I quattro enigmi degli eretici di Armando Comi

È un personaggio oscuro e da sempre avvolto in una foschia fatta di leggenda, mito e stupore: Cola di Rienzo, al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Eletto il 20 maggio 1347 tribuno e “liberatore” dello stato romano, obbligò i potenti baroni a sottomettersi, reclamando per Roma la dignità di capitale del mondo; pur dichiarando di non voler attentare ai diritti della Chiesa, insospettì l’allora pontefice Clemente VI. Nella cupa Roma del tardo Medioevo, Cola splende di quella luce che è propria dei sognatori: visionari, tormentati e mai compresi dai loro contemporanei. Il dramma della solitudine è palpabile non solo nella storia reale di Cola di Rienzo ma anche tra le pagine del raffinato thriller di Armando Comi, che descrive un personaggio vero, concreto pur nella sua eccezionalità.

Siamo nell’autunno del 1342. A Roma sì è appena consumato un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, nel giorno di Pentecoste, Cola di Rienzo esce di prigione con l’intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell’umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell’oscuro oggetto della profezia?

Il Cola di Rienzo di Comi è un uomo pieno di ombre, visionario, brillante e cupo nello stesso tempo, il cui comportamento ci pone dinnanzi a domande e a questioni etiche. È questa la grandezza del thriller I quattro enigmi degli eretici: la trama impone riflessioni sul comportamento umano, sulla tragedia della libertà negata, sul destino dell’uomo. Scritto magistralmente e fluido nel lettura, il romanzo di Comi è una sorta di viaggio iniziatico ai confini tra il bene e il male, tra la ragione e la necessità.

Spiccano le figure femminili: Luna, la donna accusata di stregoneria, e Giovanna Colonna. Entrambe forti e determinante, con alle spalle una sofferenza che però le ha forgiate, incidendo nella loro carne le ferite dell’anima.

Annunci

Imperfetti sconosciuti di Daniela Volonté

Imperfetti sconosciuti, Daniela Volonté

“Ogni parola è una boccata d’ossigeno che mi fa stare meglio, tanto che nella mia testa continuo a ripetermi che in questo istante non sono sola, lui è all’altro capo di questo nostro mondo virtuale.”

Imperfetti sconosciuti è il romanzo del momento per capire che l’Amore quello vero, quello che rende le farfalle nello stomaco felici come un raduno di hippie a Woodstock, quello che ci permette di aprire le porte più blindate del nostro cuore, può arrivare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, abbattendo anche le più oscure reticenze e paure.

La storia che si dipana tra le pieghe di queste pagine ci porta a conoscere i protagonisti che trovano nelle parole la forza di conoscersi, nelle lettere digitate freneticamente sulla tastiera la via d’accesso per arrivare all’anima dell’utente all’altra parte dello schermo. In questa bolla virtuale incontriamo i protagonisti della storia:

Sabina Valli è una scrittrice che sta ultimando il suo romanzo, ma ha bisogno di alcune delucidazioni da fonti esperte per rendere perfetta una delle scene clou del suo libro. Per trovare confronto facile e diretto si affida alla Bibbia dei social: Facebook. Lo fa convinta di trovare un confronto e delucidazioni rapide che la porteranno a soddisfare la sua curiosità; ma a leggere il messaggio quasi per errore è Jacopo Smith, famoso chirurgo milanese; che si ritrova per vicissitudine lavorative e personali ad avere molto tempo da dedicare ai social network e decide di aiutare Sabi a fornirle le informazioni che ha richiesto. Sarà solo l’inizio della nascita di una chat zone dove i protagonisti, protetti dall’anonimato che regala il mondo virtuale; si lasceranno andare a confidenze e a verità. La chat diventerà un canale diretto tra le loro anime, i loro cuori. Le parole li uniscono, rendono questo rapporto da subito speciale.

