Cosa indossare a San Valentino?

Indecise su cosa indossare a San Valentino? Il nostro colore preferito, ovvio, perché svela tanto di noi, “parlando” al posto nostro quando l’emozione ci toglie la voce. Possibile? Certo, leggete un po’ qui…

San Valentino pieno di colori! I colori dicono tanto di noi, forse tutto. Vi site mai chieste perché compriamo quel maglioncino di cachemire in lilla anziché in rosso? Oppure perché quella gonna grigia vi mette di cattivo umore mentre quella blu vi regala energia da vendere? I colori influiscono sul nostro umore, sulle nostre scelte. La sottoscritta, per esempio, se va vestita di beige in un negozio, tende ad acquistare capi in abbinamento con ciò che indossa, anche se non deve metterli nell’immediato. Sono reazioni psicologiche che vanno al di là della razionalità: ciò che indossiamo rispecchia il nostro umore, la nostra personalità e i nostri sogni. Avete capito bene, i nostri sogni.

Recenti studi americani hanno messo in luce una connessione tra colore, stato d’animo e riuscita di un progetto o di un appuntamento. In sostanza: esistono capi che portano fortuna? Evidentemente sì.

Fatta questa premessa, ecco la gamma di colori da indossare per la perfetta riuscita della vostra romantica cena di San Valentino, in base alla vostra personalità.

Rosso. Il colore della passione, un classico per la serata di San Valentino. Se optate per il rosso siete donne appassionate, energiche, piene di vita e pienamente consapevoli della vostra bellezza. Un bell’abito con la gonna di tulle può ammorbidire la vostra figura rendendovi più romantiche. Per chi vuole osare, invece, un bel tubino rosso non guasta mai.

Blu. Il colore del cielo e della libertà. Se lo scegliete siete donne emotive, ma forti, con uno spiccato senso estetico. Da abbinare con perle e argento per un tocco di classe.

Nero. Come non pensare subito allo splendido e raffinato tubino nero di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany? Ebbene, se indossate un abito nero siete donne pratiche, coraggiose, forti e ambiziose. Quest’anno gli stilisti si sono sbizzarriti proponendoci varianti di tutti i tipi della petite robe noire. La più sofisticata e anche elegante forse è la versione con gli inserti di velo (specialmente sulle maniche e sulla schiena), per un raffinato effetto vedo-non vedo.

Bianco. Il colore della purezza e del matrimonio. Se per San Valentino scegliete di vestirvi di bianco (senza allusioni a possibili anelli in arrivo: rovinereste tutto!) allora siete donne con uno spiccato senso del dovere, ma site anche tenere, oneste e dolci. Belli gli abiti di pizzo bianchi che rimandano alle atmosfere della Carmargue.

Rosa. Il colore femminile per eccellenza. Se lo si sceglie per San Valentino vuol dire che si hanno le idee chiare su cosa si vuole, ma significa anche che site donne con uno notevole senso estetico, serene e avete un ottimo rapporto con la vostra femminilità. Splendida la sfumatura di rosa antico che regala eleganza alla figura.

Scegliete con gusto e razionalità anche i tessuti: seta, crêpe de chine, georgette, pizzo ma anche comodo jersey, per le più pratiche. Tacchi alti non necessariamente in pendant con l’abito (eviterei l’effetto divisa) e un filo di perle per completare. Buon San Valentino a tutte!

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Capi firmati a metà prezzo (o anche meno)

Gente, la moda costa, lo sappiamo.

E il problema più grosso è che non possiamo investire tutto il nostro stipendio in un capo solo.

E quindi, che si fa?

Si può comprare fast fashion.

Oppure?

Oppure dare un’occhiata ai siti che vi sto per suggerire.

http://www.rebelle.com

Ok, questo è IL sito di riferimento. Attraverso rebelle si può comprare e vendere capi ed accessori di alta moda di seconda mano a prezzi abbordabilissimi.

Si trova di tutto, dal vestiario alle cinture, passando per le borse, le scarpe, gli occhiali e i gioielli.

La qualità è certificata, gli addetti di rebelle verificano che ogni pezzo sia originale e non una patacca, quindi non rischiate di trovarvi una borsa Dolce e Banana o Praga.

Personalmente ho fatto dei veri affari su questo sito, per citarvene due vi dico solo: borsa a sella in pelle color borgogna di Marc Jacobs a 75 euro (prezzo retail 400 euro), decollété Prada in vernice nude a 90 euro (prezzo retail 350 euro).

