13 & Thirteen reasons why

Dal libro alla serie di Netflix, scandalo del 2017, in molti hanno sentito parlare di Hannah Baker. Dalle pagine allo schermo risuona la sua voce, cupa, triste, ormai disillusa dalla vita, rassegnata a quell’effetto valanga che trascina chiunque, lettore o spettatore, insieme a lei in un vortice da brividi e, al contempo, così crudelmente reale.

Ciao. Sono Hannah Baker, in diretta e stereo”.

13-Reasons-Why-2-stagione

Ambientato negli Stati Uniti del 2000, la storia inizia quando un ragazzo, Clay Jensen, inizia ad ascoltare dei nastri che qualcuno ha impacchettato e lasciato fuori dalla porta di casa. “Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori… Ve lo prometto.” Hannah è morta, a scuola non si è parlato d’altro per le ultime settimane; ma nelle orecchie di Clay c’è la sua voce, quella della ragazza di cui era innamorato fin dal primo anno di liceo. Hannah è morta, Hannah si è suicidata ingoiando delle pasticche mentre era sola in casa. A cosa serve conoscere il perché di quel gesto? Hannah è morta e i suoi segreti dovrebbero essere seppelliti con lei. Ma lui non ha voce in capitolo: lei ha deciso di uccidersi e di rivelare tredici segreti, tredici vicende che riguardano tredici persone.

Le Tredici ragioni del perché si è tolta la vita.

Pubblicato nel 2007, ma arrivato solo quest’anno in vetta alle classifiche mondiali grazie all’omonima serie prodotta da Netflix, con 13, Jay Asher ha aperto il proverbiale Vaso di Pandora. Da anni, ormai, l’argomento bullismo tra gli adolescenti è tra i più attuali in circolazione e chiunque di noi ne può dare conferma: che fossimo vittime, carnefici o semplici spettatori, sembra che in tutte le scuole ci siano i più forti che se la prendono con i più deboli. E se i più deboli sono delle ragazze e i carnefici i ragazzi – beh, ecco che arriviamo a 13.

Sia ben chiaro, non sono solo i ragazzi a ricoprire il ruolo dei cattivi. Tra i tredici vi sono anche tre ragazze che, per motivi diversi, svolgono il ruolo dei carnefici; ma qui la vittima è una ragazza e per quanto vogliamo parlare di potere rosa e di sorellanza, raramente il gentil sesso si schiera contro i ragazzi fighi della scuola, contro il proprio fidanzato o, semplicemente, quello che ti piace.

Il libro copre due anni della vita di Hannah, due anni in tredici avvenimenti con tredici persone che le hanno cambiato la vita. O, per meglio dire, distrutta.

Da un bacio in un parco giochi per bambini nascono pettegolezzi sul fatto che sia una ragazza facile, da una lista arrivano le molestie verbali e fisiche, con stalker che si appostano sotto le finestre per scattare fotografie e pseudo editori che pubblicano materiale rubato, il tutto condito da amiche non proprio amiche e altre che, semplicemente, se ne approfittano. E il ragazzo perfetto che guarda, troppo timido per parlare, a tratti troppo influenzato da quei pettegolezzi per guardare oltre le apparenze – fino a giungere alla violenza finale, l’incubo di tutte le donne, adolescenti o adulte, quella più sporca, più disgustosa, da parte di uomini con manie di potenza. Infine, per non far mancare nulla, gli adulti: i genitori che non capiscono, i professori che non vogliono vedere quello che succede ai ragazzi a cui dovrebbero insegnare non solo formule e nozioni ma a vivere, con gli altri e con se stessi, ad affrontare la vita. Gli adulti che, a volte, fingono di non accorgersi delle cose perché è più facile – anche quando queste vengono a bussare alla tua porta invocando disperatamente, con i gesti e le parole non dette, il tuo aiuto.

Ecco cos’è 13: un urlo di aiuto, uno straziante grido silenzioso in una sala affollata e rumorosa.

E quel che salta più di tutto all’occhio del lettore è lo stile della narrazione, quell’alternanza tra caratteri normali e corsivo, la storia di una ragazza e i pensieri di un ragazzo. È quel prendere e interrompere, il premere pause e play che dura una sera, il racconto di una macabra favola della buonanotte, con il C’era una volta ma senza il lieto fine alla sua conclusione. Nessun Principe Azzurro che uccide il drago e che salva la Principessa – il drago ha vinto, ha bruciato tutto e il mondo non ha fatto altro che riprendere in diretta l’avvenimento.

