Martha Hill, Spiderman e lo Spritz

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli 
In questa ricerca costante di noi stessi, che è la vita, mi è capitato di imbattermi in una canzone bellissima, “Surrender” di Martha Hill, che esprime il desiderio di arrendersi alle proprie emozioni e di viverle appieno. Come immaginerete, era un invito subliminale ad intervistarla! Mossa anche dalla curiosità di ascoltare la sua bella voce live, accompagnata da pochi essenziali strumenti. Amici, per voi: Martha Hill.
Se tu fossi una supereroina, che supereroina saresti e che superpoteri avresti?
Oh! Non conosco a fondo la storia della maggior parte dei supereroi. Ma so esattamente quale superpotere desiderare. Hai presente le scimmie quando saltano da un albero all’altro, e si arrampicano molto rapidamente? Vorrei potermi arrampicare così, come Spiderman. Sì, vorrei essere Spiderman.
Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato? Futuro? Resteresti qui?
Mi piacerebbe andare in America e in Australia, prima della loro colonizzazione. Nel periodo dei Nativi americani, e degli Aborigeni australiani.
Sono rimasta colpita dal testo del tuo brano “Surrender”.
“Surrender” parla di auto-conoscenza, dell’accettare la propria vulnerabilità, la propria debolezza. Arrendersi dentro di sé. Vivere le proprie emozioni e non cercare sempre di combatterle.
Il tuo drink preferito?
In Italia, lo Spritz! È il mio preferito, quando sono in Italia. Mi piace anche il whisky, mi piace anche il caffè, ma l’acqua in realtà è il mio drink preferito. Mi piace bere tanta acqua.
Che cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?
Penso che la cosa migliore sia cercare di aiutare le persone a stare meglio, a tirarsi su. Anche spingere la gente a sentirsi realmente coinvolta con i fatti della vita. Credo che attualmente ci sia troppa vita virtuale (sui social): si scrive, ci si arrabbia per qualcosa, ma rimane tutto lì, sui “post”. Io intendo dire che le persone dovrebbero essere davvero coinvolte nelle lotte sociali per la difesa dei propri valori. Sono le azioni che muovono il mondo. Agire, ecco tutto.
Che dire? Sensibilità, talento, cervello. Nella moltitudine di femminucce, che hanno perso completamente l’individualità e il rispetto per se stesse. Ma la voce di Martha Hill risuona alta, diversa, potente. Come la speranza. La speranza in un mondo composto (anche) da donne che siano degne di essere chiamate tali. In alto i calici da vino, Amici! (O, se preferite, i tumbler). Alla prossima!
Who’s Who
Per chi non lo sapesse …
Martha Hill è una cantautrice inglese, originaria di Newcastle, che ha iniziato a girare per il Regno Unito dall’età di 17 anni, con le sue canzoni in versione voce e chitarra. Polistrumentista ed eccellente performer, Martha ha dato vita ad un nuovo progetto. La sua musica, un misto di jazz, soul folk, elettro-pop, è stata affiancata a quella di artisti del calibro di Tom Waits, Janis Joplin e Alt-J.
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Mattia Trani, il cavaliere Jedi e la cedrata

 

