Cosa indossare a Capodanno?


Capodanno 2018: cosa indossare? Ecco i consigli in base al tuo fisico.

La serata di Capodanno è il momento più adatto per sfoggiare mise stravaganti e piene di lustrini. Osare è d’obbligo, ma senza esagerare. Come vestirsi per dare il benvenuto all’anno nuovo? 

Capodanno 2018: ecco i consigli in base al tuo fisico. 

Cominciamo dalle basi.

A Capodanno bisogna divertirsi, stare comode ma soprattutto bisogna essere al top. Il primo passo da fare è individuare il nostro tipo di corpo: siamo donne clessidra, rettangolo, mela o pera?

Nelle donne Clessidra le spalle e i fianchi hanno più o meno le stesse dimensioni e la vita è sottile con le forme classiche delle pin-up: 90-60-90. Nelle donne Rettangolo la figura ha poche curve. In genere sono snelle e longilinee come le modelle. Le donne Mela, invece, hanno poco punto vita e spesso gambe magre. Mentre le donne Pera (o Triangolo) sono di due tipi: con fianchi larghi o, al contrario, con spalle larghe e fianchi stretti, come le nuotatrici.

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Una volta individuato il nostro tipo, è bene tenere a mente che le donne clessidra non dovrebbero indossare abiti troppo corti o troppo scollati, soprattutto se hanno forme procaci: se optate per un abito corto, niente scollatura e viceversa. Le donne rettangolo stanno bene con gli abiti svasati che donino loro un tocco di femminilità. Mentre le donne Mela e Pera possono osare con gli abiti lunghi, ma rigorosamente dritti, con spacco e tacchi alti.

Capodanno 2017: cosa indossare? Veniamo ora ai colori: a Capodanno potete indossare i glitter e le tonalità più cariche: argento, oro e bronzo in primis ma anche blu navy, nero, rosso carico e bianco. Bellissimi gli abiti vintage stile anni Sessanta, con forme a trapezio che arrivano fino alle ginocchia e che vanno bene per tutte le corporature soprattutto se corredati con tacchi alti (meglio se a spillo) e una pochette: molto belle le proposte di Liu-Jo, Nina Ricci e Rochas; o una clutch, come quelle di Miu Miu e George J. Love, per dare un tocco chic al nostro outfit. I pantaloni, neri e di tessuti leggeri come la seta, vanno bene alle donne Triangolo, o se siete alte con un corpo snello; mentre gli abiti corti monospallavanno benissimo per le donne Mela.

A Capodanno è meglio optare per la tinta unita: al bando dunque le stampe floreali e geometriche. Le perle sono un must così come i cristalli di Swarovski, in tutte le loro varianti: bracciali, collane, orecchini e anelli. Attenzione a non indossare troppi gioielli, l’effetto albero di Natale è da evitare come la peste. Così se si indossano abiti lucidi è bene puntare sugli orecchini o su un bracciale importante ma niente collana, se non un delicato punto luce.

Di grande tendenza quest’anno gli abiti o le gonne in seta lucida o in voile con effetto plissé, stile Marilyn, e gli abiti di pizzo corti e lunghi. Tessuti importanti per una serata altrettanto importante. I capelli, se lunghi, meglio alti o sciolti in vaporose onde che incorniciano il viso. Se si ha voglia di tagliarli, va molto di moda il bob o carré stile Valentina per essere sempre perfetta e sbarazzine in ogni occasione.

Divertitevi e siate splendide. Auguri!

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La giornata mondiale della lettura

12380457_1689752817962308_289527883_nCiao booklovers,
Per noi ogni giorno è dedicato ai nostri amici libri, ma in occasione della giornata mondiale dedicata alla lettura, possiamo finalmente festeggiare anche noi e farci promotori della nostra passione.

Come festeggiamo? Ovviamente leggendo e consigliando ai non lettori, ai lettori pigri e a chi ci dice quotidianamente che perdiamo il nostro tempo leggendo, i nostri libri del cuore.
Libri che ci sono entrati dentro per tante ragioni: personaggi, trama, momento in cui li abbiamo letti, messaggio che portano, risposte che ci hanno dato.

