Donna Concetta e il teschio che suda

C’è un luogo unico al mondo, ampio e silenzioso nel quale la penombra della vita ascolta i primi sussurri della morte; un cimitero dove le anime dei morti incontrano i vivi.

Ogni giorno, da più di quattro secoli, le anime inquiete sfiorano l’aria e si fanno visibili tra i tanti teschi che riposano in questa vecchia cava di tufo, al centro di uno dei quartieri più intrisi di storia ed esoterismo di Napoli: il Rione Sanità.

La storia de “O Campusanto d’e Funtanelle”- il Cimitero delle Fontanelle – è una miscela di mistero, densa di sacro e profano. Il suo nome deriva da presenze d’acqua in loco fin da tempi remoti, e per un periodo fu utilizzato anche come cava per l’estrazione di tufo.

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Ricomincio dai Libri, la fiera del libro di Napoli

Dal 4 al 6 ottobre 2019 alla Fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli, a Napoli, si terrà la sesta edizione di Ricomincio dai Libri, fiera dell’editoria, tre giorni di incontri letterari, laboratori e presentazioni.

Una grande festa del libro con un programma ricco di ospiti tra cui Fabio Geda, Maurizio De Giovanni, Walter Veltroni e Pino Imperatore.

Il tema di quest’edizione è “Prendiamoci cura” la direzione artistica sarà nuovamente affidata al celebre scrittore napoletano Lorenzo Marone.

L’ingresso alla fiera, sarà gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 22. Continua a leggere

Cioccolato bianco al Limone, il paradiso

È sera tardi, dovrei mettere la parola fine al mio ultimo romanzo, ma mi lascio coccolare e tentare dalla bontà di un cioccolato bianco al limone dell’azienda Mario Gallucci.

Il sapore di questa prelibatezza esplode in bocca avvolgendola completamente, in una sapiente combinazione di cioccolato e limone. Rapisce e provoca sensazioni di golosità che ti impediscono di interrompere l’assaggio. Un rettangolino dopo l’altro, mi riprometto che è l’ultimo, ma mi accorgo che sta per finire e la tristezza prende il posto della beatitudine.

Il gusto di questo dolce è pulito e l’equilibrio tra i due sapori è sapientemente dosato. Il retrogusto di limone persiste a lungo ed è delicato e piacevole. Anche il profumo è invitante, tanto che ora mi gusto l’ultimo rettangolino a occhi chiusi. Quindi miei cari lettori buona lettura e se passate per Napoli vi consiglio di fare scorta di questa squisitezza.

https://www.cioccolatonapoli.com/

CIOCCOLATO GALLUCCI MARIO DAL 1890 | 38, Vc. Lammatari – 80137 Napoli (NA)

La Cappella Sansevero e il Cristo velato

Non si può non rimanere colpiti, quasi sgomenti, di fronte al Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino, opera esposta nella Cappella dei Sansevero a Napoli. Visitatori e turisti arrivano  da ogni parte di Italia e non solo ogni giorno presso questa piccola e sfarzosa cappella, in un’anonima viuzza a due passi da Spaccanapoli. Il Cristo velato è talmente straordinario nell’impatto che sortisce su chi lo osserva che ho visto rimanere incantati e senza parole perfino orde barbariche di chiassose scolaresche. Basterebbe comunque pensare che tra gli estimatore di questa suggestiva scultura si può annoverare perfino lo scultore Antonio Canova, il quale dichiarò che sarebbe stato pronto a dare dieci anni della sua vita pur di essere l’autore di un siffatto capolavoro.
Il committente dell’opera era stato un personaggio assai chiacchierato, Raimondo de Sangro, dei Principi di Sansevero, che aveva dato una serie di indicazione sulla scultura che voleva fosse realizzata. A essere incaricato però all’inizio era stato Antonio Corradini, che tuttavia ebbe solo il tempo di creare un bozzetto in creta prima di morire. Raimondo allora passò la commissione al giovane scultore napoletano Sanmartino che ignorò quasi del tutto il bozzetto del suo predecessore. La sensibilità di Giuseppe Sanmartino scolpisce, in un unico blocco di marmo, il corpo senza vita e i ritmi convulsi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi rimarcasse le linee del corpo martoriato: la vena gonfia e pare ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e le mani, il costato scavato. Lo scultore poi non tralascia neanche il certosino ricamo dei bordi del sudario e la cura con cui realizza gli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo.