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

 Mattia Trani. Questo nome non mi è nuovo. Per esempio, ricordo di avere ascoltato di una sua traccia, “Over the Future”, il remix fatto da Ilario Alicante. Sembra un enfant prodige, ed è pure figlio d’arte. Che dite, Amici? Vi ha incuriosito abbastanza da sperare che io lo intervisti per voi? D’accordo, eccomi. Vado, lo intervisto e vi racconto!
Se tu fossi un supereroe, che supereroe vorresti essere e che superpoteri vorresti avere?
Sono un fan di “Star Wars”, quindi vorrei essere un cavaliere Jedi. Essendo appassionato della trilogia e dei prequel (ho anche comprato una spada laser!), mi piace la loro filosofia, il loro discorso sulla “forza” che scorre in tutti noi, la religione. Il cavaliere Jedi può essere un supereroe, in un universo parallelo, con superpoteri che comunemente non esistono (come accade con tutti i supereroi). Mi ritroverei bene in una galassia lontana lontana. Come superpotere, tanta meditazione, e mi piacerebbe volare. Come essere un vero volatile. Sorvolare i cieli, mi piacerebbe!
Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Nel passato? Nel futuro? Rimarresti qui?
Forse tornerei nel passato, per rivivere alcuni momenti con mio padre, che non c’è più [scomparso nel 2013]. Magari ritornare a parlare. Sono già passati degli anni: è una cosa che mi manca, e mi piacerebbe tornare a fare. Qualsiasi cosa, anche mangiarsi un panino insieme. Quando i tuoi cari ti vengono a mancare, la macchina del tempo potrebbe essere molto utile. Il futuro? No, perché è bello scoprirlo da soli. E anche vivere il presente per costruire il futuro. Quindi, se ti mancano dei momenti del passato, ci può stare di desiderarli. (Sorride). Domande belle profonde! Non me lo aspettavo: ottimo, ottimo!
Io credo molto negli “specchi fiduciosi”, un termine che ho coniato ed uso frequentemente. Sono figure di riferimento per la nostra evoluzione di vita. In cui ci riflettiamo positivamente, e ci sentiamo spinti a continuare e a fare del nostro meglio. Per te può essere stato tuo padre. Ma sono anche alcuni insegnanti, un personaggio di cui ci affascina la biografia, ecc. Sono quelle persone, secondo me, che ispirano il cammino di chi cerca di fare della sua vita un capolavoro. Quindi, un artista, per es., e comunque una persona conscia. Per te, quanto ha giocato questo ruolo dello specchio fiducioso tuo padre?
Secondo me, ognuno può essere “specchio fiducioso” in un ambito specifico. Per es., un pianista virtuoso può essere di ispirazione per alcune cose. Magari il dj storico mi trasmette un senso di energia. Mio padre non era musicista. Io sono nato musicista: suono il pianoforte, studio il jazz. Quindi, mio padre è stato “specchio fiducioso” sull’ascolto musicale, sulla passione dei vinili, sulla cultura anni ’70.
Anche sulla sperimentazione.
Comunque, ho molti “specchi fiduciosi”, molte persone lo sono. Anche tu lo sei, nell’insegnarmi determinate cose.
Sì, ma solo se si ha un atteggiamento di curiosità e di scoperta. Io mi ritengo curiosa, non nel senso di “gossip”, ma una curiosa che desidera sapere per imparare.
Con la conoscenza, si è padroni di se stessi.
Qual è il tuo drink preferito? 
Mattia: Mi piace la cedrata, perché è buona, mi dà sensazioni positive, mi ricorda l’estate. Mi suggerisce l’idea di berla in aperta campagna. E poi è italiana ed è naturale.
Cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?
Domanda difficile. La musica che faccio io può essere giudicata in maniera negativa. A volte accade che un certo pubblico cerchi solo lo “sballo”. Ma invece io, come persona, cerco sempre di essere trasparente, gentile con tutti, sempre “presente”: sono la classica rockstar, che però non si droga, rock’n’roll anni ’90, e non si “sfonda”. Perché voglio far arrivare un messaggio positivo ai giovani. Credo di essere stato educato bene, ma sono cresciuto in un’epoca in cui non c’erano Internet, i social. Ma se non ricevi una buona educazione, oppure stai sempre sul computer, rischi di vivere disgrazie e problemi, che non c’erano negli anni ’90, perché non si usava molto la tecnologia. Quindi, ciò che posso fare io è essere sempre me stesso, lasciando messaggi positivi alle persone che mi ascoltano, che vogliono fare una foto con me. Sempre con positività. Io non sono nessuno, ma se ognuno facesse così, probabilmente il mondo sarebbe un l’osto migliore.
Come nel film di Spiderman: “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”. Quando le persone ci osservano, e possiamo dare un esempio forte, noi cosa facciamo per salvare gli altri, e salvare noi stessi? La visibilità dà il dovere di comportarsi in modo che, chiunque osservi, possa essere un figlio che impara da ciò che vede. Così, Amici, in alto i bicchieri! In attesa dell’estate, portiamo luce e calore con un bel sorriso. E che la Forza sia con voi! Alla prossima!
Who’s Who
Per chi non lo sapesse…
Mattia Trani è un dj, compositore e produttore di dance elettronica, un incrocio fra future jazz e la techno di Detroit. Figlio di Marco Trani, famoso dj soprattutto di musica house, che scrisse con Corrado Rizza il libro “I love the nightlife”, storia della musica da discoteca fra gli anni ’70 e ’90. Mattia ha fondato nel 2012 la sua casa di produzione, la Pushmaster Discs. Ha lavorato con molti artisti, quali Santiago Salazar, Ilario Alicante, Dj Stingray, Orlando Voorn, Skudge, Rolando, Juan Atkins. Fra le sue pubblicazioni, si ricordano: “Over the Future”, “The Detroit Remixes”, “Bionic Life in a Static System”.

