Bohemian Rhapsody

Freddie ti ho rivisto, proprio stasera. Ti ho rivisto inizialmente seduta su una comoda poltrona del cinema vicino casa. Poi, quella stessa poltrona è diventata piccola e scomoda, perché volevo alzarmi e cantare. Alzarmi e gridare. Ma gli occhi ipnotici dell’attore che ti ha riportato tra noi, insieme alla tua voce e alla vostra musica, me l’hanno impedito: tenendomi letteralmente incollata per le due ore di proiezione.

Bohemian Rhapsody non è solo un inno all’enorme talento di Freddy Mercury, alla sua spropositata estensione vocale, alla sua inquietudine d’uomo e alla sua eccentrica irrazionalità… Bohemian Rhapsody è anche la storia raccontata in modo schietto e vero di una delle rock band più famose del secolo: i Queen.

Questo film è un elogio alla loro musica, ai loro sacrifici, all’intensa creatività. Perché i Queen non esistono senza Freddie Mercury , ma anche lui ha avuto bisogno di loro: traduttori in musica della sua unicità. Ho sempre amato Freddie e anche per questo ero arrivata alla proiezione un po’ scettica e dubbiosa, invece più passavano le immagini, più avrei voluto ricominciare a vedere il film da capo.

Costumi e fotografia eccezionali, le riprese del regista sono potenti. L’interpretazione del bravissimo Rami Malek incide in modo impressionante e decisivo su tutta la pellicola. Della colonna sonora non si deve parlare, si deve ascoltare perché la voce di Freddy fa vibrare le corde dell’anima.

Consiglio a tutti di vedere questo film. Ai fan dei Queen perché potranno immergersi in una storia che conoscono alla perfezione di cui non se ne ha mai abbastanza (anche se li avviserò delle imprecisioni sul percorso storico raccontato, per esempio: durante il Live Aid quando ancora Freddy non sapeva della sieropositività come viene lasciato intendere). A chi, invece, conosce ancora poco di questa leggendaria band, lo suggerisco perché è un film fatto bene che fa sorridere ed emozionare.

Mi sono emozionata, soprattutto quando allo scorrere dei titoli di coda le persone in sala hanno iniziato ad applaudire e cantare, mentre lo schermo proiettava un filmato originale di un’esibizione dei Queen. Abbiamo cantato, applaudito e molti (compresa me) si sono commossi. Io credo che tutti questi gesti non fossero espressi solo e soltanto per la bellezza del film; io credo che fossero tutti per i Queen… per Freddy! Perché la loro musica è eterna.

C’è una scena bellissima nella quale l’attrice che interpreta Mary, dice: “Freddie, ti stai bruciando come una candela al vento”. Vero, Mercury si è spento troppo presto, ma ha lasciato un pugno aperto in mezzo al cielo dal quale riecheggia ancora la sua voce.

Stasera, mentre scrivevo ho fatto chiudere gli occhi a mio figlio Tiziano, gli ho messo le cuffie sulle orecchie e lasciato che ascoltasse Love of my life. Lui ha sbarrato gli occhi, stretto le mani intorno alle cuffie ed esclamato: “Mamma, questa è la voce di Freddie”, e a me è tremato il cuore. Ovunque tu sia; Freddy, continua a cantare perché la tua voce arriva fino agli Angeli.

Mirtilla Amelia Malcontenta

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Il ritorno di Mary Poppins

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Mary Poppins non ha certo bisogno di presentazioni, ha allietato la nostra infanzia, ci ha fatto sognare e continua a farlo ancora adesso con le nuove generazioni.

La storia comincia nel 1910 con Bert, un uomo tuttofare che, durante una sua buffa esibizione come musicista, viene interrotto dal vento dell’Est che subito lo fa insospettire, mentre la vita degli abitanti di Viale dei Ciliegi, dove vive la famiglia Banks e il puntualissimo Ammiraglio Boom, continua come se nulla stesse per accadere.

