Adotta un filosofo!

 

Regione Campania e Fondazione Campania dei Festival

ADOTTA UN FILOSOFO 2

Al via lunedì 13 gennaio la seconda edizione del progetto di formazione rivolto alle scuole superiori della Campania

Numero di appuntamenti raddoppiati per 83 scuole coinvolte nel ciclo di incontri sul tema della Giustizia che vedrà la partecipazione di 34 filosofi

Parte lunedì 13 gennaio la seconda edizione di Adotta un filosofo, il progetto di formazione a cura di Massimo Adinolfi rivolto alle scuole superiori della Campania, organizzato – d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale – dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano e diretta da Ruggero Cappuccio.

Trentaquattro professori e studiosi di filosofia saranno impegnati fino a marzo 2020 in un ciclo di incontri sul tema della Legge che coinvolgerà 83 istituti superiori dell’intero territorio campano: 35 le scuole che hanno aderito a Napoli e provincia, 18 a Caserta, 15 a Salerno, 12 ad Avellino, 3 a Benevento. Dopo la risposta positiva riscontrata con la scorsa edizione dedicata all’Europa, quest’anno la Fondazione Campania dei Festival ha scelto di promuovere una riflessione sulla Giustizia lungo due assi principali: uno politico-giuridico e l’altro antropo-teologico. Un percorso che per la prima volta sarà destinato anche agli studenti delle quarte classi, oltre che delle quinte. Continua a leggere

Claudio Dominech, miglior Conduttore Tv della Campania

Presenta in diretta il morning show ‘Mattina9’. È già considerato il miglior conduttore Tv italiano sull’emittenza locale e, grazie ai social, il suo talento è ora riconosciuto in Italia e all’estero. Stiamo parlando di Claudio Dominech!

Self-made man e viaggiatore infaticabile, è impegnato nella promozione di “TripExperience”, travel show che lo vede raccontare il mondo da ogni latitudine. Tv e web si contendono la puntata sull’Australia.  

Professionista rigoroso, intelligente ed elegante. Personaggio sexy, solare e divertente. A guardarlo in video, come parla, si muove e conduce, per il rigore che comunica, sconfessa le sue origini partenopee. Eppure, conoscendolo dal vivo, trasmette tutto il calore dell’uomo latino, sorridente e gioviale del sud… È Claudio Dominech, showman impegnato tutti i giorni alla conduzione di ‘Mattina9’, programma Tv in onda su Canale 9/7 Gold. I suoi video online lo vedono destreggiarsi con autorevolezza in diverse situazioni e argomenti, così siamo andati a conoscerlo di persona.

Dunque, se sei d’accordo comincerei da quella che è una notizia. La scelta da parte tua di raccontare sui social quello che fai, senza filtri, liberando la parte creativa del tuo lavoro, ciò che peraltro ha catturato la nostra attenzione. La tua professionalità, a dispetto del mood comune, specie dei personaggi televisivi, fatto di fake, vita privata, selfie e messaggi retorici.

Intanto vi ringrazio per questo, cominciavo a perdere le speranze sulla possibile esistenza di qualcuno che vivesse realmente, riflettendo sulle cose, senza lasciarsi sopraffare dalla freddezza dei “mezzi d’incomunicabilità di massa”, come li chiamo (Sorride). Più che di scelta, parlerei d’istinto, “sentire” ciò che per te è vero e comunicarlo con quanto hai a disposizione. Pubblico quello più amo nella vita, il mio lavoro e mi diverto come un bambino. Allo stesso modo non ti nascondo che speravo arrivasse a qualcuno a chiedermelo… prima o poi! Continua a leggere

La Paranza. Il coraggio e lo sdegno

Nasce nel 2006 la cooperativa sociale “La Paranza”, fondata da cinque ragazzi disoccupati del quartiere Sanità di Napoli e dal loro Parroco.

Amo Napoli. La magia, l’alchimia, le tradizioni, la religiosità e le sue realtà. La cultura e l’accoglienza. Ammiro la solarità e la forza del popolo partenopeo e le sue nette contraddizioni. Mi emoziono nel constatare – ogni volta che la visito – la grandezza del suo patrimonio artistico e culturale che non smette mai di colpirmi e d’imprimere in me la voglia di tornare e tornare ancora.

