Personaggi femminili forti: Ritratto di donna in cremisi di Simona Ahrnstedt

Titolo: Ritratto di donna in cremisi

Autrice: Simona Ahrnstedt

Casa editrice: Sperling&Kupfer

Genere: Narrativa

Pagine: 430

Formato: Rilegato/eBook

Ritratto di donna in cremisi, romanzo di Simona Ahrnstedt, edito Sperling & Kupfer, ci porta nelle atmosfere della Svezia di fine Ottocento più precisamente a Stoccolma nel 1880 e ci racconta una storia d’amore, la storia di una donna molto forte.
Questo libro è un romanzo di formazione e resilienza, racconta infatti di una giovane donna, Beatrice, che, rimasta orfana  cresce a casa dello  zio paterno, ma purtroppo Beatrice riesce a stabilire un legame affettivo unicamente con la cugina Sofia, unico suo punto di riferimento in famiglia.
Bea a diciotto anni non sa ancora di non essere padrona della sua vita e del suo destino, infatti lo zio e il cugino decidono di vendere la ragazza al migliore offerente  e di imporle  così, sotto minaccia, il matrimonio con il viscido e anziano Conte Rosenschiold, un uomo senza scrupoli, misogino e violento. Beatrice cerca di opporsi  a questo matrimonio, ma per salvare la cugina Sofia, unico affetto che le è rimasto, che rischierebbe altrimenti di prendere il suo posto, decide di cedere al ricatto del crudele zio.
La ragazza però nel frattempo si innamora di Seth, un giovane imprenditore norvegese dal carattere cupo ma dall’animo generoso. Seth, un’uomo che, al contrario del misogino conte, rispetta le donne, tenterà di sottrarre Beatrice al suo destino e si batterà per lei per tutta la durata della storia.
Bea passerà in pochi anni dall’essere una giovane adolescente a diventare una donna forte e risoluta.
Ciò che mi ha colpito negativamente è stata la mentalità ristretta e gretta della Svezia di fine Ottocento nei confronti delle donne, totalmente sottomesse al volere dei padri e dei mariti, in contrasto, con quella più aperta di altri paesi europei, come Francia o Inghilterra, dove la situazione si stava un po’ evolvendo.
La donna era considerata un oggetto dell’uomo, una bambola senza personalità gestita prima dal padre e poi dal marito, costretta a dedicarsi ad attività domestiche Il mondo della donna si limitava a al salotto e alla camera da letto.
È sconvolgente leggere di donne ritenute “affette da isteria”, a cui veniva praticata l’isterectomia per renderle più “docili”.

“Per quanto mi riguarda sono molto esigente quando si tratta della mente che deve decidere per me”. Poi sollevò il bicchiere.”Non credete che dovrei meritare una mente tutta mia, anche se sono soltanto una donna?”

A Beatrice viene infatti negata la possibilità di leggere libri e quotidiani, ma la ragazza ribelle per natura, decide di non sottostare a tutto questo. Inizia a leggere di nascosto ed esprime le proprie idee in pubblico a dispetto delle regole imposte dalla società in cui vive, provocando le ire degli uomini della sua famiglia e di suo marito. Questo atteggiamento le costa spesso punizioni corporali e psicologiche, prima da parte di suo zio che la lascia chiusa nella sua stanza senza acqua né cibo, per giorni a deperire e disidratarsi, per farle “abbassare la testa” e decidere di sottomettersi al suo volere, poi da suo marito che la violenta nel modo peggiore, creandole ferite fisiche e psicologiche difficili da rimarginare.
Nella prima parte del romanzo sono descritte alcune scene piuttosto cruente, necessarie alla veridicità della storia, che successivamente nella seconda parte , lasceranno spazio a più leggerezza spensieratezza.
Il carattere ribelle di Beatrice e il suo grande amore per Seth, le costeranno quasi la vita.

Lo stile di scrittura di Simona Ahrnstedt è scorrevole e chiaro e le descrizioni degli ambienti e dei personaggi, estremamente minuziose, permettono al lettore di figurarsi visivamente ogni scena del romanzo come una sequenza cinematografica.
Consiglio il romanzo Ritratto di donna in cremisi a chi ha voglia di leggere uno spaccato della Svezia di fine Ottocento, di conoscere la posizione della donna nella società dell’epoca e leggere una bellissima e travolgente storia d’amore, passionale e travagliata.

