Cara cognata, ti odio! di Corinne Savarese

Esce oggi per MoreStories la nuova edizione di Cara Cognata, ti odio!di Corinne Savarese.

Può una cognata creare così scompiglio da rendere impossibile una relazione? O essere così invadente, invidiosa e cattiva da far di tutto pur di continuare a essere l’unica donna per il proprio fratello? Può passare ogni limite consentito pur di raggiungere il proprio obiettivo? O arrivare a tentare di distruggere la carriera, la dignità, la vita e il fidanzamento di suo fratello? A quanto pare sì. Continua a leggere

Hated di Angelica Elisa Moranelli

«Chiamami per nome».

«Veil».

«Sai cosa vuol dire nella mia lingua?»

«Non ne ho idea»

«“Odiato”». I suoi occhi brillano alla luce dell’alba. «Doveva fare paura. Ma tu riesci a farlo sembrare innocuo».

 

Il demone dagli occhi verdi. La cacciatrice dai capelli di fuoco.

Il romanzo di Angelica Elisa Moranelli per la casa editrice Homo Scrivens è un fantasy in cui l’amore è un atto di ribellione.

 

Le strade di Isy e Veil si sono incrociate in una notte di sangue e tempesta e, da allora, non si sono più separate. Continua a leggere

La dolce libreria di Napoli

Nel cuore di Napoli, a pochi passi dal Duomo, si trova una piccola libreria indipendente che in molti chiamano “casa”.

Sto parlando dell’A&M Bookstore di Anna e Andrea, due giovani napoletani che hanno pensato di re-inventare l’approccio alla lettura: Anna si occupa della libreria, mentre Andrea si prende cura dei clienti nella zona caffetteria.

Quando sono entrata nell’A&M Bookstore per la prima volta, sono stata immediatamente accolta dal dolce sorriso di Anna, che mi ha guidata in un piccolo tour del negozio; parlandomi sapientemente di libri e autori, ci siamo ritrovate sedute nel lato bar a discutere del più e del meno, mentre Andrea preparava una delle sue specialità (vi consiglio di assaggiare assolutamente almeno uno dei suoi cocktail e una conchiglia). Continua a leggere

Le faremo sapere

“Le faremo sapere, il podcast” nasce dal libro e successivo spettacolo teatrale omonimo del 2012, in cui l’autore ripercorre 15 anni di provini che ha fatto in giro per l’Italia per fare l’attore. Un audiolibro ma con inserti speciali e racconti inediti che dal 2012 ad oggi si sono aggiunti. Aneddoti, situazioni imbarazzanti, sexy, pericolose, truffe, book fotografici, agenti di spettacolo e tutto quello che ruota attorno ai provini, raccontati con ironia e amarezza, da chi da vent’anni ci prova ancora come se avesse vent’anni. Continua a leggere

Agatha Christie, regina… dei fumetti!

Agatha Christie, considerata ancora oggi come la grande e incontrastata regina del crimine – così recita da ormai cinquant’anni il suo editore londinese Harper & Collins – ha scritto, come ben sappiamo, una settantina di romanzi che hanno venduto più di due milioni di copie ciascuno e sono stati tradotti in oltre quarantacinque lingue. Solo il grande William Shakespeare e la Bibbia sono stati capaci di superare certe cifre… Continua a leggere

Steve Balsamo is back!

Esce oggi Circle The Wagons, il nuovo EP diSteve Balsamo, il cantautore gallese di origini italiane che è stato uno degli interpreti più significativi e convincenti di Jesus Christ Superstar: ha vestito i panni di Gesù nella produzione del West End londinese dal 1996. È dotato di una voce straordinaria capace di commuovere chiunque lo senta cantare.

Nato a Swansea da madre gallese e padre veneziano, lo chef Luciano, Steve Balsamo è un artista a trecentosessanta gradi che ha saputo coniugare le sue eccellenti doti canore con un’impressionante capacità interpretativa. Dopo il successo ottenuto con Superstar, è stato protagonista di diverse produzioni teatrali, tra le quali PoeNotre Dame de Paris Les Misérablesper poi dedicarsi interamente al suo personale percorso creativo, sia come solista, sia duettando con artisti del calibro di Jon Lord dei Deep Purple, Elton John, Celine Dion e tanti altri ancora. Steve ci ha concesso un’intervista in esclusiva per parlarci del suo nuovo lavoro.