Assunta Legnante, Robin Hood e il mojito

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli 
di Alessandra Lumachelli
Si parla spesso di forza interiore e si incoraggiano le persone a non abbattersi mai di fronte alle difficoltà, talvolta con un pizzico di superficialità. Io credo, invece, che incontrare persone come Assunta Legnante sia una bella lezione. Sul tempo che ci è concesso. Sull’umiltà che dovremmo avere. Sulla forza interiore vera. Sulle reali difficoltà. E sulla preziosità di certi incontri, che non dovremmo sottovalutare. Perché la vita è generosa, ma mai ripetitiva. Grazie, Assunta. E voi, Amici, ascoltate e riflettete.
Se tu fossi una supereroina, che supereroina saresti e che superpoteri avresti?
Robin Hood! Per l’idea di rubare ai ricchi per dare ai poveri. (Ridiamo). E io mi sento tanto ricca, ricca interiormente, delle mie esperienze. Quindi, donare alle persone, che non sanno quello che faccio, che non sanno che c’è una seconda possibilità per tutti.
Se avessi la macchina del tempo, dove vorresti andare? Nel passato? Nel futuro? Resteresti nel presente?
Sicuramente nel futuro, perché comunque il passato non è un rimpianto. Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto perché volevo farlo. Quindi, sono soltanto curiosa di sapere cosa mi aspetta.
Che cos’è per te la volontà? 
È una qualità, che purtroppo non hanno in tanti. Ma è una qualità che mi contraddistingue. Come tanti disabili, io avrei potuto sedermi su una poltrona, non uscire di casa, non svolgere alcuna attività, e “godermi” la mia disabilità. Ma io non ho fatto questa scelta, e ho avuto la volontà di rimettermi in gioco.
Il tuo drink preferito, che può essere anche analcolico …
Assolutamente alcolico! Il mojito.
Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Salvare? La vedo difficile. Per migliorarlo, mettere a disposizione degli altri la mia esperienza e la mia voglia di far conoscere che c’è sempre una seconda possibilità per tutti.
Nulla da aggiungere. Chapeau. In alto gli highballs, Amici, riflettendo e ringraziando. Alla prossima.
Who’s who
Per chi non lo sapesse…
Assunta Legnante è un’atleta paralimpica. Campionessa europea indoor nel 2007, e primatista nazionale assoluta (indoor e outdoor) con la misura di m. 19,20; detentrice del record mondiale come paralimpica, con la misura di m. 17,32. Dal 2001 al 2009 fa parte della Nazionale Italiana, con la specialità del getto del peso, ottenendo 2 medaglie d’oro (Giochi del Mediterraneo 2001, Europei Indoor under 23 2007), 2 d’argento (Europei Indoor 2002, Giochi del Mediterraneo 2009), e 2 di bronzo (Europei Juniores 1997, Europei 1999). È capitana della Nazionale Italiana nel 2007, ai Mondiali di Osaka. Al termine del 2009, decide di ritirarsi dall’attività, soprattutto per l’aggravarsi del glaucoma congenito. Nel 2012 annuncia la volontà di partecipare alle Paralimpiadi di Londra, nelle specialità di getto del peso e lancio del giavellotto (specialità in cui detiene il record nazionale paralimpico di m. 33,35, ottenuto a Terni lo stesso anno). Ottiene 7 medaglie d’oro: 6 nel getto del peso (Paralimpiadi Londra 2012, Mondiali Paralimpici Lione 2013, Europei Paralimpici Swansea 2014, Mondiali Paralimpici Doha 2015, Paralimpiadi Rio de Janeiro 2016, Mondiali Paralimpici Londra 2017), ed una nel lancio del disco (Europei Paralimpici Swansea 2014). È stata insignita di due importanti onorificenze: Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2013 e Collare d’oro al merito sportivo nel 2014. Nel 2017 ha ricevuto anche il Premio “Marchigiano dell’anno” (è nata a Napoli, ma risiede da tempo nelle Marche) e il Premio Fondazione Agnelli.

Gli Armonica, Batman, Robin e l’acqua

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Eccomi, Amici. Scopro un evento che definiscono “anti-clubbing” quindi, ovviamente mi incuriosisce! E vado ad intervistarne i creatori, Andrea Arcangeli ed Asal. Che uniti danno il duo degli Armonica.

Se foste supereroi, che supereroi sareste e che superpoteri avreste? Asal: Sarei Batman, perché vive la notte.

Andrea: Sarei Robin, a patto che Batman mi faccia guidare la Batmobile (…siamo partiti seri, insomma).

Se aveste la macchina del tempo, dove andreste? Nel passato? Restereste nel presente? Andreste nel futuro?

Andrea e Asal: Hic et nunc. Vivere l’ora ed adesso. È interessante viaggiare, ma non nel tempo.

Su cosa si basa la scelta del vostro nome?

