Pietro Giannuzzi: lo stile italiano in Africa

Il 5 ottobre scorso all’African Fashion International – Johannesburg Fashion Week 2018 il pubblico ha vissuto una progressione di emozioni grazie alla collezione realizzata da Pietro Giannuzzi, responsabile creativo del marchio Presidential. Quando nel 1994, all’inaugurazione del primo parlamento eletto a suffragio universale in Sud Africa, Nelson Mandela indossò la camicia regalatagli da Desrè Buirski, nacque la Presidential e “The Madiba Shirt”, perché Madiba continuò ad indossare quelle camicie per il resto della sua vita anche nelle occasioni ufficiali, facendone un simbolo della nuova nazione, un simbolo di libertà e democrazia che si diffuse rapidamente fuori dai confini del Sud Africa.

Ora la Presidential vuole andare oltre e si è affidata a un creativo italiano, Pietro Giannuzzi, che vive da oltre vent’anni in Sud Africa, dove arrivò per le imperscrutabili strade della vita. Ha già dato prova delle sue capacità nella sua lunga attività sartoriale. Con la collezione primavera/estate presentata il 5 ottobre scorso per Presidential (visitabile alla pagina http://gallery.africanfashioninternational.com/envira/presidential-afijfw-2018/), ha preso per mano il marchio e la shirt e li ha accompagnati nell’affollato creativo mondo del fashion ma con una chiara propria cifra distintiva. Perciò s’intuisce che l’avventura è solo cominciata.

Giannuzzi con la sua collezione ha realizzato un’accattivante armonia. Ha portato nel suo lavoro la creatività innata insieme al know-how e alla tradizione sartoriale assorbiti nella sua terra d’origine; ha tenuto ben saldo il brand della Presidential Shirt con i tessuti e i colori; su questo ha innestato le sue felici intuizioni. Utilizzando l’arte della mescolanza di colori appresa nei paesi asiatici in cui ha viaggiato, ha preso tutta la tavolozza dei colori forti e decisi dell’Africa e li ha trasfusi in capi realizzati con la cura sartoriale propria dell’antica tradizione italiana. E’ evidente perciò che Pietro Giannuzzi possiede la capacità di sintesi armonica propria di chi, con l’anima leggera, è aperto alle culture diverse da cui si lascia contaminare consapevole dell’inevitabile arricchimento.

Il contrasto armonico è il filo conduttore della collezione. Giannuzzi ha innestato il suo design innovativo su capi che appartengono alle tradizioni europea, africana e asiatica, con l’esaltante risultato di conferire loro nuova e lunga vita. Nelle stoffe, mai dimenticando quelle della Madiba Shirt, ha mescolato con armonia tutta la tavolozza di colori che l’Africa offre, anche quelli delle albe e dei tramonti introvabili altrove; ha inserito motivi tribali che assumono eleganza classica grazie al design e alla cura sartoriale dei capi.

Ma strano a dirsi, in questa collezione tutta al maschile, il capolavoro è un abito femminile creato per essere lo showstopper. In quest’abito Giannuzzi rivela tutto l’amore per l’Africa che l’ha accolto e che ritiene terra meravigliosa. Gli ho domandato, infatti, spiegazioni per questa scelta e la risposta mi ha lasciato senza parole.

“Una notte – mi ha detto – che è per me il momento più creativo, stavo lavorando alla collezione; l’avevo già disegnata ed ero alla ricerca del capo simbolo. Per la stanchezza sono crollato, mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Devi sapere che il mio paese, Minervino Murge in Puglia, è noto come il Balcone delle Puglie, perché si stende interamente, a lunghe terrazze sovrapposte, su un pendio roccioso che si affaccia verso sud e domina la valle del fiume Ofanto. Quella notte sognai Minervino come un enorme balcone da cui mi sporgevo pensando all’Africa. Ad un tratto tutto cambiò davanti a me come solo nei sogni può accadere. La Valle dell’Ofanto svanì e mi apparve prima il Mediterraneo e poi l’Africa. Così dal bacone dove sono nato vedevo davanti a me l’Africa in tutta la sua interezza da nord a sud, con i suoi colori e la sua natura forte, selvaggia, splendida e mi sentivo assai leggero e felice. Al risveglio, ricordando la visione del sogno e col senso di leggerezza che ancora sentivo, disegnai il vestito: nella parte bassa e nello strascico ho immaginato i paesi che affacciano sul Mediterraneo e poi su fino al Sud Africa. Decisi che sulla passerella avrei fatto camminare l’Africa, la mia visione dell’Africa tradotta con l’arte che amo e che continuamente scopro e conosco. Ecco perché un abito femminile è lo showstopper della collezione.”

Ma l’omaggio all’Africa non si ferma qui. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Madiba e in suo omaggio Giannuzzi ha utilizzato in ogni capo dei tessuti in cui fosse presente il color oro: o come filo all’interno del tessuto o come colore manualmente applicato successivamente alla tessitura; esattamente come anche per le camicie della speciale Presidential Golden Collection.

