Ave… Avengers!

Da bravi genitori di due pargoli di 10 e 7 anni, Walter e io decidiamo di andare a vedere il film del secolo (fino alla prossima uscita Marvel) di quest’anno: The Avengers – Endgame, capitolo conclusivo della super saga dei super eroi, con i super effetti speciali,i super belloni di Hollywood e dintorni, con i super biglietti… insomma tutto super e forse qualcosa in più.

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Sherlock Holmes al Teatro Ciak

Sarà un scena fino a domenica 17 febbraio al Teatro Ciak di Roma lo spettacolo Sherlock Holmes – Uno studio in rosso, tratto dall’omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle per la regia di Anna Masullo con Alessandro Parise, Camillo Marcello Ciorciaro, Lorenzo Venturini, Mariachiara Di Mitri, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon.

Il tocco inconfondibile della regia di Anna Masullo è palpabile fin dalla prima scena. Si piange e si ride, ci si cimenta nella risoluzione di un enigma che sembra sepolto in un recente passato dalle sfumature tragiche e avvolte dal velo del fanatismo e del sonno della ragione.

Alessandro Parise è perfetto nel ruolo di Holmes e Lorenzo Venturini in quello di Watson è un credibile e fedele compagno di avventura. Un cast davvero straordinario per una pièce che muta, ci confonde e ci stupisce a ogni scena in un andirivieni tra passato e presente che non ci lascerà indifferenti. Mai. E sono davvero bravi tutti: dalla giovanissima Mariachiara Di Mitri, a Camillo Marcello Ciorciaro, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon. Tutti perfetti nei loro ruoli tutt’altro che “semplici”. Danno tutti carattere e originalità ai loro personaggi smembrandoli e facendoci vedere i loro lati più oscuri ma anche quelli più grotteschi.

È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva.” Questo è ciò che il fedele Watson pronuncia nel racconto “L’ultima avventura” in cui Holmes muore per mano dell’acerrimo nemico Moriarty, il Napoleone del crimine, sulle cascate di Reichenbach, in Svizzera. Per lenire il suo sordo dolore, Watson non manca di lasciarsi travolgere dai ricordi delle prodigiose esperienze vissute con Sherlock, come il loro primo fortuito incontro all’epoca dell’avventura che chiama, appunto, “Uno Studio in Rosso”. Prima apparizione di Sherlock Holmes, primo incontro con il dottor Watson, prima indagine in cui fa sfoggio del metodo della deduzione.

Una parola, RACHE, scritta con il sangue sul muro di una casa disabitata dove viene trovato il cadavere di un uomo. Ma il sangue non gli appartiene. Spetta a Sherlock invece la soluzione di un caso che travalica i confini del tempo. Watson si sveglia da quel ricordo ed esce dalla casa di Baker Street, forse per l’ultima volta. Ma Sherlock continuerà a stupirlo…

Perderlo sarebbe un delitto!

Le scene e i costumi sono di Susanna Proietti, le musiche di Alessandro Molinari, luci e fonica di Marco Catalucci.

Orario spettacoli:

Da Giovedì 31 Gennaio a Sabato 2 Febbraio ore 21

Domenica 3 Febbraio ore 17

Da Giovedì 7 a Sabato 9 Febbraio ore 21

Domenica 10 Febbraio ore 17

Giovedì 14 Febbraio ore 17

Venerdì 15 e Sabato 16 Febbraio ore 21

Domenica 17 Febbraio ore 17

Prezzo biglietti:

Intero € 25,00

Ridotto € 22,00 (under 20, over 65, gruppi 10+ e disabili)

Spettacolo in abbonamento

Aiuto regia Serena Pallacordi

Scene e Costumi Susanna Proietti

Capo Costruzioni Mario Di Gregorio e Diego Caccavallo

Musiche Alessandro Molinari

Luci e fonica Marco Catalucci

Service audio e luci Gianchi srl

Una giornata alla Newton Compton

Di seguito il reportage targato Pink Magazine Italia della nostra Amelia, che ha partecipato con entusiasmo alla giornata della casa editrice romana Newton Compton dedicata ai siti che si occupano di libri e alle bookblogger.