Al numero 17 di Viale dei Ciliegi, George Banks, integerrimo bancario di Londra, gestisce la propria casa in maniera ferrea e precisa pretendendo sempre che le cose funzionino perfettamente. Ma tutto si complica dopo le dimissioni di Tata Ketty causate dai due birbanti figli, Jane e Michael. E così si ricomincia con la scelta di una nuova tata grazie a un annuncio sul Times. Tutto sembra procedere, tutto sembra andare nei piani dell’integerrimo Banks, sino a che il primo dei tanti eventi magici non accade e alla loro porta si presenta la stravagante Mary Poppins e la vita della seriosa famiglia, ma anche di molti degli abitanti di quella via, in particolare del buon Bert, non comincia a cambiare radicalmente… E qui ci ritroviamo all’indimenticabile film del 1964 diretto da Robert Stevenson, basato sulla serie di romanzi scritti da Pamela Lyndon Travers.

Ma cosa accadrà nella nuova trasposizione cinematografica che arriverà il 20 dicembre 2018, diretta da Tim Burton?  Ritroveremo Michael Banks, negli anni 30, ormai un uomo adulto e che abita ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi con i suoi tre figli Annabel, John e Georgie. Anche lui, come il padre e il nonno, lavora presso la Banca di Credito di Londra, ma i tempi sono davvero duri e il suo impiego è a tempo determinato. Come se non bastasse, la famiglia sta cercando di superare la recente morte della moglie di Michael, ma nulla sembra andare bene e neanche la loro storica tata sembra riuscire nell’impresa.

Jane cerca di aiutare suo fratello e i suoi nipoti anche occupata com’è a combattere per i diritti dei lavoratori, incentivata dall’entusiasmo per i diritti ereditato da sua madre.

I bambini si sentono tristi e di conseguenza stanno crescendo troppo rapidamente, proprio come i due fratelli da piccoli, nonché il padre e la zia, prima di loro. Fortunatamente, però, il vento inizia a cambiare e Mary Poppins, la bambinaia che con i suoi straordinari poteri magici è in grado di trasformare qualsiasi mansione giornaliera in una avventura incredibile e gioiosa, torna nelle loro vite, senza essere invecchiata di un giorno. Con nuovi e simpatici personaggi…

Due attrici fantastiche: Julie Andrews prima e ora Emily Blunt.

Due personaggi indimenticabili: Dick Van Dyke prima e ora  Meryl Streep.

Sono sicura che anche questa volta le emozioni non mancheranno e rivivere le stesse sensazioni con nuovi personaggi sarà semplicemente speciale.

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ANTIGONE il film al Macro Asilo di Roma      

Partecipazione ed emozione per la presentazione ufficiale del nuovo Progetto cinematografico e artistico di Carlo Benso

 

Non è qui il mio posto.

Il mio amore, qui, non ha senso.

È peccato, è crimine, è follia.

Geme, sospira, si indigna, si protende forte anche se devastata, verso il futuro e verso una speranza di libertà. Questa la rivoluzione nelle scene, nelle parole di Antigone Il Film, interpretate con grazia e potenza dall’attrice Désirée Giorgetti, protagonista del teaser del film realizzato a settembre 2018. Il lungometraggio vero e proprio èin fase di pre produzione. Presentato ieri al Macro Asilo diretto da Giorgio De Finis, anche il progetto Antigone Il Film è un “asilo”, una factory, una fucina di arti che insieme stanno costruendo un grande  work in progress in cui si sposano, amano e lottano, dialogano e infine uniscono in amplesso di energie propositive la video art, la computer grafica, la pittura analogica, la performance, la scrittura cinematografica, la messa in scena teatrale, il reportage e così via…

ANTIGONE IL FILM, sarà un’inedita trasposizione cinematografica della famosa tragedia greca di Sofocle. Non semplicemente un film, ma un’opera filmica complessa e al contempo semplice, di fortissimo impatto visivo, che, tramite il mito di Antigone, vuole raccontare una vicenda di bruciante, spietata attualitàtrasmettendosi al pubblico attraverso una sorprendente forma visiva e narrativa.