Andrea: Nello studio dei fenomeni oscillatori, le frequenze armoniche sono le frequenze il cui valore è multiplo intero della frequenza base (frequenza fondamentale) di un’onda. Questa è la motivazione da nerd. In verità, pensavamo di formare un gruppo country, duettando con due armoniche. Il progetto non è andato a buon fine ed è rimasto il nome. (seri, insomma). Asal: A me piaceva più Albano e Romina… poi non ci siamo accordati su chi facesse Romina, ed è uscito armonica.

Il vostro drink preferito?

Andrea: Acqua, ghiaccio, limone.

Asal: Fino al weekend biologico vegano analcolico biodinamico … il sabato anche l’acqua del pozzo!

Cosa potete fare per salvare o per migliorare il mondo?

Andrea: ‘Senza la musica la vita sarebbe un errore’: questo è il nostro contributo e intento per migliorare il mondo.

Asal: ‘Senza la musica la vita sarebbe un errore’: questo è il nostro contributo e intento per migliorare il mondo!!

Andrea: Ho il partner numero uno al mondo! Comunque, Romina dovevi essere tu, sappilo!

Quindi, beviamo (anche!) acqua, che fa bene. Pensando a mantenere sempre alto il volume della musica, nostra inseparabile compagna di vita! Alla prossima!

Who’s Who Per chi non lo sapesse... Andrea Arcangeli e Asal compongono il duo degli Armonica, resident dj del Cocoricó. Sono gli ideatori del format “Goat Serious”, unione delle parole “Goat” (capra) e “get serious” (sii serio). Il loro debutto avvenne a Berlino con l’etichetta Bar 25 Music. Hanno suonato al Pacha Ibiza, Pacha Barcellona, Pyrex Arena, Chi by Decadence, Cocoricó, Babau Macerata, e in molti altri club.

 

#RestiamoAmici

Hai problemi di cuore? Non sai come esprimere il tuo amore o non sai come lasciare il tuo partner?

Ci pensiamo noi! #RestiamoAmici 

Da oggi i problemi di cuore non ti tormenteranno più.

È nato il sito: restiamoamici.it.

Un team di ricercatori guidati dalla professoressa Carlotta Capanna scriverà per te la lettera che non hai mai saputo o voluto scrivere. Manderà per te i messaggi che hai timore di inviare. Selezionerà per te le frasi d’amore più adatte per ogni momento della tua storia.

Gli esperti scriveranno per te le lettere d’addio più struggenti, i messaggi più diretti…

Ti indicheranno cosa indossare al primo (o all’ultimo) appuntamento. Ti saranno vicini nelle fasi più delicate della tua storia.

Contattali e risolveranno per te ogni problema.

 

Info

sito web RestiamoAmici

e-mail: info.restiamoamici@gmail.com

Intervista a Dario Rossi

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Un drink con Alessandra Lumachelli
di Alessandra Lumachelli

Dario Rossi, Paperinik e il Negroni

È un poliedrico street drummer, che a differenza della maggior parte dei suoi “colleghi”, è diventato famoso attraverso le sue esibizioni nelle piazze di molte città europee. A Berlino, la polizia ha dovuto intervenire per regolare il traffico, andato letteralmente in tilt, vista l’affluenza delle persone accorse ad  ammirare la performance di Rossi ad Alexanderplatz. Il batterista romano suona, o più correttamente, percuote qualsiasi oggetto rimandi una sonorità, da una padella ad un secchio di plastica. Da brava curiosa (in senso buono: “alla Einstein”), gli chiedo un’intervista, alla conclusione del seguitissimo concerto al “Terminal” di Macerata.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?
Paperinik, credo. Però, col potere di rendere il mondo migliore! Siamo positivi, dai.

Se tu avessi la macchina del tempo, dove vorresti andare? Nel passato, nel futuro, oppure restare nel presente?
Vorrei andare nel passato, ma poter tornare anche nel presente. Però, non so se esista una macchina del tempo che permetta di farlo. Quindi, facciamo che resto nel presente.

Un passato molto lontano?
No, negli anni ’80.

Perché la musica?
La musica per tanti motivi. Per salvezza personale. E per comunicare agli altri.

Il tuo drink preferito?
Il Negroni.

Che cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Dire la mia, nel mio piccolo. Non credo nel cambiamento collettivo; credo molto nel cambiamento del singolo individuo. Penso che ognuno possa dare il suo piccolo contributo.

Come dire, sono le gocce a formare il fiume, che poi arriva al mare, che a sua volta si mescola all’oceano. Così, tutti insieme, armoniosamente possiamo esprimere la nostra musica e sentirla diffondersi nell’universo.
In alto i tumblers bassi, Amici, con la giusta aggressività (Paperinik..!), per il bene comune!
Alla prossima!