In una giornata uggiosa mi faccio assorbire dal traffico di Roma, per poter arrivare in centro e partecipare all’incontro con la casa editrice Newton Compton. Traffico in tilt, pioggia, freddo, insomma un mix perfetto per mollare tutto e tornare al calduccio nel “villaggio” fuori città dove vivo.

Ma c’è una forza più grande di tutti questi imprevisti, che mi spinge a impormi sul navigatore per cercare di non rimanere di nuovo in coda e di alzare a manetta i riscaldamenti nell’abitacolo. È la forza di questa casa editrice che dal 1969 continua a crescere e a credere sia in chi scrive sia in chi legge. Arrivata a destinazione, incontro e conosco altre blogger. L’atmosfera si fa subito rilassata e cordiale.

Veniamo fatte accomadare nella grande sala riunioni, inebriate dall’intenso profumo di libri sparsi che letteralmente ci circondano. Lo staff della Newton Compton mi fa sentire subito partecipe della presentazione di alcuni dei prossimi libri in uscita per il 2019.

Mi godo ogni attimo, ogni sorriso, ogni confronto durante le presentazioni. La passione con la quale vengono esposte le trame mi cattura e vengo rapita da questa fantastica linea editoriale; non vedo l’ora di iniziare a leggere le loro nuove proposte.

Suggerirei anche alle altre case editrici di non perdere questa “tradizione”, di non sottovalutare la potenza di incontri come questo; perché lo scambio di opinioni e la forza che da sempre hanno i libri si fondano anche grazie a questo tipo di avvenimenti.

Al momento ringrazio la Newton Compton per l’ospitalità, lo stile e il buon gusto. Ricordando ai lettori di Pink che leggere è sempre una buona idea!

Mirtilla Amelia Malcontenta

Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim

Nuova edizione Fazi che aggiunge un altro volume all’opera pubblicata di Elizabeth von Arnim ammantando anche questa copertina di colore e di brio. Nuova anche la traduzione, piacevolmente più fluida.

Persino una fiaba in mano a Elizabeth von Arnim diventa materia originale e ironica e in questo caso è la principessa Priscilla a farne le spese.

Stanca di vivere tra gli agi e le regole di un granducato sperduto tra le montagne, la principessa decide di fuggire verso l’Inghilterra, patria di ogni libertà. Al suo fianco il fedele bibliotecario che da sempre l’ha nutrita a forza di libri e ideali e che da artefice diventa strumento della sua ribellione.

Priscilla, invece, era una sognatrice, una poetessa che non scriveva poesie, dotata di un’anima che non riusciva a esprimersi ma che era colma dei desideri e degli amori da cui nasce la poesia. Come le sorelle, non aveva conosciuto altra vita, eppure sognava continuamente un’esistenza diversa, la desiderava, la trovava nei libri. Solo una persona la incoraggiava, ma basta poco per spianare la strada a chi è determinato a ribellarsi. Questa persona – un uomo anziano – fu all’origine dello scompiglio che seguì.

Nell’incantevole cottage immerso nella idilliaca campagna inglese, Priscilla si sente rinascere, non più soffocata dall’etichetta che imbrigliava ogni suo pensiero e movimento:

Non c’è posto migliore di Symford per chiunque cerchi un luogo pittoresco dove le case sono coperte di rampicanti; un luogo ove trascorrere anni tranquilli in lento cammino sul sentiero della pace. Symford è uno dei villaggi più graziosi dell’Inghilterra. Incarna e possiede tutte le qualità che ci si aspetta di trovare in un villaggio ideale: innanzitutto è nascosto come un nido tra le pieghe delle colline; è minuscolo e isolato; vi si trovano cottage antichi e con il tetto di paglia; la locanda sembra uscita da un libro di fiabe, con un’insegna pittoresca e un locandiere dall’aspetto cordiale; la chiesa si erge meravigliosamente al sommo di una collinetta tra alberi secolari, veneranda come il suo parroco, uomo dallo sguardo così mite che incrociarlo equivale a ricevere una benedizione.