Come nasce l’ispirazione per Circle The Wagons? Perché questo titolo?

Il mio amico Christian tempo fa mi ha chiesto di scrivere qualche canzone. Così ho provato a scrivere di lui, della sua storia; quando però ho terminato la stesura mi sono reso conto che c’era molto più di me che di lui nel testo e nella musica. Infatti, mentre stavo scrivendo il brano, ho immaginato di essere lui. Tutto però è cominciato dal testo, ho prestato prima di tutto più attenzione alle parole. Circle the wagons significa “stare sulla difensiva” in gergo: I carri Conestoga (i tipici carri a ruote trainati da animali nel Far West, N.d.T.) sotto attacco venivano tradizionalmente portati in una posizione difensiva circolare; ma significa anche parlare con persone fidate in un ristretto gruppo.

What was your inspiration for Circle The Wagons? Why this title?

My friend Christian asked me to write some songs and I tried to write about his situation. When the song was finished I realized that there was much more about me than him in the song: when I was writing it I imagined I was him. The startying point was the lyric, I focused on that overall. Circle the wagons means to become defensive: Conestoga wagons under attack were traditionally brought into a circular defensive position. But it also means to confer only with people within a trusted group.

La tua musica è sempre stata un veicolo per te per far arrivare dei messaggi positivi, di speranza. Qual è il messaggio che vuoi lasciar trasparire con questo nuovo EP?

Per me la musica è una sorta di terapia. A volte le canzoni sono come un codice per proteggere gli innocenti. Questo è il mio scopo principale.

Your music has always been a mean you use to communicate messages of hope and happiness. Which is the message of the latest EP?

For me songs are a kind of therapy. Sometimes they are the code to protect the innocent. This is vital for me.

Ci sarà un tour promozionale?

Suonare dal vivo è uno dei momenti più importanti per un artista. Perché si crea la connessione tra il pubblico, le canzoni e l’artista stesso. Quindi ci sarà un tour promozionale. Spero ovunque: in tutto il Regno Unito, in Olanda, a Venezia, a Roma. Niente è ancora stabilito, per ora. Questo EP è il primo di quattro. Ho già scritto le canzoni per un secondo EP, quindi uscirà il più presto possibile. L’idea inizialmente era quella di scrivere singole canzoni. Poi ho deciso di farne quattro EP. Lo scopo è di raggiungere più persone e il più rapidamente possibile.

 

There will be a promotional tour?

Playing live is one of the most important things for an artist. But also the connection between the audience and the songs and the artist. So there will be a promotional tour. I hope everywhere: all over UK, in Holland, in Venice, in Rome. Nothing’s in place now. This EP is the first of four. I’ve got songs for a second one, so as soon as possible there will be the second out. The idea initially was just to write songs. Then I realised the idea of the four EPs. The aim is to reach more people quickly.

 

Che cosa vuoi dire ai tuoi fan italiani?

Voglio suonare da voi, perché non mi sono esibito spesso in Italia. Sono per metà italiano e metà del mio cuore è lì da voi. Sto pensando di venire a Venezia per scrivere qualcosa nella città lagunare. C’è tanto di me lì, della mia storia personale: sia del mio sangue che della Storia in sé… io appartengo a quel posto. Sono nato in Galles ma ho vissuto a Venezia fino all’età di 3 anni, non posso dimenticarmene!

Would you like to say something to your Italian fans?

I want to play in Italy, ‘cause I haven’t played a lot in Italy. I’m half Italian and half of my heart is there. I’m plannin’ to come to Venice and do some writing there. So much history for me: both in my blood and the History itself… I belong to that place. I was born in Wales but and I lived in Venice till I was 3, I can’t forget it!

 

Mamma portami a sfilar

Mamma portami a sfilar, handmade in passerella” sarà una vera e propria sfilata, durante la quale otto coppie di mamme con bambini, selezionate da Bebuù, attraverso il contest conclusosi lo scorso 30 settembre, indosseranno abiti ed accessori handmade realizzati da otto donne creative che, cariche di energia positiva e desiderose di mostrare al mondo le loro creazioni artigianali, realizzate con mani sapienti e cuori grandi, esaudiranno il sogno di vedere sfilare in passerella i propri outfit.

Ma cosa avrà di diverso questo evento rispetto a tutte le altre sfilate di moda?