Who’s Who
Per chi non lo sapesse …

Dario Rossi, performer, producer e compositore romano, inizia a 10 anni a studiare la batteria all’Accademia musicale di Ariccia, fino all’età di 18 anni, quando si iscrive al Saint Louis College of Music di Roma. Successivamente si diploma all’Accademia nazionale “La casa del batterista”. Partecipa con successo al talent “Tu si que vales”. I suoi video su YouTube raggiungono 3-4 milioni di visualizzazioni. Si ispira alla musica techno, all’elettronica ed all’afrobeat. Fra le città in cui si è esibito, ci sono: Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bologna, Budapest, Copenaghen, Firenze, Ibiza, Londra, Malmö, Oslo, Parigi, Praga, Roma.
(“Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso”, Albert Einstein).

Fenomeno Steve Balsamo

Jesus Christ Superstar, il musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, è uno dei capolavori assoluti nella storia della musica rock. Gli artisti che si sono avvicendati nelle svariate versioni dell’opera si sono sempre distinti per il livello altissimo delle loro performance. Steve Balsamo è stato uno degli interpreti più significativi e convincenti di Jesus Christ Superstar e ha vestito i panni di Gesù nella produzione del West End londinese dal 1996. È dotato di una voce straordinaria capace di commuovere chiunque lo senta cantare “Gethsemane”, l’accorato appello di un Figlio che chiede al Padre di allontanare da lui l’amaro calice ma che alla fine si arrenderà alla Volontà paterna.

Nato a Swansea da madre gallese e padre veneziano, lo chef Luciano Balsamo, Steve è un artista a trecentosessanta gradi che ha saputo coniugare le sue eccellenti doti canore con un’impressionate capacità interpretativa. Dopo il successo ottenuto con Superstar, è stato protagonista di diverse produzioni teatrali, tra le quali Poe, Notre Dame de Paris e Les Misérables per poi dedicarsi interamente al suo personale percorso creativo, sia come solista, sia duettando con altri artisti.

Abbiamo chiesto a Steve Balsamo cosa ricorda e cosa gli è rimasto della sua esperienza teatrale e com’è stato confrontarsi con un musical come Jesus Christ Superstar.

È risaputo che hai interpretato il ruolo di Gesù per diversi anni e che la stampa inglese scrisse di te: “The Son of God is Welsh” (Il Figlio di Dio viene dal Galles). Qual è il ricordo più felice che hai di quella straordinaria esperienza?

balsamo 3Il ricordo più vivo che ho riguarda il momento in cui sono stato scelto per interpretare Gesù. Mi dissero che c’era un’audizione per una nuova versione di Jesus Christ Superstar. Avevo già cantato “Gethsemane” e così la cantai per Jonathan Greatorex e Jonathan be’… cominciò a piangere. Chiamò subito David Grindrod, il direttore del casting di Andrew Lloyd Webber. Non mi resi subito conto di quello che stava succedendo, sta di fatto che andai a Londra e cantai per David Grindrod e anche lui si commosse per la mia performance, ma in quell’occasione mi disse solo: “Okay”. Aveva selezionato centinaia e centinaia di cantanti prima di assegnare la parte a me. Il ricordo che sempre mi porterò dietro è il momento in cui eravamo rimasti solo in due: io e Zubin Varla, noto per aver interpretato Romeo in Romeo and Juliet al National Theatre di Londra. Ci hanno fatti salire sul palcoscenico per l’ultima audizione. Abbiamo entrambi cantato e poi Andrew Lloyd Webber mi ha afferrato per il colletto e mi ha detto che la parte era mia! Un momento fantastico! Forse il momento più bello dopo la lunga attesa e dopo le dure selezioni. Ma ho tanti ricordi piacevoli di quell’esperienza, ho molto amato Jesus Christ Superstar. C’è tutto in quel musical: amore e ispirazione uniti da un forte impulso creativo.

Abbiamo chiesto ai nostri lettori quale cantante ha interpretato al meglio il brano “Gethsemane” e la maggior parte di loro ha indicato te come uno dei migliori. Come commenti questo dato? (guarda il video)