E se l’acquisto non vi convince, avete possibilità di rimetterlo in vendita sul sito a costo zero.

Se invece state svuotando l’armadio ma avete tanta roba che non usate troppo bella per buttarla? Con il servizio concierge rebelle ve la viene a prendere a casa e la rimette in rendita per voi, e quando qualcuno la acquista… Rebelle vi fa il bonifico la settimana dopo.

http://www.vestiairecollective.com

Segue la stessa filosofia di rebelle e potete scovare tantissime occasioni a prezzi super convenienti. La fascia dei prodotti è sempre altissima, ogni giorno vengono caricati 4000 pezzi nuovi. Pensateci: 4000. Quando mai in un negozio avete la possibilità di vedere 4000 articoli? Ha copertura mondiale, perciò se siete alla ricerca di un articolo specifico, vintage che non si trova più da nessuna parte, qui avete l’occasione di reperirlo.

http://www.therealreal.com

Quello che sto per scrivere manderà in iperventilazione molte di voi, perciò sedetevi: Jimmy Choo a meno di 100 euro.

Siete ancora lì? Siete vive?

Ora sparo la seconda cartuccia. Se non vi ha steso la prima, questa non lascerà scampo: Manolo Blahnik a 70 euro.

Sì, proprio loro, le scarpe di Carrie Bradshaw, quelle da 400 dollari al paio.

Sì, sono vere, non sono ciofeche.

Se non ci credete cliccate sul link!

http://www.armadioverde.it

La sostenibilità di questo sito sta tutta nel fatto che non solo puoi vendere ma anche scambiare vestiti!

Più metti in vendita tuoi capi, più punti accumuli e con questi puoi “sbloccare” tanti indumenti tra cui molti ancora con i cartellino attaccato!

Iscriviti al sito (e già guadagni punti), metti in uno scatolone i vestiti che non usi più (non devono essere obbligatoriamente di alta moda), il corriere viene a ritirarli, ricevi le stelline per tutti i capi che hai mandato, acquista quello che vuoi per pochi euro!

http://www.theoutnet.com

qui andiamo sul nuovo, quindi i prezzi si alzano un po’, ma rispetto al negozio, gli articoli sono scontati del 60%, senza contare le continue flash sale con ulteriori ribassi!

Noterete che mancano da questo elenco i vari eBay, Depop, e Shpock per un semplice motivo: non hanno un filtro. Sono piattaforme dove il venditore carica direttamente i prodotti senza che nessuno verifichi provenienza, qualità e originalità, quindi rischiereste di trovarvi a comprare una borsa di Louis Vuitton data per vera ma che poi si rivela un’imitazione comprata in spiaggia.

Meglio spendere qualcosa in più, ma avere la certezza dell’autenticità. Una Louis Vuitton originale dura una vita.

Shout to the Pop – AltaRoma

 

L’Accademia Altieri Moda e Arte, in occasione dell’edizione 2019 di AltaRoma, ha presentato l’evento Shout To The Pop presso la propria sede di Roma in via Lucrezio Caro, 67. Moda e musica si intrecciano per dar vista a percorsi e scambi creativi molto profondi, oltre a un importante spaccato delle competenze che gli studenti acquisiscono attraverso i diversi corsi di studi.

 

 

Un evento che come sempre coinvolge tutti i gradi, a partire dagli allievi del 1°, anno che si sono cimentati nella realizzazione di mini abiti fantasia. Si parte da vestiti sartoriali, con tessuti effetto metallo multicolore, ai quali si applicano gemme, legno, piume carta, materiali plastici a loro volta ricamati con paillettes, piume e mini fotografie. Un lavoro di pura arte creativa ma soprattutto di manualità acquisita gradualmente attraverso varie tecniche. Ogni mini abito associato a un personaggio icona della musica pop passata e presente.

 

 

A seguire gli allievi del 2° anno con la realizzazione di otto abiti su manichini a misura reale. Il Leitmotiv è la ricerca e la sperimentazione. Il risultato un mix di fantasia, saper fare e sbalordire…In che modo? Guanti in lattice per creare un abito gommoso; corteccia sfilacciata effetto liane intrecciate su una gabbia di filo di ferro; plastiche bruciate che danno la parvenza di latta accartocciata; cerchi ricavati da bottiglie di plastica che formano una gonna sopra un body realizzato con applicazioni a mosaico di piccoli pezzetti di legno multicolore. Ma non è finita. A dimostrazione delle capacità sartoriali acquisite, i ragazzi del 3° anno hanno realizzato un unico abito in tessuto dove la particolarità si ritrova nel materiale utilizzato per le applicazioni: ceralacca, silicone e gel. Stesso concept per gli studenti del corso di modellismo e sartoria che hanno creato dei modelli già esistenti di stilisti affermati, partendo da uno studio fatto di tagli sartoriali con l’utilizzo di tessuti comuni e materiali particolari che si fondono.