Ma si può arrivare a provare un sentimento vero e forte per qualcuno di cui conosciamo virtualmente anima, cuore e segreti, ma di cui non sappiamo il suono della voce o il colore degli occhi? Sabi e Jacopo saranno capaci di portare questo rapporto allo step successivo, ovvero conoscersi di persona; permettendo agli occhi di avere la stessa importanza che fino ad ora hanno avuto le parole? Il loro sentimento sopravviverà all’impatto di esperienze e vicissitudini nella vita di tutti i giorni, oppure resterà imprigionato nella chimera virtuale nel quale è nato? Daniela Volonté è stata in grado di raccontarcelo attraverso la sua spiccata capacità di tradurre in parole la più grande realtà del secolo: si ha paura di viversi e ci si rifugia spesso nell’etere per trovare nuovo ossigeno; ma l’Amore conosce strade e modi davvero singolari per manifestarsi; a volte anche con un semplice segnale di messaggio ricevuto… leggere per credere. Nella lettura, che mi ha portato a finire il romanzo in poche ore, mi hanno aiutato a sognare i ritmi elettronici dei Subsonica.

“Jacopo è come un puzzle che sto mettendo insieme un pò alla volta. ho mille pezzi sparsi su un tavolo a cui, chat dopo chat, se ne aggiungono di nuovi. E mi fa impazzire non riuscire a trovare una collocazione precisa per ciascun tassello.”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Un aperitivo con… Lucrezia Scali!

“Sono disordinata, mi annoio facilmente e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli.”

Così si racconta Lucrezia Scali, una delle scrittrici di punta della Newton Compton, sul suo blog. E di stimoli lei ne ha sempre tanti e originali, basti pensare ai suoi best-seller, La distanza tra me e te, L’amore mi chiede di teTe lo dico sottovoce, Non chiedermi mai perché e, in versione ebook, Come ci frega l’amore.

Abbiamo invitato la nostra cara Lucrezia per un super APERI-PINK. Conosciamola meglio!

Com’è iniziato il tuo percorso editoriale?

Per prima cosa ci tengo a ringraziarvi per l’ospitalità. C’è sempre un momento della vita che ti mette alla prova, e a volte serve solo un po’ di coraggio o la persona giusta al tuo fianco per fare il passo. Almeno così è stato per me, ero rimasta a casa dal lavoro, insoddisfatta, demotivata per una serie di esperienze sbagliate, e una serie di romanzi iniziati dentro una cartella del computer. Avere più tempo libero mi ha dato la possibilità di riprendere in mano quei romanzi e lanciarmi in una nuova avventura. Non sono una persona paziente, anzi, io sono per tutto e subito, per questo motivo ho scelto di lasciar perdere il “classico” iter di inviare il romanzo alle agenzie letterarie o case editrici, e di seguire l’esempio di molte autrici self che avevo tra i contatti. Avere anche un blog mi ha aiutato a conoscere un po’ meglio questa possibilità e a confrontarmi con autrici che avevano intrapreso la strada dell’autopubblicazione. Così mi sono rimboccata le maniche e, dopo un lungo percorso di revisione del testo e cura della copertina, ho caricato il file nel web ed eccoci qua. Sono stata fortunata.

Sei un’acclamata scrittrice romance. Vogliamo però sapere qual è il tuo genere preferito.

Quando rispondo a questa domanda tutti si stupiscono, perché, sì, scrivo romance ma l’80% dei libri che leggo non rientrano in questo genere. Leggo di tutto, non mi spaventano le mode del momento o i romanzi di nicchia, non mi lascio influenzare dalle recensioni negative e da quelle troppo positive, perché ci devo sempre sbattere la testa. Il genere varia molto anche in base all’umore, se la mente è libera o piena di pensieri, ma in generale prediligo i thriller psicologici e la narrativa contemporanea.

Quale personaggio uscito dalla tua penna senti più vicino a te. Per quali ragioni?

Con l’uscita del mio ultimo romanzo non ho dubbi: Ottavia. Scrivere di lei, della sua storia, mi ha aiutato a esternare anche un po’ del mio dolore e “guarire” insieme a lei. Sarà sempre un personaggio a cui devo molto e che mi ha insegnato tanto, sembra strano da comprendere ma è così.

