Federico Grazzini, techno, funk, e un Negroni col sorriso

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Un’altra festa sulla spiaggia. Non al calar del sole, ma durante il suo splendore. La base? Techno, funk e dance elettronica. L’ospite atteso è Federico Grazzini, che si divide fra Italia ed Ibiza. E suonerà (immagino) “Cicomero”, “Amethyst”, e l’ultima “Purple Fur”. Ok, vado! Parcheggio, accedo, salgo in consolle a salutare, e per scattare il selfie “di rito”. Federico si dichiara disponibile all’intervista. Che trascrivo qua, come sempre, per voi, miei Angels! Continua a leggere

Angelo Ferreri, l’empatia e la disco music

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Difficilmente resisto al richiamo del mare. Sarà stato l’imprinting della (precocissima!) lettura dell’Odissea, chissà. Tutti quei viaggi di Ulisse, anzi, di Odisseo, mi hanno profondamente affascinato. Questo è uno dei motivi per cui mi sto dirigendo verso lo stabilimento balneare, che ospita l’evento sulla spiaggia, al crepuscolo. Drink e musica. E l’ospite è il dj siciliano Angelo Ferreri, eletto come miglior produttore Jackin House su Traxsource. Questo rappresenta un altro motivo per cui sono qua: Ferreri suona e produce un genere musicale che io conosco poco. E voi, Angels, lo sapete ormai, che sono curiosa! Eccomi in consolle, per il selfie di rito. E poi arrivano anche, ovviamente, domande e risposte. Continua a leggere

Dodicianni, Batman, il chinotto e la felicità

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

A chi mi domandi l’età, rispondo sempre: “Interiormente dodici anni”. Ecco perché, scorrendo la lista dei gruppi in gara sabato sera alle audizioni live di Musicultura, ho pensato fosse logico per me intervistare “Dodicianni”. Ormai lo sapete, cari Amici: le mie interviste seguono l’ispirazione del momento! Quindi, sedetevi comodi, sorseggiando un buon drink, ed accompagnatemi in questo viaggio, insieme ad Andrea Cavallaro, alias Dodicianni.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? Continua a leggere

Musicultura, Cane sulla Luna, Regione Trucco e gin tonic… in musica!

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

La magia delle audizioni di Musicultura non si può spiegare a parole. Ci si siede semplicemente nel teatro gremito di persone, si ascoltano gruppi e solisti con generi diversi, ma spesso molto molto bravi. Poi si rientra a casa con la sensazione di aver vissuto momenti musicali particolari, che si imprimono nella memoria. Da tempo sognavo di tornare a vivere quelle emozioni, e sabato sono riuscita ad incontrare ben due gruppi, entrambi premiati. Ma le mie interviste sono arrivate prima del giudizio della giuria! Ecco a voi, Amici, le mie chiacchierate al festival. Per Regione Trucco, mi risponde Umberto D’Alessandro, e per Cane sulla Luna Nicola Pressi.

Se foste supereroi, che supereroi sareste e che superpoteri avreste?

Umberto: Che domanda strana! Potrei risponderti banalmente Superman, perché può vedere sotto i vestiti delle donne! Infatti,  Lois Lane si mette dietro un vaso di piombo.

Nicola: Se fossi un supereroe, sarei Batman, perché è quello più contrastato. Non riesce mai a capire il limite fra il Bene e il Male. Questo penso sia il suo superpotere più grande. Perché in realtà Batman non ha superpoteri, ha solo un sacco di soldi. Bruce Wayne li ha. Il disagio che prova Batman nel capire dove finisce il Bene e dove inizia il Male e viceversa, credo che sia la più grande spinta che abbia, e vorrei averla pure io.

Avete la macchina del tempo: dove andate?

Umberto: Tornerei a 14 anni fa. Per credere ancora di più nella musica ed impegnarmi ancora di più in ciò che ho fatto. Senza andare troppo indietro nel passato.

Nicola: Se avessi la macchina del tempo, in parte rimarrei qua. Perché se sono nato qua, nel periodo che viviamo, un motivo ci sarà. Non sono io a deciderlo, questo motivo. Però, se proprio dovessi usarla, sarei ben contento di andare negli anni ‘90, in zona Seattle, a sentirmi il concerto dei Nirvana.

Perché avete scelto proprio quel nome per la vostra formazione?

