Nel paese degli amori maledetti

Un libro che si insinua piano piano nei recessi della mente e costringe ad aprire cassetti della memoria creduti chiusi per sempre.

Lungo un sentiero già tracciato dai titoli dei romanzi di Jane Austen, partendo dalle pagine di un diario dimenticato, una donna ormai adulta ritorna molto a fatica ai tempi del suo primo amore, nato sui banchi di scuola, coltivato nelle lettere rubate alle lezioni e incorniciato da una colonna sonora anni ottanta.

Come in una situazione molto simile a quella di Anne Elliot in Persuasione, la disparità di ceto (l’estrazione sociale, il grado di istruzione) tra due ragazzi che si innamorano fa ritenere i genitori di lei in diritto di convincerla dell’inopportunità di proseguire in una relazione del genere.

Evidentemente veniva da un ambiente familiare in cui gli avevano insegnato ad accontentarsi del suo stato o meglio della sopravvivenza (qualcuno ricorda che Ala era piuttosto pigro e non brillava per voglia di lavorare). Io invece ero stata educata, da mio padre e poi dai valori borghesi del liceo classico, ad aspirare ad essere, per quanto possibile, artefice del mio destino, e quindi a tenere sempre gli occhi sul domani.

La trama potrebbe essere ovvia se non fosse dipanata e sviscerata attraverso i mille anfratti dell’incertezza, della confusione, dell’inesperienza e dell’ingenuità giovanili, messe qui dolorosamente a nudo, come ferite che non vogliono rimarginare.

Si assiste al nascere, con i suoi primi palpiti, di un sentimento importante e nuovo nel cuore della giovane Bea e al dilemma in cui è combattuta tra l’amore per il suo Jek e i sogni fatti insieme, e l’amore per i propri genitori che non vuole far soffrire. L’unica scelta possibile si rivelerà quella di rimanere insensibile alle istanze del suo cuore, finendo però così per rimanere insensibile a tutto.

È difficile raccontare di un libro che non parla di una storia, bensì di un amore e lo fa quasi prestandogli la penna, lasciandolo fluire e sgorgare da solo con il risultato travolgente di una tenerezza struggente e poetica contagiosa, che non lascia semplici spettatori.

Un amore che apparentemente non conosce lieto fine, ma si conquista l’immortalità:

Non sempre le parole ingessano e uccidono le emozioni, talvolta riescono a coglierne l’anima o anche solo l’eco e lo riflettono nello spazio, sottraendolo al tempo, in tutta la sua potenza…

I dubbi, i tentennamenti, le dichiarazioni, i divieti pesanti come macigni, stringono un laccio attorno al cuore gonfio dell’io narrante che coincide e si confonde con l’io narrato. Quella ragazzina di sedici anni che si affacciava per la prima volta sul palcoscenico della vita, nel ritrovare il diario a cui confidava la storia del suo primo, vero antico amore, ritrova se stessa e le sue origini radicate nella sua terra, nella sua casa natale, per le vie del suo borgo e dei suoi boschetti a cui il destino, inesorabile, la riconduce da esule.

Uno sfogo che diventa rimpianto e riflessione sul senso della vita e sull’irrinunciabilità dell’amore, impossibile da sostituire con altri surrogati illusori.

Un’inedita Beatrice Battaglia, conosciuta e famosa in tutt’altra veste, si dimostra poetessa dell’amore, scrittrice di elegia pura:

E dopo ci fermiamo sul bordo del fosso a parlare, o meglio a cercare qualcosa da dire, a sorriderci con gli occhi, a desiderarci, senza poterci avvicinare troppo, perché qualcuno potrebbe spuntare dagli stradelli e vederci -e qui restiamo nell’odore dell’erbe fiorite mentre il sole va giù pian piano all’orizzonte, in attesa che il desiderio tracimi e superi la prudenza e lui, dando una rapida occhiata intorno, si avvicini e mi circondi con le braccia e mi baci.

Se questo non è amore!

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Libri amori e segreti

Continua la fortunata serie libraria scritta da Della Parker, scandita dai mesi dell’anno, pubblicata da Newton Compton.

Riprendono gli appuntamenti di questo caloroso e accogliente club del libro, tutto al femminile, in cui ci sentiamo idealmente ben accolte anche noi.

Kate provò un senso di calore mentre superava la soglia. Si unì ai convenevoli, al chiacchiericcio, ai frammenti di una decina di conversazioni cominciate il mese prima e riprese in quel momento, come non si fossero mai interrotte, come solo le buone amiche sapevano fare, e la serata -bé la parte prima dei libri- ebbe inizio.

