Domeniche da Tiffany: dal libro al film

 

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Sinossi: Jane è una bambina solitaria e sensibile. Sua madre, la potente e cinica Vivienne Margaux è una produttrice teatrale di Broadway e non ha tempo per lei: giusto un bacino ogni tanto e qualche rimprovero per un gelato di troppo. Il padre è stato uno dei molti mariti di Vivienne e solo saltuariamente fa capolino nella vita della figlia, accompagnato dalla nuova – e giovane – compagna. Ma per fortuna c’è Michael: bello, comprensivo, affettuoso, sempre disponibile ad accompagnare Jane a scuola, a portarla a fare merenda al lussuoso Astor Court del St. Regis Hotel, a rimboccarle le coperte la sera. Solo che… Solo che Michael è un amico immaginario, e il compito degli amici immaginari è quello di accudire i bambini fino ai nove anni di età. Dopo dovranno cavarsela da soli. Per fortuna la loro scomparsa non lascia traccia nella memoria. Ma Jane è diversa da tutti gli altri e non ha dimenticato. A trent’anni ancora pensa con rimpianto a Michael. Lavora per la casa di produzione di Vivienne, è sempre lievemente sovrappeso, è sempre sensibile e solitaria, nonostante un bellissimo fidanzato che sta con lei solo per far carriera. E poi un giorno accade l’impensabile: Jane e Michael si incontrano casualmente a New York. Sono passati più di vent’anni, ma lui è identico, perfetto, non è invecchiato di un giorno. Jane pensa di essere impazzita: Michael esiste? È un uomo? Un angelo? In fondo ha importanza? Quel che conta è che Jane è innamorata e che Michael è l’uomo perfetto per lei… Una storia d’amore divertente e commovente, incredibile e meravigliosa. Come tutti noi sogniamo di avere.

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Quei gelati da Tiffany non possono essere dimenticati e, pagina dopo pagina, la storia ti porta con sé, ti emoziona, ti fa vivere sensazioni, momenti di felicità alternati a momenti di malinconia.

Ho letto questo romanzo diverse volte, una non era sufficiente per comprendere appieno il messaggio tra le righe che il bravissimo scrittore, James Patterson, insieme a una collaboratrice d’eccezione, Gabrielle Charbonnet, fa scoprire solo ad occhi attenti e a menti aperte, ricordandoci quando anche noi eravamo piccoli e avevamo un nostro amico immaginario.

Questo romanzo è diventato un bellissimo film, uscito nel 2010 e diretto da  Mark Piznarski e, e devo dire che, seppure un libro è solitamente notevolmente superiore alla sua trasposizione cinematografica, in questo caso non è così. Ogni situazione è stata presentata nella sua totalità, molto fedele al libro, e interpretata da due attori protagonisti davvero bravi: Alyssa Milano nel ruolo di Jane ed Eric Winter nel ruolo di Michael.

Un film dolcissimo che consiglio di vedere dopo aver letto il romanzo.

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Premete il pulsante rosso del NO!

You’re no bad boy, you’re just a bad person.

Oggi ho letto questa frase e ho pensato a tutti i padri padroni, fratelli prepotenti, compagni dittatori e uomini persi nella propria cattiveria.

Quando un uomo, che sia vostro padre , il vostro compagno, o vostro fratello, vi dirà di comprargli il latte perché lui non può farlo da solo, ricordatevi che ha delle gambe come voi, il dono della parola come voi, e un cervello come voi  (forse su quest’ultimo punto sono troppo ottimista…) e che può farlo autonomamente!
Non dovete sentirvi in dovere di “servire” un uomo in qualsivoglia maniera , perché vi hanno cresciuto dicendovi che le donne devono saper fare la spesa, cucinare e tenere in ordine la casa. Io so cucinare, so fare la spesa e so pulire casa mia, ma lo faccio per il puro e semplice piacere di fare qualcosa per me stessa.