 

 

Gli allievi del corso di vetrinista e visual merchandiser si sono occupati delle scenografie e degli allestimenti. Infine gli allievi del corso di trucco e di acconciatura hanno creato il make up e l’hair stylist della modella che ha indossato l’abito di punta degli allievi del terzo anno. Un evento che si pone come un viaggio tra creatività, senso estetico, fantasia unita a curiosità, intuizione e grande manualità grazie al percorso di studi fornito dall’Accademia Altieri Moda e Arte. Tutto si fonde in una immagine visiva che trasforma, nella sua manualità, il lato più moderno di un lavoro creativo che supera le barriere comunicative e si impone come linguaggio universale.

 

AltaRoma. The Corea Project

 

Undici collezioni, interamente progettate e realizzate dagli studenti, in cui è forte l’ispirazione che nasce dalle tradizioni coreane, ma anche ben presente la loro coscienza occidentale e il legame con il più profondo sentire di ognuno, i loro pensieri, la loro interiorità. Così nascono le creazioni degli studenti di Culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle Arti di Roma per la sfilata Corea Project, che ha animato Alta Roma al Pratibus District.

 

 

Insieme ai giovani alunni, la stilista coreana Young Ae Lee ha presentato dieci abiti tradizionali e altri undici abiti reinterpretati in chiave moderna.

 

 

Gli abiti tradizionali coreani si chiamano Hanbok. Sono caratterizzati da linee e forme graziose che creano un’aura serena. L’Hanbok ha mantenuto le sue componenti di base per tutta la storia coreana da cinquemila anni, mentre le sue forme si sono evolute in vari modi in base allo stile di vita, alle condizioni sociali e al gusto estetico dei tempi. Il progetto è in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center.

 

Cappotti, che passione!

Cappotti, che passione! Ecco le migliori proposte del 2019

Lungo, corto, caldo, avvolgente, fasciante, largo, con pelliccia, a doppio petto… quante sono le varianti del cappotto? Tantissime e, se mi permettete, una più bella dell’altra. Il cappotto è un capo d’abbigliamento che non passa mai di moda, perché sa rinnovarsi nella forma e nei colori. Se per qualche tempo abbiamo indossato piumini di tutte le fogge e dalle sfumature cromatiche più improbabili, ora è giunto il momento di ritirare fuori dall’armadio il nostro cappotto o di comprarne uno nuovo.

Già da un paio di stagioni, ormai, è il cappotto a imperare sulle passerelle ma anche e soprattutto nelle vetrine dei negozi (e nel nostro guardaroba). Se si dà un’occhiata alle proposte degli stilisti per questo inverno, ce n’è per tutti i gusti.

Quale scegliere? Vediamo insieme quali sono le alternative e a chi stanno bene:

Max Mara

 

Montgomery, l’evergreen che torna nella sua versione più classica, in blue navy e beige con tanto di alamari, per Burberry e Max Mara. È un capo che sta bene davvero a tutte, perché fascia il corpo ma senza stringere. Adatto alle nostalgiche e alle sportive. Capo-icona della moda maschile di ambiente militare. La Royal Navy inglese lo introdusse nelle dotazioni dei marinai, perché il panno pesante con cui era fabbricato era un’ottima protezione contro il vento e le temperature più rigide. A renderlo particolarmente famoso fu, poi, il generale britannico Bernard Law Montgomery, da cui il nome ma solo in Italia, perché nel resto del mondo è più correttamente chiamato Duffle Coat o ancor più propriamente Duffel Coat e solo talvolta Monty Coat in onore appunto dell’omonimo generale che era solito portarlo sopra la divisa.

Jil Sander Resort 2019

White Coat, proposto da Dior e Jil Sander, è il cappotto per eccellenza. Bellissimo in caldo cachemire con la cinta in lana che stringe appena la vita e scende quasi fino alle caviglie per le più alte, ma altrettanto elegante nella sua versione svasata e più corta per le donne minute. È un capo avvolgente ma femminile, che può essere usato anche per una serata elegante.

Militare dalle forme più maschili e in color verde oliva scuro per le più sportive; sta bene a tutte nella sua versione più corta. Nella versione più lunga solo alle donne alte e slanciate. È un capo molto rigido che però se portato con i tacchi dà quel tocco di femminilità leggermente eccentrica che non guasta mai.

