite. La leggenda narra che il taglio fosse stato pensato per un gioiello donato da Re Luigi XV per la sua amante, la Marchesa di Pompadour. Il pregio di questa forma è far sembrare la pietra più grande della sua dimensione reale. Victoria Beckham possiede ben 14 anelli di fidanzamento, ma il primo, quello ufficiale, è proprio taglio marquise da 3 carati.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Ovale: molto in voga negli anni ’60, come tutti i tagli allungati, anche questo fa sembrare la pietra più grande di un taglio tondo o carré. Lo zaffiro al dito di Kate Middleton sul suo anello di fidanzamento, è appunto ovale, ed è quello che fu, a suo tempo, di Lady Diana.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Goccia: altrimenti detto a pera, va indossato con la punta rivolta verso l’unghia per far sembrare le dita più affusolate. È una forma che risale addirittura al 1400, invenzione del gioielliere belga Lodewyk van Berquem. Mia Farrow ricevette proprio un diamante a goccia da Frank Sinatra, quando la chiese in moglie nel 1966 creato da Ruser, il gioielliere delle star della Hollywood dei tempi d’oro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuore: forma prediletta dalle celebrity, perché oltre all’effetto scenico garantito, è la forma di più difficile lavorazione da realizzare, oltre che molto costosa poiché richiede pietre di grossa dimensione. Tra gli estimatori del genere abbiamo, infatti, Lady Gaga, che ha ricevuto dal fidanzato (ormai ex) un diamante a cuore da 6 carati, da quasi 400’000 dollari.

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Dentro le case (e nelle camere da letto) dei reali con Cinzia Giorgio

Foto di Felicia Kingsley

Da quando ho saputo di questo suo nuovo progetto, ho contato i giorni all’uscita di Amori Reali, l’ultimo saggio di Cinzia Giorgio dedicato alle storie d’amore delle teste coronate d’Europa e oltre.

Io ho un debole per le storie delle dinastie regnanti e il 22 novembre ho fatto irruzione in libreria per mettere le mani sulla mia preziosa copia.

Se come me siete appassionate delle vite di principi, principesse, re e regine, nella vostra libreria Amori Reali non può mancare.

Molte persone che conosco, alla parola “saggio”, sbuffano e alzano gli occhi al cielo, immaginando già un mattone pieno di pistolotti accademici da narcolessia, ma è qui che si sbagliano: Cinzia Giorgio non fa la maestrina, ma ci racconta le vite di questi personaggi con la fluidità e il brio di un’amica con la quale prendiamo il tè.

Il progetto è divisibile in due parti: storie del passato e storie del presente. La differenza tra i due blocchi è che nel primo, abbiamo matrimoni di stato, nel secondo, matrimoni d’amore.

Lo spartiacque tra i filoni è segnato dal ‘900 (e dalla prima guerra mondiale), quando le monarchie perdono potere governativo, per cederlo appunto ai governi; i matrimoni non servono più per creare assi o alleanze politiche, unire eserciti o allargare i confini di un regno, ma solo per garantire continuità a una linea dinastica.

Nella prima parte del saggio, Cinzia ci parla dei grandi condottieri e delle loro numerose avventure tre prime, seconde, terze mogli e le decine di amanti: pensate che Giulio Cesare usava sedurre le mogli dei nemici come risarcimento danni “simbolico”.

O ancora, Caterina de’ Medici, costretta a guardare gli amplessi del marito, re Enrico II di Francia con l’amante Diane de Poitier.

Per non parlare di Enrico VIII e della sua disperata ricerca di un erede maschio che lo portò a cambiare ben sei mogli (è famosa la filastrocca “Divorziata, decapitata, morta, divorziata, decapitata, morta”, per memorizzare la fine di ciascuna delle sue sei consorti).

Amore poco, capricci tanti, ma soprattutto molta, molta strategia.

Nel ‘900, Cinzia ci dipinge un affresco a colori vivaci delle monarchie contemporanee, intrecciando le trame dei loro amori privati a quelle del gossip.