Fantastico! Ne sono molto lusingato. Quando ho interpretato io il ruolo di Gesù, ho ascoltato gli artisti che mi avevano preceduto. Sono stati tutti interpreti straordinari, e io ho “rubato” un po’ da ognuno di loro: Ian Gillian, Ted Neeley, Paul Nicholas, Johnny Farnham. Tuttavia, per la parte recitativa, per essere cioè convincente soprattutto nel momento culminante del musical, ho studiato la performance di Michael Crawford che ha cantato “Gethsemane” durante la Royal Variety Performance (è uno show annuale in cui si esibiscono i migliori cantanti e attori per la Royal Family). Crowford cantò per loro agli inizi degli anni ’90. Quando vidi la sua interpretazione piansi. Mi diede letteralmente i brividi mentre lo guardavo rapito. Una cosa in particolare mi colpì: mentre cantava, Crawford a un certo punto diede le spalle al pubblico… un momento di fortissima tensione emotiva, irripetibile. Ho amato il suo modo di vestire i panni di Cristo e cerco di emulare la sua “versione” ogni volta che canto “Gethsemane”. Così ho in teoria rubato tutto da quella performance, fingendo che fosse tutta farina del mio sacco! Ringrazio però i vostri lettori, che probabilmente hanno visto la mia performance all’auditorium di Rotterdam. Un’esperienza straordinaria, devo dire: ero circondato da milioni di persone. Sono arrivato da solo sul palco ed ero quasi terrorizzato, fino al momento in cui ho cominciato a cantare. Avevo la pelle d’oca, ma è stato fantastico, tutto sembrava convergere in un insieme perfetto e armonico. L’unica cosa che rimpiango è che non si registrò mai l’intero show. Un vero peccato non avere un ricordo tangibile di quello spettacolo!

Cosa ti è rimasto ancora oggi del ruolo di Gesù?

Molte cose. Tuttavia ciò che maggiormente mi è rimasto è la forte sensazione che la vita non finisca qui, che dopo vi sia qualcos’altro e che la nostra esistenza non si limiti a quella terrena. Per quanto mi riguarda, io non seguo alcuna religione tuttavia, quando sono stato scelto per il musical di Andrew Lloyd Webber, mi sono informato, ho letto tantissimo su Gesù e ancora oggi ricordo che la sensazione anche allora era la stessa: la vita non finisce qui. Durante ogni mia performance nel musical accadevano cose molto strane, ma nel senso positivo e quasi esoterico. Anche se, ripeto, ciò che più mi è rimasto è proprio quella sensazione, forse per le molte coincidenze che mi mostravano la possibilità di una vita oltre la morte. Sensazioni che ancora oggi avverto in modo netto e che rimarranno per sempre con me. La realtà non è quella che immaginiamo, insomma. Ho cercato a lungo una spiegazione, ma sono giunto alla conclusione che sebbene il musical sia stato scritto negli anni ’70, c’erano e ci sono momenti in cui si tocca la verità storica: Gesù era un ribelle, un uomo fuori dal comune e noi, credo, lo conosciamo solo in una minima parte.

È risaputo che tuo padre, Luciano Balsamo, è italiano. Cosa ti piace di più dell’Italia? Ci vieni spesso?

Certo, ci vengo molto spesso! Nonostante ci provi, non parlo italiano e me ne vergogno un po’. Ma amo l’Italia. Amo la cultura italiana, l’arte, la musica e il cibo: mio padre è uno chef e mi ha insegnato a cucinare e ad amare il cibo, soprattutto italiano. Credo che gli italiani siano circondati dalla bellezza. Quando penso all’Italia penso automaticamente alla bella gente, ai begli abiti, alle opere d’arte. In poche parole: amo l’Italia! Sono stato in diverse zone del Sud: Bari, Salerno, Napoli, ma quando torno a Venezia per me è come tornare a casa. Ci vado spesso anche perché io, mio padre e i miei due fratelli abbiamo un piccolo appartamento a Mestre. L’Italia, Venezia in particolare, è un luogo magico, stupendo che mi commuove sempre.

balsamo 4

Quali sono I tuoi progetti per il futuro? Possiamo sperare di vederti qui in Italia, magari per un tour?

Il futuro? Bella domanda! Dunque, per quanto riguarda la carriera musicale: tra un po’, come dicevo prima, uscirà il mio nuovo album. Sto lavorando a una canzone con una giovane cantante e sto scrivendo un musical per bambini. Ho una serie di concerti a fine luglio… insomma, tanti progetti musicali.

 

Renè, Hulk e la lealtà

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

 

Mi capita (spesso!) di fare interviste “al volo”, come le chiamo io, cioè non programmate, interviste spontanee sull’onda del momento. Che risultano ancora più spontanee. Ve ne propongo una, col mitico dj Renè del Circoloco di Ibiza, simpaticissimo.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Adesso come adesso? Hulk, anche se vorrei essere Superman, ti dico la verità! Ma adesso, con tutte le cose che mi sono successe, sono un po’ in(furiato)! Scusa il francesismo! Con un lutto, e i problemi che ho dovuto affrontare, dico Hulk. Ma mi piacerebbe in generale essere Superman, perché in lui vedo il simbolo del ‘salvatore’: colui che può aiutare il mondo, che può salvare la Terra dal male, dalla droga, da tutto ciò che ci circonda, come la guerra, gli attacchi terroristici. Mi sento a metà Superman e a metà Hulk: purtroppo sono bipolare! (Ridiamo).

Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato? Presente? Futuro?

Se io avessi la macchina del tempo, andrei poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale, per cercare di far sì che la guerra non scoppi. Cercherei di convincere la gente ad organizzare un grande festival di musica elettronica, con i vinili. Invece di bombardarsi e ammazzarsi! Fare musica, divertirsi, ballare … divertirsi, senza eccessi.

La scelta del tuo nome?

All’inizio ero Renatino. Poi un personaggio particolare, a Riccione, mi ha soprannominato Renè. Quindi, è rimasto questo nome. Io: Il tuo drink preferito? Renè: Non bevo alcolici, normalmente, perché non mi piace l’alcol. Però, mi piacciono gli analcolici alla frutta, con lo zenzero, o i centrifugati, questi drink. E poi un mojito l’anno, proprio per far festa.

Cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?

Io? Nonostante sia un periodo duro, difficile, su di me ci potete sempre contare! Quindi, con la lealtà e l’amicizia, si può sicuramente migliorare questo mondo complicato!

In alto i Collins, quindi, e balliamo! Alla prossima, Amici!

Who’s Who Per chi non lo sapesse. Nato a Roma, fin da piccolo Renè è appassionato di musica, anche grazie al padre, che lavorava in una radio. Inizia subito a collezionare vinili di Stevie Wonder e Whitney Houston. Diciassettenne, si trasferisce a Riccione, dove inizia a suonare in vari club, per poi approdare a club famosi, quali il “Peter Pan” e il “Cocoricó”. Nel 2000 parte per Ibiza, dove conosce Antonio ed Andrea del DC10, che lo coinvolgono nel tour del party “Circoloco”, arrivando così a suonare nei migliori club europei.

Chiacchierata con Michela Alessandroni #Flower-ed edizioni

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Carissima Michela,

se esistesse il teletrasporto verrei a trovarti in montagna per fare una bella chiacchierata davanti a uno scoppiettante focolare e sorseggiando una tazza fumante di…

A proposito quale bevanda scegliamo come sottofondo aromatico di questa conversazione? Cioccolata, tisana o rimaniamo fedeli al classico, corroborante tè?

Cara Romina, benvenuta nella casa invernale di flower-ed. Sceglierei il classico tè bollente per restare fedele alle mie radici inglesi e ai nostri amati libri.

Siamo appena entrati nel 2018 e a me l’idea di avere un intero anno davanti suggerisce l’immagine stimolante di un lungo percorso pieno di sorprese da scoprire; è così anche per te? Come appare il nuovo anno dalle finestre di Flower-ed?

Ci saranno tante belle occasioni di incontro con i lettori anche quest’anno: un 2018 ricco di libri e di appuntamenti tesi allo sviluppo ulteriore di quanto abbiamo già realizzato più che al cambiamento. Una profonda e appassionata ricerca letteraria è stata e sarà ancora alla base di tutto.

Hai dichiarato, se non erro, di aver compiuto una scelta editoriale precisa d’ora in avanti riguardo alle nuove pubblicazioni: ci vuoi spiegare le tue motivazioni?

Con il 2017 si è concluso per me un ciclo importante, quello dedicato alla scoperta di nuove voci nell’ambito della narrativa italiana. La mia scelta non nasce dal disinteresse per i nuovi talenti e i trenta titoli di narrativa contemporanea pubblicati lo dimostrano; semplicemente sento che è giunto il momento di concentrare tutte le mie energie verso i territori, alcuni molto battuti e altri inesplorati, dei classici della letteratura, declinati nei vari generi: biografia, critica letteraria, narrativa.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel futuro di flower-ed vedo tanti libri e tanta interazione con i lettori: il mio grande obiettivo è rendere la casa editrice un punto di riferimento culturale importante e fondamentale per le tematiche di cui ci occupiamo.

Mai nome più azzeccato si rivelò quello attribuito alla collana Five Yards: ne sono state accorciate di distanze dall’inaugurazione di quella prima tappa! Puoi trarre un bilancio o condividere con noi le tue considerazioni?

“Five Yards”, la collana dedicata ai classici della narrativa, comprende al momento sei volumi: i quattro romanzi incompiuti di Charlotte Brontë tradotti da Alessandranna D’Auria, i meravigliosi racconti di Louisa May Alcott di “Una ghirlanda per ragazze” e il romanzo di Walt Whitman, ritrovato negli archivi nemmeno un anno fa, “Vita e avventure di Jack Engle” tradotti da Riccardo Mainetti. Abbiamo pubblicato opere mai tradotte in italiano e l’intento è quello di proseguire su questa strada: posso anticipare che l’autrice del prossimo volume è la straordinaria Lucy Maud Montgomery.

