Cosa indossare a battesimi e comunioni

Meno di un matrimonio, più di una festa tra amici. Cosa indossare per le cerimonie “minori”. Ecco gli IN e gli OUT per essere sempre al top!

Non so voi, ma ogni volta che mi arriva un invito per un battesimo o per una comunione io vado nel panico. Non perché non abbia nulla da mettere o perché questo tempo bislacco mi lasci ore e ore davanti all’armadio aperto. La ragione è una sola: come fare a non esagerare? I battesimi e le comunioni, infatti, non sono matrimoni e ci si deve “contenere”. Continua a leggere

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AltaRoma. The Corea Project

 

Undici collezioni, interamente progettate e realizzate dagli studenti, in cui è forte l’ispirazione che nasce dalle tradizioni coreane, ma anche ben presente la loro coscienza occidentale e il legame con il più profondo sentire di ognuno, i loro pensieri, la loro interiorità. Così nascono le creazioni degli studenti di Culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle Arti di Roma per la sfilata Corea Project, che ha animato Alta Roma al Pratibus District.

 

 

Insieme ai giovani alunni, la stilista coreana Young Ae Lee ha presentato dieci abiti tradizionali e altri undici abiti reinterpretati in chiave moderna.

 

 

Gli abiti tradizionali coreani si chiamano Hanbok. Sono caratterizzati da linee e forme graziose che creano un’aura serena. L’Hanbok ha mantenuto le sue componenti di base per tutta la storia coreana da cinquemila anni, mentre le sue forme si sono evolute in vari modi in base allo stile di vita, alle condizioni sociali e al gusto estetico dei tempi. Il progetto è in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center.

 

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!

Cosa indossare a Natale?

La domanda delle domande: che cosa mi metto? Quando poi arrivano le feste e apriamo l’armadio, ci assale lo sconforto. Non perdiamoci d’animo, basta applicare due o forse tre regole e il gioco è fatto.

A Natale ci si veste ancora di rosso? Dipende. Il rosso, di cui abbiamo già abbondantemente parlato in precedenza e di cui ancora parleremo, è un colore che si porta tutto l’anno, dal momento che è disponibile in diverse nuance adattabili a tutte le stagioni. A Natale, tra l’altro, vanno anche bene il bianco e il nero, il verde carico, il blu, l’argento e soprattutto l’oro. L’importante è non esagerare con gli accessori e con i lustrini, per non rischiare di confonderci con l’albero decorato e luminescente del salotto.

Che cosa indossare, dunque? Partiamo dalla serata della Vigilia. Se siamo invitate a casa di amici o parenti, un bell’abito corto rosso o nero e dalle linee semplici potrebbe fare al caso nostro. Un tubino per la più sofisticate, un abito svasato per le più giovani. Almeno per una sera, direi, al bando i pantaloni che saranno pure comodi ma vanno indossati solo se siamo noi le padrone di casa; se siamo ospiti concediamoci di scoprire le gambe, o per lo meno di fasciarle in belle calze. Più è semplice l’abito, più possiamo osare con le calze: di pizzo, con sfumature dorate (senza esagerare) o con disegni geometrici. Non va bene per la cena della vigilia il tessuto scozzese che invece potrete utilizzare il giorno del pranzo di Natale in famiglia. Il trucco leggero, le mani curate e le unghie rosse possono bastare a completare il look.

Per gli accessori vale la regola delle calze: più sono sobri gli abiti più possiamo osare con gli intramontabili fili di perle o bracciali importanti. Meno in vista mani e orecchie, sempre per evitare l’effetto albero. Mi raccomando: se avete optato per un tubino nero, arricchendolo con più fili di perle, indossate calze nere e scarpe con tacco alto, possibilmente a spillo.

Le scarpe meritano un discorso a parte: il modello che sceglierei per gusto personale è il Pigalle Follies 120 mm. black and red di Christian Louboutin. Un vero capolavoro!