Victoria Beckham

Animalier, soprattutto nella sua variante maculata, per le donne che vogliono farsi notare (attenzione a non indossare un total look animalier. La regola sempre valida è: non più di un capo animalier alla volta, non dobbiamo sembrare le fidanzate di Tarzan!). Bellissimi quelli di Bottega Veneta e gli oversize di Victoria Beckham.

Miu Miu Prada Copyright © 2004-2018+infinitas.
http://www.denimjeansobserver.com

Over size, che fa subito Mademoiselle Chanel quando non è due taglie in più, s’intende. Il segreto per sfoggiare un over size ce lo svelano Stella McCarthy, Alberta Ferretti, Miu Miu e Marc Jacobs. Sta bene alle donne alte ma non troppo magre (l’effetto attaccapanni è in agguato, attente!).

Calvin Klein

I Cappotti con dettagli in pelliccia proposti da Calvin Klein, dove la pelliccia (spesso sintetica, sono molti, infatti, gli stilisti che sposano la causa animalista) è sul colletto, sugli orli esterni o sulle tasche, ma si alterna anche alla pelle nella versione svasata con cinta in vita. Belli ed eleganti, stanno bene a tutte e sono adatti anche per le occasioni più mondane.

Fendi

A mantella, stanno bene alle ragazze più giovani che si possono divertire a chiuderlo in vita con fiocchi e cinture, e che possono sceglierlo anche nelle varianti multicolor (con le frange per le più hippie) o in tessuto plaid. Belle le proposte di Max Mara, Fendi, Missoni e Kenzo.

 E i colori? Quest’anno sulle passerelle sulle passerelle abbiamo visto l’azzurro, il rosso, il giallo, il turchese, il rosso e il rosa. Potete dunque osare e, oltre ai tradizionali bianco, nero e beige, azzardare con le tinte forti, per dare un tocco vivace al vostro guardaroba. Per gli accessori da abbinare al cappotto: calze in lana, borse, sciarpe e guanti ton sur ton così come suggerito da Chanel e da Gucci. A voi la scelta!

 

Chanel

 

Cento capi, un armadio solo: le scarpe

Scarpe, quel magnifico accessorio che da solo fa un look.

Vediamo quali sono le 10 paia che nel nostro armadio non devono mancare mai. E procediamo dal basso verso l’alto, ossia dal tacco 0 al tacco 12

  1. Infradito

Sì, anche l’infradito dobbiamo averla tra le calzature must. Spiaggia? Piscina? Palestra? Spa? L’infradito ci vuole e che sia di buona qualità altrimenti ci si ritrova con il piede pieno di tagli e vesciche. Occhi a quelle con le fascette di plastica troppo rigida o con il fermino infradito troppo tagliente. Le classiche intramontabili sono le Hawaianas, tinta unita o fantasia, queste siamo sicure che andranno di moda anche tra vent’anni. Per un plantare più tecnico, anche Crocs ha disegnato una sua versione infradito della classica comma leggera che contraddistingue il marchio. Classiche o sportive, la regola è una: osare con i colori.

  1. Sneakers di tela

Che siano Converse o che siano Superga, queste sono le scarpe “sportive” più versatili della stagione primavera-estate. Si abbinano con il casual e con un abitino serale, donandoci tutta la comodità del rasoterra senza farci sentire goffe.

Hanno anche un enorme vantaggio: se si inzaccherano, impolverano o macchiano, un tuffo in acqua e sapone di Marsiglia et voilà… tornano come nuove.

  1. Sneaker di pelle bianca

Le passerelle degli ultimi anni le hanno ufficialmente sdoganate dalla loro etichetta sportiva e ora le possiamo sfoggiare con disinvoltura anche con un pantalone elegante, un abito o un cappotto di cachemere. A mio avviso sono perfette per sdrammatizzare un look formal, rendendolo più easy e levandoci anche qualche anno. Le mezze stagioni non saranno più un problema.

Il tocco in più: tenerle pulite con la gomma magica e lucidarle. La sneakers di pelle vuole bianco ottico o nulla, Victoria Beckham insegna.

  1. Ballerine

Gioia e dolore di ogni donna. Vogliamo tutte un tocco di eleganza abbinata alla comodità e, specie per chi è molto alta, la ballerina rappresenta la soluzione ottimale.