Animata dalla stessa forza con cui al Macro, coordinati da Benso, Lara Pacilio, Corrado Delfini, Claudia Quintieri, Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci, Ruben Lagattolla, hanno narrato un percorso di amore lacerato, morte iniqua, guerra ingiustificabile, rivoluzione per i diritti umani, coraggio (non solo) femminile, rispetto della vita, in un atto collettivo e sinestetico di sua celebrazione originale. La sposa donna sorella attivista Antigone disseppellìta e ricomposta, gettata tra le macerie e risorta tra le ceneri di un mondo che puòe deve cambiare, illuminarsi di nuovo. Gli artisti sono stati diretti protagonisti insieme alla splendida Désirée Giorgetti, in un evento partecipato da un afflusso inatteso di fruitori, in un Macro affollatissimo e palpitante.

L’evento è stato armonizzato dalla presenza dei musicisti Luca Cipriano e Pasquale Citera e dal regista e autore Carlo Benso, con la sua squadra artistico tecnica, Sarah Panatta, Francesco Spagnoletti, Luigi Buccarello, Grazia Solimine e l’ufficio comunicazione e logistica Donal Cantonetti, Antonio Bande, Riccardo Borgia. Indispensabile il supporto dello stilista Emilio Ricci, e del costumista Andrea Di Calisto, come pure di Armando Guidoni e dell’Associazione Culturale Controluce e di Massimo e del suo Strit Fud. Ed è sulla strada, in viaggio, che Antigone vive e vivrà, tra Lazio, Molise, Calabria e altri territori alla ricerca di locations e nuove avventure, collaborazioni, scenari.

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Teaser ANTIGONE:

Soggetto e regia Carlo Benso

Cast Désirée Giorgetti

Fotografia Manolo Cinti

Assistente Francesco Spagnoletti

Trucco Carlotta Michela Genta

Costumi Andrea Di Calisto per Emilio Ricci Luxury

Postproduzione ed effetti visivi Lino Strangis

Supporto tecnico Francesco Spagnoletti

Produzione esecutiva Sarah Panatta

Prodotto da Movie Factory

Sostenuto da Associazione Culturale Controluce, Emilio Ricci Group, Strit Fud

Video di Claudia Quintieri “Un cervello tra le anime”:

Regia e testo Claudia Quintieri

Montaggio effetti speciali e musica Lino Strangis

Voce Giulia Ripandelli

Performance Lara Pacilio “I versi della Rivoluzione”:

Soggetto e regia Lara Pacilio

Performer Lara Pacilio

Musiche di Luca Cipriano e Pasquale Citera

Video di Lara Pacilio “Mutter”

Soggetto, regia, scenografia Lara Pacilio

Performer Valentina D’Angelo

Riprese e fotografia Roberto Mariotti

Postproduzione Gianluca Spinuso

Musiche Luca Nostro

Video di Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci “Ombre di guerra”

IACA STUDIO

In esposizione opere materiche di Fabiana Iacolucci “Tracce di guerra”

Videoreportage di Ruben Lagattolla

Ufficio Comunicazione ANTIGONE IL FILM

Ringraziamenti Speciali agli amici, artisti e colleghi: Francesco Spagnoletti, Luigi Buccarello, Toni Garrani, Armando Guidoni, Gennaro Petrecca, Gioia Cativa, Antonella Pietrangelo, Emanuela Lucchetti, Cinzia Giorgio, Paola Marchi, Donal Cantonetti, Gaetano Ingala, Antonio Bande, Riccardo Borgia, David Di Castro.

