Anteprima: “La dolcezza puó far male” di Daniela Volonté

Pochi libri riescono a emozionarmi. Alcuni mi catturano, altri mi stupiscono, altri mi affascinano e altri ancora mi incantano. Ma questo, no. Questo libro è un insieme di tante emozioni differenti e contrastanti, che lo rendono tanto “reale” quanto perfetto.

L’autrice ha saputo creare dei personaggi estremamente realistici, non perfetti, ma descritti con i loro difetti e le loro fragilità, ma nonostante ciò vi faranno innamorare di loro come in nessun altro libro. 
La Volonté ha uno stile splendido, accattivante e allo stesso tempo di una dolcezza immensa, senza cadere però nel banale né nel melenso.
Ero a conoscenza della bravura di Daniela, pur non avendo letto personalmente nessuno dei suoi libri prima d’ora, ma questo abbatte senza dubbio tutte le mie aspettative. Non ci sono aggettivi in grado di descrivere questo libro, tante sono le emozioni che mi hanno travolto durante tutta la lettura e oltre. Vi consiglio di leggerlo assolutamente, perché ognuno di noi, a volte, ha bisogno di un po’ d’amore.
La rivincita delle scrittrici italiane contro chi continua a preferire gli autori stranieri.

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L’arte di essere fragili

Sminuire è molto più semplice che incentivare. Demolire è più facile che costruire. Dire a un ragazzo che non può farcela, be’, toglie dall’impiccio di doverlo aiutare durante il cammino per sviluppare quello che veramente può diventare.

Le immagini degli artisti, degli scienziati, degli attori, con cui i giovani si confrontano ogni giorno sono spesso distorte dalla visione offuscata che i media ci restituiscono e questo rende difficile comprendere che anche questi grandi personaggi sono stati bambini.

La Rowling ha fatto dire a Harry questo concetto prima di me e sicuramente qualcuno l’ha pensato prima di lei, ma non è questo il punto perché l’importante è ricordarsi che nella vita ognuno può tentare di essere quello che vuole, nonostante, anzi grazie a tutte le fragilità che ci caratterizzano rendendoci quelli che siamo, nel bene e nel male.

È complicato, ma non impossibile allenarsi a non ascoltare coloro che tenteranno di convincerci di non poter puntare sui nostri talenti perché potrebbero rivelarsi infruttiferi. Da che mondo è mondo non è detto che le nostre attitudini non possano essere trasformate, utilizzando il gergo economico, in qualcosa di redditizio. Non fraintendetemi, non voglio combattere “contro i mulini a vento” (Cervantes sarebbe fiero di noi) e fare dell’utopia il mio mantra: un piano “B” è necessario perché la vita è per definizione imprevedibile e i sogni in una visione cinica, ma realistica del mondo, a volte sono costretti a trasformarsi, però questo non deve precludere la nascita di nuove speranze.

Giacomo le aveva, le speranze, nonostante il suo cosiddetto “pessimismo cosmico” le ha sempre mantenute e ha cercato di renderle reali almeno attraverso la sua poesia.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi, L’Infinito

Alessandro D’avenia in quest’opera riesce a mostrarci Leopardi come uno di noi. Una persona come tante, speciale come solo lui poteva essere, ma allo stesso tempo con le speranze degli altri e la voglia di vivere che bruciava nel suo giovane corpo nonostante tutti i suoi impedimenti.

Lo scrittore si rivolge direttamente a lui, al suo “Caro Giacomo”, in una lunga dissertazione che lo porta ad attraversare tutte le fasi della vita del poeta: l’adolescenza (l’arte di sperare), la maturità (l’arte di morire), la riparazione (l’arte di essere fragili) e la morte (l’arte di rinascere). Una lettura che mi ha ricordato il romanzo Memorie di Adriano della grandissima scrittrice Marguerite Yourcenar con la differenza che D’Avenia invece di raccontare la vita di Leopardi in prima persona sostituendo sé stesso al poeta, la racconta da un punto di vista esterno, come un amico che si è accostato a quest’ultimo cercando di entrare in sintonia con il suo mondo. Ha fatto quello che intimamente ogni lettore fa con ogni scrittore: cercare di comprenderlo e per questo a sua volta credere di essere capito.