Febbraio si sa, è il mese di San Valentino e anche la lettura di questo speciale club è dedicata a un libro che parla di amore: L’amante di Lady Chatterley.

Più che d’amore si arriva presto a parlare di eros, di passione, come suggerito dalla trama del libro, così conturbante per l’epoca, ma che non manca di suscitare qualche imbarazzo anche tra le nostre più moderne lettrici.

Kate in particolare sta attraversando un momento delicato nella vita intima di coppia con suo marito Anton con il quale l’intesa era sempre stata perfetta. Poi a seguito di un declassamento lavorativo Anton ha perso fiducia in se stesso e Kate si è ritrovata per casa un aitante muratore che sprigiona testosterone da tutti i pori. A farla sentire ancora più sola e in balia di questo ammiccante ragazzotto

Mentre continuava a leggere si rese conto che il libro non era solo sessualmente esplicito e scandaloso. Era anche molto intimo. Era una storia d’amore tra due persone legate non solo sotto il profilo fisico ma anche sotto quello emotivo, e il fatto che appartenessero a classi sociali così differenti -aspetto sottolineato spesso- contribuiva solo ad aumentarne l’intensità.

Come andrà a finire questa storia? Saprà Kate tenere a bada i suoi ormoni e resistere alle malie del novello “Bob aggiustatutto” o è possibile un finale diverso da quello de L’amante di Lady Chatterley.

Ve lo lascio scoprire.

Buona lettura e buon San Valentino!

A San Valentino con Lorena Marcelli

Sposami per un anno e un giorno è il primo romanzo vincitore del Concorso Live&Love indetto dalla casa editrice Le Mezzelane, l’autrice è Lorena Marcelli. Il romanzo si presenta in un formato nuovo e maneggevole, originale anche nella copertina. È una storia d’amore, dove però l’amore non è l’unico protagonista, c’è anche la selvaggia terra d’Irlanda che accompagna ogni scena e la pervade di magia. Lorena Marcelli oltre ad avere uno straordinario talento, riconosciuto dalle numerose case editrici che hanno pubblicato il suoi lavori, come la Rizzoli e la Sperling & Kupfer, solo per citarne alcune, è una donna eclettica e curiosa, prova ne sono i suoi numerosi romanzi, scritti anche sotto l’alias di Laura Fioretti.

La protagonista del tuo nuovo romanzo edito dalle Mezzelane si trova ad affrontare un periodo di forte crisi, in cui, per congiunture nefaste, perde contemporaneamente: lavoro, migliore amica, compagno e casa. Nel romanzo scrivi che Mila non riesce a dare un ordine di importanza a quelle perdite: tu sapresti darlo? Qual è la tua personale graduatoria? “Ho perso da poco una persona che pensavo fosse una grande amica e mi ha fatto davvero molto male. Per me l’amicizia viene prima di tutto. Seguono l’amore, la casa e il lavoro.”

Il titolo del romanzo, Sposami per un anno e un giorno, rimanda all’idea di un amore precario, così come il tempo in cui viviamo. In realtà il libro parla di un amore che sfida il tempo. Secondo te l’amore ha una durata precisa, una data di scadenza oltre la quale, fisiologicamente si spegne?

Non credo si possa generalizzare e che non si possa dare una risposta univoca. Personalmente penso che l’amore duri giusto il tempo dell’innamoramento. Dopo diventa altro. Molto altro, in alcuni casi, e tutt’altro in altri. Dipende molto dalla maturità delle persone, da quello che ognuno di noi cerca nell’altra persona e da quello che la vita ha insegnato ad apprezzare. L’amore è un sentimento molto complicato e dovrebbe essere vissuto solo per quello che è: un bel sogno dal quale ci si può svegliare. Preferisco di gran lunga le passioni che sconvolgono la vita.

Un altro tema trattato nel romanzo è quello del tradimento: come si supera il dolore di un tradimento?

In realtà credo che non si superi. Non si supera né in amore né in amicizia. Lo si elabora nel tempo. A volte si riescono a comprendere anche i meccanismi che hanno portato te stessa o l’altra persona a tradire; si analizzano le situazioni e si mettono sui piatti della bilancia gli avvenimenti e le persone coinvolte. A volte si sceglie di rimanere; altre volte no. Se si resta, però, si deve essere consapevoli che quella cicatrice ogni tanto sanguinerà e farà ancora male.