Non abbandonatevi a idee di gloria della mogliettina o della madre perfetta! Loro non esistono. Sono figure immaginarie. Inventate per il puro tornaconto maschile.

Non siate madri “servitrici” che crescono invertebrati maschilisti.
Siate donne che crescono uomini autosufficienti che conoscono il rispetto!
Insegnate ai vostri figli il rispetto per se stessi e per gli altri. Se le vostre figlie e i vostri figli non vedranno una madre che si rispetta, le prime rischieranno di non rispettare se stesse e i secondi non rispetteranno mai alcuna donna!

E allora la storia si ripeterà all’infinito. E saranno state inutili le lotte rivoluzionarie di Mary Wallstonecraft, le lezioni di Simone de Beauvoir, le azioni di Oriana Fallaci e con loro di ogni donna che ci ha creduto, che ha sperato e che ha lottato per se stessa e per voi… le generazioni a venire!
Se tutte queste donne, si fossero preoccupate di servire un uomo, oggi forse vivremmo tutte ancora in un uno stato di patriarcato, dove alle donne veniva praticata l’isterectomia per renderle più “docili”.

Premete il pulsante rosso del NO! Siate libere e rendete liberi i vostri figli!

La befana vien di notte

LA BEFANA VIEN DI NOTTE Regia di Michele Soavi, con Paola Cortellesi e Stefano Fresi.

Questo film uscito pochi giorni fa è la perfetta trasposizione cinematografica di una fiaba. Una fiaba con la F maiuscola. Protagonista indiscussa della pellicola è la Befana (Paola Cortellesi) e il suo rapimento a opera di un losco individuo (Stefano Fresi), che sotto molti aspetti ricorda il cattivo Mangiafuoco di Pinocchio.

La bravissima Paola Cortellesi anche questa volta non delude il pubblico, che accorre numeroso al cinema per vederla di nuovo dar vita all’ennesimo personaggio della sua carriera. La bella attrice romana conferma la sua bravura, l’eleganza e la sua capacità interpretativa, rendendo il ruolo della Befana moderno, ma non per questo meno divertente.

Mi sembra giusto anche sottolineare che il duo Cortellesi/Fresi è un vero spasso: capaci già nel loro talento di brillare, uniti sulla scena fanno davvero scintille. Così come i bambini co-protagonisti della pellicola a cui è affidato il messaggio più importante di tutto il film, cioè che l’amicizia quando è vera, quando nasce e si rafforza nelle difficoltà è un sentimento che non teme differenze culturali, religiose o di razza e può davvero salvarci e renderci persone migliori. Andate al cinema e preparatevi a tornare bambini, gustando questo film con quella magia unica che l’accompagna… la magia del Natale.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Sposare un maschilista!? Joanne Bonny ci racconta l’avventura di Emma

Una lettura che ha accompagnato le mie vacanze natalizie è stato il romanzo Ho sposato un maschilista di Joanne Bonny. Un’autrice italiana che ci racconta, finalmente, la storia di una donna con carattere, determinata a raggiungere i suoi obiettivi e non certo bisognosa dell’aiuto di un uomo per vivere.

Siamo tante Biancaneve che dipendono per ogni cosa dal sesso maschile: dal cacciatore per salvarsi la pelle, dai nani per sopravvivere fuori dal castello e dal principe per tornarci in pompa magna.

Ma allora perché questo titolo, direte voi. Immaginate una vendetta, una donna che non vede l’ora di dimostrare al mondo che il girl power esiste e che gli uomini sono soltanto dei maschilisti. Cosa c’è di peggio poi che gareggiare per sposarne uno, oltretutto anche milionario? Per Emma, la nostra protagonista, inizia la più dura delle battaglie del genere “maschi contro femmine”. I suoi colleghi l’hanno iscritta, a sua insaputa, a una gara dove il premio finale è il matrimonio con l’uomo più ambito del secolo, il maschilista milionario Marco Bernardi. Un uomo che ha la fama di essere un Don Giovanni. Può esserci qualcosa di peggio in tutta questa storia? Ovviamente si. Emma, oltre a dover sopportare Marco dovrà fare i conti con altre ragazze in gara, pronte a tutto pur di conquistare il cuore, e forse non solo questo, dell’agognato scapolo d’oro.

