Due cuori in affitto di Felicia Kingsley

Due cuori in affitto di Felicia Kingsley (Newton Compton Editori)

In Noyack Bay Avenue, Sag Harbor, negli Hamptons si trova una fantastica villa: bianca, moderna, spaziosa perfetta per vivere un soggiorno da favola nel più totale relax; sicuramente è questa la ragione che ha portato Summer Hale, giovane sceneggiatrice in cerca di ispirazione, ad accettare di soggiornare per qualche tempo nella zona più chic di Long Island, dove i residenti benestanti di New York amano passare le loro vacanze… Continua a leggere

Coachella fa rima con… passerella?

Coachella (pronunciato Cocella), è una cittadina nel deserto della Palm Valley, California, 210 chilometri a Est di Los Angeles della quale non si sente mai parlare tranne che ad aprile.

Coachella è infatti diventata famosa per il suo festival musicale, che soprattutto da quando sono esplosi i social, si è trasformato in un vero e proprio evento mondano frequentato dalle star del panorama internazionale ed è diventata ufficialmente la vetrina di lancio di tutti i trend dell’estate. Vi ricordate la fenicottero-mania esplosa due anni fa? Già, ha preso piede proprio dal Coachella festival del 2017.

Quindi, visto che questo week-end ha avuto luogo il festival di quest’anno, oggi vi svelo dieci curiosità sull’evento più social dell’anno. Continua a leggere

Cento capi, un armadio solo – Le borse

Riprendo in mano la mia revisione dell’armadio, andando avanti con la carrellata dei 100 pezzi essenziali. Oggi ci concentriamo sulle borse. Come, come? Dovrei metterle nella categoria accessori? Neanche per idea.

La borsa è un mondo a sé, potrei uscire nuda ma SENZA LA BORSA NO.

La borsa è in grado di cambiare un outfit da sola, quindi vietato fare i pressapochisti o gli approssimativi a riguardo della categoria.

Prima di addentrarci nelle 10 must-bag, facciamo una premessa.

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Come scegliere un computer, guida per impediti

Se dobbiamo acquistare un computer per la prima volta o cambiare quello che abbiamo, ci facciamo un giro nei negozi di elettronica per vedere cosa offre il mercato e anche per stabilire un criterio di scelta.

Sfatiamo un mito: la bellezza non è un criterio.

Il computer non è un accessorio moda, o un oggetto d’arredo, benché questo triste mondo malato ci voglia convincere del contrario. Ho visto gente comprare fotocamere reflex da 1000 euro e poi piazzarle in composizioni fotografiche come oggetto di scena e scattare la foto con il cellulare… Controsensi ne abbiamo?

Il computer è uno strumento di lavoro, perciò bisogna considerare che prestazioni vogliamo da questo strumento.

Quindi, oggi vi spiego per sommi capi cosa significhino le scritte e i numerini sulla scheda tecnica dei computer in esposizione così che possiate capire cosa avete davanti e soprattutto per valutare in modo opportuno il rapporto qualità-prezzo. 

1. Il processore

C’è ma non si vede, è il cuore pulsante del computer e da esso dipende l’intera performance di tutte le componenti.

Celeron, Turion, i3, i5, i7, sono i nomi dei vari processori, ma sappiate già che nel 2018, i processori Celeron e Turionsono stra-superati. Se un pc costa poco (davvero poco), e nella scheda tecnica leggete “Processore Turion/Celeron”, sapete già il perché: è un pc tecnologicamente vecchio. 

La potenza del processore si misura in GigaHertz, ed è detta anche velocità di clock, quindi quando leggete il numerino 1.6 GHz, 2.6 GHz, 3.9 GHz, state guardando la potenza del processore. Più il numerino è alto, più il processore è potente. Oggi come oggi, credo che una velocità di clock minima accettabile per una persona che con il pc ci lavora sia 2.6 GHz. Di meno, è un computer alquanto basic. 

Sì, ci sono dei Mac con 1.6 GHz di clock (tipo il MacBookAir), ma il discorso vale anche per loro.