Puoi dare, invece, una dritta a un solo personaggio delle tue storie. Quale sceglieresti e perché?

Sceglierei Isabel del romanzo La distanza tra me e te per dirle che l’amore è imprevedibile e non segue sempre la ragione. Si può ignorare, certo, ma se una persona ti è entrata nel cuore sarà difficile dirle addio. Certi rimpianti sono capaci di divorarti dentro e impedirti di vivere una vita felice. A volte osare è l’unica risposta giusta, soprattutto quando cervello e cuore non trovano una tregua.

Quali sono gli ingredienti per scrivere un buon romance?

Scrivere un romance non è così semplice come sembra, perché segue schemi e regole ben precise che non puoi raggirare, ma sicuramente puoi fare del tuo meglio per garantire ai lettori colpi di scena inaspettati e protagonisti indimenticabili. Oserei dire che, tolti gli ingredienti “obbligatori”, quello più importante resta sempre l’emozione, regalare qualcosa di nuovo al lettore e trasmettere un messaggio.

Sperimenteresti mai un altro genere? Per esempio Noir, giallo…

Quanto mi piacerebbe. Prima o poi vorrei scrivere un bel thriller psicologico, di quelli che ti lasciano senza fiato e ricco di colpi di scena, ma per il momento non credo di essere pronta. O forse non ne sento ancora la necessità, ma mai dire mai.

Cosa ti piace e cosa non ti piace in un romanzo rosa?

È vero che un romanzo rosa deve seguire determinate regole, ma questo non giustifica la carenza di spessore dei personaggi, come se fossero vuoti, insignificanti e messi a caso nella narrazione, o raccontare una storia davvero troppo prevedibile. I lettori hanno bisogno di sognare, di immaginare, di lottare e soffrire insieme ai personaggi di carta, quindi un po’ di imprevedibilità non guasta mai. Sarà banale, ma quello che adoro è, appunto, la storia d’amore. Sarà che nella vita reale sono poco romantica, quindi mi piace addolcirmi scrivendo e leggendo storie a lieto fine.

Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Lucrezia.

Scrivo da sempre, da quando ne ho memoria. Da piccola riempivo pagine del mio diario segreto, poi sono passata a scrivere brevi racconti di fantasia, ho aperto un blog per parlare dei libri che leggevo e alla fine ho pensato di scriverne uno io. È il mio modo per evadere dalla realtà, per ritagliarmi uno spazio dove esisto solo io e i miei personaggi di fantasia, un momento che mi fa stare bene e mi regala emozioni. Non è sempre facile, soprattutto quando non riesci a trovare il tempo e la vita sembra soffocarti con i suoi imprevisti, ma per fortuna basta avere un quaderno a portata di mano per annotare quelle idee che arrivano all’improvviso. Marilyn Monroe cantava “i diamanti sono i migliori amici delle donne”, ma sarà davvero vero? Io preferisco di gran lunga circondarmi di libri.

Dolce e spumeggiante come un Bellini. Ecco il cocktail perfetto per la nostra Lucrezia, che dai suoi romanzi sembra essere una gran romanticona anche se poi, come lei stessa afferma, è una gran tosta!Il Bellini è un long drink italiano per eccellenza, a base di purea di pesca e vino bianco frizzante.

INGREDIENTI:

Prosecco

Polpa di Pesca

PREPARAZIONE:

Lavate e denocciolate una pesca. Inseritela nel mixer e frullate fino ad ottenere una polpa. Assicuratevi di filtrare il composto tramite un colino!

Versatelo, successivamente, nello shaker e aggiungete il vostro prosecco.

Mescolate il tutto con l’aiuto di uno stirrer (cucchiaio allungato per miscelare i cocktail) ed ecco il vostro Bellini! Da servire obbligatoriamente in un elegante flûte.

