Il principe svedese di Karina Halle

Il principe svedese di Karina Halle (Newton Compton Editori)

«Potrei baciarti per mille giorni e ancora non sarebbe abbastanza», dice. «Potrei fissarti per un milione di giorni e non sarebbe abbastanza. Potrei toccarti, assaggiarti, stare così profondamente dentro di te da fonderti con la mia pelle, fare queste cose per sempre e ancora non sarebbe abbastanza. Con te l’eternità non basta».

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Spiacente, non sei il mio tipo di Anna Zarlenga

Correte in libreria perché un libro così bello non potete farvelo scappare.

A volte una scossa è ciò che serve per accorgerci di quello che non abbiamo mai considerato.

Sara e Teo non potrebbero essere più diversi. Lei è tutto ordine e precisione. Non ha tempo per perdere tempo e sogna, per il suo futuro, di avere una cattedra all’università di Scienze della Comunicazione. Lui, invece, è il classico Don Giovanni, figlio di papà e uno scansa fatiche di primo ordine.
Cosa li lega? Un matrimonio di persone a loro vicine. Cosa hanno in comune? Tutto e niente. Due caratteri completamente diversi, ma che faranno di tutto pur di mascherare i veri sentimenti.

Tu mi rendi speciale. Io ti rendo speciale. Siamo due parti che creano un disegno, che sfugge all’umana comprensione. Ma è il nostro disegno e io lo vedo perfetto. Non mi lasciare da solo. Diventiamo un ornitorinco. Insieme.

L’autrice ci racconta una storia di amore e odio tra due protagonisti che non potrebbero essere più incompatibili di come sono.
Ho amato entrambi i personaggi perché sono perfetti in tutto e perfetti anche l’uno per l’altra. Ritrovarsi poi nel carattere della protagonista femminile mi ha sicuramente fatto apprezzare maggiormente la storia.
Mi sono piaciuti tantissimo i dialoghi. Il loro “punzecchiarsi” è il perno centrale. Tutto ruota intorno al loro modo di dichiararsi odio e amore in ogni momento. Sono assolutamente impreparati a quello che sentono nel loro cuore e, soprattutto Teo, è quello che sbaglia di più. Per lui cambia tutto all’improvviso, ma cosa più importante ha trovato in Sara la persona che lo porterà a rivedere la sua vita.
L’ambientazione scelta poi è la città di Napoli. Finalmente un romanzo ambientato in Italia dove non bisogna immaginare grandi grattacieli, ma semplicemente conoscere la vita della città partenopea.
Vogliamo poi parlare della scelta adottata dalla casa editrice per la copertina? È davvero bellissima nella sua semplicità. I colori sono perfetti. Attirano sicuramente l’attenzione della lettrice di romanzi d’amore.

Teo non è assolutamente il mio tipo. Eppure, nonostante tutto, è perfetto per me.

Il libro di Anna Zarlenga è frizzante, divertente, spensierato. È una storia leggera che fa sorridere e riflettere. A volte, è il cuore a scegliere la tua anima gemella.

Un regalo per Miss Violet di Susan Gloss

Un regalo per Miss Violet – Susan Gloss – Newton Compton

Articolo: romanzo

Data indicativa: 2019

Condizioni: eccellenti, un romanzo da leggere, regalare e rileggere. Un libro stiloso e pieno di talento. Un evento al quale non potete rinunciare.

Origine: Susan Gloss

Tintinnano le porte del Vintage Shop a Madison in Wisconsin, tintinnano mentre apro il libro che mi conduce attraverso lo stile sublime dell’autrice, tra il frusciare dei vestiti e il picchiettare delle unghie sul bancone delle clienti in attesa della proprietaria, Miss Violet Turner. Io, ovviamente, aspetto il mio turno e nel frattempo mi godo il susseguirsi di storie che Violet incrocia e vive con le sue clienti e amiche.

Incontro April, dolce ragazza orfana e incinta che verrà aiutata da Violet in un momento cruciale della sua vita.

Conosco Amithi, superba donna indiana che dal silenzio della sua casa involucro vuoto, e specchio del suo matrimonio ormai agli sgoccioli con Naveen; entra nel vintage shop e trova nuova linfa da cui succhiare energia e vita per ricominciare e andare avanti.

