La scienza e noi

LA SCIENZA E NOI

SEI LUNEDÌ PER PARLARE DEL FUTURO

 

 

Dopo il grandissimo successo delle passate edizioni, che hanno registrato sempre il tutto esaurito, riprende quest’anno al Piccolo Eliseo il terzo ciclo di incontri La Scienza e noi. 

La rassegna è a cura di Viviana Kasam, giornalista e presidente di BrainCircleItalia, associazione no-profit nata sotto l’egida di Rita Levi Montalcini con l’obiettivo di incentivare la divulgazione scientifica con focus sui rapporti tra cultura e cervello e del loro impatto sulla trasformazione del quotidiano. 

Per sei lunedì, a partire dal 4 febbraio fino al 15 aprile, scienziati di rilievo internazionale si rivolgeranno ad un pubblico eterogeneo per trasmettere, attraverso un linguaggio discorsivo e per non addetti ai lavori, l’emozione e la bellezza della scienza. 

L’intento quest’anno – racconta Viviana Kasam – è riuscire a spiegare al grande pubblico le nuove frontiere della ricerca scientifica, dall’intelligenza delle piante al suono del pensiero, dalla neurolinguistica alla parapsicologia, dall’esistenza del tempo alla Mate-magia che spiegherà come la magia inganna il cervello e come la matematica si struttura nel nostro pensiero”.

La manifestazione, a ingresso gratuito, è di forte richiamo non solo per ricercatori e appassionati ma soprattutto per gli studenti che interagiscono ad ogni incontro con gli scienziati anche on line, grazie alla diretta in streaming su www.brainforum.it, curata dalla media strategist Luisa Capelli. Nelle passate edizioni La scienza e noi ha registrato sulla sua pagina Facebook migliaia di visualizzazioni.

 

GLI APPUNTAMENTI:

Dall’intelligenza delle piante il nostro futuro è il primo appuntamento in programma  lunedì 4 febbraio alle ore 20.00.

Interverranno Renato Bruni, Università di Parma e Barbara Mazzolai, IIT (Pontedera).

Quello che le piante possono insegnare passa attraverso la loro diversità, non solo di forme ma anche per il modo in cui leggono il mondo e vi si adattano. La fotosintesi clorofilliana per esempio è un sistema ecologicamente perfetto per produrre energia per effetto delle dinamiche evolutive.

L’intelligenza delle piante ispira oggi anche la ricerca della robotica che, imitando le capacità dell’apparato radicale, sta sviluppando nuovi robot per il monitoraggio dei suoli e per l’esplorazione di ambienti impervi.

Renato Bruni insegna all’Università di Parma, dove si occupa di fitochimica. È co-fondatore del gruppo di ricerca LS9-Bioactives & Health, che studia il legame tra botanica, chimica, salute e nutrizione. 

Da diversi anni conduce una intensa attività di divulgazione sui temi della botanica e per Codice Edizioni ha pubblicato Erba Volant – Imparare l’innovazione dalle piante, con il quale si è aggiudicato lo Science Book Award 2017 e Le piante son brutte bestie, dedicato alla scienza del giardinaggio. I suoi libri sono stati tradotti in Germania, Cina, Turchia, Francia. Da quasi 10 anni cura il blog erbavolant e una omonima pagina Facebook sulle complicate relazioni ecologiche e culturali tra uomini e vegetali.

 

Barbara Mazzolai, biologa con un dottorato in ingegneria dei microsistemi, è attualmente la direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Barbara lavora da sempre su tematiche legate al mondo naturale e al monitoraggio ambientale, tant’è che la sua attività le è valsa numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso premio “Marisa Bellisario” e la Medaglia del Senato. Grazie al suo spirito innovativo nel settore della robotica, nel 2015 è stata anche riconosciuta tra le 25 donne più influenti nel settore della robotica.

 

 

18 febbraio: Dalle lingue impossibili al suono del pensiero: un viaggio nella neurolinguistica

Andrea Moro, Scuola Universitaria Superiore –IUSS Pavia

 

4 marzo: Il tempo esiste solo nel nostro cervello?

Domenica Bueti, Sissa di Trieste e Mauro Dorato, Università di Roma Tre

 

18 marzo: Magia, cervello e matematica: come i numeri governano il nostro pensiero 

Antonietta Mira, Università della Svizzera italiana e Università dell’Insubria e Giorgio Vallortigara, Università di Trento

 

1 aprile: Leggere il pensiero: dalla parapsicologia alla scienza

Fabio Babiloni, Università la Sapienza

 

15 aprile: Blockchain: oltre il bitcoin c’è di più

Renato Grottola, direttore generale Trasformazione digitale di Dnv GL–Business Assurance

 

 

Piccolo Eliseo – ore 20.00

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Prenotazioni: cultura@teatroeliseo.com

Info: www.brainforum.it

 

Ufficio Stampa: Madia Mauro

Comunicazione: Maria Luisa Migliardi Euro Forum srl

Organizzazione: Elisa Rapisarda

Riprese video: Sandro Ghini

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Shout to the Pop – AltaRoma

 

L’Accademia Altieri Moda e Arte, in occasione dell’edizione 2019 di AltaRoma, ha presentato l’evento Shout To The Pop presso la propria sede di Roma in via Lucrezio Caro, 67. Moda e musica si intrecciano per dar vista a percorsi e scambi creativi molto profondi, oltre a un importante spaccato delle competenze che gli studenti acquisiscono attraverso i diversi corsi di studi.

