A casa di Jane Austen di Lucy Worsley

Una miniera inesauribile di preziose informazioni il libro di Lucy Worsley. Considerarla solo una biografia di Jane Austen è riduttivo per questa interessante ricostruzione che attinge il suo materiale da preziosi documenti dell’epoca, oltre che direttamente dalle fonti familiari più vicine a Jane Austen.

Oltre all’approccio, a essere diverso è il metodo con cui si svelano retroscena e particolari nuovi e inediti relativi alla vita e alle opere di Jane Austen, che concorrono a delineare una figura molto più realistica di quell’icona di zitella mansueta e riservata che hanno voluto tramandare i vittoriani. Da questa prospettiva, domestica, quotidiana, suggerita dal titolo, emerge invece il ritratto di una ragazza prima e di una donna poi dal carattere spigoloso, affatto facile, con dei rapporti familiari non così idilliaci come ci hanno voluto far credere i suoi pronipoti per far fare bella figura alla discendenza della casata.

Un altro pregio di questo studio è che la figura di Jane Austen viene vista crescere, muoversi e interagire nella cerchia familiare e nel contesto domestico e sociale di appartenenza, offrendo contemporaneamente uno spaccato di usanze, costumi e stile di vita dell’epoca georgiana.

Una lettura sicuramente da centellinare per poter gustare e assimilare ciascuna delle numerose curiosità contenute. In una luce nuova appaiono i rapporti interfamiliari: la ricostruzione dell’ambiente domestico ma anche delle figure genitoriali, le loro origini, i loro caratteri e modi di rapportarsi alla figlia, per esempio. Inoltre, molto istruttivo è stato penetrare all’interno delle case dei fratelli di Jane per cogliere le sfumature della loro diversa estrazione sociale oltre che i particolari più concreti dello stile di vita pratica di quel tempo. Affascinante è stato seguire Jane durante i suoi soggiorni vacanzieri, le sue peregrinazioni attraverso diverse soluzioni abitative, i suoi periodi come ospite del fratello Edward a Godmersham o di Henry a Londra, e ancor più vedere come le sue esperienze venissero trasposte nelle sue opere in corrispondenza alla sua evoluzione e maturazione come persona.

Estremamente interessante e simpatico è stata assistere allo svolgimento di una sua giornata tipo: immaginarla girare per casa sbuffando per la sua parte di incombenze domestiche (che consisteva nella preparazione della colazione), poi dedicarsi al cucino e nel pomeriggio uscire per la consueta passeggiata con Cassandra.

Il mondo dei romanzi di Jane Austen, così come molti film ce l’hanno mostrato, è domestico, ordinato, intimo. I suoi personaggi abitano in villini deliziosi, residenze principesche in campagna e palazzi eleganti a Londra o a Bath. E si tende a immaginare che anche la sua vita si sia svolta in ambienti analoghi… Per Jane, la casa fu sempre un problema.

Un bel libro, denso, ricco e di valore insieme, da centellinare per assimilarne ogni prezioso dettaglio, su cui scende un velo di malinconia nel riassumere la vicenda umana di Jane Austen:

La vita di Jane, in apparenza tanto tranquilla, fu segnata da porte chiuse, strade che non le fu consentito imboccare, scelte che non poté compiere. Il suo grande contributo fu schiudere quelle porte per permettere alle generazioni successive di varcarle. Un’esistenza triste, una vita di lotte, contrasta però con la prima impressione che ci trasmettono i suoi libri: una canonica di campagna in un mattino soleggiato, con le rose subito dietro la porta, e un’eroina piena di entusiasmo che si appresta a incontrare l’uomo della sua vita, una storia d’amore pronta a sbocciare…

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Una parete sottile

I consigli di lettura di Antonella Maffione #LetturePerLeVacanzePink

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“Per anni… ho vissuto con l’orecchio destro schiacciato contro una parete sottile”. Fin dall’età di tre anni, il giovane protagonista di queste pagine abita con la madre in un bilocale del centro storico di una città di provincia nel nord Italia. Una casa modesta, che è la frazione di un appartamento ben più vasto e nobile nel quale vive una famiglia numerosa, due genitori e quattro figli che sembrano il ritratto dell’esistenza armoniosa. Dal sottile tramezzo che divide le due abitazioni, e che passa proprio per la sua stanza, il ragazzo sente le voci e i rumori della truppa chiassosa e felice che gli vive accanto: le grida dei saluti, del gioco e dei dispetti delle sorelline, le cartelle sbattute, le corse nel lungo corridoio, e poi gli scambi fra i due genitori, che sembrano costanti confidenze, parole sussurrate da vicino. Ma sono soprattutto le note del pianoforte, magistralmente suonato dalla madre dei quattro ragazzi, una signora bionda che per la famiglia ha rinunciato alla carriera di concertista, a invadere la stanza e il tempo del ragazzo. Lui, che è un tipo solitario, legge molto ma non sa nulla di musica, e quell’ascolto involontario lo emoziona e lo turba fino a sconvolgerlo. Quando poi, per un’improvvisa malattia del marito, la pianista resterà vedova e affronterà gli anni del lutto chiedendo aiuto al suo strumento, il giovane sarà costretto a seguirla in un viaggio attraverso il dolore che gli apparirà tanto irresistibile quanto incomprensibile…