Tu scrivi d’amore, secondo te, le storie d’amore hanno un lieto fine solo nei romanzi?

No, non sempre ma spesso. Di solito la parola fine, nei romanzi, viene scritta quando i due protagonisti sono innamoratissimi. Ma pochi di noi sanno cosa accadrà loro subito dopo. Finirà la passione? I problemi quotidiani li travolgeranno e faranno dimenticare loro che un tempo si amavano? Forse non lo sapremo mai. I miei genitori si sono amati per più di cinquant’anni e hanno superato tutte le difficoltà rimanendo sempre insieme. Io non posso assicurare a nessuno che il mio amore durerà per sempre. Sono molto fatalista e, dopo tante delusioni, cerco di non attaccarmi troppo alle persone. Dicono che sono un po’ fredda; io penso solo di essere molto selettiva.

Il romanzo è ricco di riferimenti ai riti celtici, da dove nasce il tuo amore per l’Irlanda e quale tradizione ti affascina di più?

Credo che l’Irlanda sia la terra della mia anima. La prima volta che andai lì scoppiai a piangere senza alcuna ragione apparente. Non so spiegarti bene come mi sentii, ma fu un po’ come quando si torna a casa dopo un lungo viaggio. Amo tantissimo tutti i riti celtici ma, in particolar modo, l’handfasting, che ho descritto in Sposami per un anno e un giorno.

Grazie Lorena, per la disponibilità e per la generosità che ti caratterizza e che viene fuori anche da una semplice intervista. E, in attesa del prossimo romanzo, ti saluto a nome di tutta la redazione e di tutti i lettori di Pink Magazine Italia.

Il romanzo puoi trovarlo qui.

 

 

Il diario dei consigli d’amore di Jane Austen #Flower-ed

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Acuta osservatrice della natura umana e appassionata di unioni matrimoniali, Jane Austen ha potuto esaminare i sentimenti e i comportamenti di uomini e donne messi in relazione tra loro. Nei suoi scritti ci ha abituato a tiepide manifestazioni d’affetto e a considerazioni opportunistiche e ragionevoli, ma ha saputo anche stupirci con dichiarazioni appassionate, come quella di Mr Darcy, e accorate richieste d’amore, come quella del cap. Wentworth: forse, sotto quella saggezza ammantata di buonsenso, bruciava un cuore rovente, pronto a farsi travolgere dalla passione. Presentati in una nuova traduzione curata da Romina Angelici, quelli raccolti qui sono i consigli e le opinioni di Jane Austen in materia sentimentale, tratti dalle lettere e dai suoi romanzi. Un diario dalla veste grafica elegante, da tenere accanto e consultare in ogni stagione della vita.

Non oso dire la gioia

Dal 13 febbraio in libreria

Una donna che vuole a ogni costo diventare madre.
Un uomo che anela al padre sconosciuto.
Un intreccio di passioni e di invidie in un romanzo in cui l’assenza o l’eccesso dell’amore cambiano le vite.

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Nella vita di Clara le strade hanno nomi mutevoli, quelli dei pensieri che le attraversano la mente mentre il corpo le percorre. Si perde nella geografia della città così come nel passato da cui è fuggita da ragazza. Sposata a un uomo che non ama, insegue invano una maternità che dia senso al matrimonio e, insieme, alla sua vita. Ma quando ogni speranza sembra persa, Clara si ritrova a compiere un gesto atroce, inaspettato, e nello stesso drammatico istante a realizzare il proprio sogno. Marcel e Jean sono migliori amici. Jean vive l’amicizia con Marcel come una compensazione alla felicità mancata, sempre rimandata nell’infanzia e nell’adolescenza. Marcel, invece, non ha mai conosciuto il padre ed è una voragine quel vuoto. Soggiogato dall’amore soffocante della madre e dalla possessività dell’amico, conduce un’esistenza piatta, insignificante, indegna del suo valore. Poi, però, un giorno per Marcel arriva la gioia, una gioia che quasi non si osa dire ad alta voce. È Momoko, una donna giapponese, anche lei con un segreto doloroso che ha segnato la sua storia personale, eppure determinata a fare della propria vita la loro, rovesciando l’Oriente nell’Occidente di Marcel e insegnandogli un diverso modo d’essere e di amare.