Media Partner

Pink Magazine Italia, controluce.it, Centraldocinema, Cineclandestino, Lumiere e i suoi fratelli, Uomo&Manager

Main Partners dellevento ANTIGONE – IL FILM al MACRO ASILO

Associazione Culturale Controluce e il Dott. Armando Guidoni

Emilio Ricci Group – Moda Eco Sostenibile – Strit Fud

Mefisto Funk

Mefisto Funk è un film elettronico girato per la maggior parte nelle terre toscane della Garfagnana, la valle “del bello e del buono” di pascoliana memoria.
Girato anche in uno dei luoghi di maggior fascino dell’Alta Versilia, e precisamente nelle cave di marmo dismesse che si trovano sulla strada che connette Castelnuovo di Garfagnana a Massa. È girato anche negli studi milanesi di Metamorphosis, fondata nel 1983 da Marco Poma, Momi Modenato e Andrea Gianotti.
Una fucina di creatività e lavoro, una realtà milanese molto attiva da sempre, sia in Italia che all’estero.
Mefisto Funk è stato riproiettato in un paese del parco delle Alpi Apuane, precisamente a Fabbriche di Vallico, nell’agriturismo “I Romiti”, che sorge su una chiesa del mille e cento, con catacombe e resti di mura romane. Un luogo pieno di fascino, che esiste grazie alla sensibilità genuina del genius loci che ha capito le intenzioni del proprietario, l’artista londinese Steven Newell, e le ha assecondate, dimostrando di possedere intelligenza e sana apertura culturale, uno di quei posti dove stranamente le persone ridono di un sorriso felice, sano.
È con questo spirito che ho assistito a una cerimonia vera, che mi ha emozionata e sono stata grata di esserlo. Marco Poma infatti è stato insignito della cittadinanza onoraria dal sindaco Michele Giannini in tricolore, e aveva un senso profondo e sentito.
Mefisto Funk è un grande film, da laureata in Storia e Critica del cinema, mi sento di poter esprimere un giudizio con cognizione quanto meno universitaria. Invece da parte di appassionata del genere, posso dire che è una “figata”!
Un film elettronico che parla di Mefisto, una riproposta del Faust di Goethe in chiave sperimentale che non delude. A partire dal ritmo…
La figura di Marco non può essere scissa da questo film, perché l’arte si sente, ha un odore diverso che può anche non piacere, è lì che la riconosci e inizi a interessarti… e allora ascolti cosa ha da dire e lì rischi di avere una presa di coscienza, perché Mefisto Funk parla dello Spirito del Tempo che viviamo; ora il problema, se vogliamo parlare di problema, è che è stato girato nel 1979; allora i casi son tre: o lui era avanti, o noi siamo indietro, o ha raggiunto qualcosa al di fuori da queste due prime opzioni…
In effetti, quando è arrivata la scena della matrice ho sobbalzato, per un attimo il mio cervello mi ha riproposto l’immagine di Matrix, con il nero con gli occhiali e le due pastiglie in mano e poi mi son detta: “Ma Marco non poteva averla vista questa scena perché l’han girata dopo”.
Ci si domanda con lo sguardo e siamo nell’era dell’immagine. Mefisto chiede a Simone di scegliere “cosa preferisce”, guardare senza essere guardato o guardare ed essere guardato?, una domanda affascinante e pertinente, anche per noi che viviamo nel mondo dei selfie.
Un Matrix ante litteram, che mi parla di equatore della fisica e dell’infinità dell’attimo e del silenzio della parola… rompicapi interessanti, infatti nella stanza dei bottoni c’è un personaggio che mi ha ricordato il joker.
Un film elettronico, girato in studio
Questa è una grande pellicola, che mi straconvince, che mi fa anche incazzare e che a volte mi parla. Secondo me è un film vivo.
Sapete perché Mefisto si manifesta a Simone vestito da uomo? Perché come donna lo avrebbero riconosciuto subito…
Questa è un’affermazione sapienziale.
Secondo me questo film è degno della storia del cinema in Italia, e io in queste cose sono argutissima, infatti anche per la tesi feci una scoperta interessante… una chicca per cultori della materia.

Paola Marchi

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Antigone al Macro di Roma


MACRO 17 novembre 2018 – h. 17
ANTIGONE FILM – Le arti, il mito, il cinema, per un viaggio nelle emozioni e nelle libertà umane e femminili
“Non è qui il mio posto.
Il mio amore qui non ha senso,
è peccato, è crimine, è follia.”
La Movie Factory presenta ANTIGONE il nuovo film di Carlo Benso. In occasione dell’uscita ufficiale del teaser del film, attualmente in fase di pre produzione, nella location dell’arte libera tot court, il MACRO ASILO di Roma, ANTIGONE si fa evento d’arte partecipata, coinvolgimento dei sensi in uno svelamento emozionale, visivo, polisensoriale, delle innumerevoli sfaccettature dell’amore e della libertà. Attraverso la figura iconica di Antigone stessa, che sarà interpretata e “vista” ma anche fatta vedere, nelle performance, nelle video art, nelle musiche, nei gesti attoriali, nelle parole.