Devo sapere che cosa provi per me. Perché tu mi piaci, e tanto. Mi piaci ogni giorno di più, anche se sei diversa da tutte le ragazze che ho frequentato finora. O forse proprio per questo. È la seconda volta in vita mia che credo di piacere a una donna per quello che sono, e visto com’è andata la prima ho bisogno di sapere se stavolta ho ragione, se non mi sto illudendo di nuovo come un perfetto idiota.

Un romanzo fresco e molto attuale con una protagonista consapevole dell’essere una donna forte e capace di far valere i suoi diritti. È impossibile non rivedersi in alcuni aspetti della protagonista. Ho molto apprezzato, infatti, la scelta adottata per la copertina. Il mazzo di fiori posto sul viso della ragazza vuole dimostrare che tutte noi possiamo essere Emma.
Storia divertente al punto giusto da rendere la lettura del romanzo piacevole. Unica pecca forse troppo lungo in alcune parti.

Torna la detective Erika Foster di Robert Bryndza

Il 2019 inizia all’insegna di nuove letture e nuove recensioni. Il romanzo di cui vi parlo oggi è “La ragazza nell’acqua”, terzo romanzo della serie thriller Erika Foster scritta dall’inglese Robert Bryndza. Ringrazio la casa editrice per la lettura in anteprima.

Il dolore aveva messo radici profonde nel suo cuore: era diventato parte di lei ormai. Continuava a versare lacrime su lacrime, ma aveva imparato a convivere con quell’agonia, come una compagna fedele. Guardare il cappottino, il disegno, vedere di sfuggita la foto di Jessica mentre superava la camera da letto e andava in bagno: faceva tutto parte della sua routine, così come il dolore.

L’autore ci racconta il cosiddetto cold-case. Improvvisamente durante lo svolgimento di un’operazione di polizia viene trovato uno scheletro. Uno scheletro così piccolo da poter essere solo quello di un bambino. E se poi lo scheletro appartiene alla povera Jessica Collins, scomparsa ventisei anni prima, per Erika Foster è l’opportunità per fare chiarezza sul caso e trovare finalmente il colpevole della sua morte.

Devi trovare un posto tutto tuo in questo mondo. Un posto dove essere felice senza essere un poliziotto.

Non sono una grandissima appassionata del genere. Ho quindi iniziato la lettura con tutto lo scetticismo possibile. Devo però ammettere che il romanzo di Bryndza ha saputo catturare il mio interesse.
Lo svolgimento delle indagini sembra ricordare le serie televisive che, in questi anni, vediamo su vari canali televisivi. La scelta di avere capitoli brevi, poi, rende la lettura molto scorrevole. I colpi scena non mancano, sono assicurati.
L’autore ha saputo, inoltre, unire due aspetti molto importanti nella stesura di un romanzo. Se da una parte abbiamo lo svolgimento del caso, dall’altra possiamo apprezzare un’analisi del personaggio di Erika Foster. Una donna che vive costantemente con un conflitto interiore. Una donna che ha perso tanto e che non sa quale sia la via per la felicità.
C’è solo un piccolo difetto, ma essendo un romanzo thriller posso anche accettarlo. Mi sono sentita troppo spettatrice e non protagonista del romanzo. Mi è mancato sentirmi parte della storia.

Come vivi l’amore romantico?

Amore, Coppia, Romanticismo, San Valentino

L’amore romantico ha mille sfaccettature e ognuno di noi lo vive in modo diverso. Qui di seguito un semplice test per scoprire come noi lo viviamo.

 

1 Quando guardi alla televisione delle commedie romantiche, cosa pensi:

A Non mi piacciono molto, preferisco cambiare canale.

B Che siano storie impossibili nella realtà, ma che mi piacerebbe vivere.