Con i colori e il design è evidente che Giannuzzi punta dritto alla sfera emozionale; con l’oro, il metallo dei re, invece punta dritto alla sfera spirituale. La sintesi che ottiene suscita vibrazioni come le musiche di Vivaldi o Wagner. Se di tutto questo lui sia consapevole o meno non importa: lui lo fa e ciò basta. La ricerca estetica, cioè la ricerca della sintesi armonica tra le due sfere, ha fatto affermare a Fëdor Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo. Io credo che anche l’arte di Pietro Giannuzzi sia in grado di donarci quella bellezza salvifica.

Francesco Topi

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La leggenda di Paganini a Grosseto

La leggenda Paganini sul palcoscenico del Centro Militare Veterinario di Grosseto

Secondo appuntamento musicale per La Voce di ogni Strumento, la rassegna diretta da Gloria Mazzi, che torna domenica 18 novembre alle ore 17.30al Centro Militare Veterinario a Grosseto con La leggenda Paganini.

Il violinista Davide Alogna, il chitarrista Giulio Tampalini e l’attore Paolo Sassanelli faranno rivivere la “leggenda Paganini” sul palcoscenico del Ce.Mi.Vet. attraverso uno spettacolo in cui la musica si intreccerà alla narrazione dell’intensa vita del celebre compositore e violinista Niccolò Paganini. I grandi capolavori del compositore genovese, i Capricci per violino solo, la Sonata Concertata per violino e chitarra, Ghiribizzi e le Variazioni sul Carnevale di Venezia per chitarra, il celebre Cantabile in Re maggiore, la prima Sonata per violino e chitarra dal “Centone” e il guizzo inconfondibile della “Campanella”, si alterneranno nell’interpretazione di Alogna e Tampalini, alla voce recitante di Paolo Sassanelli, che firma anche la regia dello spettacolo, su testi di Biancamaria Melasecchi e Filippo Michelangeli.

Proprio a Filippo Michelangeli, giornalista, editore, a sua volta musicista, si deve l’idea della leggenda Paganini. Protagonista di una biografia umana e artistica densa di eventi speciali, personalità eclettica ed eccentrica, Niccolò Paganini non ha faticato a divenire una leggenda vivente già per il suo tempo. Idolo delle folle, amatissimo dalle donne, acclamato per le sue straordinarie abilità strumentali, il violinista è una sorta di pop star la cui ascesa nel mondo musicale a lui coevo è fulminea e abbagliante per tutti coloro che entrano in contatto con la sua figura talentuosa e carismatica. La leggenda Paganini racconta proprio questa storia e lo fa attraverso un canovaccio in cui le parole sono strettamente connesse alle splendide composizioni di Paganini.

Filippo Michelangeli così descrive l’ideazione e la realizzazione de La leggenda Paganini: “Una storia così romantica ha abbastanza elementi per prestarsi ad essere messa in scena e così ho trovato una persona bravissima che ha scritto un copione a 6 mani con me e Sassanelli, Bianca Melasecchi, che, documentandosi, è riuscita a cogliere un aspetto spettacolare e poetico per poter intrattenere il pubblico. Il pezzo teatrale interseca il racconto musicale attraverso l’ottimo attore Paolo Sassanelli. Mi emoziona molto vedere il pubblico finale che si avvicina conoscendo della spettacolare storia di Paganini quello che conoscono i musicisti, praticamente niente. Noi musicisti colti abbiamo sempre snobbato Paganini, ritenendolo un compositore minore. Ha scritto fondamentalmente solo per violino, per chitarra, non ha scritto per pianoforte. È impressionante vedere come dopo poche scene dello spettacolo il pubblico si emozioni e si appassioni all’uomo Paganini e all’impareggiabile virtuoso e compositore. È uno spettacolo facilissimo da vedere e infatti sta avendo molto successo.”

A rendere giustizia alla musica di Paganini e a evocarne la presenza in scena sono due grandi virtuosi dei rispettivi strumenti. Il violinista Davide Alogna si esibisce regolarmente da solista nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo e suona da solista con prestigiose orchestre.

Premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali, ha registrato diversi cd da solista. Il chitarrista Giulio Tampalini è oggi uno dei più conosciuti e carismatici chitarristi classici europei. Vincitore del Premio delle Arti e della Cultura nel 2014, oltre 25 dischi solistici all’attivo, si è imposto in alcuni dei maggiori concorsi di chitarra. Tiene concerti sia da solista che accompagnato da orchestre sinfoniche in tutto il mondo. Tra i numerosi dischi che ha pubblicato, moti hanno ottenuto consensi unanimi e premi della critica. L’attore Paolo Sassanelli non ha bisogno di presentazioni, con la sua lunga e felice carriera teatrale, televisiva e cinematografica che lo ha visto protagonista di numerose produzioni.