Antigone, tra mito, realtà, speranza. Se è un mito, appunto, “come ogni mito è inesauribile per provocazione e saggezza, per amore e dannazione. Un mito che percorre le epoche della storia umana rimanendo sempre attuale e vivo in ogni presente. Il suo mistero contiene il nostro mistero, e da ogni punto lo si voglia guardare sembra riflettere una condizione esistenziale e umana tanto vasta che è impossibile non caderci dentro… Antigone va oltre la legge che divide, per una legge nascosta in ogni persona, la legge dell’amore. Tanto individuale il suo gesto quanto universale.” (note del regista).

 

Durante la serata evento, alla presenza della protagonista del teaser e del futuro film, Désirée Giorgetti, del regista a autore Carlo Benso e del cast artistico e tecnico del film, sarà raccontata genesi e volontà di un’opera che unisce in modo armonico, sinergico e originale tutte le arti; sarà anche raccontato il progetto intero, che vorrà coinvolgere i territori in cui sarà girato per creare veri e propri laboratori vivi di cinema, per il presente e per il futuro.
Nel corso dell’evento si esibiranno in performance tra amore, vita, morte, scontro sociale, danza, pittura, distrizione e creazione, mente e spirito, gli artisti Lara Pacilio, Corrado Delfini e Claudia Quintieri.

Gerard Butler: “Ecco perché ho preso parte a Geostorm”

Al cinema è arrivata una burrasca. Non lo sapevate? Stiamo parlando del disaster movie dai toni action thriller con protagonisti Gerard Butler, Abbie Cornish, Ed Harris, Andy Garcia e Jim Sturgess. Infatti, Geostorm, nuova pellicola firmata Warner Bros. Pictures e diretta da Dean Devlin, creatore di Stargate e Independence day, è un blockbuster movie a tutti gli effetti e narra di una serie di disastri naturali che hanno messo in pericolo il pianeta Terra, tant’è che i capi di stato dei vari paesi del mondo si sono uniti per creare una complessa rete di satelliti per poter controllare il clima globale e garantire la sicurezza dell’umanità.

Però, qualcosa non ha funzionato, il sistema costruito per proteggere la Terra ora la sta attaccando ed è una corsa contro il tempo per scoprire da dove proviene la vera minaccia, prima che una tempesta universale spazzi via tutto… e tutti.

E se qualcuno deciderà di manomettere il sistema? Cosa accadra? Starà al protagonista Gerard Butler, nei panni dello scienziato Jake Lawson, evitare il peggio, contrastando le forze catastrofiche di Madre Natura.

E noi di Pink Magazine ci siamo fatti dire qualcosina in più circa il suo personaggio e la sua performance in Geostorm.

“Ho deciso di prendere parte al progetto, perché mi ha colpito il livello epico della storia, il modo in cui si potevano fare tanti effetti speciali. In Geostorm ci sono i classici elementi dei film catastrofici, d’azione e thriller. Non accade spesso di trovare questo mix in un unico lungometraggio”, ha dichiarato Gerard Butler.

“Avevo tra l’altro fatto un provino per Armageddon, ma non feci un buon lavoro, col mio accento da texano improvvisato. Quello che ha contato molto qua è stato incontrare scienziati della N.A.S.A., ho avuto modo di conoscere questi esperti e vederli dal vivo”, ha continuato.

“I miei prossimi progetti cinematografici sono Hunter killer, The keepers, Den of thieves; sto lavorando anche con 50 Cent, e ho un cameo in un film con Jamie Foxx e Benicio Del Toro. Inoltre, mi sto dando da fare con Dragon Trainer 3 e con il terzo capitolo di Attacco al potere”.