C Mi emoziono e vivo ogni sensazione che le commedie romantiche mi trasmettono.

 

2 Il panorama che tra questi più ti affascina:

A I grattacieli illuminati di notte.

B Monti innevati.

C Le onde che si infrangono sulla scogliera.

 

3 Quale tra queste canzoni potrebbe essere la colonna sonora delle tue giornate:

A La Donna Cannone, di Francesco De Gregori.

B Piccola stella senza cielo, di Luciano Ligabue.

C Sei nell’anima, di Gianna Nannini.

 

4 Tra questi colori, qual è il tuo preferito:

A Rosso.

B Bianco.

C Celeste.

 

5 La cena romantica perfetta per te:

A Su una terrazza illuminata in centro città.

B In una baita in montagna.

C In un ristorante sulla spiaggia.

 

6 Quale tra questi doni apprezzi di più:

A Un profumo.

B Fiori.

C Un libro.

 

7 Come vivi le festività:

A Non amo molto le feste, mi creano un po’ di malinconia.

B Serenamente, mi piace stare con i miei cari.

C Mi mettono allegria e le aspetto sempre con gioia.

 

8 In una storia d’amore, quali sono tra questi i primi due elementi fondamentali:

A Pazienza e comprensione.

B Rispetto e collaborazione.

C Fiducia e dialogo.

 

9 Per te è importante dire spesso ‘Ti amo’:

A No, solo in momenti particolari.

B Preferisco dimostrarlo con i gesti.

C Sì, mi viene spontaneo e naturale.

 

10 Quali tra queste coppie di film famosi rappresentano il vero amore, per te:

A Rose e Jack, Titanic.

B Sissi e Franz, La principessa Sissi.

C Michael e Jane, Domeniche da Tiffany.

 

Più risposte A:

Vivi l’amore come un traguardo difficile da raggiungere, e ci vuole tempo perché tu possa dire di amare veramente. Credi nell’amore anche se ti spaventa un po’ e, quando ami, dai tutta te stessa con impegno e dedizione, anche nelle difficoltà.

 

Più risposte B:

Vivi l’amore in modo razionale ma questo non vuol dire che non sei una persona romantica, anzi: credi fortemente nel potere dell’amore ma vivi le emozioni con la giusta misura tra testa e cuore.

 

Più risposte C:

Sei innamorata dell’amore, ti emozioni facilmente quando questo sentimento si insinua in te. Non sei molto cauta, ma poco importa: è il tuo cuore che si esprime e vivi l’amore romantico con intensità senza pensare troppo al domani.

Cosa indossare a Capodanno?


Capodanno 2018: cosa indossare? Ecco i consigli in base al tuo fisico.

La serata di Capodanno è il momento più adatto per sfoggiare mise stravaganti e piene di lustrini. Osare è d’obbligo, ma senza esagerare. Come vestirsi per dare il benvenuto all’anno nuovo? 

Capodanno 2018: ecco i consigli in base al tuo fisico. 

Cominciamo dalle basi.

A Capodanno bisogna divertirsi, stare comode ma soprattutto bisogna essere al top. Il primo passo da fare è individuare il nostro tipo di corpo: siamo donne clessidra, rettangolo, mela o pera?

Nelle donne Clessidra le spalle e i fianchi hanno più o meno le stesse dimensioni e la vita è sottile con le forme classiche delle pin-up: 90-60-90. Nelle donne Rettangolo la figura ha poche curve. In genere sono snelle e longilinee come le modelle. Le donne Mela, invece, hanno poco punto vita e spesso gambe magre. Mentre le donne Pera (o Triangolo) sono di due tipi: con fianchi larghi o, al contrario, con spalle larghe e fianchi stretti, come le nuotatrici.

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Una volta individuato il nostro tipo, è bene tenere a mente che le donne clessidra non dovrebbero indossare abiti troppo corti o troppo scollati, soprattutto se hanno forme procaci: se optate per un abito corto, niente scollatura e viceversa. Le donne rettangolo stanno bene con gli abiti svasati che donino loro un tocco di femminilità. Mentre le donne Mela e Pera possono osare con gli abiti lunghi, ma rigorosamente dritti, con spacco e tacchi alti.

