Il sentiero del diavolo di Eugenia Rico

IL SENTIERO DEL DIAVOLO di Eugenia Rico, Elliot edizioni

“Da piccoli si racchiude la libertà dell’uomo dentro una bottiglia o in una lampada, aspettando le parole magiche che liberino il genio che tutti abbiamo dentro. E le parole magiche sono: non esistono i sessi ma solo le persone, gli unici demoni sono quelli che abitano dentro i nostri cuori, il sentiero del diavolo passa da casa tua, dal tuo salotto, si alimenta ovunque un uomo maltratta una donna, e ovunque una donna maltratti un bambino. Solo tu puoi fermare il cammino del diavolo, perché non esiste altro diavolo al di fuori di noi.”

Strega: in inglese Witch, deriva dalla parola Wicce che vuol dire mago, veggente o sciamano, ma può significare anche saggio. Una strega è una donna saggia. Chiarisco subito il concetto, perché di streghe questo libro narra. E le streghe, mai come in queste pagine si rendono visibili e sussurrano le loro vite, le loro verità.

La protagonista che racconta in prima persona la sua storia è una scrittrice spagnola che torna nei luoghi della sua infanzia per ritrovare se stessa, le proprie radici e la forza di raccontare le vite di alcune donne, passate alla storia come streghe. In un costante salto temporale tra passato e presente, tra buio e luce, il lettore si trova a vivere questi racconti così intensamente da rimanerne fortemente colpito.

Sinceramente ho paura che le mie parole non bastino a farvi capire la bellezza di questo libro che fa emozionare, riflettere e capire che la storia ha molte voci , tanti bisbigli e a volte, troppi silenzi che celano verità sconvolgenti. È un libro magico, perché riesce a riportare la storia nei vicoli più bui, a fare luce su molte realtà nascoste e quasi dimenticate. È un romanzo che riscatta la figura della Strega, perché riscatta e rende giustizia alla figura stessa della Donna. Non è un libro di condanna all’inquisizione, anzi, la scrittrice ci permette di conoscere Alonso De Salazar, inquisitore spagnolo che con un suo scritto, aiutò la luce a imporsi sulle tenebre, permettendo alla Spagna in primis e poi al resto d’Europa, d’interrompere la catena di processi per stregoneria.

L’autrice Eugenia Rico è riuscita a scrivere un libro intenso, che consiglio vivamente di leggere. Riuscirete a capire dove porta il sentiero del diavolo e non ne avrete paura, perché quel sentiero racconta e custodisce molte verità con cui dobbiamo imparare ancora a convivere, ma che sono necessarie per renderci persone migliori.

Per poter bruciare due milioni di donne innocenti in tre secoli, fu promulgata una Bolla Papale e fu pubblicato un libro. (….) Fu l’olocausto delle Donne”.

Mirtilla Amelia Malcontenta

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Una bella giornata di Mollie Panter-Downes

All’indomani della grande guerra, in un timido paesino di campagna inglese, Wealding, si raccolgono i pezzi e si cerca di tornare alla normalità.

Laura Marshall, legata ai suoi ricordi rimasti fermi al periodo della guerra, con continui paragoni agli agi e alle comodità dell’epoca precedente, risulta una Mrs Dalloway meno visionaria e più nostalgica.

Anche il trauma di essere sopravvissuti a un conflitto mondiale ha bisogno di tempo per essere smaltito e Laura Marshall realizza di essere scampata all’orrore solo un anno più tardi. Come se si fosse risvegliata da un brutto sogno, si ritrova a dover pensare e sbrigare ogni compito domestico, a essere schiava della sua grande casa senza più domestici fissi, a vedersi privata della giovinezza insieme a qualsiasi altra comodità di cui era circondata prima. Ciò che le rimane è però una consapevolezza nuova, che grida la sua urgenza a ogni cosa che la circonda, affatto immutata.