Alessandro D’Avenia esprime le sue teorie con passione convincendoti della sua visione del mondo leopardiano e per riflesso della sua opinione su molti meccanismi della vita trattati attraverso le opere del grande poeta.

“Devo spaccare quell’armatura di paure che impedisce loro di capire che l’arte di imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di sapere essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti.”

In questo romanzo riconosciamo una padronanza retorica che raggiunge altissimi livelli, tanto che ammetto (mio malgrado) di aver dovuto consultare il dizionario qualche volta durante la lettura, ma questo è un bene, primo perché personalmente i libri ben scritti mi piacciono (e oserei dire a chi no), secondo perché è anche questo l’obiettivo di un buon romanzo: insegnaci qualcosa. La ricchezza stilistica è accompagnata da un’impronta quasi colloquiale, atmosfera che viene ricreata grazie all’utilizzo libero della punteggiatura.

Oltre alle nuove parole che entrano inevitabilmente a far parte del nostro vocabolario dopo la lettura, questo romanzo insegna ad accettarsi e insegna a farlo attraverso la storia di Leopardi: un personaggio profondo, sfortunato, ma allo stesso tempo sorprendentemente coraggioso che cerca di vivere nella terra di coloro che sanno di essere fragili, salvandosi.

I ragazzi devono comprenderlo, i grandi devono saperlo trasmettere.

La società corre a un ritmo alienante, è difficile rimanere al passo e si crede erroneamente che l’unico modo per farlo sia apparire sempre perfetti almeno all’esterno … questo ci logora, all’interno, rendendoci fragili, ma nel modo sbagliato, ovvero soli.

Per questo è stato importante per me leggere questo libro e credo che potrebbe esserlo per molte altre persone, perché insegna che non siamo gli unici e che la fragilità non è l’eccezione… anzi.

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La piccola casa dei ricordi perduti di Helen Pollard

Sia la copertina che il titolo di questo romanzo dispongono a uno stato d’animo rievocativo.

La piccola casa dei ricordi perduti suggerisce e prepara a una storia di nostalgie e passato mentre la lettura vera e propria, a partire dall’inizio, è una doccia d’acqua fresca che trasporta nel presente e proietta verso un futuro tutto da scoprire. La narrazione irrompe nel bel mezzo di una scena piuttosto imbarazzante, in una cornice vacanziera che è destinata a non rimanere semplice sfondo della vicenda, La Cour des Roses.

Una brutta sorpresa rischia di rovinare tutta la vacanza di Emmy (o Emmeline, come non vuole essere chiamata!) ma può diventare l’occasione per valutare anche altre possibilità che a priori ci eravamo preclusi. Capita che un evento indesiderato faccia aprire gli occhi sulla realtà che stiamo vivendo, nella quale ci siamo adagiati, e che pensiamo di aver scelto.

Non sempre la vita che conduciamo è quella che realmente desideriamo; a volte è il risultato di una serie di compromessi a cui ci siamo accomodati per ragioni di opportunità, di comodo, logistiche. Ma questo libro mostra proprio che un’alternativa è possibile e realizzabile contrariamente a quanto sembra. Innanzitutto recuperando se stessi, riscoprendosi nella propria individualità e nel proprio valore, spesso offuscato da prospettive che avevamo dimenticato di condividere veramente; e poi riappropriandosi del proprio tempo per cercare di capire che cosa ci rende davvero felici.

Romantico al punto giusto, con quel pizzico di piccante che non guasta, è un libro educato e divertente, coinvolgente in un’atmosfera da sogno rappresentata da questa villa francese immersa nel verde della regione della Loira, sapientemente ricreata con profumi, odori, sensazioni.

Il finale è proprio quello che ci aspettavamo e che volevamo per la protagonista, Emmy alla quale non possiamo non affezionarci. E con lei a tutti gli amici che abbiamo imparato a conoscere: Rupert, il proprietario della villa abbandonato dalla moglie, Madame Dupont di poche ma sagge parole, il giardiniere aitante Ryan, il contabile fascinoso Alain, Sophie la parrucchiera che fa miracoli, la madre generalessa in carica, il paziente padre, il fratello libertino, fino a quelli meno simpatici, ma che danno impulso alla storia e cioè Nathan l’ex fidanzato, e Gloria, la moglie di Rupert, che fuggono insieme.

