C’era una volta… Cenerentolo!

Mia nipote Eugenia si siede accanto a me, mi fissa ed esclama: “Ancora Zia Mirtilla, leggi ancora?”; le sorrido, ma già so che i libri delle fiabe sono finiti -è una divoratrice seriale peggio della sua fata madrina, che sarei io!- e ricominciare proprio non mi va, ma ciò che più m’attira in questo momento è la consapevolezza nel leggere i titoli:

Biancaneve (sociopatica che scappa in un bosco e va a vivere in subaffitto in una comunità di nanetti)

Cenerentola (dissociata che invece di farsi mettere in regola col contratto da “assistente domiciliare” preferisce andare a ballare per trovare svago e spensieratezza)

La bella addormentata (narcolettica che finge di pungersi un dito, pur di non affrontare le pulizie di Pasqua)

La principessa sul pisello (…mi avvalgo della facoltà di non scrivere!)

Rimango senza parole, sono sconcertata, perché oltre a tifare da sempre -come avrete già letto su Pink- per le loro malefiche ed affascinanti “matrigne”, trovo indecente che ci siano solo e soltanto principesse da salvare…. E I PRINCIPI? Continua a leggere

Le fiabe come metafora di crescita personale

Le fiabe di ogni epoca e cultura nascondono, nel loro significato più profondo, un messaggio allegorico.

Ogni mito, leggenda, favola o storia può essere letta come una metafora, la rappresentazione di un viaggio di trasformazione dell’animo umano.

Il mito dell’eroe, per esempio, rappresenta il percorso di crescita che ognuno di noi deve intraprendere nel corso della propria esistenza. Le difficoltà, gli ostacoli e le lotte che l’eroe deve affrontare nel suo viaggio sono archetipi che simboleggiano, le lotte, difficoltà e sofferenze che ognuno di noi deve incontrare nella propria vita. Ed ognuno di noi può accettare quelle sfide, affrontando quelle prove con coraggio, grinta e determinazione. Proprio come farebbe un eroe. Nel nostro piccolo, possiamo essere tutti eroici, nei nostri gesti e nelle scelte che operiamo.

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E vissero per sempre INFELICI E CONTENTE… Grazie Cinderella!

Cara Cinderella,

alla mia epoca ti chiamavamo Cenerentola… che fa rima con “pentola”, situazione già molto indicativa, ti scrivo questa lettera perché, a nome di tutte le donne, sento il bisogno di “ringraziarti”.
Grazie perché hai fatto sì che delle bambine “predestinate”, in tutto il mondo,  che un tempo costringevano mamme, nonne e zie a leggere e rileggere innumerevoli volte la storia della tua vita, oggi sono donne che cercano compulsivamente “il grande amore”, che spesso alla soglia dei quaranta, aspettano ancora che  il principe azzurro e il suo cavallo bianco bussino alla loro porta, solo che oggi si chiama Mr. Big grazie al significativo apporto di Carrie Bradshaw, e vola a salvare la sua bella a Parigi su un aereo privato. Senza comprendere che il famigerato principe NON ESISTE!!
Grazie per aver reso la professione di psicologo una delle più remunerative e delle più appetibili dei nostri tempi!
Grazie perché hai generato complessi in intere generazioni, perché i capelli della maggior parte delle bambine non erano biondo miele e soffici alla spazzola come i tuoi, ma castani e spesso anche un po’ crespi… e perché difficilmente il numero di scarpe in adolescenza corrispondeva a un 36, ma piuttosto a un 39 e si è diffusa quindi così la frase “piedino di Cenerentola”.
E rimanendo in tema di scarpe… Grazie perché hai generato una sorta di patologia: “compratrice compulsiva di scarpe” di cui sono affette il 90% delle donne. Si perché la colpa di tutto ciò nasce lì nella tua favola, e non come tutti credono dalla povera Carrie, che anche lei vittima di Cinderella Story, investe tutto il suo patrimonio in scarpe, 40.000 dollari per l’esattezza, e accetta la proposta di matrimonio “più romantica del mondo”, proprio perché anche lei Cinderella Addict, in un armadio,  con Mr. Big ,Il principe, inginocchiato e con in mano invece di un anello una Manolo Blahnik! Per poi ritrovarsi dopo due anni su un divano ad affrontare la semplice monotonia della routine del “VISSERO PER SEMPRE FELICI E CONTENTI!”
Grazie perché hai diffuso la balzana idea che la mattina ci si debba svegliare canticchiando, quando l’unica cosa che la maggioranza delle donne hanno voglia di ascoltare fino al secondo caffè della giornata è solo un profondo ed inestimabile SILENZIO!!

Per concludere ti vorrei ringraziare per aver reso i nostri sogni desideri di felicità che altro non è che felicità irrealizzabile o fittizia!

Ed è così che le Cinderella Addict vissero per sempre INFELICI E CONTENTE!