Capodanno 2017: cosa indossare? Veniamo ora ai colori: a Capodanno potete indossare i glitter e le tonalità più cariche: argento, oro e bronzo in primis ma anche blu navy, nero, rosso carico e bianco. Bellissimi gli abiti vintage stile anni Sessanta, con forme a trapezio che arrivano fino alle ginocchia e che vanno bene per tutte le corporature soprattutto se corredati con tacchi alti (meglio se a spillo) e una pochette: molto belle le proposte di Liu-Jo, Nina Ricci e Rochas; o una clutch, come quelle di Miu Miu e George J. Love, per dare un tocco chic al nostro outfit. I pantaloni, neri e di tessuti leggeri come la seta, vanno bene alle donne Triangolo, o se siete alte con un corpo snello; mentre gli abiti corti monospallavanno benissimo per le donne Mela.

A Capodanno è meglio optare per la tinta unita: al bando dunque le stampe floreali e geometriche. Le perle sono un must così come i cristalli di Swarovski, in tutte le loro varianti: bracciali, collane, orecchini e anelli. Attenzione a non indossare troppi gioielli, l’effetto albero di Natale è da evitare come la peste. Così se si indossano abiti lucidi è bene puntare sugli orecchini o su un bracciale importante ma niente collana, se non un delicato punto luce.

Di grande tendenza quest’anno gli abiti o le gonne in seta lucida o in voile con effetto plissé, stile Marilyn, e gli abiti di pizzo corti e lunghi. Tessuti importanti per una serata altrettanto importante. I capelli, se lunghi, meglio alti o sciolti in vaporose onde che incorniciano il viso. Se si ha voglia di tagliarli, va molto di moda il bob o carré stile Valentina per essere sempre perfetta e sbarazzine in ogni occasione.

Divertitevi e siate splendide. Auguri!

C’era una volta… Maleficent!

Da pochi giorni ho avuto una splendida notizia: la mia migliore amica Annalisa mi ha scelto come Madrina della sua bambina. La felicità mi ha sovrastato e un sorriso è nato sul mio volto… peccato che questa mia esternazione di felicità abbia fatto impallidire i presenti e che, titubanti, abbiano affermato: “Assomiglia a Maleficent!” Ho avuto un attimo di esitazione, perché dinnanzi a me è apparsa la mitica Angelina Jolie, ma la realtà era un’altra: la mia famiglia non intendeva decantare la mia somiglianza con la bella attrice (anche perché questa somiglianza non esiste), ma voleva sottolineare la mia vicinanza per stile e modi della perfida regina cattiva dell’immortale fiaba Disney. Be’, sapete che vi dico? Io ho sempre tifato, sin da bambina, per le perfide matrigne e per le streghe delle fiabe che ci hanno accompagnato sin dalla più tenera età… Perché voi, per chi tifate?

Il “C’era una volta..” per me ha sempre avuto un solo e unico insegnamento: “Ragazza, alza i tacchi, smetti di sbavare per il Principe Azzurro e segui la strega che può sicuramente aiutarti di più, rispetto a uno che per capire dove trovare la proprietaria di una scarpetta ha mandato al posto suo il ciambellano, costringendo quel poveraccio ad annusare i piedi a tutte le donne del regno!”. Mi basta il palinsesto natalizio della Rai per capire che la lotta è impari e dura da gestire tra le due categorie: Principesse vs Streghe, ai ballottaggi vincono le Principesse, ma nulla è perduto fino a quando ci saranno persone come me, a cercare di far emergere e apprezzare ancora di più l’altra categoria. Mi sento in dovere di spiegarvi le mie motivazioni perché lo slogan “Tremate, tremate le streghe son tornate”; un pò m’appartiene e non è per nulla banale!