Scritto in modo chiaro e scorrevole, con uno stile fresco e accattivante, merito anche della traduzione sicuramente, è stata un’ottima compagnia e l’ideale lettura estiva. Consiglio di leggerlo rigorosamente all’aperto, magari in un giardino circondato da rose in fiore sognando a occhi aperti “la vacanza della vita” e aspettando il seguito che l’autrice nelle ultime pagine ci preannuncia.

Link d’acquisto: La piccola casa dei ricordi perduti

 

Il ragazzo nuovo di Tracy Chevalier

Il ragazzo nuovo è una storia, nel vero senso della parola. La Chevalier ce la racconta in quattro, lunghissimi capitoli, che ci lasciano spiazzati, fino ad arrivare alla fine, una conclusione decisamente azzeccata ma allo stesso tempo che nessuno si sarebbe mai aspettato.

La storia che ci racconta Tracy Chevalier, che aveva già conquistato le classifiche con La ragazza con l’orecchino di perla, è ambientata negli anni ’70. Nonostante ciò non manca di realismo per il tema che tratta, purtroppo, terribilmente attuale. Ci mostra, infatti, con uno stile perfetto e degno di un’autrice dalla A maiuscola, quanto la cattiveria dei bambini, specchio degli adulti, abbia conseguenze a volte tragiche. Dietro al cattivo comportamento di un bambino, infatti, c’è sempre un adulto che commette lo stesso errore. Basti pensare al professor Brabant e ai suoi commenti sul ragazzo nuovo, che chiama “negro”.  

Questo è uno di quei libri che ti lasciano increduli e stupiti, oltre che spaventati. 

Uno stile accattivante, una storia eccezionale, una penna magica.

Link per l’acquisto: Il ragazzo nuovo

 

Jane The Virgin: quando la tv è ancora creativa

I corsi e ricorsi storici in televisione ci sono sempre stati, così come gli spunti, le emulazioni, e perché no, le vere e proprie imitazioni.

Oggi, al tempo di Netflix, che ha sbaragliato la concorrenza con serie originali, inaspettate, e di solito di un numero limitato di episodi, ai network americani restano poche carte sul tavolo.

Alcuni decidono di procedere con infinite stagioni di telefilm ormai in discesa, e come dicono gli americani di ‘mungere la mucca morta’, altri di riesumare vecchie serie chiuse da anni con reboot e remake, altri ancora tentano invano di seguire filoni che ormai stanno giungendo al termine.

La CW di certo non è mai stata molto affidabile sul fronte rinnovi/cancellazioni, e negli ultimissimi anni non è riuscita a mantenere il fascino delle serie veterane (come Supernatural, The Vampire Diaries e One Tree Hill) con i nuovi prodotti, ma tre anni fa, improvvisamente una idea apparentemente debole sul mercato americano, ha cambiato le sorti della rete, diventando una delle comedy/drama più seguite della tv a stelle e strisce, con successo di pubblico, critiche e portando a casa diversi premi.

Jane The Virgin racconta le vicende di una ragazza cattolica latina che vive a Miami con sua madre e la sua abuela (nonna) che viene per sbaglio inseminata artificialmente, e aspetta il figlio del suo capo (per il quale una volta aveva una cotta), pur restando una vergine. Apparentemente una trama debole, da soap opera, scusate da ‘telenovela’, ma il tutto sta proprio qui. La serie unisce elementi tipici della telenovela sud americana, a elementi delle commedie brillanti americane, a elementi di crime e di giallo, con l’elemento musicale che non guasta mai (vi dico solo che tra le guest ci sono anche Gloria Estefan, Charo, Paulina Rubio, Juanes e Britney Spears!), a input da romanzo. Sì, perché c’è una voce narrante onnisciente (o quasi!), che ci narra le disavventure della protagonista.

Lo so, lo so, vi siete un po’ persi, ma semplicemente si parte da questo incidente medico per narrare la vita di una ragazza che sogna di diventare una scrittrice e che vive una serie di inaspettati avvenimenti che cambieranno totalmente la sua vita. Una trama all’inizio solo divertente, che diventa commuovente e appassionante, perché riderete come Jane, vi emozionerete come Michael, rifletterete come abuela, canterete come Xiomara, vi sentirete una star come Rogelio, tramerete come Petra, cambierete come Rafael, e con la semplice trama da telenovela dovrete restare al passo per non sottovalutare il giallo da risolvere, degno di un qualunque altro crime.