Per mia esperienza, però, quella giusta è difficile da trovare. Più volte ne ho comprate convinta che fossero “The one”, ma dopo dieci minuti di camminata, si rivelavano uno strumento di tortura del demonio, lasciandomi i talloni completamente sbucciati.

In questo caso, bisogna mettere mano al portafoglio e puntare su quei brand che hanno fatto della ballerina il loro prodotto di punta: Repetto e Tory Burch. Dopotutto, forse è meglio spendere duecento euro per un paio comodo, che buttare dieci paia da venti euro perché fanno male.

  1. Stivali da equitazione

Ovviamente non parlo di quelli sportivi da competizione, da comprare nei negozi dei sellai, ma solo del modello: il classico stivale in cuoio (o simil-cuoio) alto fin sotto al ginocchio, dal polpaccio sagomato, tacco piatto di un centimetro e fibbia alla caviglia.

Questo tipo di scarpa è un must intramontabile dell’autunno, che rende glamour ogni jeans, conferendogli quel look old England che fa sempre colpo. Con una lucidata sono sempre perfetti e se di buona fattura, durano anni senza sentire i capricci della moda.

Per non sbagliare, Pollini e Gucci.

  1. Sandali

In questo caso, questo punto vale doppio. È la scarpa estiva per antonomasia e vale la pena averne un paio a suola bassa e un paio con il tacco. Gioielli, bohemien, alla schiava, il sandalo è il compagno perfetto da abbinare a un maxi abito svolazzante, a un vestito da spiaggia o a un caftano di lino. Il tocco in più? Che siano color nude, per regalare alla gamba qualche centimetro di slancio in più!

  1. Tronchetti

Altro giro e altro regalo per quanto concerne il guardaroba autunno-inverno. Seppur si trovino tronchetti alti e tronchetti bassi in egual misura, per il particolare design della calzatura, io suggerisco sempre di comprarla con un po’ di tacco perché, ahinoi, il collo corto della scarpa sega la gamba. Però è un classico, specie per quegli outfit che devono coprire la fascia oraria “da mattina a sera”, in quei giorni o per quelle persone che non hanno modo di cambiarsi per ogni appuntamento. Con il tacco largo, portarle per 12 ore di fila non sarà un problema.

  1. Stivali alti

Ossia, quelli che arrivano a metà coscia. Lucidi o scamosciati, alti o bassi, la moda li ha rilanciati con prepotenza, dando un tocco un po’ più aggressivo anche all’outfit più romantico. Personalmente li amo molto, perché mi regalano quell’iniezione di grinta per affrontare la giornata più di un buon caffè.

Diciamocelo: abbiamo bisogno di quella scarpa che ci faccia sentire le regine del mondo!

  1. Zeppe

Non piacciono a tutte, ma Dio le benedica! Ne sono un esempio Kate Middleton e la regina Elisabetta. The Queen detesta la scarpa a zeppa, ma Kate non può farne a meno, perché sono comodissime. Vuoi mettere tutto il vantaggio di una scarpa con il tacco ma senza sentirne il fastidio.

D’estate salva molti dei miei outfit indecisi, perché, ne dubbio, tacco o flat, la zeppa s’inserisce come una comoda via di mezzo.

  1. Stiletto tacco 12

Serve un motivo?

 

Cosa indossare a Capodanno?


Capodanno 2018: cosa indossare? Ecco i consigli in base al tuo fisico.

La serata di Capodanno è il momento più adatto per sfoggiare mise stravaganti e piene di lustrini. Osare è d’obbligo, ma senza esagerare. Come vestirsi per dare il benvenuto all’anno nuovo? 

Capodanno 2018: ecco i consigli in base al tuo fisico. 

Cominciamo dalle basi.

A Capodanno bisogna divertirsi, stare comode ma soprattutto bisogna essere al top. Il primo passo da fare è individuare il nostro tipo di corpo: siamo donne clessidra, rettangolo, mela o pera?

Nelle donne Clessidra le spalle e i fianchi hanno più o meno le stesse dimensioni e la vita è sottile con le forme classiche delle pin-up: 90-60-90. Nelle donne Rettangolo la figura ha poche curve. In genere sono snelle e longilinee come le modelle. Le donne Mela, invece, hanno poco punto vita e spesso gambe magre. Mentre le donne Pera (o Triangolo) sono di due tipi: con fianchi larghi o, al contrario, con spalle larghe e fianchi stretti, come le nuotatrici.