Ecco i miei top tre, diversissimi per genere, stile e messaggio:

1) Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen

2) Il Gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach

3) Cecità di José Saramago

Menzione speciale per Stoner di John Edward Williams!

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Aspetto i vostri consigli nei commenti!

Riempiamoci di libri

Isabella

HerStory – consigli “librosi”

I consigli librosi a tema #HerStory!
Da non perdere.

#HerStory #pinkmagitalia consigli di lettura a tema da Romina Angelici

12899372_1689170364687220_41524720_oL’amore si impara leggendo  di Dorigo Beatrice e Massimo Minuti, Sperling & Kupfer, 2014, 245 pp.

Ho pensato a questo manuale di libroterapia che sembra sintetizzare il messaggio da voi lanciato per il contenuto elementare delle lezioni di vita tratte dai libri e dalla storia delle letteratura, suggerite da due esperti. Dall’incrollabile autostima di Lizzie Bennet, che la sdegnosa iniziale indifferenza di Darcy, non fa minimamente vacillare, al piacere di farsi belle di Amy March, uniti a tanti altri suggerimenti ispirati dalle eroine dei libri (da un classico come Madame Bovary ad una ragazza dei giorni nostri come Bridget Jones).

#HerStory #pinkmagitalia consigli di lettura parte 2 da Romina Angelici

12894502_1689170281353895_126072815_oLe protagoniste. Da Rossella O’Hara a Jane Eyre, lezioni di vita dalle eroine della letteratura, di Erin Blakemore, trad. Elisabetta Stefanini, Ed. Castelvecchi, Roma, 2015, pp. 190.

Come recita il sottotitolo, questo manuale approfondisce l’aspetto caratteriale saliente di alcune eroine della letteratura – da Lizzie Bennet, a Jane Eyre, da Jo March ad Anna Sherley (la protagonista di Anna dai capelli rossi) – per trarne insegnamenti di vita con incursioni nelle connessioni autobiografiche delle rispettive scrittrici.

La protagonista di Orgoglio e Pregiudizio non è la classica ragazza in cerca di matrimonio ma di definire il proprio Io, ha il coraggio di sbagliare, analizzare e ammettere i suoi errori, riderne anche e recuperare. Tutte noi abbiamo ammirato Jo March per la sua sete di successo e la sua Ambizione. Da Claudine, protagonista dei romanzi di Colette, abbiamo imparato l’Indulgenza e da Jane Eyre la Costanza.

I consigli della libraia #1

Sono una libraia, alcune persone adesso mi invidieranno pensando, giustamente, alla grande disponibilità di libri da leggere che ho di fronte a me; però mi piace aggiungere che sono anche una lettrice, e questo con il tempo mi ha portato a notare quanto sia assolutamente facile seguire la massa nella scelta di un libro. Sotto questo punto di vista, per noi addetti ai lavori, diventa quasi facile riuscire a tenere sempre una buona disponibilità dei cosiddetti Best Sellers, ovvero i primi 10 libri in classifica. Però poi, a ben vedere, siamo sicuri che seguendo la classifica di vendita leggiamo dei veri pezzi da novanta, e non rischiamo invece di perderci qualche lettura veramente interessante? Proprio a questo scopo cercherò di esservi utile io, da oggi mi impegnerò a scovare per voi le letture più interessanti che purtroppo restano escluse dalle vere classifiche.

ACCABADORA – Michela Murgia – Einaudi

MurgiaPubblicato dalla casa editrice Einaudi, nel maggio 2009, questo libro ha vinto il Premio Dessì, sezione narrativa, nel settembre 2009; ha vinto il SuperMondello, il più importante riconoscimento assegnato dal Premio Mondello, nel maggio 2010, e nel settembre dello stesso anno ha vinto anche il Premio Campiello. Nonostante questi prestigiosi riconoscimenti, il libro di Michela Murgia non è stato un TopSellers da classifica, eppure lo merita ampiamente; ma veniamo alla trama.

