Io e Marylin

Letizia Asciano, uno dei volti di Pink, ci racconta del suo mito…

“Dai a una ragazza le scarpe giuste e conquisterà il mondo”. Quante donne sono state ispirate da questa frase dell’icona e simbolo di bellezza Marilyn Monroe? Sin da piccola sono stata stregata dal suo sguardo e dalla sua ambizione, la sua essenza è qualcosa di assolutamente unico, magico, qualcosa che non può essere spiegata a parole, come disse il regista Jean Negulesco.

Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, in arte Marilyn Monroe, ha salito ogni gradino della sua vita come se fosse una scalata ripidissima sin dall’infanzia, da quando venne “sbattuta” da un orfanotrofio all’altro e cambiando continuamente famiglia, non avendo praticamente alcun modello familiare su cui contare. Si è fatta strada nel difficile mondo del cinema lavorando inizialmente come modella su consiglio di un fotografo che l’aveva notata. Non ha avuto grande successo dalla critica nei primi anni in cui ha passato la maggior parte della sua vita a recitare parti minori a volte non comparendo affatto nei credits, ma molte di queste pellicole le consentirono di accrescere sempre di più la sua fama. Nel 1953 divenne una delle più grandi dive del cinema grazie a pellicole come Niagara e Gli uomini preferiscono le bionde, e successivamente si consacrò la Marilyn che tutti noi oggi conosciamo: icona assoluta di eleganza, sensualità e perfezione. Tutti sanno che però dietro a tutto quello che lei rappresentava e che tutte noi vorremmo essere si nascondeva qualcosa di molto più grande di lei. Tanta insicurezza e fragilità causate sia dalla mancanza di figure familiari sia dai molteplici mariti che l’hanno abbandonata. Cercava l’amore, quello vero, cercava qualcuno al quale abbandonarsi completamente, ma questa storia ha un finale molto triste. Lei però, nonostante tutte queste paure e difficoltà (pensate che aveva paura del palcoscenico, motivo principale dei suoi ritardi sui set!), si è sempre rialzata e ha sempre mostrato al mondo intero quel suo sorriso così sgargiante, quella sua energia, quei suoi modi di fare così dolci e allo stesso tempo così accattivanti che ce ne hanno fatto innamorare, me per prima!

Io sono stata influenzata da lei non solo come modello di eleganza e femminilità ma prima di tutto come lavoratrice, insegnandomi che nella vita niente ti viene regalato ma solo con ambizione e fatica si raggiungono i risultati. Io ho iniziato studiando teatro a scuola, e negli anni successivi mi sono sempre più appassionata al mondo della recitazione. Il teatro mi piaceva, ho preso anche lezioni di canto, ma ciò che più mi affascinava era il meraviglioso mondo del cinema. Tutto ciò che c’è dietro a un film mi incanta, dalla stesura del copione agli effetti sonori, dalle luci alla scenografia, dal magico momento in cui senti “Azione” ai video di backstage. Sento di poter dire che ciò che desidero più al mondo è fare di questo la mia quotidianità. A 24 anni sono decisa e determinata a voler intraprendere questo percorso, ho lasciato molte cose alle mie spalle per continuare su questa strada perché sono sicura di me e di quello che voglio, che è ciò che aveva lei! Ha girato moltissime pellicole, alcune minori altre di grande successo, ma ciò che ammiro di più è il fatto che non importava se il film era bello o brutto perché il film era lei, tutto le girava intorno; rendeva speciale qualsiasi cosa con la sua presenza, poteva rendere anche il più brutto dei film un capolavoro, ed io ambisco proprio a questo: vorrei essere come lei, sentirmi protagonista di un mondo magico, sicuramente pieno di insidie, ma speciale. Marilyn ha iniziato la sua carriera posando come modella e chissà se il mio percorso non sarà lo stesso, per ora il cammino è ancora lungo ma l’ambizione e la voglia sono un fuoco dentro di me. Siate decise e ricordate sempre:

“Non accettate le briciole. Ci hanno fatto donne, non formiche”.

Letizia Asciano

La storia d’amore della principessa Mako

Rinuncereste ai privilegi del vostro status regale per amore? Abbandonereste oneri e onori della corte per diventare comuni cittadine e vivere, per sempre, una vita “normale” accanto all’uomo che amate?

La principessa giapponese Mako, nipote dell’imperatore Akihito, ha avuto il coraggio di farlo.

L’anno prossimo, infatti, Mako sposerà Kei Komuro, suo compagno di studi. Il giovane, ora, lavora in uno studio legale a Tokyo, mentre la principessa  si è laureata in Giappone e ha conseguito un Master in Art Museum and Galleries Study.


Mako e Kei hanno venticinque anni, si amano oltre le apparenze e l’etichetta e hanno diversi interessi comuni, come la passione per la cucina e il violino.

La principessa è diventata una sorta di simbolo in Giappone, l’emblema del cambiamento, del superamento delle tradizioni.

Il passo decisivo, che la condurrà fuori dal Palazzo del Crisantemo, deve ancora essere compiuto ma, a quanto pare, l’imperatore non si opporrà. A dire il vero, Mako non è nuova a scelte audaci, in grado di sbalordire l’opinione pubblica

Ha studiato alla International Christian University di Tokyo, lei che proviene da una dinastia considerata per lungo tempo di natura divina (anche se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il sovrano dovette rinunciare ufficialmente a tale pretesa) e ha incontrato il suo futuro sposo in un semplicissimo ristorante dell’ateneo.

Per noi, donne occidentali, tutto ciò rappresenta la normalità, ma non è così per questa principessa che, a detta di molti, sembra una sorta di Kate Middleton “al contrario”, poiché da nobile diventerà presto una borghese.

La famiglia reale giapponese vive in una corte considerata soffocante, a causa di un’etichetta che non lascia spazio a emozioni personali ed è rigidamente codificata.

