Un tailleur rosa sangue

Se c’è un abito attraverso il quale è passata la storia, è quello di cui sto per raccontarvi.

Dallas, 22 novembre 1963. La Lincoln Continental decappottabile viaggia a passo d’uomo su Elm Street.

Ai lati della strada, dieto le transenne, si accalcano migliaia di persone che sventolano la mano in segno di saluto al passaggio della coppia reale.

Sì, gli Stati Uniti sono una repubblica federale, ma i coniugi Kennedy, negli anni Cinquanta-Sessanta, sono stati per gli USA l’equivalente dei Windsor inglesi.

John Fitzgerald era un delfino predestinato alla presidenza fin da ragazzo tanto che, ancora oggi, è l’uomo più giovane ad aver coperto la carica.

Pur essendo un democratico aveva riferimenti politici più liberali e moderati che strizzavano l’occhio ai conservatori.

E se c’era una che sembrava fatta con lo stampino della conservatrice, quella era sua moglie Jackie. Continua a leggere

Il vestito che ha inventato Google Immagini

«Credi che sia troppo?»

«È scollatissimo».

«Sei praticamente nuda».

Queste sono state alcune delle considerazioni fatte dall’entourage di Jennifer Lopez la sera del 23 febbraio 2000.

Trovarle un abito per i Grammy Awards non era stata cosa facile. Era impegnata sul set di Prima o poi mi sposo e non aveva tempo per fare lunghe prove e selezioni.

La stylist le aveva proposto diverse alternative ma nessuna aveva convinto Jennifer. Erano rimaste le riserve, quegli abiti che sarebbero stati presi in considerazione solo con una pistola alla tempia.

Tra questi, però, un Versace verde aveva fatto battere il cuore di Jenny from the block.

La cantante lo ha provato e nel momento in cui si è vista allo specchio ha detto: “It’s the one”, “È lui”. Continua a leggere

5 cose +1 cose che non sapevi sulla Birkin

La più iconica delle borse di Hermès si è guadagnata la sua fama negli anni per l’esclusività che la contraddistingue e oggi vi parlerò di quelle curiosità che la riguardano e che l’hanno resa un mito.

1. Investment bag: la Birkin è una di quelle borse che non perde il suo valore nel tempo, anzi, più passano gli anni, più ne acquista, tanto che le primissime edizioni o quelle in pelli pregiate oggi valgono ampiamente due o tre volte tanto il prezzo originale al quale sono state comprate. Se volete investire anziché spendere, si può pensare di accantonare un budget per acquistarne una, certe che tra dieci anni potrebbe ripagarsi da sola (ma, diciamocelo, chi mai avrebbe il coraggio di rivendere una Birkin!?). Il prezzo base per una Birkin è 7’000 euro. Alto, ma non impossibile. Continua a leggere

Greta sì o Greta no?

Da un mese a questa parte il nome della sedicenne svedese Greta Thunberg è sulla bocca di tutti. Come tutti gli exploit mediatici, Greta divide: c’è chi la ama, incoronandola paladina dell’ambiente, e chi la odia, vedendo il lei il burattino di un’organizzazione complottistica più grande.

I primi la seguono scendendo nelle piazze a manifestare, i secondi cercano ogni possibile foto o notizia per smentire i suoi buoni propositi. Non sono una fan degli estremismi, quindi prima di buttarmi da una parte o dall’altra, ho voluto fare qualche riflessione e mi piacerebbe condividerla con voi. I cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo il nostro pianeta, questo dice Greta. Continua a leggere

Coachella fa rima con… passerella?

Coachella (pronunciato Cocella), è una cittadina nel deserto della Palm Valley, California, 210 chilometri a Est di Los Angeles della quale non si sente mai parlare tranne che ad aprile.