In quella che si preannuncia una giornata calda e lunga Laura Marshall saluta come ogni mattina suo marito Stephen che si reca a Londra in ufficio, e la figlia Victoria che ha le sue lezioni, per poi dedicarsi ai mestieri di casa, alla spesa e alle commissioni fuori. Ogni aspetto della vita quotidiana, anche il più piccolo, richiama alla sua memoria qualcosa di accaduto o qualcuno di conosciuto che se ne è andato o comunque è stato cambiato dagli eventi degli ultimi tempi, in modo irreversibile, e sebbene la vita vada avanti e in cielo ci sia un bel sole promettente, Laura avverte tanta stanchezza, tutta quella accumulata in quel bagaglio pieno di ricordi, smarrito nel passato.

La sua giornata che era iniziata in modo così prosaico nella rovente Bridbury, facendo dondolare un cestino molle e rassegnato fuori dalla Bottega del Tè di Rosemary, l’aveva portata in cima alla collina solitaria. …

Sono una donna felicemente sposata, i miei capelli si stanno ingrigendo un po’, io sono più monotona e più stanca di quanto dovrei essere, perché il mio stile di vita facile non esiste più.

Questo è come si sente e come scopre di essere diventata, Laura Marshall che alla fine decide di concedersi una piccola vacanza, una deviazione sul tema quotidiano dell’alienante ripetitività: la collina delle Barrow Down è ancora lì con il suo spettacolo spiegato davanti ai suoi occhi rapiti:

Il paese era riversato davanti a lei come il contenuto della scatola da cucito di una donna, rocchetti verdi e argento e giallo pallido, riquadri a coste di roba marrone un filo cremisi, una lama d’argento, un baluginio di madreperla rotonda e levigata. Era tutto bagnato da una luce magica, la meravigliosa luce magica in cui le cose sembravano nuove d’un tratto.

 Con uno stile che richiama molto da vicino quello per accostamento per immagini di Katherine Mansfield, e un genere che assomiglia a quello di Elizabeth von Arnim, accompagniamo Laura Marshall in questa bella giornata augurandoci che l’assurdo fascino della vita ci stupisca ancora una volta.

Una coppia quasi perfetta di Emily Eden

Come volevasi dimostrare, perché ne ero sicura dal primo istante in cui ho visto la copertina di questo splendido libro, Una coppia quasi perfetta di Emily Eden, titolo recentissimamente pubblicato da Elliot edizioni, si è rivelato un piccolo capolavoro, foriero di delizia letteraria pura.

Ma chi era Emily Eden? E perché non ne avevo mai sentito parlare? Cerchiamo di sapere di più su di lei,  personaggio davvero curioso e brillante.

Nata a Westminster, il 3 marzo 1797, Emily era la settima figlia di William Eden, primo barone Auckland e sua moglie Eleanor Elliot. Oltre a scrivere resoconti del suo soggiorno in India, avvenuto verso la fine degli anni Trenta, quando con sua sorella Fanny raggiunse il fratello George Eden, primo conte di Auckland, governatore generale di quella terra (sottoforma di lettere successivamente raccolte nel volume Up The Country), Emily scrisse soprattutto due romanzi di grande successo, The Semi-Detached House (1859) e The Semi-Attached Couple (scritto nel 1829 ma pubblicato nel 1860). Entrambi i romanzi hanno un tocco comico che i critici hanno paragonato a Jane Austen, la quale, non a caso, era l’autrice preferita di Emily. Inoltre, le sue lettere furono pubblicate da Violet Dickinson, una cara amica di Virginia Woolf, lettere che contengono alcuni commenti memorabili sulla vita pubblica inglese, a riprova di quanto avesse già fatto in precedenza.

Ma c’è un’altra circostanza a renderla molto interessante e cioè la sua intima -si dice- amicizia con Lord Melbourne che li avrebbe visti a un passo dalle nozze.

Emily Eden non si sposò mai e stava abbastanza bene economicamente da non aver bisogno di scrivere per vivere, ma lo fece per seguire la sua passione e anche il suo talento. Dopo la morte di Caroline Lamb, gli amici comuni speravano sposasse Lord Melbourne, che le era diventato molto intimo, ma pare che lei affermasse di trovarlo “sconcertante” e di essere scioccata dalla sua volgarità. Il biografo di Melbourne, Lord David Cecil, osserva che potrebbe essere stata una cosa eccellente se si fossero sposati, ma “l’amore non è figlio della saggezza, e nessuno dei due voleva farlo”. (Cecil, David, Lord Melbourne Constable and Co. London 1965).