Il ‘900 ha cambiato il volto alle monarchie non solo per la loro mutata influenza politica ma anche trasformandole in fenomeni popolari e cultura di massa. Fino al secolo precedente, le notizie sui monarchi erano solo quelle fatte trapelare dai canali ufficiali, il popolo poteva vedere i propri regnanti solo negli eventi ufficiali, percependoli come personaggi inumani e distanti.

I media hanno rivoluzionato la monarchia avvicinandola al nostro quotidiano.

La prima a diventare una regina mediatica è stata infatti Elisabetta II, l’attuale Queen of England, che apparì nelle case di tutto il mondo, con la sua incoronazione televisiva, cerimonia, prima di allora, riservata ai pochi eletti presenti.

Il suo è stato un matrimonio di stato, ma di certo anche d’amore, perché Elisabetta è stata colpita da un vero e proprio colpo di fulmine per il bel Filippo.

La parte più consistente degli amori reali contemporanei è dedicata a Diana, e ai suoi figli William e Harry, per poi passare ad Alberto di Monaco e Charlene, i reali scandinavi, la monarchia Spagnola retta oggi da Felipe e dalla volitiva Letizia, fino a toccare l’impero giapponese.

Che si sia trattato di matrimonio di stato o d’amore, certo una verità è indiscutibile: il privilegio ha un prezzo che si paga caro.

Vedremo coppie unite in pubblico e scoppiate nel privato, matrimoni a tre (lui, lei e l’altra), matrimoni che abbattono le barriere di classe, suocere ingombranti, divorzi eclatanti, e se le nozze reali ci vengono sempre servite come una favola, per rispondere alla domanda: “Vissero per sempre felici e contenti?”, l’unico modo, è leggere questo nuovo, appassionante saggio di Cinzia Giorgio.

Amori Reali di Cinzia Giorgio

Esce oggi in libreria e in tutti gli store online il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio (Newton Compton editori). Il mio desiderio e la mia curiosità di leggere l’ultimo libro di Cinzia Giorgio, si soddisfano subito. La prima cosa che penso, osservando la copertina è: “Ok! Facciamo un bel tuffo nei miei sogni di bambina, quando anch’io sospiravo per il Principe Azzurro!” (e poi fortunatamente, l’ ho pure sposato!).

Tra queste pagine, tra queste storie, c’è molto di più: c’è la dedizione e la superlativa capacità della Giorgio di giocare con le parole rendendo il suo stile letterario unico e diretto. Con la sua prosa degna del miglior saggio storico, le storie d’amore dei reali si fanno conoscere sotto molte sfaccettature.

È un viaggio nell’amore e nelle condizioni e contraddizioni dei matrimoni sfarzosi, imponenti, a volte anche tragici, che hanno accompagnato l’evoluzione dell’umanità. Si parte da Cesare e Cleopatra, per arrivare a ripercorrere la navata dell’Abbazia di Westminster insieme a Kate e al Principe William.

Non si parla solo d’amore, non è un libro romantico, ma è un saggio che attraverso il profondo lavoro di studio e ricerca fatta dell’autrice, ti permette di leggere e capire le situazioni politiche e sociali. La figura della donna e sua immensa capacità d’adattarsi anche alla ragion di stato (esempio lampante: Soraya con Reza Pahlavi); e di continuare a farci sognare anche quando prima dell’amore veniva la geo-politica!

“Non hai idea di quanto sia difficile vivere una grande storia d’amore ” diceva Wallis Simpson… io le risponderei: “Ha ragione, duchessa, ma leggendo questo saggio avrò sicuramente le idee più chiare.”

E così è stato.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Felicia Kingsley e la sua Cenerentola

Un libro per sognare a occhi aperti. Chi non hai mai desiderato, almeno per un giorno, di vivere una delle favole Disney più amate? Felicia Kingsley ci trascina nel mondo di Cenerentola ed è pura magia.

Una principessa e un pirata, che mangiano hot dog e patatine fritte a Central Park. È una favola piuttosto strana. Non credo che nessuno l’abbia mai scritta.