La leggenda Paganini è un altro evento del festival La Voce di ogni Strumento selezionato dalla direzione artistica di Gloria Mazzi e realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Ministero della Difesa, la Provincia di Grosseto, il Comune di Grosseto, la Proloco di Grosseto, il Savoia Cavalleria, il Centro Militare Veterinario, il 4°Stormo Caccia Intercettori, il Lions Club Grosseto Aldobrandeschi, il Pasfa, Soroptimist, AscomConfConfcommercio, la Camera di Commercio Maremma e Tirreno, la Fondazione Grosseto Cultura e Agimus.

Ingresso a offerta liberail cui ricavato sarà in parte devoluto alle associazioni AISM, AVIS, ADMO, La Farfalla e AIPAMM.

Prenotazione obbligatoria: on line www.lavocediognistrumento.it

mob: 339 7960148

e-mail: lavocediognistrumento@gmail.com

 Ufficio stampa

Madia Mauro

 

HORNY Crostatina Stand up vol.II di Antonio Ornano

Sabato 17 novembre il Teatro Sociale di Camogli ospiterà Hornyl’ideale prosecuzione di Crostatina Stand Up, un monologo da stand up comedian dal ritmo incalzante e senza orpelli scenografici o travestimenti di e con Antonio Ornano.

Chi è Horny? Horny è il soprannome di Antonio Ornano, un uomo adulto che ancora deve capire cosa si aspetta dalla vita. Horny è la cronaca spietata delle sue fragilità come marito e come padre. Un inno all’incompiutezza emotiva e sentimentale del maschio “adulto”, un’ode all’imperfezione che in chiave comica si propone di squarciare l’ipocrisia di una società che ci vorrebbe sempre infallibili e di successo.

Ed è così che prenderanno voce molti pensieri intimi e alle volte inconfessabili. L’importanza del rock e di Bruce Springsteen nel complesso processo di crescita e formazione del protagonista, le sue prime pulsioni sessuali, il ruolo salvifico delle piccole menzogne intuitive e riflessive nel rapporto con la moglie Crostatina, il sesso matrimoniale dopo l’avvento dei figli, i viaggi in traghetto con tutta la famiglia, le proiezioni erotiche sulle mamme dell’asilo e molte altre . Ma si proverà anche a riflettere su come ci vediamo proiettati nella terza età e su come un immaginario collettivo inzuppato di luoghi comuni spesso condizioni il nostro approccio all’ omosessualità, e in generale a tutto quello che erroneamente reputiamo diverso ma che semplicemente abbiamo paura di conoscere.

Teatro Sociale Camogli

Piazza Giacomo Matteotti, 5

Info e prenotazioni: tel. 01851770529- emailbiglietteria@teatrosocialecamogli.it

www.teatrosocialecamogli.it

Ufficio stampa

Madia Mauro

Pink Magazine Italia – Autunno Inverno 2018-19

 

 

Carissimi lettori, questa stagione porta con sé tantissime novità, prima fra tutte la cadenza semestrale di Pink Magazine Italia. Il nostro periodico online uscirà, infatti, ogni sei mesi (salvo numeri speciali). La decisione è stata presa per potenziare l’edizione web e il sito, per essere più presenti sui canali social e per preparare un programma radiofonico di cui vi sveleremo in seguito.  In questo numero troverete tanti  servizi fotografici di moda che dalle strade di Roma arriveranno nelle suggestive lande della Camargue della stilista Marion Mestre. I volti di Pink Magazine Italia di questo nu­mero sono: il nostro testimonial, l’attore Luca Mannocci (seconda cover),che posa per un servizio sullo stile italiano; Letizia Asciano e Maria José Piccardo (in cover), due ragazze di cui sentirete parlare molto presto. Ma troverete tanto altro ancora tra le pagine del nostro numero invernale. Abbiamo intervistato il giornalista Roberto Parodi, l’attrice Giulia Sofia Paolucci, lo scrittore Domenico Notari, l’artista Giacomo Rizzo e non mancano recensioni, interviste, focus sull’arte, la musica, il cinema e i viaggi.

Buona lettura!

Cinzia Giorgio

Scarica gratuitamente la tua copia ciccando sul link: Pink Magazine Italia Autunno Inverno

M’ama non M’ama

M’AMA non M’AMA è una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne promossa dal comune di Fermignano (PU), ideata e organizza da quattro  associazioni del territorio: De.Sidera (associazione di psicologia e sessuologia, Dott.sse Giorgia Giacani e Arianna Finocchi), INDIPENDANCE (diffusione della cultura della danza, Dott.ssa Gloria De Angeli), LUOGHI COMUNI (arti performative e benessere di comunità, Dott.ssa Alice Toccacieli) e IL VASCELLO (volontariato e inclusione sociale, Dot. Piero Benedetti); patrocinata dalla Provincia, dall’Unione Montana Alta Valle del Metauro, dalla Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e da N.U.D.I.