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Donne difendetevi dal terrorista psicologico!

Terrorismo psicologico:
“Metodo di intimidazione basato su una continua pressione psicologica finalizzata a influenzare i comportamenti e le opinioni delle persone.” 

Purtroppo le vittime più comuni di questo terrorismo psicologico sono le donne e la maggior parte delle volte questa oppressione si consuma tra le pareti domestiche.
L’intimidazione può arrivare da ogni membro del nucleo familiare, marito, padre, fratelli, figli.
Le donne considerate da anni, da uomini vigliacchi, il sesso debole, sono spesso costrette a sottostare a soprusi psicologici che trovano la loro espressione in minacce, svilimenti, insulti, umiliazioni fuori e dentro le mura della propria casa.

Il  genere di maschio che effettua il terrorismo psicologico su una donna, non è un uomo, è addirittura inumano. Sono persone (se così le vogliamo chiamare convenzionalmente…) che nascondono dietro questi atteggiamenti gravi frustrazioni e disagi inespressi. Persone che non sentendosi appagate dalla propria vita, si creano un loro mondo fatto di sudditi, ma che in realtà sono oppressi e loro ne sono i dittatori.
Questi dittatori psicologici effettuano ogni giorno violenza, attraverso le parole e i gesti quotidiani.
La persona oppressa alcune volte non riesce immediatamente a rendersi conto della situazione in cui si trova, attribuendo a se stessa parte della colpa.

I metodi usati sono crudeli. Il terrorista psicologico fa spesso leva sui punti deboli e sulle paure della persona che sta sottomettendo. Minaccia di renderle la vita impossibile, utilizza parolacce, insulti e umiliazioni per minare l’autostima della vittima fino ad arrivare a distruggerla completamente. Si approfitta delle donne che gli sono intorno, perché le ritiene deboli, perché non è capace di confrontarsi con il mondo esterno e così riesce a sentirsi  padrone di qualcosa.
Chi mette in atto questi atteggiamenti non è altro che un bullo.

I bulli sono terroristi delle emozioni.

Questa è violenza. La violenza non è solo fisica. Se qualcuno minaccia di usare violenza, anche se non lo fa nella pratica, sta già violentando la mente della vittima, e questa in quanto tale sta già subendo il trauma.
Le umiliazioni non sono tali solo se rese pubbliche. Le umiliazioni peggiori sono quelle che si consumano in privato, quelle che si insinuano nella psiche della vittima per renderla debole fino ad arrivare a credere agli insulti e agli svilimenti psicologici del proprio oppressore.
Se un uomo vi dice che non valete nulla, che non concluderete mai nulla di buono nella vita, che accanto a voi tutti soffrono, che nessuno vorrà mai starvi accanto, che siete il male del mondo e che gli avete rovinato la vita e lo farete con chiunque vi si avvicini, sta cercando di condizionarvi psicologicamente. Sta attuando una violenza psicologica.
Non credete a tutto questo e ripetete a voi stesse come un mantra che è solo un frustrato che cerca di chiudere anche voi nel suo mondo fatto di irrealizzazione e paura. Paura del confronto. E attribuisce a voi la colpa dei fallimenti della sua vita.

Allontanate da voi questa persona, se potete e se si tratta di un compagno o di un marito.
Se invece si tratta di un familiare che al momento non potete allontanare, siate forti, siate più forti di lui. Non fatevi scalfire. Ricordate che il terrorista psicologico non merita di essere nemmeno ascoltato.
Ricordate che sono persone che mirano a minare la vostra sicurezza e la vostra anima.
Cercate di farvi scivolare le sue parole come acqua e sedetevi tranquille. Fate altro. Pensate a voi stesse e alla vostra realizzazione personale. Quella che lui non otterrà mai davvero! Questa sarà la vostra migliore rivalsa nei confronti di chi ha cercato di rendervi una nullità sottomessa alla sua egemonia psicologica.
Un giorno li guarderete dall’alto, con il dovuto distacco, una sensazione che loro non proveranno mai, ossessionati come sono dal cercare di sottomettervi, non riusciranno mai ad essere veramente liberi.

Non lasciarti intimidire. Guarda avanti! Non soccombere! Tu sei più forte di lui, sei DONNA!