Dentro le case (e nelle camere da letto) dei reali con Cinzia Giorgio

Foto di Felicia Kingsley

Da quando ho saputo di questo suo nuovo progetto, ho contato i giorni all’uscita di Amori Reali, l’ultimo saggio di Cinzia Giorgio dedicato alle storie d’amore delle teste coronate d’Europa e oltre.

Io ho un debole per le storie delle dinastie regnanti e il 22 novembre ho fatto irruzione in libreria per mettere le mani sulla mia preziosa copia.

Se come me siete appassionate delle vite di principi, principesse, re e regine, nella vostra libreria Amori Reali non può mancare.

Molte persone che conosco, alla parola “saggio”, sbuffano e alzano gli occhi al cielo, immaginando già un mattone pieno di pistolotti accademici da narcolessia, ma è qui che si sbagliano: Cinzia Giorgio non fa la maestrina, ma ci racconta le vite di questi personaggi con la fluidità e il brio di un’amica con la quale prendiamo il tè.

Il progetto è divisibile in due parti: storie del passato e storie del presente. La differenza tra i due blocchi è che nel primo, abbiamo matrimoni di stato, nel secondo, matrimoni d’amore.

Lo spartiacque tra i filoni è segnato dal ‘900 (e dalla prima guerra mondiale), quando le monarchie perdono potere governativo, per cederlo appunto ai governi; i matrimoni non servono più per creare assi o alleanze politiche, unire eserciti o allargare i confini di un regno, ma solo per garantire continuità a una linea dinastica.

Nella prima parte del saggio, Cinzia ci parla dei grandi condottieri e delle loro numerose avventure tre prime, seconde, terze mogli e le decine di amanti: pensate che Giulio Cesare usava sedurre le mogli dei nemici come risarcimento danni “simbolico”.

O ancora, Caterina de’ Medici, costretta a guardare gli amplessi del marito, re Enrico II di Francia con l’amante Diane de Poitier.

Per non parlare di Enrico VIII e della sua disperata ricerca di un erede maschio che lo portò a cambiare ben sei mogli (è famosa la filastrocca “Divorziata, decapitata, morta, divorziata, decapitata, morta”, per memorizzare la fine di ciascuna delle sue sei consorti).

Amore poco, capricci tanti, ma soprattutto molta, molta strategia.

Nel ‘900, Cinzia ci dipinge un affresco a colori vivaci delle monarchie contemporanee, intrecciando le trame dei loro amori privati a quelle del gossip.

Il ‘900 ha cambiato il volto alle monarchie non solo per la loro mutata influenza politica ma anche trasformandole in fenomeni popolari e cultura di massa. Fino al secolo precedente, le notizie sui monarchi erano solo quelle fatte trapelare dai canali ufficiali, il popolo poteva vedere i propri regnanti solo negli eventi ufficiali, percependoli come personaggi inumani e distanti.

I media hanno rivoluzionato la monarchia avvicinandola al nostro quotidiano.

La prima a diventare una regina mediatica è stata infatti Elisabetta II, l’attuale Queen of England, che apparì nelle case di tutto il mondo, con la sua incoronazione televisiva, cerimonia, prima di allora, riservata ai pochi eletti presenti.

Il suo è stato un matrimonio di stato, ma di certo anche d’amore, perché Elisabetta è stata colpita da un vero e proprio colpo di fulmine per il bel Filippo.

La parte più consistente degli amori reali contemporanei è dedicata a Diana, e ai suoi figli William e Harry, per poi passare ad Alberto di Monaco e Charlene, i reali scandinavi, la monarchia Spagnola retta oggi da Felipe e dalla volitiva Letizia, fino a toccare l’impero giapponese.

Che si sia trattato di matrimonio di stato o d’amore, certo una verità è indiscutibile: il privilegio ha un prezzo che si paga caro.