 

 

Un evento che come sempre coinvolge tutti i gradi, a partire dagli allievi del 1°, anno che si sono cimentati nella realizzazione di mini abiti fantasia. Si parte da vestiti sartoriali, con tessuti effetto metallo multicolore, ai quali si applicano gemme, legno, piume carta, materiali plastici a loro volta ricamati con paillettes, piume e mini fotografie. Un lavoro di pura arte creativa ma soprattutto di manualità acquisita gradualmente attraverso varie tecniche. Ogni mini abito associato a un personaggio icona della musica pop passata e presente.

 

 

A seguire gli allievi del 2° anno con la realizzazione di otto abiti su manichini a misura reale. Il Leitmotiv è la ricerca e la sperimentazione. Il risultato un mix di fantasia, saper fare e sbalordire…In che modo? Guanti in lattice per creare un abito gommoso; corteccia sfilacciata effetto liane intrecciate su una gabbia di filo di ferro; plastiche bruciate che danno la parvenza di latta accartocciata; cerchi ricavati da bottiglie di plastica che formano una gonna sopra un body realizzato con applicazioni a mosaico di piccoli pezzetti di legno multicolore. Ma non è finita. A dimostrazione delle capacità sartoriali acquisite, i ragazzi del 3° anno hanno realizzato un unico abito in tessuto dove la particolarità si ritrova nel materiale utilizzato per le applicazioni: ceralacca, silicone e gel. Stesso concept per gli studenti del corso di modellismo e sartoria che hanno creato dei modelli già esistenti di stilisti affermati, partendo da uno studio fatto di tagli sartoriali con l’utilizzo di tessuti comuni e materiali particolari che si fondono.

 

 

Gli allievi del corso di vetrinista e visual merchandiser si sono occupati delle scenografie e degli allestimenti. Infine gli allievi del corso di trucco e di acconciatura hanno creato il make up e l’hair stylist della modella che ha indossato l’abito di punta degli allievi del terzo anno. Un evento che si pone come un viaggio tra creatività, senso estetico, fantasia unita a curiosità, intuizione e grande manualità grazie al percorso di studi fornito dall’Accademia Altieri Moda e Arte. Tutto si fonde in una immagine visiva che trasforma, nella sua manualità, il lato più moderno di un lavoro creativo che supera le barriere comunicative e si impone come linguaggio universale.

 