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Una volta individuato il nostro tipo, è bene tenere a mente che le donne clessidra non dovrebbero indossare abiti troppo corti o troppo scollati, soprattutto se hanno forme procaci: se optate per un abito corto, niente scollatura e viceversa. Le donne rettangolo stanno bene con gli abiti svasati che donino loro un tocco di femminilità. Mentre le donne Mela e Pera possono osare con gli abiti lunghi, ma rigorosamente dritti, con spacco e tacchi alti.

Capodanno 2017: cosa indossare? Veniamo ora ai colori: a Capodanno potete indossare i glitter e le tonalità più cariche: argento, oro e bronzo in primis ma anche blu navy, nero, rosso carico e bianco. Bellissimi gli abiti vintage stile anni Sessanta, con forme a trapezio che arrivano fino alle ginocchia e che vanno bene per tutte le corporature soprattutto se corredati con tacchi alti (meglio se a spillo) e una pochette: molto belle le proposte di Liu-Jo, Nina Ricci e Rochas; o una clutch, come quelle di Miu Miu e George J. Love, per dare un tocco chic al nostro outfit. I pantaloni, neri e di tessuti leggeri come la seta, vanno bene alle donne Triangolo, o se siete alte con un corpo snello; mentre gli abiti corti monospallavanno benissimo per le donne Mela.

A Capodanno è meglio optare per la tinta unita: al bando dunque le stampe floreali e geometriche. Le perle sono un must così come i cristalli di Swarovski, in tutte le loro varianti: bracciali, collane, orecchini e anelli. Attenzione a non indossare troppi gioielli, l’effetto albero di Natale è da evitare come la peste. Così se si indossano abiti lucidi è bene puntare sugli orecchini o su un bracciale importante ma niente collana, se non un delicato punto luce.

Di grande tendenza quest’anno gli abiti o le gonne in seta lucida o in voile con effetto plissé, stile Marilyn, e gli abiti di pizzo corti e lunghi. Tessuti importanti per una serata altrettanto importante. I capelli, se lunghi, meglio alti o sciolti in vaporose onde che incorniciano il viso. Se si ha voglia di tagliarli, va molto di moda il bob o carré stile Valentina per essere sempre perfetta e sbarazzine in ogni occasione.

Divertitevi e siate splendide. Auguri!

Cosa indossare a Natale?

La domanda delle domande: che cosa mi metto? Quando poi arrivano le feste e apriamo l’armadio, ci assale lo sconforto. Non perdiamoci d’animo, basta applicare due o forse tre regole e il gioco è fatto.

A Natale ci si veste ancora di rosso? Dipende. Il rosso, di cui abbiamo già abbondantemente parlato in precedenza e di cui ancora parleremo, è un colore che si porta tutto l’anno, dal momento che è disponibile in diverse nuance adattabili a tutte le stagioni. A Natale, tra l’altro, vanno anche bene il bianco e il nero, il verde carico, il blu, l’argento e soprattutto l’oro. L’importante è non esagerare con gli accessori e con i lustrini, per non rischiare di confonderci con l’albero decorato e luminescente del salotto.

Che cosa indossare, dunque? Partiamo dalla serata della Vigilia. Se siamo invitate a casa di amici o parenti, un bell’abito corto rosso o nero e dalle linee semplici potrebbe fare al caso nostro. Un tubino per la più sofisticate, un abito svasato per le più giovani. Almeno per una sera, direi, al bando i pantaloni che saranno pure comodi ma vanno indossati solo se siamo noi le padrone di casa; se siamo ospiti concediamoci di scoprire le gambe, o per lo meno di fasciarle in belle calze. Più è semplice l’abito, più possiamo osare con le calze: di pizzo, con sfumature dorate (senza esagerare) o con disegni geometrici. Non va bene per la cena della vigilia il tessuto scozzese che invece potrete utilizzare il giorno del pranzo di Natale in famiglia. Il trucco leggero, le mani curate e le unghie rosse possono bastare a completare il look.

Per gli accessori vale la regola delle calze: più sono sobri gli abiti più possiamo osare con gli intramontabili fili di perle o bracciali importanti. Meno in vista mani e orecchie, sempre per evitare l’effetto albero. Mi raccomando: se avete optato per un tubino nero, arricchendolo con più fili di perle, indossate calze nere e scarpe con tacco alto, possibilmente a spillo.

Le scarpe meritano un discorso a parte: il modello che sceglierei per gusto personale è il Pigalle Follies 120 mm. black and red di Christian Louboutin. Un vero capolavoro!

African Trade Beads

Quella delle perle di vetro è una storia lunga ma soprattutto una storia antichissima che inizia circa millecinquecento anni prima di Cristo in Mesopotamia per giungere, nel corso dei secoli, fino a Venezia.