Una serie creativa, mi piace definirla così, perché unisce elementi di vari ambiti televisivi e non riuscendo a farli convivere tutti insieme. Un riflesso sulla cultura mista americana, dove si fondono culture, religioni, stili di vita differenti.

A questo si aggiunge un cast eccezionale, all’altezza della difficile impresa del passare dal comico al drammatico, perché l’elemento pathos è sempre dietro l’angolo, e ogni volta che penserete che i sogni di Jane si stiano per avverare, qualcosa stravolgerà la trama… di nuovo.

Doris, quando l’amore ti fa vivere di nuovo

Molto spesso sottovalutiamo la commedia americana moderna, considerandola superficiale, banale, a tratti triviale. Questo stranamente accade oggi più spesso con grandi produzioni con grandissimi nomi del momento, mentre una larga fetta di commedia meno nota al grande pubblico porta spesso con simpatia tematiche e riflessioni che non ci aspetteremmo.

Questo è il caso di Hello, my name is Doris, una commedia stralunata come l’hanno definita in molti, che riporta sul grande schermo una scatenata e disarmante Sally Field, nota negli ultimi anni soprattutto per i suoi ruoli televisivi (Nora Walker di Brothers & Sisters per dirne uno degli ultimi).

Senza fare spoiler su questa pellicola del 2015 che dovete assolutamente recuperare (per gli appassionati di Netflix lo trovate sulla piattaforma), Doris, interpretata dalla Field, è una stramba signora single sulla sessantina, che dopo la morte della madre, che ha accudito per tutta la vita, si accorge delle occasioni perse, e decide di recuperarle nel minor tempo possibile, innamorandosi di un suo collega molto più giovane di lei. Ve lo assicuro, non vi ho fatto spoiler di nulla, perché tutto questo accade nei primissimi minuti del film, quindi quello che dovete davvero vedere è come Doris riuscirà o fallirà in questa impresa.

Una commedia brillante, positiva, che fa riflettere, sulle occasioni perse, sul coraggio che dobbiamo tirar fuori per non perderle, sul ricominciare e sul rimettersi in gioco, a qualunque età, specie se non ci siamo mai messi davvero in gioco.

Un’analisi sugli over moderni, che devono destreggiarsi tra i social, mondo sconosciuto a molti di loro (sempre meno negli ultimi mesi), le nuove tendenze, il nuovo modo di rapportarsi con l’altro sesso, tutto in bilico tra rispetto della propria età e del proprio bagaglio, e il rischio di cadere nel ridicolo.

Il personaggio di Doris è tutto questo, è quel pizzico di stravaganza necessario per sopravvivere, quel plus che si necessita oggi per non sparire nella folla.

L’interpretazione di Sally Field è superba, e rende una pellicola di nicchia, una piccola gemma nel panorama della commedia indipendente.

La figlia femmina di Anna Giurikovic Dato

Maria, Giorgio e Silvia.

La figlia, il papà e la mamma.

Una famiglia.

Una storia che si snoda su due piani temporali e due luoghi differenti: il prima, con Maria bambina, a Rabat. Il dopo, con Maria adolescente, a Roma.

È la storia di una tra le violenze più terribili e angoscianti che si possa pensare, l’incesto.

La voce narrante è quella di Silvia, la madre. Una madre che, nel corso delle pagine, stimola sentimenti di rabbia e disprezzo nel lettore. Una madre cieca e sorda, che non vede oppure fa finta di non vedere. Che non coglie né i cambiamenti di umore del marito, sempre più chiuso in se stesso, sempre più ossessionato dalla sua oscena e indecente passione, né i disagi della piccola Maria, ormai insonne, indolente e con tendenze autopunitive.

Silvia “spegne” tutte queste spie d’allarme, le getta in un angolo della sua coscienza, adducendo tutto alla stanchezza del marito per il lavoro, lui, diplomatico inviato a Rabat; alle stranezze di una bambina che sta crescendo, che sta cambiando.