Intervista all’artista Nicola Salotti

Nicola Salotti, classe 1981, è un artista toscano nato a Barga, in provincia di Lucca. Dopo il diploma presso l’Istituo d’Arte Passaglia di Lucca continua la sua formazione laureandosi in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi dal titolo “Antropomorfia”. Dopo la specializzazione in didattica delle Discipline Grafico Pittoriche ottiene una borsa di studio e partecipa al Master di primo livello in Tecniche e Management della Grafica d’Arte, presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2015 consegue il diploma presso l’associazione ONLUS RC Officina del Contemporaneo di Roma. Attualmente vive a Viareggio dove collabora con il Centro Internazionale della Grafica d’Arte 2RCGAMC diretto da Valter ed Eleonora Rossi.
La cosa che mi ha da subito colpito di questo artista è la profonda sensibilità e le reali esperienze interiori che lo hanno portato a intraprendere un percorso di conoscenza serio e impegnativo, che Nicola rende al pubblico attraverso le sue opere.
Artista complesso e assolutamente in linea con lo spirito del tempo che viviamo.
Parlare con lui equivale a fare un viaggio all’interno dell’universo quantico. Nicola affronta il Caos in modo plastico, mai scontato, creando opere che sfidano l’osservatore, lo costringono a confrontarsi con la propria personale visione della realtà, invitandolo a riconsiderare ciò che viene definito “reale”.
Dalla spietata presa di coscienza della drammaticità del Caos nel quale la condizione umana versa, Nicola si dirige verso la ricerca di un ordine superiore e lo trova, approdando alla geometria e in particolare all’esagono.
Ciao Nicola, ci parli un pò di te? Come mi hai spiegato non ami le definizioni, puoi provare comunque a dirci cosa vuol dire per te essere un’artista e in che modo ti relazioni al pubblico che fruisce delle tue opere?
Artista per me non significa Pittore, non significa Scultore, non significa Grafico né Videomaker né Performer. La tecnica di esecuzione non è per me il mezzo per identificare ciò che è Arte o meno. L’Artista a parer mio deve essere prima di tutto colui che ha delle domande e che le propone agli altri, non per avere delle risposte , l’Artista ha il compito di far riflettere. Solo successivamente deve occuparsi del come, con quale metodo espressivo realizzare al meglio il concetto che vuole trasmettere. O per meglio dire a come far nascere la domanda in chi fruisce.
La figura dell’Artista nei secoli si è ritagliata una sua forma all’interno della società, dal  Rinascimento fino al 1700  Artista era chi si prestava alla glorificazione della cultura europea delle diverse corti signorili, nobili o della Chiesa, nell’800 attraverso un graduale percorso si passa ad una visione bohémienne, dove l’espressività era strettamente legata al tormento personale in un’ottica del ruolo dell’Artista a livello sociale quasi borderline, nel ‘900 si assiste a un graduale cambiamento e l’artista diventa colui che si riappropria della sua dimensione intellettuale cercando di determinare la propria visione e di comunicarla seguendo un ben definito codice espressivo per sganciarsi dall’identità sociale dei secoli precedenti. Attualmente l’Artista per me ha il compito di sondare terreni inconsueti e come ho già detto, porre domande. Così io mi pongo interrogativi sui vari aspetti che circondano la mia realtà e cerco di trasmetterli, in modo di suscitare input in chi incontra il mio lavoro.
Parlare con te è stato molto interessante, soprattutto per le cose che mi hai detto circa le tue intuizioni sulla Coscienza collettiva e sul modo in cui la senti manifestarsi in questo secolo, caratterizzato dalla presenza di internet, vera chiave di volta della contemporaneità. Ci spieghi che cosa è la Coscienza Collettiva e in che modo la rete ci influenza e ci può aiutare ad evolvere come esseri umani?
Partendo dai presupposti della psicologia del profondo dico che il Conscio (Io) non può essere slegato dall’inconscio (Sè). Queste due istanze intrapsichiche si devono poi equilibrare con una terza: le regole dettate della società (Super Io). Il mio concetto di Coscienza si riassume nella Cultura personale che ognuno di noi coltiva. Quindi di conseguenza la Coscienza Collettiva dell’essere umano è la traccia di tutte le esperienze che l’uomo ha effettuato e di cui ha reso noti i risultati; in altre parole la Cultura di un popolo! Nel mondo attuale, dove la società sempre più “liquida” (per il concetto di società liquida si rimanda all’opera lasciata da Zygmunt Bauman, sociologo polacco scomparso lo scorso anno, ndr) si esprime sostanzialmente attraverso il web, assistiamo ad uno sbilanciamento tra queste istanze intrapsichiche a favore della sfera inconscia fatta di pulsioni e di irrazionalità (il trionfo del Caos, ndr). Ora, non che ci sia niente di male in ogni singolo aspetto psichico, ma se esiste uno sbilanciamento a favore di una di queste parti potremmo incontrare qualche problema. Pensiamo ai primi utensili usati dall’uomo, non possiamo negare che una lama abbia sia valore di arma e sia valore di strumento, può essere usata a fin di bene come a fin di male,tutto sta nel come viene percepita dal singolo che la utilizza e da come viene utilizzata dalla stragrande maggioranza. L’utilizzo dello strumento è prima consuetudine poi Cultura e assume connotati benigni o maligni. In sostanza penso che ci sia estremo bisogno di una Cultura sociale digitale diffusa a tutti i livelli sociali, per un educazione ai nuovi utensili di comunicazione, potremmo definirla “educazione connettiva”. Per me la Coscienza Collettiva è l’identità dell’essere umano, la Cultura è l’io, ma non è da dimenticare che c’è anche un Inconscio Collettivo, un Sé profondo fatto della somma di irrazionalità, di intuizione, di zone di luce e di ombra. Oso definirlo come Inconscio Connettivo (parafrasando Jeffrey Deitch) che, se privato del contenuto dell’io, rischia di essere uno strumento pericolosamente sbilanciato sul Sè. La Coscienza Collettiva-Connettiva è ciò di cui abbiamo bisogno, per raggiungere un evoluzione condivisa dell’essere umano. Attraverso la condivisione e la conoscenza dell’altro possiamo aumentare il nostro io in modo da riportare equilibrio. Ecco, la parola chiave è proprio Equilibrio tra le parti! (sinergia tra cultura , regole sociali, e pulsioni profonde).
Personalmente ti riconosco come ricercatore dello spirito e questa cosa ti rende particolarmente interessante. Mi piacerebbe quindi far luce su questo aspetto della tua essenza. Quando ha avuto inizio la tua ricerca e dove ti sta portando? Quali scoperte hai fatto a oggi?
Nasco come pittore figurativo, e i miei studi artistici in Accademia si sono rivolti all’analisi prima Avanguardistica e poi Surrealista di ciò che mi circondava, con buoni risultati si, ma a lungo andare questo approccio si rese noioso. Dal 2008 dopo un particolare evento, un delirio febbrile dovuto ad una trascurata tonsillite, mi sono scontrato con il concetto Junghiano di Inconscio e Archetipo, mi sono reso conto che le porte della percezione si erano aperte e che la Coscienza Individuale e Collettiva potevano essere terreno fertile, dove la mia creatività poteva trovare ampio respiro e nuova linfa. Da qui ho intrapreso una ricerca sulle sensazioni prenatali e mi sono concentrato sul rapporto tra Biologia e Spirito in ottica di astrazione formale. Conseguentemente questa strada artistica mi ha portato ad affrontare le tematiche che legano l’Arte con la Scienza con un’attenzione all’Olismo. Da questi miei studi mi sono accorto che la visione Olistica del mondo non solo è terreno fertile per la mia creatività ma è anche la soluzione per risolvere molte problematiche che affliggono la nostra società. L’Equilibrio sostanzialmente è la centralità delle mie scoperte.
Che cosa ti lega alla corrente artistica del surrealismo? E al postumanesimo?
Sicuramente l’aspetto sull’indagine Surrealista dell’irrazionale è uno dei motivi principali che mi legano a questa corrente artistica, nell’ avanguardia storica del Surrealismo veniva indagato l’automatismo psichico come unica fonte di ispirazione capace di trovare la vera essenza dell’irrazionalità, data dagli impulsi elettrici biologici del cervello umano, per rivoluzionare la comunicazione tra i soggetti, attraverso l’analisi della banalità, dell’esoterismo, dell’immaginazione con occhio sempre vigile alla politica e alla critica del costume e della società. Questi aspetti mi hanno portato a pensare come nell’era contemporanea la comunicazione attraverso i social network e il web in senso più esteso ha trovato notevoli rivoluzioni di forma e di sostanza. Il pensiero, dagli impulsi elettrici che prima erano veicolati esclusivamente a livello biologico, si ritrova a confrontarsi con i suoi alter ego digitali, ponendoci così una dualità di impulsi veicolatori di contenuti, di conoscenze e coscienze. Il collegamento alla filosofia Post-Human è stato consequenziale. Anche se in modo alternativo alla classica visione dell’arte post umana che fin ora si è concentrata esclusivamente ad analizzare l’aspetto fisico del problema evolutivo umano attraverso la modifica corporea o l’ibridazione genetica. Personalmente sono interessato alla sfera interiore di questa “evoluzione”, dettata dalle nuove tecnologie di comunicazione e a come queste possano influenzare il rapporto tra inconscio analogico e inconscio digitale (o connettivo). Da queste mie considerazioni è nato un Libro d’Artista dal titolo I.O. Input Output, in cui affronto l’argomento attraverso l’aspetto visivo, testuale e tattile. In sintesi al Surrealismo mi approccio per la dinamica della formulazione dell’ ispirazione, e guardo al Postumanesimo come obbiettivo, come il nuovo orizzonte della definizione del concetto di io.
 A cosa stai lavorando in questo momento?
Attualmente sto affrontando tematiche legate alla visione Olistica della realtà e alla relazione tra Meccanica Quantistica e le Filosofie Orientali alle forme archetipiche che si riscontrano Macroscopicamente e Microscopicamente nella realtà che ci circonda, e alla forza di Coesione.
Da qui sono nati progetti come :
“Entanglement”dove affronto il concetto di groviglio quantico.
“Exagonum” dove analizzo la forma archetipica dell’esagono che si riscontra in conformazioni sia cosmologiche che microscopiche.
“Mater Nera” che ha come soggetto la Materia Oscura dell’universo.
 “Olos Choaesionis” che indaga le tematiche sulla forza di coesione sia al livello Fisico che Spirituale.
Puoi mandare un messaggio al pubblico di Pink che ti sta leggendo, cosa dici?
Cito testualmente un autore che mi sta molto a cuore per congedarmi dai lettori di Pink: “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.” William Blake.
Paola Marchi