La terza edizione cominciata il 25 ottobre, terminerà il 25 novembre prossimo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenza contro le donne, con la M’AMA non M’AMA Run, una maratona a passo libero aperta a tutti. L’idea è di proporre una mese di incontri teorico pratici che guardino al tema delle violenza in un’ottica sfaccettata e molteplice. Non vogliamo seguire la logica emergenziale con la quale i media ci abituano a confrontarci con questo scomodo argomento. Vogliamo invece concentrarci sulle modalità di pensiero e i modelli culturali nei quali siamo immersi per provare a trovare una chiave che ci permetta di forzare qualche stereotipo o pregiudizio, aprire uno spazio critico ed emotivo che ci metta in gioco nella relazione con l’altro senza prevaricazioni, per vedere se possiamo diventare capaci di stare di fronte all’altro per quello che è, senza piegarlo a noi.

Per questo gli appuntamenti che abbiamo costruito per la campagna afferiscono a diversi campi (danza, teatro, difesa personale, psicologia, arti visive, libri, passeggiate). E anche perché ci piacerebbe raggiungere pubblici diversi. Per il pubblico della rete, per esempio, il bookblog caramilena.com condividerà recensioni commenti e citazioni da quattro libri scelti per stimolare la riflessione sulle questioni di genere con gli hashtag #SenzaVoce e #NonperSvago (Donne che parlano, Miriam Toews, Marcos y Marcos, Vox, Cheistina Dalcher Nord, Il volto delle sirene, Paola Costanza Papakristo_Aras Edizioni, Perché non sono femminista, Jessica Crispin, Sur.

La violenza contro le donne è un tema che riguarda tutti, nessuno può sentirsi immune o pensarsi al di fuori delle sue dinamiche. In una relazione siamo tutti allo stesso tempo portatori e vittime di violenza.

È importante per noi che questo percorso si sia delineato attraverso una rete di associazioni che operano quotidianamente sul territorio, perché l’identità di ognuna ha permesso di vedere la questione da un angolature differenti. Quest’anno vorremmo allargare questo meccanismo ad altri enti, associazioni o chiunque si senta di condividere un pezzo di questa avventura con noi.

Stiamo inoltre raccogliendo una serie di piccoli e semplici video, in cui le persone ci dicono in cento parole chi sono e perché sostengono la campagna. Li raccoglieremo e man mano li pubblicheremo sulla nostra pagina FB
https://www.facebook.com/mamanonmama.fermignano/

Antigone al Macro di Roma


MACRO 17 novembre 2018 – h. 17
ANTIGONE FILM – Le arti, il mito, il cinema, per un viaggio nelle emozioni e nelle libertà umane e femminili
“Non è qui il mio posto.
Il mio amore qui non ha senso,
è peccato, è crimine, è follia.”
La Movie Factory presenta ANTIGONE il nuovo film di Carlo Benso. In occasione dell’uscita ufficiale del teaser del film, attualmente in fase di pre produzione, nella location dell’arte libera tot court, il MACRO ASILO di Roma, ANTIGONE si fa evento d’arte partecipata, coinvolgimento dei sensi in uno svelamento emozionale, visivo, polisensoriale, delle innumerevoli sfaccettature dell’amore e della libertà. Attraverso la figura iconica di Antigone stessa, che sarà interpretata e “vista” ma anche fatta vedere, nelle performance, nelle video art, nelle musiche, nei gesti attoriali, nelle parole.

Antigone, tra mito, realtà, speranza. Se è un mito, appunto, “come ogni mito è inesauribile per provocazione e saggezza, per amore e dannazione. Un mito che percorre le epoche della storia umana rimanendo sempre attuale e vivo in ogni presente. Il suo mistero contiene il nostro mistero, e da ogni punto lo si voglia guardare sembra riflettere una condizione esistenziale e umana tanto vasta che è impossibile non caderci dentro… Antigone va oltre la legge che divide, per una legge nascosta in ogni persona, la legge dell’amore. Tanto individuale il suo gesto quanto universale.” (note del regista).

 

Durante la serata evento, alla presenza della protagonista del teaser e del futuro film, Désirée Giorgetti, del regista a autore Carlo Benso e del cast artistico e tecnico del film, sarà raccontata genesi e volontà di un’opera che unisce in modo armonico, sinergico e originale tutte le arti; sarà anche raccontato il progetto intero, che vorrà coinvolgere i territori in cui sarà girato per creare veri e propri laboratori vivi di cinema, per il presente e per il futuro.
Nel corso dell’evento si esibiranno in performance tra amore, vita, morte, scontro sociale, danza, pittura, distrizione e creazione, mente e spirito, gli artisti Lara Pacilio, Corrado Delfini e Claudia Quintieri.