Vedremo coppie unite in pubblico e scoppiate nel privato, matrimoni a tre (lui, lei e l’altra), matrimoni che abbattono le barriere di classe, suocere ingombranti, divorzi eclatanti, e se le nozze reali ci vengono sempre servite come una favola, per rispondere alla domanda: “Vissero per sempre felici e contenti?”, l’unico modo, è leggere questo nuovo, appassionante saggio di Cinzia Giorgio.

Amori Reali di Cinzia Giorgio

Esce oggi in libreria e in tutti gli store online il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio (Newton Compton editori). Il mio desiderio e la mia curiosità di leggere l’ultimo libro di Cinzia Giorgio, si soddisfano subito. La prima cosa che penso, osservando la copertina è: “Ok! Facciamo un bel tuffo nei miei sogni di bambina, quando anch’io sospiravo per il Principe Azzurro!” (e poi fortunatamente, l’ ho pure sposato!).

Tra queste pagine, tra queste storie, c’è molto di più: c’è la dedizione e la superlativa capacità della Giorgio di giocare con le parole rendendo il suo stile letterario unico e diretto. Con la sua prosa degna del miglior saggio storico, le storie d’amore dei reali si fanno conoscere sotto molte sfaccettature.

È un viaggio nell’amore e nelle condizioni e contraddizioni dei matrimoni sfarzosi, imponenti, a volte anche tragici, che hanno accompagnato l’evoluzione dell’umanità. Si parte da Cesare e Cleopatra, per arrivare a ripercorrere la navata dell’Abbazia di Westminster insieme a Kate e al Principe William.

Non si parla solo d’amore, non è un libro romantico, ma è un saggio che attraverso il profondo lavoro di studio e ricerca fatta dell’autrice, ti permette di leggere e capire le situazioni politiche e sociali. La figura della donna e sua immensa capacità d’adattarsi anche alla ragion di stato (esempio lampante: Soraya con Reza Pahlavi); e di continuare a farci sognare anche quando prima dell’amore veniva la geo-politica!

“Non hai idea di quanto sia difficile vivere una grande storia d’amore ” diceva Wallis Simpson… io le risponderei: “Ha ragione, duchessa, ma leggendo questo saggio avrò sicuramente le idee più chiare.”

E così è stato.

Mirtilla Amelia Malcontenta

La piccola bottega di Parigi di Cinzia Giorgio #anteprima

La piccola bottega di Parigi

€ 10,00

eBook  € 2,99
Cop. rigida  € 10,00

Una delle autrici italiane più amate dalle lettrici


Dall’autrice del bestseller La collezionista di libri proibiti

 

 

Esce oggi in tutte le librerie e negli store online il nuovo romanzo di Cinzia Giorgio per i tipi della Newton Compton.

Mirtilla Amelia Malcontenta lo ha letto in anteprima per Pink Magazine Italia:

Ho appena finito il libro: mi sono scollegata dal mondo di internet, ho mangiato un boccone e chiesto alla mia famiglia un attimo per me. Queste sono le mie impressioni: “Andiamo a Parigi, ci porta Cinzia Giorgio. Sì, aprite il libro e viaggiate con lei… questo romanzo è infatti un viaggio in un antico e suggestivo atelier di Parigi. Il frusciare delle stoffe, un profumo inconfondibile di Chanel n.5 sono i protagonisti secondari di questo racconto, che ti fanno compagnia mentre scopri le sfaccettature della protagonista Corinne, delle sue nonne che l’accudiscono e la plasmano nella sua vita densa di ricordi struggenti e con i quali convive in un silenzio che fa rumore più di un tuono.

Corinne e Chanel… una vita riflessa dall’iconica grandezza della stilista, che è come la stella polare nel romanzo. È la sua forza che cattura e dona alla protagonista questa sua unicità. Io non vi racconto nient’altro… No, vi toglierei il gusto più squisito che dona questo libro: la scoperta e l’evoluzione della protagonista e della sua realtà familiare e lavorativa. Personale e professionale. Complimenti Cinzia, ci hai donato di nuovo un altro piccolo grande diamante da leggere e assaporare.