L’errore della lingua italiana

Viviamo nell’epoca di internet, delle notizie che viaggiano al secondo, della parola scritta che, dalle pagine stampate, è giunta su uno schermo a cristalli liquidi. Mai come nell’ultimo decennio, la parola scritta sta andando a sostituire l’oralità della lingua – e vedere una parola è ben diverso dal sentirla pronunciare. Quando si parla, gli errori – almeno in extremis – vengono perdonati, ci si passa sopra perché, si sa, si può parlare velocemente, in preda alle emozioni – e gli errori vengono accettati. Ma con la parola scritta, con le lettere digitate su una tastiera, la situazione è ben diversa. La parola scritta, a differenza di quella parlata, resta, continua a volare nell’etere digitale per mesi ed anni – e con sé anche ogni possibile errore che gli si voglia imputare.

Viviamo nell’epoca della parola scritta e del politicamente corretto – e solo ora la società sembra rendersi conto della profonda discriminazione sessista presente all’interno della lingua italiana.

Siamo italiani, viviamo in Italia, in un paese in cui solo nel dopoguerra le donne hanno avuto diritto di voto, dove solo nel ’48 le donne sono state dichiarate pari agli uomini, dove solo nel ’68 l’adulterio femminile non è più considerato reato. Siamo cittadini del mondo e ancora siamo costrette a parlare di disparità salariale, di molestie sul posto di lavoro o su un autobus, di licenziamenti per maternità.

Siamo donne – e la lingua italiana non ci aiuta a conquistare la parità.

Un cortigiano: un uomo che vive a corte.

Una cortigiana… una mignotta.

Un massaggiatore: un chinesiterapista.

Una massaggiatrice… una mignotta.

Un uomo di strada: un uomo del popolo.

Una donna di strada… una mignotta.

Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso.

Una donna disponibile… una mignotta.

Un passeggiatore: un uomo che cammina.

Una passeggiatrice… una mignotta.

Uno squillo: il suono di un telefono.

Una squillo… dai, non la dico nemmeno. […]”

 

È stata Paola Cortellesi a esibirsi in questo monologo durante la premiazione dei David di Donatello del 2018… e sembra assurdo che – nel 2018! – si debba ancora sentire il sessismo all’interno di una lingua. Di una lingua antica, le cui radici affondano nel latino, la lingua dei sommi poeti fiorentini, delle grandi menti del Rinascimento. Di una lingua che, nel gergo comune, discrimina il sesso femminile.

Siamo nel 2018 e ancora non è uso comune usare le parole al femminile senza sentirsi insultati – e come dar torto? Viviamo in un mondo che, istituzionalmente, a livello profondamente formale, vedrà anche la parità tra uomini e donne; ma non a livello pratico. Viviamo in un’epoca in cui una donna deve battersi per diventare una professionista rispettata, che sia un avvocatessa, una dottoressa o una professoressa. Viviamo in un’epoca in cui una carica importante deve essere solo al maschile perché Ministro, Sindaco o Presidente sono sempre stati lavori da uomini – e che le donne facessero la casalinghe o le insegnanti elementari, con tutto il rispetto per le categorie!

Sinceramente, da profonda femminista quale sono, non riesco a dar torto ad una donna che diventa avvocato, medico o giudice, nonostante, essendo giornalista, la questione potrebbe riguardarmi ben poco. Se il mondo e la lingua italiana discriminano la donna non ponendole il giusto rispetto per la sua professionalità, come possiamo aspettarci di raggiungere – nel XXI secolo – la parità di diritti sotto ogni singolo aspetto della vita quotidiana?

Le donne, quelle che si battono, che affrontano il mondo a testa alta – tutte le donne! – lottano per essere riconosciute per quello che sono, per i sacrifici che hanno compiuto, per mostrare il proprio cervello prima del proprio corpo. E sì, si lotta per quel maschile, per quell’etichetta che, una volta, descriveva professioni a solo appannaggio degli uomini e di cui ora le donne si stanno appropriando. E non si deve discriminare una donna che ha detto a voce alta che ha lottato per diventare avvocat-O, che ha lottato per diventare Ministr-O… perché è qui che la lingua italiana sbaglia, è qui l’errore di Dante, Petrarca e Boccaccio: il femminile di alcune professioni, nonostante sia una battaglia della quale ogni donna dovrebbe farsi carico, porta ad una, seppur sottile, discriminazione, come a mettere un’ennesima etichetta su un qualcosa che dovrebbe essere normale – ma che, nel 2018, provoca ancora scalpore. E ben venga il maschile, allora, se questo vuol dire azzerare qualsiasi forma di sessismo… almeno nell’ambiente professionale (se ci si riesce).