Tuttavia la gioia è complicata da gestire, soprattutto quella altrui, e quando appartiene solo a due persone, essa sa scatenare sentimenti d’odio e di vendetta in chi sta loro accanto. Roma e Tōkyō, passato e futuro, presenza e assenza si intrecciano indissolubilmente in questo romanzo che, nella crudezza che solo la verità possiede, svela i molti modi in cui si ama e si è amati.

“In questa storia, che è forse già accaduta o sta per accadere, che si trascina dietro due paesi, la Roma di un uomo che si cerca e la Tōkyō di una donna che lo trova, vi è la passione degli incontri, il desiderio di sperimentare a fondo la parzialità dell’esistenza. Si tenterà di raccontare.”

La prima ora del giorno

cop_piatto_La_prima_ora_del_giornoIn arrivo il 14 febbraio.

Ambiziosa e determinata, a ventisette anni Zoe sa esattamente cosa vuole: diventare responsabile degli eventi nell’agenzia in cui lavora, dopo anni di studio e di gavetta. Mancano solo due settimane a una grande inaugurazione che sarà sotto i riflettori dei media: un’occasione unica per dimostrare che è lei la persona giusta per quel posto; e per mettere definitivamente in ombra il suo collega Nicolò, verso cui prova un’aspra rivalità. Per questo, quando una mattina si ritrova fra le mani un test di gravidanza positivo, il mondo le crolla addosso. È incinta. Incinta di un uomo non disponibile. Zoe non ha dubbi: è il momento sbagliato, il bambino sbagliato e, lei, una madre sbagliata. C’è solo una persona a cui può rivelare le sue paure: nonna Anna, da sempre sua confidente. Quella nonna esile come un giunco, ma forte come la terra da cui proviene: l’isola di Rodi, con le sue mura dorate e i fiori di ibisco che si arrampicano su ogni balcone. Ed è qui, fra minareti ottomani e cortili profumati, che la nonna condurrà Zoe sul filo della memoria: perché anche Anna ha un grande segreto da affidarle, un segreto che risale al settembre del ’43, quando la guerra travolse l’isola, segnando per sempre il destino della sua famiglia…

Dall’incrocio di due mondi distanti, Zoe si troverà a riflettere su molte cose prima di fare la sua scelta: c’è davvero un modo giusto di essere madre?

 

Era uno di quei sublimi momenti pieni di speranza, in cui era finito qualcosa e qualcos’altro doveva iniziare, come quando scema la notte, ma deve ancora iniziare il giorno, o quando senti nell’aria che non è più inverno eppure non è ancora primavera.

Una voce intensa e solare. Una storia toccante carica di colpi di scena e di emozione.

Due così: poesie di Alessandra Distefano

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“Non sempre mi capita, nello scrivere la prefazione di un libro, di aderire così intimamente, di entrare, direi quasi, nel mondo poetico e nel vissuto di un autore, come nel caso di Alessandra Distefano. (…) i “protagonisti” della raccolta poetica sono: la Parola e l’Io. Al centro di tutto c’è lo sguardo del Poeta che parte dal proprio intimo e là fa ritorno, dopo un viaggio all’esterno che altro non è se non ricerca di senso e raccolta di tessere sparse (momenti di sé, episodi, istanti perduti, dimenticati o sepolti dalla polvere del tempo) utili a comporre un mosaico che solo alla fine si svelerà come un’opera dall’aspetto lucido e luminoso. Le parole hanno qui una forza superiore a quella delle stesse immagini: (…) ricorrono coppie antinomiche che strutturano e sembrano dare forma al pensiero che si costruisce sulla base dell’analogia e della sinestesia, definiscono una sorta di architettura del pensiero polarizzato in dimensioni opposte: assenza e presenza, parola e silenzio, tempo e infinito, attimo ed eternità, dubbio e certezza, speranza e delusione, lentezza e velocità. Questo io che si muove incessantemente (…) è una specie di personaggio, di maschera teatrale che sul palco mette in scena non tanto momenti di vita quanto brandelli di pensiero: la ragione e la coscienza producono riflessioni che vengono trasformate in rappresentazioni sceniche, in drammi della Verità. La Poesia è un’arte che ricrea il mondo”. (dalla prefazione di Alessandro Quasimodo)

Parole storte

dicevano che potevi volare
chiudendo gli occhi
e nell’abisso dell’anima ho volato
parole storte
ritratti sghembi
del mio sguardo cubista
la voce tremava
tremava la mano mentre mi sfiorava
attraversava centimetri di vuoto per arrivare a me e lì tremava
così io… nell’emozione di trovarti
un io vivo è vivo
perché dentro la vita grida
come la porta si apre per un forte vento
ma subito richiusa