Giusy, ideatrice del progetto: Innanzitutto i “modelli“! A sfilare saranno donne e mamme “della porta accanto”, che insieme ai loro bambimi, percorreranno la passerella senza troppa attenzione ai comuni clichè di una sfilata. Ben vengano quindi, bambine imbarazzate o bimbi in corsa verso un palloncino.

Per la selezione, abbiamo avuto tante difficoltà, avremmo voluto tutti quei bimbi con noi, ma poi ci siamo fatti guidare dall’istinto e lasciati travolgere dalla dolcezza di un abbraccio o dalla simpatica linguaccia di una duenne. L’idea è che gli abiti vengano indossati proprio dalle mamme clienti-tipo delle artigiane di Bebuù, non molto abituate ai riflettori.

E poi gli “stilisti”! Non si tratta di una sfilata di moda con abiti realizzati da grandi brand. Protagonisti saranno creazioni ed outfit ideati e prodotti da Otto piccoli, grandi artigiani e hobbisti che sognano di diventare imprenditori del proprio spirito fai-da-te (DIY, do it yourself);

JCreations, Ko_koro, Neige, Il filo delle pesti, Botanical baby, Heidi_lab, Benniblu, Thialò

Con il termine artigiano si indica colui che esercita un’arte manuale ed al suo interno contiene la parola arte, (dal latino ars, artis: abilità materiale o spirituale mirata a progettare o a costruire qualcosa).

Nell’opinione pubblica, però, il termine artigianato evoca qualcosa di antiquato, collegato all’incapacità di innovazione, e destinato a scomparire a causa delle spinte della globalizzazione. Per attirare l’attenzione verso l’artigianato bisogna superare questi preconcetti, valorizzando il savoir-faire.Inoltre, in Italia, qualità è spesso sinonimo di lusso, infatti, i grandi marchi del lusso si sono adeguati a questo rinato interesse verso la lavorazione manuale, esaltando i loro processi produttivi artigianali.

Ma dobbiamo prendere coscienza che, accanto alle grandi firme sta nascendo una nuova categoria di piccoli produttori indipendenti, i makers, che hanno fatto del loro hobby, della loro passione o di una loro necessità, un lavoro (o sognano di farlo), persone che producono artigianalmente e con materiali di ottima qualità, ma soprattutto, con passione.

Da questo concetto nasce “Mamma portami a sfilar, handmade in passerella”, ovvero la volontà di dare la giusta attenzione all’abbigliamento artigianale, perché una sfilata non sia riservata solo ai grandi brand, affinché venga dato giusto risalto all’eccellenze italiane, alle abilità manuali, tecniche  e creative anche dei piccoli Makers”.

In fondo questo è l’obiettivo primo dalla nascita di Bebuù, sostenere l’handmade attraverso il portale, gli eventi e la sua community di artigiani.

A sostenere questa ambizione, come azienda partner dell’evento, il team giovane e al femminile di TheColorSoup, un’azienda 100% Made In Italy leader della Stampa su Tessuti On Demand, dove  creatività e tecnologia sono al servizio di soluzioni sempre innovative che rispondono e anticipano le esigenze del mercato del tessile. Il loro contributo è stato basilare per le artigiane che porteranno in passerella abiti ed accessori realizzati con i loro tessuti.

Ed infine, a fare da cornice a tutto l’evento ci sarà una madrina d’eccezione. La blogger Alessandra D’Agostino, che insieme a Soraida Noris Alice Pittau, contributor della meravigliosa community TheWomoms, incontreranno tutti i presenti per una piacevole chiacchierata tra donne e mamme e chissà che non ci sia anche qualche “dolce” sorpresa.
Insomma, quel che ci aspetta il 24 novembre a Il Mondo Creativo di Bologna sarà un mix di entusiasmo e flash, sorrisi e telecamere, mamme imbarazzate e bimbi felici, affannati organizzatori, ansiosi stilisti….

Di certo, si vedrà sfilare tanto impegno, che siamo sicuri verrà ripagato dagli apprezzamenti dei presenti.

Il Vicario di Wakefield

Le Edizioni Fazi propongono un altro titolo classico riportato a nuovo per l’affezionato pubblico di lettori moderni. Nessuno si stupisca se dopo più di tre secoli le avventure/disavventure di Il Vicario di Wakefield fanno ancora sorridere. Il testo, tradotto dall’inglese, e reso ancor più brillante, da Barbara Bartoletti, si preannuncia già per il sottotitolo guardingo: “Una storia che si presume scritta da lui stesso”, irresistibilmente attraente e curioso.