I suoi membri non hanno diritto di voto, non possiedono documenti, né un cognome, né conti o possedimenti. Il potere viene tramandato di padre in figlio, escludendo le donne. Fino a poco tempo fa non era neppure possibile, per l’imperatore, abdicare; per questo motivo il Parlamento ha modificato la Costituzione e alla fine del 2018, se non vi saranno ulteriori ostacoli, sul trono siederà il principe Naruhito.

L’eccesso di formalità è costato una lunga depressione alla principessa Masako, una borghese che ha rinunciato alla libertà per amore. L’esatto opposto di Mako.

L’imperatore, vecchio e stanco, vuole abdicare, sua nipote fuggirà dal palazzo, Masako affronta ogni giorno l’inflessibilità del dovere.

Per quanto tempo ancora il Crisantemo potrà serrare i petali intorno alle vite dei suoi sovrani?

Asia Francesca Rossi

Undici donne nelle pagine di un diario

Ciao booklovers,

non avete ancora deciso cosa leggere nel weekend? Ecco un consiglio per voi.

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“Ci vuole forza per potersi permettere di mostrarsi fragili”

Undici racconti brevi di donne comuni, come tutte noi, donne che hanno un lavoro soddisfacente o che lottano per averlo, donne in cerca di un amore e donne che cercano di capire perché quell’amore che tanto aveva scaldato il loro cuore ora gli si rivolta contro.

Donne che esprimono la loro essenza di donne, che combattono giorno dopo giorno con le difficoltà della Vita. Undici testimonianze di donne diverse fra loro, con diversi problemi e diverse gioie, ma così simili nelle loro fragilità e nella loro forza: undici donne o undici aspetti della stessa donna, perché dentro ognuna di noi c’è un caleidoscopio di emozioni che ci rende enigmatiche, discontinue e originali.

Da Giulia che combatte con la depressione a Monica che affronta un tradimento d’amore passando per Serena che scrive una lettera alla bambina che tiene in grembo: questo testo di Ginevra Roberta Cardinaletti ci permette di leggere una pagina del loro diario, una fotografia dei loro pensieri, un fermo immagine della loro storia in cui scopriamo la loro voglia di non arrendersi e di non fermarsi, e in cui, soprattutto, troviamo una parte di noi che forse teniamo nascosta. E che invece ci permetterebbe di volare.

Perché attraverso i loro occhi possiamo analizzare meglio la nostra vita, attraverso i loro pensieri, i loro sfoghi rabbiosi o le loro manifestazioni di felicità possiamo capire meglio noi stessi.

Passiamo ore e giorni interi a leggere quello che le persone scrivono sui social, ma vediamo solo ciò che vogliono far vedere e questo non ci fa crescere. Ginevra Roberta Cardinaletti, invece, ci porta oltre lo “stato” dei social network, oltre i sorrisi di circostanza, oltre i “ma sì, va tutto bene dai, non possiamo lamentarci”, e ci mostra la loro anima. La nostra anima.

 “Forse stiamo fingendo tutti, ma per dimostrarci cosa?

Non sarebbe più facile se ci aprissimo agli altri, se ammettessimo le nostre incertezze?

Parlare con sincerità di noi ci farebbe sentire più libere, e sentire le storie e i sentimenti delle altre donne ci aiuterebbe a capire che non siamo poi così strane”.

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Buon compleanno, Anne Brontë!

disegnoOggi 17 gennaio 1820 nasceva Anne Brontë, l’ultimogenita del rev. Brontë e della moglie Maria Branwell.

La sua educazione fu curata in casa, non andò ad alcuna scuola come Charlotte ed Emily ma non le furono risparmiati i dolori per la perdita delle altre sorelle né sacrifici. Quando fu il momento di rimboccarsi le maniche, partì per andare a fare l’istitutrice in una casa privata, i Robinson.

Questo disegno, tratteggiato durante una delle prime estati trascorse con quella famiglia (è datato 25 luglio 1840), sembra esprimere simbolicamente il suo stato d’animo (secondo uno dei suoi biografi Edward Chitham).

Fortissimo fu il sodalizio con le sorelle: pubblicarono insieme inizialmente una raccolta di poesie, sotto pseudonimo maschile mantenendo l’iniziale (lei era Acton Bell).

Poi fu la volta dei suoi romanzi: Agnes Grey, pubblicato nel 1847, e The Tenant of Wildfell Hall, pubblicato nel 1848. Il primo si richiama all’esperienza autobiografica come istitutrice: scritto in forma di diario, regala alla protagonista quell’amore che la vita vera non le fece incontrare

The Tenant of Wildfell Hall è una storia molto forte, intensa, dai toni poco femminili, che tradisce una diretta conoscenza di episodi di violenze e alcolismo. Evidentemente desunta dal pessimo spettacolo di sé che il fratello Branwell dette in casa fino all’ultimo.

La giovane vita venne presto stroncata dalla tubercolosi, a soli 29 anni, nonostante le cure amorevoli di Charlotte che assecondandone il desiderio l’accompagnò a Scarborough. Fu scelto il mare che tanto amava come suo ultimo orizzonte.

Romina Angelici

Le ragazze di Jane Austen – Nel giorno del suo compleanno

jane-youngJane Austen, nata il 16 dicembre 1775 a Steventon, nell’Hampshire, già all’età di 12-13 anni (ma è molto probabile anche anteriormente) inizia a scrivere i primi componimenti: raccolti in tre quaderni cui viene dato il titolo di Juvenilia (Volum The First, The Second, The Third), sono principalmente parodie del genere di romanzo allora in voga: quel romanzo sentimentale fatto di amori contrastati, genitori ostili, atmosfere cupe, destino avverso, che tanto dovevano sembrare eccessivi alla sua viva intelligenza  e alla serenità familiare di cui godeva.