Io corro a gustarmi questo frizzantissimo cocktail in compagnia dell’ultimo romanzo di Lucrezia, Non chiedermi mai perché.

Chiara Rametta

 

La villa di Famiglia di Amanda Hampson

La villa di famiglia di Amanda Hampson (Newton Compton)

“Ogni notte mi fermo sulle soglie e guardo dentro le stanze buie, scorgendo solo i contorni dei mobili alla luce concessa dalla luna, chiedendomi come siano state le vite di chi ha vissuto qui in passato. C’è una stanza in particolare che mi attrae notte dopo notte. È lì che mi trattengo più a lungo. So che dovrei concentrarmi su questioni più pratiche, ma i miei pensieri sono troppo sparsi anche solo per tentare.”

Ben e Mia. Mia e Ben Tinker, una coppia in procinto di ricominciare, di donarsi una nuova possibilità. Cercano un nuovo inizio trasferendosi dall’Australia, loro terra natale, in Francia in un paesino pittoresco e incantevole. Acquistano una bellissima casa, piena di storia e pronta ad accoglierli. Per la giovane coppia non è facile inserirsi in questo nuovo contesto, soprattutto per Ben che parla poco e male il francese. In loro aiuto arrivano i vicini di casa, i coniugi Dominic e Susannah Harrington: due frizzanti sessantenni inglesi che si renderanno subito amichevoli e ospitali. Dominic e Susannah.

Susannah e Dominic, un’intera vita insieme sempre sull’orlo del precipizio emotivo, economico; umano. Tra le due coppie s’instaura da subito un feeling, Ben e Mia sono felici d’aver trovato negli Harrington la chiave per integrarsi nella loro nuova realtà sociale. Ma come ben spiega il detto “l’abito non fa il monaco”, Ben e Mia si ritroveranno presto a capire che la realtà che i loro nuovi amici vivono è contornata di segreti e silenzi.

In un susseguirsi di avvenimenti, la giovane coppia scoprirà che Dominic e Susannah Harrington dietro al fascino e alla generosa ospitalità celano molte verità da troppo tempo sepolte, ma ormai pronte a vedere la luce. I Tinker saranno in grado di non farsi avvolgere tra le spire di questa coppia così troppo perfetta, da non essere effettivamente vera? Non ci si stanca di questo romanzo, incalzante e coinvolgente. Queste due coppie così agli antipodi tra loro creano un vortice dal quale è difficile allontanarsi. Una scrittura sapiente e ben strutturata rende irresistibile ogni pagina, ogni capitolo. Nella lettura di questo romanzo sono stata accompagnata da questa playlist: Lana del Rey e il soundtrack del film “Cinquanta sfumature di grigio”.

Mirtilla Amelia Malcontenta

I love Londra

I LOVE LONDRA di Lindsey Kelk (Newton Compton)

«Angela». Alex fu il primo a spezzare il silenzio. «Li vuoi dei figli, vero?» «Non per cena». Mi chiamo Angela Clark, e quando sono agitata faccio battute. Brutte. Freddure, se possibile.

Questo romanzo è frizzante e brioso, l’autrice Lindsey Kelk ci accompagna tra le pagine di questa commedia con una scrittura fluida e unica, permettendo al lettore di conoscere a fondo le dinamiche che s’intrecciano tra i vari personaggi. Fulcro della storia è la dolcissima quanto goffa Angela Clark, giovane giornalista freelance inglese che dopo una cocente delusione d’amore fugge dalla sua amata Londra, a New York. Senza pensarci troppo, senza chiudere davvero il passato alle spalle: lascia i suoi genitori, il fidanzato fedifrago, la sua quotidianità scandita dai ritmi di questa metropoli per fuggire nella grande mela. New York l’accoglie a braccia aperte, regalandole il vero amore in Alex giovane musicista in ascesa, nuove amiche e il sogno lavorativo di sempre, fondare e dirigere una rivista. Ma il passato torna prepotentemente a bussare alla sua porta, quando deve tornare a Londra. Si riaffacciano i fantasmi del passato, il rapporto conflittuale con la madre e Mark, l’ex che le ha spezzato il cuore. Attraverso questo ritorno in patria, Angela metterà di nuovo alla prova se stessa, ora è una donna diversa e più forte, la vita l’ha temprata, New York l’ha cresciuta.