Affascinata da diversi quartieri di Napoli, quello che sicuramente mi ha influenzato di più è il Rione Sanità. Rione che culla e protegge siti storico-culturali, che fanno invidia al mondo. Le Catacombe Paleocristiane di San Gaudioso e San Gennaro, il complesso religioso di Santa Maria della Sanità e il Cimitero delle Fontanelle per citarne alcuni, sono parti integranti di questo quartiere che venne fondato alla fine del XVI secolo, come luogo di sepoltura e nel quale lo stretto rapporto tra la vita e la morte si protrarrà nel tempo, divenendone l’emblema per eccellezza. Continua a leggere

Donna Concetta e il teschio che suda

C’è un luogo unico al mondo, ampio e silenzioso nel quale la penombra della vita ascolta i primi sussurri della morte; un cimitero dove le anime dei morti incontrano i vivi.

Ogni giorno, da più di quattro secoli, le anime inquiete sfiorano l’aria e si fanno visibili tra i tanti teschi che riposano in questa vecchia cava di tufo, al centro di uno dei quartieri più intrisi di storia ed esoterismo di Napoli: il Rione Sanità.

La storia de “O Campusanto d’e Funtanelle”- il Cimitero delle Fontanelle – è una miscela di mistero, densa di sacro e profano. Il suo nome deriva da presenze d’acqua in loco fin da tempi remoti, e per un periodo fu utilizzato anche come cava per l’estrazione di tufo.

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Ricomincio dai Libri, la fiera del libro di Napoli

Dal 4 al 6 ottobre 2019 alla Fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli, a Napoli, si terrà la sesta edizione di Ricomincio dai Libri, fiera dell’editoria, tre giorni di incontri letterari, laboratori e presentazioni.

Una grande festa del libro con un programma ricco di ospiti tra cui Fabio Geda, Maurizio De Giovanni, Walter Veltroni e Pino Imperatore.

Il tema di quest’edizione è “Prendiamoci cura” la direzione artistica sarà nuovamente affidata al celebre scrittore napoletano Lorenzo Marone.

L’ingresso alla fiera, sarà gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 22. Continua a leggere

Cioccolato bianco al Limone, il paradiso

È sera tardi, dovrei mettere la parola fine al mio ultimo romanzo, ma mi lascio coccolare e tentare dalla bontà di un cioccolato bianco al limone dell’azienda Mario Gallucci.

Il sapore di questa prelibatezza esplode in bocca avvolgendola completamente, in una sapiente combinazione di cioccolato e limone. Rapisce e provoca sensazioni di golosità che ti impediscono di interrompere l’assaggio. Un rettangolino dopo l’altro, mi riprometto che è l’ultimo, ma mi accorgo che sta per finire e la tristezza prende il posto della beatitudine.

Il gusto di questo dolce è pulito e l’equilibrio tra i due sapori è sapientemente dosato. Il retrogusto di limone persiste a lungo ed è delicato e piacevole. Anche il profumo è invitante, tanto che ora mi gusto l’ultimo rettangolino a occhi chiusi. Quindi miei cari lettori buona lettura e se passate per Napoli vi consiglio di fare scorta di questa squisitezza.

https://www.cioccolatonapoli.com/

CIOCCOLATO GALLUCCI MARIO DAL 1890 | 38, Vc. Lammatari – 80137 Napoli (NA)

La Cappella Sansevero e il Cristo velato

Non si può non rimanere colpiti, quasi sgomenti, di fronte al Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino, opera esposta nella Cappella dei Sansevero a Napoli. Visitatori e turisti arrivano  da ogni parte di Italia e non solo ogni giorno presso questa piccola e sfarzosa cappella, in un’anonima viuzza a due passi da Spaccanapoli. Il Cristo velato è talmente straordinario nell’impatto che sortisce su chi lo osserva che ho visto rimanere incantati e senza parole perfino orde barbariche di chiassose scolaresche. Basterebbe comunque pensare che tra gli estimatore di questa suggestiva scultura si può annoverare perfino lo scultore Antonio Canova, il quale dichiarò che sarebbe stato pronto a dare dieci anni della sua vita pur di essere l’autore di un siffatto capolavoro.
Il committente dell’opera era stato un personaggio assai chiacchierato, Raimondo de Sangro, dei Principi di Sansevero, che aveva dato una serie di indicazione sulla scultura che voleva fosse realizzata. A essere incaricato però all’inizio era stato Antonio Corradini, che tuttavia ebbe solo il tempo di creare un bozzetto in creta prima di morire. Raimondo allora passò la commissione al giovane scultore napoletano Sanmartino che ignorò quasi del tutto il bozzetto del suo predecessore. La sensibilità di Giuseppe Sanmartino scolpisce, in un unico blocco di marmo, il corpo senza vita e i ritmi convulsi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi rimarcasse le linee del corpo martoriato: la vena gonfia e pare ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e le mani, il costato scavato. Lo scultore poi non tralascia neanche il certosino ricamo dei bordi del sudario e la cura con cui realizza gli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo.