Forse lei era troppo impegnata a ritrarre spiritosi quadretti di vita inglese del diciannovesimo secolo con insuperabile arguzia e ironia, perfettamente mutuate dalla sua scrittrice preferita, con un tocco di conoscenza mondana e politica in più.

Il suo Una coppia quasi perfetta è un delizioso esempio di sorridente grazia e leggerezza soave, i personaggi che mette in campo vere e proprie macchiette caratterizzate in modo simpatico e spiritoso, la storia, tirata un po’ per le lunghe, piacevole e godibile per il modo in cui la si vede dipanare, anche grazie a un pizzico di melos, un intreccio sicuro e placidamente confluente in un lieto fine pacificatore.

Del resto Jane Austen ci insegnava che “tre o quattro famiglie in un Villaggio di Campagna è la cosa migliore per lavorarci su” (L. 107, alla nipote Anna, trad. jausten.it) e una Mrs Douglas incoerente e pettegola, potrebbe essere un’amica molto intima per Mrs Bennet e l’incipit tra i coniugi Douglas ricalca proprio il famoso battibecco coniugale dei predecessori di Longbourn. (Orgoglio e pregiudizio è citato a pag. 64 come un romanzo allettante presente nella biblioteca degli Eskdale).

La “coppia quasi perfetta” è quella di Helen Eskdale e Lord Teviot che convolano a nozze sotto tutti i buoni auspici del reciproco gradimento. Ma quello che in altri romanzi sarebbe l’happy ending, qui diventa l’inizio di un percorso difficile e accidentato, fatto di sottili compromessi, passi falsi e consapevolezze, per cercare di trovare quel delicato equilibrio così prezioso tra moglie e marito. Con l’aiuto di molti amici e familiari, da cui sono sempre contornati, in un variegato affresco di personaggi da società che arredano i salotti di città non meno che quelli di campagna, i due dovranno riuscire proprio in questa difficile impresa.

La fedele Tomkinson, devota alla sua Lady Teviot che si dispera perché il padrone non riesce a pronunciare per intero il suo cognome, l’indolente colonnello, la seminazizzania Lady Portmore, la dolce Eliza sono solo alcuni dei pezzi di un campionario quanto mai assortito e spassoso, assolutamente realistico e gradito.

L’ossimoro: “Lady Portmore era raggiante di contrizione” è solo uno degli esempi con cui Emily Eden gioca con uno stile lezioso e allo stesso tempo forbito e curato che discetta di politica non meno che di pizzi e merletti, di questioni diplomatiche piuttosto che di economia domestica.

Lettura consigliatissima alle amanti di Jane Austen e di Georgette Heyer.

Mary: a Fiction

Una prosa disadorna e uno stile asciutto raccontano la storia di una fanciulla desiderosa di affetto e di compiacere gli altri. Mary Wollstonecraft dà il suo nome alla protagonista del suo romanzo, una giovane donna che paga lo scotto di un’educazione familiare sbagliata e piena di pregiudizi, condotta al matrimonio sulla base di un ricatto morale esercitato sulla sua natura emotiva e legata per sempre e suo malgrado a un uomo che non conosce e non ama.

Una storia scarna, che non indugia morbosamente nell’analisi dei sentimenti ma non disdegna l’impiego dei tipici topoi sentimentali (la malattia, l’amore sfortunato, l’amicizia come legame alternativo, il viaggio catartico) e a volte strizza l’occhio a qualche considerazione etica dell’autrice.

Tale è la natura umana, le cui leggi non possono certamente essere invertite per compiacere la nostra eroina, e arrestare lo svolgimento dei suoi pensieri: la felicità fiorisce soltanto in paradiso, non possiamo goderne nella vita (p. 25).