La piccola bottega di Parigi. Corinne Mistral è un giovane avvocato che non perde mai una causa. Vive a Roma e lavora presso il prestigioso studio legale della famiglia del fidanzato. Si sta dedicando anima e corpo a una causa molto importante quando la raggiunge la notizia della morte di sua nonna e dell’eredità che le ha lasciato: un atelier di alta moda a Parigi, nel bellissimo quartiere del Marais. Corinne parte immediatamente, decisa a sistemare il più presto possibile la faccenda e tornare poi al suo lavoro. Ma, una volta lì, resta affascinata dalla straordinaria storia di sua nonna, una donna che lei ha potuto conoscere pochissimo e che è stata persino allieva e amica della grande Coco Chanel. Il ritorno a Roma è rallentato ulteriormente dalla presenza dell’esecutore testamentario: qualcuno che Corinne conosce bene, troppo bene… Che non si tratti di un incontro casuale?

Un’eredità inaspettata
Un viaggio a Parigi
Un passato tutto da scoprire

Hanno scritto di lei:

«Cinzia Giorgio imbastisce sapientemente una storia tutta costruita sulla passione per la lettura dimostrandosi una scrittrice colta, che sa maneggiare molto bene la lingua e le parole.»
Leggendaria

«Cinzia Giorgio ha compiuto l’impresa: presentare nel panorama della contemporanea narrativa italiana un libro che costruisce un ponte tra romanzo storico, romanzo di formazione e romanzo d’amore.»
sulromanzo.it

 

La piccola libreria di Venezia: viaggiando anche a Firenze e a Parigi

Chi non sogna una libreria specializzata in classici? Margherita, la protagonista di questo romanzo, ne fa la sua professione e sceglie prima di tutto i classici come suoi compagni di vita. Riesce a trasmettere questo suo amore anche a noi attraverso il testo che è disseminato di citazioni e di richiami, scegliendo quello che si adatta di più alla situazione del momento per tematiche o messaggio.

Leggere un classico è confortante (cap. 17), la sentiamo ripetere senza stancarsi mai.

Le magnifiche coordinate geografiche di questo libro, scelte da Cinzia Giorgio, sono tre splendide città d’arte come Venezia, Firenze e Parigi. Mettere a frutto le sue competenze di storica dell’arte e la sua passione per i libri e la scrittura dev’esserle sembrato così naturale che il risultato è un inno alla lettura e alla bellezza di cui siamo circondati.

Venezia è colta nei suoi angoli più nascosti, meno frequentati dalla massa informe dei turisti che al loro passaggio travolgono i particolari più poetici:

Lei si sentiva saldamente legata a Venezia, al mare, allo splendore delle architetture così uniche e inconfondibili. Olimpia le aveva permesso di lavorare part-time presso la sede veneziana della Maison de Fleury, che stava aprendo i battenti. La sede della Maison si trovava a campo San Bartolomeo, a due passi da Rialto.

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Dopo aver salutato con un sorriso il volto allegro della statua di Goldoni, era andata a piedi dal commercialista per iniziare le pratiche per l’apertura della libreria, per poi arrivare fino al sestiere di Castello, dove si trovava la bottega di famiglia, per parlare con gli operai. Era tornata quindi verso Rialto. Si sentì felice come non le capitava da un po’ di tempo, da quando Alain era uscito dalla sua vita. Aveva camminato a lungo tra le calli e i campi senza avvertire la stanchezza.

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 Margherita si guardò intorno, soddisfatta delle decorazioni con cui avevano addobbato la libreria: un ritratto di Elisabetta I campeggiava accanto al leggio e c’erano rose bianche e rosse ovunque in ricordo della Guerra delle due Rose; sulla porta del retrobottega, che fungeva da camerino, Niccolò aveva attaccato uno stemma araldico mentre il leone di Venezia dominava l’angolo in cui vi erano i libri ambientati in laguna. La gente era accorsa in massa a quell’evento, nonostante l’acqua alta.