La storia si svolge all’incirca negli anni Cinquanta, a Soreni, un piccolo paesino della Sardegna, dove, proprio come in molte altre realtà di pese, tutti sanno tutto di tutti, eppure fanno finta di non sapere. È in questa realtà che la piccola Maria Listru, ultima di quattro sorelle orfane di padre, viene adottata da Bonaria Urrai, vedova benestante, e sarta del paesino. Maria e Tzia Bonaria vivono insieme come madre e figlia, pur consapevoli entrambe di non esserlo; anche se è facile pensare che l’adozione da parte di Bonaria non fosse stata del tutto disinteressata, Maria si sorprende sempre delle attenzioni e del rispetto di questa nuova madre, a lei che da sempre è abituata a sentirsi l’ultima, quella sconosciuta ha offerto una dimora, un’istruzione e un futuro. Sembra però esserci qualcosa di misterioso nella vecchia sarta, nei suoi silenzi, nello sguardo basso e timoroso di chiunque la incontri, perfino in quella sapienza quasi millenaria sulle cose della vita e della morte, ma soprattutto nelle sue improvvise uscite notturne; probabilmente perché quello che tutti sanno, tranne ancora Maria ovviamente, è che Bonaria Urrai conosce i sortilegi di quella cultura ancora profondamente arcaica, e che dispensa quando viene chiamata, solo l’interessato è veramente senza speranza, portando una morte pietosa; il gesto amorevole e finale dell’ultima madre: l’accabadora. Dalla confidenza di un suo amico, che aveva nottetempo sorpreso la vecchia a compiere la sua opera sul fratello che la supplicava di porre fine alla sua non vita, dopo l’amputazione di una gamba, Maria scopre un’altra faccia di Tzia Bonaria; dopo un duro confronto con la donna, la ragazza decide di lasciare il paese e trasferirsi a Torino, perché è convinta che, come la stessa Bonaria le confida, quando sarà il momento di prendere il suo posto, lei non riuscirà mai ad uccidere la donna anche se è quello che vorrebbe. Passano gli anni, e quando Maria riceve una lettera della sorella che l’avvisa delle gravi condizioni di salute di Tzia Bonaria, così, anche a causa di un’imprudenza che le sarebbe comunque costata il posto di lavoro, decide di fare ritorno a casa, e di occuparsi della donna che ha sempre considerato sua madre. Quasi a dispetto della diagnosi che la dava per morta da un momento all’altro, la vecchia sarta continua a sopravvivere, combattendo con dolori lancinanti sempre più insopportabili; di fronte a questa sofferenza Maria si troverà a dover riconsiderare le sue prime frettolose convinzioni sull’eutanasia espresse pochi anni prima, e dovrà anche scegliere se cogliere o meno l’eredità morale della sua seconda madre.

Questo romanzo ti cattura per la maestria con cui sono esposti quei rituali ormai quasi completamente dimenticati, senti dentro di te le emozioni dei protagonisti, e ti ritrovi a pensare e a voler agire come loro. Ti indigni per il modo in cui Maria viene data in adozione a Bonaria; ti affezioni alla vecchia sarta, che seppure appare rude è straordinariamente legata a questa figlia; detesti il modo in cui Maria scopre la vera natura di Tzia Bonaria, e soffri durante gli anni della loro separazione; così come soffri quando è la malattia a riportare Maria a casa, ma il ritrovato legame con la sua seconda madre accende in qualche modo una speranza, che solo il finale, e le proprie convinzioni sul tema in parte trattato, può mantenere accesa o estinguerla definitivamente. Inaspettatamente, sebbene questo romanzo rappresenti una realtà tipicamente meridionale, ho notato, col tempo, un crescendo d’apprezzamento da parte di lettori che, almeno per collocazione geografica, hanno poca o nessuna dimestichezza con tali realtà.

WonderLibraiaLettrice