Fare la conoscenza del protagonista è un’esperienza quanto mai singolare sin da subito presentandosi egli come benedetto da una duplice vocazione:

Sono sempre stato dell’opinione che un onestuomo che si sposi e che tiri su una famiglia numerosa sia più utile di colui che rimane celibe pur continuando a parlare di progenie. Per questa ragione cominciai a pensare seriamente al matrimonio già appena un anno dopo che ebbi preso gli ordini, e scelsi mia moglie allo stesso modo in cui lei scelse il suo abito nuziale: non per l’aspetto brillante e grazioso ma per quelle qualità che si sarebbero mantenute inalterate nel tempo.

Effettivamente capita davvero di tutto allo sfortunato (ed è già un eufemismo) vicario Primrose che perde tutto: la figlia, la casa, gli averi e infine anche la libertà, ma rimane saldo nella sua fede e incrollabile nella fiducia verso la Provvidenza, anche quando è veramente difficile.

Vivemmo così in questo stato di intensa felicità per molti anni, non senza che ci capitassero a volte quei piccoli inconvenienti che la Provvidenza ci invia per farci meglio apprezzare i suoi favori.

Un’opera parodica che, dopo aver suscitato un incredulo sorriso, lascia l’amaro in bocca per l’incessante serie di rovesci della fortuna, accolti con così tanta rassegnazione, quando non è addirittura accettazione. Un ammirabile spirito di sopportazione messo veramente a dura prova in una sequela di rovesci e colpi di scena davvero incredibili.

Disseminate lungo il cammino il nostro caro vicario trova il tempo e la forza d’animo per dispensarci anche edificanti perle di saggezza:

«Sia lo spirito che la comprensione», dissi, «non hanno valore senza l’integrità: è questa che conferisce valore a ogni carattere. Il contadino ignorante, senza colpa, vale più del filosofo che ne ha molte. Perché cos’è il genio o il coraggioso senza un cuore? Un uomo onesto è l’opera più nobile di Dio».

Il Vicario di Wakefield fin dalla prima pubblicazione, nel 1766, ebbe uno straordinario successo in tutta Europa. Ne sono state tratte diverse versioni cinematografiche ed è stato uno dei romanzi più̀letti e citati tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo: George Eliot in Middlemarch, Charles Dickens in David Copperfield, Mary Shelley in Frankenstein, Charlotte Brontë in Il Professore e Villette, e oltreoceano, anche Louisa May Alcott in Piccole donne. Johann Wolfgang Goethe non mancò di farvi riferimento ne I Dolori del giovane Werther e lo definì: «Uno dei migliori romanzi che siano mai stati scritti».

Anche Jane Austen cita l’opera in Emma come lettura che può dimostrare il grado di erudizione di Mr Martin, l’onesto ma campagnolo pretendente di Harriet Smith:

“Suppongo che Mr. Martin non sia un uomo che conosce molto al di là della sua professione. Non legge?”

“Oh, si! cioè, no… non lo so… ma credo che abbia letto un bel po’… anche se non quello che interesserebbe voi. Legge i Resoconti Agricoli e qualche altro libro, di quelli messi nei sedili delle finestre, ma li legge tutti per conto suo. Ma qualche volta, di sera, prima di giocare a carte, leggeva qualcosa a voce alta dagli Estratti eleganti… molto piacevoli. E so che ha letto il Vicario di Wakefield[1].

Sospetto che le sottili labbra di Jane Austen si siano arricciate più volte alla lettura delle disavventure dell’ecclesiastico, divertita dal susseguirsi delle vicende, ma ancor più dalla tipologia di personaggio che poi ritroveremo spesso ricorrente nei suoi romanzi.

Il Vicario di Wakefield ha tutte le carte in regola per diventarci caro e familiare, come una vecchia conoscenza, cosa che del resto accade con gli indiscutibili classici.

 

 

[1] Jane Austen, Emma, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, “romanzi canonici”, cap. 4.

Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim

Nuova edizione Fazi che aggiunge un altro volume all’opera pubblicata di Elizabeth von Arnim ammantando anche questa copertina di colore e di brio. Nuova anche la traduzione, piacevolmente più fluida.

Persino una fiaba in mano a Elizabeth von Arnim diventa materia originale e ironica e in questo caso è la principessa Priscilla a farne le spese.