Ma non tutto va come sognato: lei continua a comportarsi, ahimè, come una principessa generosa e magnanima verso i suoi nuovi vicini e la cosa risulta alquanto strana nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, Priscilla e il fedele Fritzing si accorgono presto che le principesse costano e hanno bisogno di soldi per il loro sostentamento. Quando finisce la riserva di denaro che dava loro da vivere, i rapporti tra i tre mal assortiti -c’è anche una cameriera tuttofare- inquilini del cottage si fanno improvvisamente tesi e complicati.

Come nella più classica delle fiabe: chi arriverà a salvare la principessa?

Divertente, come sempre, il modo di narrare di von Arnim la cui voce ogni tanto fa capolino tra le righe della storia con qualche commento sornione e pungente:

Tuttavia la mia storia non tratta della distruzione dell’anima, perciò non indugerò oltre su un argomento tanto nefasto. Noi, che come Priscilla siamo accoccolati sotto l’ala della Fortuna e godiamo del suo tepore, possiamo permetterci di fare le boccacce a quella grigia sorella che ci passa vicino zoppicante e scura in volto. Forse un giorno sentiremo il morso dei suoi artigli? Quando accadrà cerchiamo almeno di non sobbalzare per il dolore; colui che pur soffrendo riesce a fare le boccacce e a ridere sarà come il principe delle fiabe, capace grazie al suo coraggio di trasformare quella vecchia megera in una splendente ricompensa e le proprie pene in una scintillante pioggia di benedizioni.

Inevitabilmente spettacolari le sue descrizioni sia che si tratti di caratterizzare un personaggio sia un ambiente:

Dove viveva la nostra principessa? Il granducato di Lothen-Kunitz si trova nell’Europa meridionale, in una ridente regione di fertili pianure, colline boscose e vasti fiumi. Quando la primavera risale dall’Italia verso nord, per prima cosa si ferma nel granducato; mentre l’autunno, scendendo da nord, vi si attarda dorato dal sole e carico di frutti maturi, con le sue giornate serene e senza vento che continuano a indugiare quando altrove sassoni e prussiani hanno già acceso le stufe e indossato le pellicce. È un luogo dove i fichi si colgono dall’albero in giardino e i vigneti splendono sulle colline.

Anche stavolta, dietro alle ultime pagine, nasconde un finale amaro e si congeda senza alcuna allegria:

Ma non crediate che una persona sempre sincera come me scada nella facile menzogna proprio alla fine, e vi racconti che Priscilla visse per sempre felice e contenta. Non andò così. Ma in fondo, ditemi: esiste qualcuno che riesca a vivere per sempre felice e contento?

La piccola libreria di Venezia: viaggiando anche a Firenze e a Parigi

Chi non sogna una libreria specializzata in classici? Margherita, la protagonista di questo romanzo, ne fa la sua professione e sceglie prima di tutto i classici come suoi compagni di vita. Riesce a trasmettere questo suo amore anche a noi attraverso il testo che è disseminato di citazioni e di richiami, scegliendo quello che si adatta di più alla situazione del momento per tematiche o messaggio.

Leggere un classico è confortante (cap. 17), la sentiamo ripetere senza stancarsi mai.

Le magnifiche coordinate geografiche di questo libro, scelte da Cinzia Giorgio, sono tre splendide città d’arte come Venezia, Firenze e Parigi. Mettere a frutto le sue competenze di storica dell’arte e la sua passione per i libri e la scrittura dev’esserle sembrato così naturale che il risultato è un inno alla lettura e alla bellezza di cui siamo circondati.