“Senza la musica la vita sarebbe uno sbaglio”. Friedrich Nietzsche

La vera protagonista del romanzo è la musica, che trasforma ogni nota in un alfabeto di sentimenti. Attraverso una scrittura poetica e sensibile, l’autore racconta la storia di un giovane, che dall’inizio della scuola elementare fino all’esame di maturità, ha vissuto con l’orecchio schiacciato contro la parete sottile della sua stanza, per ascoltare voci e  rumori che provenivano dalla casa accanto, abitata da una famiglia numerosa. Ma a “paralizzarlo” e a lasciarlo “tramortito” era la musica del pianoforte, che suonava la padrona della casa affianco. Quella musica lo destava dalla sua solitudine, stimolandogli la fantasia e saziando la sua curiosità.
Quando la “dea” del pianoforte prendeva a suonare, le emozioni del giovane prendevano vita, era come se assistesse ad un bellissimo film.

“Quella musica e’ tutto per me, il suo canto mi annulla e mi trascina aldilà della parete…”

Purtroppo, un giorno la pianista viene investita da un forte dolore: la perdita del marito. Il giovane involontariamente si trova ad affrontare con lei questo dolore attraverso la musica. La melodia di colpo diventa malinconica; l’unico e il solo modo per raccontare e confidare le proprie emozioni è il pianoforte. Ogni nota è talmente struggente da affrontare ogni declinazioni della disperazione. Non poteva arrendersi, doveva risollevarsi per proteggere la sua dignità e la vita dei suoi figli.

“Parla per guadagnare tempo, per consentire a qualche istinto vitale di farsi largo dentro di lei e al suo sentimento di rinunciare all’attesa e imparare a ricordare. Era semplice, ma non facile. E lei ce l’aveva fatta così disse la musica aspra”. 

Ecco che avvenne il cambiamento. La pianista non ripetette più la stessa melodia malinconica, ma procedette con determinazione, guardando avanti a sé, e concludendo quel suo viaggio straziante nella musica.
Quella stessa musica triste, era stata un rifugio per l’ascoltatore, era riuscita ad aprire un cuore fragile dietro il quale erano state velate emozioni che non avevano mai preso vita.

 

 

L’altro figlio di Sharon Guskin

Ciao booklovers,

Antonella Maffione ha letto per voi un romanzo forte e intenso edito Neri Pozza.

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Janie, architetto newyorkese, è una madre single che vive per il piccolo Noah, nato da una notte di passione consumata su una spiaggia di Trinidad con un perfetto sconosciuto. A quattro anni, Noah mostra di conoscere cose di cui nessuno gli ha mai parlato. Un bambino prodigio, e tuttavia un bambino con oscuri comportamenti che sgomentano la madre. Janie non riesce quasi mai a lavargli le mani, poiché Noah è talmente terrorizzato dall’acqua da incorrere in vere e proprie crisi d’asma. Spesso poi fa brutti sogni, incubi da cui si sveglia di soprassalto con gli occhi vitrei, chiedendo di poter tornare nella sua «vera casa», di riabbracciare la sua «vera madre». Il giorno in cui viene convocata dalla preside della scuola materna, allarmata dal fatto che Noah abbia rivelato alla sua insegnante di essere rimasto con la testa sott’acqua talmente a lungo da aver «perso i sensi» – un’espressione assai inconsueta per un bambino di quattro anni – Janie crolla e comprende che, per garantire al figlio una qualche prospettiva di vita normale, non le resta che sottoporlo a una perizia psichiatrica. L’esistenza dello psichiatra Jerome Anderson, invece, è da tempo priva di prospettive. Dopo la morte della moglie e la terribile diagnosi di afasia primaria progressiva, un tipo di demenza degenerativa che colpisce le aree del linguaggio, il medico ha deciso di abbandonare per sempre le proprie, infruttuose, ricerche sulla vita dopo la morte.