Un susseguirsi di capitoli, un crogiolo di vite ed emozioni di donne che intrecciano le loro esperienze, le loro verità, tra le pieghe di vestiti ormai dimenticati e ricordi mai troppo lontani dal cuore. Ho atteso il mio turno e ogni pagina di questo libro mi ha avvicinata a ognuna delle protagoniste; mi hanno aiutata e capita, mi hanno sorriso e abbracciata. Ora tocca a me portare al Vintage Shop qualcosa di vetusto che non ho più voglia di utilizzare o di possedere; ho già scelto cosa sarà. L’ho adagiato sul bancone, ora Miss Violet lo sta valutando mentre leggo gli ultimi capitoli del romanzo. Lascio anch’io qualcosa qui, tra le pieghe delle pagine di questo libro, che sicuramente tornerò a leggere, per poter tornare in questo posto che ho amato sin dai primi brani e che scolpisce nel cuore attimi di pura gioia per chi lo legge.

Nel viaggio al Vintage Shop ho ascoltato un medley di musica americana degli anni ’50 e ’60.

Ho sentito tintinnare di nuovo la porta d’ingresso, mi volto e… Buona lettura anche a te!

Mirtilla Amelia Malcontenta

I quattro enigmi degli eretici di Armando Comi

È un personaggio oscuro e da sempre avvolto in una foschia fatta di leggenda, mito e stupore: Cola di Rienzo, al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Eletto il 20 maggio 1347 tribuno e “liberatore” dello stato romano, obbligò i potenti baroni a sottomettersi, reclamando per Roma la dignità di capitale del mondo; pur dichiarando di non voler attentare ai diritti della Chiesa, insospettì l’allora pontefice Clemente VI. Nella cupa Roma del tardo Medioevo, Cola splende di quella luce che è propria dei sognatori: visionari, tormentati e mai compresi dai loro contemporanei. Il dramma della solitudine è palpabile non solo nella storia reale di Cola di Rienzo ma anche tra le pagine del raffinato thriller di Armando Comi, che descrive un personaggio vero, concreto pur nella sua eccezionalità.

Siamo nell’autunno del 1342. A Roma sì è appena consumato un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, nel giorno di Pentecoste, Cola di Rienzo esce di prigione con l’intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell’umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell’oscuro oggetto della profezia?

Il Cola di Rienzo di Comi è un uomo pieno di ombre, visionario, brillante e cupo nello stesso tempo, il cui comportamento ci pone dinnanzi a domande e a questioni etiche. È questa la grandezza del thriller I quattro enigmi degli eretici: la trama impone riflessioni sul comportamento umano, sulla tragedia della libertà negata, sul destino dell’uomo. Scritto magistralmente e fluido nel lettura, il romanzo di Comi è una sorta di viaggio iniziatico ai confini tra il bene e il male, tra la ragione e la necessità.

Spiccano le figure femminili: Luna, la donna accusata di stregoneria, e Giovanna Colonna. Entrambe forti e determinante, con alle spalle una sofferenza che però le ha forgiate, incidendo nella loro carne le ferite dell’anima.

Imperfetti sconosciuti di Daniela Volonté

Imperfetti sconosciuti, Daniela Volonté

“Ogni parola è una boccata d’ossigeno che mi fa stare meglio, tanto che nella mia testa continuo a ripetermi che in questo istante non sono sola, lui è all’altro capo di questo nostro mondo virtuale.”

Imperfetti sconosciuti è il romanzo del momento per capire che l’Amore quello vero, quello che rende le farfalle nello stomaco felici come un raduno di hippie a Woodstock, quello che ci permette di aprire le porte più blindate del nostro cuore, può arrivare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, abbattendo anche le più oscure reticenze e paure.

La storia che si dipana tra le pieghe di queste pagine ci porta a conoscere i protagonisti che trovano nelle parole la forza di conoscersi, nelle lettere digitate freneticamente sulla tastiera la via d’accesso per arrivare all’anima dell’utente all’altra parte dello schermo. In questa bolla virtuale incontriamo i protagonisti della storia:

Sabina Valli è una scrittrice che sta ultimando il suo romanzo, ma ha bisogno di alcune delucidazioni da fonti esperte per rendere perfetta una delle scene clou del suo libro. Per trovare confronto facile e diretto si affida alla Bibbia dei social: Facebook. Lo fa convinta di trovare un confronto e delucidazioni rapide che la porteranno a soddisfare la sua curiosità; ma a leggere il messaggio quasi per errore è Jacopo Smith, famoso chirurgo milanese; che si ritrova per vicissitudine lavorative e personali ad avere molto tempo da dedicare ai social network e decide di aiutare Sabi a fornirle le informazioni che ha richiesto. Sarà solo l’inizio della nascita di una chat zone dove i protagonisti, protetti dall’anonimato che regala il mondo virtuale; si lasceranno andare a confidenze e a verità. La chat diventerà un canale diretto tra le loro anime, i loro cuori. Le parole li uniscono, rendono questo rapporto da subito speciale.