Negli USA hanno bloccato la visione di questa serie ai minori di quattordici anni perché affronta argomenti forti in maniera troppo cruda, quasi sperando che gli studenti più giovani non abbiano ancora provato sulla loro pelle il bullismo. Come ho detto, l’adulto si gira dall’altra parte, non volendo comprendere che gli adolescenti di oggi affrontano situazioni per loro sconosciute, che vivono esperienze che loro non hanno mai provato a quell’età o nella loro intera vita. E forse 13 avrà anche ampliato al massimo l’argomento, che tutto questo può succedere ad un’unica ragazza solo in un romanzo o in una serie tv – ma che si parli di uno, di dieci o di cento adolescenti, il risultato non cambia: il Vaso di Pandora è stato sollevato, il mondo ha aperto gli occhi sul mondo degli adolescenti… e, speriamo, che richiuderli non sia così facile.

Annunci

Il caso Fitzgerald

I consigli di lettura di Antonella Maffione.

814vmWvU4cL

È notte fonda quando una banda di ladri specializzati in furti d’arte riesce a penetrare nel caveau della Princeton University rubando cinque preziosissimi manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, assicurati per venticinque milioni di dollari. Sembrerebbe un’operazione audace e impeccabile se non fosse per una piccola traccia lasciata da uno dei malviventi. Basandosi su quell’unico indizio l’FBI parte immediatamente alla caccia dei ladri e della refurtiva, impresa che si rivela molto difficile. Ma chi può avere commissionato un furto così clamoroso? C’è un mandante o si tratta di un’iniziativa autonoma? Bruce Cable è un noto e chiacchierato libraio indipendente, appassionato di libri antichi che commercia in manoscritti rari. La sua libreria si trova a Camino Island, in Florida, ed è un punto di ritrovo per gli amanti della lettura. Molti scrittori vi fanno tappa volentieri durante i loro tour promozionali. Forse lui sa qualcosa in merito a questa vicenda? Mercer Mann è una giovane scrittrice che conosce bene quell’isola, dove era solita trascorrere le vacanze con la nonna quando era bambina. Ora è rimasta senza lavoro ed è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo che non riesce proprio a scrivere. Chi meglio di lei può essere ingaggiata per indagare da vicino senza destare sospetti sulle misteriose attività di Bruce?

La trama del libro ruota attorno all’affascinante mondo dei libri antichi e rari. Infatti, l’autore affacciandosi in punta di piedi e scrivendo “da dilettante” a riguardo, immagina che cinque manoscritti originali del romanziere Scott Fitzgerald vengano rubati dal caveau della Princeton University da una banda specializzata.
L’autore è riuscito a confezionare un libro dalla trama accattivante, ambientato nel mondo delle librerie indipendenti e circondato da scrittori alle prese con le loro insicurezze, gelosie e soprattutto il loro ego, desiderosi di acclamazione da parte della critica. I protagonisti principali della storia sono: Bruce, un uomo affascinante e lettore vorace, amante di libri rari e antichi; Mercer, una scrittrice in crisi con un libro da terminare.
Attraverso la suspense e il brivido tipici della caccia all’uomo, l’autore ci regala una storia vivace, nella quale i personaggi con le loro lunghe chiacchierate sui libri catturano la nostra attenzione e ci mostrano quanto sia affascinante il mondo dei libri e del collezionismo.

Mary: a Fiction

Una prosa disadorna e uno stile asciutto raccontano la storia di una fanciulla desiderosa di affetto e di compiacere gli altri. Mary Wollstonecraft dà il suo nome alla protagonista del suo romanzo, una giovane donna che paga lo scotto di un’educazione familiare sbagliata e piena di pregiudizi, condotta al matrimonio sulla base di un ricatto morale esercitato sulla sua natura emotiva e legata per sempre e suo malgrado a un uomo che non conosce e non ama.