Oltre al fatto che i due romanzi di Mary Wollstonecraft sono intitolati Mary e Maria, si può rilevare che entrambi criticano il matrimonio, considerato un’istituzione patriarcale che ha deleteri effetti sulle donne. In Mary: A Fiction, la protagonista è costretta a un matrimonio di convenienza, senza amore, e deve così cercare di realizzare i propri desideri d’amore e di affetto fuori di esso in due amicizie romantiche a appassionate con una donna e con un uomo. Ma la sua integrità morale e il suo sentimento religioso non le permetteranno di essere scalfita dalla tentazione.

La vita di Mary Wollstonecraft fu breve ma intensa e la protagonista la rispecchia nella sua generosità di slanci ma anche nel suo essere volitiva cogliendone al contempo quegli aspetti di ingenuità iniziali che qui sono portati a esempio e ammonimento educativo per le inesperte esponenti del cd. sesso debole.

Fu lasciata sola con i propri sentimenti: l’abitudine a riflettere su di essi li rafforzò, tanto che il suo carattere rapidamente si fece deciso e singolare. La sua mente era chiara e forte, quando non fosse oscurata dai moti del cuore; ma troppo era creatura d’impulso, e schiava della compassione (p. 12).

Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 27 aprile 1759 – 10 settembre 1797) filosofa e scrittrice britannica, è conosciuta per essere la madre della più famosa Mary, moglie del poeta Percy Shelley, autrice di Frankestein.

Ebbe una vita relativamente breve e avventurosa: dopo un’adolescenza passata in una famiglia condizionata dalla povertà e dall’alcolismo del padre, si rese indipendente con il proprio lavoro e un’istruzione formata attraverso i suoi studi personali. Visse amicizie di grandi dedizioni ed ebbe relazioni tempestose fino al matrimonio con il filosofo William Godwin, precursore dell’anarchismo, dal quale ebbe la figlia Mary, preconcepita.

Un’audacia enorme ci volle per sostenere nel suo libro A Vindication of the Rights of Woman, contro la prevalente opinione del tempo, che le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone, per colpa degli uomini, in una condizione di inferiorità e di subordinazione. Mary Wollstonecraft prendere così apertamente posizione contro il tradizionale sistema educativo maschilista che voleva la donna qualcosa simile a un soprammobile, una compagnia docile per l’uomo, allevata solo per il matrimonio.

La Mary del libro non compie atti eroici o imprese straordinarie ma ricerca nell’amicizia di Ann un affetto sostitutivo di quello coniugale che le è precluso. Durante un lungo viaggio nel continente, per recare sollievo all’amica malata che necessita di un clima mite, conosce Henry, un gentiluomo discreto e riservato che riconosce come uno spirito affine con il quale, consapevole di non essere una donna libera, può accettare di avere solo un legame amicale casto e puro.

Non senza, però, lotta o un notevole sforzo interiore:

La tempesta del suo animo rendeva tutte le altre trascurabili: non gli elementi avversi temeva, ma se stessa! (p. 51).

La storia è pervasa da una triste atmosfera di rassegnazione che fa intravedere a Mary, rimasta ormai sola, un’unica via di uscita:

Pensava che si stava affrettando verso quel mondo ‘dove non si è sposate, né date in sposa’ (p. 93).

 

Booklovers

Ciao booklovers,

le edizioni Elliot stanno per regalarci una piccola grande magia letteraria. In arrivo a luglio.

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I libri sono uomini di più alta statura, gli unici uomini che sanno parlare a voce così alta

da farsi ascoltare dai tempi futuri.

E.B. Browning

L’amore per i libri, l’immortalità dei libri, la varietà dei libri e le infinite scelte possibili di lettura, i libri antichi e moderni e le loro rispettive pretese, libri che sono o possono essere ritenuti malsani, romanzi e novelle, plagi, libri sui libri, antologie, compendi, dediche, copie omaggio, bibliografie, traduzioni, la critica e la critica della critica, regole per la lettura, abstract, marginalia, lettura casuale e superficiale, parlare con i libri, eccesso di lettura, libri dannosi per la salute o prodotti farmaceutici alternativi, leggere a letto, all’ora dei pasti, in giardino, l’amore e la letteratura, il conflitto tra il matrimonio e la propria libreria, bibliomani e pedanti, rilegature, libri illustrati, libri parassiti, libri usati, vermi e tarme, libri col cellophane, libri senza copertina; insomma in una parola, Booklovers: una raccolta di citazioni di grandi scrittori dedicate ai libri e alla lettura.