È la storia della lavorazione del vetro colorato e decorato con piccoli disegni che, nel periodo alessandrino, conobbe un periodo di grande fama durante il quale si produsse anche del vasellame che era considerato talmente prezioso da essere adoperato nei templi.

Nel 61 a.C. giunsero fino a Roma dei vasi in “murrha” che furono posti nel tempio di Giove; questi vasi vetrosi avevano oltre alla caratteristica decorazione di colore stratificato, anche la caratteristica di emanare un gradevole odore perché erano adoperati per contenere essenze   profumate, da qui l’origine del nome vasi di Murrha dal latino Mirra che significa, appunto, profumo.

Plinio il vecchio nel suo libro Naturalis Historia parla di questi vetri chiamandoli, per primo, “vasa murrhina”.

Nel Medioevo la produzione di questi particolari vetri fu dimenticata, bisognerà aspettare il XIII/XIV  secolo e i maestri vetrai di Venezia, per ritrovare una produzione di vetri che, ispirata a questi antichi monili e vasi, darà vita a quelle perle di vetro che oggi chiamiamo murrine.

I maestri veneziani usando dei crogioli contenenti del vetro fluido, ognuno di diverso colore, realizzavano, con una tecnica ingegnosa, dei cilindri di vetro a più strati, prelevando dai vari crogioli, con una bastone di ferro caldo, il vetro colorato ancora morbido, con il quale, formavano un cilindro di peso e spessore variabile. Con questa lavorazione ottenevano le cosiddette “canne” che servivano per produrre le perle di vetro.

Nel corso del tempo crearono perle veneziane di tre tipi: di conteria, a rosetta o a lume.

Le perle di conteria, risalenti al XIV secolo, sono monocrome, molto piccole e la loro lavorazione è fatta con sottili canne vitree forate; queste perline erano utilizzate anche per ricamare tessuti preziosi sia per abiti che destinati ad altri usi.

Le perle rosetta, inventate nel XV secolo da Marietta Barovier, figlia di Angelo, una delle più famose famiglie di vetrai muranesi, erano prodotte con canne forate e composte da più strati policromi, possiamo considerarle le prime vere e proprie murrine. Per ottenere i disegni nel vetro ancora morbido queste canne venivano inserite in un cilindro verticale nel quale veniva impressa la decorazione desiderata, il vetro era ripassato in uno o più strati di altri colori.

Le perle a lume invece sono una produzione del seicento, realizzate con una canna non forata, riscaldata a fiamma (a lume) e poi colata su un filo metallico tenuto, a mano, in costante rotazione durante la quale, si potevano aggiungere infinite varianti di effetti e colore.

Queste perle colorate erano molto amate da vari popoli e se esploratori, mercanti e missionari ne portavano con se delle quantità per offrirle in dono, ben presto capirono che potevano usarle come merce di scambio per attraversare i vari territori o per scambiarle con prodotti locali anche preziosi.

In Africa, per esempio, venivano scambiate con avorio, oro, pietre preziose e perfino con gli schiavi. I popoli africani amavano talmente queste perle colorate che i capi tribù si ornavano il corpo con le rosette veneziane, le quali, divennero il simbolo del loro prestigio, tanto preziose che il loro uso era concesso, solo in alcune particolari occasioni, alle loro mogli.

In Ghana alcune etnie di stampo matriarcale, usavano le perle multicolori per i cosiddetti riti di iniziazione delle fanciulle che passavano allo stato di donne pronte per il matrimonio; il corpo di queste ragazze era ornato interamente con chili e chili di perline di vetro colorate. Queste perle  di vetro divennero la dote preziosa di ogni donna, si ereditavano da madre a figlia, e rappresentavano un vero e proprio tesoro.

Inoltre, a ogni tipo di perla e a ogni colore era dato un significato magico: le perle blu erano simbolo di tenerezza e affetto, le gialle di maturità e prosperità, le rosse di passioni intense nel bene e nel male e così via.

Ovviamente avevano anche la funzione di amuleti per proteggere dalle malattie, per curarle, per favorire la gestazione e ovviamente, per proteggere dal malocchio. Nessuna donna in gravidanza andava in giro senza le sue collane, vi erano collane per i bambini, per le ragazze, per i giovani, per i guerrieri, per le persone ammalate, per i vecchi.

Questi alcuni dei motivi per cui furono dette perle africane o anche “African trade beads”.