“Da molti anni il dottor Anderson studia bambini che sembrano ricordare dettagli di una vita precedente e, a soli due o tre anni, dichiarano di provare nostalgia per gli ambienti e persone che…”

L’altro figlio è un romanzo che, con delicatezza, affronta in modo appassionante l’argomento della reincarnazione, di una nuova vita dopo la morte. Una lettura che scuote il lettore emotivamente, soprattutto perché i singoli casi descritti nel libro sono spiegati scientificamente. La scrittrice, con una scrittura scorrevole e semplice, affronta temi molto delicati, quali ad esempio l’elaborazione del lutto e il desiderio di giustizia. Noah è un bambino precoce, con un cervello miracoloso che sembra captare informazioni ovunque; afferma di chiamarsi Tommy e di essere morto annegato. Da qui prende il via una storia meravigliosa e piena d’amore, dando vita a tanti personaggi, dei quali riusciamo a percepire la sofferenza. Pagina dopo pagina la lettura diventa sempre più coinvolgente e appassionante, tanto da sentirsi stringere la gola con un cappio.

Link di acquisto: L’altro figlio

Storia della pioggia

Quando un romanzo è intenso e coinvolgente, sa entrarti dentro per non uscirne più. Ecco quello che è successo alla nostra Antonella Maffione, che ha recensito per voi Storia della Pioggia di Niall Williams edito Neri Pozza adesso disponibile in edizione Beat.

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Ruth Swain, viso affilato, labbra sottili, pelle pallida incapace di abbronzarsi, lettrice di quasi tutti i romanzi del diciannovesimo secolo, figlia di poeta giace a letto, in una mansarda sotto la pioggia, “al margine tra questo e l’altro mondo”. Un giorno è svenuta al college, e da allora, malata, trascorre le sue ore in compagnia dei libri ereditati dal padre. Romanzi, racconti e versi attraverso i quali si avventura su sentieri sconosciuti, apprende cose che pochi sanno: che Dickens, ad esempio, soffriva d’insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri; o, ancora, che da giovane Stevenson aveva attraversato la Francia dormendo sotto le stelle, in compagnia di un’asina. Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista così tra i libri e legge e raduna attorno a sé tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, la copia di Ragione e sentimento con il ritratto di Jane con la cuffietta in testa, le memorie del Reverendo, il bisnonno che nella sua mente assomiglia al vecchio Gruffandgrim di Grandi speranze, gli appunti di Abraham, il nonno, che anziché abbracciare la chiamata del Signore abbracciò quella della pesca al salmone, i quaderni da bambino su cui Virgil, figlio di Abraham e suo amato genitore, annotava con la matita le sue poesie. Storie che, come tutte le storie, si raccontano e si leggono per scacciare il male di vivere o, come nel caso di Ruth, per mantenersi ancora “al margine tra questo e l’altro mondo”.

Leggendo Storia della pioggia è come se mi fossi perduta tra gli scaffali di un’ immensa biblioteca, sola, in compagnia di scrittori del diciannovesimo secolo, tra i libri consumati dai tanti lettori che se ne sono impossessati, come la protagonista Ruth. Ogni pagina di questo libro consente al lettore di scivolare in altre storie, di ascoltare il botta e risposta del poema dell’Eneide o i monologhi di Amleto, di viaggiare con la fantasia in epoche e posti diversi lasciando il mondo reale alle spalle. Ruth a causa di un fatale destino è costretta a stare a letto. L’unico posto dove trova conforto e serenità è la  sua stanza, con i suoi tremilacinquecento libri accatastati ovunque, con la pioggia che scorre sopra il lucernario, tanto da sembrarle d’essere dentro un fiume. I libri su di lei hanno un potere curativo, ama talmente tanto leggerli, che lo fa “con insaziabile voracità, come se fossero mele che nutrono ma allo stesso tempo fanno venire fame“.  Spesso l’umore di Ruth è colmo di tristezza tanto che neanche la voce briosa della sua mamma riesce a scacciare, allora prova a guardare i suoi libri e cerca di pensare a ciò che si è proposta: “riuscire a trovare suo padre” e per ritrovarlo può solo scrivere una storia su di lui.

Virgil, il padre di Ruth, era un sognatore, un lettore instancabile, non poteva permettersi di acquistare libri nuovi per cui si forniva di quelli usati. La mamma Mary era sua complice, anche se suo padre aveva bisogno di vestiti nuovi lei gli regalava solo libri, ed era  un modo per dimostrargli il suo grande amore. Virgil ha sempre amato perdersi nei libri, erano il suo nutrimento e quando Ruth era piccola amava tenerla tra le braccia mentre leggeva. Insieme sulla poltrona erano pronti a navigare in altri mondi, in posti lontani. “Non c’è nessun vascello che, come un libro, possa portarci in paesi lontane” (Emily Dickinson ).