Tra i tanti: Jane Austen, Francis Bacon, Thomas De Quincey, Charles Dickens, Elizabeth Gaskell,  John Keats, John Locke, Henry Wadsworth Longfellow, John Milton, William Shakespeare.

Link per l’acquisto: BookLovers – Elliot

Su e giù per le scale di Monica Dickens

Quando ami l’Inghilterra, cerchi di studiare da autodidatta la letteratura inglese, praticamente sei di casa a Downtown Abbey e un’amica ti consiglia Su e giù per le scale di Monica Dickens, non puoi non ammettere che ti conosce benissimo!

E infatti lo apro e inizio a leggerlo e scopro che si tratta di un campionario assortito di innumerevoli e insolite situazioni-tipo di cuoche di interni inglesi. Sì, perché quello che ci presenta Monica Dickens è un fenomeno tipicamente inglese, quello di avere una cuoca a servizio, e di conseguenza l’ingenerato brulicante mercato di incontro tra la domanda e l’offerta di questo particolare tipo di lavoro domestico, spesso per il tramite di agenzie e annunci sui quotidiani. L’autrice ci racconta in un memoir la sua esperienza personale attraverso una successione di incontri con datori di lavoro strani improbabili, simpatici, in casi sporadici anche gentili, aprendo allo stesso tempo le porte di servizio dei piani inferiori su diverse tipologie domestiche e familiari: l’appartamento di città, la casa in periferia o il cottage di campagna.

Seguendo la scia del sempre crescente interesse per la categoria dei domestici e del loro peculiare punto di vista con cui assistono svolgersi la vita al piano di sopra, come dimostrano il successo televisivo della serie Downton Abbey e quello letterario di M. C. Beaton, con 67 Clarges Street (tradotta in italiano dalle Edizioni Astoria) o lo stesso romanzo Longbourn House di Jo Baker (per citare i più famosi), qui la prospettiva è individuale: è l’occhio del singolo, della cuoca tuttofare che, di estrazione borghese, veste gli abiti dimessi di Monty, col suo cappello sbiadito, per cogliere le particolarità, le fatiche, le ingiustizie e i difetti umani venuti alla luce in questa inferiore posizione sociale.

Monica Dickens – portrait of the British writer, the great-granddaughter of Charles Dickens. 10 May 1915 – 5 December 1992 — Image by © Lebrecht Music & Arts/Corbis

Monica è simpatica, un po’ imbranata, brava in cucina ma non perfetta, colleziona soufflè sgonfiati e arrosti bruciati accanto a succulente omelette, della cui riuscita si stupisce da sola. La storia è autobiografica: figlia di una famiglia di ceto medio-alto, ribelle e anticonformista, espulsa da una rinomata scuola-bene di Londra, vuole sperimentare cosa significa guadagnarsi da vivere in questo caso cucinando. I menù presentati non sono molto utili in quanto offrono poche idee mutuabili, ma sono sicuramente interessanti per la luce che gettano sull’alimentazione inglese e sui piatti e le ricette che circolano tutti i giorni sulla tavola delle famiglie.

Il racconto non conosce soste e anzi, a tratti comunica il senso di sfinimento e fatica addossato alla povera cuoca (che spesso deve improvvisarsi anche domestica e cameriera) e con lo stesso ritmo trafelato e ansiogeno, in preda al timore di non rientrare mai nei tempi della cena e delle varie portate, piomba nelle situazioni più stravaganti e nei contesti più diversi: dalla cena di una sera al ricevimento per fidanzati, al clima accogliente di un cottage di campagna, presso una coppia appena sposata o un single sfruttatore. L’unico ingrediente di cui Monica non rimane mai a corto è l’ironia, con cui sa condire e risolvere tutte le situazioni che le si presentano.