Non a caso il primo romanzo ad essere acquistato da un editore (che poi però lo terrà in un cassetto) è Northanger Abbey, parodia del romanzo gotico che contiene l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi tipici della scrittrice, la quale si era cimentata anche con il genere epistolare di derivazione richardsoniana (Lady SusanLove and Friendship -aveva un debole per il dittongo-Lesley Castle), facendo risaltare la sua vena ironica e il gusto per i particolari.

I due romanzi più famosi nascono su una base epistolare secondo i costumi letterari dell’epoca: Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio verranno interamente rivisti più di un decennio dopo la loro iniziale stesura e pubblicati finalmente nel 1811 e nel 1813.

elizabeth_ehleCosì si chiude il ciclo di Steventon per aprirsi quello febbrile e prolifero di Chawton dove Mrs Austen, rimasta vedova, si è trasferita insieme alle due figlie, Cassandra e Jane. Nel cottage messo loro a disposizione dal fratello benestante, Jane scriverà, a pochissima distanza l’uno dall’altro, Mansfield ParkEmma Persuasione; e se la morte non l’avesse rapita anzitempo, avrebbe completato anche l’ultimo, Sanditon, iniziato il 27 gennaio 1817 e interrotto i primi di marzo seguente.

Lo scenario dei romanzi è pressoché identico: famiglie di ceto medio, allocate nella campagna inglese; il motore delle storie è (apparentemente) il matrimonio da parte delle giovani donne protagoniste. Il tutto sapientemente narrato con tono ironico e schietto, da una regia divertita e realista che attinge più di una pennellata di colore dalla propria condizione socio-familiare (checché ne dica il nipote James Edward Austen-Leigh, nel suo Ricordo di Jane Austen, dove si preoccupa di smentire l’ispirazione della zia a fatti o personaggi veramente esistiti, come si fa oggi nei titoli di coda dei film).

In Ragione e Sentimento le antitetiche caratteristiche sono impersonate dalle due sorelle: Elinor e Marianne (in cui qualcuno ha voluto vedere le stesse Cassandra e Jane), paladine l’una del buonsenso e l’altra del sentimentalismo, entrambe comunque messe alla prova dagli imprevisti della vita. La contrapposizione tra Mr Darcy ed Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio non è poi così netta anche perché si tratta di due difetti da cui i protagonisti non vanno immuni e solo correggendoli divengono l’uno degno dell’altro.

Fanny Price vive a Mansfield Park ospite dello zio, integerrima e incorruttibile, riscatterà la sua condizione di parente povera sposando il cugino Edmund. Emma è una ragazza con la presunzione sbagliata di saper combinare matrimoni: peccato che ciò avvenga solo nella sua fantasia e lei non riesca a vedere nemmeno il sincero attaccamento di chi le sta accanto.

purser-jane-austen-elizabeth-and-mr-darcy-pride-and-prejudice-printÈ con la Persuasione che la giovane Anne Elliot si lascia convincere a lasciare il fidanzato, solo perché è un ufficiale di marina alle prime armi e quindi non abbastanza ricco. Fortunatamente avrà una seconda possibilità dopo 8 anni, anche se la giovinezza è ormai sfiorita.

Dietro queste opere c’è un accurato e approfondito studio della natura umana scandagliata nei suoi ricettacoli, nelle sue reazioni e interazioni con le convenzioni sociali, con il mondo esterno, con gli altri. Allo stesso tempo le opere di Jane Austen sembrano copioni di sceneggiatura compiuti, da cui alcuni registi moderni hanno tratto agevolmente ispirazione per i loro film. Il realismo, la cura dei particolari, la sensibilità così vicina a quella moderna, l’attenzione al mondo femminile sono caratteristiche che dimostrano la versatilità e l’attualità di una scrittrice nata 241 anni fa.

Romina Angelici

 

Lo straordinario viaggio di Nujeen

nujeenCiao booklovers,
Esce oggi un progetto editoriale da non perdere grazie a HarperCollins Italia in collaborazione con Unicef.

Lo straordinario viaggio di Nujeen. Dalla Siria alla Germania in sedia a rotelle per fuggire dalla guerra, la biografia dell’adolescente siriana Nujeen Mustafa, scritta a quattro mani con Christina Lamb, corrispondente di guerra britannica e già co-autrice del bestseller Io sono Malala.

“È impossibile non rimanere scossi dalla vicenda di Nujeen, una storia di grande impatto emotivo e di estrema attualità. Eppure basta guardare negli occhi questa ragazza, sentire le sue parole per comprendere che c’è ancora un futuro nel quale sperare. – ha commentato Paola Ronchi, Direttore Generale HarperCollins Italia – Nujeen Mustafa è soprattutto questo, un esempio di forza e determinazione, una voce spiazzante proprio perché, nonostante tutto, ha il coraggio di credere nel domani. Avere l’opportunità di poter raccontare al mondo la sua storia per noi è motivo di grande orgoglio.”

Pubblicata dal gruppo HarperCollins Publishers e tradotta in 9 lingue, la biografia avrà in Italia il sostegno di un partner d’eccezione, UNICEF, da sempre in prima linea per contribuire allo sviluppo della società, garantendo il rispetto dei diritti dei minori.