Ma si può arrivare a provare un sentimento vero e forte per qualcuno di cui conosciamo virtualmente anima, cuore e segreti, ma di cui non sappiamo il suono della voce o il colore degli occhi? Sabi e Jacopo saranno capaci di portare questo rapporto allo step successivo, ovvero conoscersi di persona; permettendo agli occhi di avere la stessa importanza che fino ad ora hanno avuto le parole? Il loro sentimento sopravviverà all’impatto di esperienze e vicissitudini nella vita di tutti i giorni, oppure resterà imprigionato nella chimera virtuale nel quale è nato? Daniela Volonté è stata in grado di raccontarcelo attraverso la sua spiccata capacità di tradurre in parole la più grande realtà del secolo: si ha paura di viversi e ci si rifugia spesso nell’etere per trovare nuovo ossigeno; ma l’Amore conosce strade e modi davvero singolari per manifestarsi; a volte anche con un semplice segnale di messaggio ricevuto… leggere per credere. Nella lettura, che mi ha portato a finire il romanzo in poche ore, mi hanno aiutato a sognare i ritmi elettronici dei Subsonica.

“Jacopo è come un puzzle che sto mettendo insieme un pò alla volta. ho mille pezzi sparsi su un tavolo a cui, chat dopo chat, se ne aggiungono di nuovi. E mi fa impazzire non riuscire a trovare una collocazione precisa per ciascun tassello.”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Un aperitivo con… Lucrezia Scali!

“Sono disordinata, mi annoio facilmente e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli.”

Così si racconta Lucrezia Scali, una delle scrittrici di punta della Newton Compton, sul suo blog. E di stimoli lei ne ha sempre tanti e originali, basti pensare ai suoi best-seller, La distanza tra me e te, L’amore mi chiede di teTe lo dico sottovoce, Non chiedermi mai perché e, in versione ebook, Come ci frega l’amore.

Abbiamo invitato la nostra cara Lucrezia per un super APERI-PINK. Conosciamola meglio!

Com’è iniziato il tuo percorso editoriale?

Per prima cosa ci tengo a ringraziarvi per l’ospitalità. C’è sempre un momento della vita che ti mette alla prova, e a volte serve solo un po’ di coraggio o la persona giusta al tuo fianco per fare il passo. Almeno così è stato per me, ero rimasta a casa dal lavoro, insoddisfatta, demotivata per una serie di esperienze sbagliate, e una serie di romanzi iniziati dentro una cartella del computer. Avere più tempo libero mi ha dato la possibilità di riprendere in mano quei romanzi e lanciarmi in una nuova avventura. Non sono una persona paziente, anzi, io sono per tutto e subito, per questo motivo ho scelto di lasciar perdere il “classico” iter di inviare il romanzo alle agenzie letterarie o case editrici, e di seguire l’esempio di molte autrici self che avevo tra i contatti. Avere anche un blog mi ha aiutato a conoscere un po’ meglio questa possibilità e a confrontarmi con autrici che avevano intrapreso la strada dell’autopubblicazione. Così mi sono rimboccata le maniche e, dopo un lungo percorso di revisione del testo e cura della copertina, ho caricato il file nel web ed eccoci qua. Sono stata fortunata.

Sei un’acclamata scrittrice romance. Vogliamo però sapere qual è il tuo genere preferito.

Quando rispondo a questa domanda tutti si stupiscono, perché, sì, scrivo romance ma l’80% dei libri che leggo non rientrano in questo genere. Leggo di tutto, non mi spaventano le mode del momento o i romanzi di nicchia, non mi lascio influenzare dalle recensioni negative e da quelle troppo positive, perché ci devo sempre sbattere la testa. Il genere varia molto anche in base all’umore, se la mente è libera o piena di pensieri, ma in generale prediligo i thriller psicologici e la narrativa contemporanea.