Non saprei che tipo di bilancio, dal punto di vista umano,  possa trarre da questo esperimento di vita, la ragazza Monica Dickens; certo è che dal punto di vista letterario, il risultato è più che positivo. Degno di cotanto antenato!

Le novità Elliot edizioni

Ciao booklovers,

oggi vi faremo entrare nel magnifico mondo Elliot edizioni.

Romanzi eccezionali che sapranno conquistarvi sin dal primo istante.

Tra le tantissime ultime uscite, ve ne segnaliamo due, che sono balzate in cima alla nostra classifica delle migliori letture di inizio anno.

ragazza-che-amavaJuliet Appleton è la giovane figlia di un ufficiale, che si ritrova costretta a cercare di sopravvivere dopo la morte del padre. Come molte delle ragazze ai primi del Novecento, anche Juliet impara a fare la dattilografa, usando la macchina da scrivere, sinonimo in quei decenni di emancipazione e progresso, uno strumento in grado di creare una schiera di giovani impiegate: le type-writer girls. Juliet diventa una di loro e trova lavoro in un ufficio legale, ma la vita con il capo e i colleghi è difficile: è considerata una ragazza eversiva, perché vive da sola, frequenta il Girton College, fuma sigarette e gira in campagna con la sua bicicletta, anch’essa simbolo di una dirompente forma di libertà femminile. Dopo varie avventure la giovane dattilografa riuscirà a trovare un buon impiego e l’amore, ma non senza difficoltà. Un romanzo incredibilmente moderno e pioneristico che sa parlare di donne, conquiste e nuove libertà.

dickensKate ha undici anni ed è un’assidua lettrice di Charles Dickens. Nessuno scrittore ha segnato l’infanzia della sua generazione come l’autore di Oliver Twist. Tutti in famiglia sono amanti dell’autore di Grandi sperante, tanto che i due cani di casa si chiamano Pip e Pocket come i suoi celebri personaggi. Durante un viaggio in treno per Boston, Kate ha la fortuna di ritrovarsi seduta accanto al suo idolo. Inizia così un indimenticabile scambio di battute tra i due, che la futura scrittrice in seguito raccolse in questo delizioso memoir, che ci ricorda l’importanza della lettura nell’infanzia e il ruolo dei “maestri” letterari nella costruzione della nostra personalità.

Visitate il sito della casa editrice per consultare il catalogo e iscrivervi alla newsletter http://www.elliotedizioni.com/

 

 

Le Fiabe floreali di Louisa May Alcott

louisa-mayCiao booklovers,
Oggi vi parliamo di un piccolo grande capolavoro firmato Elliot edizioni: Fiabe floreali di Louisa May Alcott.

Finita una festa di balli e canti nel Mondo della Fate, la Regina invita ognuna delle sue damigelle a raccontare alle altre una fiaba, per trascorrere insieme il resto della notte sotto la luce della luna. Nasce da voci fatate la piccola raccolta di Favole floreali, pubblicata nel 1885 dalla celebre autrice di Piccole donne. A quindici anni, Louisa raccontava storie ai figli dei vicini di casa, tra cui quelli dello scrittore Ralph Waldo Emerson e sua moglie, a cui la raccolta fu dedicata. Attraverso questi incontri con fate, elfi e animali, l’autrice pone le fondamenta per alimentare nei piccoli ascoltatori l’idea di amore, gentilezza e responsabilità, mettendo alla prova la propria incredibile fantasia di scrittrice.

“Ora, amiche mie”, disse la Regina, “per ingannare il tempo finché questa splendida luna non sarà tramontata, ognuna di noi racconti una storia, o riferisca quello che le è accaduto o che ha imparato nel corso della giornata”

Una raccolta meravigliosa, un piccolo gioiello letterario che ci fa riscoprire la magia di una scrittrice che ha accompagnato generazioni di giovane donne.

Immergetevi anche voi nel bellissimo mondo delle fiabe della Alcott, acquistatelo qui Fiabe floreali:  https://www.amazon.it/dp/8869932117/ref=cm_sw_r_cp_apa_PBFKybR7M26MY

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