Istruzione, identità, disabilità, emergenza migranti, questi sono solo alcuni dei temi trattati in un libro che, a un mese esatto dalla pubblicazione italiana, fa già parlare di sé. Una storia raccontata con l’ingenuità e l’ottimismo di una ragazzina che non vuole rinunciare alla prospettiva di un futuro più luminoso.
Lo straordinario viaggio di Nujeen sarà inoltre presentato all’interno della cornice di Bookcity Milano 2016, in un evento che si terrà domenica 20 novembre, Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Ospiti d’eccezione dell’incontro saranno Christina Lamb, co-autrice della biografia, e i rappresentanti di Unicef.
“Ai bambini e agli adolescenti con disabilità devono essere offerte le stesse opportunità dei loro coetanei. Invece sono troppo spesso invisibili nelle politiche, nei dati e nelle società – ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. In alcuni contesti di povertà, di guerra e di esclusione sociale non hanno neppure la possibilità di andare a scuola o di ricevere le stesse cure degli altri bambini, e hanno maggiori probabilità di essere soggetti ad abbandono e abuso, soprattutto le bambine – ha proseguito Guerrera. Ma i bambini sono prima di tutto bambini, sempre e ovunque. Coloro che hanno una qualsiasi forma di disabilità hanno gli stessi diritti e gli stessi sogni di tutti gli altri.”
La vicenda di Nujeen ha commosso tutto il mondo; Malala Yousafzai, autrice di Io sono Malala e Premio Nobel per la Pace, ha commentato così: “La storia di Nujeen, giovane donna straordinaria e profuga siriana, ricorda al mondo che i rifugiati, come tutti gli altri, sognano la pace, un’istruzione e una società migliore. Nujeen mi ha insegnato a sognare senza pormi dei limiti. È un’eroina. Tutti dovrebbero leggere la sua incredibile storia e trarne ispirazione.”

Blair Waldorf. Quando un personaggio diventa icona

blair-1Blair Cornelia Waldorf è antipatica. Così come lo era stata la terribile Becky Sharp della Fiera delle Vanità di William Makepeace Thackeray e Rossella O’Hara in Via col Vento di Margaret Mitchell. La protagonista del ciclo di romanzi della scrittrice statunitense Janet Malcolm, Gossip Girl (dai quali prende il nome anche la popolare serie tv), è odiosa, viziata e sembra pensare solo a se stessa. Come spesso accade in questi casi, c’è un perché. Nei romanzi, tanto per cominciare, Blair soffre di bulimia.

Quando inizia la serie (anche quella televisiva) Blair ha 16 anni, frequenta il terzo anno alla Constance Billard, è l’unica figlia di Eleanor Waldorf, famosa stilista d’alta moda, e frequenta l’alta società di neworkese. La sua migliore amica si chiama Serena van der Woodsen, con cui ha un rapporto molto particolare, è ottimista, snob ma anche tanto insicura. I suoi genitori hanno divorziato dopo che il padre ha scoperto la sua omosessualità e si è trasferito a Parigi con un modello della moglie. Blair prende come icona di stile Audrey Hepburn e veste in un modo molto femminile e ricercato; nella sua scuola è lei a decidere cosa e chi è “in” e cosa e chi è “out”, oltre a essere la regina dei party. Tutto ciò finché il bello e maledetto Chuck Bass non arriva a sconvolgere i suoi piani. Un classico.

Nella serie televisiva, scritta dalla sceneggiatrice Cecily von Ziegesar, Blair ha il volto dell’eclettica Leighton Meester, che la interpreta magistralmente. Sono diventate oggetto di culto le mise (spesso firmate Chanel) che Leighton indossa e le espressioni della mimica facciale sono diventate virali e circolano nell’etere come Gif animate. Yahoo! ha proclamato Blair membro del “pantheon televisivo delle taglienti femmine Alpha delle scuole superiori”. Osannato persino dal New York Times e da People, il personaggio di Blair continua ad ammaliare lettori e spettatori (soprattutto questi ultimi, dal momento che la serie Tv ha surclassato la popolarità dei romanzi). Leighton Meester recita così bene nella parte da elevare quella che potrebbe sembrare una banale soap adolescenziale a qualcosa che “ammettiamo di amare senza sentirci in colpa” (Golden Globes, 2009). Tim Stack ha infatti dichiarato: “Serena potrà anche essere la stella, ma Blair sta velocemente prendendo il suo posto”.

Che cosa ci affascina di questi personaggi antipatici? Il coraggio e la temerarietà. Per quanto insopportabili, sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo. C’è chi li ammira e chi li detesta ma nessuno rimane indifferente. Blair è un personaggio a tutto tondo, che ha mille sfaccettature: è bella, ricca, intelligente e veste benissimo. Ha insomma tutte le caratteristiche per essere detestata eppure molte sono coloro che la prendono come esempio di ragazza forte e volitiva. La sua malattia la rende umana, fa capire che non è una macchina e per questo motivo la si sente più vicina. Pur continuando a odiarla non si può fare a meno di ammirarla, ammettiamolo. Niente di male, è la dimostrazione della nostra fragilità ma anche della forza che si trova dentro ognuno di noi e che ci permette di superare i momenti difficili. Le delusioni, il dolore, le frustrazioni colpiscono anche i forti, anzi soprattutto loro.

Letters to HerStory!

Ciao booklovers,

Ecco a voi le bellissime lettere-storie che ci sono arrivate grazie allo speciale evento #HerStory.

 

STORIA DI UNA RAGAZZA

sistersMia sorella è una traduttrice. Si è laureata alla SSLMIT di Forlì, la scuola per interpreti e traduttori (il cui nome per fortuna devo solo scrivere perché non lo saprò mai pronunciare). Ha conseguito la laurea triennale nel 2011, proprio pochi mesi dopo -e nonostante- aver perso nostro padre. Ma quel giorno eravamo tutti lì a farle coraggio e ad essere orgogliosi, sono sicura che c’era anche lui.

Poi due anni più tardi ha conseguito la laurea magistrale con il massimo dei voti e una tesi che mi ha affascinato molto, pur essendo assolutamente estranea ai misteri e alle regole del mondo della traduzione. Ha portato in italiano un libro scritto in tedesco, che parla ed è ambientato nella nostra Regione ma che è praticamente sconosciuto nel nostro Paese.

Sono rimasta incantata, intrigata da tutto il lavoro che c’è dietro a quella che stupidamente si pensa sia solo una banale trasposizione letterale e invece coinvolge tutto un lavoro di studio e analisi del contesto socio-culturale della lingua di appartenenza e destinataria.