Se ci tuffiamo tra le sequenze dei vecchi film Disney e le loro più moderne versioni, la strega cattiva ha sempre mantenuto quel suo fascino etereo e sublime. Al contrario la classica principessa si porta dietro una sfortuna, che neppure un moscerino sulla A24 riuscirebbe a tenerle testa. Sono ricche, ma finiscono, nell’ordine: Biancaneve a fare da cameriera ai nani nel bosco, Aurora a fingere il sonno eterno per non andare neppure a disinfettarsi il dito dopo che l’ago del telaio l’ha punta; Cenerentola che per andare a un ballo deve noleggiare un NCC , pagarsi una terapeuta per infondersi un minimo di autostima e ricordarsi di rientrare entro mezzanotte sennò scatta la ZTL e lei non ha il permesso!

Queste donzelle sono sempre belle, sempre giovani, sempre buone. Mamma mia, che monotonia! Ma viva le streghe con gli sbalzi d’umore e l’ossessione per il nonno dei filtri Instagram: lo specchio magico! Non vorrei sembrare troppo di parte, ma come pensavo proprio stasera, mentre guardavo Biancaneve , il mio alter ego le diceva: “Tesorino, invece di chiudere gli occhi e tenere le braccia incrociate, alzati in piedi e prendi a calci quel bruto del cacciatore; così la prossima volta non sarà un suo ripensamento a tenerti in vita, ma il corso intensivo di autodifesa che hai fatto, per essere libera di andare nel bosco quando ti pare e non quando te lo chiedono gli altri!”. Anche per Cenerentola un paio di consigli spassionati li potrei anche scrivere visto, che li ho in punta di penna da quando mia zia mi leggeva il libro nelle sere d’estate nel secolo scorso; consigli del tipo: “Carissima, ma perché non hai cercato di fuggire da quella magione dove ti tenevano prigioniera e invece di parlare e cantare con topini e uccellini, non ti sei rivolta alle forze dell’ordine? lo so, lo so… sono dissacrante e per nulla romantica, ma è troppo facile stare dalla parte delle principesse.

Adoro le Streghe cattive perché, al contrario delle loro figliocce e/o figliastre, loro non aspettano la carrozza che le porta a fare shopping, no, no. Le streghe vanno in Mercedes e parcheggiano in doppia fila e se beccano le multe se le pagano da sole… sperando non con i soldi dei contribuenti del regno! Non temono nessuno e vivono in costante equilibrio tra la consapevolezza che un loro sguardo indagatore possa indurre chiunque alla verità, e la certezza che le principesse stesse, per trovare la loro strada, dovranno sempre e comunque confrontarsi con la loro forza che derivi da una mela stregata o da torre incantata . Sono loro stesse il fulcro della storia, ma lasciano alle donzelle la possibilità di brillare di luce riflessa, perché chi tiene in mano la bolletta e fa quadrare i conti, statene certi sono sempre le streghe cattive, osservatele meglio e poi mi direte!

Mirtilla Amelia Malcontenta

Il primo Natale di O’Brien

IL PRIMO NATALE DI O’BRIEN

da Dodici racconti di Natale, di Jeanette Winterson, Mondadori

 

Non si parla apparentemente di fede in Il primo Natale di O’Brien, di nascite che salvano. O’Brien – la protagonista – non si pone nemmeno il problema, mentre pensa che trascorrerà il Natale imminente da sola: meglio da sola, a rimuginare sulla propria vita insoddisfacente e su come cambiarla, piuttosto che insieme allafamiglia, alle zie che la interrogherebbero sulle sue “prospettive matrimoniali”, alla madre che non rinuncerebbe a qualche appunto sui suoi capelli. Quei capelli lisci, privi di volume e di un “castano tendente al marrone”. Proprio come l’anima di O’Brien: marrone. Non nera – non c’è qualche caratteristica negativa a distinguerla – né scintillante, come insegna a essere un libro che O’Brien si rifiuta di leggere, ma marrone. Immagino che la protagonista e la sua autrice vogliano indicare non solo l’assenza di colore, che meglio avrebbero potuto definire con anima grigia, quanto piuttosto la pesantezza che si aggiunge a quell’anima, che la fa tendere al basso, al colore della terra. Perché O’Brien è sola. E se resterà a Londra invece di raggiungere la propria famiglia, il suosarà un Natale di solitudine. Di questo, il Natale, più di ogni altro momento dell’anno, ci rende consapevoli: che l’essere per qualcun altro dà senso a ciò che siamo e a quello che facciamo, mentre la condizione di solitudine non è quasi mai fonte di benessere.