Fuori! Tre domande a Daniele Gattano

Venerdì 26 Ottobre, al Teatro Filodrammatici di Milano, alle 19.30 in apertura della kermesse Festival Lecite/Visioni, andrà in scena “FUORI”, stand-up comedy di e con Daniele Gattano, che ricorderete sicuramente tra gli artisti di Colorado su Italia1 e Comedy Central su SKY.

“FUORI” è un insieme di esperienze, traumi, scoperte che, con linguaggio schietto, Daniele racconta allo spettatore. «Esattamente dieci anni fa ho fatto coming out con i miei genitori e col senno di poi è bello ripensare alle loro reazioni», ci racconta. nel suo spettacolo  si parte dall’esperienza personale per abbracciare quella di tutti, giocando sui punti in comune e sulle differenze culturali che ci sono nel rapporto tra persone.

“FUORI”  è il tema pulsante dello spettacolo, uno sfogo dove la risata non è l’obiettivo principale ma il mezzo per parlare di temi e esperienze comuni. Daniele quando parla non si scompone e il suo punto di vista diventa subito quello di molti, il tragico evolve in comico e l’ironia si fa pungente.

“Fuori” parla di te, della tua storia familiare e personale. Come mai hai deciso di raccontarti e di metterti a nudo davanti al pubblico?

Non potendo permettermi lo psicologo ho pensato a un modo più proficuo per rielaborare i miei vari traumi. Al posto del lettino c’è un palco. Non spendo ma guadagno. E poi vuoi mettere la soddisfazione di avere in mezzo al pubblico proprio chi è stato la causa dei tuoi mali?

L’ironia quanto è importante nella tua vita oltre che nel tuo lavoro?

Quando mi succede qualcosa di negativo di getto telefono a qualche mio amico e nel riferirgli la cosa lo sento ridere, mi rendo conto che senza volerlo già la sto raccontando in chiave comica, di fatto smorzandola. Serve tantissimo, anche su episodi gravi. L’ironia non deve discriminare niente e nessuno.

Desideri, progetti, piani per il futuro?

Desideri tanti! Vorrei girare un documentario su Giuni Russo, imparare a fare le torte quelle belle, tornare in palestra e vederne i risultati, andare in Perù, girare un film con Xavier Dolan e riuscire ad addormentarmi prima delle 3 di notte. Se riuscissi a fare almeno una di queste cose entro la fine dell’anno sarei già soddisfatto!

Les Journées Particulières de Fendi #LVMH

Maestri calzaturieri o orologiai, stilisti, gioiellieri… tutti gli artigiani sono a disposizione del pubblico, per condividere la storia e i segreti della Maison Fendi dal 12 al 14 ottobre al Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur.

Les Journées Particulières sono l’espressione della generosità dei creatori, artigiani e talenti delle nostre Maison, mossi dal desiderio di condividere ciò che li unisce, nella diversità: l’amore per il proprio mestiere, la passione creativa e la ricerca della perfezione nell’elaborazione di prodotti ed esperienze eccezionali. Un invito a scoprire un patrimonio architettonico e culturale unico, così come i savoir-faire in cui si incontrano innovazione e tradizione”, dice Antoine Arnault, membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo LVMH.

È cominciata ieri nel palazzo della Civiltà Italiana all’Eur (sede della storica Maison romana) la rassegna Les Journées Particulières di Fendi dedicata alle maestranze della casa di moda. Un vero e proprio patrimonio storico e culturale che rende famosa la maison in tutto il mondo.

La scoperta del patrimonio e del savoir-faire  costituisce il filo conduttore delle Journées Particulières. Un laboratorio aperto al pubblico in cui si può parlare direttamente con chi rende vive e palpabili le visioni del genio di Karl Lagerfeld e non solo: sarte, artigiani del mobile (perché Fendi è anche arredamento), gioiellieri e pellettieri ci offrono l’opportunità di fare l’esperienza di una  visita in totale libertà o in compagnia di una guida della maison e di  partecipare a conferenze e dimostrazioni.

Ogni luogo riserva un percorso di visita unico e originale, immaginato dalla Maison ospite. L’obiettivo è offrire un’esperienza “immersiva” e interattiva, come quelle proposte durante i tanti workshop organizzati dagli artigiani o nelle esclusive master class con gli esperti e i designer del Gruppo LVMH. Il programma è inoltre arricchito da numerosi happening: performance, proiezioni, esplorazione di luoghi segreti, incontri inediti, workshop esclusivi.

È un’occasione unica, questa delle Journées, per poter parlare con le sarte che creano preziosi ricami e straordinari intrecci tra tessuti, pellicce e sete, farsi spiegare come nasce la pelliccia-non-pelliccia, uno dei punti di forza della collezione di Haute Couture che ha appena sfilato alla Parigi Fashion Week di settembre. O per vedere come nascono le famose scarpe e borse della Maison; la cura e la dedizione con cui i maestri pellettieri assemblano i pezzi.