Venezia è colta nei suoi angoli più nascosti, meno frequentati dalla massa informe dei turisti che al loro passaggio travolgono i particolari più poetici:

Lei si sentiva saldamente legata a Venezia, al mare, allo splendore delle architetture così uniche e inconfondibili. Olimpia le aveva permesso di lavorare part-time presso la sede veneziana della Maison de Fleury, che stava aprendo i battenti. La sede della Maison si trovava a campo San Bartolomeo, a due passi da Rialto.

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Dopo aver salutato con un sorriso il volto allegro della statua di Goldoni, era andata a piedi dal commercialista per iniziare le pratiche per l’apertura della libreria, per poi arrivare fino al sestiere di Castello, dove si trovava la bottega di famiglia, per parlare con gli operai. Era tornata quindi verso Rialto. Si sentì felice come non le capitava da un po’ di tempo, da quando Alain era uscito dalla sua vita. Aveva camminato a lungo tra le calli e i campi senza avvertire la stanchezza.

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 Margherita si guardò intorno, soddisfatta delle decorazioni con cui avevano addobbato la libreria: un ritratto di Elisabetta I campeggiava accanto al leggio e c’erano rose bianche e rosse ovunque in ricordo della Guerra delle due Rose; sulla porta del retrobottega, che fungeva da camerino, Niccolò aveva attaccato uno stemma araldico mentre il leone di Venezia dominava l’angolo in cui vi erano i libri ambientati in laguna. La gente era accorsa in massa a quell’evento, nonostante l’acqua alta.

All’ingresso della libreria, il ragazzo di Niccolò offriva della cioccolata calda quasi come premio al coraggio di aver sfidato le intemperie. In realtà pioveva ma non tanto da inzupparsi, quindi gli avventori erano stati numerosi anche per la temporanea tregua meteorologica: l’acqua infatti non aveva ancora invaso tutte le calli.

Firenze è un colpo al cuore, un vecchio amore mai dimenticato, foriera di sentimenti ed emozioni pronte a ridestarsi alla vista di siffatto spettacolo continuo dell’arte.

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Continuarono a passeggiare arrivando fino a Ponte Vecchio, dove rimasero a contemplare l’Arno che scorreva sotto i loro piedi. Il sole stava tramontando e solo allora Margherita si rese conto che la giornata volgeva al termine.

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Aveva un pessimo senso dell’orientamento, ma le bastò seguire il flusso di turisti che dalla stazione di Santa Maria Novella si dirigevano verso il centro della città per ritrovarsi davanti all’immensa mole del duomo. Il battistero ne copriva in parte la facciata senza tuttavia sminuire l’effetto di meraviglia che si provava nel trovarsi al cospetto di una delle cattedrali più belle del mondo. Margherita si fermò a guardarla per qualche minuto rapita. Aveva una laurea in Storia dell’arte, era stata a Firenze moltissime volte, eppure Santa Maria del Fiore esercitava su di lei un fascino magnetico. Sospirò, sentendosi felice di essere lì e per un attimo dimentica della sua missione…

Parigi veglia da lontano, insieme a Olimpia, le vicende di Margherita e sprigiona il suo fascino irresistibile e senza tempo, ma anche rassicurante.

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Proseguirono assieme lungo boulevard Saint-Germain. Erano entrambe silenziose e il vento che arrivava gelido impediva loro persino di guardarsi negli occhi.

Quando arrivarono al ristorante furono accolte dal tepore del locale e dall’allegro chiacchiericcio degli avventori. Margherita gli preferiva la mistica quiete del Café de Flore nei rarissimi momenti in cui c’era poca gente, ma a volte le piaceva anche il trambusto goliardico che si respirava a Les Deux Magots.

 12Un vento gelido misto a nevischio soffiava da giorni sulla città. I parigini attraversavano frettolosi i grandi boulevard per infilarsi nelle stazioni del métro a godere di quell’effimero tepore che concedevano i sotterranei e i cunicoli della Ville Lumière. Margherita emerse dalla stazione Madeleine per incamminarsi verso boulevard de la Madeleine e svoltare in rue Vignon.