Umberto: La scelta del nome “Regione Trucco” nasce perché inizialmente arrivavamo da Regioni diverse. Cercando di inventarci il nome di una Regione, abbiamo detto: “Troviamo un trucco per creare una Regione comune…” Da lì, Regione Trucco! (Adesso viviamo vicini).

Nicola: Il nostro progetto solista con la band si chiama “Cane sulla Luna”. Il mio soprannome è Cane. Sono 10 anni che mi chiamano così; me lo ha dato un mio caro amico, che è un co-fondatore del progetto. Mi disse: “Sei fedele come un cane, hai gli stessi principi di un cane: ti chiamerò Cane. Perché non chiamare anche la band con questo nome, così ti prendono in giro tutti?”. E questo è quanto!

Qual è il vostro drink preferito?

Umberto: Bella domanda! Vado a periodi. Adesso è il periodo del gin tonic.

Nicola: Il gin tonic, per un motivo molto semplice. Perché stando molto in giro per la musica, suonando parecchio in giro, a chiedere un drink molto elaborato rischi di bere una schifezza. Il gin tonic, invece, è frizzantino, si beve bene.

Cosa potete fare per salvare il mondo?

Umberto: Cercare di essere buono. Cercare di farmi i fatti miei senza rompere le scatole agli altri (ride). E fare la raccolta differenziata!

Nicola: Scrivere le canzoni. Esattamente questo.

Belle atmosfere, eh, amici? Quindi, in alto gli highballs, ascoltando ottima musica, meglio se dal vivo e sperimentale!

Cercando sempre di vivere al centro del proprio universo…

Alla prossima!

Who’s Who

Per chi non lo sapesse..

Regione Trucco. La band nasce ad Ivrea, per volontà del cantautore Umberto D’Alessandro. Il loro primo singolo, “Mama don’t cry”, uscito sul sito di Repubblica nel 2017, ha vinto il premio “Una canzone per Amnesty”, categoria under 35. Il loro primo album, “Regione Trucco”, vanta la produzione di Cosmo. Nelle Audizioni 2019 di Musicultura vincono il premio “Centro Val di Chienti”.

Cane sulla Luna. Si tratta di un progetto il cui intento è di riunire poesia, musica, e arti visive e performative. Dopo concerti-performance, tenuti in rassegne di arte contemporanea nel periodo compreso fra il 2014 ed il 2016, il progetto si orienta verso la dimensione cantautorale, con la direzione di Nicola Pressi, voce e frontman, nonché polistrumentista. Nelle Audizioni 2019 di Musicultura vincono il premio della critica “Un certain regard”.

Il MIF, l’acqua e i taxi

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Una serata di un po’ di tempo fa, a Rimini. Ma mi fa piacere, tanto più che è ufficialmente iniziata la stagione dei festival musicali all’aperto, condividere con voi questo racconto.

Otto di sera, crepuscolo. Strade vuote, tutti a cena, tranne una signorina, di spalle, alla fermata degli autobus. Mi avvicino dicendo “mi scusi”, lei si gira imbarazzata, e siamo imbarazzate in due: io non immaginavo chi fosse,  lei presume che io non le stia chiedendo un’indicazione stradale, e non sa come fare a spiegarmi che le sue preferenze sessuali non includono me. L’imbarazzo (suo) si scioglie quando il mio “Mi scusi” prosegue con “Saprebbe indicarmi la stazione?”. La ragazza lascia andare il respiro trattenuto fino ad allora, sorride e addirittura mi accompagna fino ad un cartello stradale. Anch’io sorrido e la ringrazio. Senza sottolineare che no, tranquilla, neanche io avrei mai incluso lei nelle mie preferenze. E magari avremmo potuto scoppiare a ridere insieme. Ma ora le mie priorità sono altre. Trovare queste benedette navette taxi per il Music Inside Festival e ripararmi dalla pioggia, che ha iniziato, leggera ma insistente, a cadere fitta nella sera fresca. I taxi ci sono, certo, presi d’assalto da fan della musica techno, che non vedono l’ora di partecipare alla seconda edizione della rassegna musicale. Io sono sola e il tassista, dopo aver riempito la navetta con 6 ragazzi allegrissimi, mi fa accomodare al posto di fianco al suo, e subito si capisce che la tariffa concordata sul sito web è opinabile…

Arrivata, pago, scendo e ottengo sia il braccialetto omaggio che il pass per la stampa (due is meglio che one, lo dicono anche in una pubblicità!), e mi avventuro nel grande stabile della Fiera di Rimini, pieno zeppo di appassionati di musica provenienti, anche, da oltre confine. Nella hall, mi sento chiamare, mi volto: Lorenzo e Alessandro, proprio loro mi avevano indicato il nome di Mattia Duranti, colui che gestisce i contatti con la stampa (e che mi ha fornito di conseguenza il pass d’ingresso). È davvero tutto ben organizzato, nonostante la vastità della struttura edilizia e la complessità degli eventi in contemporanea.