Riley è Cenerentola in ogni aspetto. Una matrigna, due sorellastre e i genitori che, purtroppo, l’hanno lasciata troppo presto. È cresciuta sapendo che la sua vita sarebbe stata davvero un inferno, ma non ha mai smesso di credere nei propri sogni. Fa tantissimi lavori pur di guadagnare qualcosa e poter essere indipendente. La sua matrigna è sempre pronta a metterle il bastone tra le ruote e, quindi, lei si trova costretta a esaudire ogni suo ordine, come anche quelli delle sorellastre, pur di mantenere in vita anche la rivista di sua madre.
Jesse è uomo intraprendente. Ama il suo lavoro, l’ha creato e lo porta avanti con un team davvero eccezionale. Le donne sono il suo passatempo preferito. Il divertimento è non impegnarsi. La sua filosofia di vita è vivere giorno per giorno.

Riley guardò Jesse nell’esatto secondo in cui lui si voltò verso di lei e per un brevissimo attimo, nel loro sguardo ci fu tutto.

Entrambi, per caso e per destino, si trovano una sera alla stessa festa in maschera organizzata a Central Park. Due identità segrete che rimarranno tali fino alla fine. Una principessa e un pirata che non sanno di amarsi follemente fin dal loro primo incontro. Una scarpa da trecentomila dollari è il solo indizio che li porterà a vivere la più emozionante delle storie d’amore.

Voglio arrivarti fino al cuore.
Ci sei già.

Quante volte capita di trovare quel libro che ci tiene incollate alle pagine? Un libro così talmente bello da leggere, paradossalmente, lentamente. Perché? La magia potrebbe finire troppo presto. Uno dei libri più belli letti dall’inizio di quest’anno. Cosa aspettate a leggerlo?

Non chiedermi mai perché di Lucrezia Scali

La protagonista assoluta del romanzo è una donna che, come una fenice, deve risorgere dalle ceneri del proprio lutto.

Ottavia, infatti, è una giovane donna che sta vivendo la sua fiaba più bella. Moglie di Stefano e mamma di Mattia, lavora in una rivista femminile creando cruciverba ed ha tutto ciò che ha sempre desiderato. Una bella casa, un matrimonio felice, un bimbo adorabile e un lavoro che la soddisfa.

Eppure, proprio alla vigilia di Natale, la festa familiare per eccellenza, il fato decide di tirarle un brutto tiro. Dai sedili di un’auto in direzione casa dei nonni, intenta ad osservare marito e figlio che giocano con i supereroi, Ottavia si risveglia da sola in un letto d’ospedale.

Sembra un incubo, il peggiore incubo che una donna posso vivere, ma la realtà sembra non fare sconti a nessuno, nemmeno a lei.

Inizia così il percorso più difficile della sua vita, la risalita dalla disperazione alla serenità.

In principio, Ottavia ha una chiusura totale nei confronti di tutto e tutti, quasi una resa al suo stesso dolore.

La vita però va avanti anche se si resta fermi, arriva così nella sua vita Samuele, uno psicologo che la aiuterà a trovare la forza per reagire e riprendere in mano la sua vita.

Anche Samuele ha dovuto superare un lutto importante, ma il destino gli aveva messo davanti un altro ostacolo che si incastrerà in modo straordinario con la storia di Ottavia.

Il romanzo è piacevole da leggere, scorrevole ed intenso.

L’autrice affronta temi importanti come il lutto, la donazione degli organi e la psicoterapia.

La storia si alterna tra avvenimenti del presente e avvenimenti del passato che permettono di conoscere e creare un legame con tutti i protagonisti.

L’epilogo è qualcosa che non ti aspetti, ma che ti auguri con tutto il cuore.

Preparate quindi una scatola di fazzoletti al vostro fianco per quando leggerete questo libro.

Laura D’Amore

Una Cenerentola a Manhattan di Felicia Kingsley #GliSpecialiDiPink

“Gli unici perdenti veri, sono quelli che non provano.”

È stato bellissimo leggere il nuovo romanzo di Felicia Kingsley (Newton Compton Editori), un onore poterlo recensire per Pink Magazine Italia perché anche nella sua ultima talentuosa dimostrazione d’autrice, Miss Kingsley non sbaglia una virgola… anzi, una cosa la sbaglia: il finale! Sì, il romanzo finisce e io non lo posso tollerare! Felicia Kingsley, con il suo stile unico, narra una delle più classiche storie d’amore, ambientandola nella città più cool del mondo: New York. Al posto della zucca, c’è la metropolitana. Al posto del castello, un attico nell’upper east side.