Una storia scarna, che non indugia morbosamente nell’analisi dei sentimenti ma non disdegna l’impiego dei tipici topoi sentimentali (la malattia, l’amore sfortunato, l’amicizia come legame alternativo, il viaggio catartico) e a volte strizza l’occhio a qualche considerazione etica dell’autrice.

Tale è la natura umana, le cui leggi non possono certamente essere invertite per compiacere la nostra eroina, e arrestare lo svolgimento dei suoi pensieri: la felicità fiorisce soltanto in paradiso, non possiamo goderne nella vita (p. 25).

Oltre al fatto che i due romanzi di Mary Wollstonecraft sono intitolati Mary e Maria, si può rilevare che entrambi criticano il matrimonio, considerato un’istituzione patriarcale che ha deleteri effetti sulle donne. In Mary: A Fiction, la protagonista è costretta a un matrimonio di convenienza, senza amore, e deve così cercare di realizzare i propri desideri d’amore e di affetto fuori di esso in due amicizie romantiche a appassionate con una donna e con un uomo. Ma la sua integrità morale e il suo sentimento religioso non le permetteranno di essere scalfita dalla tentazione.

La vita di Mary Wollstonecraft fu breve ma intensa e la protagonista la rispecchia nella sua generosità di slanci ma anche nel suo essere volitiva cogliendone al contempo quegli aspetti di ingenuità iniziali che qui sono portati a esempio e ammonimento educativo per le inesperte esponenti del cd. sesso debole.

Fu lasciata sola con i propri sentimenti: l’abitudine a riflettere su di essi li rafforzò, tanto che il suo carattere rapidamente si fece deciso e singolare. La sua mente era chiara e forte, quando non fosse oscurata dai moti del cuore; ma troppo era creatura d’impulso, e schiava della compassione (p. 12).

Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 27 aprile 1759 – 10 settembre 1797) filosofa e scrittrice britannica, è conosciuta per essere la madre della più famosa Mary, moglie del poeta Percy Shelley, autrice di Frankestein.

Ebbe una vita relativamente breve e avventurosa: dopo un’adolescenza passata in una famiglia condizionata dalla povertà e dall’alcolismo del padre, si rese indipendente con il proprio lavoro e un’istruzione formata attraverso i suoi studi personali. Visse amicizie di grandi dedizioni ed ebbe relazioni tempestose fino al matrimonio con il filosofo William Godwin, precursore dell’anarchismo, dal quale ebbe la figlia Mary, preconcepita.

Un’audacia enorme ci volle per sostenere nel suo libro A Vindication of the Rights of Woman, contro la prevalente opinione del tempo, che le donne non sono inferiori per natura agli uomini, anche se la diversa educazione a loro riservata nella società le pone, per colpa degli uomini, in una condizione di inferiorità e di subordinazione. Mary Wollstonecraft prendere così apertamente posizione contro il tradizionale sistema educativo maschilista che voleva la donna qualcosa simile a un soprammobile, una compagnia docile per l’uomo, allevata solo per il matrimonio.

La Mary del libro non compie atti eroici o imprese straordinarie ma ricerca nell’amicizia di Ann un affetto sostitutivo di quello coniugale che le è precluso. Durante un lungo viaggio nel continente, per recare sollievo all’amica malata che necessita di un clima mite, conosce Henry, un gentiluomo discreto e riservato che riconosce come uno spirito affine con il quale, consapevole di non essere una donna libera, può accettare di avere solo un legame amicale casto e puro.

Non senza, però, lotta o un notevole sforzo interiore:

La tempesta del suo animo rendeva tutte le altre trascurabili: non gli elementi avversi temeva, ma se stessa! (p. 51).

La storia è pervasa da una triste atmosfera di rassegnazione che fa intravedere a Mary, rimasta ormai sola, un’unica via di uscita:

Pensava che si stava affrettando verso quel mondo ‘dove non si è sposate, né date in sposa’ (p. 93).

