Netflix: un autunno pieno di novità!

«L’estate sta finendo, e un anno se ne va…», cantavano i Righeira negli anni Ottanta. Se anche voi vi state già proiettando verso fresche serate autunnali, fatte di felpe calde e tazze di tè, di colori avvolgenti e temperature miti e un buon film da vedere dopo cena, sappiate che Netflix ha in programma per settembre, ottobre e novembre una sfilza di nuove uscite che accontenteranno tutti.

Per esempio, dal 6 settembre prende il via la seconda stagione di Élite, serie tv spagnola a metà tra il teen drama e il thriller che annovera tra i protagonisti molti degli attori già visti (e amati) in La casa di carta: imperdibile questa seconda parte per seguire gli sviluppi sull’indagine dell’omicidio avvenuto nella prima stagione, e non faccio altri spoiler. Continua a leggere

Annunci

Glitch: quando gli zombie sono più “umani” dei vivi

Forse sono un po’ in ritardo con questa recensione, dato che in Italia la serie è arrivata circa tre anni fa, ma ho finito giusto pochi giorni fa di vedere le due stagioni di Glitch su Netflix.

In questa serie made in Australia si parla di morti viventi in un modo davvero inusuale.

Ci troviamo a Yoorana – immaginaria cittadina australiana che dovrebbe essere non molto lontana da Melbourne – ed è una notte come tante quando, nel cimitero locale, sette persone risorgono dalle loro tombe.

Bene, adesso non aspettatevi il classico incipit apocalittico, con i non-morti che cominciano a cacciare i vivi, super affamati di cervelli, spietati e cattivi, brutti e sfatti.

No, i redivivi di Yoorana sono i primi a “svegliarsi” in stato confusionale: tremanti, sporchi di terra e in preda al panico più nero. Continua a leggere

5 film da vedere su Netflix se sei un’inguaribile romantica

Negli ultimi mesi il colosso mondiale di streaming Netflix ha aggiunto al suo vasto catalogo tantissime commedie sentimentaliDai film cult come L’amore non va in vacanza e Orgoglio e pregiudizio, ai nuovi film originali, Come far perdere la testa al capo e Se ci conoscessimo oggi, Netflix ha reso disponibile una vasta quantità di film per tutte le romanticone che hanno voglia di passare qualche ora tra occhi a cuoricino e risate! Continua a leggere

YOU: Se non appari non esisti. Ma quali rischi può comportare questo narcisismo mediatico?

AFTER-LIFE_EP06_D19-032.jpg

You la serie tv Netflix tratta dall’omonimo romanzo di Caroline Kepnes ha scatenato in me e nelle persone con cui mi sono confrontata, una serie di timori e paturnie, che in genere cerchiamo di tenere sopite.
Il personaggio di Joe, il protagonista di You, è uno stalker che mostra immediatamente la natura patologica dei propri pensieri.
Le vicende di You iniziano con l’entrata di Bek , un’aspirante scrittrice, nella libreria diretta da Joe.
Bek, provocante quanto basta, attira l’ossessiva attenzione di Joe, che quando inserisce il nome della ragazza su Google, gli sia apre un mondo, il mondo di Bek.
La ragazza ha infatti un disturbo narcisistico di personalità e mostra sui social compulsivamente e ossessivamente tutto ciò che fa, pensa o desidera.
Prendete una persona con tendenze da stalker e un’altra con un disturbo narcisistico e la bomba è pronta per esplodere.
Lui segue lei che si mostra al mondo; lui è ossessionato dall’immagine di lei.
Joe inizia a cercare sempre più informazioni su Bek e sulle persone che la circondano. Dai particolari presenti nelle foto su Instagram e sui post di Facebook, Joe riesce a ricostruire molti aspetti della vita di Bek, perfino il suo indirizzo.
Chi meglio di Joe, che ha ben intuito la personalità della ragazza, riesce a plasmarsi e interpretare i desideri di Bek da cui è ossessionato e che gli regala particolari intimi della sua vita su un piatto d’argento grazie ai post social?
Joe si cala perfettamente nel ruolo del bravo ragazzo pronto a salvare Bek da questa sua voglia di mostrarsi e apparire dettata dalla paura di non essere accettata, e dalle sue insicurezze.
Joe sulla strada per la conquista incontrerà degli ostacoli che eliminerà prontamente

You non solo mostra quanto l’apparenza inganna, ma anche quanto la fiducia può essere mal riposta.
You fa leva su tutte le paure che nascono al giorno d’oggi quando ci si sofferma a pensare quanto mostriamo di noi sui social e quanto qualcuno, di cui noi nemmeno immaginiamo l’esistenza, potrebbe convincersi di conoscerci. Per non parlare del timore di essere “guardati” in maniera ossessiva tramite i social, perché nella fase iniziale, è proprio il bisogno spasmodico di Bek di apparire che permette alla follia di Joe di fare il suo corso.

