La regia non è solo una questione maschile

Ph. by Angelo Puricelli

Ludovica Zedda è una giovane regista, che con un solo cortometraggio all’attivo, La viaggiatrice, ha già riscosso parecchio successo tra gli addetti ai lavori, vincendo diversi premi. Dopo aver visto il suo lavoro ho capito il perché, ma solo dopo averla intervistata ho concluso che non poteva essere altrimenti: passione, tenacia, voglia di arrivare sono le parole chiavi per descriverla e sono sicura che sentiremo ancora parlare di lei.

di Manola Mendolicchio

Chi è Ludovica Zedda, come ti sei approcciata al mondo della regia.

Ho 23 anni e sono appassionata di cinema da quando sono bambina. I miei genitori mi hanno sempre portata al cinema a vedere anche film impegnativi trasmettendomi questa passione. Ma il mio approccio con la regia non è stato immediato, alle superiori ho seguito corsi di teatro, seminari, stage, ma a un certo punto mi sono resa conto che nonostante recitare sia una forma d’arte bellissima e molto coinvolgente, la mia recitazione era fine a se stessa e non avevo l’esigenza di esprimermi attraverso la gestualità, la mimica, la mia voce. Questo mi ha portato a interrogarmi in che modo mi sarei potuta esprimere. Era l’estate del 2015 quando ho pensato seriamente alla regia, quindi star dietro alla camera a dirigere gli attori e decidere le inquadrature. Così mi sono iscritta all’Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni, che ho frequentato per tre anni.

Come è stata l’esperienza in accademia.

Un’esperienza altalenante: a mio avviso si potrebbe fare di più per le accademie, per esempio trovo che si faccia poca esperienza sul campo, che invece sarebbe un ottimo modo per mettere gli studenti di fronte alle diverse problematiche che si possono incontrare su di un set.

Dunque hai scelto la regia. Le donne in regia ci sono, ma sono ancora un numero esiguo, per la maggior parte è ancora un mondo maschile. A livello accademico si percepisce questa disparità.

Un po’ sì. Non posso negare che un tantino sotto esame mi ci sono quasi sempre sentita, magari l’argomento non è mai stato affrontato in maniera diretta, ma la sensazione che ho sempre avuto è stata quella: la regia è un mestiere prevalentemente per uomini. Tra gli insegnanti sono quasi tutti uomini; ho avuto anche docenti donne – come la docente di sceneggiatura. Continua a leggere

L’isola dei fiori rossi di Alan Brennert

L’isola dei fiori rossi di Alan Brennert – Newton Compton Editori

Hawaii, fine Ottocento. La piccola Rachel Kalama vive serena insieme alla sua famiglia ; un nucleo numeroso e allegro: il padre marinaio, la madre che invece dedica tutto il suo tempo e le sue energie a lei e ai suoi fratelli. La vita scorre tranquilla, tutto è normale sino a quando il morbo di Hansen – più comunemente conosciuto come lebbra – s’insinua in lei distruggendole la vita e l’infanzia. Rachel, nel rispetto della legge di quel periodo, viene letteralmente strappata alla sua famiglia per essere condotta ed inserita sull’isola di Moloka’i – passata alla storia come l’isola dei lebbrosi. Continua a leggere

Zagara

Nella stanza da letto di qualsiasi donna dovrebbe esserci un baule di legno chiuso. Come quello sopra le mansarde dei film, dove le ragnatele avviluppate negli angoli sembrano capelli di bionda lanuggine grazie ai lucernari, lacunari affrescati di sogni che profumano di fiori d’arancio.

Perché le donne sono disposte a spendere tanto per un vestito solo? Che rapporto abbiamo con l’amore?
Penso abbia a che fare con noi, con la nostra espressione, che vuole restare fedele a quel momento di compiutezza, in cui uno strascico sembra leggero ed ogni taglio ci rappresenta. Potremmo invecchiare all’istante e aggrappare gli stessi sogni lisci insieme alla pelle.

Le mode sono cambiate: gli abiti destrutturati fanno tendenza, come se l’amore tronfio non si addicesse più alla praticità di oggi. Ma io ho sempre seguito la bellezza di quello che ho toccato con mano, di tutto quello che funzionava anche se gli altri dicevano che era out. Ali di farfalle nere che nessuno vuole, tranne la notte. Continua a leggere

Gli occhi di Alice Gray di Stacey Halls

Gli occhi di Alice Gray, Stacey Halls – Giunti Editore

Lancashire, 1612: Tra le verdi colline battute dal vento, si erge maestosa la tenuta di Gawthorpe Hall, dalla quale qualcuno sta fuggendo in preda alla disperazione più completa. A cercare riparo tra i boschi lontano dalla magione è la giovane Fleetwood, signora della tenuta.

