Archetipi in mostra a Venezia

Archetipi – Omaggio a Titta Bianchini

dal 16 marzo al 06 maggio 2019

Orario: 10,30 – 12,30 / 16,00 – 19,00 chiuso il lunedì. 21-25 aprile e 1 maggio

Spazio SV – Scoletta di San Zaccaria, Venezia

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Steve McCurry: ICONS

Il fotoreporter americano Steve McCurry ha legato la fotografia al viaggio (“Se dovessi smettere di fotografare, penso che continuerei a viaggiare. Viaggio e fotografia sono come intrecciati. E sono affascinato da entrambe le cose. Così, se non mi dedicassi alla fotografia, farei il nomade di professione.”)

Queste sono le parole che McCurry pronuncia per descrivere il suo lavoro e la sua vita. E’ per questo che consiglio a tutti coloro che ne hanno la possibilità di visitare “ICONS”, una mostra che raccoglie circa 130 fotografie esposte presso il Gil di Campobasso dal 26 gennaio al 28 aprile 2019. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Molise Cultura e curato da Biba Giacchetti che, in un susseguirsi di immagini, racconta lo straordinario viaggio trentennale di questo fotografo lungo le strade del mondo.

Pochi come lui hanno saputo fare della voglia di muoversi, di conoscere il mondo e di osservarlo con occhi sempre nuovi, una professione riuscendo a cogliere le bellezze, la magia del mondo ma anche i suoi drammi, come le guerre o i disastri naturali.

Le fotografie esposte lungo le sale del Gil di Campobasso, rappresentano il suo operato, la sua incessante ricerca dei segreti della terra e degli uomini che la abitano. Osservando le immagini si ha la sensazione di fare un viaggio intorno al mondo, di salire sopra la vetta più alta per guardare la vastità della terra e del cielo, un viaggio attraverso le razze, il folklore, la cultura e quella spiritualità che divide l’Oriente dall’Occidente. Un cammino nelle emozioni nascoste nei dettagli, perché sono quelli che ama catturare McCurry nel suo lungo peregrinare da una parte all’altra, dall’America all’Asia, dall’Europa all’Africa con la speranza, nel cuore, di raccontare l’essere umano ed il contesto nel quale vive. Uzbekistan, Kashmir, Yemen, Mozambico, Birmania, India, Nepal, Tibet, Ecuador, Gambia, Cina ma anche un po’ d’Italia sono una parte della realtà fotografica che si svela ai nostri occhi una volta all’interno dell’ambiente espositivo.

Il lavoro di McCurry unisce varie ricerche, a partire da quella antropologica che rappresenta il primo nucleo fotografico, fatto di volti dove il fotografo coglie la grande capacità comunicativa di quei visi che sembrano parlare nel loro silenzio. Sguardi che ci trapassano, ci trafiggono nella loro spontaneità, occhi curiosi, spaventati, fieri o interrogativi che entrano in comunicazione con McCurry e con noi spettatori. Ecuador, Mongolia, Gambia, India, una sequenza di volti che spiegano la diversità della razza. È lo stesso McCurry a portare avanti quella che lui chiama una vera e propria ricerca antropologica (Sono sempre stato interessato a ritrarre le persone, mi affascinano le differenze somatiche della grande famiglia dell’uomo. I volti hanno proporzioni diverse, colori, misure diverse. Ma soprattutto hanno la capacità di raccontare un’esistenza, una condizione, una vita.). Non a caso la sua fama si deve allo scatto che, nel 1984, ha segnato la sua carriera di fotoreporter: La Ragazza afgana, con quegli occhi color smeraldo che lo osservano, rappresenta lo sguardo più famoso del XX secolo. Se gli antropologi hanno scritto dell’evoluzione umana e tutt’oggi continuano a studiare le culture e le tradizioni, McCurry ha trasformato questo viaggio in immagini dalla bellezza sfrontata e decisa.

Un trionfo di colori, dall’oro al rosso, dal verde al blu, tonalità cangianti e colori vivi che imprimono nella nostra mente immagini da tutto il mondo. La natura umana e le sue declinazioni sono fondamentali nella ricerca del fotografo, il quale rimane affascinato dalla capacità di reazione della natura umana davanti determinati contesti e situazioni e lo fa attraverso una ricerca paziente del momento esatto. Momento che, per l’occhio di chi osserva, diviene un andare oltre, come se si volesse dilatare lo spazio ed il tempo. I suoi meravigliosi scatti paesaggistici sono il frutto di una paziente attesa, lunghi appostamenti per lo scatto perfetto. Ma la fotografia è fatta anche di attimi fuggenti da cogliere istantaneamente. Se si ha la pazienza di osservare a lungo, prima o poi qualcosa di inaspettato accadrà davanti a noi.