La fama di alchimista di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre due secoli, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dallo stesso principe di Sansevero.
Tale leggenda è dura a morire: l’alone di mistero che avvolge il principe di Sansevero e la “liquida” trasparenza del sudario continuano ad alimentarla. D’altra parte, era nelle intenzioni del di Sangro  suscitare meraviglia, ma egli stesso constatò che quel velo marmoreo era tanto impalpabile e “fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.

La statua del Cristo velato è posta al centro della Cappella Sansevero convogliando su di se l’attenzione dei visitatori, ma tutt’intorno lo spazio che l’accoglie è un significativo esempio dello sfarzo dell’arte settecentesca. La cappella in verità ha origini precedenti, quando – si narra – sul finire del XVI secolo, un uomo innocente, trascinato in catene per essere condotto in carcere, passando davanti al giardino del Palazzo de Sangro, vide crollare una parte del muro di cinta di quel giardino e apparire un’immaginde della Beata Vergine; egli promise allora che avrebbe donato una lapide d’argento alla Madonna se fosse stata riconosciuta la sua innocenza: poco l’uomo fu scarcerato e mantenne fede al voto fatto. L’immagine sacra fu motivo di pellegrinaggi e a promotrici di molte grazie, finché Giovan Francesco Paolo de Sangro, molto ammalato, ne ottenne egli stesso la guarigione e per gratitudine fece erigere una cappelletta dedicata a S.Maria della Pietà o della Pietatella, proprio lì dove era apparsa per la prima volta la venerabile effige.  Da allora quel luogo di devozione divenne anche l’“ultima dimora”  della famiglia dei principi di Sansevero, al quale dedicò grande impegno Raimondo de Sangro, chiamando presso di sé pittori e scultori rinomati, seguendo personalmente le fasi di lavorazione e scegliendo i materiali. L’idea era quella di farne un tempio degno della grandezza del suo casato, arricchendolo di sculture di altissimo pregio.

Malgrado i fasti ricercati da Raimondo e che caratterizzano tutti i monumenti sepolcrali collocati nella cappella, per la propria tomba volle una sobrietà quasi severa: su tutto ha principalmente risalto la grande lapide in marmo rosa, su cui è articolato il lungo elogio funebre intagliato senza scalpello, ma con un procedimento a base di solventi chimici ideato dallo stesso principe, mente geniale e fine inventore.
E passando davanti a questa sepoltura si raggiunge una piccola scala di ferro dalla quale si accede a un vano di forma ellittica, la cavea sotterranea, che in un progetto irrealizzato di Raimondo avrebbe dovuto accogliere le sepolture dei suoi discendenti, mentre oggi ospita due grosse bacheche contenenti gli scheletri di un uomo e una donna in posizione eretta, realizzati  da un medico palermitano sotto la direzione di Raimondo de Sangro. Un cronista del Settecento li definì “macchine anatomiche” (in cui il sistema venoso e arterioso si è conservato perfettamente a distanza di duecento anno, ma non se ne conosce attraverso quale procedimento), mentre la fantasia popolare tramandava che essi fossero i resti dei corpi di due servitori del principe nei quali sarebbe stato iniettato un misterioso liquido che avrebbe pietrificato le loro vene e arterie. Messa comunque da parte la leggenda, tutt’oggi non è possibile asserire con certezza quali siano stati i metodi adoperati per tali incredibili “opere”, e ancora più sorprende la verosimiglianza con cui il sistema circolatorio è riprodotto, benché all’epoca le conoscenze in materia non fossero tanto avanzate.

Un po’ tutta la Cappella Sansevero è una sintesi dell’attività di mecenatismo di Raimondo de Sangro, della sua genialità di inventore, la vastità delle sue conoscenze e le sue capacità di alchimista.
“Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria e contempla con meraviglia il pregevole ossequio all’opera divina e i sepolcri dei defunti e quando avrai reso gli onori dovuti profondamente rifletti e allontanati”. Così si conclude l’iscrizione dedicatoria sulla porta laterale della cappella, come un invito al visitatore che qui giunge spinto dalla curiosità e da qui va via con sentimenti di intenso stupore.