Silvia Casini

© Riproduzione Riservata

Doris, quando l’amore ti fa vivere di nuovo

Molto spesso sottovalutiamo la commedia americana moderna, considerandola superficiale, banale, a tratti triviale. Questo stranamente accade oggi più spesso con grandi produzioni con grandissimi nomi del momento, mentre una larga fetta di commedia meno nota al grande pubblico porta spesso con simpatia tematiche e riflessioni che non ci aspetteremmo.

Questo è il caso di Hello, my name is Doris, una commedia stralunata come l’hanno definita in molti, che riporta sul grande schermo una scatenata e disarmante Sally Field, nota negli ultimi anni soprattutto per i suoi ruoli televisivi (Nora Walker di Brothers & Sisters per dirne uno degli ultimi).

Senza fare spoiler su questa pellicola del 2015 che dovete assolutamente recuperare (per gli appassionati di Netflix lo trovate sulla piattaforma), Doris, interpretata dalla Field, è una stramba signora single sulla sessantina, che dopo la morte della madre, che ha accudito per tutta la vita, si accorge delle occasioni perse, e decide di recuperarle nel minor tempo possibile, innamorandosi di un suo collega molto più giovane di lei. Ve lo assicuro, non vi ho fatto spoiler di nulla, perché tutto questo accade nei primissimi minuti del film, quindi quello che dovete davvero vedere è come Doris riuscirà o fallirà in questa impresa.

Una commedia brillante, positiva, che fa riflettere, sulle occasioni perse, sul coraggio che dobbiamo tirar fuori per non perderle, sul ricominciare e sul rimettersi in gioco, a qualunque età, specie se non ci siamo mai messi davvero in gioco.

Un’analisi sugli over moderni, che devono destreggiarsi tra i social, mondo sconosciuto a molti di loro (sempre meno negli ultimi mesi), le nuove tendenze, il nuovo modo di rapportarsi con l’altro sesso, tutto in bilico tra rispetto della propria età e del proprio bagaglio, e il rischio di cadere nel ridicolo.

Il personaggio di Doris è tutto questo, è quel pizzico di stravaganza necessario per sopravvivere, quel plus che si necessita oggi per non sparire nella folla.

L’interpretazione di Sally Field è superba, e rende una pellicola di nicchia, una piccola gemma nel panorama della commedia indipendente.

Adaline L’Eterna Giovinezza – Lasciatevi andare all’amore

Freddy Mercury creava un’atmosfera eterea, destinata a fare da colonna sonora al film Highlander l’Ultimo Immortale, ponendoci un unico grande interrogativo: chi vuole vivere per sempre se l’amore è destinato a morire?

E se fosse così? Se accadesse, per uno strano e incomprensibile incidente, che la nostra vita fermasse il suo naturale processo di invecchiamento, consegnandoci all’eternità, chi ci assicura che la formula della vita eterna potrebbe davvero darci la felicità? È un dilemma a cui risponde la meravigliosa storia di Adaline – L’Eterna Giovinezza, interpretata da Blake Lively.

Siamo nel 1937 e Adaline Bowman sta per annegare a causa di un incidente automobilistico. Il destino ferma la sua corsa e, quello che doveva porre fine alla sua vita, consegna Adaline all’eternità. Smette di invecchiare. Smette di crescere. Smettere di vivere come tutti gli altri esseri umani. Tutto si ferma, tutto tranne il cuore. Il cuore che ama, il cuore che soffre, che sente la malinconia del tempo che passa, delle persone che naturalmente, giorno dopo giorno, invecchiano, proprio come sua figlia

Una donna immortale desta sospetto e la sua vita, mai incrinata dal passare del tempo, può essere pericolosa. È per questo motivo che Adaline ogni decennio si trasferisce e inizia una nuova vita.