Quello che però, mi ha maggiormente colpito e portato a riflettere, oltre la bellezza degli scatti e una carrellata di posti meravigliosi nel mondo, è la spiritualità che emerge dagli scatti asiatici. Un senso di pace, di meditazione e di serenità che pervade la mia persona. E ci accorgiamo di come noi occidentali stiamo perdendo quel tocco semplice, la frugale semplicità e un modo riflessivo di osservare la realtà circostante. Camminare tra questi scatti è un cammino attraverso il folklore, stili di vita e realtà che spesso abbiamo ignorato. La normalità di un gruppo di bambini, in uno scatto fatto in Libano nel 1982, che giocano con una macchina da guerra abbandonata, è una faccia del mondo che spesso ignoriamo. I bambini che giocano con la spontaneità che li contraddistingue e vivono quella che per loro è normalità. Perché se per noi convivere con una guerra o con i suoi effetti è impensabile, per loro è una cosa assolutamente naturale. Le grandi verità del mondo, dalle terre del Sol Levante fino ai ghiacciai dei Poli sono il meraviglioso scrigno che McCurry ha deciso di portare in Molise, preparando per l’occasione un paio di fotografie assolutamente inedite da mostrare per la prima volta a Campobasso.

La mostra sarà al Gil, sede della Fondazione Molise Cultura dal 26 gennaio al 28 aprile 2019, in via Gorizia, Campobasso

Telefono: 0874 437807

Orario di apertura: dal Martedì alla Domenica. Mattina ore 10/13; Pomeriggio ore 17/20

Il colorato mondo di Fernando Botero al Vittoriano di Roma

Una dimensione onirica, fantastica e fiabesca dove si percepisce forte l’eco della nostalgia e di un mondo che non c’è più o in via di dissoluzione

La mostra Botero ripercorre, attraverso una cinquantina di capolavori provenienti da tutto il mondo, oltre 50 anni di carriera dell’artista colombiano dal 1958 al 2016: uomini, animali, vegetazione i cui tratti e colori brillanti riportano immediatamente alla memoria l’America Latina. Fernando Botero, artista poliedrico di origini colombiane, è diventato famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico, immediatamente riconoscibile. Alla sua arte si rende omaggio con un’esposizione  che si presenta come la prima grande retrospettiva dell’opera di Botero in Italia, a Roma presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini fino al 27 agosto sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio della Regione Lazio. Organizzata e co-prodotta da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira, è curata da Rudy Chiappini in stretta collaborazione con l’artista.

Il percorso espositivo è suddiviso in otto sezioniSculture; Versioni da antichi maestri; Nature morte; Religione; Politica; Vita latino-americana; Nudi; Circo. Ad accogliere il pubblico, fuori dalla mostra, e visibile anche a tutti i passanti, la gigantesca scultura in bronzo Cavallo con briglie, di oltre una tonnellata e mezzo di peso e alta più di tre metri.

Fernando Botero ha guadagnato fama internazionale dipingendo figure corpulente e talvolta comiche. Caratteristica della sua pittura è la dilatazione (o abbondanza) che subiscono i suoi soggetti dalle forme irreali, astratte, a volte grottesche; figure monumentali dai colori vivaci e dalle tonalità brillanti.

«Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo di pretesto».

Nei suoi dipinti è assente la dimensione morale e psicologica: è lo spettatore a decidere cosa pensare.

La mostra  accoglie anche i suoi omaggi ai grandi artisti del passato come Piero della Francesca, Velázquez e Raffaello (La Fornarina, per esempio, diventa una donna dalle forme abbondanti e fiabesche); Botero dipinge poi Adamo ed Eva, una donna nuda allo specchio in Il bagno. Ritrae anche importanti politici e persino  Gesù sulla croce e una Madonna con Bambino. Una mostra che val la pena di visitare per immergersi in un’atmosfera unica.

BIGLIETTI

Intero € 12,00 (audioguida inclusa)

Ridotto € 10,00 (audioguida inclusa)
65 anni compiuti (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); dipendenti e agenti (muniti di badge) e clienti (muniti di dem nominale) Generali Italia.

Informazioni: http://www.ilvittoriano.com/index.html