Addio a Inge Feltrinelli, la dama dei libri

Stanotte, 20 settembre 2018, Inge Feltrinelli ha dato il suo addio a un mondo che ha amato e divorato, alla soglia degli 88 anni.

Dicono che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. In effetti la signora Feltrinelli non stravedeva per i riflettori. Eppure ne deve aver vista tanta, di Storia.

Nata nel novembre del 1930 Inge Schönthal, figlia di padre ebreo, viene salvata dalla madre che per evitare le leggi razziali allora nel pieno vigore, manda il marito in America (da cui non tornerà più, e da cui respingerà anche la figlia), e si risposa con un influente ufficiale tedesco, che protegge la bambina.

Ad Amburgo Inge diventa fotografa e giornalista: viaggia spesso in America, incontra personaggi celebri e ne cattura i momenti dietro l’obiettivo fotografico (tra i suoi scatti possiamo ricordare quelli a Greta Garbo, J.F. Kennedy, Winston Churchill, Picasso, Chagall ed Hemingway).

A New York incontra per la prima volta Giangiacomo Feltrinelli. Personaggio a dir poco contorto, miliardario, comunista e fondatore di una casa editrice.

Inge lo segue nel 1960 come moglie, arrivando in una Milano ancora provincilotta.

Feltrinelli è un inquieto, innamorato della politica e dell’attivismo, e quando nel ’69, all’inizio degli Anni di Piombo entra in clandestinità (una scelta che lo condurrà ad una tragica fine in capo a tre anni), lascia ad Inge il timone della casa editrice. Un compito certo non facile. La signora tedesca però può contare su un enorme bagaglio di esperienze internazionali, crede fermamente che “non si può fare questo mestiere per diventare ricchi, ma per far circolare le idee”. La casa editrice diventa un moderno “salotto letterario”, dove si incrociano giganti della letteratura e del pensiero, e giovani esordienti di belle speranze. Lei, la dama, la queen of publishing, tiene le fila, si ispira alle grandi case editrici tedesche come Gottfried e contribuisce a dare all’editoria milanese un respiro ben più ampio. Un po’ Virginia Woolf e un po’ Oriana Fallaci, verrebbe da pensare.

Quando lascia la direzione all’unico figlio, Carlo Fitzgerald, la Feltrinelli Editrice è florida e in salute, perfettamente lanciata verso il futuro.

Lei si ritira senza rimpianti o proteste; vuole diventare una “vecchia rompiscatole”, dice.

Ma come si può considerare rompiscatole chi ha vissuto tanto intensamente, chi ha attraversato tante tempeste e respirato per l’arte e i libri?

Come si può mai dimenticare una donna così?

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Il refuso segreto del correttore di bozze

correttore-bozzeChe i libri siano i vostri compagni di comodino o il regalo temuto di ogni Natale, da riciclare alla prima occasione, saprete certamente cosa è una bozza. Certo che sì, quel prototipo, digitale o cartaceo, di libro. L’embrione di quel rettangolo tridimensionale, o file da dare in pasto a un ereader, che si acquista in libreria, sugli store on line e non solo. La bozza, che può raggiungere un numero imprecisato di versioni, oltre che evoluzioni degne di uno sceneggiatore, è il primo pensiero del mattino e l’ultimo prima di andare a letto… del correttore di bozze? Sbagliato! Del suo autore, di chi ha concepito l’insieme di pensieri che compone il testo, nella migliore delle ipotesi rivisto dalla mamma in pensione o dall’amica aspirante editor. L’assegnazione di un libro a un determinato correttore di bozze, che nelle piccole case editrici fa spesso anche da editor (e psicologo), è un momento delicato. Tu, caporedattore, potresti rimpiangere quel momento tutte le volte che l’autore tornerà alla carica con modifiche infinite sulla base di presunte ed errate correzioni. Scriverà mail minatorie, chiamerà a ora di pranzo o quando stai per andare a casa per lasciarti alle spalle una giornata nel tuo centro ascolto, pardon, casa editrice! E sarà sempre più agitato perché tu… caporedattore sull’orlo d’una crisi da refuso, hai sbagliato redattore. Non è quello giusto per il tuo autore/titolo. E ormai è troppo tardi per rimediare. Spezziamo però una lancia (o penna rossa) a favore degli autori ansiosi…sono troppo divertenti e certamente ti mancheranno quando ne verranno degli altri, più petulanti, e sarà sempre peggio!

Lara Palummo