Les Journées ci permettono di vivere nel cuore della moda, di entrare in uno dei palazzi dell’eccellenza italiana, che tutto il mondo ci invidia. Perché la moda non è solo ciò che vediamo in passerella, è l’insieme di arte, cultura, lavoro certosino e passione.

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Eduardo e Mehret

Essere parte di un sistema

L’immigrazione non è solo una questione sociale o politica, è prima di tutto una questione morale. A volte si associa questa parola a un’altra: discriminazione. È facile cadere in banali ed estreme considerazioni quando si parla di temi dal respiro così ampio e senza tempo. Il cuore di quello che viene percepito come problema quando si parla di immigrazione è composto da una stratificazione di paure. La paura trova il terreno più fertile quando regna il caos, anche nell’informazione, perché il caos annebbia la visione del futuro, anzi soffoca qualsiasi fiducia verso il futuro. Credo che oggi manchi la fiducia nel domani, la presenza di un messaggio di speranza a cui aggrapparsi, per continuare a credere anche nei periodi senza luce. La crisi, qualsiasi tipo di crisi, a qualunque livello si manifesti, personale, professionale, relazionale, sociale, può essere superata se si riesce a guardare oltre, a gettare lo sguardo dove tutto è più calmo e a respirare, di nuovo, senza affanno. Le persone che riescono a infondere un senso di speranza, sono luci nell’universo, che illuminano il cammino anche a coloro che gravitano intorno a loro. Io ho avuto la fortuna di incontrare alcuni anni fa una di queste persone, a Roma, la città dove vive da quarant’anni, da quando ha lasciato il suo paese d’origine, l’Eritrea. Lei si chiama Mehret Tewolde, libero professionista e Coach.