P.S. Alla fine stiamo ancora attendendo un Presidente degli Stati Uniti donna.

Faremo foresta di Irene Bernardini

In libreria da martedì 30 gennaio 2018, Faremo foresta di Ilaria Bernardini (Mondadori 2018).

Un romanzo vivo, tenero e vibrante in cui il vero protagonista è l’amore in tutte le sue sfaccettature. L’amore che intensifica la sua azione salvifica attraverso la solidarietà, l’empatia e il coraggio delle donne. Una bella storia delicata e rivoluzionaria, di una rivoluzione gentile e dolce.
Anna, la protagonista, parte da un dolore molto comune a tutti: la malattia a cui segue la fine di un matrimonio e un bambino da proteggere. Attraverso un terrazzo a cui ridare vita, attraverso il cibo e la gestualità femminile, attraverso le parole e le piccole cose di tutti i giorni, la vita rinasce, si riforma e si rigenera con la cura, l’attenzione, la presenza fisica come uniche formule magiche della rinascita. Una foresta viva che rigenera se stessa e rigenera chiunque l’attraversi.
Un libro pieno di grazia e di luce, alla fine del quale ci si sente rinati.
Non abbiamo mai più dormito uno di fianco all'altra. Non ci siamo mai più abbracciati nel letto. Non ci siamo mai più detti ti amo. Non mi ha mai chiesto di tornare insieme e io non gli ho mai chiesto di tornare insieme. Eravamo una coppia da quindici anni e i nostri corpi si erano incastrati per quindici anni. Avevo dormito con lui da quando avevo diciannove anni. Era stato la mia vita e io la sua.

Tutto ha inizio nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno Anna incontra per caso Maria, un’amica di sua sorella che non conosce bene. Mentre parlano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l’ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale. bernardiniTrascorre una lunga estate di convalescenza e dolore per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più? La crisi economica ha intanto reso tutti più poveri, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte. Attorno alle due donne, solo siccità, incertezza e paura. Finché, insieme, cominciano a occuparsi del terrazzo disastrato e, mentre Maria toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Così, stagione dopo stagione, la menta diventa verdissima e forte, il limone e il fico danno i frutti e spuntano i girasole. L’oleandro e il glicine s’infittiscono, arrivano le lucertole, le farfalle, e ogni mattina un merlo comincia a visitare Anna e Nico. Le due donne imparano a prendersi cura delle piante e l’una dell’altra. E proprio come il terrazzo, anche questa storia si fa sempre più rigogliosa, fino a trasformarsi in una foresta, talmente selvaggia da contenere le vicende di tutta l’eccentrica famiglia di Anna e persino quelle della buffa cartomante a cui lei si rivolge in cerca di aiuto. A partire da un dolore comune a tanti – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere – e armata di un talento luminoso e di una grazia unica, Ilaria Bernardini inventa un alfabeto botanico-sentimentale con cui compone una formula magica dal potere universale. Con Faremo Foresta inauguriamo un movimento gentile, fatto di cura e mani nella terra, di attenzione e di presenza. Questo libro è molto più di una storia, è un inno alla vita, una dolce rivoluzione del pensiero, un mantra per sopravvivere alla siccità e fiorire nel deserto. Per, poi, fare foresta.

 

Calza le mie scarpe al Keiros

La prima della pièce Calza le mie scarpe è andata in scena ieri 9 giugno 2017 alle 21 al Teatro Keiros di Roma in via Padova 38/A. Uno spettacolo teatrale nato da una conversazione tra l’attrice Giovanna Barbero e la ricercatrice Miriam Polli, interpretato dalla stessa Giovanna Barbero, accompagnata dal musicista Francesco Santalucia, per la regia di Roberto Baldassari.

L’atto unico, intenso e coinvolgente, racconta attraverso il corpo, le sensazioni e le parole di Giovanna una breve storia del teatro attraverso l’alternarsi delle voci di cinque personaggi femminili: dalle potenti figure del teatro greco alla storia della danzatrice-mimo, protagonista dell’infamante ars ludicra del teatro latino; fino a giungere all’anno Mille in cui è una religiosa a parlare del suo amore per Cristo che trasmette attraverso il testo drammaturgico. Ci troviamo poi dinnanzi a una vivace interprete della commedia dell’arte e infine ascoltiamo le parole di un’attrice del XIX secolo, che ci racconta del suo modo di recitare, ritenuto da alcuni studiosi dell’epoca l’espressione manifesta di una nevrosi, in particolare dell’isteria. A fare da contorno e a dar voce a tutte queste donne, c’è lei, un’attrice dei nostri giorni, che non riesce più a vivere la sua vita reale poiché fagocitata dai suoi personaggi.