Chantal Pistelli McClelland e la bellezza delle unicità

La bellezza delle donne è nella loro forza. La loro forza è nel loro coraggio. E di coraggio, bellezza e fascino la modella Chantal Pistelli McClelland ne ha da vendere. Conosciamola insieme…

Mi chiamo Chantal, sono italoamericana e vivo a Pisa.
Da molto tempo sto percorrendo una battaglia personale, che spero possa invece aiutare molte altre persone.
Credo fermamente nella bellezza delle unicità, a tutto ciò che da valore alle caratteristiche di ognuno. Siamo purtroppo abituati dalla moda e televisione a una bellezza stereotipata, irreale e questo porta a non accettarsi, a vergognarsi delle proprie caratteristiche fisiche.
Per molti anni mi sono nascosta, vergognata della mia situazione, vittima di pregiudizi e discriminazioni fin quando ho deciso di alzare la testa e considerare la mia caratteristica un’unicità. Da quel momento la mia vita è cambiata radicalmente.
Sono nata con un’aplasia al piede e porto una protesi da tutta una vita.
Grazie allo sport ho messo alla prova me stessa superando molti limiti, sono arrivata terza alla prima regata al mondo di Windsurf per diversamente abili, ad oggi pratico surf e snowboard e continuo ad affrontare i limiti che ogni giorno mi si presentano con determinazione e ottimismo.

Nella vita sono una modella. Modella. Punto. Senza etichette! Non sono una modella disabile, sono semplicemente una modella, perché la mia battaglia sta proprio in questo, eliminare le etichette che siamo abituati ad affibbiare alle persone: disabili, normodotati, siamo tutti semplicemente persone e ognuna con la propria meravigliosa unicità.
Essendo la mia protesi il mio personale must have non potendone farne a meno, ho deciso di valorizzarla, di renderla ancora più mia, considerandola un accessorio moda. Grazie a un caro amico artista la mia protesi è stata vestita di foglie d’oro a tema Klimt rendendola un vero e proprio pezzo d’arte non da nascondere ma bensì da esaltare.

L’arte e la moda sono un perfetto veicolo comunicativo e il concetto di bellezza può essere espresso attraverso l’esaltazione delle proprie unicità.
Mi piacerebbe essere rappresentata da un’agenzia senza etichette di genere, al momento cosa molto difficile dato che l’Italia in questo ambiente è ancora molto indietro con il concetto dell’inclusione.
Mi sto battendo per annullare l’etichetta di modella disabile, mi sto battendo per tutte quelle persone che ancora si nascondono.
Non vergognatevi delle vostre unicità, non ascoltate le voci di chi in realtà ha poco da dire, vivete a testa alta e lasciate che siano gli altri a guardare in basso.