Il cervello di Virgil non trovava mai pace, le parole scorrevano dentro di lui e quindi si convinse che la sua missione era scrivere poesie. Quando questa notizia si diffuse tra gli abitanti di Faha, ne furono talmente ammirati che cominciarono a regalargli libri: libri che avevano letto, libri che non avrebbe mai letto, libri ereditati.

Cari lettori, leggete, leggete! Leggere è un privilegio, leggere ci fa navigare dove vogliamo staccandoci dalla realtà, restando “al margine tra questo e l’altro mondo”.

Link di acquisto: Storia della Pioggia

Non siamo più noi stessi

Ciao booklovers,
un grande ritorno, in una nuova veste, firmato Neri Pozza.

13524419_1729139830690273_1228818701071483353_nNon siamo più noi stessi racconta la storia struggente di Eileen Tumulty, figlia di immigrati irlandesi del Queens, che da sempre sogna un futuro migliore, lontano dalla madre alcolista e dal padre operaio. Eileen sposa Ed Leary, uno scienziato dai modi gentili che indaga gli effetti degli psicofarmaci sul cervello. Non le ci vuole molto per capire che Ed rinuncia volentieri a lavori meglio remunerati, a una casa più grande, ad amicizie più stimolanti, per dedicarsi anima e corpo alla ricerca e all’insegnamento. Così, dopo la nascita del figlio Connell, Eileen decide che tocca a lei lottare per il benessere della famiglia. Risparmiando parte del suo salario da infermiera, riesce ad aprire un mutuo per una casa a Bronxville, un quartiere ricco di condomini signorili e di antiche dimore Tudor, ma proprio quando finalmente il suo sogno sembra avverarsi, la famiglia viene messa a dura prova da un feroce colpo del destino.

È qui che si aprono le pagine più toccanti del romanzo di Matthew Thomas, che ritrae uno dei personaggi femminili meglio riusciti della narrativa contemporanea. La vita vera, coi suoi sogni e le sue disillusioni, i suoi trionfi e le sue cadute, i suoi «misteri della mente e del cuore» (Joshua Ferris), irrompe nella letteratura attraverso la figura di Eileen Tumulty.

Balzata subito ai primi posti della classifica dei bestseller del New York Times, l’opera è stata accolta dalla critica come uno dei libri più belli dell’anno, una storia magnificamente scritta che, attraverso la vita di una coppia alle prese con una sorte crudele che minaccia di cancellare i suoi anni felici, narra delle speranze e dei disincanti, delle promesse mantenute e di quelle accantonate del grande sogno americano.

#GliImperdibiliNeriPozza
Isabella

Il bicentenario di Charlotte Brontë!

Ciao booklovers,
Oggi ricorre il bicentenario della nascita di una delle scrittrici più amate della letteratura internazionale: Charlotte Brontë.
Tantissime le pubblicazioni che potrete trovare oggi in libreria.
Io ho scelto per voi quelle che sto per correre ad accaparrarmi, rispettivamente edite Fazi Editore e Neri Pozza.

bronte-683x1024In un’epoca in cui la ricerca della visibilità e della fama personale sembra dettare lo spirito dei tempi, leggere la biografia di Charlotte Brontë è quanto mai illuminante. L’autrice del capolavoro Villette, di Shirley e Il professore, nonché di Jane Eyre, immediato successo all’epoca della sua pubblicazione e ormai classico intramontabile, scelse l’anonimato dello pseudonimo Currer Bell, con cui firmò tutti i romanzi, si calò nell’insignificante esistenza dell’istitutrice e interpretò il ruolo della figlia obbediente prima e della moglie devota poi. Eppure, nell’«ombra», ci racconta Lyndall Gordon, Charlotte seppe trovare le parole per dare voce alla propria esperienza e fece affiorare in superficie un mondo interiore rimasto celato. L’impatto con la società vittoriana fu «esplosivo»: una donna che esprimeva con candore i propri pensieri e sentimenti, che impiegava l’ironia nei confronti della società e dei costumi, era veramente una donna? Non andava forse considerata poco femminile? Ai contemporanei apparve “volgare”. Ma quella voce che si sollevò dall’oscurità ancora ci conquista con le sue intime rivelazioni, e il «fuoco» che bruciava in Charlotte tuttora infiamma le pagine dei suoi libri. Le vicende umane della ragazza apparentemente schiva e docile nata in una canonica immersa nelle brughiere dello Yorkshire si intrecciano in profondità ai suoi romanzi, che hanno sempre un nucleo autobiografico, illustra Gordon. Ancora oggi Charlotte parla a chi cerca di «elevarsi» superando gli ostacoli sul proprio cammino, a chi desidera un amore che vada oltre le convenzioni, come fu il suo per l’insegnante belga che l’aiutò a scoprire la propria vocazione di scrittrice e per l’editore londinese che rivelò il suo talento al mondo. Chi prende parola dall’ombra, ci insegna la vita di Charlotte, non parla tanto per sé, ma assume una voce universale, che guarda a un tempo a venire.