Quella di Giovanna Barbero è una recitazione intensa, che cattura lo spettatore fin dal suo ingresso sul palco, vestita di una tunica semplice che incarna la purezza delle donne. Assistere alle sue trasformazioni man mano che la storia si dipana davanti a noi è come venire trascinati nel vortice della storia globale e personale di un’attrice per parla a nome di tutte e per tutte le donne.

Molto suggestiva la cornice dell’intimo e delizioso Teatro Keiros, che fa da sfondo perfetto a questa pièce carica di suggestioni.

Info e/o prenotazioni: calzalemiescarpe.spettacolo@gmail.com

tel. 06 44 23 80 26

teatrokeiros@gmail.com

Io viaggio da sola

In una società aperta e libera come la nostra, sicuramente la donna trova mille opportunità e mille stimoli, ma siamo sicuro che siano egualitari a quelli degli uomini? Io direi proprio di no! Ci sono ancora molti tabù e limiti per noi donne, uno di questo è per esempio, viaggiare da sole. Se un uomo viaggia da solo per lavoro o per piacere nessuno si preoccupa, né corre grossi rischi, una donna che viaggia da sola, soprattutto per piacere è ancora vista con sospetto, corre molti più rischi di un uomo e deve limitarsi molto di più, si ha la stupida credenza che se sei in viaggio da sola sei in cerca di qualcosa, di avventure o esperienze estreme che possono in qualche modo metterti in pericolo, ecco perché vi do qualche regola per tutelare i vostri viaggi e viaggiare da sole in tranquillità, non rinunciando al vostro divertimento:

1 – innanzitutto cercare di arrivare nella città che si visita, con un volo aereo del mattino o al massimo del pomeriggio, in modo da avere tutto il tempo con la luce del sole e in orari molto frequentati, di trovare con comodo il vostro albergo.

2- prenotare sempre prima l’albergo, il bad and breakfast o l’airbn, in modo da essere tranquille ed avere dei punti di riferimento quando arrivate nella città sconosciuta.

3- la notte preferibilmente muoversi con il taxi, per chi ama guidare e ha un buon rapporto con il navigatore, si può facilmente affittare una macchina a noleggio, sarà sempre più sicuro di passaggi con sconosciuti o mezzi pubblici .

Queste sono le regole principali che io seguo quando viaggio da sola, e capita spesso, per tutto il resto, è divertente e appagante trovarsi sola in una grande città e godersela a pieno, sia per lavoro che per piacere, è bello perché ti misuri solo con te stessa e con i tuoi limiti per affrontare sorprese o imprevisti che sono sempre il sale della vita, per cui mi sento di dirvi, non rinunciate a viaggiare da sole, perché si possono vivere e incontrare emozioni e persone magiche che ti aiutano a diventare una donna migliore, si possono conoscere tante persone e vedere ed incontrare luoghi magici in cui perdersi per poi ritrovarsi. Per cui divertitevi e andate in giro per il mondo senza paura di sentirvi sole o indifese, perché ogni donna ha una forza e delle risorse molto più grandi di quelle di un uomo, basta solo ricordare la maternità, credo che dio quando abbia fatto l’esempio del cammello che passava nella cruna di un ago pensasse al parto, se sei riuscita nello stesso anno a partorire, accudire il bimbo, la casa, fare sport e tornare in forma, supportando e sopportando tuo marito, credo che non ti possa fermare niente e che ti sia giustamente meritata una vacanza solo per te!

 

 

Piccole donne leggono

Ciao booklovers,

oggi vi segnaliamo due letture imperdibili, pensate per piccole donne, ma perfette per tutti i lettori!