Chantal

Le matite di Paola Lomuscio

C’è chi vuole diventare grande e chi disegna.
Io amo disegnare.
Disegnare significa anche non diventare mai grandi.
Perché con la matita in mano, si è sempre un po’ bimbi.
Una bambina/adulta come me che vi scrive,ma soprattutto sogna.
Quella bambina non è mai cresciuta.
Ho 34 anni, pugliese precisamente andriese e amo tantissimo disegnare. Non solo con la mia matita realizzo ritratti, ma amo giocherellare insieme a lei. Infatti la mia matita è la protagonista nelle mie illustrazioni.
Paola Lomuscio
Protagonista principale di questo volume è la matita, nello specifico quella a marchio Staedtler con le sue famosissime righe gialle e nere. Questo articolo di cartoleria prende vita nelle illustrazioni di Paola Lomuscio diventando ogni volta un qualcosa di nuovo: il manico di una chitarra, il gambo di un fiore o addirittura una sigaretta stretta tra le labbra di Kurt Cobain. Un progetto originale e divertente.”
Il libro è ufficializzato dal marchio STAEDTLER.
il libro di Poala è stato consigliato nella rubrica: “Billy,il vizio di leggere” del Tg1 di Bruno Luverà (puntata del 14 Gennaio 2018).

Cinecittà e la moda romana

Dopo anni vissuti in secondo piano, oggi Cinecittà vive una nuova vita, tra mostre, eventi e glamour. Tra le tante manifestazioni, anche AltaRoma ha scelto la Hollywood sul Tevere come location della sua Fashion Week estiva.

Inaugurato nel 1937 il complesso di Cinecittà è un insieme di teatri di posa. Si trova in via Tuscolana 1055, all’angolo con via di Torre Spaccata, a pochi metri dalla fermata della Metro A. Ancora oggi gli spazi dell’imponente struttura vengono utilizzati per le produzioni televisive e cinematografiche. Definita la Hollywood sul Teveredurante la sua epoca d’oro, a Cinecittà hanno lavorato registi italiani come Federico Fellini (I Vitelloni, 1953), Vittorio De Sica, Luchino Visconti (Bellissima, 1951), Ettore Scola e Sergio Leone; ma anche registi stranieri, tra i quali spiccano William Wyler (Ben Hur, 1959), Marvyn LeRoy (Quo Vadis?,1951), Francis Ford Coppola, Joseph L. Mankiewicz (Cleopatra, 1963), Martin Scorsese (Gangs of New York, 2002) e molti altri ancora. Gli Studiossorgono su una superficie di quattrocentomila metri quadri esono di fatto il centro della produzione cinematografica nazionale.

È possibile visitare la Fabbrica dei Sogni romana. Cinecittà è, infatti, ancora oggi un polo d’attrazione turistico per gli amanti del cinema, ma anche un marchio vero e proprio, che include l’organizzazione di eventi mondani e culturali; nel 2016 è stata creata l’Area Eventi di Cinecittà World e di Civita che hanno dato vita a Cinecittà Events, un nuovissimo brand della società Cinecittà District Entertainment (CDE). Cinecittà Studios, nel suo segmento Movie,mette al servizio di agenzie e grandi marchi alcuni spazi esclusivi, tra i quali due teatri di posa: ovvero il Teatro 10e il Teatro 1, la cosiddetta Palazzina Fellini, ilset permanente Roma Antica e il nuovo caffè di Cinecittà. Per ogni evento, sono così sfruttate le suggestive ambientazioni scenografiche dei set cinematografici e si può persino chiedere l’utilizzo degli effetti speciali. Negli ultimi anni, sono stati ospitati eventi di marchi nazionali e internazionali come Chanel, Enel, Chopard, Ferrari, Bulgari, Fendi, Volkswagen, Fiat, Ungaro, Sky e tantissimi altri ancora.

AltaRoma quest’estate, con la collaborazione dell’Istituto Luce, ha come quartier generale proprio gli studi di Cinecittà. La manifestazione si concluderà domenica 1° luglio, con un programma diviso in tre sezioni di competenza: Fashion Hub, per i progetti di scouting; Atelier per le sfilate; In Town, per le iniziative della moda collocate in svariati e strategici punti nodali di Roma. L’organizzazione di AltaRoma, presieduta da Silvia Venturini Fendi, ha individuato Cinecittà come location della maggior parte degli eventi della Fashion Week dell’alta moda romana per coinvolgere più discipline dello spettacolo sullo sfondo della Hollywood italiana. Storici brand romani sono stati importantissimi per l’industria cinematografica italiana: le Sorelle Fontana, Fernanda Gattinoni e Roberto Capucci.

Giovedì 28 giugno 2018 è stato celebrato proprio il genio di Roberto Capucci con un documentario in anteprima mondiale: “La moda proibita. Roberto Capucci e il futuro dell’alta moda”, di Ottavio Rosati, prodotto da Plays s.r.l. in collaborazione con Jean Vigo Italia. Nel set dell’Antica Roma, AltaRoma ha invece omaggiato lo stilista Renato Balestra con “Tribute to Renato Balestra”, una sfilata che ripercorreva le tappe più importanti della carriera dello stilista.

Grazie ad AltaRoma, è possibile visitare i set della città del cinema. Perché Cinecittà è un luogo magico a prescindere dagli eventi glamour che vi si svolgono. Chi si addentra tra le sue vie non può che restarne affascinato. Se si vuol vivere un giorno passando da un set all’altro, l’offerta delle visite è ampia e sul sito degli Studios troverete orari, prezzi e possibili variazioni dei giorni. Grazie al successo di “Cinecittà si Mostra”, inaugurata il 29 aprile 2011 e che ha ospitato più di trecentocinquantamila visitatori, l’esposizione è diventata permanente. La mostra ripercorre idealmente ogni fase della realizzazione di un film: dalla sceneggiatura alla post produzione, presenta i vari mestieri legati al cinema e permette la visita dei “set residenti”, ovvero quelli che non sono mai stati smantellati: Broadway, Roma Antica e Firenze del Quattrocento.