Ci sono tre padiglioni, chiamati col nome di un colore, blu verde o rosso, quel colore che prevale negli effetti di luce al di sopra del palcoscenico, perché è di un palco (non di una semplice consolle) che si tratta, a sottolineare l’importanza dei dj che si avvicendano, a partire dalle 19:30 fino alle 04:00 del mattino. Vere e proprie star della nostra epoca, dato che siamo tutti in cerca di nuovi miti che ci facciano emozionare e sognare, oltre che ballare, ovvio. Da Sven Vath ad Alicante (che è già stato “ospite” di Drinking!!), a Ralf a Sam Paganini, a Sasha Carassai e molti molti altri, sino ad arrivare a Paul Kalkbrenner, che infiamma non solo la platea ma anche letteralmente la consolle. Quasi alla fine della sua performance, infatti, l’audio manca e lui ironicamente si siede sopra ai macchinari che fanno i capricci, restando con lo sguardo nel vuoto e attendendo. Nessun problema, ci sta: è il bello dei live, sapere che tutto è vero e vissuto nell’istante. Bevo un po’ d’acqua, gentilmente fornita dall’organizzazione. Per rientrare in hotel (stanchissima) cerco un taxi, ma mi fermo alla pensilina sbagliata, dove passano gli autobus!

Me ne renderò conto solo dopo aver chiacchierato con alcune persone, tra cui un giovane marocchino che ha ritenuto inutile pagare il biglietto del festival in quanto (così dice) ha già sentito tutti quei dj a Ibiza, quando faceva il cameriere in un locale. Incalzato dalla mia domanda sul nome del locale in questione, si impappina. Io intanto abbandono la pensilina, perché come un miraggio è apparso un taxi, fermato da me e da due ragazzi, di cui segno i nomi, Francesco e Lorenzo, perché si rivelano gentilissimi: loro che sarebbero scesi dall’auto molto prima di me, si incaricano di pagare l’intera corsa al tassista, Fabio, che lasciandomi davanti all’hotel, mi elogia con un complimento che si sente autenticamente vero (“è stato un piacere parlare con te”). Più che altro, abbiamo riso tanto: sono ironica, sempre, conversazione tranquilla e buffa talvolta. Che dire? Sicuramente, buona estate, buona musica e… stay tuned, alla prossima!

Tag: drinkingwithla, festival, Mif, musica, dj, acqua, taxi

Ricky L., la verità e il vermentino sardo

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Un drink con Alessandra Lumachelli

Da brava clubber, e da curiosa, se esiste la possibilità di intervistare un dj (o come lo chiamo io, un creatore di musica), ne approfitto e ne sono entusiasta. Nei club sembrano distanti, concentratissimi con le loro cuffie, e ci si domanda a cosa pensino, nel frattempo. Così, provo a chiedere alcune cose anche a Ricky L, che a prima vista sembra serissimo, ma in realtà è spiritoso e divertente. Si capirà in particolare nell’ultima “risposta-non risposta”! Partiamo, Amici? Intraprendiamo un altro viaggio insieme.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? Può essere anche un personaggio dei fumetti.

Ricky: Non ho mai amato molto i fumetti. Potrei inventarmelo? [io: anche!] Ti potrei dire “Ermeto Pasqual”! Ha dei grandissimi poteri musicali: definirlo percussionista sarebbe riduttivo. Sinceramente non credo di avere mai avuto un supereroe preferito; Superman, Batman non mi hanno mai incuriosito più di tanto.

Se avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato, presente o futuro?

Ricky: Alessandra, me la metti su un piatto d’argento!! Io ovviamente cerco solo il presente, quindi, se avessi la macchina del tempo, cercherei esattamente il presente. Penetrandolo in ogni suo istante. Né prima né dopo.