La fama di alchimista di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre due secoli, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dallo stesso principe di Sansevero.
Tale leggenda è dura a morire: l’alone di mistero che avvolge il principe di Sansevero e la “liquida” trasparenza del sudario continuano ad alimentarla. D’altra parte, era nelle intenzioni del di Sangro  suscitare meraviglia, ma egli stesso constatò che quel velo marmoreo era tanto impalpabile e “fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.

La statua del Cristo velato è posta al centro della Cappella Sansevero convogliando su di se l’attenzione dei visitatori, ma tutt’intorno lo spazio che l’accoglie è un significativo esempio dello sfarzo dell’arte settecentesca. La cappella in verità ha origini precedenti, quando – si narra – sul finire del XVI secolo, un uomo innocente, trascinato in catene per essere condotto in carcere, passando davanti al giardino del Palazzo de Sangro, vide crollare una parte del muro di cinta di quel giardino e apparire un’immaginde della Beata Vergine; egli promise allora che avrebbe donato una lapide d’argento alla Madonna se fosse stata riconosciuta la sua innocenza: poco l’uomo fu scarcerato e mantenne fede al voto fatto. L’immagine sacra fu motivo di pellegrinaggi e a promotrici di molte grazie, finché Giovan Francesco Paolo de Sangro, molto ammalato, ne ottenne egli stesso la guarigione e per gratitudine fece erigere una cappelletta dedicata a S.Maria della Pietà o della Pietatella, proprio lì dove era apparsa per la prima volta la venerabile effige.  Da allora quel luogo di devozione divenne anche l’“ultima dimora”  della famiglia dei principi di Sansevero, al quale dedicò grande impegno Raimondo de Sangro, chiamando presso di sé pittori e scultori rinomati, seguendo personalmente le fasi di lavorazione e scegliendo i materiali. L’idea era quella di farne un tempio degno della grandezza del suo casato, arricchendolo di sculture di altissimo pregio.

Malgrado i fasti ricercati da Raimondo e che caratterizzano tutti i monumenti sepolcrali collocati nella cappella, per la propria tomba volle una sobrietà quasi severa: su tutto ha principalmente risalto la grande lapide in marmo rosa, su cui è articolato il lungo elogio funebre intagliato senza scalpello, ma con un procedimento a base di solventi chimici ideato dallo stesso principe, mente geniale e fine inventore.
E passando davanti a questa sepoltura si raggiunge una piccola scala di ferro dalla quale si accede a un vano di forma ellittica, la cavea sotterranea, che in un progetto irrealizzato di Raimondo avrebbe dovuto accogliere le sepolture dei suoi discendenti, mentre oggi ospita due grosse bacheche contenenti gli scheletri di un uomo e una donna in posizione eretta, realizzati  da un medico palermitano sotto la direzione di Raimondo de Sangro. Un cronista del Settecento li definì “macchine anatomiche” (in cui il sistema venoso e arterioso si è conservato perfettamente a distanza di duecento anno, ma non se ne conosce attraverso quale procedimento), mentre la fantasia popolare tramandava che essi fossero i resti dei corpi di due servitori del principe nei quali sarebbe stato iniettato un misterioso liquido che avrebbe pietrificato le loro vene e arterie. Messa comunque da parte la leggenda, tutt’oggi non è possibile asserire con certezza quali siano stati i metodi adoperati per tali incredibili “opere”, e ancora più sorprende la verosimiglianza con cui il sistema circolatorio è riprodotto, benché all’epoca le conoscenze in materia non fossero tanto avanzate.