2016-04-20-11-07-20-1847308483Per quale ragione «L’ho sposato, lettore mio» è una delle frasi più celebri e citate della letteratura inglese? La risposta, tutt’altro che ovvia, risiede nel capolavoro da cui è tratta: Jane Eyre (1847), la storia di un’orfana che, grazie alla sola intelligenza e caparbietà, riesce a convolare a nozze con il nobile signor Rochester. Per affermare il suo successo, e il cambiamento della propria condizione sociale, invece di dichiarare «mi ha sposata, lettore mio» – com’era da aspettarsi nella maschilista società vittoriana – Jane dice: «l’ho sposato, lettore mio». Una sfumatura nella forma verbale che ha lo scopo di rimarcare la coscienza femminile della protagonista, e quella dell’autrice Charlotte Brontë, e che si ergerà a manifesto, ispirazione e stimolo per tutte le scrittrici a venire.
Quando Tracy Chevalier ha chiesto alle migliori autrici in lingua inglese di raccontare una storia ispirata a quella celebre battuta, non l’ha fatto solo per festeggiare i duecento anni della nascita di Charlotte Brontë, ma anche per ridare significato a quelle parole, per renderle di nuovo vive e attuali nella società odierna.
«In alcuni racconti sono le nozze stesse a essere drammatiche, a causa di una dolorosa scheggia di vetro in Coppia mista di Linda Grant, o di un mutamento improvviso in Il matrimonio di mia madre di Tessa Hadley, o di un rapporto clandestino durante una cerimonia in Zambia, in Uomini doppi di Namwali Serpell, o di un incontro gotico nel fango della brughiera in Tenersi per mano di Joanna Briscoe», dice Chevalier.
In altri, come La prima volta che vidi il tuo viso di Emma Donoghue, la frase di Jane Eyre diventa il trampolino di lancio per viaggiare indietro nel tempo, fino alla Germania di fine Ottocento, dove Miss Hall e Mary Benson, la moglie dell’arcivescovo di Canterbury, si macchiano del peccato di un amore saffico. Se in Lo scambio Audrey Niffenegger colloca Jane nel mondo contemporaneo, in un paese dilaniato dalla guerra, la penna originale ed eccentrica di Helen Dunmore si diverte a raccontare Jane Eyre dal punto di vista della governante ingelosita, mentre Tracy Chevalier – con la maestria che l’ha resa una delle scrittrici più lette e amate d’Italia, «in grado di donare il soffio della vita al romanzo storico» (Independent) – dipinge la relazione sentimentale di una coppia male assortita, «come margherite e gladioli, come pizzo e cuoio».
Il risultato è una collezione di ventuno storie d’amore, diversissime per sensibilità, scrittura e intenzioni, che ruotano attorno a una medesima eroina dai mille volti: una donna determinata e coraggiosa, che combatte per vincere i pregiudizi e gli ostacoli della società. E che non ha paura di affermare la propria identità dicendo, a testa alta, con un sorriso affaticato ma fiero: io «l’ho sposato, lettore mio».

Ventuno storie per celebrare Charlotte Brontë e Jane Eyre

Racconti di: Tracy Chevalier, Tessa Hadley, Sarah Hall, Helen Dunmore, Kirsty Gunn, Joanna Briscoe, Jane Gardam, Emma Donoghue, Susan Hill, Francine Prose, Elif Shafak, Evie Wyld, Patricia Park, Salley Vickers, Nadifa Mohamed, Esther Freud, Linda Grant, Lionel Shriver, Audrey Niffenegger

#HerStory #CharlotteBronte

Su pink magazine italia di Aprile trovate un articolo dedicato alla zia Charlotte

Pink Magazine Italia – Aprile 2016 

Le nuove uscite di Neri Pozza

Ciao booklovers,

Oggi vi segnalo tantissime nuove uscite firmate Neri Pozza Editore. Storie suggestive ed imperdibili. Dalla biografia di Frida Kahlo alla scoperta delle atmosfere isolane. Ecco la mia selezione per voi.