In una centrifuga di rocambolesche situazioni esilaranti e dolcissime, Angela, la sua famiglia e i suoi amici saranno fonte di risate e riflessioni per chi leggerà questo suo nuovo romanzo pubblicato da Newton Compton Editori.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!

Anteprime Newton Compton

Le anteprime Newton Compton scelte da Mirtilla Amelia Malcontenta per voi.

LA RAGAZZA NELL’ACQUA di Robert Bryndza. La piccola Jessica Collins esce di casa per andare alla festa di compleanno di una sua amica, ha 7 anni e tanta voglia di sentirsi grande. La piccola deve percorrere pochi passi per arrivare alla casa sullo stesso viale della sua, dove si sta svolgendo la festa; ma Jessica non arriverà mai a quell’appuntamento perché la ragazzina sparisce letteralmente nel nulla. Di lei non si saprà più niente; le indagini verranno chiuse e archiviate lasciando il silenzio a celare i singhiozzi della madre e della sorella, e sgretolerà questa perfetta (almeno all’apparenza) famiglia irlandese emigrata a Londra durante il boom economico degli anni ’80. Dopo 26 anni i resti del corpo di Jessica verranno ritrovati dalla Detective Erika Foster, che riaprirà il caso e lotterà per portare verità e giustizia nella morte di questa giovane troppo prematuramente scomparsa. Le poche prove, i tanti anni passati dalla sparizione, e l’intricata matassa da districare di segreti, bugie e falsità non faranno demordere la bravissima detective nel portare luce e verità, su questo caso che sembra non avere soluzione. La scrittura di Robert Bryndza è l’elemento fondamentale per rendere anche questo suo ultimo thriller degno di essere chiamato tale. Il suo stile inconfondibile, porta il lettore ad avere il fiato sospeso sino all’ultima pagina. Nulla è ciò che sembra in questo libro, tranne la caparbietà e l’intelligenza che contraddistinguono la protagonista Erika Foster. Vi suggerisco di leggerlo perché chi ama i thriller non può lasciarselo scappare; chi vuole avvicinarsi al genere non potrebbe fare scelta più giusta.

HO SPOSATO UN MASCHILISTA di JOANNE BONNY. “Quindi mi stai dicendo che non mi dai la promozione solo perchè possiedo un paio d’ovaie?” chiedo, inspirando a fondo per la rabbia e l’indignazione. “Questo è sessismo bello e buono! È discriminazione!!” “No! È semplice buon senso e devi fartene una ragione, perché è il mondo che gira così, accettalo!” “E se mi rifiutassi?” Carlo scrolla le spalle e sbotta con aria ilare: “Scatena una rivoluzione”. “Una Rivoluzione…” mormoro, meditabonda “Perché no?” Quando ho l’onore di recensire un libro, appena finito di leggerlo ne scrivo subito le prime impressioni. Con questo romanzo , non mi è stato possibile; l’ho finito due giorni fa, ma non sono riuscita a prendere carta e penna prima d’ora, perchè ho smesso di ridere solo adesso! Avete letto bene, questo romanzo è serotonina allo stato puro! Tutto si concentra sulla super protagonista, una Wonder Woman femminista estrema, che di nome fa Emma. Donna forte e combattiva che da una profonda ingiustizia e delusione lavorativa, riesce a rinascere, a non arrendersi fino a realizzare il suo più grande sogno: dirigere un giornale indirizzato alle donne, diventandone portavoce e bandiera dei diritti femminili. Nella vita di Emma, intrisa di lavoro e parità dei sessi, tutto sembra perfetto, ma i suoi collaboratori più fidati, nonché migliori amici l’iscrivono per gareggiare nel programma televisivo “Chi vuol sposare un milionario?”. La nostra Emma Fontana si ritroverà in questo format super trash a vivere un’esperienza lontana anni luce dalla sua realtà; ma talmente tanto incredibile da portarla a riconsiderare le basi stesse dei suoi princìpi. Conoscerà le altre splendide partecipanti che concorreranno con lei per cercare di far innamorare il Bachelor italiano, ma soprattutto incontrerà gli occhi magnetici, il fisico statuario del milionario che cerca la donna dei suoi sogni: Marco Bernardi e dietro le quinte Leonardo, fascinoso fratello del ragazzo maschilista e presuntuoso che siede sul trono del programma. Sono tantissime le situazioni incredibili ed esilaranti che irrompono tra le pagine di questa commedia romantica. Si ride tanto, si ride di cuore e con gusto, ma il messaggio arriva comunque forte e chiaro: la forza delle donne rende il mondo un posto migliore. Leggete questo libro, vi offrirà pagine di delicato romanticismo e irrefrenabile comicità; un mix perfetto che lo rende sicuramente un romanzo che vi consigliamo.