All’ingresso della libreria, il ragazzo di Niccolò offriva della cioccolata calda quasi come premio al coraggio di aver sfidato le intemperie. In realtà pioveva ma non tanto da inzupparsi, quindi gli avventori erano stati numerosi anche per la temporanea tregua meteorologica: l’acqua infatti non aveva ancora invaso tutte le calli.

Firenze è un colpo al cuore, un vecchio amore mai dimenticato, foriera di sentimenti ed emozioni pronte a ridestarsi alla vista di siffatto spettacolo continuo dell’arte.

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Continuarono a passeggiare arrivando fino a Ponte Vecchio, dove rimasero a contemplare l’Arno che scorreva sotto i loro piedi. Il sole stava tramontando e solo allora Margherita si rese conto che la giornata volgeva al termine.

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Aveva un pessimo senso dell’orientamento, ma le bastò seguire il flusso di turisti che dalla stazione di Santa Maria Novella si dirigevano verso il centro della città per ritrovarsi davanti all’immensa mole del duomo. Il battistero ne copriva in parte la facciata senza tuttavia sminuire l’effetto di meraviglia che si provava nel trovarsi al cospetto di una delle cattedrali più belle del mondo. Margherita si fermò a guardarla per qualche minuto rapita. Aveva una laurea in Storia dell’arte, era stata a Firenze moltissime volte, eppure Santa Maria del Fiore esercitava su di lei un fascino magnetico. Sospirò, sentendosi felice di essere lì e per un attimo dimentica della sua missione…

Parigi veglia da lontano, insieme a Olimpia, le vicende di Margherita e sprigiona il suo fascino irresistibile e senza tempo, ma anche rassicurante.

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Proseguirono assieme lungo boulevard Saint-Germain. Erano entrambe silenziose e il vento che arrivava gelido impediva loro persino di guardarsi negli occhi.

Quando arrivarono al ristorante furono accolte dal tepore del locale e dall’allegro chiacchiericcio degli avventori. Margherita gli preferiva la mistica quiete del Café de Flore nei rarissimi momenti in cui c’era poca gente, ma a volte le piaceva anche il trambusto goliardico che si respirava a Les Deux Magots.

 12Un vento gelido misto a nevischio soffiava da giorni sulla città. I parigini attraversavano frettolosi i grandi boulevard per infilarsi nelle stazioni del métro a godere di quell’effimero tepore che concedevano i sotterranei e i cunicoli della Ville Lumière. Margherita emerse dalla stazione Madeleine per incamminarsi verso boulevard de la Madeleine e svoltare in rue Vignon.

 

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Il nostro breve ma intenso viaggio è finito ed è proprio questo libro, La piccola libreria di Venezia, che dobbiamo ringraziare:

I libri salvano la vita. Se non la salvano la migliorano, se non la migliorano la colorano e se non la colorano allora state leggendo il libro sbagliato. Ricominciate da capo. Non conosco libro che non mi abbia aiutato in un momento critico della mia vita, né conosco libro che non mi abbia fatto compagnia. Anche il più brutto, mi ha lasciato qualcosa. Di fronte a un libro non si resta mai indifferenti, almeno se ben scritto, s’intende.

Quando si legge si entra nella mente dello scrittore, si apre un varco spazio-temporale che ci fa vivere davvero le vicende di cui leggiamo l’evolversi.

Perché come scrisse Emily Dickinson in una poesia: “Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane…”

Raffaello di Cinzia Giorgio

Proprio in questi giorni su Sky Arte stanno trasmettendo il film documentario su Raffaello – Il Principe delle Arti ed è stato irresistibile il bisogno di completare la visione di così belle e intense immagini con un testo parimenti emozionante: Raffaello di Cinzia Giorgio.