Il modo in cui lei parla della professione che ha scelto, i pregi e la complessità che ne rivendica, mi hanno fatto considerare quanto troppo spesso si tenda a liquidare quelle categorie meno note e acclamate, e che invece sono preziose e indispensabili eppure così discrete, perché rimangono con le loro fatiche defilate e nascoste dietro le quinte. In un articolo che mi ha fatto leggere si ipotizzava se i traduttori fossero meccanici: semplificando, nessuno si sognerebbe di pretendere i loro servizi a chius’occhi, a costo zero e a consegna extrarapida. E invece ai bistrattati traduttori accade proprio così.

Mia sorella non è solo una sorella perché quando è nata, io avevo 19 anni e ricordo ancora i suoi vagiti e le gambette che spuntavano dalla carrozzina mentre preparavo l’esame di maturità liceale. Per me è stata come una figlia, una bimba piccola che è cresciuta insieme a me, su cui riversare tutto l’amore e la freschezza della giovinezza.

Oggi che siamo entrambe cresciute, lo scarto generazionale che ci divide si fa sentire: non sono sempre d’accordo con lei, soprattutto non lo sono stata in una decisione importante che ha preso riguardo al lavoro quando ha lasciato il rassicurante posto fisso che aveva subito trovato, per la libera professione. Ma oggi mi devo ricredere.

Avere un obiettivo quando si è giovani è decisivo perché dà la forza per perseguirlo.

È metodica, precisa, preparata ed esigente con gli altri ma anche con se stessa. Penso siano qualità fondamentali per farsi strada. E oggi non è esattamente così facile: farsi strada e farsela da soli.

Sapere cosa si vuole è determinante, avere le idee chiare; poi gli strumenti si affilano strada facendo. Non posso dire che l’ha fatta, chi può dire di essere arrivati? Ma devo comunque riconoscere che il suo coraggio e la sua determinazione sono stati premiati dai risultati.

Le invidio molto la possibilità di lavorare con i frutti del suo ingegno e di aver fatto della sua passione il suo mestiere. Lo ha paragonato ad un ponte e l’immagine è molto bella perché plasticamente rende bene l’idea di un collegamento che si stabilisce non solo tra due lingue diverse ma tra una persona e l’altra annullando almeno la barriera della comprensibilità e favorendo un contatto diretto tra mondi distanti.

E io sono orgogliosa perché è mia sorella.

SISTER (lei mi chiama così)

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I WANTED TO BE YOURS

__dance_me_to_the_end_of_love_by_virrrtuoz-d4pq2m0Storia di un addio

Quando ci siamo conosciuti tu non eri altro che un ragazzo come un altro, niente di più, niente di meno.

Io ero una ragazza diversa dalle altre,lo sono sempre stata,e lo sarò per sempre. Poco tempo dopo capii che non eri come tutti gli altri,che sotto quella corazza di sarcasmo c’era un ragazzo sensibile e fragile, testardo e orgoglioso. Non eran passati che pochi giorni da quando ti eri presentato,facendomi terrorizzare per il nome che porti,che già avevo capito a cosa sarebbe servito quel nome. Qual era il suo destino? E qual era il mio?

Mi innamorai di te che era estate,ed oggi,l’estate successiva,sono ancora più innamorata se è umanamente possibile. In questi mesi lo sai, baby, ne abbiamo passate tante insieme e non. E anche quando eravamo separati le nostre anime si cercavano, traevano speranza e attaccamento alla vita l’una dall’altra. Siamo stati lontani,non ci siamo parlati per mesi interi,ma io sapevo sempre dove eri. Nel mio cuore. Nel più profondo del mio cuore, dove eri entrato qualche mese prima e dal quale non sei più uscito. Ma poi le cose si sono capovolte, lo ricordi tesoro?

Non è stato neanche un mese fa che all’improvviso la tua natura è cambiata. Nonostante mi sia scervellata e lo stia facendo tutt’ora non riesco a spiegarmi il perchè e il percome tu sia cambiato così in una notte. Che sia stata l’influenza delle nuove persone che sono entrate a far parte della tua vita,o semplicemente sia stata colpa mia non lo so bene.

A questo punto mi sembra però superfluo e dannoso stare ancora a chiedersi di chi è la colpa e quale è stato l’evento che ha scatenato il tuo cambiamento. Forse tu sei sempre stato così ed io prima avevo volontariamente messo i prosciutti sugli occhi per non accorgermene. Eppure, oh tesoro mio, è inutile mentire a me stessa,lo so quale è stato l’evento che ha scatenato il tuo cambiamento.

E so per certo che la colpa è mia.

La ricorderai la sera in cui ti ho detto che mi sarei suicidata,certo che la ricorderai,quella stessa notte mi hai lasciata e sei cambiato. Ti ho spaventato,lo so,la mia mente instabile era troppo per te. Come lo è anche per me.

Da quel giorno le cose non sono più state le stesse. Tu eri sfuggente,mi cacciavi un giorno si e l’altro no,mi accusavi di essere pessimista e pesante. Io ho subito tutto sbigottita per il tuo mutamento improvviso di carattere e ho dato la colpa a chiunque. Ho bestemmiato i santi nel Paradiso del Rock, me stessa, chiunque ho bestemmiato piangendo. Ho sofferto terribilmente,il mio cuore è stato strappato dal petto. Ma sai qual è la cosa sorprendentemente spaventosa? Anche se è stato squarciato e dilaniato da tutti gli eventi accaduti in quest’ultimo anno,questo mio cuore ancora batte forte per te. Si tiene attaccato al petto a fatica ma con estremo dolore non riesce a staccarsi da te, dall’idea che tu sia l’essere umano dolce e testardo come me che ho conosciuto nei mesi passati.

Non ce la faccio,non riesco a dimenticarti ed eliminarti dalla mia vita per sempre. Tu sei una parte di me,più precisamente del mio cuore,ed anche se anima e mente non sono d’accordo,tu da lì non potrai mai uscire. Rimarrai per sempre una parte di me.

