Rocco Fontana: l’editore della Quarta Via

Rocco Fontana, classe 1964, è editore di libri, ebook e della rivista internazionale Nitrogeno. Uomo di Quarta Via, si occupa di comunicazione e informazione. Da bravo trentino è di poche parole, questo rende l’intervista ancora più interessante, perché il silenzio molto spesso cela interessanti spunti di riflessione, e questo è uno di quei casi.

Ciao Rocco, è un onore poterti intervistare, dal momento che ci conosciamo bene e ti stimo molto sarà difficile restare “distaccata” come vorrebbe il nostro caro Maestro George Ivanovich Gurdjieff, ma farò di tutto per estrarre la tua essenza attraverso questa intervista e consegnarla al pubblico di Pink. La prima domanda che mi viene da porti è: perchè hai scelto di fare l’editore? Non era meglio continuare a “lavorare alle poste”?

In effetti c’erano tante altre attività che avrei potuto intraprendere (ride) ma l’editoria, dopo un po’ di anni che ci giravo attorno, chiamava prepotentemente. Diciamo che sono stato scelto – ho cominciato alla rovescia – e ho dovuto rispondere ad un impulso così prepotente da non poterlo ignorare. Questo ha dato una direzione più precisa al mio percorso personale, che come hai ricordato tu, parte dall’esperienza di Quarta Via e dagli insegnamenti di Gurdjieff e trova un naturale proseguo con la meditazione Zen e con l’Alchimia. Per com’è il mio sentire, fare l’editore è un’attività di Servizio, sia verso il pubblico che verso i miei autori.

La tua casa editrice si occupa di Alchimia, Spiritualità, Scienza ed Arte tematiche molto delicate da miscelare. Iniziamo dal connubio spiritualità/scienza perchè pare un ossimoro che rivela molto circa il tuo percorso personale da uomo di Quarta Via. Ci racconti qualcosa in merito?

L’approccio mutuato dalla Quarta Via è molto pragmatico e assolutamente scientifico, nella più ampia eccezione del termine. Conosci te stesso, dubita, indaga e verifica di persona – oltre a condividere – sono imperativi imprescindibili per un sano e fruttuoso sviluppo del proprio Se. Questo vale anche per l’aspetto più spirituale del percorso, vale anche per la meditazione, il (non) pensiero Zen o le pratiche devozionali. Gli argomenti che tratto nelle mie pubblicazioni devono rispecchiare questa linea, perché il fine di questi libri è di fornire strumenti utili a quanti cercano di lavorare su loro stessi. Spero di stimolare domande anziché dare risposte. Alchimia, Spiritualità, Scienza e Arte, a mio parere, sono facce di uno stesso diamante: l’una è costituita dalle altre tre; come si potrebbe dubitare, ad esempio che l’Alchimia non sia costituita da Scienza, Spiritualità e Arte? E come si potrebbe dubitare che la Scienza (quella integrale) non sia costituita da Alchimia, Spiritualità e Arte? Quest’anno ho molti nuovi libri in cantiere e altrettanti autori con cui condivido gli stessi obbiettivi di servizio.

Per quanto riguarda l’Alchimia, che genere di pubblicazioni prediligi?

R: Riguardo l’Alchimia, l’argomento è così vasto che diventa difficile, almeno per me, trovare il bandolo della matassa. Personalmente sono interessato all’approccio dell’alchimista, che si perde e si ritrova attraverso la pratica costante, un fare altamente simbolico ma allo stesso tempo assolutamente concreto e pratico. Sono interessato agli sviluppi moderni e futuri dell’Alchimia, che ha perso la connotazione misteriosa e segreta e trova ormai espressione in tutta quella scienza di confine che sta creando cose meravigliose e ampliando gli orizzonti della conoscenza. Con Leonardo Anfolsi, monaco zen e alchimista, abbiamo creato una rivista: Nitrogeno (in inglese), che si occupa di questo. Attualmente è in restyling per potersi adeguare a orizzonti sempre più vasti.

Tuo padre è un noto pittore, hai ereditato da lui la sensibilità al mondo dell’arte e alla dimensione in cui vive un artista?

Mio padre è sempre stato un artista poliedrico e capace di intraprendere qualsiasi percorso con grande qualità e sensibilità: è pittore, incisore, fotografo e scultore, senza soluzione di continuità. È assodato che abbia passato a tutti i 4 figli le sue capacità creative – dico sempre che è un fattore genetico -. Personalmente non ho poi sentito la necessità di diventare un artista come lui, ma di sicuro ne condivido la sensibilità e la capacità di immaginare e creare le cose; diciamo che il mio è più un approccio da artigiano Kamikaze (ride).

A proposito di ricerca, ci racconti nella tua esperienza vissuta, cosa significa lavorare su se stessi?

Lavorare su se stessi è la cosa più fallimentare che ci sia, le aspettative e le illusioni vengono costantemente disattese; è frustrante. Ma quando ci stanchiamo della lotta e ci arrendiamo, nella resa possiamo iniziare ad entrare in contatto col Mistero di chi noi siamo. Il lavoro su me stesso è diventata condizione di vita imprescindibile, è l’aria, è la scoperta del mio senso di vivere, è la scoperta del mio coraggio. Con la maggiore età ho cominciato a provare disagio e insofferenza per quello che la vita sembrava prospettare, e ho cominciato a farmi domande e cercare delle risposte. Da qui il mio incontro con la figura di Gurdjieff e i suoi insegnamenti, grazie a un’intervista a Franco Battiato che lo nominava (su una rivista di moda). Dopo i molti anni di lavoro in una scuola di Quarta Via, ho continuato in maniera personale, spesso disordinata, ma costante. Gurdjieff e i suoi insegnamenti, hanno costituito una base fondamentale da cui partire ma anche un fardello da lasciare sulla via. Non entro in dettagli perché è un percorso individuale che acquista senso solo per me stesso. All’esterno, questo lavoro non fa di me un supereroe, ma mi rende capace di quella resilienza necessaria per attraversare la vita in maniera fruttuosa e interessante.

Puoi mandare un messaggio al pubblico di Pink, cosa dici?

Vorrei ringraziare quanti sono arrivati leggere fino in fondo. Mi rendo conto che la presenza di un’intervista come questa su un magazine prestigioso come Pink, possa apparire come un intervento a gamba tesa. Spero di avervi stimolato a curiosare su di me, sui miei libri e sui miei autori.

Paola Marchi

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