Quando intraprendi una nuova impresa segui il tuo gusto personale, l’affinità con un autore o anche per te alcuni autori sono una scoperta?

Seguo il mio fiuto da segugio da cui mi lascio condurre nelle ricerche editoriali e nelle scelte importanti. A volte mi sembra di avere un numero eccessivo di stimoli e interessi da seguire, per cui devo fermarmi e riflettere su quanto raccolto, valutare, selezionare.

Ma fai proprio tutto da sola? E come ci riesci?

No, non faccio tutto da sola. Innanzitutto ci sono gli autori e i traduttori della casa editrice. E poi mi affiancano nelle attività quotidiane due persone fondamentali: Giorgia nel lavoro di redazione e Marta in quello di amministrazione. Lavorano dietro le quinte, ma la loro presenza è per me importantissima.

Penso di interpretare il pensiero di tantissime lettrici come me nel dirti che una menzione a parte meritano le copertine di flower-ed, che potrei definire con un gioco di parole, fiore all’occhiello della sensibilità e del gusto della tua casa editrice, e ne sono diventate segno distintivo. Vuoi parlarci del lavoro che c’è dietro?

Il lavoro sulle copertine rappresenta una delle fasi più creative del mio lavoro, tanto che in quei momenti mi sembra quasi di ritirarmi dal mondo e dipingere una tela. Nella mia vita mi sono occupata più della parte testuale che di quella visiva, ho dato il titolo a diverse centinaia di libri, eppure questa visione d’insieme tra immagine e testo mi affascina moltissimo e sembra proprio che ai lettori il risultato stia piacendo. Dare una veste preziosa ai nostri testi è importante perché i libri di flower-ed sono tesori destinati a rimanere per sempre nelle case e nei cuori dei lettori.

La tua casa editrice, oltre all’insospettabile talento di indovinare i desideri più reconditi dei lettori, ha anche il pregio di essere molto vicina al pubblico con mille premure e attenzioni: oltre al blog, la newsletter mensile rimarrà un appuntamento fisso o dobbiamo aspettarci qualcosa in più? Hai pensato a istituire una mailbox?

La newsletter resterà un appuntamento mensile, in cui presenterò le notizie sulle uscite e gli altri appuntamenti. A questa si affiancheranno gli articoli del blog, in cui desidero raccontare passo passo tutto ciò che accade nel mondo di flower-ed e fornire al contempo informazioni utili sull’editoria. Il mio obiettivo è rendere il sito non solo un luogo in cui comprare prodotti, ma anche pagine da leggere per comprendere come quei prodotti siano nati e perché. Insomma, non solo un luogo commerciale ma anche editoriale. Vorrei inoltre aprire un canale diretto con i lettori: un indirizzo mail a cui scrivere per suggerire libri da tradurre e biografie da scrivere.

Le passeggiate letterarie hanno avuto molto successo e sono già state riprogrammate: ci racconteresti qualcosa?

Il primo ciclo di passeggiate letterarie è stato dedicato alla Roma degli Inglesi. Abbiamo esplorato la casa di Keats e Shelley a Piazza di Spagna, il Cimitero acattolico di Piramide, il Museo degli strumenti musicali e, nel periodo natalizio, abbiamo camminato sui passi di Charles Dickens, ripercorrendo una parte importante del suo viaggio romano. Le passeggiate riprenderanno con la primavera e questa volta ci dedicheremo a due personaggi italiani: Gabriele d’Annunzio ed Ersilia Caetani Lovatelli, della quale abbiamo pubblicato diversi saggi di storia romana. Lo scopo di queste passeggiate letterarie è quello di creare un momento di condivisione dell’esperienza culturale uscendo all’aria aperta, percorrendo le strade di Roma, incontrando autori e lettori dal vivo, vivendo di persona i luoghi della letteratura.

Vorresti regalare alle amiche di Pink Magazine una gustosa anteprima esclusiva?

Cominceremo l’anno dedicandoci a Charlotte Brontë e Jane Austen. Inoltre, come raccontavo prima, la prossima uscita “Five Yards” vedrà come protagonista Lucy Maud Montgomery. Ad aprile, infatti, è prevista la pubblicazione, come sempre in ebook e cartaceo, di “The Story Girl”, tradotto dall’eccellente Riccardo Mainetti.

Grazie Michela e buon lavoro!

Grazie a te!

 

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