Poi lo scenario muta davanti ai nostri occhi, Giorgio ormai è morto, e madre e figlia si sono trasferite a Roma. Silvia decide di presentare a Maria il suo nuovo amore, Antonio. Una cena che diventa la scena di un grottesco dramma teatrale messo in atto dalla stessa Maria, al quale Silvia, quasi in stato di trance, assiste come spettatrice, incredula e sconvolta. Maria provoca, seduce, manipola e illude Antonio, che a un certo punto assume le fattezze di un burattino senza volontà. Silvia è catapultata dentro a un incubo durante il quale i ricordi, sepolti dal tempo e dalla superficialità, riemergono e cercano di farla ragionare su quanto sia davvero accaduto alla sua bambina.

Sullo sfondo i suoni, i colori e i profumi di due città diametralmente opposte, la fiabesca Rabat e la caotica Roma.

Un romanzo d’esordio che, nonostante la pesantezza del tema trattato, riesce a superare ostacoli tematici quali l’eccessiva morbosità e un voyerismo dissacratorio con eleganza narrativa e fluidità stilistica.

Eleonora Della Gatta

Anna sta mentendo di Federico Baccomo. Menzogna e follia ai tempi dello Smartphone

Riccardo Merisio è un giovane riservato e sensibile. Dopo la brusca rottura con Maddalena, l’amata compagna, e la morte improvvisa del padre, da sempre un modello irraggiungibile, Riccardo ha passato un periodo difficile che faticosamente è riuscito a lasciarsi alle spalle. Da poco, infatti, la vita sembra essere tornata a sorridergli. Ha un nuovo lavoro alla Dedala, un’azienda all’avanguardia nel campo delle Neuroscienze, nella quale sta portando avanti un ambizioso progetto che lo vede protagonista, ma, soprattutto, ha un nuovo amore, Anna, una collega dalla personalità intraprendente, ma comprensiva, che sembra completarlo alla perfezione. Una sera, proprio mentre sta dando la buonanotte ad Anna con uno dei servizi di messaggistica istantanea più utilizzati al mondo, una misteriosa App si impadronisce del suo Smartphone: WhatsTrue. Riccardo non può fare a meno di scaricarla, nonostante tenti di arginare la pubblicità che continua a comparire sullo schermo, obbligandolo quasi ad effettuare il download. Inizialmente nulla sembra cambiato, a parte il colore dell’icona dell’App di messaggistica sul cellulare, passato da verde a rosso, finché alcuni messaggi di Anna iniziano ad essere preceduti da una scritta sinistra: invece di “Anna sta scrivendo…”, Riccardo legge: “Anna sta mentendo…” e non può credere ai propri occhi. Forse si tratta di uno scherzo? O di qualche nuova trovata pubblicitaria con un software che tira a indovinare se qualcuno stia mentendo o meno? O, invece, in questo insolito rilevatore di menzogne si cela qualcosa di veritiero, ma inquietante? In una lucida e inesorabile discesa verso l’abisso della paranoia, Riccardo vede sgretolarsi nuovamente il suo piccolo mondo, mentre il tarlo che le persone che lo circondano siano solo false e ipocrite non abbandona la sua mente, in un gioco psicologico che lo vede perdente già in partenza.

Ricordate Duchesne, il Blogger che, qualche anno fa, divenne famoso per la sua tagliente ironia con il romanzo “Studio Illegale”, ispirato al suo divertente Blog nel quale, con sottile sarcasmo, prendeva in giro gli ex colleghi avvocati? Ne è passato di tempo da quel primo libro scritto sotto pseudonimo, dal quale è stato tratto il film con Fabio Volo e, oggi, Duchesne torna a metterci orgogliosamente la faccia, firmando col proprio nome e cognome, Federico Baccomo, un romanzo tra i più originali degli ultimi anni, Anna sta mentendo, edito da Giunti. Sarà che ormai è uno scrittore a tempo pieno, sarà che ha pienamente colto il senso di precarietà dei rapporti di oggi, fatti di chat ed emoticon. Federico Baccomo ha ideato una storia che ricalca i ritmi incalzanti dei vecchi telefilm Twilight Zone – Ai confini della realtà, a cavallo tra realtà e fantascienza, nei quali esseri umani qualunque, proprio come Riccardo, vengono messi alla prova e portati ad avere reazioni estreme di fronte a fatti inspiegabili. Esattamente come nel vecchio telefilm gli abitanti di Maple Street sono convinti che gli alieni siano atterrati nella loro tranquilla stradina americana, Riccardo, pian piano, inizia a convincersi che quella misteriosa App possa davvero rilevare le piccole menzogne che tutti i giorni ci raccontiamo l’un l’altro e comincia a dubitare di chiunque lo circonda, oltre che di se stesso.