You ci mostra che potenzialmente tutti noi possiamo essere oggetto di ossessione e che questo strumento a volte pericoloso che sono i social, usato in maniera sbagliata rischia di alimentare determinate ossessioni, in un senso e nell’altro.
Un tempo molti di noi avevano un diario segreto e tutti i nostri pensieri intimi rimanevano tali… segreti.

Tutto è andato così fino all’ avvento di facebook.

Da quel giorno i concetti di privacy e intimità si sono capovolti.
Pensieri e parole più o meno felici iniziano a piovere sul web. Opinioni, giudizi, speranze, aspettative e qualche volta addirittura preghiere di ognuno, tutt’ ad un tratto, sono lì in bella mostra alla mercé di chiunque, e l’intimità e la privacy volano via per sempre insieme al caro vecchio diario segreto.
Tutt’ a un tratto si diffonde l’idea che ciò che non viene mostrato non esiste.
Mi chiedo quale sia stato il momento esatto in cui abbiamo rinunciato a mettere un lucchetto ai nostri pensieri più intimi e abbiamo deciso che dovevamo a tutti i costi apparire… rinunciando ad essere.
Qual è stato esattamente il momento in cui l’emozione ci è sfuggita dalle mani e si è trasformata nella quinta essenza del narcisismo?
I social sono spesso lo specchio d’acqua di Narciso. Ma fate attenzione… ricordate che Narciso nel suo specchio ci è annegato.
A volte mantenere del riserbo sulla nostra vita personale può salvarci da situazioni pericolose.

“Il Fantasma dell’Opera”: storia di un Capolavoro, tra Letteratura, Cinema e Teatro

Chissà se Gaston Leroux avrebbe mai potuto immaginare che il suo romanzo, Il Fantasma dell’Opera, avrebbe avuto un successo tale da essere rappresentato e celebrato con ogni possibile forma d’arte, dal cinema al teatro, diventando il paradigma ideale per tanti autori esordienti, ma anche l’ispirazione per altrettanti capolavori moderni. È difficile credere che lo scrittore francese, pioniere del giornalismo, potesse prevedere questo trionfo a tutto tondo, fino agli anni duemila, per un romanzo per il quale si era a lungo documentato, cercando di rifarsi ai capolavori del genere horror, pur alleggerendo il carico di una tormentata storia d’amore con un mosaico di personaggi secondari quasi ispirati alla commedia dell’arte.

Miscela perfetta tra terrore e passione, la struttura interessante e la storia versatile del Fantasma dell’Opera hanno permesso a registi, sceneggiatori e autori di declinare questo romanzo in modi davvero sorprendenti, anche a seconda delle mode del tempo, esaltandone ora l’ossessiva storia d’amore che ne è il cuore, ora la tensione e la paura che ne costituiscono il corpo.

Ma come si può manipolare a tal punto una storia, da trasformarla ora in un film, ora in un musical, arrivando, perfino, a immaginarne un seguito? E cosa rende una trama idonea a essere cesellata a seconda del mezzo con cui si decide di tesserla?

Oltre alle sfumature tra il rosso e il nero, che uniscono sapientemente amore e morte, la vera forza di questa storia è nei personaggi principali. Erik, lo sfigurato e tormentato Fantasma che vive solo per la musica e la sua Christine, la cantante talentuosa e ingenua, a sua volta innamorata del bello e nobile d’animo e di stirpe Raoul, ma anche attratta dal misterioso fantasma. Si tratta di protagonisti profondamente legati ai canoni, ma anche versatili e a tutto tondo, che si prestano a riscritture sempre nuove e, allo stesso tempo, immortali e le cui vicende si snodano su uno dei luoghi più ricchi di fascino di sempre: il palcoscenico di un teatro.

A partire dalle vivide, seppur mute, trasposizioni cinematografiche dei primi del Novecento, “Il Fantasma dell’Opera” è arrivato fino a noi nel 2004 con la nota versione del regista Joel Schumacher, che ha portato sul grande schermo il musical scritto da Andrew Lloyd Webber, molto amato dal pubblico di appassionati, come dimostrano oltre trent’anni di repliche in tutto il mondo. A vestire i panni di Erik al cinema c’è un indimenticabile Gerard Butler, così bello e appassionato, che risulta difficile crederlo sfigurato, come il personaggio richiederebbe.