Tutto sembra essere perfetto, fino al giorno in cui conosce il giovane Ellis e ogni cosa viene messa in discussione. Chi è davvero Ellis e perchè la sua presenza implode nella vita di Adaline così profondamente? Impossibile immaginare di svelargli la sua vera natura, così Adaline, in un primo momento cede al cuore e si lascia amare, finalmente. Ma è un attimo, una parentesi di vita in un lasso di tempo immortale. Non può restare, lei che ha dimenticato come si fa a non andare via, a non fuggire da tutto.

Un magistrale Michiel Huisman, presta il volto all’interpretazione di Ellis, giovane uomo innamorato perdutamente di Adaline; un uomo inconsapevolmente legato al passato e al futuro della ragazza immortale. Adaline cerca di allontanarsi da lui. Cerca di allontanare ogni respiro di Ellis dal suo cuore. Eppure lui non si tira indietro, così come non l’ha fatto già dal loro primo incontro:

– Lo sai, è stata una mossa un po’ rischiosa.
– Quale scusa?
– Non esserti presentata prima di andartene.
– Io amo il rischio.
– Io sono Ellis, molto piacere.
– Come l’isola?
– Nessun uomo è un’isola

Adaline vorrebbe essere amata. Ecco che il bisogno d’amore, e la mortalità dell’essere umano, vincono sull’atavico desiderio di tendere a una vita immortale. Adaline farebbe di tutto per tornare un essere umano e lasciarsi amare. Lo spera. Lo spera più di ogni altra cosa, anche in quei momenti in cui , con Ellis, respira la normalità di un amore intenso.

– Ti prego dimmi qualcosa che possa portare con me per sempre.
– Lasciati andare!

L’unica persona al mondo che conosce il suo segreto è sua figlia, ormai anziana. Ed è proprio sua figlia che desidera per la madre l’abbandono di ogni paura e la possibilità finalmente di sentirsi parte di una coppia. Ma Adaline ha paura, vivrebbe un amore al di fuori delle regoli comuni e, come dice lei stessa: “Non è la stessa cosa quando non si può invecchiare insieme.”

Il cast della pellicola vanta il nome di Harrison Ford nel ruolo di William, padre di Ellis. William irrompe letteralmente nella trama. Un segreto lo unisce ad Adaline e, nel momento in cui si rende conto che il figlio ama davvero quella donna, spera che Adaline stavolta resti, che combatta la sua paura, che si lasci amare

– In tutti questi anni hai vissuto ma non hai avuto un vita… ti prego per te stessa, per Ellis, resta Adaline!
– Non so come si fa!

Una pellicola densa di significato, che affronta un tema quasi fra le righe, un tema che coinvolge molti di noi: scappare dall’amore, dai sentimenti, dalla passione. Non importa quale paura nascondiamo, molti di noi è questo che fanno di fronte all’amore… scappano, perchè hanno imparato a gestire il cuore, hanno imparato a controllare il destino, a non dipendere da nessuno. Mettere il proprio destino nelle mani di un’altra persona significa esporsi, rischiare e, forse, soffrire ancora.  Cosa conviene davvero fare? Cosa vince davvero tra una modesta vita di certezze e di tranquillità, lontana da ogni sentimento, e una vita in cui scegliamo di rischiare, una vita in cui accettiamo di lasciarci andare, di essere noi stessi e, cosa ancora più importante, ci lasciamo amare?

Adaline scappa. Stavolta però il suo destino cambia per sempre. Amare qualcuno significa concedergli la verità, renderlo partecipe di un quadro dipinto solo per noi, un quadro che ci ha reso ciò che siamo, in ogni sfumatura di colore. Solo quando l’altra persona avrà davvero in mano le chiavi di tutto ciò che siamo, solo allora potrà decidere se entrare nella nostra vita o se lasciarci andare per sempre.

Che cosa deciderà Ellis?
Che cosa ne sarà di Adaline?

Interrogativi evasi in un emozionante finale.

The Age of Adaline, titolo originale della pellicola, è diretto da Lee Toland Krieger ed è stato distribuito in Italia il 23 aprile 2015 da Eagle Pictures. I protagonisti, Blake Lively e Michiel Huisman, sono stati candidati ai Teen Choise Award per il miglior bacio in un film.