Avvincente come un thriller, ma emozionante come una storia d’amore, il lettore non può fare a meno di immedesimarsi col protagonista di questo romanzo, sentendosi sempre più turbato e vulnerabile, come accade a Riccardo, in un crescendo di adrenalina degna di un film d’azione, con un’introspezione psicologica vibrante e un epilogo che non delude affatto.

Una sola domanda ci rimbomba in testa, proprio fino all’ultima pagina: e se fosse tutto vero? Non ci resta che arrivare alla fine per scoprirlo. Ma proprio alla fine delle nostre sciocche certezze…

Alessandra Rinaldi

Madame Claudel è in un mare di guai di Aurélie Valognes

madameParliamo oggi di un libro che sa di dolcezza, di vecchi abiti, di arzille vecchiette e uomini inaciditi. Si, stiamo parlando proprio del libro Mémé dans les orties che ha avuto successo di lettori in Francia ed è arrivato qui da noi con la casa editrice Newton Compton.

Ci troviamo a Parigi al numero 8 di Rue Bonaparte, in un condominio dove convivono strani  personaggi, ognuno a suo modo diverso e arrogante l’uno dall’altro. Entriamo a piccoli passi nelle loro vite, ci intrufoliamo in uno spioncino, in una porta e restiamo a guardare ammaliati la vita che scorre attraverso gli appartamenti dei protagonisti.

Abbiamo Madame Suarez, portinaia, impicciona, che odia profondamente Monsieur Brun l’anziano e arcigno signore che abita con il suo cane Daisy. Abbiamo Madame Claudel, un’arzilla vecchietta di novant’anni che si divide fra i suoi mille impegni e attività. Juliette una bambina che farà cambiare per sempre il modo di vivere di Monsieur Brun.

Tutti questi volti si avvicenderanno in una storia, leggera e romantica, fatta di ricordi e amore. Righe scritte con inchiostro profondo e sentimentale dove la scrittura diventa poesia e ravviva la vita.  Vite che diventano vive anche a una certa età quando non si crede più nella gente, nell’altruismo e nella bellezza della vita. Quando a piccoli passi si inizia a decadere, a diventare vecchi a non confrontarsi più. La vita però può sorprenderti e farti vivere anche mille e mille volte un attimo di felicità in un solo istante. Al prossimo sogno…

How To Be Parisian: Wherever You Are

parisianQuattro donne, quattro stili, quattro parigine d’eccezione: Anne Berest è autrice televisiva e cinematografica, ha scritto due best seller e la biografia di Françoise Sagan; Audrey Diwan ha appena firmato la sceneggiatura del film di Cédric Jimenez La French, con Jean Dujardin, e ora si appresta a dirigere il suo primo film; Caroline de Maigret, dopo gli studi alla Sorbonne e un passato da modella a New York, è tornata a Parigi per fondare la sua etichetta musicale e diventare ambasciatrice di Chanel nonché musa di Lancôme, supportando i diritti delle donne grazie alla NGO CARE; Sophie Mas, parigina doc, è un’affermata produttrice cinematografica e lavora tra Los Angeles, New York e San Paolo.

Queste quattro donne straordinarie non vi diranno ciò che vi aspettare di leggere: How To Be Parisian è infatti un saggio breve e pieno di ironia che mette a nudo lo stile delle parigine e dà consigli su come prendere la vita con filosofia e charme.

Imparerete i trucchi per affrontare il primo appuntamento o il primo colloquio di lavoro, come “destabilizzare un uomo”, come presentarsi a lavoro dopo una colossale sbornia, ma vi verranno svelati anche i segreti per apparire sempre misteriose e algide anche nei momenti più difficili. I consigli di vita per diventare, insomma, un’autentica Parisienne.