“Io e Roma, abbiamo compiuto il nostro primo quarantennio insieme: non mi sono ancora integrata, non ne ho mai avuto il bisogno. Nessuno mi ha mai chiesto di integrarmi e nemmeno di scegliere tra le mie due culture. Al contrario, sono stata accompagnata nella ricerca e nella crescita della donna che sarei voluta essere e che spero di essere diventata. Oggi da Coach ho capito che, ciò che ha funzionato nel mio caso, è stato l’approccio sistemico. L’integrazione è l’inserimento di un individuo in un nuovo sistema: anche un bambino di tre anni fa l’inserimento al nido, inteso come integrazione, così come il nuovo dipendente di un’azienda. Il processo che mi ha permesso di fare parte del sistema nel quale vivo e contribuire alla sua crescita si è sviluppato su dimensioni diverse, ma con una costante comune: la lettera R. La prima R è riconoscere, vedere, interagire con l’altro come essere e non come numero o fenomeno. Non c’è niente di più svilente per un individuo che essere ridotto a numero. Il riconoscimento reciproco è la base per costruire una relazione e una sana inclusione. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno vista prima che io stessa mi vedessi e riconoscessi. Ma, per costruire una relazione equilibrata e duratura, è necessario attivare la seconda R, quella del rispetto: di se stessi, degli altri, delle regole, delle cose proprie e altrui, delle diversità culturali, di genere, di ceto, di religione, di opinione e di ogni altro tipo di diversità. Mi sono sentita rispettata da entrambi i componenti delle mie culture: mi hanno ascoltata, aspettata, hanno messo in discussione il proprio punto di vista e, a volte, loro stessi: da loro ho imparato a rispettare me stessa e pretendere che gli altri mi rispettassero. Mi riferisco a Hiwet, mia madre, e a Eduardo De Filippo, un uomo straordinario che, nel breve periodo che vissi con lui, è stato per me un genitore e un mentore. Eduardo era un uomo di cultura, uno dei più importanti del ‘900, ricco di quell’umanità e di quella semplicità che sono proprie solo dei grandi.  Un ricordo tra tutti è la sua reazione quando alcuni ospiti arrivavano a casa e, sorpresi di vedere lì una donna nera, mia madre, dicevano: «Eduardo, ti sei messo una negra in casa?». Allora lui urlava: «Hiwet è un membro della mia famiglia. Se questo ti crea problemi puoi lasciare subito la mia casa». Che io e mia madre fossimo parte della sua famiglia, Eduardo, lo ha detto da subito: era un suo sentire intimo e autentico. Accadeva quindi che l’ospite, sorpreso, a volte spaventato dalla reazione, chiedesse scusa, e lui replicava: «Le scuse devi porgerle a Hiwet: è a lei che hai mancato di rispetto». Questo sia che l’ospite fosse il primo ministro sia il fattore della casa di campagna. Vedere questo gigante riconoscere me, che ero solo una bambina, e mia madre come esseri umani, e difendere la nostra dignità, mi ha aiutato a comprendere il senso del rispetto verso me stessa e verso gli altri. La terza R è quella della resilienza. Oggi se ne fa un gran parlare e tutti la conosciamo, in maniera più o meno consapevole: è uno sforzo quotidiano che facciamo per adattarci a una realtà che cambia anche senza la nostra volontà. Questo l’ho imparato da Hiwet, che per accompagnare me nell’integrazione in un nuovo paese, per prima ha accettato, non senza fatica, la cultura italiana e mi ha lasciato libera di scegliere il percorso di vita senza interferenze. La flessibilità trasforma la diffidenza in curiosità, e questa spinge l’uomo a spostarsi per crescere, per evolvere: senza il nostro migrare saremmo ancora all’età della pietra. La stessa esplorazione di Marte è una migrazione. L’ultima R è quella delle risorse. Eduardo pretendeva che io coltivassi l’autostima e la determinazione nel perseguire i miei progetti, attingendo parimenti ai miei bagagli culturali, affinché facessi scelte più ecologiche e funzionali. L’esempio più banale sul rispetto delle culture lo prendo dalla tavola: io mangio con le posate il pollo arrosto, non il dorho, il pollo cucinato all’eritrea, ed è raro che i miei ospiti possano usare le posate per consumare un pasto eritreo. Gli elementi culturali di ogni sottosistema con il quale ho agito e interagito mi hanno aiutata a trovare la mia personale via di accesso al sistema generale, nel rispetto dei miei tempi e delle mie modalità. E, in questo modo, ho imparato a superare le apparenze nel rapporto con le persone, a non sospettare delle differenze, a mostrare, non a dimostrare, a non cadere nella trappola dell’autocommiserazione o della contrapposizione noi-loro. Così ho superato i miei conflitti e la linea di confine tra la voce interna e quella esterna si è assottigliata fino a scomparire: la mia identità comprende sia la cultura eritrea sia quella italiana, e ha una valore superiore alle due prese singolarmente. Non è stato facile, niente lo è: il processo a volte è stato doloroso, non solo per me. Ho pianto, tanto. Ma tutta quella sofferenza è stata necessaria alla costruzione della mia maturità e della mia personale via di accesso al sistema. Se penso alle problematiche che affliggono oggi la nostra società, spesso mi scopro a pensare a Eduardo e ai suoi silenziosi, fattivi insegnamenti. Uno ad esempio è la diversificazione dell’approccio in base all’età: lui aveva un’interazione diversa con me e con mia mamma. Eduardo ha fatto in modo che io non considerassi l’Italia e il suo popolo razzista, quando di fronte a un atteggiamento discriminatorio che avevamo subito io e mia madre, mi disse: «Mehret, ti chiedo scusa per il mio popolo». Grazie a lui, ho avuto l’opportunità di sentirmi diversa, ma come tutti, perché siamo tutti diversi, persino i gemelli. Questa consapevolezza mi ha permesso di vedere negli atteggiamenti discriminatori una sfida positiva, uno stimolo a cercare nuove risorse o ad attingere a quelle vecchie: è così che sono diventata la prima donna dirigente della banca del Vaticano, dove, per paradosso, è stato più discriminante essere donna che essere nera. Ho superato il limite del pensiero degli altri, grazie a un sistema adeguato e consapevole che mi aveva preparato in modo appropriato a farne parte e quindi a essere utile alla sua stessa crescita”.

Sulla copertina del numero speciale di aprile 2018 del National Geographic c’è la foto di due gemelle, una nera, l’altra bianca. La razza è un’invenzione sociale, non una realtà biologica. È la paura che ci spinge a rifiutare ciò che è diverso da noi, ma la paura va educata, bisogna allenarsi ad accettare anche le paure più profonde, a guardarle dritto negli occhi, solo allora ci si accorgerà che in realtà ogni paura è frutto della mancanza di conoscenza della situazione, del futuro, dell’altro. Si può educare l’intero sistema al concetto di accettazione e di rispetto. La diversità è un arricchimento, accettarla è un modo per esplorare i propri personali confini e capire fin dove si può continuare ad allargarli, fino a farli scomparire del tutto e raggiungere quel rassicurante senso di infinito che solo poche, rare volte si riesce a percepire nella vita. La diversità è uno strumento che ci permette di uscire dalla zona di comfort, un’opportunità per lavorare su noi stessi e accettare le nostre paure, che l’altro rappresenta in quanto diverso in apparenza da noi. Nessuna vita è più importante di un’altra e, sono convinta, nulla accade senza uno scopo. Nulla. Tutti facciamo parte di un grande disegno che saremo in grado di comprendere solo in futuro: siamo tutti stelle, diamo a noi stessi e agli altri la possibilità di risplendere, riflettendo l’uno la luce dell’altro.    