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C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Storie della Buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo è il libro più finanziato nella storia del crowdfunding: grazie a Kickstarter ha raccolto oltre un milione di dollari da 70 nazioni diverse in soli 28 giorni, per un totale di un milione e 300 mila dollari dal lancio della campagna in aprile 2016 fino a ottobre dello stesso anno.
Uscito nel novembre 2016, ha venduto 90.000 copie nella sua versione originale americana e già prima della sua pubblicazione era stato venduto in Inghilterra, Germania, Brasile, Turchia, Polonia, Messico, Olanda, Tailandia e finalmente arriverà anche in Italia. A oggi il libro è stato tradotto il 12 lingue diverse.
Il progetto ha già ricevuto un largo apprezzamento da parte della stampa internazionale e italiana, soprattutto in quanto strumento di sensibilizzazione nei confronti della questione di genere ed esempio di eccellenza italiana all’estero.

Link di acquisto: http://www.mondadoristore.it/Storie-buonanotte-bambine-Elena-Favilli-Francesca-Cavallo/eai978880467637/

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Marie Curie non poté studiare in patria, la Polonia, perché in quell’epoca l’università era preclusa alle donne. Per questo si trasferì in Francia dove si laureò e si dedicò alla ricerca con enorme successo, fino al Premio Nobel. È solo uno dei tanti modelli femminili affascinanti, rigorosi, combattivi, mai banali, raccontati da Rita Levi-Montalcini. Storie straordinariamente esemplari per le adolescenti spaesate tra “velinismo” e paure. A loro, e ai loro fratelli e genitori, la più grande scienziata italiana racconta con passione i propri riferimenti personali: figure innovative, fiere e rivoluzionarie che hanno saputo affermarsi e trascinare con sé l’emancipazione della donna nella società occidentale, fino ai giorni nostri.

Hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo per poter studiare ed entrare nei laboratori. Hanno rischiato di vedersi strappare le loro scoperte fondamentali, spesso attribuite ai soli colleghi uomini. Sono state capaci di caricarsi dell’impegno doppio della famiglia e della ricerca. Le storie di settanta donne eccezionali, esempi di emancipazione, genio e perseveranza, nel racconto di Rita Levi-Montalcini.

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Il ritratto è donna: Olga Volha Piashko e Anastasia Kurakina

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Le artiste internazionali Olga Volha Piashko e Anastasia Kurakina in mostra nella Costa Smeralda

Un’esposizione tutta al femminile nella prestigiosa Galleria “Il Novecento”, con le opere di Olga Piashko e la performance live painting di Anastasia Kurakina. Due artiste, due donne il cui talento è noto a livello internazionale grazie ai numerosi premi e riconoscimenti ottenuti, espongono nella meravigliosa cornice della Costa Smeralda. A ospitare Olga Volha Piashko e Anastasia Kurakina durante tutta la stagione estiva, la Galleria d’Arte Il Novecento, prestigioso spazio che ha proposto negli anni opere di artisti come Cascella, Guttuso, Sassu, Gatto, Cazzaniga, Caffè, Borghese, Treccani, Ferraro, Prestileo, Giorgi, Scalco, Bonanni in mostre personali e collettive.

Il tema centrale dell’indagine artistica delle due artiste, il fil rouge che sottende il percorso espositivo è il ritratto contemporaneo, prevalentemente femminile. Olga Piashko, artista di origine bielorussa, utilizza una particolare tecnica mista tridimensionale della pittura ad olio su tela. Le sue opere sono in grado di offrire un’originale e inedita visione pittorico-scultorea dei dipinti. L’artista crea molteplici punti di vista in un percorso che svela, nel passaggio davanti alla tela, il volto del personaggio prescelto: dalle icone moderne, come l’omaggio alla pittrice Frida Kahlo o il ritratto dedicato a Marilyn Monroe, passando per gli autoritratti, fino ai volti comuni, colti sempre con uno sguardo intenso che colpisce per profondità. Lo spettatore si sente coinvolto in questo gioco di riflessi e punti di vista che variano e sfumano creando uno speciale punto d’incontro ordinato tra la realtà e l’astrattismo. La percezione visiva suggerisce una lettura dinamica dell’opera, vissuta dall’osservatore come un continuo svelarsi del soggetto ritratto.

AK DolcevitaA completare il percorso espositivo, l’estemporaneità dei live painting di Anastasia Kurakina, opere realizzate con la tecnica dell’acquerello dall’artista di origine moscovita, che ha saputo imporsi nel panorama internazionale con percorsi diversi e produzioni artistiche di rara intensità. I live painting consisteranno in sessioni di ritratti eseguiti dal vero, in grande formato e senza disegno preparatorio. Le opere sono caratterizzate da ampie pennellate che riescono a far emergere, come per magia, i tratti essenziali del soggetto ritratto; i colori prendono il posto delle emozioni e dei sentimenti, sino a restituire fedelmente la profondità di uno sguardo. Nelle sue opere Anastasia porta con sé le tradizioni e i fondamenti della scuola russa ma li reinventa, scrivendo una nuova pagina nella storia del ritratto contemporaneo ad acquerello.