Mi sono domandata perché l’autrice di questa biografia romanzata abbia scelto proprio Raffaello a soggetto del suo libro. La risposta l’ho trovata facilmente, andando avanti nella lettura delle pagine che si succedevano in appassionanti vicende, respirando il fascino imperituro trasmesso dalle righe scritte in tutta la magnificenza che questo artista ha saputo imprimere all’arte e alla bellezza.

Il racconto è affascinante e costruito su un doppio binario spazio temporale (tra la Roma del Cinquecento e la Parigi di oggi) a incastro, strato su strato: sovrapposti come quelli che un bravo restauratore deve rimuovere per recuperare l’opera originale che alla fine si disvela ai suoi occhi, in tutto il suo splendore.

È come fare un salto nel tempo, ai giorni in cui la vita di un artista era drammaticamente combattuta tra le preoccupazioni quotidiane, la fatica fisica e la bellezza, in qualsiasi forma egli avesse deciso di esprimerla. Trasuda aria rinascimentale da tutti i pori: quella che si respira per le strade di Roma insieme al sapore di storia e di arte, che si insinua per i corridoi dei palazzi vaticani, origlia dietro alle porte degli illustri prelati, sbircia i progressi di Michelangelo.

Accanto alla vicenda privata e pubblica di Raffaello, che si sviluppa a ritroso, corre parallela quella di Bianca, approdata a Parigi, ambientata al giorno d’oggi, la cui vita è strettamente legata all’arte e misteriosamente allo sfortunato pittore urbinate, per diversi motivi.

Le storie procedono in senso inverso, legati da un comune denominatore, da un sottilissimo eppure saldo filo d’Arianna che dovrebbe dipanarsi insieme al mistero che avvolge il soggetto ritratto da Raffaello nel quadro denominato “La Fornarina”.

L’autrice lascia che Bianca ci racconti la sua, in prima persona, nella concitazione tutta moderna di ritmi e spostamenti e di complessi rapporti interpersonali, e lascia sullo sfondo la vicenda storica e umana dell’artista rinascimentale che gradualmente si compone in tutta la sua tragica intensità. L’apice del dramma si toccherà la notte del 6 aprile 1520, l’alfa e l’omega della sua esistenza, giorno della nascita e della morte del Principe delle arti.

L’effetto indiretto del fascino esercitato da queste pagine induce ad analizzare molta della produzione raffaellesca a Roma che vede il suo culmine  nell’opera La Fornarina, depositaria di tanti segreti, dietro cui si nasconde il mistero della donna che Raffaello elesse a sua musa nell’arte e nel cuore, e a cui si ispirò per realizzare, oltre a questo dipinto, la Velata, la Galatea de Il trionfo, e altrove il viso della Madonna.

Il ritratto de La Fornarina, destinato a essere un dipinto privato perché raffigurante Margherita Luti, figlia del fornaio il Senese, è carico di simboli attraverso i quali Raffaello appone il suo sigillo d’amore verso la donna: la perla che spunta dal copricapo che riconduce al significato del nome “Margherita”, il cespuglio di mirto dedicato a Venere, dea della bellezza, il bracciale dorato al braccio con inciso il nome del pittore, e un misterioso anello all’anulare sinistro che ha molte probabilità di essere un anello sponsale.

Il restauro al Louvre delle opere del Sanzio da parte della studiosa dell’arte, Bianca, fa da raccordo tra la realtà storica dell’uomo con i suoi affetti e le sue passioni, e l’espressione artistica indelebile del suo talento, tra passato e presente.

Cinzia Giorgio si conferma ancora una volta scrittrice eclettica: autrice di romanzi e storica dell’arte, capace di trovare la formula giusta per insegnare senza annoiare, intrecciando la storia di opere famose, inestimabili, a quella del Genio che le ha realizzate, per ridestare gusto artistico e un sentimento condiviso di appartenenza anche in noi comuni mortali.

Ille Hic Est Raphael Timuit Quo Sopite Vinci Rerum Magna Parens et Moriente Mori

Qui è quel Raffaello dal quale, fin che visse, Madre Natura temette di essere superata, e quando morì, temette di morire con lui