Che differenza c’è tra un processore i3, i5, i7? Che l’i3 è consigliabile a quelli che con il pc non ci fanno nulla se non navigare in internet a tempo perso, controllare un po’ di mail e scrivere due righe ogni tanto. Chi lavora e magari deve usare programmi specifici per determinate attività (tipo gli architetti che hanno bisogno di software grafici), io consiglio almeno un i5. L’i7 è il più potente ed è indicato per chi il computer lo sovrasfrutta, spingendolo ai limiti delle sue capacità di calcolo.

Gli i3, i5 e i7 però non sono tutti uguali, oggi siamo arrivati all’ottava generazione, quindi fate caso anche a quella, sulla scheda tecnica! Quelle inferiori sono superate.

2. La RAM

È la Random Access Memory, ossia la memoria a breve termine del computer. La RAM ha il compito di tenere “in mente” tutto ciò che il computer sta facendo allo stesso momento. Avete presente quando avete 10 programmi aperti e il computer rallenta? Ecco, quella è la RAM che sta lavorando sotto sforzo, perché è tutta impegnata. Più è grossa la RAM, più il vostro computer affronta il multitasking senza paura. 

In genere oggi la RAM media montata sui computer è di 8 GB, ma quelli più spinti l’hanno anche di 16. Una RAM di 4 GB è proprio il minimo sindacale.

3. La scheda grafica

È la responsabile della renderizzazione delle immagini e dei video sullo schermo. Tanto più è potente, tanto più le immagini saranno nitide, brillanti, dinamiche e scorrevoli. Per farvi capire, la Pixar e chi lavora nel cinema ha bisogno di schede grafiche che la NASA può accompagnare solo.

Tra tutte l’NVIDIA GeForce è sempre la migliore, a mio parere.

4. L’Hard-disk

Chi non s’intende di computer (tipo mia madre), valuta la potenza di un pc dall’hard-disk. 

Niente di più sbagliato, l’hard-disk è solo l’unità di stoccaggio e i 256 Gb, 1 Tb che leggiamo sulla scheda tecnica non sono altro che la capienza del disco. Dipende tutto dalla nostra necessità di archiviazione dati. Se non abbiamo chissà cosa da salvare sul pc (tipo, solo documenti di Word), di 1 Tera di memoria non ce ne facciamo nulla.

Ma è importante che l’hard-disk sia SSD, ovvero Solid State Drive, che privilegia la velocità (si avvia in pochi secondi), la leggerezza (in termini di peso, che in un portatile non è da trascurare), e dei consumi (più è “pesante”, più batteria ed energia assorbe). 

5. Monitor

Fare le prove (in genere, nei negozi, i pc sono tutti accesi), e guardare i vari schermi per capire se hanno una buona risoluzione (nitidezza delle immagini) o si vede tutto sgranato, se la resa dei colori è buona o se sono spenti/sbiaditi, se sono luminosi o bui.

6. Fascia di prezzo

Fino a 500 euro abbiamo dei computer che sono abili al lavoro, ma sostanzialmente sorpassati, quindi le pretese nei confronti di un articolo di questa fascia non devono essere stratosferiche. Mia madre, per esempio, che a parte leggere i giornali, guardare le email un paio di volte al giorno o caricare la musica nell’iPod non fa altro, con un pc da 500 euro risolve i suoi problemi (se non fosse che ne ha comprato uno da 200, SENZA NEANCHE LE PRESE USB, e io sono andata su tutte le furie)

Tra i 600 e gli 800 si trovano dei buoni prodotti con cui è possibile lavorare bene (io ho un Sony Vaio da 600 euro che mi ha servito onorabilmente per 6 anni, destreggiandosi con onore con tutti i miei programmi di grafica).

Dai 900 ai 1200 euro entriamo nel range medio-alto, con una tecnologia recentissima e performance di ottimo livello. Non parliamo più di computer per passatempi e intrattenimento. Questi sono strumenti professionali.

Dai 1300 in su possiamo considerarli pc di fascia alta, con componenti di ultimissima tecnologia e alla loro massima potenza. 

Escludo da questa analisi economica la famiglia Apple, perché quanto a prezzi ha una politica tutta sua, ma che per quanto riguarda componenti e prestazioni va comparata attraverso tutti gli altri criteri che vi ho elencato.