La protagonista è Riley, una Cenerentola forte, moderna e grintosa. La vita non le ha mai regalato nulla, e la ragazza si ritrova a vivere un amore da favola con Jesse, un giovane uomo d’affari in una metropoli che si presta a essere lo specchio magico per realizzare i propri sogni.

Ogni personaggio in questo romanzo è al posto giusto, scritto e descritto nell’unicità tipicamente Kingsleyiana. Pagina dopo pagina, sorriso dopo sorriso, sospiro dopo sospiro, s’inizia ad avere la netta sensazione che la favola che ci leggevano da bambine, abbia sprigionato un bel po’ della sua magia tanto da incantare la penna dell’autrice, permettendo a questo romanzo di potersi definire quasi  “magico”.

Prendete un attimo di tempo tutto per voi, leggete il romanzo della Kingsley perché: “Per sognare abbiamo le favole, per tutto il resto…. c’è google.”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Tre domande a Felicia Kingsley 

Come nasce la storia di Riley, protagonista di Una Cenerentola a Manhattan?

L’ho presa un po’ alla larga, a dirti la verità. Riflettevo su come il focus, negli ultimi anni, si sia spostato sulla celebrità, specie quella gratuita e un po’ ingiustificata che regalano i social. Come tanti ho notato lo sbocciare di nomi che da un giorno all’altro, da perfetti sconosciuti, erano sulla bocca di tutti, e di solito senza un merito reale. I quindici minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol. Mi guardavo intorno e vedevo che anche alcune mie amiche, o conoscenti, seppur nella loro quotidianità, cercavano a tutti i costi il momento di gloria, chi con il gossip, chi con il contenuto virale, chi con challenge sconclusionati, insomma, era caccia aperta al trend, così come una volta, per le “giovani in età da marito”, era caccia aperta al buon partito da sposare. Più che da Cenerentola, la storia è partita dalle sorellastre: immaginavo che nel 2018, Anastasia e Genoveffa avrebbero ambito, più che al principe, a diventare star dei social (pur nella loro mediocrità). A me piacciono i social, li frequento anche perchè sono quasi l’unico modo per entrare in contatto con chi legge i miei lavori, ma mi rendo conto che c’è anche tanto nulla (esempio: selfie di ragazze seminude o ragazzi iperpalestrati, accompagnati da improbabili citazioni di Leopardi o Kant). Ecco, Anastasia e Genoveffa le colloco proprio in questa fetta. Da lì, mi sono domandata: e cosa vorrebbe Cenerentola nel 2018? Autorealizzarsi. Me la sono immaginata determinata (meno incantata della favola), con degli obiettivi personali, dei traguardi professionali importanti, ma purtroppo sempre accompagnata da quella componente di svantaggio (economico, sociale e affettivo) della protagonista della favola di Perrault. Su queste premesse, poi è nata tutta la storia.

Perché a New York? Cosa ti ha spinto ad ambientare il tuo romanzo nella Grande Mela?

Stavolta, siccome stavo mettendo le mani su una favola da sogno, mi sono detta “Sognamo alla grande!”. Siccome Cenerentola è una favola pregna di coincidenze, incontri dettati dal destino, e soprattutto magia, e visto che la magia, quella vera, nel romanzo non l’ho messa (la lascio a J.K. Rowling che è materia sua), avevo bisogno di una città che la magia ce l’avesse dentro. New York, what else? Le ho provate tutte, ma Una Cenerentola a Fossoli non funzionava. E neanche Una Cenerentola a Paderno Dugnano. Saluto e abbraccio gli amici di Fossoli e di Paderno Dugnano.

C’è un fil-rouge che lega tutti i tuoi romanzi? Cosa ti preme trasmettere ai tuoi lettori?

