Una Cenerentola a Manhattan di Felicia Kingsley #GliSpecialiDiPink

“Gli unici perdenti veri, sono quelli che non provano.”

È stato bellissimo leggere il nuovo romanzo di Felicia Kingsley (Newton Compton Editori), un onore poterlo recensire per Pink Magazine Italia perché anche nella sua ultima talentuosa dimostrazione d’autrice, Miss Kingsley non sbaglia una virgola… anzi, una cosa la sbaglia: il finale! Sì, il romanzo finisce e io non lo posso tollerare! Felicia Kingsley, con il suo stile unico, narra una delle più classiche storie d’amore, ambientandola nella città più cool del mondo: New York. Al posto della zucca, c’è la metropolitana. Al posto del castello, un attico nell’upper east side.

La protagonista è Riley, una Cenerentola forte, moderna e grintosa. La vita non le ha mai regalato nulla, e la ragazza si ritrova a vivere un amore da favola con Jesse, un giovane uomo d’affari in una metropoli che si presta a essere lo specchio magico per realizzare i propri sogni.

Ogni personaggio in questo romanzo è al posto giusto, scritto e descritto nell’unicità tipicamente Kingsleyiana. Pagina dopo pagina, sorriso dopo sorriso, sospiro dopo sospiro, s’inizia ad avere la netta sensazione che la favola che ci leggevano da bambine, abbia sprigionato un bel po’ della sua magia tanto da incantare la penna dell’autrice, permettendo a questo romanzo di potersi definire quasi  “magico”.

Prendete un attimo di tempo tutto per voi, leggete il romanzo della Kingsley perché: “Per sognare abbiamo le favole, per tutto il resto…. c’è google.”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Tre domande a Felicia Kingsley 

Come nasce la storia di Riley, protagonista di Una Cenerentola a Manhattan?

L’ho presa un po’ alla larga, a dirti la verità. Riflettevo su come il focus, negli ultimi anni, si sia spostato sulla celebrità, specie quella gratuita e un po’ ingiustificata che regalano i social. Come tanti ho notato lo sbocciare di nomi che da un giorno all’altro, da perfetti sconosciuti, erano sulla bocca di tutti, e di solito senza un merito reale. I quindici minuti di celebrità di cui parlava Andy Warhol. Mi guardavo intorno e vedevo che anche alcune mie amiche, o conoscenti, seppur nella loro quotidianità, cercavano a tutti i costi il momento di gloria, chi con il gossip, chi con il contenuto virale, chi con challenge sconclusionati, insomma, era caccia aperta al trend, così come una volta, per le “giovani in età da marito”, era caccia aperta al buon partito da sposare. Più che da Cenerentola, la storia è partita dalle sorellastre: immaginavo che nel 2018, Anastasia e Genoveffa avrebbero ambito, più che al principe, a diventare star dei social (pur nella loro mediocrità). A me piacciono i social, li frequento anche perchè sono quasi l’unico modo per entrare in contatto con chi legge i miei lavori, ma mi rendo conto che c’è anche tanto nulla (esempio: selfie di ragazze seminude o ragazzi iperpalestrati, accompagnati da improbabili citazioni di Leopardi o Kant). Ecco, Anastasia e Genoveffa le colloco proprio in questa fetta. Da lì, mi sono domandata: e cosa vorrebbe Cenerentola nel 2018? Autorealizzarsi. Me la sono immaginata determinata (meno incantata della favola), con degli obiettivi personali, dei traguardi professionali importanti, ma purtroppo sempre accompagnata da quella componente di svantaggio (economico, sociale e affettivo) della protagonista della favola di Perrault. Su queste premesse, poi è nata tutta la storia.

Perché a New York? Cosa ti ha spinto ad ambientare il tuo romanzo nella Grande Mela?

Stavolta, siccome stavo mettendo le mani su una favola da sogno, mi sono detta “Sognamo alla grande!”. Siccome Cenerentola è una favola pregna di coincidenze, incontri dettati dal destino, e soprattutto magia, e visto che la magia, quella vera, nel romanzo non l’ho messa (la lascio a J.K. Rowling che è materia sua), avevo bisogno di una città che la magia ce l’avesse dentro. New York, what else? Le ho provate tutte, ma Una Cenerentola a Fossoli non funzionava. E neanche Una Cenerentola a Paderno Dugnano. Saluto e abbraccio gli amici di Fossoli e di Paderno Dugnano.

C’è un fil-rouge che lega tutti i tuoi romanzi? Cosa ti preme trasmettere ai tuoi lettori?

Vorrei essere quel tipo di persona che ha grandi piani, tra loro collegati, ma no. I romanzi sono tra loro indipendenti nella maniera più totale. L’unica cosa che li accomuna è l’intrattenimento. Il mio scopo è intrattenere il lettore, divertirlo quanto mi diverto io a scrivere e l’unica cosa che mi auguro, una volta chiuso un mio romanzo e che ciò che ha letto, lo ispiri a trovare nuovi slanci, che so… fare un viaggio, comprarsi un disco, andare a vedersi un film, iscriversi a quel corso che da anni si ripromette di frequentare ma poi non fa mai…

Cinzia Giorgio

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Un aperitivo con… Felicia Kingsley!

Amici di Pink, oggi inauguriamo con la regina del chick-lit italiano! In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo Una Cenerentola a Manhattan (Newton Compton) chiacchieriamo un poi con lei riguardo ai suoi due precedenti lavori. I suoi romanzi hanno conquistato il cuore di migliaia di lettori. Architetto di professione e scrittrice per passione, stiamo parlando della super-pink FELICIA KINGSLEY! Un mondo tutto rosa come non l’avete mai visto!