 

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Il nostro breve ma intenso viaggio è finito ed è proprio questo libro, La piccola libreria di Venezia, che dobbiamo ringraziare:

I libri salvano la vita. Se non la salvano la migliorano, se non la migliorano la colorano e se non la colorano allora state leggendo il libro sbagliato. Ricominciate da capo. Non conosco libro che non mi abbia aiutato in un momento critico della mia vita, né conosco libro che non mi abbia fatto compagnia. Anche il più brutto, mi ha lasciato qualcosa. Di fronte a un libro non si resta mai indifferenti, almeno se ben scritto, s’intende.

Quando si legge si entra nella mente dello scrittore, si apre un varco spazio-temporale che ci fa vivere davvero le vicende di cui leggiamo l’evolversi.

Perché come scrisse Emily Dickinson in una poesia: “Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane…”

Potete perdonarla?

Il primo romanzo di una serie di sei, detta Ciclo Palliser, parla di donne e amori, di occasioni perdute o ritrovate, mentre sullo sfondo scorre la vita della Londra vittoriana con le sue passioni, i suoi luoghi, i suoi ritmi, abilmente dipinti da Anthony Trollope.

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Alice Vavasor, giovane e per bene, è imparentata con una delle famiglie più in vista di Londra. È stata la fidanzata del cugino George, uomo con fama di scapestrato e per questo lo ha lasciato. Adesso manca solo la data ufficiale per il suo matrimonio con Grey, un gentiluomo perfetto in tutto, forse troppo, pensa a volte Alice. Per il suo tour in Svizzera, l’ultimo da signorina assieme all’inseparabile Kate, le due amiche scelgono di farsi accompagnare dal fratello di questa, che è proprio George, l’ex pretendente. Succederà «qualcosa di dolce, indefinibile e pericoloso», nulla in realtà di irreparabile, ma quello che sconvolge la folla dei benpensanti è la sete di indipendenza di Alice, il suo desiderio di non curarsi dell’ipocrisia. Un piccolo sasso scagliato nello stagno morale della rispettabilità vittoriana, i cui cerchi sempre più larghi il Narratore segue onda per onda, in tutti i salotti e le camere private, con la sua voce di placida eleganza descrittiva, con la sua «totale comprensione dell’usuale» (Henry James), con il suo talento di offrire al lettore uno spaccato preciso al millimetro della società che racconta.
Primo romanzo di una serie di sei, detta Ciclo Palliser (dal personaggio di riferimento di tutto l’insieme) o Ciclo politico, Potete perdonarla? di politico ha ancora molto poco. Parla di donne e di amori, di donne migliori dei loro uomini, in cerca di una affermazione indipendente che non possono ottenere se non proiettando se stesse nei successi dei loro mariti, di occasioni d’amore perdute o ritrovate. Ma qualcosa dentro l’antifemminile crosta vittoriana si sta rompendo e questa storia, senza dichiararlo esplicitamente, lo registra (leggevano i libri dello scrittore migliaia e migliaia di signore inclini a identificarsi). E c’è un’altra protagonista, Londra, la meravigliosa città dove «quella di uno scapolo è la più felice di tutte le vite» ma in cui non si piantano radici perché le radici sono in campagna.
Trollope, scrittore sommo dell’età più felice del romanzo inglese, fa scorrere l’infinità di cose che succedono in modo coinvolgente ma lieve, come l’ininterrotto pettegolezzo di un’élite che non ha niente da fare, raccontato da un ospite intrigante ma tanto intelligente da buttare qui e là un’ironia, costruire un paradosso, adombrare una critica, e soprattutto capace di colorire il tutto di un distaccato umorismo sottilmente pessimista per chi lo sa vedere.