Stanca di vivere tra gli agi e le regole di un granducato sperduto tra le montagne, la principessa decide di fuggire verso l’Inghilterra, patria di ogni libertà. Al suo fianco il fedele bibliotecario che da sempre l’ha nutrita a forza di libri e ideali e che da artefice diventa strumento della sua ribellione.

Priscilla, invece, era una sognatrice, una poetessa che non scriveva poesie, dotata di un’anima che non riusciva a esprimersi ma che era colma dei desideri e degli amori da cui nasce la poesia. Come le sorelle, non aveva conosciuto altra vita, eppure sognava continuamente un’esistenza diversa, la desiderava, la trovava nei libri. Solo una persona la incoraggiava, ma basta poco per spianare la strada a chi è determinato a ribellarsi. Questa persona – un uomo anziano – fu all’origine dello scompiglio che seguì.

Nell’incantevole cottage immerso nella idilliaca campagna inglese, Priscilla si sente rinascere, non più soffocata dall’etichetta che imbrigliava ogni suo pensiero e movimento:

Non c’è posto migliore di Symford per chiunque cerchi un luogo pittoresco dove le case sono coperte di rampicanti; un luogo ove trascorrere anni tranquilli in lento cammino sul sentiero della pace. Symford è uno dei villaggi più graziosi dell’Inghilterra. Incarna e possiede tutte le qualità che ci si aspetta di trovare in un villaggio ideale: innanzitutto è nascosto come un nido tra le pieghe delle colline; è minuscolo e isolato; vi si trovano cottage antichi e con il tetto di paglia; la locanda sembra uscita da un libro di fiabe, con un’insegna pittoresca e un locandiere dall’aspetto cordiale; la chiesa si erge meravigliosamente al sommo di una collinetta tra alberi secolari, veneranda come il suo parroco, uomo dallo sguardo così mite che incrociarlo equivale a ricevere una benedizione.

Ma non tutto va come sognato: lei continua a comportarsi, ahimè, come una principessa generosa e magnanima verso i suoi nuovi vicini e la cosa risulta alquanto strana nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, Priscilla e il fedele Fritzing si accorgono presto che le principesse costano e hanno bisogno di soldi per il loro sostentamento. Quando finisce la riserva di denaro che dava loro da vivere, i rapporti tra i tre mal assortiti -c’è anche una cameriera tuttofare- inquilini del cottage si fanno improvvisamente tesi e complicati.

Come nella più classica delle fiabe: chi arriverà a salvare la principessa?

Divertente, come sempre, il modo di narrare di von Arnim la cui voce ogni tanto fa capolino tra le righe della storia con qualche commento sornione e pungente:

Tuttavia la mia storia non tratta della distruzione dell’anima, perciò non indugerò oltre su un argomento tanto nefasto. Noi, che come Priscilla siamo accoccolati sotto l’ala della Fortuna e godiamo del suo tepore, possiamo permetterci di fare le boccacce a quella grigia sorella che ci passa vicino zoppicante e scura in volto. Forse un giorno sentiremo il morso dei suoi artigli? Quando accadrà cerchiamo almeno di non sobbalzare per il dolore; colui che pur soffrendo riesce a fare le boccacce e a ridere sarà come il principe delle fiabe, capace grazie al suo coraggio di trasformare quella vecchia megera in una splendente ricompensa e le proprie pene in una scintillante pioggia di benedizioni.

Inevitabilmente spettacolari le sue descrizioni sia che si tratti di caratterizzare un personaggio sia un ambiente:

Dove viveva la nostra principessa? Il granducato di Lothen-Kunitz si trova nell’Europa meridionale, in una ridente regione di fertili pianure, colline boscose e vasti fiumi. Quando la primavera risale dall’Italia verso nord, per prima cosa si ferma nel granducato; mentre l’autunno, scendendo da nord, vi si attarda dorato dal sole e carico di frutti maturi, con le sue giornate serene e senza vento che continuano a indugiare quando altrove sassoni e prussiani hanno già acceso le stufe e indossato le pellicce. È un luogo dove i fichi si colgono dall’albero in giardino e i vigneti splendono sulle colline.

Anche stavolta, dietro alle ultime pagine, nasconde un finale amaro e si congeda senza alcuna allegria:

Ma non crediate che una persona sempre sincera come me scada nella facile menzogna proprio alla fine, e vi racconti che Priscilla visse per sempre felice e contenta. Non andò così. Ma in fondo, ditemi: esiste qualcuno che riesca a vivere per sempre felice e contento?