Quale personaggio uscito dalla tua penna senti più vicino a te. Per quali ragioni?

Con l’uscita del mio ultimo romanzo non ho dubbi: Ottavia. Scrivere di lei, della sua storia, mi ha aiutato a esternare anche un po’ del mio dolore e “guarire” insieme a lei. Sarà sempre un personaggio a cui devo molto e che mi ha insegnato tanto, sembra strano da comprendere ma è così.

Puoi dare, invece, una dritta a un solo personaggio delle tue storie. Quale sceglieresti e perché?

Sceglierei Isabel del romanzo La distanza tra me e te per dirle che l’amore è imprevedibile e non segue sempre la ragione. Si può ignorare, certo, ma se una persona ti è entrata nel cuore sarà difficile dirle addio. Certi rimpianti sono capaci di divorarti dentro e impedirti di vivere una vita felice. A volte osare è l’unica risposta giusta, soprattutto quando cervello e cuore non trovano una tregua.

Quali sono gli ingredienti per scrivere un buon romance?

Scrivere un romance non è così semplice come sembra, perché segue schemi e regole ben precise che non puoi raggirare, ma sicuramente puoi fare del tuo meglio per garantire ai lettori colpi di scena inaspettati e protagonisti indimenticabili. Oserei dire che, tolti gli ingredienti “obbligatori”, quello più importante resta sempre l’emozione, regalare qualcosa di nuovo al lettore e trasmettere un messaggio.

Sperimenteresti mai un altro genere? Per esempio Noir, giallo…

Quanto mi piacerebbe. Prima o poi vorrei scrivere un bel thriller psicologico, di quelli che ti lasciano senza fiato e ricco di colpi di scena, ma per il momento non credo di essere pronta. O forse non ne sento ancora la necessità, ma mai dire mai.

Cosa ti piace e cosa non ti piace in un romanzo rosa?

È vero che un romanzo rosa deve seguire determinate regole, ma questo non giustifica la carenza di spessore dei personaggi, come se fossero vuoti, insignificanti e messi a caso nella narrazione, o raccontare una storia davvero troppo prevedibile. I lettori hanno bisogno di sognare, di immaginare, di lottare e soffrire insieme ai personaggi di carta, quindi un po’ di imprevedibilità non guasta mai. Sarà banale, ma quello che adoro è, appunto, la storia d’amore. Sarà che nella vita reale sono poco romantica, quindi mi piace addolcirmi scrivendo e leggendo storie a lieto fine.

Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Lucrezia.

Scrivo da sempre, da quando ne ho memoria. Da piccola riempivo pagine del mio diario segreto, poi sono passata a scrivere brevi racconti di fantasia, ho aperto un blog per parlare dei libri che leggevo e alla fine ho pensato di scriverne uno io. È il mio modo per evadere dalla realtà, per ritagliarmi uno spazio dove esisto solo io e i miei personaggi di fantasia, un momento che mi fa stare bene e mi regala emozioni. Non è sempre facile, soprattutto quando non riesci a trovare il tempo e la vita sembra soffocarti con i suoi imprevisti, ma per fortuna basta avere un quaderno a portata di mano per annotare quelle idee che arrivano all’improvviso. Marilyn Monroe cantava “i diamanti sono i migliori amici delle donne”, ma sarà davvero vero? Io preferisco di gran lunga circondarmi di libri.

Dolce e spumeggiante come un Bellini. Ecco il cocktail perfetto per la nostra Lucrezia, che dai suoi romanzi sembra essere una gran romanticona anche se poi, come lei stessa afferma, è una gran tosta!Il Bellini è un long drink italiano per eccellenza, a base di purea di pesca e vino bianco frizzante.

INGREDIENTI:

Prosecco

Polpa di Pesca

PREPARAZIONE:

Lavate e denocciolate una pesca. Inseritela nel mixer e frullate fino ad ottenere una polpa. Assicuratevi di filtrare il composto tramite un colino!

Versatelo, successivamente, nello shaker e aggiungete il vostro prosecco.

Mescolate il tutto con l’aiuto di uno stirrer (cucchiaio allungato per miscelare i cocktail) ed ecco il vostro Bellini! Da servire obbligatoriamente in un elegante flûte.

Io corro a gustarmi questo frizzantissimo cocktail in compagnia dell’ultimo romanzo di Lucrezia, Non chiedermi mai perché.