 

Giovani, carine e bugiarde: Ricercate

Hanna, Aria, Spencer ed Emily hanno passato di tutto insieme. Una bravata d’infanzia finita tragicamente male e non uno, ma ben due stalker che conoscono tutti i loro segreti. Senza contare l’assassinio della loro migliore amica, tre anni fa. Adesso le ragazze sono sul punto di trovare le risposte che hanno cercato a lungo, così da archiviare finalmente un orribile capitolo della loro vita. O almeno questo è ciò che sperano. Non tutte le storie, però, hanno un lieto fine. Specialmente quando hanno come protagoniste ragazze che sono tutt’altro che angeli. Emily, Hanna, Aria e Spencer dovranno quindi affrontare un nuovo, terrificante colpo di scena.

giovani-carine-e-bugiarde-ricercate_9554_x1000

Quando tutto sembra risolto, con un colpevole dietro le sbarre assicurato alla giustizia, e la quiete ritornata nella cittadina di Rosewood, Aria, Hanna, Emily e Spencer possono tornare alle loro vite tranquille, anche se ora ben distinte, non più insieme come una volta.
Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Alison Di Laurentis, ritrovata poi morta nel suo stesso giardino. Mona non può più dare loro il tormento, Billy, l’ormai accertato colpevole degli omicidi di Ali, Jenna e Ian è in prigione, e nulla può più ferire le ‘giovani, carine e bugiarde, come le chiamano ancora tutti.
Purtroppo non è così. La famiglia di Spencer è a pezzi dopo gli scandali che li hanno travolti, Aria deve fare i conti con una madre ‘in cattura’ del suo nuovo fidanzato e il nuovo figlio di suo padre in arrivo, Hanna non può camminare per i corridoi della scuola senza essere additata e chiamata psicopatica, e Emily non accetta la morte di Alison.
Che lo vogliano o no le loro vite sono cambiate per sempre, e devono buona parte dei loro problemi a Alison. Lei però non c’è più, e devono fare i conti solo con loro stesse.
Un malessere sembra accumunarle anche ora che sono divise, e qualcosa non convince nessuna di loro: è stato davvero Billy a commettere quei delitti? Era Billy a spiarle e fotografarle la notte nel fienile? Era Billy la seconda -A?
Queste e tante altre domande hanno risposta in questo ultimo e finale capitolo della saga teen/thriller che ha lasciato con il fiato sospeso milioni di lettori giovani e meno giovani negli ultimi anni, al traino anche dell’ immenso successo della serie tv.
L’autrice ci guida per mano nelle pagine di questa ultima avventura, nel lungo percorso di indizi che ci porta alla risoluzione dell’articolatissima trama, con colpi di scena imprevisti ma non imprevedibili, permettetemi il gioco di parole, perché alla fine la domanda da porsi non è chi è l’assassino, ma chi sono davvero gli assassinati, perché sarebbe troppo semplice chiedersi ‘chi ha ucciso Alison’. La vera domanda da porsi, dalla prima all’ultima pagina è ‘chi è Alison Di Laurentis’. Perché, che la si ami o la si odi, Ali resta la vera protagonista della saga, il vero colpo di scena della storia.
La bravura dell’autrice sta nel raccontarci di nuovo tutto quello che sapevamo già, conducendoci finalmente alla verità.
Chi ha già visto la serie e si vuole approcciare ai romanzi li amerà di sicuro, non aspettatevi quello che sapete già, perché la storia vi lascerà l’amaro in bocca in alcuni momenti, essendo su diversi punti completamente diversa, ma sarà proprio questa diversità a affascinarvi.
E invece per chi ha letto i libri e non ha ancora visto la serie tv, beh è arrivato il momento di farlo, dopo questo ultimo romanzo potete vederla con tranquillità, il finale ‘alternativo’ vi stupirà.
Ci sarebbe ancora una domanda da porsi nel finale ma… questa la scoprirete solo alla fine del romanzo.

Origin – Dan Brown

Con Il Codice da Vinci aveva stregato, con Angeli e Demoni ammaliato, con il Simbolo Perduto conquistato, con Inferno – sì, beh, amaramente deluso; ma con Origin, Dan Brown ha superato tutte le aspettative, riconquistando i lettori che, dopo l’ultima avventura di Robert Langdon, avevano sancito che la stella della narrativa americana era definitivamente caduta, che non si trattasse altro che di una meteora. Ma adesso, invece, quella stella ha ripreso a brillare alta nel firmamento della narrativa contemporanea.