Sposare un maschilista!? Joanne Bonny ci racconta l’avventura di Emma

Una lettura che ha accompagnato le mie vacanze natalizie è stato il romanzo Ho sposato un maschilista di Joanne Bonny. Un’autrice italiana che ci racconta, finalmente, la storia di una donna con carattere, determinata a raggiungere i suoi obiettivi e non certo bisognosa dell’aiuto di un uomo per vivere.

Siamo tante Biancaneve che dipendono per ogni cosa dal sesso maschile: dal cacciatore per salvarsi la pelle, dai nani per sopravvivere fuori dal castello e dal principe per tornarci in pompa magna.

Ma allora perché questo titolo, direte voi. Immaginate una vendetta, una donna che non vede l’ora di dimostrare al mondo che il girl power esiste e che gli uomini sono soltanto dei maschilisti. Cosa c’è di peggio poi che gareggiare per sposarne uno, oltretutto anche milionario? Per Emma, la nostra protagonista, inizia la più dura delle battaglie del genere “maschi contro femmine”. I suoi colleghi l’hanno iscritta, a sua insaputa, a una gara dove il premio finale è il matrimonio con l’uomo più ambito del secolo, il maschilista milionario Marco Bernardi. Un uomo che ha la fama di essere un Don Giovanni. Può esserci qualcosa di peggio in tutta questa storia? Ovviamente si. Emma, oltre a dover sopportare Marco dovrà fare i conti con altre ragazze in gara, pronte a tutto pur di conquistare il cuore, e forse non solo questo, dell’agognato scapolo d’oro.

Devo sapere che cosa provi per me. Perché tu mi piaci, e tanto. Mi piaci ogni giorno di più, anche se sei diversa da tutte le ragazze che ho frequentato finora. O forse proprio per questo. È la seconda volta in vita mia che credo di piacere a una donna per quello che sono, e visto com’è andata la prima ho bisogno di sapere se stavolta ho ragione, se non mi sto illudendo di nuovo come un perfetto idiota.

Un romanzo fresco e molto attuale con una protagonista consapevole dell’essere una donna forte e capace di far valere i suoi diritti. È impossibile non rivedersi in alcuni aspetti della protagonista. Ho molto apprezzato, infatti, la scelta adottata per la copertina. Il mazzo di fiori posto sul viso della ragazza vuole dimostrare che tutte noi possiamo essere Emma.
Storia divertente al punto giusto da rendere la lettura del romanzo piacevole. Unica pecca forse troppo lungo in alcune parti.

Torna la detective Erika Foster di Robert Bryndza

Il 2019 inizia all’insegna di nuove letture e nuove recensioni. Il romanzo di cui vi parlo oggi è “La ragazza nell’acqua”, terzo romanzo della serie thriller Erika Foster scritta dall’inglese Robert Bryndza. Ringrazio la casa editrice per la lettura in anteprima.