7. Marche

Nella mia vita ho cambiato diversi pc (portatili) e bene o male, le marche le ho provate tutte, quindi questa è la mia personale Top 3 qualitativa.

1) Asus;
2) HP;
3) Sony;

Apple non entra in classifica perché non li ho mai usati, ma non discuto il pregio della sua tecnologia né del sistema operativo. Non ho mai sentito un utente Mac lamentarsi del suo computer.

Ammetto che non ho avuto esperienze felicissime con Acer e Samsung, quindi almeno io non li ricomprerei. 

 

Ora che sapete cosa guardare e come guardare, entrate nei negozi di computer a testa alta!

 

Cento capi, un armadio solo: i vestiti

Da giorno, da sera, da cerimonia, vediamo quali sono i 10 vestiti che non devono mancare nel nostro armadio.

Vestiti

 

 

  1. A-Line

Giovane, giocoso, il vestito A-Line, lungo fin sopra il ginocchio, un po’ svasato è perfetto per quei giorni in cui non ci sentiamo al top della forma, ma lui, grazie al suo design che non segna, è in grado di farci recuperare fiducia nella nostra silhouette.

Dobbiamo questa definiziane a Monsieur Christian Dior, che nel 1955 disegnò una collezioone caratterizzata appunto da una forma riconducibile alla “A” maiuscola, e la ritroviamo tantissimo negli abitini optical degli anni ’60 delle YeYe girls.

Dà il meglio di sé in tinta unita, magari abbinato a una collana importante (parleremo delle statement necklace nell’articolo sugli accessori) o collant a fantasia.

  1. Caftano

La regina dei caftani è senza dubbio Marta Marzotto, che ne ha fatta la sua signature, ma di sicuro, l’icona a lanciare il caftano come abito e non solo come costume tradizionale, è stata Talitha Getty, negli anni ’70, sfoggiandone di ricchissimi, decoratissimi e coloratissimi. Il caftano, specie nella stagione estiva è il capo più versatile che si possa avere nell’armadio: perfetto per la spiaggia, per l’escursione, per la barca, per il pranzo, per l’aperitivo sulla spiaggia, fino alla cena. Per non parlare di quando dobbiamo uscire di casa in quei maledetti giorni pre-ceretta. Classe e praticità: cosa vogliamo di più.

  1. Petite Robe Noire

Il vestitino nero è come il passaporto, ci vuole sempre e ci permette di andare dovunque. Vale la pena investire su un capo di buona fattura, bel tessuto, finiture high-end, della taglia perfetta e adeguato al nostro body-type. Se non volete sbagliare, il tubino alla Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany è la perfezione assoluta.

  1. Petite Robe Blanche

Stessa cosa del vestitino nero, ma in bianco.

  1. Vestito di lino

Il tessuto dell’estate è il lino (meglio se in colori naturali). Più è ampio, svolazzante e spiegazzato è, meglio è.

  1. Abito vintage

Fregatelo alla mamma, alla nonna, alla zia, ma il pezzo vintage ci vuole. Il vintage porta con sé un’allure di eleganza tale da non necessitare di altri accessori. Parla da sè. Il vestito vintage ha una storia.

  1. Abito fantasia

Anna Wintour è la portabandiera dell’abito a fantasia. L’editor in chief di Vogue USA è nota per la sua domanda “Where’s the color?”, quando le portano le anteprime dei servizi fotografici e vede troppo nero. L’abito fantasia, che sia geometrica, che sia floreale, dà una vivacizzata al nostro guardaroba, perfetto per spezzare gli outfit più seri e monotomi.

  1. Vestito da cerimonia

Uno (o due) ci vuole sempre. Lungo, sobrio, elegante. Questo vuol dire niente scollature scellerate, schiene nude da sirena, brillantini accecanti, colori fluo. Vesito da cerimonia e vestito da Barbie sono due cose estremamente diverse e, ahime, ogni matrimonio a cui partecipo, assisto a sfilate imbarazzanti che farebbero inorridire Enzo e Carla. No agli strascichi e se il vestito è scollato, abbiniamolo a una stola, un bolero o un foulard.

  1. Jumpsuit

Un nome per tutti: Missoni. L’abito tutina-pantalone è discreto ma originale, elegante senza essere pretenzioso. Con l’all-black non si sbaglia mai, ma anche a fantasia, con una trama knit, è un gioiellino.