Vorrei essere quel tipo di persona che ha grandi piani, tra loro collegati, ma no. I romanzi sono tra loro indipendenti nella maniera più totale. L’unica cosa che li accomuna è l’intrattenimento. Il mio scopo è intrattenere il lettore, divertirlo quanto mi diverto io a scrivere e l’unica cosa che mi auguro, una volta chiuso un mio romanzo e che ciò che ha letto, lo ispiri a trovare nuovi slanci, che so… fare un viaggio, comprarsi un disco, andare a vedersi un film, iscriversi a quel corso che da anni si ripromette di frequentare ma poi non fa mai…

Cinzia Giorgio

Sentirsi Cenerentola tutti i giorni (e con il portafoglio felice)

Bucato, stirare, spolverare, fare la spesa, fare il pieno, rispettare le consegne al lavoro… no, non parlo di questo modo di sentirsi Cenerentola. Ci stiamo tutti i giorni, tutto il giorno, nella fase: “Quando avrò tempo per me?” senza che nessuno ci dia consigli in merito.

Io parlo di quella sensazione inebriante del calzare un paio di scarpe nuove, un paio di scarpe che ci piacciono da morire, che quando le indossiamo ci fanno sentire speciali.

A Cenerentola un paio di scarpe hanno cambiato la vita (alla mia Riley di Una Cenerentola a Manhattan hanno davvero cambiato la vita), a noi, almeno, possono cambiare la giornata.

Ecco qualche idea per sentirsi regine del ballo tutti i giorni, almeno una volta al giorno.

Non c’è designer che non abbia disegnato la sua personalissima versione della scarpa da sera più famosa di sempre, e siccome l’argento va su tutto, ecco qui quella che non deve mancare nel vostro armadio.

A mio parere, la Daisie di Steve Madden vince su tutte. Le calzature di Madden si distinguono da sempre per la loro comodità e portabilità, e la versione Cristal è una rivisitazione riuscitissima del Cinderella Style.

Per 119,99 euro su Zalando, potete portarvi a casa le vostre scarpette di cristallo, ma occhio a non perderle a mezzanotte.

Come? Avete paura di non riuscire a sfruttarle e quindi credete non valga la pena di spendere tanto? Niente paura, ci pensa Top Shop con Gallery, una décolleté demi-d’Orsay molto d’effetto, all’accessibilissimo prezzo di 49,99 (Zalando).

Per l’abbinamento, niente paura, la décolleté Cenerentola-style regala un tocco glamour a qualsiasi paio di jeans sdruciti con camicia bianca oversize, e il look della serata è fatto!

Siete alte o i tacchi proprio non li sopportate?

Le ballerine ci vengono incontro e l’effetto Cenerentola è garantito.

Pretty Ballerinas ci propone Organza, delle ballerine dark silver glitter dal sapore rock, appuntite e con un fiocco in velluto, che si addattano ad outfit sia serali che da giorno (119,99 euro su Zalando).

Se avete paura che le ballerine vi facciano male, con il rischio di non usarle, potete ripiegare su Onlberta di Only Shoes, dal disegno classico, in pelle argentata lucida.

Il grande protagonista dell’inverno è lo stivaletto alla caviglia dal tacco largo e dai colori pazzi, quindi andate sul sicuro con il Chunky heel maya bootdi J.Crew (214,99 euro su Zalando) superglitter e dai dettagli in pelle.

Se non volete spendere più di tanto in un trend stagionale, Even e Odd lancia la sua proposta di stivaletto in simil-pelle argentata di uguale effetto.

Per chi vive la vita ai 200 all’ora, le sneakers sono la soluzione perfetta, ma non per questo dobbiamo rinunciare al nostro sogno cenerentoloso. Una Converse è per sempre e per questo, All Star ha pensato anche a noi, con questa versione in pelle argentata super versatile che ci può accompagnare dalla mattina alla sera senza preoccuparci di vesciche e caviglie. Trovate le One Star Silver Metallic su Zalando a 79,99 e per esperienza, posso dirvi che vi dureranno anni, quindi la spesa si ammortizza da sola.

Il #teamSuperga, invece, ce le propone in lamè con una zeppa sbarazzina in grado di regalarci qualche comodo centimetro anche con un look sporty (in promo a 64,99 euro su Zalando).

Montanare e freddolose, ho due stivali da Cenerentola anche per voi: i Moon Boot Silver (114,99 euro) per i gran balli in baita (sì, nel lontano 2011, ho passato una serata pazzesca in una disco-baita sul cucuzzolo della montagna seguita da discesa notturna in slittino e QUESTI Moon Boot sarebbero stati la ciliegina sulla torta).