In realtà dal XV secolo in poi il mercato dello scambio di merci con le perle di vetro ha avuto una platea decisamente mondiale, dagli indiani d’America, all’estremo oriente, nel corso dei secoli merci preziose furono scambiate con queste perle fino a un punto tale che i maestri veneziani arrivarono a creare più di 100 mila tipi di perline. Nel XVIII secolo le vetrerie di Murano giunsero a sfornare diciannovemila chili di perle a settimana, quasi tutte destinate al mercato estero.

Ovviamente, ci furono anche dei veri e propri tentativi di imitazione delle perle veneziane e in vari paesi europei, fra i quali, Inghilterra, Francia, Belgio, Moravia e Boemia, si produssero centinaia di chili di perle di vetro, che non eguagliarono mai la qualità di quelle veneziane. Oggi sono prodotte oltre che in Europa anche in Cina.

Le antiche perle di vetro sono oggetto di un prezioso collezionismo, quelle più antiche hanno la base colorata, mentre quelle con il fondo nero furono prodotte soltanto dal XIX secolo in poi.

Spesso si trovano collane di perle di vetro mescolate con pezzi di corniola, di ambra, con conchiglie e più raramente con altre pietre.

Sul mercato i monili di perle di vetro si trovano da tutti i prezzi ma quelle realmente antiche sono molto costose, pertanto, se vi chiedono poche decine di euro diffidate della loro autenticità e come sempre, per essere sicuri di fare buoni acquisti, rivolgetevi a persone di vostra fiducia e di provata competenza.

Angela Arcuri

Il favoloso mondo di Heidi_Lab

Heidi_Lab è un progetto creativo, artigianale di abbigliamento per donna e bambina. Il logo è un piccolo fumetto con la sua iniziale,  perché Heidi è davvero il suo nome! La passione per le stoffe, gli abbinamenti e i colori nasce nel 1994 quando Heidi aveva sedici anni e cuciva minigonne per sé e per le sue amiche, di nascosto dalle mamme! Costumista, sarta, designer, vetrinista con laurea in belle arti, ha frequentato numerosi corsi di formazione. Ogni capo è realizzato interamente nel suo laboratorio romano; i tessuti che usa sono in prevalenza naturali, e molti sono in fibre eco-sostenibili certificati “Gots”.

Spesso disegna le grafiche che verranno stampate sulle sue stoffe preferite. Per completare ogni capo Heidi pensa al suo accessorio più adatto, spesso firmato dalla designer di gioielli Valentina Mancini, con cui si è instaurata una collaborazione che dura ormai da anni. Indossare un capo proveniente dal Lab di Heidi vuol dire unicità, attenzione per i dettagli e per le materie prime di pregio.

Tre domande a Heidi

Come si svolge la giornata lavorativa?

Sveglia presto 6:30 del mattino, rapide coccole nel lettone con i bimbi, ci tuffiamo in tazzoni di latte&cioccalto (caffè per manna&papà), e di corsa ci si prepara per la giornata! Dalle 10:00 pronta nel Lab con le mie compagne di viaggio: la musica (rock anni ’70 in primis) e soprattutto le due macchine da cucire (Janome e Singer) una ha circa vent’anni, l’altra è una modernissima taglia e cuci: senza di loro non esisterebbero le mie creazioni!

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Devo dire in verità, che non seguo realmente la moda… le uniche sfilate che non perdo mai sono quelle della famiglia Missoni, ma per pura gioia personale, non per ispirarmi, semplicemente mi riempiono il cuore! Le mie vere ispirazioni vengono dai materiali: quando immagino un qualsiasi oggetto da indossare provo a capire la tipologia di materiale più adatto per realizzarlo, il momento della giornata in cui si potrebbe usare e soprattutto a quali fisici potrebbe star bene, perché ci tengo a poter vestire tutte le età e tutte le taglie! Per questo le mie creazioni spaziano da oggetti particolarissimi, ma comunque indossabili, ad abiti per la tutti i giorni.

Progetti futuri?

Il mio sogno è un laboratorio, aperto al pubblico, nel cuore di Roma! Sto lavorando con immensa passione per raggiungere questo obbiettivo. Gli altri progetti che porto avanti sono le collaborazioni (che spero non finiscano mai) con designer emergenti e con i professionisti dell’immagine, così da proporre sempre un total look, ma non per forza tutto coordinato… mi piace inserire sempre un particolare che “stona”, perché adoro la perfetta casualità!

Dove trovare Heidi:

Su Facebook Heidi_Art

Su Instagram @Heidi_Lab

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