Il dolore aveva messo radici profonde nel suo cuore: era diventato parte di lei ormai. Continuava a versare lacrime su lacrime, ma aveva imparato a convivere con quell’agonia, come una compagna fedele. Guardare il cappottino, il disegno, vedere di sfuggita la foto di Jessica mentre superava la camera da letto e andava in bagno: faceva tutto parte della sua routine, così come il dolore.

L’autore ci racconta il cosiddetto cold-case. Improvvisamente durante lo svolgimento di un’operazione di polizia viene trovato uno scheletro. Uno scheletro così piccolo da poter essere solo quello di un bambino. E se poi lo scheletro appartiene alla povera Jessica Collins, scomparsa ventisei anni prima, per Erika Foster è l’opportunità per fare chiarezza sul caso e trovare finalmente il colpevole della sua morte.

Devi trovare un posto tutto tuo in questo mondo. Un posto dove essere felice senza essere un poliziotto.

Non sono una grandissima appassionata del genere. Ho quindi iniziato la lettura con tutto lo scetticismo possibile. Devo però ammettere che il romanzo di Bryndza ha saputo catturare il mio interesse.
Lo svolgimento delle indagini sembra ricordare le serie televisive che, in questi anni, vediamo su vari canali televisivi. La scelta di avere capitoli brevi, poi, rende la lettura molto scorrevole. I colpi scena non mancano, sono assicurati.
L’autore ha saputo, inoltre, unire due aspetti molto importanti nella stesura di un romanzo. Se da una parte abbiamo lo svolgimento del caso, dall’altra possiamo apprezzare un’analisi del personaggio di Erika Foster. Una donna che vive costantemente con un conflitto interiore. Una donna che ha perso tanto e che non sa quale sia la via per la felicità.
C’è solo un piccolo difetto, ma essendo un romanzo thriller posso anche accettarlo. Mi sono sentita troppo spettatrice e non protagonista del romanzo. Mi è mancato sentirmi parte della storia.

Una giornata alla Newton Compton

Di seguito il reportage targato Pink Magazine Italia della nostra Amelia, che ha partecipato con entusiasmo alla giornata della casa editrice romana Newton Compton dedicata ai siti che si occupano di libri e alle bookblogger.

In una giornata uggiosa mi faccio assorbire dal traffico di Roma, per poter arrivare in centro e partecipare all’incontro con la casa editrice Newton Compton. Traffico in tilt, pioggia, freddo, insomma un mix perfetto per mollare tutto e tornare al calduccio nel “villaggio” fuori città dove vivo.

Ma c’è una forza più grande di tutti questi imprevisti, che mi spinge a impormi sul navigatore per cercare di non rimanere di nuovo in coda e di alzare a manetta i riscaldamenti nell’abitacolo. È la forza di questa casa editrice che dal 1969 continua a crescere e a credere sia in chi scrive sia in chi legge. Arrivata a destinazione, incontro e conosco altre blogger. L’atmosfera si fa subito rilassata e cordiale.

Veniamo fatte accomadare nella grande sala riunioni, inebriate dall’intenso profumo di libri sparsi che letteralmente ci circondano. Lo staff della Newton Compton mi fa sentire subito partecipe della presentazione di alcuni dei prossimi libri in uscita per il 2019.

Mi godo ogni attimo, ogni sorriso, ogni confronto durante le presentazioni. La passione con la quale vengono esposte le trame mi cattura e vengo rapita da questa fantastica linea editoriale; non vedo l’ora di iniziare a leggere le loro nuove proposte.

Suggerirei anche alle altre case editrici di non perdere questa “tradizione”, di non sottovalutare la potenza di incontri come questo; perché lo scambio di opinioni e la forza che da sempre hanno i libri si fondano anche grazie a questo tipo di avvenimenti.

Al momento ringrazio la Newton Compton per l’ospitalità, lo stile e il buon gusto. Ricordando ai lettori di Pink che leggere è sempre una buona idea!

Mirtilla Amelia Malcontenta