Ma è Natale, nel racconto della Winterson, e i miracoli, si sa, accadono. Una fata può apparire in sogno e realizzare un desiderio. Per esempio tramutare quel colore marrone, per O’Brien così insignificante, in biondo. Ma quel biondo – cambiamento in fondo molto piccolo – può voler dire “rinascita”, agli occhi degli altri e di se stessi. E quando si rinasce, quando la crosta marrone che impedisce di essere visti si spacca, allora è facile che gli occhi di qualcuno si posino su di noi. E che il Natale che doveva essere solitario diventi condiviso, e che gli occhi di O’Brien vedano il cielo scintillare. 

Questo racconto – uno dei migliori all’interno di una raccolta non omogenea dal punto di vista della qualità – mi sento di consigliarlo a chiunque almeno una volta nella vita abbia provato quel senso di smarrimento e disagio all’idea di dover trascorrere un Natale – soli o in compagnia – sentendo addosso il peso di tutto ciò che, nella vita di tutti i giorni, non andava come si era sperato. 

Auguri a tutti!

Alessandra Penna

La storia di Tiffany & Co.

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Tiffany & Co. è un’azienda statunitense fondata da Charles Lewis Tiffany e John B. Young a Manhattan nel 1837 e che si occupa della vendita di gioielli tramite migliaia di punti vendita situati in diversi paesi. Dovete sapere che, inizialmente, il negozio vendeva una gran varietà di articoli che comprendevano la cancelleria e il nome originale era soltanto Tiffany. Solo in un secondo tempo, quando John B. Young divenne a tutti gli effetti socio di Charles Lewis Tiffany, il nome venne modificato in Tiffany & Co.

Il primo negozio venne inaugurato il 14 settembre 1837 al n°259 di Broadway.

Undici anni dopo, Charles Lewis Tiffany, acquista i gioielli della Corona di Francia e in seguito viene pubblicato il primo Blue Book che, da allora, viene pubblicato con cadenza annuale per presentare la collezione autunnale di Tiffany.

Nel 1878, Tiffany & Co. partecipa all’Esposizione Universale di Parigi e, qualche anno dopo, grazie alla collaborazione del gemmologo George Kunz, introduce nuovi materiali per la creazione dei suoi gioielli: la Kunzite, la Morganite, la Tanzanite blu, la Tsavorite. Nel 2012, alla ricorrenza del 175º anniversario, Tiffany & Co. propone una nuova lega metallica chiamata Rubedo.

Durante tutta la sua storia Tiffany & Co. ha prodotto spade da cerimonia durante la guerra civile, nel 1968 ha creato il servizio di porcellana della Casa Bianca richiesto dal presidente Lyndon B. Johnson. Ha ridisegnato, nel 1880, lo stemma degli Stati Uniti, riprodotto poi sulla banconota da un dollaro. Ha prodotto, dal 1900 al 1910, la spilla American Flag e disegnato, dal 1917 al 1942, la Medaglia d’Onore del Congresso, conosciuta come Tiffany Cross.

Dal 1860 a oggi ha prodotto trofei sportivi per gare importantissime di baseball, per il Super Bowl e il Tennis…

Nella seconda metà del 2017, insieme a Francesco Trapani diventato azionista importante di Tiffany, ha aperto in luglio, a Milano in piazza Duomo, la terza boutique più grande d’Europa!  E Pensate che i giornali di New York incoronano Charles Lewis Tiffany come “The King of diamonds”, il ‘re dei diamanti’.