Sara Foti Sciavaliere

Napoli Città Libro: il successo del libro al Sud

Un successo, forse, inaspettato ma che ha rinnovato l’entusiasmo degli organizzatori di Napoli Città Libro, il primo Salone del Libro e dell’Editoria ospitato nel capoluogo campano. E la location non poteva essere da mano per questo grande evento: il Complesso Monumentale di San Domenico, nel pieno centro storico della città. Un complesso che, con i suoi affreschi, il chiostro e le monumentali sale ha reso magica un’iniziativa che, da anni, era stata abbandonata a Napoli. E la città stessa non ha fatto mancare il proprio appoggio ma, al contrario, hanno accolto con interesse l’iniziativa, causando una lunga, ma quanto mai orgogliosa, fila davanti alla biglietteria.

Studenti di scuole di ogni ordine e grado hanno invaso gli alti, bianchi corridoi del palazzo, hanno guardato, incuriositi, gli espositori, sfogliato libri e ascoltato le parole dei diversi relatori, più o meno conosciuti dai ragazzi, che, tra le cinque sale messe a disposizione del complesso, hanno raccontato i libri e la loro storia, parlando di tempi attuali e di altri, sepolti dalla patina del passato ma non del vecchio. E non solo studenti, ma anche adulti, uomini e donne che, durante la pausa pranzo del giovedì e del venerdì, non hanno perso l’occasione per curiosare, uomini e donne che, nella giornata del sabato e della domenica, hanno continuato ad invadere via dei Tribunali per riuscire ad entrare all’interno della Fiera, garantendo un tutto esaurito ben oltre le aspettative.

Come per tutti gli eventi di un certo spessore, le critiche, più o meno fondate, non sono mancate. Dopo un inizio settimana con il meteo che faceva esplodere bombe d’acqua e clima fresco – per non dire freddo – per tutta la Campania e che aveva fatto impensierire gli organizzatori a causa dello spazio all’aperto di San Domenico, all’inaugurazione della Fiera scoppia un caldo dal sapore estivo al quale nessuno, dentro e fuori l’organizzazione, avevano pensato e che ha colto gli espositori e visitatori del tutto impreparati. Per quanto non si possa dare agli organizzatori la colpa del caldo improvviso e dell’aria, quasi, irrespirabile all’interno delle sale, gli espositori, invece, hanno espresso chiaramente le loro critiche – giuste e che non potranno far altro che migliorare l’evento per il 2019: disposizione infelice degli stand dei vari editori, sistemati al centro di stretti corridoi e la mancanza, da parte dei piccoli editori, di poter presentare i propri prodotti, a causa dello scarso numero di sale adibite alle presentazioni. A rispondere a queste critiche si sono alzati gli stessi organizzatori, Diego Guida, Rosario Bianco e Alessandro Polidoro che hanno difeso il loro operato e la scelta della location, sottolineando l’intenzione di tutti di non lasciare, come avviene a Roma e Milano, i libri e la cultura ad essi legata fuori dalla città, in grandi spazi industriali, ma di portarli portare il tutto nel cuore pulsante della città, nella zona storica di Napoli, al fine di creare un’attrattiva sia commerciale che turistica, offrire, in altre parole, un’occasione per vedere non solo una fiera del libro ma un vero e proprio salone del libro.

Un successo, forse, inaspettato, al di là di ogni aspettativa, con complimenti e critiche giuste e che verranno tenute in considerazione in attesa del 2019 in cui Napoli Città Libro riaprirà le sue porte.

 

Napoli folla al salone del Libro nel pomeriggio (Newfotosud Renato Esposito)

Fenomeno #IoCiSto

Oggi siamo a Napoli. Una città incantevole e terribile, capace da sempre di mettere nella stessa inquadratura splendore e degrado, luce e ombra. È in questa città che nel luglio del 2014 molti di noi assistevano, nella distrazione e indifferenza generale, al declino di un mondo storico e culturale, quello del libro e delle librerie.  Assaltati dal mordi e fuggi dei turisti, dalle patatinerie e bar aperti selvaggiamente, chiudevano uno dopo l’altro presidi come Guida a Port’Alba e, con l’eccezione di un paio di grandi megastore di catena, numerose librerie in tutti i quartieri della città. Luoghi che per più di mezzo secolo non solo avevano venduto libri, ma avevano favorito incontri, dibattiti,  avevano accompagnato la vita sociale e culturale partenopea. Per molti cittadini il silenzio assordante in cui tutto questo avveniva si è fatto ad un certo punto insopportabile, e si è fatta strada un’idea che sembrava folle. “E se una libreria ce la facessimo da soli?”. È stata questa domanda spinta dal mezzo tecnologico dei social network a generare una risposta collettiva: iocisto!