Chiara Rametta

 

La villa di Famiglia di Amanda Hampson

La villa di famiglia di Amanda Hampson (Newton Compton)

“Ogni notte mi fermo sulle soglie e guardo dentro le stanze buie, scorgendo solo i contorni dei mobili alla luce concessa dalla luna, chiedendomi come siano state le vite di chi ha vissuto qui in passato. C’è una stanza in particolare che mi attrae notte dopo notte. È lì che mi trattengo più a lungo. So che dovrei concentrarmi su questioni più pratiche, ma i miei pensieri sono troppo sparsi anche solo per tentare.”

Ben e Mia. Mia e Ben Tinker, una coppia in procinto di ricominciare, di donarsi una nuova possibilità. Cercano un nuovo inizio trasferendosi dall’Australia, loro terra natale, in Francia in un paesino pittoresco e incantevole. Acquistano una bellissima casa, piena di storia e pronta ad accoglierli. Per la giovane coppia non è facile inserirsi in questo nuovo contesto, soprattutto per Ben che parla poco e male il francese. In loro aiuto arrivano i vicini di casa, i coniugi Dominic e Susannah Harrington: due frizzanti sessantenni inglesi che si renderanno subito amichevoli e ospitali. Dominic e Susannah.

Susannah e Dominic, un’intera vita insieme sempre sull’orlo del precipizio emotivo, economico; umano. Tra le due coppie s’instaura da subito un feeling, Ben e Mia sono felici d’aver trovato negli Harrington la chiave per integrarsi nella loro nuova realtà sociale. Ma come ben spiega il detto “l’abito non fa il monaco”, Ben e Mia si ritroveranno presto a capire che la realtà che i loro nuovi amici vivono è contornata di segreti e silenzi.

In un susseguirsi di avvenimenti, la giovane coppia scoprirà che Dominic e Susannah Harrington dietro al fascino e alla generosa ospitalità celano molte verità da troppo tempo sepolte, ma ormai pronte a vedere la luce. I Tinker saranno in grado di non farsi avvolgere tra le spire di questa coppia così troppo perfetta, da non essere effettivamente vera? Non ci si stanca di questo romanzo, incalzante e coinvolgente. Queste due coppie così agli antipodi tra loro creano un vortice dal quale è difficile allontanarsi. Una scrittura sapiente e ben strutturata rende irresistibile ogni pagina, ogni capitolo. Nella lettura di questo romanzo sono stata accompagnata da questa playlist: Lana del Rey e il soundtrack del film “Cinquanta sfumature di grigio”.

Mirtilla Amelia Malcontenta

I love Londra

I LOVE LONDRA di Lindsey Kelk (Newton Compton)

«Angela». Alex fu il primo a spezzare il silenzio. «Li vuoi dei figli, vero?» «Non per cena». Mi chiamo Angela Clark, e quando sono agitata faccio battute. Brutte. Freddure, se possibile.

Questo romanzo è frizzante e brioso, l’autrice Lindsey Kelk ci accompagna tra le pagine di questa commedia con una scrittura fluida e unica, permettendo al lettore di conoscere a fondo le dinamiche che s’intrecciano tra i vari personaggi. Fulcro della storia è la dolcissima quanto goffa Angela Clark, giovane giornalista freelance inglese che dopo una cocente delusione d’amore fugge dalla sua amata Londra, a New York. Senza pensarci troppo, senza chiudere davvero il passato alle spalle: lascia i suoi genitori, il fidanzato fedifrago, la sua quotidianità scandita dai ritmi di questa metropoli per fuggire nella grande mela. New York l’accoglie a braccia aperte, regalandole il vero amore in Alex giovane musicista in ascesa, nuove amiche e il sogno lavorativo di sempre, fondare e dirigere una rivista. Ma il passato torna prepotentemente a bussare alla sua porta, quando deve tornare a Londra. Si riaffacciano i fantasmi del passato, il rapporto conflittuale con la madre e Mark, l’ex che le ha spezzato il cuore. Attraverso questo ritorno in patria, Angela metterà di nuovo alla prova se stessa, ora è una donna diversa e più forte, la vita l’ha temprata, New York l’ha cresciuta.

In una centrifuga di rocambolesche situazioni esilaranti e dolcissime, Angela, la sua famiglia e i suoi amici saranno fonte di risate e riflessioni per chi leggerà questo suo nuovo romanzo pubblicato da Newton Compton Editori.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!