Anche se il tempo e la sofferenza ci allontaneranno sempre di più,anche se io mi stancherò di avere a che fare con questa tua nuova versione,sappi che continuerò ad amarti in eterno. Una volta ricordi cosa ti dissi, tesoro mio? Che, anche se non ci sentivamo, anche se non ero presente nella tua vita, dovevi ricordare che al mondo c’era sempre una persona che ti amava e voleva il tuo bene. Solo per questo, fidati, solo per questo devi tirare avanti e cercare di fare del tuo meglio. Fallo per l’amore che brucia nel mio cuore,perchè se questo amore esiste non è tutto merito mio ma soprattutto tuo e della bella persona che sei.

Francesco, io ti ho conosciuto per quello che sei davvero,ne sono fermamente convinta,ed è quella la persona che amo ed amerò per sempre. Non so cosa sta accadendo nella tua mente,nella tua vita,e neanche voglio saperlo,sono troppo stanca per affrontare anche questo,ma qualsiasi cosa sia sappi che io ti amo sempre e tu devi farti forza. Fallo per me,fai del tuo meglio,cerca di tornare ad essere il ragazzo di cui mi sono innamorata. Io non ci sarò più nella tua vita, ma tu devi diventare il grande uomo che voglio diventi. Avrei voluto coccolarti io fino alla fine dei nostri giorni,ma mi rendo conto che non è il nostro destino.

Ti avevo dedicato la canzone I Wanna Be Yours, cucciolo, ricordi?

Adesso devo dirti che non voglio più essere tua. Lo volevo, ma non lo voglio più. Non dimenticare le parole che ti ho detto,in quest’anno ci ho sputato sangue per te Francesco,e sputerei anche un polmone pur di vederti felice,lo sai. Tu mi hai conosciuta,ed io ho conosciuto te. Ma adesso basta.

Sono ancora innamorata di te, accidenti. Ma sai, Mítja Karamàzov dice: «Innamorarsi non vuol dire amare. Ci si può innamorare anche odiando,ricordalo», perciò adesso mi chiedo se il nuovo lato che mi hai mostrato sta trasformando il mio amore in odio. Non voglio odiarti.

Preferisco amarti per sempre,senza che tu faccia più parte della mia vita. È assurdo,lo so bene,ma fattene una ragione. Ripeto: tu mi hai conosciuta, lo sai che io sono così e sai anche perchè sto prendendo questa decisione. Riflettici, so che il tuo cervellino bacato ci può arrivare. Non odiarmi,anzi fallo se ti fa piacere. Io cercherò di rimettere apposto i cocci della mia vita che si era frantumata ancora prima della tua comparsa. Tu… tu stammi bene, France. E non darmi più fastidio,da questo momento il permesso di molestarmi è ufficialmente revocato fino a…

Un bacetto in fronte,

Ci rivediamo in una prossima vita

Tua Tappa

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favim-com-23027“Il 14 di Settembre Calogero ed io ci siamo sposati in Sicilia, la nostra terra amata e tormentata.

Ricordo il nostro matrimonio come uno scorrere rapido di eventi e di immagini. Un giorno emozionante in cui abbiamo deciso di volere al nostro fianco tutte quelle persone che ci hanno accompagnato nel percorso della nostra vita.

È stato un susseguirsi di fermo immagini che in un battere di ciglia ci siamo resi conto che si erano fatte le 18:00 del pomeriggio; il nostro evento iniziato con la sveglia delle 5:00 si accingeva ormai alla conclusione.

Ci resta il ricordo di un tipico matrimonio siciliano animato da un gruppo Folkoristico locale che con i suoi tipici costumi è stato da cornice al nostro matrimonio cantando e danzando su rime e stornelli dialettali.

La sera siamo rimasti in albergo dove in camera abbiamo trovato dello spumante e della frutta, eravamo stanchissimi.

Ci siamo rifatti all’indomani con una dolcissima colazione abbondante. A pranzo abbiamo mangiato con gusto, a differenza del giorno del nostro matrimonio che tra emozioni e saluti non abbiamo mangiato con gusto.

Il simpatico direttore palermitano ci ha offerto un percorso S.P.A io non sapevo nemmeno come funzionasse!

Abbiamo fatto un percorso benessere completo con Idromassaggio Sauna e Bagno Turco. Ero molto incuriosita dal bagno Turco abbiamo aperto una porta in vetro e ad attenderci c’era una stanza piena di vapore al profumo di menta, un tocca sana per il nostro organismo.

Adesso finalmente so cosa è un Bagno Turco.

Delle ragazze gentilissime ci hanno offerto un massaggio con olio di mandorla direi molto rilassante, questo ed altro è quello che dietro l’angolo si nasconde nell’Isola delle Meraviglie.

Questi sono i ricordi che ci porteremo oggi è per sempre”