Per approfondimenti e orari: http://cinecittasimostra.it

Intervista a Ester Campese

Intervista a Ester Campese, la pittrice delle donne

Tra spiritualità, romanticismo e amore per l’ universo umano

È una pittrice di fama internazionale Ester Campese in arte Campey. Molto apprezzata sia dal grande pubblico sia dagli addetti ai lavori, è considerata oggi la pittrice delle donne.

Ester, in molti ti vedono come la pittrice delle donne. Credi che sia una definizione sessista?

In effetti questo cliché mi viene attribuito da una mia personale in avanti che dedicai interamente al soggetto femminile. Non credo sia sessista ma immagino identifica solamente una matrice che mi investe. Ciò che non amo molto in realtà è essere stereotipata. Questo un po’lo stigmatizzo in quanto il mio stile, ma spazia in effetti in differenti direzioni,non solo nel ritratto femminile. Nel corso della mia evoluzione artistica, che è oramai pluridecennale, ho in realtà concretizzato differenti forme espressive, anche sperimentali se vuoi, partendo dalla ricerca del colore e volendomi sentire inizialmente totalmente libera abbracciando un forma più astratta. Man mano poi ho preferito esprimermi attraverso il formale che comunque non è mai stato assente nelle mie opere. Anche in quelle astratte in effetti vi è sempre una traccia di una forma evocativa pur espressa attraverso il simbolismo e la modalità concettuale. In tutte un tratto che davvero mi identifica è il colore che uso in modo vigoroso, non amo in effetti i colori tenui. Il mio carattere pur sensibile e se vuoi anche timido, nasconde una forte tenacia e passionalità che esprimo tanto nell’arte quanto nella vita.

Nei tuoi dipinti ami particolarmente ritrarre soggetti a carattere femminile. Come mai?

È stato come una sorta di spontanea conseguenza. Ci sono tempi attuali e tempi diciamo storici. Attraverso l’indagare del mondo femminile ho voluto spaziare in differenti forme in cui la donna appunto nello scorrere del tempo e nelle sue evoluzioni ne è stata protagonista, anche se talvolta, un po’ defilata, con un dietro le quinte, ma sempre in qualche modo realizzandone la regia. Questo era l’intento dell’omaggio che feci con la mia personale dedicata proprio al femminile. Ma è stata anche occasione per una forma di narrazione indiretta di me, e non da meno un modo per una profonda e preziosa introspezione emozionale, e non solo, che mi hanno fatto produrre le opere con soggetti a carattere femminile, proseguito poi da li in avanti avendo in qualche modo scorto una mia predilezione. Tra gli ultimi dipinti realizzati per la mia prossima personale che sto in effetti preparando vi è ad esempio L’attesa che volentieri ti anticipo qui attraverso questa intervista.

Non hai mai pensato di realizzare un autoritratto?

In realtà ne ho realizzato uno, da una foto scattata in studio, meno spontanea forse, ma molto suggestiva. Il dipinto è intitolato La Dama Bianca e l’ho realizzato proprio prendendo spunto dalla mia foto. Questo quadro ha partecipato ad una mostra al Castello Svevo di Rocca Imperiale il cui tema era affidato ai cinque sensi ma anche alla spiritualità. Mi parve adatto anche per il color indaco che nella stessa foto prevaleva. L’indaco è il colore della spiritualità, della metamorfosi, della transizione e del mistero, sinonimo anche di altruismo, dignità e nobiltà ma non da meno di umiltà e saggezza. Devo dire che questo autoritratto l’ho volutamente lasciato in forma diciamo lightanche perché, se devo essere sincera, ero abbastanza a disagio di fronte a questo dipinto, dovendomi osservare  lungamente come ad uno specchio. E questo non è facile, almeno per me. Almeno per me.

Ami dipingere anche paesaggi? E nature morte?

Assolutamente sì! Ho realizzato diversi quadri con questi soggetti. Diversi paesaggi e diversi interni e nature morte. Devo dire però che amo un pochino meno questi soggetti, ma ciò che tutti i miei dipinti hanno in comune, oltre all’uso spesso materico e corposo del colore e le tinte di impatto, vi è anche una forte componente emozionale e indagatrice. Non posso disgiungere la parte emozionale da ciò che realizzo. In tutte vi è una parte di me dei momenti e emozioni che ho vissuto mentre ho realizzato il dipinto. Amo per questo motivo che, chi acquista una mia opera, sappia di me e comprenda la natura viva, scusa il gioco di parole, che in essa è presente. 

In generale che rapporto hai con la Natura?

Stretto, ma non strettissimo, amo più indagare l’animo umano e per tale motivo, presumo, che i soggetti umani mi attirino maggiormente.

Credi che l’ Arte in generale possa aiutare l’ uomo moderno ad avvicinarsi maggiormente ad essa in maniera sana?