Coachella è infatti diventata famosa per il suo festival musicale, che soprattutto da quando sono esplosi i social, si è trasformato in un vero e proprio evento mondano frequentato dalle star del panorama internazionale ed è diventata ufficialmente la vetrina di lancio di tutti i trend dell’estate. Vi ricordate la fenicottero-mania esplosa due anni fa? Già, ha preso piede proprio dal Coachella festival del 2017.

Quindi, visto che questo week-end ha avuto luogo il festival di quest’anno, oggi vi svelo dieci curiosità sull’evento più social dell’anno. Continua a leggere

The Oscar’s Night: tutto quello che non sapevamo

È il tappeto rosso più ambito dell’anno, c’è solo chi conta, tutti vogliono la statuetta dorata, ma pochi se la portano a casa.

Ma siamo sicuri di sapere tutto, ma proprio tutto della notte degli Oscar?

Forse queste venti cose vi mancavano:

  1. La statuetta: è alta 35 centimetri e pesa 3 chili e mezzo, ma non è d’oro. No. È di bronzo laccata in oro e il suo valore “commerciale” si aggira sui 300 dollari. Inoltre sulla statuetta l’etichetta con il nome del vincitore viene attaccata dopo l’annuncio, questo vuol dire che per ogni categoria ci sono etichette con tutti i nomi dei candidati, questo per garantire l’assoluta neutralità del voto.
  2. Budget: la cerimonia degli Oscar ha un costo che si aggira sui 44 milioni di dollari.
  3. L’annuncio: “And the winner is…” è la formula più conosciuta per annunciare il vincitore, ma in realtà è stata abbandonata. Dal 1989 si usa “And the Oscar goes to…”, pare per non far sentire troppo perdente che non vince.
  4. Goodie bags: se dovessimo usare uno sponsor da luna-park, si potrebbe dire che “Agli Oscar si vince sempre”. Infatti, a tutti i candidati nelle categorie di concorso viene donata una borsa di cortesia dal valore di 100.000 dollari contenente voucher per vacanze extralusso (nel 2018 c’era un viaggio di 12 notti in Tanzania del valore di 5’800 dollari a persona), ville in affitto, week-end in super spa, trattamenti beauty esclusivi e gioielli. Niente male come premio di consolazione, no?
  5. Rinfresco: non vorremo fare morire di fame e di sete le star?! 1400 è il numero delle bottiglie di champagne stappato alla serata 2018; 13,6 i chili di oro commestibile servito alla cena di gala; 800 le aragoste cucinate, 30 salmoni interi; 6000 le statuette di cioccolato a forma di Oscar per dessert. Che dire, una cena niente male!
  6. Organizzazione: gli Oscar sono un evento così mastodontico che per organizzarlo si inizia… dal giorno dopo. Esatto! Gli organizzatori inizieranno a pianificare la serata degli Oscar 2020 a partire dal 25 febbraio 2019. Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile, bellezza!
  7. Tempismo: se vuoi che il tuo film venga preso in considerazione dalla giuria degli Oscar, non potrai farlo uscire nelle sale cinematografiche a caso. C’è un periodo dell’anno preciso in cui i titoli che ambiscono a una nomination, vengono mandati in proiezione nei cinema: tra il Ringraziamento (fine di novembre) e Natale. Un film che esce troppo presto, rischia di farsi dimenticare dalla critica, troppo tardi, invece, rischia di trovare tutto esaurito.
  8. Ospiti: il Kodak Theatre che fa da venuealla cerimonia può ospitare fino a 3300 persone