  1. Bandage dress

I bandage dress sono il paradigma della self-confidence, e come dice la parola, fasciano il fisico lasciando poco o nulla all’immaginazione. Con un guardaroba superchic, almeno un abito che ci faccia sentire sexy e fierce, ci vuole e secondo me, il bandage dress ha tutti i numeri per far sentire ogni donna una superdonna. E in questo caso, via libera ai colori più intensi, come: rosso, blu elettrico, arancione, verde prato, viola… quando siamo sicure di noi, possiamo indossare qualunque colore.

E se non ci credete, guardate Liz Hurley: le basta un bandage dress e ferma il traffico.

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!

Cento capi, un armadio solo: le scarpe

Scarpe, quel magnifico accessorio che da solo fa un look.

Vediamo quali sono le 10 paia che nel nostro armadio non devono mancare mai. E procediamo dal basso verso l’alto, ossia dal tacco 0 al tacco 12

  1. Infradito

Sì, anche l’infradito dobbiamo averla tra le calzature must. Spiaggia? Piscina? Palestra? Spa? L’infradito ci vuole e che sia di buona qualità altrimenti ci si ritrova con il piede pieno di tagli e vesciche. Occhi a quelle con le fascette di plastica troppo rigida o con il fermino infradito troppo tagliente. Le classiche intramontabili sono le Hawaianas, tinta unita o fantasia, queste siamo sicure che andranno di moda anche tra vent’anni. Per un plantare più tecnico, anche Crocs ha disegnato una sua versione infradito della classica comma leggera che contraddistingue il marchio. Classiche o sportive, la regola è una: osare con i colori.

  1. Sneakers di tela

Che siano Converse o che siano Superga, queste sono le scarpe “sportive” più versatili della stagione primavera-estate. Si abbinano con il casual e con un abitino serale, donandoci tutta la comodità del rasoterra senza farci sentire goffe.

Hanno anche un enorme vantaggio: se si inzaccherano, impolverano o macchiano, un tuffo in acqua e sapone di Marsiglia et voilà… tornano come nuove.

  1. Sneaker di pelle bianca

Le passerelle degli ultimi anni le hanno ufficialmente sdoganate dalla loro etichetta sportiva e ora le possiamo sfoggiare con disinvoltura anche con un pantalone elegante, un abito o un cappotto di cachemere. A mio avviso sono perfette per sdrammatizzare un look formal, rendendolo più easy e levandoci anche qualche anno. Le mezze stagioni non saranno più un problema.

Il tocco in più: tenerle pulite con la gomma magica e lucidarle. La sneakers di pelle vuole bianco ottico o nulla, Victoria Beckham insegna.

  1. Ballerine

Gioia e dolore di ogni donna. Vogliamo tutte un tocco di eleganza abbinata alla comodità e, specie per chi è molto alta, la ballerina rappresenta la soluzione ottimale.

Per mia esperienza, però, quella giusta è difficile da trovare. Più volte ne ho comprate convinta che fossero “The one”, ma dopo dieci minuti di camminata, si rivelavano uno strumento di tortura del demonio, lasciandomi i talloni completamente sbucciati.

In questo caso, bisogna mettere mano al portafoglio e puntare su quei brand che hanno fatto della ballerina il loro prodotto di punta: Repetto e Tory Burch. Dopotutto, forse è meglio spendere duecento euro per un paio comodo, che buttare dieci paia da venti euro perché fanno male.

  1. Stivali da equitazione

Ovviamente non parlo di quelli sportivi da competizione, da comprare nei negozi dei sellai, ma solo del modello: il classico stivale in cuoio (o simil-cuoio) alto fin sotto al ginocchio, dal polpaccio sagomato, tacco piatto di un centimetro e fibbia alla caviglia.

Questo tipo di scarpa è un must intramontabile dell’autunno, che rende glamour ogni jeans, conferendogli quel look old England che fa sempre colpo. Con una lucidata sono sempre perfetti e se di buona fattura, durano anni senza sentire i capricci della moda.

Per non sbagliare, Pollini e Gucci.

