Dodicianni, Batman, il chinotto e la felicità

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

A chi mi domandi l’età, rispondo sempre: “Interiormente dodici anni”. Ecco perché, scorrendo la lista dei gruppi in gara sabato sera alle audizioni live di Musicultura, ho pensato fosse logico per me intervistare “Dodicianni”. Ormai lo sapete, cari Amici: le mie interviste seguono l’ispirazione del momento! Quindi, sedetevi comodi, sorseggiando un buon drink, ed accompagnatemi in questo viaggio, insieme ad Andrea Cavallaro, alias Dodicianni.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

A me è sempre piaciuto Batman, perché è il più figo, indiscutibilmente. Poi si veste di nero e ha questo alone di super macho, però con un tocco di classe. Il superpotere che vorrei avere? La felicità. Poter infondere la felicità in primis in me stesso, e poi nelle altre persone, soprattutto quelle che mi sono vicine. Secondo me, è difficile, perché comprende tante altre cose. La felicità è un concetto complesso.

Se tu avessi la macchina del tempo, dove vorresti andare?

Mi piacerebbe tantissimo rivivere la mia infanzia. Vorrei rivedere i miei genitori felici, che mi aiutano a crescere. Vorrei riapprezzare tanti momenti della mia infanzia, che ho perso. Questo sì. Non andrei in altre epoche: mi piace questa epoca, mi piace esserci, mi piace fare la mia microscopica parte. Ma a volte sono nostalgico, e mi piacerebbe tornare indietro. Non di molto: di quindici anni.

Non di dodici? (Sorridiamo). Perché la scelta del nome “Dodicianni”?

Perché lavoravo in uno studio di registrazione e facevo il rompiscatole: dicevo “no, questa era una settima!”, “questa era una terza!”… [Si parla di note musicali]. Perché ho fatto dodici anni di conservatorio. C’era un ragazzo allo studio, che un giorno si è stancato e ha detto: “è arrivato Dodicianni adesso a rompere le scatole!”. Io ho pensato che mi piaceva quel nome, e mi sono autobattezzato Dodicianni. Suona bene e mi rappresenta.

Qual è il tuo drink preferito?

È il chinotto. L’ho bevuto anche poco fa, mi piace tantissimo. Ha un gusto un po’ retrò. Poi per me le bibite gassate hanno un fascino incredibile.

Cosa puoi fare tu per salvare il mondo?

(Sorride) Oltre alla musica, sto affrontando anche, molto seriamente, un altro percorso, quello dell’arte contemporanea. Ormai il mio impegno primario è diventato quello artistico. Attraverso l’arte, cerco di sensibilizzare, anche con atti un po’ provocatori e desueti, l’attenzione su temi che mi stanno a cuore. Per me, questo è fare la mia piccolissima parte. Ovviamente sono conscio del fatto che non cambierò la mentalità di nessuno. O forse saranno pochissimi. Però vale la pena fare la propria parte, almeno per non dover poi dire “io sono rimasto a guardare”. Dal mio punto di vista, questi sono tempi bui. Il mio impegno personale vale anche per dare coraggio alle persone che la vedono come me, ma non hanno il coraggio di esporsi.

Ecco, Amici, brindiamo all’arte in ogni sua forma. Leviamo i calici, e gli sguardi. In alto, dove stanno i nostri sogni. E portiamoli fino a noi, i sogni, trasformiamoli nella nostra vita. Coltivando sempre la felicità interiore, quella che pensavamo fosse scontata … a dodici anni!! Alla prossima.

Who’s Who

Per chi non lo sapesse…

Dodicianni è il nome d’arte di Andrea Cavallaro, laureato in pianoforte, ed in Storia e tutela dei beni culturali. Come musicista, ha al suo attivo l’EP “Canzoni al buio” (2013) e il disco “Puoi tenerti le chiavi” (2015). Come artista, il suo video “The Weight of Words-Il peso delle parole” ha superato le 160.000 visualizzazioni. L’ultima sua performance in ordine temporale, “No Frame Portrait”, si è tenuta a Bologna, in febbraio.

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