91mOPxKPdML

Con Origin sembra di fare un passo nel passato, di non aver mai abbandonato lo studioso di simbolismo di Harvard. E dopo aver scoperto il Santo Graal e gli eredi di Gesù Cristo, dopo aver corso insieme a lui per tutta Roma alla ricerca dei cardinali rapiti, lo seguiamo al Guggenheim di Bilbao, in Spagna.

Perché “chiunque tu sia, in qualunque cosa tu creda, tutto sta per cambiare”, il mondo, ai tuoi occhi, non sarà più lo stesso: perché la scoperta del secolo verrà rivelata e cambierà per sempre la storia dell’umanità, rimettendo in discussione, in pieno stile Brown, dogmi e principi dati ormai come assodati, come pura e semplice verità, aprendo la strada a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile.

Ritroviamo lo stile di Dan Brown, il suo ritmo incalzante, la sua accuratezza nei dettagli, nelle descrizioni. Ci fa scoprire luoghi famosi e importanti, facendoceli visitare con la fantasia: nel chiuso delle nostre case, veniamo catapultati a Bilbao, Barcellona e Madrid come neanche Google Maps riesce a fare; scopriamo Gaudì e le sue opere, il suo stile contemporaneo e d’avanguardia come nessuna guida in loco riuscirebbe a descrivere. Ed è proprio questo il grande pregio dell’autore: il libro non si limita a essere un thriller, a descrivere un’avventura, ma, con saggia maestria, ci parla di amore, di arte e di storia, di religione e tecnologia come altri scrittori non riescono a fare. Ci fa appassionare a ogni pagina, spingendoci a leggere quella successiva con più voglia della precedente, senza mai essere banale e scontato, provocandoti, in mezzo al petto, quel brivido di aspettativa che solo i grandi riescono a darti.

E alla fine, quando leggi l’ultimo punto, quando chiudi il libro, un senso di abbandono pervade il petto, lasciandoti quel senso di nostalgia per la sua fine che lo cataloga, a pieno diritto, tra la grande narrativa.

Il piccolo negozio della felicità hygge

Un negozio di giocattoli può fare la felicità di grandi e piccini, inevitabilmente.

Il fascino esercitato da una vetrina addobbata per il periodo natalizio, con giocattoli di legno, sfondi colorati, puzzle compositi, scalda il cuore e fa ritornare bambini.

il-piccolo-negozio-della-felicita-hygge_9551_x1000

Attorno a questo negozio di giocattoli ruotano le vite di tante persone.

Louisa, la proprietaria, che lascia la sua vecchia vita per cercare nuove emozioni in Spagna; Gavin, che fatica a gestire il suo pub, appassionato di scarabeo, Lauren e suo figlio che hanno un sacco di tempo libero, Roz la tipica amica impicciona.

E poi ci sono loro: Clara che è piombata nel Suffolk dalla Danimarca quasi senza bagaglio e Joe, il figlio di Louisa, preoccupatissimo e stressatissimo.

Clara si offre come custode dell’appartamento e del negozio di giocattoli di Louisa mentre lei sarà via in cambio dell’ospitalità; la ragazza sembra prendere sul serio il suo incarico che in realtà si è procurata e mettendo a frutto le sue capacità creative e relazionali riesce a trovare il modo per ridare vita a quella bottega che sempre più clienti stavano cominciando a disertare.

Ma Clara ha una marcia in più ed è la ricetta segreta della felicità hygge, importata direttamente dalla Danimarca:

“…non esiste una parola nella nostra lingua che abbia lo stesso significato… ma significa qualcosa come “accogliente”. Vero Clara? Ecco perché accende sempre le candele. La teoria che si cela dietro questa parola è che, se si rendono gli ambienti accoglienti, belli e higheh, è più facile essere felici, e i danesi sono statisticamente le persone più felici del mondo…”[…]

“Non è soltanto una questione di candele e altri oggetti, è uno stile di vita. Credo si tratti in sostanza di stabilire delle priorità. Il concetto fondamentale è che, se stiamo a casa e siamo circondati da amici, famiglia, buon cibo e belle cose, possiamo trascorrere dei momenti hyggelig”. 

La ricetta della felicità hygge, il piacere delle passeggiate nella natura e il sapore delle piccole cose, contrastano fortemente con la logica degli affari e del guadagno di Joe , il figlio di Louisa che non si capacita di come la madre abbia lasciato casa e negozio nelle mani di una sconosciuta. Se l’attività non rende è bene convertirla in un capitale da reinvestire, perché da figlio responsabile e previdente Joe sa che prima di tutto deve pensare al futuro e al benessere di sua madre.