  1. Sandali

In questo caso, questo punto vale doppio. È la scarpa estiva per antonomasia e vale la pena averne un paio a suola bassa e un paio con il tacco. Gioielli, bohemien, alla schiava, il sandalo è il compagno perfetto da abbinare a un maxi abito svolazzante, a un vestito da spiaggia o a un caftano di lino. Il tocco in più? Che siano color nude, per regalare alla gamba qualche centimetro di slancio in più!

  1. Tronchetti

Altro giro e altro regalo per quanto concerne il guardaroba autunno-inverno. Seppur si trovino tronchetti alti e tronchetti bassi in egual misura, per il particolare design della calzatura, io suggerisco sempre di comprarla con un po’ di tacco perché, ahinoi, il collo corto della scarpa sega la gamba. Però è un classico, specie per quegli outfit che devono coprire la fascia oraria “da mattina a sera”, in quei giorni o per quelle persone che non hanno modo di cambiarsi per ogni appuntamento. Con il tacco largo, portarle per 12 ore di fila non sarà un problema.

  1. Stivali alti

Ossia, quelli che arrivano a metà coscia. Lucidi o scamosciati, alti o bassi, la moda li ha rilanciati con prepotenza, dando un tocco un po’ più aggressivo anche all’outfit più romantico. Personalmente li amo molto, perché mi regalano quell’iniezione di grinta per affrontare la giornata più di un buon caffè.

Diciamocelo: abbiamo bisogno di quella scarpa che ci faccia sentire le regine del mondo!

  1. Zeppe

Non piacciono a tutte, ma Dio le benedica! Ne sono un esempio Kate Middleton e la regina Elisabetta. The Queen detesta la scarpa a zeppa, ma Kate non può farne a meno, perché sono comodissime. Vuoi mettere tutto il vantaggio di una scarpa con il tacco ma senza sentirne il fastidio.

D’estate salva molti dei miei outfit indecisi, perché, ne dubbio, tacco o flat, la zeppa s’inserisce come una comoda via di mezzo.

  1. Stiletto tacco 12

Serve un motivo?

 

Cento capi, un armadio solo: giacche e cappotti

Visto che il freddo ormai è arrivato, è il momento di parlare dei cappotti. Leggeri, pesanti, lunghi, corti, vediamoli tutti.

  1. Trench

Grande classico quello color kahki, con il bavero e la cintura, lungo fino al ginocchio, che in autunno regala sempre un tocco molto british. Quello di Burberry è intramontabile, un autentico must, ma se non abbiamo 1500 euro da investire (anche se considerata la qualità e il taglio ever-green, ci durerà a vita), se ne trovano di ogni foggia e colore anche di fascia più low cost.

  1. Cappotto di cammello

Come sopra, anche il cappotto cammello è un trend eterno, che se una volta era considerato troppo bon-ton, da signora medio borghese, oggi con l’arrivo dell’androgino, se abbinato a un look molto stilizzato, total black, diventa subito molto grintoso. Per andare sul sicuro, il modello 101801 di Max Mara è quello su cui puntare.

  1. Blazer

La giacca blazer femminile è un’idea del genio di Armani, quando negli anni ’80 è stata lanciata la figura della donna in carriera, che per necessità lavorava in un mondo di uomini. Oggi fa diventare formal anche un look T-shirt/jean e si può indossarla con gli abbinamenti più azzardati. Un blazer nero, ci vuole sempre.

  1. Giacchino jeans

È quel capo sbarazzino e che a primavera tiene caldo senza far sudare. Comodo, sportivo, sempre di moda, ha un solo difetto: ogni anno cambia il taglio trend, quindi, Levi’s è il punto di riferimento per non sbagliare. Il trucco sta nel giocare bene con gli accessori.

  1. Biker di pelle

Confesso: le giacche di belle da motociclista sono la mia passione. Con il bavero o collo alla coreana, con i bottoni o la zip, ai biker non resisto. Fateci caso, non c’è primavera o autunno che i negozi non propongano le giacche in pelle. Se volete giocare con i colori più pazzi, le catene low cost propongono biker dai colori fluo, fino ai glitter (rigorosamente ecopelle), altrimenti, un chiodo in vera pelle, se ben tenuto e trattato con l’apposita cera, potrete tramandarlo alle vostre nipoti.