  9. Giuria: è composta da oltre 7000 membri facenti parte di ogni categoria professionale del mondo dello spettacolo. Dopo l’annuncio delle nomination, i giurati hanno 7 giorni (quest’anno dal 12 al 19 febbraio) per votare i loro favoriti.
  10. Pubblicità: gli spazi pubblicitari durante la notte degli Oscar costano anche più di quelli del Superbowl. Se un’azienda vuole promuovere il suo prodotto con una pubblicità di 30 secondi durante gli Oscar, il prezzo ammonta a 2,6 milioni di dollari.
  11. Vestiti: l’abito più costoso indossato nella storia degli Oscar appartiene a Grace Kelly. Nel 1955 ha calcato il red carpetfasciata in un abito di seta color menta disegnato dalla mitica Edith Head che al tempo costò 4000 dollari. Oggi corrisponderebbe a circa 35000 dollari in valuta corrente.
  12. Benefit: per gli attori vincitori di un Oscar gli agenti chiedono alle produzioni cinematografiche di aumentare il loro compenso del 20% rispetto i film precedenti. Avere un attore premio Oscar nel cast è un vanto ma anche un costo.
  13. I riempisedia: guardando lo show si deve avere l’impressione che il teatro sia sempre pieno, quindi gli organizzatori, per evitare di inquadrare una sala sguarnita a causa di alcune celebrity ritardatarie, o che sono scappate in bagno o al bar, hanno dei riempisedia appositi (circa 300). Persone sconosciute, che non hanno nulla a che fare con gli Oscar, vestite e pettinate come superstar che hanno il compito di tenere occupate le poltrone in attesa che il legittimo proprietario prenda posto.
  14. Il bar: è a pagamento. Anche le superstar devono pagarsi da bere se vogliono un bicchiere di Martini. Il costo di un cocktail al bar del Kodak Theatre si aggira sui 14 dollari.
  15. I bagni: per essere sicuri che nessuno si perda una sillaba della serata, l’audio della premiazione si sente anche in bagno.
  16. I ringraziamenti: quando un attore vince la statuetta, segue il discorso di rito in cui ringrazia tutti quelli che lo hanno supportato. Questo discorso può sembrare lungo (soprattutto a chi non a vinto), ma in realtà hanno meno di un minuto a disposizione.
  17. La Green Room: una volta presa la propria statuetta e ringraziato Dio per la vittoria, il vincitore non se ne torna al posto. Viene scortato al Loews Hotel dove gli vengono scattate le foto ufficiali per la stampa, risponde alle interviste e poi finisce di seguire la cerimonia nella green room: un lounge esclusivo per i vincitori, che si godono l’evento coccolati con tutti gli onori in questo salotto lussuosissimo stile chalet di montagna, sponsorizzato dalla Rolex.
  18. Foto: agli Oscar sono presenti fino a 1000 operatori del settore fotografico per stare sicuri di coprire tutta la serata. Infatti vengono scattate più di 80.000 foto!
  19. After-party: molti degli ospiti, per il dopo-gala, sfoggiano un secondo outfit, più pratico e comodo.
  20. Lacrime: vincere un Oscar come migliore attrice protagonista, specie se in nomination c’è anche Meryl Streep, non è roba da tutti i giorni, ma Gwyneth Paltrow, nel 1999 è passata alla storia. Non solo per il suo magnifico abito rosa Ralph Lauren, ma anche per il crollo nervoso che l’ha ridotta in lacrime e singhiozzi al punto che del suo discorso di ringraziamento si è capito poco… o niente.