 

Classici in valigia

Ciao booklovers,

siete pronti per le vacanze estive? Non sapete quali libri portare con voi? Non vi preoccupate, ci siamo noi a darvi alcune dritte. Oggi vi consigliamo i grandi classici nelle edizioni Giunti/Demetra. Edizioni tascabili dalla veste grafica rinnovata, costo contenuto, ma con tutta la magia letteraria di storie senza tempo.

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La campagna per Jane Austen è semplicemente il luogo nel quale le cose avvengono. Forse non è neanche vero che si è più liberi e semplici vivendo in campagna. La sensazione che si ha leggendo questo romanzo – davvero tra i più belli che siano mai stati scritti – è che gli uomini e le donne possano vivere ovunque. In città, in campagna, nei villaggi, in case, castelli, ostelli. La cosa importante è che quello che hanno intorno somigli a loro, come Pemberley somiglia a Darcy. Così da evitare l’ossessione, che è diventata la nostra, di dover continuamente scegliere dove e come vivere. Che è il modo migliore per dimenticarsi di farlo.

 

 

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Il sognatore (mečtatel, in russo, dal verbo mečtat’, che indica il fantasticare, la ”rêverie”) è un tipo letterario: ”io sono un tipo”, si definisce l’eroe stesso delle ”Notti bianche”; e poco dopo aggiunge: ”uno originale, un uomo molto buffo”…
Nell”’Eterno marito” (1870) lo psicologismo di Dostoevskij si fonde al suo metodo del ”realismo fantastico”. Come nelle ”Notti bianche”, l’ambientazione porta i tratti della messa in scena teatrale. Non a caso le linee dell’intreccio… ripropongono e riflettono, nel rapporto conflittuale tra il marito ingannato e l’amante della moglie, situazioni, personaggi, sentimenti, emozioni riconducibili a numerose fonti e modelli del teatro europeo.

 

I 100 libri da non perdere!

I nuovi classici DeA

Ciao booklovers,

I nuovi classici firmati DeA arrivano in libreria.

Le più belle storie romantiche di tutti i tempi in una nuova traduzione integrale e una veste grafica adatta a tutti i teenager, in grado di avvicinare i giovani lettori ai capolavori immortali della letteratura. Questa è la linea guida che ha orientato la scelta dei nuovi titoli, tutti contrassegnati da preziose prefazioni d’autore: Cime tempestose (Emily Brontë) porta infatti la firma di Tommaso PincioRagione e sentimento (Jane Austen) quella di Evita Greco,Madame Bovary (Gustave Flaubert) e Dracula(Bram Stoker) vedono la prefazione rispettivamente di Andrea Bajani e Claudia Durastanti.

 Link di acquisto: Classici DeA

Piccoli Grandi Libri

Ciao booklovers,

Garzanti ci propone una novità davvero eccezionale.

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Una scelta di brevi capolavori da collezionare, in preziose edizioni con nuova elegante grafica e formato ridotto al prezzo speciale di € 4,90.

Titolo dopo titolo la collana si arricchirà fino ad abbracciare l’intera letteratura mondiale, dall’antichità al Novecento.

Per ora in libreria:

Lucio Apuleio, La favola di Amore e Psiche

Giambattista Basile, La Gatta Cenerentola e altre fiabe

Irène Némirosky, Come le mosche d’autunno

Lev Tolstoj, Padre Sergij

Cliccate qui per scoprirli tutti e leggere le prime pagine: Piccoli Grandi Libri Garzanti

Un anno pieno di classici!

Ciao booklovers,
Nuovo anno, ma sempre grande voglia di classici da leggere. Chi ci regala sempre meravigliosi ritorni in libreria? Fazi Editore e Newton Compton ovviamente.

Ecco una selezione per voi. Iniziate a compilare la vostra wish list 2017.

Un classico è un libro che sa scrutare nel profondo dell’animo umano per trovare in ogni luogo e in ogni tempo delle nuove sfumature.