Che cos’è per te la relazione? Che cosa è fondamentale per te in una relazione (amicizia, amore, lavoro…)?

Ricky: non ci ho mai pensato. Potrei dirti una serie di banalità … [io: no! Una cosa in cui tu credi veramente] Nella verità, direi, dove ci rientrano parecchie cose dentro: lealtà, rispetto, la verità! Come dice Brunori Sas. Molto bello, tra l’altro, quel pezzo.

Il tuo drink preferito?

Ricky: mi piaceva molto la grappa, ma ho smesso di berla. Mi piacciono i vini bianchi importanti, come il vermentino sardo. Non amo il vino rosso. [nel frattempo gli arriva un drink]. Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo? Ricky: [beve] [io rido: bere?!].

Allora, Amici, in alto i calici ricolmi di vermentino… perché a volte è necessario berci su! (Sempre con moderazione, mi raccomando) Alla prossima!

Alessandra

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Ricky L, alias Baffopizza, (nome d’arte di Ricky Luchini), è un dj indissolubilmente legato al club “Red Zone” di Perugia. A 11 anni ha il suo primo mixer, e a 15 fa il suo primo tour a Riccione come dj prodigio, suonando al “Vae Victis”. A 16 anni inizia col “Red Zone”, creato nel 1989 da Sauro Cosimetti. Famosissima la sua traccia House “Born again” del 2005, riproposta nel 2009 col titolo di “Born again 2010”, dato l’enorme successo riscontrato.

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

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Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Ammirando stupita le acrobazie degli attori in film come “Matrix” o “Spiderman”, pensavo: “Okay, è solo fantascienza: possono realizzarlo facilmente attraverso la computer grafica”. Poi mi sono incuriosita, vedendo Daniel Craig (alias James Bond) volteggiare su una gru alta decine e decine di metri in “Casinò Royale”, e mi sono ripromessa di saperne di più. È per questo che, leggendo un avviso sulla bacheca dell’Università, ho contattato un esperto di Parkour, Luca Fabbracci. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? (Io penso subito a Spiderman, o magari a Neo di “Matrix”)
Il supereroe che mi è sempre piaciuto più di tutti è Wolverine, che è tutta un’altra cosa! Un altro stile. Mi affascina proprio per la sua storia: bello e dannato. Spiderman mi piaceva quando ero piccolo. Ora preferisco Wolverine, come supereroe, anche se ha una vita bruttissima, però! Come superpotere, mi ha sempre affascinato il fuoco, quindi il poter manipolare il fuoco è una cosa che mi piacerebbe fare. (Io: come il supereroe dei Fantasici Quattro?) Sì, come la Torcia Umana!

Se avessi la macchina del tempo?
Se io avessi la macchina del tempo, viaggerei, ma non per cambiare qualcosa. Più che altro, per curiosità personale, per andare in varie epoche, in vari momenti storici, per vedere com’era la situazione allora. Perché se ne raccontano tante, ma vai a capire se era davvero così la vita. Mi ha sempre interessato la storia più antica, i Romani, i Greci … la battaglia fra gli Spartani e i Persiani. Ci hanno fatto film, fumetti, ecc. È una parte di storia che mi affascina. L’era moderna mi interessa meno: forse cercherei periodi storici ben precisi, in cui è successo un fatto particolare che mi colpisce ma a livello culturale.

Che cos’è la vertigine, per te?
(ride) Mi hai colto in castagna, perché io soffro di vertigini! Questa cosa lascia tutti sorpresi; mi domandano: “Fai Parkour e soffri di vertigini? Come riesci a fare le cose che fai?”. Innanzi tutto, mi piace chiarire che il Parkour non è per forza legato alle altezze. Si può stare anche a piano terra. Anzi, di solito si comincia dal piano terra, e poi uno se vuole salire, sale. Io non soffro di una forma patologica pesante, è solo una forma di ansia. Le vertigini si possono “allenare”, come tante altre cose. Piano piano, ci vuole più tempo, ma esistono allenamenti apposta per migliorare questa ansia. Quindi, per me la vertigine è semplicemente un altro limite da superare. E si supera con la consapevolezza, con l’abitudine, partendo da cose tranquille, gestibili, ma che non diano uno stato di rilassatezza completa. Per esempio, io ho iniziato camminando su due muretti paralleli, non molto alti, che non mi creavano preoccupazione. Comunque, secondo me, è anche una questione di stato mentale.