Clara e Joe parlano due lingue diverse, appartengono a mondi diversi e lui non capisce come possa Clara impegnarsi per risollevare le sorti della bottega di giocattoli senza un secondo fine. Clara vorrebbe convincerlo della sua buona fede, delle sue intenzioni disinteressate e convertirlo alla sua filosofia hygge.

Intanto dalla Spagna, da Majorca, in giro per le Canarie, Louisa segue tutto a distanza, facendosi raccontare dal fidato Gavin come stanno andando le cose. Le sue parentesi su quella vita di eterna vacanza, fatta di sole e mare, fanno da contrappunto all’aria rigida del Suffolk, alle giornate grigie e all’umore cupo dei suoi abitanti.

Ma il richiamo di casa è troppo forte, la nostalgia che fa ritornare Louisa, per riprendere in mano la sua vita, è la stessa che fa cercare a Clara un luogo dove sentirsi amata.

Chissà a volte i miracoli accadono, specialmente a Natale…

Afrodite bacia tutti di Stefania Signorelli

Ma non è mica vero che gli dei greci vivono solo sull’Olimpo.

In Afrodite bacia tutti, dei e dee sono uomini e donne dei giorni nostri alle prese con i problemi e la quotidianità di questi tempi nemmeno poi così strampalati.

cover-web.jpgLe caratteristiche impersonate da Afrodite, Narciso, Achille, Ettore, sono sempre valide, perché connaturate alla natura umana e quindi destinate a incarnarsi in tipologie antropologiche prodotte dalla società moderna.

Mariti separati, mogli abbandonate, uomini traditi, donne alla ricerca di amore: la vita offre un campionario di situazioni terra terra, affatto idilliache.

Questo libro mostra, con una sorta di verismo plastico, gli aspetti meno romantici delle relazioni umane con i loro difetti e le loro incapacità, ai limiti del patologico.

Si tratta di una raccolta di racconti che hanno come protagonisti gli eroi e le eroine della mitologia greca che per l’occasione però, vestono i panni di persone comuni; perciò può accadere che Afrodite sia una bambina che regala baci a tutti ma da grande diventa una donna che non dona il suo cuore a nessuno, o che Achille sia uno spietato capoufficio la cui ira può scatenarsi in modo terribile.

“La bambina più bella che abbia mai visto” dicevano un po’ tutti… Lei ci mise un po’ a capire che Bellissima non era il suo nome di battesimo. Anche perché Afrodite lo si usava poco, era un nome da adulta, il nome che avrebbe portato ma che ora le stava come un vestito della madre.

O, viceversa sui potrebbe anche dire che il mito si aggiorna, si attualizza e si cala nella vita che ci circonda: Ulisse, re di tempeste e di bugie, diventa un marito fedifrago che infrange più di una promessa e non si decide a tornare dalla sua Penelope tradita, le fatiche di Ercole sono dover sopravvivere a un divorzio che ha prosciugato tutte le sue energie.

Il cielo ha l’aria di avere esaurito i fiocchi di neve e riposa come se sgravarsi l’avesse reso più gelido. Ercole cammina, rabbia e neve sparse attorno. Dai giorni del divorzio occupa un monolocale nel centro storico, in un quartiere che sembra un abito smesso, ancora abbastanza buono per non farsi buttare da chi non può disporre d’altro.

Un’idea originale, confezionata con uno stile asciutto, assolutamente efficace e diretto, che ottiene un risultato curioso e ha il pregio di rispolverare antiche reminiscenze classiche di liceo per decretarne l’assoluta e vera immortalità.

 

Chiamatemi Elizabeth. Vita e opere di Elizabeth von Arnim di Carmela Giustiniani. Flower-ed

Perché è stato scelto questo pseudonimo per Mary Annette Beauchamp? Di che nazionalità era? Quando è nata la sua passione per i giardini?

Questo volume, scritto da Carmela Giustiniani e pubblicato da flower-ed, risponde a tutte queste domande e curiosità raccontandoci la storia di Elizabeth von Arnim. Un contributo che va a colmare una vistosa lacuna e che diventa all’occorrenza guida e/o consiglio di lettura.