Un po’ tutta la Cappella Sansevero è una sintesi dell’attività di mecenatismo di Raimondo de Sangro, della sua genialità di inventore, la vastità delle sue conoscenze e le sue capacità di alchimista.
“Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria e contempla con meraviglia il pregevole ossequio all’opera divina e i sepolcri dei defunti e quando avrai reso gli onori dovuti profondamente rifletti e allontanati”. Così si conclude l’iscrizione dedicatoria sulla porta laterale della cappella, come un invito al visitatore che qui giunge spinto dalla curiosità e da qui va via con sentimenti di intenso stupore.

Sara Foti Sciavaliere

Napoli Città Libro: il successo del libro al Sud

Un successo, forse, inaspettato ma che ha rinnovato l’entusiasmo degli organizzatori di Napoli Città Libro, il primo Salone del Libro e dell’Editoria ospitato nel capoluogo campano. E la location non poteva essere da mano per questo grande evento: il Complesso Monumentale di San Domenico, nel pieno centro storico della città. Un complesso che, con i suoi affreschi, il chiostro e le monumentali sale ha reso magica un’iniziativa che, da anni, era stata abbandonata a Napoli. E la città stessa non ha fatto mancare il proprio appoggio ma, al contrario, hanno accolto con interesse l’iniziativa, causando una lunga, ma quanto mai orgogliosa, fila davanti alla biglietteria.

Studenti di scuole di ogni ordine e grado hanno invaso gli alti, bianchi corridoi del palazzo, hanno guardato, incuriositi, gli espositori, sfogliato libri e ascoltato le parole dei diversi relatori, più o meno conosciuti dai ragazzi, che, tra le cinque sale messe a disposizione del complesso, hanno raccontato i libri e la loro storia, parlando di tempi attuali e di altri, sepolti dalla patina del passato ma non del vecchio. E non solo studenti, ma anche adulti, uomini e donne che, durante la pausa pranzo del giovedì e del venerdì, non hanno perso l’occasione per curiosare, uomini e donne che, nella giornata del sabato e della domenica, hanno continuato ad invadere via dei Tribunali per riuscire ad entrare all’interno della Fiera, garantendo un tutto esaurito ben oltre le aspettative.

Come per tutti gli eventi di un certo spessore, le critiche, più o meno fondate, non sono mancate. Dopo un inizio settimana con il meteo che faceva esplodere bombe d’acqua e clima fresco – per non dire freddo – per tutta la Campania e che aveva fatto impensierire gli organizzatori a causa dello spazio all’aperto di San Domenico, all’inaugurazione della Fiera scoppia un caldo dal sapore estivo al quale nessuno, dentro e fuori l’organizzazione, avevano pensato e che ha colto gli espositori e visitatori del tutto impreparati. Per quanto non si possa dare agli organizzatori la colpa del caldo improvviso e dell’aria, quasi, irrespirabile all’interno delle sale, gli espositori, invece, hanno espresso chiaramente le loro critiche – giuste e che non potranno far altro che migliorare l’evento per il 2019: disposizione infelice degli stand dei vari editori, sistemati al centro di stretti corridoi e la mancanza, da parte dei piccoli editori, di poter presentare i propri prodotti, a causa dello scarso numero di sale adibite alle presentazioni. A rispondere a queste critiche si sono alzati gli stessi organizzatori, Diego Guida, Rosario Bianco e Alessandro Polidoro che hanno difeso il loro operato e la scelta della location, sottolineando l’intenzione di tutti di non lasciare, come avviene a Roma e Milano, i libri e la cultura ad essi legata fuori dalla città, in grandi spazi industriali, ma di portarli portare il tutto nel cuore pulsante della città, nella zona storica di Napoli, al fine di creare un’attrattiva sia commerciale che turistica, offrire, in altre parole, un’occasione per vedere non solo una fiera del libro ma un vero e proprio salone del libro.

Un successo, forse, inaspettato, al di là di ogni aspettativa, con complimenti e critiche giuste e che verranno tenute in considerazione in attesa del 2019 in cui Napoli Città Libro riaprirà le sue porte.

 

Napoli folla al salone del Libro nel pomeriggio (Newfotosud Renato Esposito)