12992880_1699958173608439_297654389_nL’Italia è una terra ricca di isole e le isole italiane sono ricche di storie. Alcune raccontano amori clandestini e crimini efferati. Altre, visioni mistiche e avventure erotiche, faticose conquiste e fughe improvvise. Molti personaggi celebri hanno trascorso sulle isole le ore più felici della loro esistenza o, all’opposto, quelle più tragiche, l’esilio e la morte.
Dopo una vita di avventure militari, politiche, sentimentali e letterarie, agli inizi dell’Ottocento Choderlos de Laclos, solo e dimenticato, lascia Parigi per una missione inutile e va a morire sulla piccola isola di San Paolo, nel golfo di Taranto. Oltre un secolo dopo, Umberto Boccioni vive sul Lago Maggiore l’ultima grande passione della sua vita, prima di partire per il fronte, da cui non farà più ritorno. Nell’agosto 1943, in una torrida estate piena di presagi funesti, Benito Mussolini viene tenuto prigioniero alla Maddalena, in una specie di castello un po’ moresco un po’ gotico fatto costruire da un eccentrico inglese. Negli anni Cinquanta, oramai stanco e frastornato, Ernest Hemingway si rifugia a Torcello alla ricerca di un po’ di pace. Qualche decennio più tardi, Marguerite Yourcenar sbarca sull’isola dei Pescatori, e Rudolf Nureyev sceglie di trascorrere i suoi ultimi anni a Gallo Lungo.
Tra figure eccentriche – come Baron Corvo, adorabile folle che, tormentato dai suoi incubi, va alla deriva nella laguna veneta – vicende sottratte alla memoria, come il terribile massacro di nove frati tagliati a pezzi nel sedicesimo secolo sul Lago d’Iseo, e cronache della contemporaneità, Ambrogio Borsani riporta alla luce storie perse nei mari, nei laghi e nei fiumi d’Italia, dove su fondali di struggente bellezza calano a volte veli di seducenti malinconie.

12980429_1699958180275105_1564918263_nPer quale ragione «L’ho sposato, lettore mio» è una delle frasi più celebri e citate della letteratura inglese? La risposta, tutt’altro che ovvia, risiede nel capolavoro da cui è tratta: Jane Eyre (1847), la storia di un’orfana che, grazie alla sola intelligenza e caparbietà, riesce a convolare a nozze con il nobile signor Rochester. Per affermare il suo successo, e il cambiamento della propria condizione sociale, invece di dichiarare «mi ha sposata, lettore mio» – com’era da aspettarsi nella maschilista società vittoriana – Jane dice: «l’ho sposato, lettore mio». Una sfumatura nella forma verbale che ha lo scopo di rimarcare la coscienza femminile della protagonista, e quella dell’autrice Charlotte Brontë, e che si ergerà a manifesto, ispirazione e stimolo per tutte le scrittrici a venire.
Quando Tracy Chevalier ha chiesto alle migliori autrici in lingua inglese di raccontare una storia ispirata a quella celebre battuta, non l’ha fatto solo per festeggiare i duecento anni della nascita di Charlotte Brontë, ma anche per ridare significato a quelle parole, per renderle di nuovo vive e attuali nella società odierna.
«In alcuni racconti sono le nozze stesse a essere drammatiche, a causa di una dolorosa scheggia di vetro in Coppia mista di Linda Grant, o di un mutamento improvviso in Il matrimonio di mia madre di Tessa Hadley, o di un rapporto clandestino durante una cerimonia in Zambia, in Uomini doppi di Namwali Serpell, o di un incontro gotico nel fango della brughiera in Tenersi per mano di Joanna Briscoe», dice Chevalier.
In altri, come La prima volta che vidi il tuo viso di Emma Donoghue, la frase di Jane Eyre diventa il trampolino di lancio per viaggiare indietro nel tempo, fino alla Germania di fine Ottocento, dove Miss Hall e Mary Benson,la moglie dell’arcivescovo di Canterbury, si macchiano del peccato di un amore saffico. Se in Lo scambio Audrey Niffenegger colloca Jane nel mondo contemporaneo, in un paese dilaniato dalla guerra, la penna originale ed eccentrica di Helen Dunmore si diverte a raccontare Jane Eyre dal punto di vista della governante ingelosita, mentre Tracy Chevalier – con la maestria che l’ha resa una delle scrittrici più lette e amate d’Italia, «in grado di donare il soffio della vita al romanzo storico» (Independent) – dipinge la relazione sentimentale di una coppia male assortita, «come margherite e gladioli, come pizzo e cuoio».
Il risultato è una collezione di ventuno storie d’amore, diversissime per sensibilità, scrittura e intenzioni, che ruotano attorno a una medesima eroina dai mille volti: una donna determinata e coraggiosa, che combatte per vincere i pregiudizi e gli ostacoli della società. E che non ha paura di affermare la propria identità dicendo, a testa alta, con un sorriso affaticato ma fiero: io «l’ho sposato, lettore mio».