Alla fine degli anni Novanta, persino il re del cinema horror made in Italy, Dario Argento, ha voluto dire la sua con una pellicola sorprendente, seppur sottotono, in cui il Fantasma è un bel serial killer e la svampita Christine è interpretata da una giovanissima Asia Argento.

Di grande interesse è anche il seguito letterario immaginato dallo scrittore Frederick Forsyth, Il Fantasma di Manhattan, che ha ispirato, a sua volta, il seguito del musical, Love never dies, nato nuovamente dell’estro creativo di Webber. La storia riprende dalle vicende conclusive del romanzo di Leroux: Erik è riuscito a fuggire dai sotterranei dell’Opéra di Parigi e si è rifugiato a New York dove cova il suo odio, ma è ancora combattuto a causa della passione per Christine, dalla quale scopre di aver avuto perfino un figlio.

L’affascinante percorso di quest’opera dotata di un fascino così magnetico, da farla apparire sempre moderna, nonostante il romanzo risalga a più di un secolo fa, è senz’altro destinato a proseguire nel tempo, approdando magari anche a nuove forme di espressione come, ad esempio, una Serie Tv in piena regola (in Italia un tentativo di fiction è già stato fatto all’inizio degli anni Novanta), che riporterebbe nell’immaginario dei nativi digitali di oggi una storia magica e senza tempo. Chissà che qualche geniale produttore non ci stia già pensando, proprio in questo momento: Netflix Addicted incrociate le dita…

Alessandra Rinaldi

Jane The Virgin: quando la tv è ancora creativa

I corsi e ricorsi storici in televisione ci sono sempre stati, così come gli spunti, le emulazioni, e perché no, le vere e proprie imitazioni.

Oggi, al tempo di Netflix, che ha sbaragliato la concorrenza con serie originali, inaspettate, e di solito di un numero limitato di episodi, ai network americani restano poche carte sul tavolo.

Alcuni decidono di procedere con infinite stagioni di telefilm ormai in discesa, e come dicono gli americani di ‘mungere la mucca morta’, altri di riesumare vecchie serie chiuse da anni con reboot e remake, altri ancora tentano invano di seguire filoni che ormai stanno giungendo al termine.

La CW di certo non è mai stata molto affidabile sul fronte rinnovi/cancellazioni, e negli ultimissimi anni non è riuscita a mantenere il fascino delle serie veterane (come Supernatural, The Vampire Diaries e One Tree Hill) con i nuovi prodotti, ma tre anni fa, improvvisamente una idea apparentemente debole sul mercato americano, ha cambiato le sorti della rete, diventando una delle comedy/drama più seguite della tv a stelle e strisce, con successo di pubblico, critiche e portando a casa diversi premi.

Jane The Virgin racconta le vicende di una ragazza cattolica latina che vive a Miami con sua madre e la sua abuela (nonna) che viene per sbaglio inseminata artificialmente, e aspetta il figlio del suo capo (per il quale una volta aveva una cotta), pur restando una vergine. Apparentemente una trama debole, da soap opera, scusate da ‘telenovela’, ma il tutto sta proprio qui. La serie unisce elementi tipici della telenovela sud americana, a elementi delle commedie brillanti americane, a elementi di crime e di giallo, con l’elemento musicale che non guasta mai (vi dico solo che tra le guest ci sono anche Gloria Estefan, Charo, Paulina Rubio, Juanes e Britney Spears!), a input da romanzo. Sì, perché c’è una voce narrante onnisciente (o quasi!), che ci narra le disavventure della protagonista.

Lo so, lo so, vi siete un po’ persi, ma semplicemente si parte da questo incidente medico per narrare la vita di una ragazza che sogna di diventare una scrittrice e che vive una serie di inaspettati avvenimenti che cambieranno totalmente la sua vita. Una trama all’inizio solo divertente, che diventa commuovente e appassionante, perché riderete come Jane, vi emozionerete come Michael, rifletterete come abuela, canterete come Xiomara, vi sentirete una star come Rogelio, tramerete come Petra, cambierete come Rafael, e con la semplice trama da telenovela dovrete restare al passo per non sottovalutare il giallo da risolvere, degno di un qualunque altro crime.

Una serie creativa, mi piace definirla così, perché unisce elementi di vari ambiti televisivi e non riuscendo a farli convivere tutti insieme. Un riflesso sulla cultura mista americana, dove si fondono culture, religioni, stili di vita differenti.

A questo si aggiunge un cast eccezionale, all’altezza della difficile impresa del passare dal comico al drammatico, perché l’elemento pathos è sempre dietro l’angolo, e ogni volta che penserete che i sogni di Jane si stiano per avverare, qualcosa stravolgerà la trama… di nuovo.