Scossa e sconvolta, Fleetwood ha appreso una notizia che l’ha traumatizzata a tal punto da non riuscire più a credere di poter continuare a vivere insieme all’amato marito Richard, colpevole di averle tenuto nascosto la sua cagionevole condizione fisica, in quanto – a seguito di una poliabortività – le sarebbe impossibile sopravvivere a una nuova gravidanza; ma la giovane è di nuovo incinta e la scoperta di questa notizia ha di colpo distrutto tutti i suoi sogni. Continua a leggere

Frida Kahlo e il caos dentro

“Vi dico: bisogna ancora portare in sè un caos per poter generare una stella danzante.”

F. Nietzsche

Siamo andati a vedere la mostra sensoriale sulla pittrice Frida Kahlo, esposta a Roma presso “Set Spazio Eventi” (Via Tirso, 6 ) dal 12 Ottobre 2019 al 29 Marzo 2020; a cura di Sergio Uribe, Alejandra Matiz, Ezio Pagano, Maria Russo.

Un percoso dove s’incontra Frida e la sua arte, la sua vita e il suo Diego. C’è lo spazio multimedialie dove si “entra” in uno dei quadri di Frida, c’è la ricostruzione esatta del suo studio dove il visitatore può vedere il materiale e gli strumenti con i quali la pittrice iconica messicana creava i dipinti densi di colore ed emblema della sua sofferenza – dalla sedia a rotelle dove dipingeva, alla scrivania che custodiva i suoi colori e pennelli – ammirando lo stesso paesaggio che entrava dalle finestre della sua Casa Azul. Si può osservare la sua camera da letto, che l’ha ospitata per tanto tempo, custode del suo dolore e del suo talento fino alla fine. Continua a leggere

Chelsea Werner, ginnasta e modella con la sindrome di Down

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La storia della dolcissima Chelsea Werner, della California, è una storia ricca di positività, forza interiore e esempio di vita.

Chelsea è nata con la sindrome di Down ma, nonostante i pareri sui limiti che avrebbe avuto in futuro riguardo alla sua condizione, lei non si è mai arresa: il suo sogno era quello di diventare una ginnasta professionista. Si è allenata, nonostante le difficoltà nel camminare sulla trave, ha continuato.

È caduta, ma ha continuato a rialzarsi più forte di prima. Ha realizzato il suo sogno di diventare una grande campionessa della ginnastica artistica, ma il suo grande successo non finisce qui.

Nel 2016 le si presenta l’opportunità di rappresentare una nuova icona nella moda per la campagna pubblicitaria di H&M dedicata agli atleti che nella vita sono riusciti a superare grandi ostacoli. Comincerà così anche una significativa carriera da modella: prima alla settimana della moda di New York, poi per la campagna #AerieREAL di Aerie che promuove l’inclusione non stereotipata. Continua a leggere

10 buoni motivi per amare Via col Vento

Uno dei film più famosi della storia del cinema, tratto dall’intenso romanzo di Margaret Mitchell, è ancora oggi considerato un cult. Vediamo perché.

In principio c’era lei, una delle scrittrici più interessanti del Sud degli Stati Uniti: Margaret Mitchell, che con il suo Gone with the Wind (1936) vinse il Premio Pulitzer con un record di 60milioni di copie vendute; poi a qualche anno di distanza dalla pubblicazione del romanzo arrivò nel 1939 il film più famoso della storia del cinema, nonché campione d’incassi. Diretto da Victor Fleming e dallo scenografo Cameron Menzies con contributi di George Cukor e Sam Wood, il colossal fu prodotto da David O. Selznick.

Ecco qui 10 buoni motivi per rileggere il libro e per rivedere il film:

1. Il romanzo è un affresco dell’America del Sud degli Stati Uniti durante la Guerra di secessione, raccontata da un punto di vista inedito: quello delle sue donne. Continua a leggere

Non è colpa mia!

Non è colpa mia

Voci di uomini che hanno ucciso le donne.

Di Lucia Magionami e Vanna Ugolini

Morlacchi editore 

Una giornalista e una psicologa- psicoterapeuta uniscono le loro competenze per capire cosa passa nella mente e nel cuore degli uomini che hanno ucciso le loro donne, per tentare di riconnettere esperienze di femminicidi alla realtà dei fatti ma, anche, al contesto culturale e al percorso psicologico che porta uomini normali a diventare assassini e a non assumersene, però, nel profondo, la responsabilità.  Continua a leggere

Le donne di Hülya Özdemir

Hülya Özdemir è una straordinaria arista originaria di Istanbul, ma naturalizzata norvegese. Riservata, originale e profondamente femminile, l’arte di Hülya si trova principalmente sul suo profilo Instagram, dove si possono ammirare tutti i suoi lavori: https://instagram.com/huliaozdemir?igshid=1szyg77bmy4be

Hülya è specializzata in ritratti femminili, dai quali emergono le forti e intriganti personalità delle donne. Donne misteriose che guardano direttamente lo spettatore, invitandolo alla riflessione. Continua a leggere