Ugg ci ha abituato a qualsiasi style dei celebri stivaletti dall’interno peloso, ma la loro versione Cenerentola è così bella che me la mangerei! I Mini bailey bow sparkle glitterargento con fiocchetto al polpaccio sono in grado di rendere romantico anche l’outfit più invernale, scongiurando il terribile effetto “Omino Michelin” (209,99 euro su Zalando).

Dulcis in fundo, se avete 4.000 euro da investire per una scarpa da sogno, a regalarvi (mica tanto) la vostra favola personale ci ha pensato Jimmy Choo, che a Cenerentola ha dedicato una collezione intera di scarpe e accessori. Queste sono le Avril, décolleté tempestate di cristalli nelle varianti argento, oro e nero.

In alternativa, Dorothy Perkins ci strizza l’occhio con la sua Geneva, a 44,99 euro su Zalando, un centesimo della spesa, ma glam assicurato.

Per sentirsi Cenerentola, non serve andare fino a Manhattan!

Al servizio di Adolf Hitler di V.S. Alexander

Scrivere d’amore sembra sempre facile, ma non lo è. Scrivere d’amore ai tempi del Terzo Reich non lo è mai stato e mai lo sarà; eppure questo libro riesce a scalfire le tenebre e il dolore che addensano le pagine storiche di quel periodo. Magda, la protagonista del romanzo, attraverso la scrittura fluida e intensa dell’autrice, riesce a non farti staccare da questa storia neppure per un minuto. Allontanarsi dal romanzo è quasi doloroso come lo è la storia che racconta.

Magda è una ragazza tedesca, poco attratta dalla politica e dalla follia del Füher; ma per necessità e senza paure ne diventa una fidata collaboratrice. Inizialmente così lontana dal Terzo Reich, dalle sue gerarchie, ne finisce intrappolata, poiché si innamora di Karl, comandante delle SS. Nelle sue parole, tra i suoi pensieri, il lettore finisce per rivivere la guerra e le sue mostruosità. Attraverso gli occhi profondi e vivi di questa donna vediamo crollare dall’interno stesso dei palazzi del potere, la follia dell’ideologia nazista tra l’eco delle bombe e le grida di chi muore innocente.

Leggere questo romanzo ci aiuta a capire che, a volte, i mostri più crudeli hanno occhi ipnotici e sanno affascinare, ma il libero arbitrio donato all’uomo, ci permette sempre di portare avanti la libertà e la giustizia. Leggendo questo libro, ne avrete una prova. Magda e Karl vi aspettano.

“Quanto mi ami?” “Quanto basta per aspettarti tutta una vita”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Birthday Girl di Penelope Douglas

Birthday Girl di Penelope Douglas (Newton Compton, 2018) è a tutti gli effetti un libro “intrecciato”. Intrecciato come i bellissimi abbracci che si concedono i protagonisti: Jordan e Pike; intrecciato come il loro folle e chiacchierato amore. Un sentimento che nasce dalla convivenza forzata tra la giovane Jordan e il maturo Pike; in quanto Jordan, inizialmente, è la fidanzata di Cole, figlio di Pike.

Questo sentimento tra i protagonisti cresce in ogni pagina. Scava sempre più in profondità, in modo incalzante e diretto. È un tuffo tra l’incontro di due generazioni distanti, ma che l’amore e la passione avvicinano fino alla fusione.

Jordan che ha tutta la vita davanti, Pike che ferma la sua, per aspettare questa giovane ragazza che l’ha portato di nuovo a credere nell’amore. Un libro accattivante, la cui scrittura senza troppi filtri è intensamente imbevuta di romanticismo, e ci porta a sognare di quest’amore contrastato per antonomasia, chiacchierato e colpito da pregiudizi. I protagonisti lottano per viverlo senza rimorsi.