Certamente sì, anzi credo si debba avere un senso molto più sviluppato del rispetto della nostra casa. Mi fai venire in mente una mia opera In our hands the world che si ricollega al tema e che raffigura la terra. La chiave di lettura del dipinto che riproduce due mani, una maschile e femminile, che circondano delicatamente la Terra, vi è proprio un richiamo ad un simbolico pragmatismo e sensibilità, che suggerisce l’avere amorevole cura verso il nostro ambiente: la Terra. Ci riporta, nell’intenzione, anche a radici più profonde del nostro animo. Come a dire che insieme possiamo avere cura di noi, degli altri, come in una sorta di abbraccio universale. La Terra è la nostra casa, il cielo è il nostro tetto, l’amore il linguaggio, da tutti comprensibile, attraverso cui agire. Per tornare dunque alla tua domanda, certo che l’arte avvicina alla natura in modo sano, almeno per me è senz’altro uno dei modi privilegiati.

Laura Gorini

Urban Wrecks di Corrado Delfini

Lo Spazio Arte Petrecca  presenta la mostra personale Urban Wrecks di Corrado Delfini, a cura di Gioia Cativa, con il patrocinio del Comune di Isernia.

La giovane organizzazione molisana accoglie l’artista romano nelle sale dello Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, nel centro storico di Isernia, con una proposta articolata in due serie: Periferic e Dynamic Forms, visioni delle periferie di Roma da un osservatore privilegiato, che attraversa i passaggi e i cambiamenti storici, ambientali e industriali della società capitolina nei suoi sobborghi. Realtà, queste, nelle quali l’artista vive e lavora. Le opere, alcune di grandi dimensioni, sono state realizzate mediante l’utilizzo di colori acrilici, collanti e smalti industriali. La mostra include un contributo video dal titolo promo-psychedelic urban wrecks & red dynamic forms, di Monica Pirone. La video installazione ritrae Delfini durante la lavorazione delle opere nel suo “spazio-studio”, come lo descrive l’autrice.

L’appuntamento per la vernice d’apertura è previsto per il giorno 12 giugno 2018 alle ore 19:00, in Corso Marcelli 180, Isernia. Le opere saranno esposte dal 12 al 26 giugno 2018. L’autore sarà presente all’inaugurazione per i saluti di benvenuto insieme ai responsabili della mostra dalle ore 19:30. Per le interviste sarà a disposizione dalle ore 18:30.

“Il passaggio dalla serie Spazio Meccanico a questa, chiamata Periferic, racconta un momento di evoluzione nel pensiero e nell’arte di Corrado Delfini, un passaggio quasi obbligato, una deviazione necessaria improntata su nuove riflessioni, su un nuovo modo di vedere e percepire le cose intorno […]. Periferic parte dalla serie Spazio Meccanico e, attraverso un processo di sottrazione lento, subisce un mutamento quasi camaleontico dove la componente astratta trova un giusto spazio ed equilibrio. Viene a cambiare la visione stessa della città industriale e moderna; si percepisce un approccio più romantico e nostalgico e non così duro e deciso della serie precedente; i colori sottolineano questo cambiamento di rotta, passando da scuri e netti a più delicati, più luminosi e meno pesanti. […].” (dal testo Serie Periferic di Gioia Cativa)

“Delfini approda a un terzo step dove la componente meccanica tende a sparire pur mantenendo intatta l’idea della ricostruzione di una città ideale che, composta da segmenti, arriva a diventare un insieme di masse colorate all’interno di un perimetro. Si sperimenta il rapporto che intercorre nell’incontro sia della superficie che degli altri colori […]. Se sia Spazio Meccanico che Perifericpuntavano sull’elemento visivo industriale, Dynamic Forms supera questo confine e si spoglia di ciò che ha caratterizzato, almeno a livello visivo, l’arte di Corrado Delfini; ciò che vediamo elementi informi saturi di colore, linee nere che marcano confini ma che, spesso, non sono sufficienti. Anche qui possiamo parlare di visioni dall’alto di spazi urbani e non, ma Delfini vi toglie la perfetta suddivisione di questi ultimi e “sporca” con colori e linee […]. Possiamo dunque affermare che cambia la disposizione spaziale, astratta e dinamica della composizione ma, alla fine, ciò che rappresenta è la città, nei suoi spazi urbani, agricoli, verdi o industriali. L’analisi che l’artista fa è puntuale e rispecchia una presa di coscienza della realtà attuale. Le aree verdi, ad esempio, rappresentano forse l’1% della superficie, dimostrando una particolare attenzione all’abusivismo edilizio e alle costruzioni selvagge a discapito di polmoni verdi naturali. […]” (dal testo Dynamic Form di Gioia Cativa)

Copertina: Periferic 07, tecnica mista su tela 90×90, 2018, foto @Marino Festuccia

Maggiori info: URBAN WRECKS

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A Firenze l’arte incontra la tecnologia

A FIRENZE L’ARTE INCONTRA LA TECNOLOGIA
la nuova Classe A della GMG Mercedes e l’EnoArte di Elisabetta Rogai

 “Ehi Mercedes!”, allegria e ironia per una ventata d’aria nuova  – a sorpresa – per la quarta generazione della baby Benz, dove la tecnologia è l’elemento chiave del rinnovamento con un inedito infotainment e un motore entry level e dunque entrare in un nuovo mondo interagendo con la propria auto, sfiorando con mano il touchpad, il touchscreen e i tasti al volante, limiti inimmaginabili per l’interazione tra uomo e macchina, due parole ed ecco che nuova Classe A non solo ti ascolta ma risponde anche alle richieste consentendo di gestire facilmente e con un comando vocale tante funzioni del sistema di navigazione, dell’autoradio, del climatizzatore e altro ancora.