9788885628021_0_0_0_75

Che è anche un pregiatissimo studio sulla vita e le opere scrittrice molto conosciuta nella sua produzione letteraria, meno nota dal punto vista personale per la mancanza di una vera e propria biografia edita in italiano.

Carmela Giustiniani ripercorre infatti la vita della scrittrice attraverso le sue stesse opere che corrono parallelamente alle esperienze, per lo più fallimentari e drammatiche che ne hanno segnato lo svolgimento. I romanzi di Elizabeth seguono la parabola discendente della sua esistenza, riproducendone gli stati d’animo, la ricerca di solitudine, i dolori, le consapevolezze. Dapprima le sue eroine sono ragazze ingenue, convinte della bellezza della vita e poi diventano donne ciniche e disilluse.

Il ritratto di Elizabeth von Arnim che ci consegna è quello di una donna che ha cercato sempre di trovare la felicità della sua dimensione, capace di teneri affetti e disillusa dall’amore coniugale, a suo agio sperduta tra le montagne più che nelle occasioni mondane che pure frequentava assiduamente, consapevole della propria eccentricità e della necessità di compromessi per potersi dedicare alla sua passione, dotata di una squisita sensibilità moderna venata di sottile ironia.

Nonostante l’altisonante titolo di Contessa con cui era ufficialmente nota non si prese mai troppo sul serio, e attraversò la vita con una levità che non era superficialità ma consapevolezza che ovunque, e nonostante tutte le avversità della vita, le sarebbero bastati un giardino, la scrittura e un cane per essere perfettamente, completamente felice.

Una guida semplice ed efficace per conoscere Elizabeth von Arnim come donna, come moglie e come madre, indispensabile per capire meglio la sua opera e la sua scrittura.

Un ottimo sussidio per come è strutturato facendo sì che la vita e le opere appunto procedessero ora parallelamente, ora intersecandosi attraverso passaggi nascosti e cunicoli segreti. Così appendiamo chi ha ispirato il barone Otto e che Mary Annette ha partecipato davvero a una gita in carrozzone nel Kent, che c’era uno chalet in Svizzera in cui andava a rifugiarsi tutta sola e che purtroppo la storia di Christine è ispirata al tragico destino di una delle sue figlie che per una di quelle ironie della vita si chiamava Felicitas.

Un libro davvero prezioso perché guida esplicativa alla lettura dei romanzi di Elizabeth von Arnim, suggerimento di nuovi titoli per chi non li conosce, un approfondimento per chi li conosce già; caratterizzato da uno stile sobrio e diretto che riserva pagine vibranti, arricchite da passi tradotti delle lettere:

Sono felice che Dio mi abbia fatta scrittrice, anziché qualcos’altro. Quanto avrei odiato avere una passione per la cucina.

La madre sbagliata di Sally Hepworth

Un coro a tre voci questo libro che celebra il mistero della nascita, della venuta al mondo degli esseri umani. Bisogna essere un po’ speciali per assistere una donna al parto e questo libro ci mostra tutta la gamma di emozioni e travaglio che esso comporta.

9788856637328_0_0_0_75

Qui sono all’opera tre generazioni di ostetriche che raccontano il loro diverso modo di vivere la maternità, propria e quella che vedono esplicarsi attraverso la loro professione, antica come il mondo.

Si potrebbe dire che ero nata per fare l’ostetrica. Per tre generazioni le donne della mia famiglia avevano dedicato la loro vita a far nascere i bambini; ce l’avevo nel sangue, quel lavoro. Solo che il mio percorso non era stato poi così scontato. Non ero mia madre: una specie di hippie che intrecciava canestri e gioiva della magia di ogni nuova preziosa esistenza. E non ero mia nonna: saggia, sensata, con una fede incrollabile nell’energia del parto naturale. Non mi piacevano nemmeno granché i neonati. No, con la mia decisione di diventare ostetrica i bambini non c’entravano un bel niente. C’entravano le madri, piuttosto. 

Floss, Grace e Neva si alternano nella successione dei capitoli scandendo la narrazione dal loro speciale punto di vista. Un romanzo di donne ma non esclude gli uomini. Storie di donne che vivono la loro maternità con esperienze diverse.