Come scegliere un computer, guida per impediti

Se dobbiamo acquistare un computer per la prima volta o cambiare quello che abbiamo, ci facciamo un giro nei negozi di elettronica per vedere cosa offre il mercato e anche per stabilire un criterio di scelta.

Sfatiamo un mito: la bellezza non è un criterio.

Il computer non è un accessorio moda, o un oggetto d’arredo, benché questo triste mondo malato ci voglia convincere del contrario. Ho visto gente comprare fotocamere reflex da 1000 euro e poi piazzarle in composizioni fotografiche come oggetto di scena e scattare la foto con il cellulare… Controsensi ne abbiamo?

Il computer è uno strumento di lavoro, perciò bisogna considerare che prestazioni vogliamo da questo strumento.

Quindi, oggi vi spiego per sommi capi cosa significhino le scritte e i numerini sulla scheda tecnica dei computer in esposizione così che possiate capire cosa avete davanti e soprattutto per valutare in modo opportuno il rapporto qualità-prezzo. 

1. Il processore

C’è ma non si vede, è il cuore pulsante del computer e da esso dipende l’intera performance di tutte le componenti.

Celeron, Turion, i3, i5, i7, sono i nomi dei vari processori, ma sappiate già che nel 2018, i processori Celeron e Turionsono stra-superati. Se un pc costa poco (davvero poco), e nella scheda tecnica leggete “Processore Turion/Celeron”, sapete già il perché: è un pc tecnologicamente vecchio. 

La potenza del processore si misura in GigaHertz, ed è detta anche velocità di clock, quindi quando leggete il numerino 1.6 GHz, 2.6 GHz, 3.9 GHz, state guardando la potenza del processore. Più il numerino è alto, più il processore è potente. Oggi come oggi, credo che una velocità di clock minima accettabile per una persona che con il pc ci lavora sia 2.6 GHz. Di meno, è un computer alquanto basic. 

Sì, ci sono dei Mac con 1.6 GHz di clock (tipo il MacBookAir), ma il discorso vale anche per loro.

Che differenza c’è tra un processore i3, i5, i7? Che l’i3 è consigliabile a quelli che con il pc non ci fanno nulla se non navigare in internet a tempo perso, controllare un po’ di mail e scrivere due righe ogni tanto. Chi lavora e magari deve usare programmi specifici per determinate attività (tipo gli architetti che hanno bisogno di software grafici), io consiglio almeno un i5. L’i7 è il più potente ed è indicato per chi il computer lo sovrasfrutta, spingendolo ai limiti delle sue capacità di calcolo.

Gli i3, i5 e i7 però non sono tutti uguali, oggi siamo arrivati all’ottava generazione, quindi fate caso anche a quella, sulla scheda tecnica! Quelle inferiori sono superate.

2. La RAM

È la Random Access Memory, ossia la memoria a breve termine del computer. La RAM ha il compito di tenere “in mente” tutto ciò che il computer sta facendo allo stesso momento. Avete presente quando avete 10 programmi aperti e il computer rallenta? Ecco, quella è la RAM che sta lavorando sotto sforzo, perché è tutta impegnata. Più è grossa la RAM, più il vostro computer affronta il multitasking senza paura. 

In genere oggi la RAM media montata sui computer è di 8 GB, ma quelli più spinti l’hanno anche di 16. Una RAM di 4 GB è proprio il minimo sindacale.

3. La scheda grafica

È la responsabile della renderizzazione delle immagini e dei video sullo schermo. Tanto più è potente, tanto più le immagini saranno nitide, brillanti, dinamiche e scorrevoli. Per farvi capire, la Pixar e chi lavora nel cinema ha bisogno di schede grafiche che la NASA può accompagnare solo.

Tra tutte l’NVIDIA GeForce è sempre la migliore, a mio parere.

4. L’Hard-disk

Chi non s’intende di computer (tipo mia madre), valuta la potenza di un pc dall’hard-disk. 

Niente di più sbagliato, l’hard-disk è solo l’unità di stoccaggio e i 256 Gb, 1 Tb che leggiamo sulla scheda tecnica non sono altro che la capienza del disco. Dipende tutto dalla nostra necessità di archiviazione dati. Se non abbiamo chissà cosa da salvare sul pc (tipo, solo documenti di Word), di 1 Tera di memoria non ce ne facciamo nulla.

Ma è importante che l’hard-disk sia SSD, ovvero Solid State Drive, che privilegia la velocità (si avvia in pochi secondi), la leggerezza (in termini di peso, che in un portatile non è da trascurare), e dei consumi (più è “pesante”, più batteria ed energia assorbe). 