Ventuno storie per celebrare Charlotte Brontë e Jane Eyre. Racconti di: Tracy Chevalier, Tessa Hadley, Sarah Hall, Helen Dunmore, Kirsty Gunn, Joanna Briscoe, Jane Gardam, Emma Donoghue, Susan Hill, Francine Prose, Elif Shafak, Evie Wyld, Patricia Park, Salley Vickers, Nadifa Mohamed, Esther Freud, Linda Grant, Lionel Shriver, Audrey Niffenegger, Namwali Serpell, Elizabeth McCracken

13020399_1699958176941772_545215257_nAlla fine degli anni Novanta, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari. A Hollywood si girano film sulla sua vita e i giornali di tutto il mondo la chiamano «la grande Frida» o «la regina di New York». Come se non bastasse, anche il mondo del glamour ne va pazzo: vengono stampate magliette, cartoline, poster con la sua immagine, abiti e gioielli che ne ricalcano lo stile.
Ma chi era veramente Frida Kahlo e perché si parla ancora così tanto di lei? Nata nel 1910 a Coyoacan, in Messico, Frida sembra un personaggio uscito dalla penna di Gabriel García Márquez: piccola, fiera, sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e a un brutto incidente stradale a diciotto che la lascerà invalida, con tremendi dolori alla schiena che la perseguiteranno fino alla morte. Nella vita privata e nella produzione artistica, Frida è combattuta tra due anime: il candore, da un lato, e la ferocia, dall’altro; la poeticità della natura contro la morte del corpo. La vita di Frida è un viaggio che affonda nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, in Bosch e Bruegel, ma che subisce prepotentemente il fascino degli uomini più potenti del suo secolo: come il muralista Diego Rivera (marito fedifrago che le rimarrà accanto fino alla fine) o Trockij (di cui diverrà l’amante) o Pablo Picasso (che un giorno, al cospetto del marito, disse: «né tu né io sappiamo dipingere una testa come Frida Kahlo»).
La biografia di Hayden Herrera – la massima esperta vivente di Frida – non è soltanto un’indagine poetica su una delle più grandi pittrici del Novecento. È soprattutto un libro di passione politica, d’amore, di sofferta ricerca artistica. Quella stessa sofferenza che porterà Frida a dipingere ossessivamente autoritratti spietati e nature  morte sensuali, quasi volesse, mettendole sulla tela, strapparsi di dosso le proprie cicatrici e vivere finalmente una vita libera dal passato e felice.

Da non perdere inoltre Belgravia, romanzo di Julian Fellowes, una storia in undici episodi pubblicati settimanalmente, secondo la tradizione dickensiana.

12988121_1699958183608438_1899773032_nIl primo episodio è scaricabile gratuitamente da tutti gli store on line e dal link diretto del sito della casa editrice Scarica il primo episodio_Neri Pozza

Durante il ballo dalla duchessa di Richmond, alla vigilia della battaglia di Waterloo, avviene l’incontro tra due famiglie. Da questo momento, le loro storie saranno accomunate da un segreto.
Belgravia è la storia di un segreto. Un segreto che si dipana dietro gli usci porticati delle più eleganti case londinesi. Gli aspetti di questo segreto verranno rivelati in puntate settimanali ricche di intrighi e finali vorticosi.
Ambientato intorno al 1840, quando all’alta società cominciava a mescolarsi l’emergente borghesia industriale, Belgravia è popolato da una variegata gamma di personaggi. La vicenda, però, ha inizio nel 1815, alla vigilia della battaglia di Waterloo. Durante l’ormai leggendaria serata danzante organizzata dalla duchessa di Richmond, la vita di una famiglia subisce un cambiamento radicale…

Potete consultare tutto il catalogo cliccando qui http://neripozza.it/

Buone letture

Isabella

Libri che parlano di libri!

Ciao Booklovers,

oggi vorrei dedicarmi ad alcuni “libri che parlano di libri”; lo so sembra un buffo gioco di parole, ma nell’ultimo periodo stanno diventando davvero un fenomeno editoriale. Una bella copertina con dei libri o qualcuno che legge, un titolo con la parola “ libreria” o “ libro” e tac il gioco è fatto: noi dell’ I love shopping book siamo stregati e la nostra wish list diventa sempre più infinita. Alcuni mi hanno poi delusa, perché l’elemento “libroso” è rimasto in secondo piano, rivelandosi solo un pretesto narrativo (o forse una scelta di marketing?!?!!?) , altri invece –  più saggi che romanzi – mi hanno davvero appassionata.

Ecco la mia selezione per voi .