Qual è il tuo drink preferito?

Non bevo tanto. Non sono astemio: bevo birra, vino, ma saltuariamente. Invece il caffè è un mio “vizio”. E mi piacciono molto i centrifugati, di frutta o di verdura, ma sempre mescolati. Non con un frutto solo, perché quando si mescola, i gusti diventano interessanti.

Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Ah, il mondo è un obiettivo grande! Però, insegno Parkour e per me nel Parkour c’è un fine educativo. Perché dietro il salto c’è molto lavoro, non solo a livello fisico, ma anche della persona, sui valori. Anche se queste cose non appaiono mai, perché la gente vede il salto e si ferma lì, alla superficie. Quindi, penso che se io riesco già con la mia pratica o col mio insegnamento a sbloccare una persona, allora già ho fatto tanto. Se riesco a insegnarle qualcosa sul rispetto di sé, sul rispetto dell’ambiente o altri valori che trasmetto attraverso la disciplina, ho fatto la mia parte per migliorare il mondo. Poi se riesco a farlo con tante persone, sono ancora più contento! Questo è un ottimo investimento del mio tempo!

Capito, Amici? Saltiamo, vincendo le nostre paure, e rispettando il mondo intorno a noi! E, ovviamente, in alto gli highballs!
A presto!

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Who’s Who
Per chi non lo sapesse …

Luca Fabbracci, nato nel 1987 è un ingegnere civile che da sempre ha amato la pratica sportiva. Dopo aver passato l’infanzia a provare diverse discipline (nuoto, sport con la palla, avviamento all’atletica…), ha scoperto (a 12 anni) le arti marziali che hanno avuto un forte impatto nella sua crescita fisica e spirituale: il Karate. Nel 2010, scopre la pratica del Parkour tramite un amico e la visione dei video che giravano in rete, ma sarà solo nel 2011 che inizierà ad immergersi con serietà e dedizione in questo mondo, rendendosi conto di quanto fosse vasto e sfaccettato il “mondo dietro il salto”. Comincia così il primo “vero” anno di pratica autodidatta e studio della disciplina attraverso siti, documenti e le esperienze scritte dai praticanti più veterani. La sua voglia di approfondimento lo ha portato fin da subito a viaggiare per partecipare a raduni ed eventi, dove ha avuto modo di crescere ulteriormente sotto gli insegnamenti di alcuni dei fondatori e di altri esperti. Nel 2012 si trasferisce ad Ancona per proseguire gli studi di ingegneria e si unisce ad AP3 come atleta, per poi decidere nel 2014 di intraprendere la via dell’insegnamento. Dopo un periodo di affiancamento a uno dei coach del gruppo e il conseguimento della laurea in Ingegneria Civile, torna nella sua città d’origine per aprire un nuovo corso. Agli inizi del 2016 ottiene la certificazione ADAPT livello 1, un traguardo iniziale per la nuova strada intrapresa, che sta proseguendo attraverso seminari, workshop e viaggi. Tutto rivolto al fine di approfondire la conoscenza di se stesso attraverso il movimento, oltre alla volontà di migliorarsi come istruttore/educatore. Nell’Ottobre del 2016 apre un nuovo corso a Jesi in collaborazione col la UISP territoriale.
L’art du deplacement (Arte del Movimento), conosciuto anche col nome di Parkour, è una disciplina che punta ad allenare il proprio corpo al fine di muoversi in un ambiente, qualunque esso sia e in qualsiasi condizione. È una pratica nata nelle strade, eliminando così il bisogno di una struttura specifica o accessori, bastano una tuta e un paio di scarpe per iniziare. Lo scopo principale è quello di far crescere le capacità motorie dell’essere umano (corsa, arrampicata e salto), attraverso una preparazione fisica a 360° che comprende l’allenamento di forza, resistenza, equilibrio, esplosività, ecc. Un importante ruolo l’assume la crescita psicologica del praticante che nelle sessioni di allenamento può trovarsi di fronte a sfide man mano crescenti con lo scopo di un miglioramento personale. Da questo si deduce che è una pratica costruita attorno alla persona e adattabile a chiunque. Se ci si pone nella giusta ottica di allenarsi per migliorarsi e muoversi in base a ciò che il nostro corpo ci consente, migliorando con i propri tempi, non ci sono barriere che impediscano di iniziare questa disciplina.