  1. Caban da marinaio

È la giacca di lana sportiva ma elegante che a tutte serve per quell’occasione formale/informale per la quale non sai come vestirti. È una via di mezzo tra la giacca e il cappotto: collo alto, doppio petto, linee dritte, tasche verticali scalda mani, ed è subito Corto Maltese.

Dà il suo meglio se sotto indossiamo un maglione a collo alto bianco.

  1. Giacca smoking

I red carpet di Hollywood ci propongono sempre più spesso attrici che indossano la giacca dello smoking buttata sulle spalle, mentre sotto indossano un abitino iper femminile o una camicia con trasparenze e vedo-no vedo. La versione che preferisco è quella con il risvolto sottile, foderato in seta che regala il tocco in più al look.

  1. Piumino con cappuccio

Cosa vogliamo fare con le temperature sotto zero? Congelare? Noo! Sembrare omini Michelin? Neanche! L’appropinquarsi dell’inverno è segnato solo da una missione: trovare il piumino perfetto. E qui, care amiche, ci sono pochi consigli da dare. Dipende dal proprio fisico, da quanto si è alte, asciutte o formose, capire che piumino sia adatto a noi. Ci sono quelli corti, quelli lunghi, quelli bombati, quelli extra-slim e sarò sincera, la ricerca potrebbe essere l’unica.

Ma quando troverete il piumino perfetto, non lasciatevelo scappare, sarà amore eterno.

  1. Gilet

Da tenere aperto o chiuso a seconda del look: boho chic oppure on fleek? Mi piace buttare un gilet su una camicia o una T-shirt per rendere più dinamico l’insieme, o per rendere interessante una maglietta anonima. Il gilet è un altro degli indumenti rubati al guardaroba maschile, e io adoro rubare pezzi di vestiario al mio lui. Tanto non se ne accorge.

  1. Stola

Può sembrare un pezzo d’altri tempi, ma la stola buttata morbidamente sulle spalle, unisce l’utile al dilettevole: scalda e fa scena.

Più è ampia, più l’effetto è drammatico. Che sia di velluto, di seta o di cachemire, è il tocco ideale per distinguersi. E poi, a tutte, una volta nella vita capita di andare a teatro, e a teatro, non si mette il cappotto.

I diamanti sono i migliori amici di una ragazza

Ho accompagnato un’amica a scegliere le fedi e, nella mia ignoranza, pensavo che la questione si sarebbe risolta in un quarto d’ora, per decidere tra una fascetta in oro bianco o oro giallo, e invece…

E invece siamo state due ore in un salottino a confrontare l’innumerabile varietà di modelli possibili.

A cominciare dal taglio dei diamanti, passando per caratura, purezza e colore. Sì, la mia amica vuole una fede importante (la sua, quella del marito sarà più basic), con una bella pietra che si faccia notare e io ho fatto di necessità virtù e ho imparato.

E poi, confesso, dopo aver letto il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio, la curiosità sugli anelli di fidanzamento mi era rimaste e volevo saperne di più.

I diamanti non sono tutti uguali e a seconda del taglio, cambia il nome. E non è qualcosa da prendere sotto gamba, perché dopo i carati, è la seconda cosa più importate che caratterizza la gemma. Dal taglio dipende la brillantezza, la rifrazione della luce, e l’esaltazione del colore della pietra.

Forse, questo piccolo dizionario del taglio diamanti, potrà servire anche a voi, quando sarà il momento. E non mi riferisco solo a un matrimonio o a un fidanzamento, magari un giorno vorrete farvi un regalo di valore, oppure erediterete dalla nonna o dalla zia un diamante che vorrete fare rimodernare, quindi meglio essere pronte.