Dei libri come oggetti, come cose; delle librerie come vestigia archeologiche; delle vite e delle opere dei librai, stabili o ambulanti; della lettura come ossessione e come follia, ma anche come pulsione inconscia o come impresa commerciale; del mondo come libreria e della libreria come mondo; delle librerie universali e delle mie librerie private: di tutto ciò parlerà questo libro, che non molto tempo fa se ne stava in una libreria, in una biblioteca o su uno scaffale di un amico e che ora, lettore, anche se forse soltanto temporaneamente, è entrato a far parte della tua personale biblioteca.

Mai e poi mai una neolaureata in economia aziendale come Valerie si sarebbe immaginata di ritrovarsi a gestire una vecchia, antiquata libreria dal nome impronunciabile come la «Ringelnatz & Co.». Bella sorpresa le ha fatto sua zia Charlotte! Scomparire dal giorno alla notte, senza dire niente a nessuno, dopo aver lasciato dieci euro in cassa e un bigliettino sul tavolo della cucina… «Sarà mia nipote Valerie a occuparsi di tutto».12181964_1639900276280896_1364267853_n
Occuparsi di tutto?! Del parquet logoro o delle pile di volumi polverosi che si innalzano come giganti davanti alle finestre, impedendo alla luce di filtrare? Oppure dei tavolini traballanti, dei tendaggi di velluto liso e del registratore di cassa che sembra uscito da un film degli anni Trenta? Occuparsi, insomma, di quel «posto antidiluviano»? Lei? Forse poteva essere l’aspirazione di una vecchietta mite e solitaria come Charlotte, che si era cucita addosso quella libreria come un vecchio, elegante vestito sdrucito. Valerie, però, è giovane, pragmatica e sogna un arrembante futuro come consulente di una multinazionale scandinava. Per questo ha deciso di mettere in vendita la «Ringelnatz & Co.».
Peccato che Valerie ignori il potere di un bel libro e il piacere di ritagliarsi del tempo per se stessa. Mentre aspetta che l’acqua bolla dentro al samovar russo di sua zia, inizia a sfogliare distrattamente Il castello di Kafka e, finito in un battibaleno, passa a Se una notte d’inverno un viaggiatore e, terminato anche Calvino, si accorge di non riuscire più a smettere. Dickens, Neruda, Rilke… i volumi le scorrono tra le dita in un misto di stupore ed esaltazione, l’uno dopo l’altro, ora dopo ora, fino a notte fonda. E quando si imbatte in un volume anonimo e incompiuto intitolato Un anno molto particolare, sente che quella che ha tra le mani non è una copia difettosa, ma un’avventura scritta apposta per lei.
Scortata da Grisaille, un topino dallo sguardo intelligente, e aiutata da un giovane misterioso cliente che dice di conoscere il libro, Valerie intraprende un viaggio che la porterà non solo a comprendere il motivo della fuga di sua zia, ma a riscrivere un futuro che sembrava già segnato.
Diventato un caso letterario in Germania attraverso il passaparola dei lettori, La libreria di zia Charlotte è sia un’avventura giocosa e piena di sorprese che un «viaggio magico nel paese incantato della letteratura» (Elle).
Perché se i libri possono essere contemporaneamente «un gabinetto di fantasie, una fonte di conoscenza, una collezione di testimonianze del passato e del presente, un luogo per sognare», al lettore non rimane altro che mettersi comodo e godersi il viaggio.

«Un’autentica dichiarazione d’amore per i libri, poetica, misteriosa e originale».
Kleine Zeitung

«Chiunque adori passare il tempo in piccole e sofisticate librerie,
amerà sicuramente questo libro».
Radio Bremen

12180163_1639900256280898_175911428_nLeggere ha ancora un senso? Cosa può insegnarci e come può cambiarci la vita? In questo libro Piero Dorfles ci accompagna in un viaggio nel il magico mondo della letteratura attraverso i cento capolavori che meglio rappresentano il nostro immaginario letterario condiviso e ineludibile, e traccia un itinerario che appassionerà quanti si rivolgono ai libri per studiare, insegnare e cercare di capire meglio il mondo. Raccontandoci di utopie, di desideri, di mondi fantastici e di avventure emozionanti, ci fa rivivere la lettura come un’avventura dello spirito, un’esperienza della vita e un passaggio di maturazione. Con la consapevolezza costante che più libri si hanno in comune, più grande è il sistema di riferimenti, di esperienza e di sapere condiviso che ci permette di vivere in armonia con gli altri. Da 1984 di Orwell a Se questo è un uomo di Levi, dal Conte di Montecristo di Dumas a Delitto e castigo di Dostoevskij, la lettura diventa così un’esperienza in grado di arricchire le nostre vite attraverso ponti di emozioni e saperi condivisi, capace di avvicinarci al prossimo e di renderci sensibili al mondo e al destino dell’uomo.

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Isabella