5. Monitor

Fare le prove (in genere, nei negozi, i pc sono tutti accesi), e guardare i vari schermi per capire se hanno una buona risoluzione (nitidezza delle immagini) o si vede tutto sgranato, se la resa dei colori è buona o se sono spenti/sbiaditi, se sono luminosi o bui.

6. Fascia di prezzo

Fino a 500 euro abbiamo dei computer che sono abili al lavoro, ma sostanzialmente sorpassati, quindi le pretese nei confronti di un articolo di questa fascia non devono essere stratosferiche. Mia madre, per esempio, che a parte leggere i giornali, guardare le email un paio di volte al giorno o caricare la musica nell’iPod non fa altro, con un pc da 500 euro risolve i suoi problemi (se non fosse che ne ha comprato uno da 200, SENZA NEANCHE LE PRESE USB, e io sono andata su tutte le furie)

Tra i 600 e gli 800 si trovano dei buoni prodotti con cui è possibile lavorare bene (io ho un Sony Vaio da 600 euro che mi ha servito onorabilmente per 6 anni, destreggiandosi con onore con tutti i miei programmi di grafica).

Dai 900 ai 1200 euro entriamo nel range medio-alto, con una tecnologia recentissima e performance di ottimo livello. Non parliamo più di computer per passatempi e intrattenimento. Questi sono strumenti professionali.

Dai 1300 in su possiamo considerarli pc di fascia alta, con componenti di ultimissima tecnologia e alla loro massima potenza. 

Escludo da questa analisi economica la famiglia Apple, perché quanto a prezzi ha una politica tutta sua, ma che per quanto riguarda componenti e prestazioni va comparata attraverso tutti gli altri criteri che vi ho elencato.

7. Marche

Nella mia vita ho cambiato diversi pc (portatili) e bene o male, le marche le ho provate tutte, quindi questa è la mia personale Top 3 qualitativa.

1) Asus;
2) HP;
3) Sony;

Apple non entra in classifica perché non li ho mai usati, ma non discuto il pregio della sua tecnologia né del sistema operativo. Non ho mai sentito un utente Mac lamentarsi del suo computer.

Ammetto che non ho avuto esperienze felicissime con Acer e Samsung, quindi almeno io non li ricomprerei. 

 

Ora che sapete cosa guardare e come guardare, entrate nei negozi di computer a testa alta!

 

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!

Cento capi, un armadio solo: le scarpe

Scarpe, quel magnifico accessorio che da solo fa un look.

Vediamo quali sono le 10 paia che nel nostro armadio non devono mancare mai. E procediamo dal basso verso l’alto, ossia dal tacco 0 al tacco 12

  1. Infradito

Sì, anche l’infradito dobbiamo averla tra le calzature must. Spiaggia? Piscina? Palestra? Spa? L’infradito ci vuole e che sia di buona qualità altrimenti ci si ritrova con il piede pieno di tagli e vesciche. Occhi a quelle con le fascette di plastica troppo rigida o con il fermino infradito troppo tagliente. Le classiche intramontabili sono le Hawaianas, tinta unita o fantasia, queste siamo sicure che andranno di moda anche tra vent’anni. Per un plantare più tecnico, anche Crocs ha disegnato una sua versione infradito della classica comma leggera che contraddistingue il marchio. Classiche o sportive, la regola è una: osare con i colori.

  1. Sneakers di tela

Che siano Converse o che siano Superga, queste sono le scarpe “sportive” più versatili della stagione primavera-estate. Si abbinano con il casual e con un abitino serale, donandoci tutta la comodità del rasoterra senza farci sentire goffe.

Hanno anche un enorme vantaggio: se si inzaccherano, impolverano o macchiano, un tuffo in acqua e sapone di Marsiglia et voilà… tornano come nuove.