Ciao Felicia, apriamo le danze con una delle regine indiscusse del chick-lit italiano. Ti riconosci in questo ruolo? Ti saresti mai aspettata tutto questo successo?

Grazie mille a te e a Pink per avermi dedicato spazio. Allora, ti dico subito che non mi sono mai aspettata niente. Ho imparato non c’è nulla di scontato nulla quando nel 2005, il Milan ha giocato la finale di Champions League contro il Liverpool. Alla fine del primo tempo i rossoneri (se non si è capito, sono una tifosa del Diavolo) erano in vantaggio 3-0. Io e i miei amici eravamo già pronti a scendere in piazza con le bandiere, poi il Liverpool ha rimontato con 3 goal in soli sei minuti e ha finito per vincere ai rigori. Ecco, da allora ho imparato a crederci senza dare nulla per certo. Credo nel mio lavoro, questo sì, ma non mi autoincorono.

A proposito di romanzi, quali sono i tre ingredienti che non devono mai mancare per scrivere un chick-lit degno di nota?

Mi piace che siano pungenti, non troppo bon-ton, con un’ironia che rasenta quasi il politicamente scorretto (cerco sempre di inserire un personaggio borderline che faccia cadere i paraventi moralistici o perbenisti, tipo Harring in Matrimonio di convenienza, o Sparkle di Stronze si nasce… perUna Cenerentola a Manhattan, lo scoprirete), che l’eroina del romanzo non abbia solo un fidanzato, ma abbia una vita sua e che la storia si sviluppi su dialoghi serrati e intriganti, facendoci conoscere i personaggi in modo attivo.

Hai pubblicato per Newton Compton due bestsellers, Matrimonio di convenienza e Stronze si nasce. Quale di questi due romanzi ti rappresenta meglio e perché?

Entrambi, a modo loro. Matrimonio di convenienza, che strizza l’occhio alla favola, rappresenta la mia parte più fantasiosa e sognatrice; Stronze si nasce, che non ho mai nascosto essere frutto di vere esperienze personali e di amiche, è la mia parte più concreta. Sono legata a tutti e due ma in modi diversi. E sarà così anche per i prossimi.

Jemma e Allegra sono le protagoniste dei tuoi due romanzi. Due pregi e due difetti di queste donne.

Jemma è un’irriducibile ottimista, ma molto insicura; Allegra è determinata nel bene e nel male. Determinata a migliorarsi, a crescere, a raggiungere i suoi obiettivi, ma in questa determinazione, le sfugge che uno di questi sia quello sbagliato. Tra le due, Allegra è quella più umana.

Quando hai iniziato a scrivere romanzi rosa? Qual è stata la tua fonte di ispirazione?

Ho iniziato a scrivere a dodici anni, per gioco, per me stessa, e già allora ciò che scrivevo era assimilabile, per storia e contenuti, ai libri della collana La Ragazzine(antesignani degli young adult), che adoravo. Il rosa ce l’ho sempre avuto dentro, non l’ho scelto io. A ispirarmi era la mia vita (per quanto intensa potesse essere la vita di una comune dodicenne), quella delle mie amiche, le nostre prime cotte, le nostre prime delusioni, le nostre primissime decisioni “da grandi” (la scuola superiore da scegliere, l’imbarazzo – e la conquista- di comprare il primo reggiseno…).

Se dovessi descriverti con il nome di un profumo quale sceglieresti e perché?

Li cambio spesso, da quel punto di vista sono un’infedele. Mi piacciono le essenze maschili – ancora meglio se con indosso una camicia da uomo – e in questo momento sul mio comò ho Allure Homme di Chanel, intenso e deciso. Mi fanno impazzire le fragranze dei legni orientali e le note agrumate mediterranee. I profumi femminili mi stancano presto.

Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Felicia.

È il mio happy place. Quando scrivo, non sono al computer – sì, fisicamente sì – ma io sono altrove. Sono nella campagna inglese a prendere un tè; sul tetto della Shoreditch House a bere un cocktail; a guardare l’alba sul ponte di Brooklyn; a fare shopping da Barney’s o Saks sulla Quinta Avenue; a passeggiare sulla spiaggia negli Hamptons… ho una vita molto attiva e variegata tra le quattro pareti del mio studio e mentre scrivo sento davvero che non mi manca niente.

Se adesso vi chiedessi – a fronte di questa intervista – tre aggettivi per descrivere Felicia? Io direi, senza ombra di dubbio, frizzante, tagliente e romantica.

Il cocktail adatto a Felicia è lo SPRITS ALLE VIOLE!

Frizzante grazie al prosecco; la fetta di lime che conferisce un retrogusto aspro e deciso, è tagliente come la sua ironia.  E lo sciroppo alla viola, dal colore delicato e romantico.

Ingredienti

60 ml prosecco

30 ml sciroppo alla viola

15 ml acqua tonica oppure soda

ghiaccio

1 fetta limone per decorare

violette per decorare

Preparazione

Versate sul fondo di un tumbler basso lo sciroppo di viola.

Rabboccate con il prosecco e l’acqua tonica.

Aggiungete una fetta di limone tagliata a metà, qualche cubetto di ghiaccio e, se ne avete la disponibilità, qualche violetta e mentuccia.

Vi ha incuriositi questo cocktail? Io corro a prepararlo per gustarmi uno dei romanzi di Felicia! A presto, con un nuovissimo aperitivo pink, chi sarà il nostro prossimo invitato? Lo scopriremo prossimamente, grazie alla mitica Kingsley per la disponibilità.

Attenti a non esagerare con il prosecco!