Rosa Valenti

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loveIl tempo non sospende quest’attesa di te e mi convince, testardo, che io ti appartengo. Non so in base a quale formula io e te riusciamo a essere sempre gli stesso solo quando siamo uno accanto all’altra, ma mi piace pensare che non avrò mai la risposta da questo destino, che così tanto gioca con il mio cuore. Rivederti è stato come tornare a respirare, senza sapere che non avevamo mai smesso. Rivedersi è stato brillante, pieno di voglia, di tranquillità , di desiderio e, sì, anche di pace. Il momento che più ricorderò resterà quel tuo Possiamo abbracciarci? E quel mio Certo. Poi le parole sono finite e ci siamo sfiorati, finalmente, ancora. Abbracciarci è stato come trovare un posto nel mondo, un posto che nessuno conosce, un posto in cui io mi sento davvero e tu ti senti davvero tu. Non importa se quel posto sia sospeso in un altro tempo, in un altro spazio, in un altro giorno pieno di domande, l’alchimia di quell’abbraccio rivela la natura imprescindibile del nostro legame, del nostro volerci bene. Quando mi hai chiamato quel giorno e mi hai chiesto di vederci, non ho esitato e ho detto sì … e sì è la parola che ti direi sempre, in ogni attimo, in ogni momento, in ogni pagina di questa vita che viviamo. Come hai detto tu, è stato come se gli anni non fossero mai passati, come se tutto quello che avevamo vissuto fosse stato un battito di ciglia e lo rifarei… scenderei di corsa altre mille scale combattendo la logica della ragione, cavalcando tutte le paure del non saperti mio, per raggiugerti e prendermi di te i sorrisi, le risate, gli occhi che lasciano il corpo e diventano sguardo, uno sguardo che posi di su di me, uno sguardo che mi ama, che mi tocca, che mi accarezza il corpo, il cuore e tutto il dolore che porto dentro. Non sono mai riuscita a vivere in pieno l’incanto della libertà di averti sentendo che fossi davvero mio, eppure allo stesso tempo ti sento mio anche in mezzo a tutto quello che la vita ha creato, in mezzo a tutte le strade che avrebbero dovuto dividerti e che invece continuano a consegnarmi a te, ogni giorno. Mi sento libera quando sto con te, libera di essere me stessa in tutte le mie cose, libera di essere come sono, libera di toccarti e cercare ancora di trovare strade nuove per farti sentire quello che non riesco mai a dire. Non lo so che cosa succederà, ma ho la certezza che esserci ritrovati sia stato il modo in cui il destino ci abbia ricordato che in questo mondo, nonostante tutto, io avrò sempre te e tu avrai sempre me e che forse è vero quando dicono che la pelle che non riesce a toccare è quella che sublima ogni desiderio nei sogni della notte. Lì ti ho incontrato spesso e una parte di me sapeva che non erano solo sogni e oggi che ci siamo sfiorati ancora ne ho la certezza. Viverti completamente sarebbe sublime, ma questa è una scelta tua e so che mi capisci quando senti che sto male in questa condizione, che per quanto bella, temo possa consegnarmi all’assuefazione di un accontentarsi del tempo ritagliato che non sarebbe mai la piena felicità. Sono passati tanti anni….. io penso di meritala quella felicità, perchè per quando la vita possa essere difficile c’è qualcosa di divino nelle anime che si riconoscono fra tante. E’ solo il coraggio di scegliere che potrebbe consegnarci a quella felicità che in fondo, non abbiamo mai vissuto. Se continuerai a vivere la vita che hai vissuto fino a ora, non pensare neanche per un attimo che ti odierò. Non ho mai usato la donna che c’è un me per ottenere quello che voglio. Sono sempre stata fatalista e forse ho sbagliato ma credo ancora che non ci sia niente di più bello di qualcuno che sceglie te perchè è libero di scegliere te. Adesso il mio cuore è una casa, una casa con le finestre rotte, il camino che stenta e l’acqua che non scorre, ma se volessi entrare nella mia casa, credo che niente potrebbe dividerci. La mia casa è il mio cuore, non avrei altro per convincerti di essere mio e combattere in questa vita accanto a me. La porta è aperta. Siediti davanti al cancello, respira con tutta la forza del mondo e liberamente scegli se continuare per la tua strada o se entrare in me, nella mia casa, nella mia vita

Ti abbraccio

Celeste Degli Iblei

Jane Austen e Anne Brontë: unite dallo stesso destino

Nosferatu02Quando nella prefazione di Marisa Sestito al romanzo Agnes Grey, pubblicato dalle edizioni Albatros nel 1989, ho letto che una parte della critica ha stabilito una certa somiglianza tra Anne Brontë e Jane Austen, sono rimasta a tutta prima, incredula. Non mi venivano forniti altri elementi se non un generico riferimento alla stessa “sostanziale onestà nel raccontare”. Ma temo che questa caratteristica individuata sia riduttiva per entrambe e possa comunque fornire lo spunto per azzardare paragoni più o meno fondati o anche solo “impressionistici” che però in questo frangente vorrei lasciare ai più esperti.

Io ho invece iniziato a pensare alle due diverse scrittrici, ai loro mondi e substrati socioculturali così distanti, eppure anch’esse figlie, anch’esse sorelle, giovani, malate ed effettivamente accomunate dalla stessa prematura scomparsa. Le rispettive biografie registrano infatti che Jane Austen morì a Winchester, e proprio oggi 18 luglio, ricorre l’anniversario della sua dipartita; Anne Brontë morì a Scarborough (il 28 maggio 1849) dove si recò insieme alla sorella Charlotte (e a Ellen Nussey) e morì consunta dalla tisi. Anne aveva cercato nell’aria di mare un sollievo ai suoi gravi problemi respiratori mentre per Jane si pensava che l’illustre medico, Dr. Lyford, residente nella località citata, avrebbe potuto trovare una cura miracolosa per gli strani disturbi che la affliggevano.

Sebbene colpite da malattie molto differenti, ma entrambe gravissime, provarono a resistere, ricorrendo magari a piccoli espedienti che non le facessero rinunciare del tutto alle loro amate abitudini. Ed è qui che sono rimasta quanto mai colpita dalla singolarità del comune mezzo usato per prendere aria e farsi condurre ad una passeggiata: tutte e due attraverso un calesse trainato da un asinello.

scrivere-stilografica1Priva di energie, Anne trascorse le sue giornate guardando il mare, come scrive la Sestito:

“Forte e solitaria come Emily tacitava le loro ansie, tentando in ogni modo di preservare l’autonomia; sino all’ultima mattina quando, dopo essersi vestita, in cima alle scale che la portavano in salotto ebbe paura e turbata chiese aiuto. Alle undici volle vedere un medico per sapere se partendo subito poteva arrivare a casa viva. Le rispose di no. Quando fu troppo debole per rimaner seduta a guardare il mare, la misero sul divano dove, alle due del pomeriggio di quel lunedì 28 maggio, morì, esortando Charlotte a farsi coraggio. A Scarborough, dove volle essere sepolta, rimane la sua lapide[1]“.