“Il tempo ti passa davanti come un proiettile, e la paura ti offre le scuse che cerchi per non fare quello che sai che dovresti fare. Non dubitare di te stessa, non mettere in dubbio le decisioni che hai preso; non lasciarti bloccare dal timore, non essere pigra e non basare le tue decisioni sulle aspettative e la volontà degli altri. Prenditi quello che vuoi e basta, va bene?”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Una morte perfetta

Quando ho deciso di andare a Milano a trovare Chiara, sapevo che il tragitto in pullman sarebbe stato lungo. Otto ore. A me piacciono i viaggi lunghi, sul serio. Ma tant’è, ho assolutamente bisogno di un libro da leggere, oppure le chiacchiere del passeggero dietro di me mi faranno impazzire (oltre a condurre lui ad una rapida morte per accoltellamento da matita).

Nello zaino mi sono portata un thriller, il quarto della serie dell’autrice inglese Angela Marsons. Ho già letto un suo romanzo e ricordo che mi era piaciuto molto.

Questo si intitola Una morte perfetta, ed è stato appena pubblicato da Newton Compton, come tutti gli altri della serie.

Sono fiduciosa. Apro il romanzo. Dove si va oggi?

Nella campagna inglese. Nella Black Country.

Inizia tutto col botto. La protagonista, Kim Stone, è una detective della polizia inglese e sta effettuando un arresto con la sua squadra. Nel loro mirino, trafficanti stranieri di bambini da destinare alla prostituzione.

Quando Kim ne malmena uno verrebbe da abbracciarla.

Il loro superiore è talmente soddisfatto dell’arresto che manda tutta la squadra in gita: a Westerley, una struttura che studia la decomposizione dei cadaveri, una fattoria dei corpi. Un ameno posticino dove se cammini col naso per aria rischi di cadere nella buca di una mummia infestata di vermi. E ti multano pure, perché i vermi non vanno disturbati. Stanno lavorando, loro!

Kim, il suo braccio destro Bryant, e i due giovani Duncan e Stacey, non sono proprio entusiasti all’idea dell’escursione. Tanto più che durante la visita guidata uno di loro inciampa davvero in un cadavere. Solo che non è uno di quelli del centro.

È la vittima di un omicidio recente, una donna a cui è stata spaccata letteralmente la faccia, poi soffocata con della terra in gola.

Fine della gita. Kim fa schioccare la frusta e immediatamente la squadra si mette alla ricerca dell’assassino. Ma tutte le piste sono vicoli ciechi.

Nella narrazione si inframmezzano parti di racconto di qualcuno che parla in prima persona. Non si sa chi sia, ma è decisamente inquietante. E affascinante.

Nel frattempo Kim rinviene un altro cadavere, e una donna che per un pelo ancora non è morta. Da un omicidio siamo passati rapidamente a dare la caccia ad un serial killer. Già la squadra è affogata di lavoro, ci mancano solo le critiche del capo, gli agguati di una vecchia quasi-fiamma di Kim e le telefonate di una giornalista zoppicante e mostruosamente rompiballe. O così sembra.

Fuori dal finestrino del pullman sfila la scintillante campagna toscana, ma io non la degno di uno sguardo. Non ci riesco. Corro tra le pagine alla ricerca del prossimo indizio.

Inciampo in qualche verbo messo male ma mi dico che dev’essere un problema della traduzione e vado avanti.

Mi sono quasi fatta un’idea di chi possa essere il colpevole. Ecco, ora lo arrestano! Lo sapevo,  dovevo fare l’investigatore, un momento, ah no, ho sbagliato tutto.

Oddio! Hanno rapito la giornalista!

Coraggio Kim, ce la puoi fare.

Il punto forte di tutta la storia sono decisamente i personaggi. Non sono scontati, anzi hanno una coerenza tutta loro a cui non riesci proprio a non affezionarti. Kim Stone è una detective dura e fuori dagli schemi, e si muove in un ambiente strano, grigio, dove il sospetto la fa da padrone. Forse è per questo che le vuoi bene.

Arriviamo a Milano troppo presto. Non ho ancora finito il libro e voglio sapere come va a finire. Quasi quasi resto sul pullman e proseguo fino a Zurigo… No, poi Chiara mi darebbe per dispersa, e chi lo sente mio padre?

Metto il segnalibro a malincuore, scendo e do un appuntamento silenzioso al libro per questa sera. Non vedo l’ora di scoprire come finisce.

Devo aggiungere una nota di tenerezza da lettrice italiana ai personaggi inglesi che per tutta la storia svengono di caldo con ventiquattro gradi.

Adorabili principianti.