Partiamo con i tagli:

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Baguette: la forma richiama quella del filone di pane, quindi la pietra ha un corpo rettangolare, lungo e stretto, con la faccia superiore piatta e liscia. Nella gioielleria più comune è facile trovarla come accompagnamento ad altre pietre, che non come solitario. Ne è un esempio la fede di Marilyn Monroe quando sposò Joe Di Maggio il 14 gennaio del 1954. L’anello porta il nome Eternity band, peccato che il matrimonio durò solo un anno, poiché Joe era un uomo gelosissimo e non tollerava la figura di sex symbol della diva. Si narra che scoppiò in una scenata di rabbia quando Marilyn girò la scena (iconica) della gonna sollevata dallo sbuffo della metro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Princess: la forma è quadrata e dai bordi fortemente sfaccettati. Una sua variante più semplice è il taglio carré, quadrato, dalla lavorazione simile al baguette. E se non sapete come è fatto un milione di dollari, vi suggerisco di guardare l’anello di fidanzamento ricevuto da Hilary Duff in dono dal primo marito: una pietra taglio princess da ben 14 carati 8come se non bastasse, la proposta è arrivata durante una vacanza alle Hawaii). I paparazzi, sempre attivi, hanno immortalato nel riflesso di una finestra l’esatto momento in cui Mike Comrie si è inginocchiato con l’anello. E il ringraziamento devotissimo (e che forse avrebbero fatto meglio a lasciare privato, spegnendo gli obiettivo) di lei.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Smeraldo: o step cut, è tra i più famosi e anche l’anello di fidanzamento di Grace Kelly è tagliato con questa forma. Di tutti i tagli questo mette subito in evidenza i difetti della pietra, quindi lo troviamo su quelle più pure. E chi, se non la divina Grace Kelly poteva avere per il suo fidanzamento un diamante purissimo? Cartier, lavorò per lei, nel 1956 la pietra taglio smeraldo divenuta iconica poiché l’attrice lo indossò durante le riprese di High Society al fianco di Frank Sinatra. E poi, Grace chiuse la porta di Hollywood per trasferirsi nel Principato di Monaco.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuscino: molto popolare nel 1700, è molto sfaccettato, con gli angoli arrotondati e la superficie “bombata” e richiede pietre prive di difetti. Un diamante di questo taglio brilla al dito di Meghan Markle, la novella Duchessa del Sussex. Niente di pretenzioso, però: la pietra si aggira tra i 3-4 carati. Ma quando entri a far parte della famiglia reale, non vuoi rinunciare a un po’ di luccichio per un titolo nobiliare?

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Rotondo/diamante: il più classico dei tagli, lo si trova sia per i solitari che per le composizioni. Enormemente sfaccettato, accentua al massimo la rifrazione della luce, quindi la brillantezza. Semplice, elegante, e intramontabile, questo è il taglio dell’anello di fidanzamento della Regina Elisabetta: un diamante da tre carati ricavato dalla tiara della madre di Filippo (suo marito). La regina è così affezionata all’anello da portarlo ogni giorno.

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Marquise: o taglio a mandorle, poiché il diamante ha forma allungata, con le due estremità appuntite. La leggenda narra che il taglio fosse stato pensato per un gioiello donato da Re Luigi XV per la sua amante, la Marchesa di Pompadour. Il pregio di questa forma è far sembrare la pietra più grande della sua dimensione reale. Victoria Beckham possiede ben 14 anelli di fidanzamento, ma il primo, quello ufficiale, è proprio taglio marquise da 3 carati.

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Ovale: molto in voga negli anni ’60, come tutti i tagli allungati, anche questo fa sembrare la pietra più grande di un taglio tondo o carré. Lo zaffiro al dito di Kate Middleton sul suo anello di fidanzamento, è appunto ovale, ed è quello che fu, a suo tempo, di Lady Diana.

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Goccia: altrimenti detto a pera, va indossato con la punta rivolta verso l’unghia per far sembrare le dita più affusolate. È una forma che risale addirittura al 1400, invenzione del gioielliere belga Lodewyk van Berquem. Mia Farrow ricevette proprio un diamante a goccia da Frank Sinatra, quando la chiese in moglie nel 1966 creato da Ruser, il gioielliere delle star della Hollywood dei tempi d’oro.

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Cuore: forma prediletta dalle celebrity, perché oltre all’effetto scenico garantito, è la forma di più difficile lavorazione da realizzare, oltre che molto costosa poiché richiede pietre di grossa dimensione. Tra gli estimatori del genere abbiamo, infatti, Lady Gaga, che ha ricevuto dal fidanzato (ormai ex) un diamante a cuore da 6 carati, da quasi 400’000 dollari.