L’esposizione con performance live, per la prima volta in mostra in Sardegna, nel cuore della Costa Smeralda, ha ricevuto il patrocinio del Centro Russo di Scienza e Cultura e di “Russia beyond the headlines”.

Due gli appuntamenti in programma: martedì 28 giugno, alle ore 19:00, presso la Galleria Il Novecento a Poltu Quatu (Costa Smeralda), si potrà assistere all’esposizione delle opere di Olga Volha Piashko e al live painting di Anastasia Kurakina, con la partecipazione della modella Elena Fateeva, che ispirerà l’artista nel suo ritratto. L’evento verrà ripreso e trasmesso in diretta streaming su Facebook. L’artista Anastasia Kurakina, nello stesso giorno espone a Roma nella Galleria Parione9, zona Piazza Navona, con un’opera sul simbolismo cristiano. L’appuntamento si replica anche giovedì 21 Luglio, per incontrare di persona l’artista Olga Volha Piashko e assistere a un nuovo live painting di Anastasia Kurakina.

La mostra resterà aperta fino al 20 settembre.

Recenti Mostre di Olga Volha Piashko e Anastasia Kurakina
Mostra collettiva in Svizzera presso la A- space Gallery & and KunstraumTeiggi 2.0 in Svizzera, Krines.
Mostre bipersonali di Olga & Anastasia in occasioni di Fiere d’Arte Internazionali a Cambridge, Oxford e all’Ideal Home Show a Londra.
Le artiste sono state invitate a partecipare con delle loro opere ad un’Asta di Beneficenza al Museo Bellini a Firenze lo scorso 30 settembre.
Hanno realizzato l’opera “L’arte nell’uovo di Pasqua” per l’Accademia di Costume e Moda a Roma.

Galleria d’Arte “Il Novecento”
Poltu Quatu (Costa Smeralda)
Loc. Poltu Quatu
07021 – Arzachena (OT)
T. (+39) 331.4294307
www.ilnovecentoarte.it

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Elena Matteucci  matteucci@matebite.it
Nicola Bitetti bitetti@matebite.it
Ufficio Stampa MateBite
http://www.matebite.it

#NoViolenzaSulleDonne

Ciao booklovers,

CadmoDriver

nella giornata contro la violenza sulle donne, voglio proporvi delle letture che mi hanno fatto molto riflettere. Sono romanzi forti e intensi, dove l’amore viene “sporcato” dalla violenza, dove l’invaghimento per una donna diviene ossessione, dove viene lesa la dignità di giovani donne e la loro pura ricerca dell’amore.

Due storie diverse, due approcci culturali diversi, due sguardi profondi su una realtà che vorremmo fosse solo romanzata.

Mani che si sfiorano e baci casti incapaci di nascondersi da sguardi perfidi e pericolosi. Desideri pressanti nel petto, spie di sentimenti a cui non è concesso veder brillare la luce del sole. Un fiore puro esposto alle intemperie, facile preda della gelosia e dell’invidia di cuori malati. Una storia la cui dolcezza si perde in un pomeriggio come tanti che svela i volti di una Nuova Delhi con due anime; un lembo di terra in cui la sacralità confina con la perversione, in cui moralità e amoralità si intrecciano lasciando all’anima che si muove in questo teatro, tanta amarezza e rassegnazione.

copChi siamo noi? Quella che stiamo vivendo è davvero la nostra prima esperienza su questa terra? O siamo il prodotto di molteplici esistenze, frutto di ciò che siamo stati in passato e del modo in cui abbiamo reagito alle avversità della vita? Questi gli interrogativi che inevitabilmente assillano durante la lettura del romanzo. Le vite dei suoi protagonisti, infatti, sono il risultato di un passato più o meno lontano, le cui conseguenze graveranno su di loro fino alla fine dei loro giorni. L’autrice narra la vicenda di Asia ed Eros, del loro amore flagellato e allo stesso modo, a tempo debito, ricompensato dal destino.

#NoViolenzaSulleDonne

Isabella