La Tiffany & Co. dispone di un laboratorio periodicamente certificato (Laboratorio Gemmologico di Tiffany) per la valutazione dei diamanti. Il laboratorio gemmologico si affida a professionisti diplomati in gemmologia che devono superare un corso formativo prima di poter procedere alla valutazione di un diamante Tiffany. La valutazione di un diamante viene effettuata in base alle 4 C:

  • Cut (taglio);
  • Color (colore);
  • Clarity (purezza);
  • Carat weight (peso in carati).

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Infine, per una qualità superiore, Tiffany valuta i diamanti anche in base alla “presenza”, ossia la simmetria e la lucidatura della pietra. Tiffany & Co., oltre a un livello elevato dei prodotti di cui si occupa, ha un livello elevato anche per quanto riguarda l’etica: le compagnie minerarie con cui collabora devono garantire il rispetto dell’ambiente e responsabilità sociale, e questa è davvero una cosa importante. Inoltre, vengono acquistati diamanti solo dagli Stati che partecipano al Kimberley Process Certification Scheme, creato per certificare la provenienza dei diamanti e, di conseguenza, eliminare il loro contrabbando dalle zone di guerra.

Il diamante giallo di Tiffany venne trovato nel 1878 a Kimberley, in Sud Africa. Con i suoi 287,2 carati è uno dei più grandi diamanti gialli mai scoperti e fu tagliato da George Frederick Kunz nella forma a cuscino fino a raggiungere il peso di 128,54 carati con un totale di 90 sfaccettature. Il diamante è stato esposto allo Smithsonian National Museum of Natural History a Washington D.C. dal 18 aprile 2007 al 23 settembre 2007, poi esposto nel negozio Tiffany & Co di New York ed è stato indossato solamente due volte nella sua storia: dalla signora Sheldon Whitehouse al Tiffany Ball nel 1957, incastonato, per l’occasione, in una collana di diamanti bianchi e da Audrey Hepburn nel 1961 per presentare il film Colazione da Tiffany. Nel 1995, il diamante venne incastonato su “Bird on a Rock”, una creazione di Jean Schlumberger e rimase così per diciassette anni. Nel 2012, il diamante giallo è stato incastonato su di una collana per celebrare il 175º anniversario della nascita di Tiffany & Co.

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Nel 1996, Tiffany & Co. si è opposta allo scavo di una miniera d’oro che minacciava il parco nazionale di Yellowstone. Per preservare le barriere coralline, dal 2002, non vende coralli e nel 2004, con un annuncio pubblicato sul Washington Post, ha spronato il servizio forestale degli Stati Uniti a negare il permesso per lo sviluppo di una miniera nel Montana che avrebbe messo a rischio l’acqua e la fauna selvatica del Paese. Inoltre, insieme alla Bristol Bay Protection Pledge, si occupa di salvaguardare la Bristol Bay, in Alaska, opponendosi allo sviluppo di una miniera di oro e rame a cielo aperto. Per aumentare l’attenzione su questo problema, nel 2010, Tiffany & Co., pubblicò sul National Geographic Magazine un annuncio di un’intera pagina.

Questi sono tutti motivi non da poco per apprezzare Tiffany, ma non solo… per anni ci ha affascinato perché presentata in diversi romanzi e film di grande successo che ci hanno fatto emozionare. Proprio come il celeberrimo film Colazione da Tiffany interpretato da Audrey e di cui ho accennato prima. Ma non solo… ricordiamo anche molti romanzi scritti da grandi autrici e sulla cui copertina non poteva mancare il riferimento alla gioielleria, sino ad arrivare al best seller scritto da James Patterson e Gabrielle Charbonnet (a cui dedicherò presto un articolo a parte) e diventato poi un grandissimo film: Domeniche da Tiffany.

C’è poco da fare: il fascino di Tiffany sarà sempre intramontabile.

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