Due così

era una sera qualunque
quella di cui parlo e voglio raccontare
una che potevi dire:
una notte come altre
e noi?
pure noi, due fra tanti
turisti, passanti e abitanti colorati
noi
due ombre in una notte
due in pasto all’onda
abbandonati alla lunga risacca
due così… senza scopo né fine
cosa avevamo di speciale noi?
lontani e uniti per istinto
indovinavo il tuo sguardo col suo sapore aspro
chiamava me
e rispondevo
la notte viva… il momento vivo
due sconosciuti che sentendosi si raccontano
di mari silenziosi e sogni rotti

Perché Sanremo è Sanremo

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Il sessantottesimo Festival di Sanremo sta per iniziare come sempre nella splendida cornice del teatro Ariston di Sanremo. Dal 6 al 10 febbraio 2018 la musica italiana sarà la protagonista grazie al direttore artistico e conduttore Claudio Baglioni con la partecipazione di Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino.

Come prepararci al meglio alla kermesse? Con delle letture a tema ovviamente! Ecco le proposte della Graphofeel edizioni che ci raccontano la musica italiana con due chiavi di lettura diverse.

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Faremo foresta di Irene Bernardini

In libreria da martedì 30 gennaio 2018, Faremo foresta di Ilaria Bernardini (Mondadori 2018).

Un romanzo vivo, tenero e vibrante in cui il vero protagonista è l’amore in tutte le sue sfaccettature. L’amore che intensifica la sua azione salvifica attraverso la solidarietà, l’empatia e il coraggio delle donne. Una bella storia delicata e rivoluzionaria, di una rivoluzione gentile e dolce.
Anna, la protagonista, parte da un dolore molto comune a tutti: la malattia a cui segue la fine di un matrimonio e un bambino da proteggere. Attraverso un terrazzo a cui ridare vita, attraverso il cibo e la gestualità femminile, attraverso le parole e le piccole cose di tutti i giorni, la vita rinasce, si riforma e si rigenera con la cura, l’attenzione, la presenza fisica come uniche formule magiche della rinascita. Una foresta viva che rigenera se stessa e rigenera chiunque l’attraversi.
Un libro pieno di grazia e di luce, alla fine del quale ci si sente rinati.
Non abbiamo mai più dormito uno di fianco all'altra. Non ci siamo mai più abbracciati nel letto. Non ci siamo mai più detti ti amo. Non mi ha mai chiesto di tornare insieme e io non gli ho mai chiesto di tornare insieme. Eravamo una coppia da quindici anni e i nostri corpi si erano incastrati per quindici anni. Avevo dormito con lui da quando avevo diciannove anni. Era stato la mia vita e io la sua.

Tutto ha inizio nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno Anna incontra per caso Maria, un’amica di sua sorella che non conosce bene. Mentre parlano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l’ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale. bernardiniTrascorre una lunga estate di convalescenza e dolore per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più? La crisi economica ha intanto reso tutti più poveri, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte. Attorno alle due donne, solo siccità, incertezza e paura. Finché, insieme, cominciano a occuparsi del terrazzo disastrato e, mentre Maria toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Così, stagione dopo stagione, la menta diventa verdissima e forte, il limone e il fico danno i frutti e spuntano i girasole. L’oleandro e il glicine s’infittiscono, arrivano le lucertole, le farfalle, e ogni mattina un merlo comincia a visitare Anna e Nico. Le due donne imparano a prendersi cura delle piante e l’una dell’altra. E proprio come il terrazzo, anche questa storia si fa sempre più rigogliosa, fino a trasformarsi in una foresta, talmente selvaggia da contenere le vicende di tutta l’eccentrica famiglia di Anna e persino quelle della buffa cartomante a cui lei si rivolge in cerca di aiuto. A partire da un dolore comune a tanti – la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere – e armata di un talento luminoso e di una grazia unica, Ilaria Bernardini inventa un alfabeto botanico-sentimentale con cui compone una formula magica dal potere universale. Con Faremo Foresta inauguriamo un movimento gentile, fatto di cura e mani nella terra, di attenzione e di presenza. Questo libro è molto più di una storia, è un inno alla vita, una dolce rivoluzione del pensiero, un mantra per sopravvivere alla siccità e fiorire nel deserto. Per, poi, fare foresta.