  1. Sneaker di pelle bianca

Le passerelle degli ultimi anni le hanno ufficialmente sdoganate dalla loro etichetta sportiva e ora le possiamo sfoggiare con disinvoltura anche con un pantalone elegante, un abito o un cappotto di cachemere. A mio avviso sono perfette per sdrammatizzare un look formal, rendendolo più easy e levandoci anche qualche anno. Le mezze stagioni non saranno più un problema.

Il tocco in più: tenerle pulite con la gomma magica e lucidarle. La sneakers di pelle vuole bianco ottico o nulla, Victoria Beckham insegna.

  1. Ballerine

Gioia e dolore di ogni donna. Vogliamo tutte un tocco di eleganza abbinata alla comodità e, specie per chi è molto alta, la ballerina rappresenta la soluzione ottimale.

Per mia esperienza, però, quella giusta è difficile da trovare. Più volte ne ho comprate convinta che fossero “The one”, ma dopo dieci minuti di camminata, si rivelavano uno strumento di tortura del demonio, lasciandomi i talloni completamente sbucciati.

In questo caso, bisogna mettere mano al portafoglio e puntare su quei brand che hanno fatto della ballerina il loro prodotto di punta: Repetto e Tory Burch. Dopotutto, forse è meglio spendere duecento euro per un paio comodo, che buttare dieci paia da venti euro perché fanno male.

  1. Stivali da equitazione

Ovviamente non parlo di quelli sportivi da competizione, da comprare nei negozi dei sellai, ma solo del modello: il classico stivale in cuoio (o simil-cuoio) alto fin sotto al ginocchio, dal polpaccio sagomato, tacco piatto di un centimetro e fibbia alla caviglia.

Questo tipo di scarpa è un must intramontabile dell’autunno, che rende glamour ogni jeans, conferendogli quel look old England che fa sempre colpo. Con una lucidata sono sempre perfetti e se di buona fattura, durano anni senza sentire i capricci della moda.

Per non sbagliare, Pollini e Gucci.

  1. Sandali

In questo caso, questo punto vale doppio. È la scarpa estiva per antonomasia e vale la pena averne un paio a suola bassa e un paio con il tacco. Gioielli, bohemien, alla schiava, il sandalo è il compagno perfetto da abbinare a un maxi abito svolazzante, a un vestito da spiaggia o a un caftano di lino. Il tocco in più? Che siano color nude, per regalare alla gamba qualche centimetro di slancio in più!

  1. Tronchetti

Altro giro e altro regalo per quanto concerne il guardaroba autunno-inverno. Seppur si trovino tronchetti alti e tronchetti bassi in egual misura, per il particolare design della calzatura, io suggerisco sempre di comprarla con un po’ di tacco perché, ahinoi, il collo corto della scarpa sega la gamba. Però è un classico, specie per quegli outfit che devono coprire la fascia oraria “da mattina a sera”, in quei giorni o per quelle persone che non hanno modo di cambiarsi per ogni appuntamento. Con il tacco largo, portarle per 12 ore di fila non sarà un problema.

  1. Stivali alti

Ossia, quelli che arrivano a metà coscia. Lucidi o scamosciati, alti o bassi, la moda li ha rilanciati con prepotenza, dando un tocco un po’ più aggressivo anche all’outfit più romantico. Personalmente li amo molto, perché mi regalano quell’iniezione di grinta per affrontare la giornata più di un buon caffè.

Diciamocelo: abbiamo bisogno di quella scarpa che ci faccia sentire le regine del mondo!

  1. Zeppe

Non piacciono a tutte, ma Dio le benedica! Ne sono un esempio Kate Middleton e la regina Elisabetta. The Queen detesta la scarpa a zeppa, ma Kate non può farne a meno, perché sono comodissime. Vuoi mettere tutto il vantaggio di una scarpa con il tacco ma senza sentirne il fastidio.

D’estate salva molti dei miei outfit indecisi, perché, ne dubbio, tacco o flat, la zeppa s’inserisce come una comoda via di mezzo.

  1. Stiletto tacco 12

Serve un motivo?