Un riferimento ancestrale alla capacità procreativa femminile che diventa strumento di creazione e allo stesso tempo arma a doppio taglio per l’immenso potere di cui viene investita la donna e l’inestimabile tesoro di cui diventa depositaria.

Nipote madre e figlia: l’arte maieutica si è tramandata in linea più o meno diretta, lungo il ramo femminile della famiglia con sensibilità, metodi, convinzioni diverse, ma la stessa passione e dedizione che le rende operatrici del miracolo della vita con tutto il suo carico di gioie e di dolori. Neva e il suo bambino di cui non vuole rivelare la paternità; Grace alla ricerca della famiglia che non ha avuto, e Floss fuggita oltreoceano per ricominciare una vita nuova da sola con la sua bambina. Ognuna di loro è stata protetta da un segreto che può cambiare le loro certezze ma non l’amore che lo ha ispirato.

Laddove si indugia in modo anche impressionante sui particolari e la fisicità del parto naturale, questa storia finisce per veicolare il messaggio che la maternità non è solo quella biologica:

In una famiglia il legame biologico è solo uno dei tanti fattori in gioco

La vita è più forte di tutto.

La piccola bottega del tè di Caroline Roberts

O meglio, The cosy tea shop in the Castle: il titolo originale esprime meglio il contenuto del libro e apre il sipario su una bottega del tè indaffarata e accogliente che diventa il completamento naturale del tour al Claverham Castle.

…mura di pietra arenaria grigia con quattro livelli di finestre che la guardavano dall’alto in basso. Claverham Castle. Esistevano veramente persone che vivevano in posti come quello? Davvero c’erano persone che lavoravano in luoghi simili? Si sentì come se fosse giunta sul set di Downton Abbey o dentro qualche fiaba.

Seguire passo passo la realizzazione del sogno di Ellie, quello di gestire una sala da tè sfornando torte e pasticcini e saturando l’aria del loro profumo, è quello che ci troviamo a fare leggendo questo delizioso libro.

Sembra di essere lì presenti a partecipare a tutte le fasi di preparazione e avvio della piccola bottega: l’allestimento della sala, il caminetto che fa fumo, la scelta dei fiori e delle tovagliette e poi in cucina, alle prese con lo sportello difettoso del forno, i tempi di cottura, le forniture e gli ordini. Per fortuna che c’è il libro dei dolci della Nonna che è l’unica sicurezza di Ellie in questi iniziali momenti di confusione e scompiglio.

Di certo condividiamo, perché palpitanti, la trepidazione e le ansie dell’incertezza, nonché la soddisfazione finale di Ellie, la protagonista, che trasforma la sua torta al caffè e cioccolato in una sorta di panacea di tutti i mali. Riscuote subito la nostra simpatia questa ragazza un po’ pasticciona, che bluffa alla grande sulla propria esperienza e che quando sente la situazione sfuggirle di mano, ricorre alle tre c -controllo, calma, contegno.

E se poi appare ogni tanto l’amministratore della tenuta, Joe, a fare capolino con un’occhiata mista di incoraggiamento e furtivo apprezzamento, ben venga. A lui è lasciata la parola ogni tanto, è intermezzare il racconto dal suo punto di vista affatto insensibile alle grazie e al fascino di Ellie, dolce e tenace, indifesa e determinata.

Con una cornice come il Claverham Castle ogni sogno è ammesso e anche se non c’è una principessa Disney che sfornava dolci, c’è sempre tempo per scrivere una favola moderna.

Va anche detto che in questa una principessa Disney arrossirebbe.

Come ogni castello che si rispetti c’è anche qui una questione di agnizione che va risolta (una citazione di Mr Darcy che esce dal laghetto in camicia bagnata) e uno scontro in atto tra passato che e presente, tra vecchie e nuove generazioni, compromessi a cui bisogna scendere se si vuole rischiare, per non rimanere scottati, come in amore.

I suoi sogni erano come bolle di sapone, fluttuavano iridescenti in un cielo azzurro di speranza. Ma allora non erano destinati a scoppiare non appena avrebbero toccato il suolo?

Anche se la realtà è un po’ più complicata e meno rosa delle favole, ci piace assaporare un buon lieto fine.