Toccante brano che riporta alla mente le stesse circostanze in cui è avvenuta la morte di Jane Austen, a Winchester, nella cui cattedrale è stata sepolta, lontana da casa, così come Anne, la cui tomba si trova al Saint Mary’s Churchyard.

Loro uniche infermiere e compagne fino all’ultimo furono le sorelle maggiori: Cassandra per Jane e Charlotte per Anne. Ellen Nussey, che accompagnava le sorelle Brontë, ci racconta che fu Anne a fare coraggio a Charlotte[2] poco prima di passare, “senza un sospiro, …dal tempo all’eternità” mentre il ricordo che ci consegna Cassandra è struggente perché attinge direttamente al suo vivo dolore:

Ho perso un tesoro, una Sorella, un’amica che non potrà mai essere superata. – Era la luce della mia vita, rendeva preziosa ogni piccola gioia, alleviava ogni pena, mai le ho nascosto un mio pensiero, ed è come se avessi perduto una parte di me stessa. L’ho solo amata troppo, non più di quanto meritasse […]” [3].

Romina Angelici

[1] Marisa Sestito, Introduzione a Anne Brontë, Agnes Grey, Editori Riuniti Albatros, Roma, 1989, p. XVI.

[2] Elizabeth Gaskell, La vita di Charlotte Brontë, Castelvecchi edizioni, Roma, 2015, p. 311.

[3] Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2011, L. n. CEA/1. [App.1] 20 lug. 1817, da Cassandra a Fanny Knight, da Winchester a Godmersham, p. 513.

 

Marie Phillips e i cavalieri della Tavola Zoppa

Gods cover_thumbMarie Phillips, classe 1976, è una scrittrice di talento che sa coniugare cultura e ironia come pochi altri suoi colleghi. La Phillips è già autrice del fortunato Gods Behaving Badly (Per l’amore di un Dio, Guanda 2009) una commedia fantastica che ha come protagonisti gli dei greci, viziati e annoiati, che vivono nella Londra contemporanea e combinano guai; ridotti a un manipolo di sfaccendati, bivaccano in una grande casa fatiscente a Hampstead Heath. Zeus ed Era sono confinati al terzo piano e di loro non si sa più nulla da decenni. Ares, il dio della guerra, è l’unico a cui il lavoro non manca mai, Artemide fa la dog-sitter, la splendida Afrodite lavora per una chat-line erotica, Dioniso ha aperto un night club, Eros è diventato cattolico praticante, Apollo cerca la fama in televisione e per vincere la noia va in giro a fare dispetti alle mortali. A spezzare la monotonia di queste grigie e immortali esistenze, entra in scena Alice, una ragazza dolce e onesta quanto ingenua, che bussa alla loro porta per offrirsi come donna delle pulizie (di cui la casa ha più che mai bisogno). Complice una freccia di Eros, Apollo si innamora perdutamente di lei, che però è già fidanzata, o quasi, con Neil, un ingegnere timido e un po’ imbranato. Ma il dio del sole non si rassegna a essere rifiutato da una mortale: la sua reazione finirà per scatenare una serie di eventi drammatici, trasformando il divertente romanzo di Marie Phillips in una storia d’amore avventurosa e tenera, sulla scia del mito di Orfeo ed Euridice.

tavola zoppaMarie Phillips torna a deliziarci ora con The Table of the Less Valued Kignts (I cavalieri ella tavola zoppa, Guanda 2016) un’altra grandiosa commedia fantastica, stavolta ambientata nell’Inghilterra di Re Artù. Cosa succede se, giunta a tarda sera alla corte di Re Artù per chiedere aiuto, una damigella in difficoltà, Lady Elaine du Mont, si deve accontentare dell’unico cavaliere ancora disponibile? E se questo cavaliere, oltre a essere un po’ in là con gli anni, con i capelli grigi e le ginocchia scricchiolanti, non è nemmeno uno dei famosi cavalieri della Tavola Rotonda, ma solo uno di quelli relegati alla tavola zoppa, ovvero la tavola mai raccontata da poeti e cantastorie, quella rettangolare, posta nell’angolo più buio della Sala Grande di Camelot? Be’, ci si accontenta, tanto non c’è alternativa. Sir Humphrey, dal canto suo, è ben felice di rimettersi in sella. Nel frattempo un’altra damigella, Martha di Puddock, è in fuga: scappa dal matrimonio che le è stato imposto con l’odioso principe Edwin di Tuft. L’incontro con la Sostituta della Signora del Lago (quella vera, manco a dirlo, se n’è andata da qualche parte con Merlino) la obbliga a impegnarsi però in un’altra impresa: ritrovare il fratello a lungo creduto morto. Tra unicorni, spade magiche, elefanti, un insolito gigante nano e un fantomatico Cavaliere Nero, le due storie si intrecciano creando equivoci e situazioni esilaranti, nel segno della migliore tradizione inglese, in un romanzo che ripropone in modo originale il grande ciclo di leggende legate a Re Artù e alla Tavola Rotonda.

Si ride e si piange mentre si legge la Phillips, perché I cavalieri ella tavola zoppa è uno di quei romanzi che non si dimenticano facilmente. Chi ama il ciclo arturiano e Stevenson vi ritroverà echi e richiami alla tradizione letteraria inglese e non solo. Una storia da cui si fa fatica a staccarsi. La trama è inaspettata, con risvolti interessanti e profondamente moderni. Si assiste allo svolgersi di vicende che hanno chiari riferimenti anche all’attualità: caratteristica, questa, tipica della Phillips. Ottima la scelta della casa editrice Guanda, che traduce in maniera egregia un’autrice da seguire e da amare, oltre ogni ragionevole dubbio.