Come una tossina fatta però di impegno comune e responsabilità sociale, persone che non si conoscevano si sono incontrate e hanno deciso di creare una libreria. Un luogo dove fosse possibile entrare ed uscire, dove poter appartenere ma anche differenziarsi. Una libreria di tutti. Appunto. A Napoli. E dove sennò? Una risposta nata dal fallimento e dalla voglia di riscatto, inizialmente costituita da centocinquanta persone che avevano risposto al primo appello, poi diventate settecento.  Persone che su un sogno hanno deciso di investire una quota, 50 euro annuali, ma soprattutto hanno donato il loro tempo, le loro energie, le loro capacità per un progetto che dal basso creasse valore intorno ai libri.

Oggi, dopo tre anni dall’inaugurazione che portò tremila persone in una piazza, dopo aver risvegliato coscienze e visto nascere e rinascere le librerie a Napoli, la libreria di tutti iocisto continua una strada nuova, e per questo non semplice. Perché oltre ad essere una libreria, iocisto è anche un’associazione a promozione sociale con caratteristiche peculiari: un luogo gestito quasi interamente da volontari che ospita e realizza progetti con altre associazioni, una libreria diffusa che porta i libri in luoghi insoliti, dai parchi ai negozi,  che ospita ogni anno centinaia di bambini e ragazzi delle scuole, un incubatore di idee. Un sistema nuovo: un’associazione e una libreria che producono valore sociale ma anche economico attraverso la vendita dei libri e la valorizzazione delle professionalità coinvolte. Ma tutto questo è possibile solo grazie  a chi decide di far parte e di allargare questa comunità di leggenti.

E dal fare comunità dipenderà anche il futuro di iocisto il cui ruolo è quello di essere lì, dove ognuno la potrà cercare e trovare, sempre, indipendentemente dal mercato, dagli interessi privati, dalle trasformazioni della città, un luogo dei libri, per i lettori, che non spaventi o allontani come in passato la cultura ha fatto ma sia fruibile a tutti. Se il sogno di aprire una libreria è stato raggiunto da iocisto, la sfida di essere di tutti, continua. Noi ci stiamo, e voi?

 Grazia Della Cioppa

Minitour tra le biblioteche più belle del mondo!

Ciao booklovers,
Anche voi amate le biblioteche? Gli scaffali con i libri antichi, l’odore di storia, la magia di scovare un libro che sembrava nascosto.
Oggi ho pensato di fare con voi un minitour per le biblioteche più maestose del mondo.

Trinity College Library - Dublin

Trinity College Library – Dublin

La maestosa biblioteca dell’Università di Dublino e del Trinity College, la più grande biblioteca irlandese. Tra i suoi scaffali circa 5 milioni di testi e una preziosa collezione di antichi manoscritti. La sala principale (costruita tra il 1712 e il 1732), misura la lunghezza di 65 metri.

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Bibliothèque Nationale de France – Paris

La Bibliothèque nationale de France è la biblioteca più importante di Francia e una delle maggiori d’Europa e del mondo. Con il suo status d’istituzione pubblica, ha la sede principale a Parigi. Le collezioni fisiche dell’istituzione sono stimate in trenta milioni di volumi, ma è conosciuta anche per la biblioteca digitale Gallica, formata per lo più da documenti informatizzati sotto forma di immagini.

Beinecke Rare Book and Manuscript Library - Yale (New Haven)

Beinecke Rare Book and Manuscript Library – Yale (New Haven)

La Beinecke Rare Book and Manuscript Library di New Haven è la biblioteca più grande al mondo tra quelle dedicate alla conservazione e alla consultazione di libri e manoscritti rari. Fu donata alla Yale University, nei primi anni Sessanta, dai fratelli Beinecke, industriali ed ex allievi.
Vi sono conservati libri rarissimi tra cui un esemplare della bibbia di Gutenberg e il misterioso manoscritto detto Voynich.

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Biblioteca dei Girolamini – Napoli

La biblioteca dei Girolamini è un’istituzione culturale statale della città di Napoli. Dotata di un’importantissima raccolta libraria, nonché di un importantissimo archivio musicale operistico, la biblioteca, essendo stata aperta al pubblico nel 1586, è la più antica di Napoli e seconda in Italia dopo quella Malatestiana di Cesena. La biblioteca dei Girolamini custodisce circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi, tra cui 94 incunaboli, 5.000 cinquecentine, numerosi manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni e opere musicali dal XVI al XIX secolo.

A presto booklovers

Isabella