Dopo un debutto in privato ad Amsterdam  la nuova Classe A, che sarà una delle protagoniste del salone di Ginevra 2018, è stata presentata in tutta Italia il 12 di maggio ma la presentazione a Firenze effettuata dalla GMG Mercedes su intuizione di Giovanni Birindelli nella Piazza Strozzi, ha sorpreso il mondo degli appassionati e la stampa per un inedito concentrato di eleganza e stile.

Infatti Piazza degli Strozzi è stato teatro di un evento che ha abbinato l’Arte e  la bellezza alla tecnologia più avanzata, l’EnoArte di Elisabetta Rogai alla Classe A, una inedita performance live,  l’abile uso del  pennello dell’Artista abbinato al  Chianti Classico del vino dell’Azienda Agricola Colle Bereto per un momento che celebra la passione per il mondo dell’Auto con l’Arte, il glamour di autovetture di sogno mostrate in anteprima nazionale dalla concessionaria GMG Mercedes di Giovanni Birindelli.

Non nuova ad avere consensi e definizioni della sua tecnica EnoArte “innovativa” l’Artista Elisabetta Rogai e l’imprenditore Giovanni Birindelli – GMG Mercedes – hanno riunito autorità, collezionisti e amici, clienti, stampa e campioni dello sport  al Colle Bereto, l’american bar più glamour di Firenze, dove la concessionaria GMG Mercedes, main sponsor dell’evento, ha creato su red carpet un isola statica di stile, presentando in anteprima la nuova Classe A Mercedes, autovettura compatibile con la bellezza della Piazza Strozzi, facendola diventare, da memoria storica, il luogo privilegiato dello scambio di arte e tecnologia, un crocevia di cultura, mutando armoniosamente, un simbolo della storia di questi luoghi antichi, rendendoli moderni e vivibili.

Press Cristina Vannuzzi

Firenze, maggio 2018

Colle Bereto – Piazza degli Strozzi, 5R – 50123 Firenze

www.elisabettarogai.it

www.gmgspa.com

www.cafecollebereto.com

 

 

Svetlana Schmidt. Le forme d’Arte

Svetlana Schmidt, architetto e artista, decide di fare indossare l’arte prendendo ispirazione dal Gattopardo cinematografico di Luchino Visconti al Don Giovanni di Mozart, passando per Balzac e i decadenti russi, i pittori francesi Édouard Vuillard e Pierre Bonnard, fino alle ambientazioni alla Barry Lindon. Svetlana, creatura incantevole, in punta di piedi da viaggiatrice instancabile, coglie riferimenti culturali da cui prende ispirazione, vive stanze cariche di un vissuto impercettibile, di tracce e passaggi, che intervengono con la forza della decorazione, segnando, da artista e architetto, squisite temporary location.

Sotto la guida competente di Cristina Vittoria Egger, talent scout di innato talento, passa dai giardini verticali di Milano alla sfolgorante Montecarlo, con gli occhi pieni del mare mediterraneo, un eclettismo fatto di ricerca, curiosità, tecnica, l’Artista Svetlana Schmidt si muove leggera, sembra una danza la sua, mentre porta fra le bracciaun fascio di fiori per una botticelliana primavera, l’artista inaugura a Monaco, alla Galleria Le Carrè Dorè per un mese, una sua personale, un viaggio, arrivando dalla sua concept-gallery Orsorama, luogo di mostre ma anche di design, di oggetti e di abiti creati ad hoccon il Brand Nadir Maut,su progetti di artisti, il suo hub fantastico nel cuore di Milano, in via dell’Orso.

A Monaco Svetlana, nella Galleria che ospita da sempre grandi artisti contemporanei, adeguando le sue creazioni al progetto di Flavia Cannata, ideatrice di “Always Support Talent” , crea un collage, caratterizzando la sua opera d’arte in una tavolozza cromatica sapientemente usata e calibrata, fatta di pensieri, di studi, di ricordi, ma anche profumi di terre, di fiori, grandi prati, e rose….. perché le sue opere profumano, hanno il cuore e l’anima dei fiori che usa per le sue opera, che hanno il potere di sospendere il tempo, rendere immortale un momento, dipinti, fantastici caftani e foulard che sembrano aquiloni, mossi dal vento, pieni di fiori e colori, la costruzione di un mondo come realmente è visto dall’artista tra realtà, sogno e fantasia, mondi e modi del vivere quotidiano per abitare il mondo, codificando linguaggi e comportamenti, costruendo una identità, dunque producendo non solo immagini simboliche e desiderabili ma svelando principalmente la sua realtà di artista.

L’Artista imprime il suo talento su carta o su tessuto, partendo da motivi tradizionali, che però sovverte con geometrie inattese e ci dice «I mieisoggetti si ispirano sempre alla natura, dove il paesaggio è solo l’origine della creazione, un punto di partenza, in una sorta di figurativismo astratto», le sue sono autentiche opere d’arte suggerite da ispirazioni oniriche, un mondo meraviglioso, quello di Svetlana Schmidta Le Carrè Dorè, per raccontano storie, le sue non sono illusioni ma fantastiche suggestioni.

Le Carrè Dorè

5, rue Princesse Caroline 98000Monaco

www.carredor-monaco.com

Svetlana Schmidt – Galleria Orsorama

Via Dell’Orso –Milano

Gabriella Chiarappa