 

CONdivertimentoCERTO

 

 

Il 14 ottobre inaugura l’ottava edizione di La Voce di ogni Strumento.

Ad aprire la rassegna in Savoia Cavalleria a Grosseto il Duo Baldo.  

Appuntamento con il Duo Baldo domenica 14 ottobre alle ore 17.30 in Savoia Cavalleria, a Grosseto, per l’inaugurazione dell’ottava edizione della Stagione Musicale La Voce di Ogni Strumento diretta dal M° Gloria Mazzi.

La rassegna, realizzata con il patrocinio e la collaborazione del Ministero della Difesa, la Provincia di Grosseto, il Comune di Grosseto, la Proloco di Grosseto, il Savoia Cavalleria, il Centro Militare Veterinario, il 4°Stormo Caccia Intercettori, il Lions Club Grosseto Aldobrandeschi, il Pasfa, Soroptimist, AscomConfConfcommercio, la Camera di Commercio Maremma e Tirreno, la Fondazione Grosseto Cultura e Agimus, esordisce con uno spettacolo musicale il cui titolo è già un programma: “CONdivertimentoCERTO”.

Il Duo Baldo, composto dal violinista Brad Repp e dal pianista Aldo Gentileschi, proporrà infatti una serata all’insegna della grande musica e del divertimento.

Le partiture di Debussy, Brahms, Paganini, Gershwin e di molti autorevoli compositori che hanno segnato con la loro opera l’evoluzione della storia musicale saranno la materia prima di una performance che proporrà al pubblico un nuovo modo di fruire questo repertorio.

Con spirito giocoso, gusto dello scherzo e della provocazione, naturale propensione alla comicità, il Duo Baldo offre allo spettatore un esempio concreto di un concerto cameristico dall’approccio inusuale ma efficace, che ha il duplice pregio di proporre musica colta superbamente eseguita dai due musicisti e contemporaneamente sottrarre questa stessa musica al rito tradizionale del concerto classico facilitandone così la fruizione.

Attraverso uno spiccato senso dell’umorismo e il naturale affiatamento tra i due musicisti da cui scaturiscono gag esilaranti, questa musica cattura il pubblico immediatamente e lo avvicina al repertorio dei grandi compositori. Numerosi gli ingredienti che Brad Repp e Aldo Gentileschimescolano in questa ricetta particolare del Duo Baldo: in primo luogo talento, abilità, virtuosismo strumentale, il loro essere soprattutto eccellenti musicisti, in secondo luogo un naturale senso di comicità nell’espressione e nella fisicità. Il risultato è un irresistibile e travolgente spettacolo che lungi dal farsi beffe della musica classica la porge e la rende godibile al suo pubblico con leggerezza. Non a caso il verbo “to play” in ingleseha la doppia accezione di “giocare” e “suonare”, che è proprio quello che farà il Duo Baldo al Savoia Cavalleria il 14 ottobre.

Gloria Mazzi, direttore artistico della rassegna, afferma: “Sono molto lieta di inaugurare questa edizione della Stagione con questo spettacolo che, per la sua particolare concezione, rappresenta per me la realizzazione di una delle finalità più importanti della rassegna. Oltre agli obiettivi primari di solidarietà con cui La Voce di ogni Strumento nasce e che ci porta a operare in stretta collaborazione con le Associazioni ADMO, AVIS, AISM, La Farfalla e AIPAMM, infatti, sin dalle prime edizioni ho voluto fortemente coinvolgere un pubblico molto ampio, portare la musica, la buona musica, ad un numero sempre maggiore di persone, in un’ottica di condivisione della bellezza e di divulgazione culturale a 360 gradi. Il Duo Baldo adempie pienamente aquesto fine proponendo un concerto divertente ma allo stesso tempo di elevata qualità artistico-musicale.

Il Duo Baldo, composto da Brad Repp al violino e Aldo Gentileschi al pianoforte, ha avuto il suo primo importante successo il 24 aprile 2004 quando è stato invitato dalla “Fondazione Arpa” per accompagnare il tenore Andrea Bocelli. In seguito si è esibito, in Italia e all’estero, calcando palcoscenici prestigiosi tra i quali ricordiamo il Festival di Salisburgo nel 2010, il Musashino Cultural Foundation di Tokyo, la Shanghai Concert Hall, Il Festival Mozaic di S. Luis Obispo in California, il Centro Culturale “Roberto Cantoral” di Città del Messico, il Teatro Grande di Brescia, i concerti dell’Associazione Musicale Lucchese e quelli della Società dei Concerti di Trieste. L’11 settembre 2011 il duo ha suonato un concerto col pianoforte di Giacomo Puccini accompagnando il soprano Maria Luigia Borsi al Teatro Giglio di Lucca nell’esecuzione di quattro fantasie su quattro opere Pucciniane arrangiate da Aldo Gentileschi e Brad Repp.

Ricordiamo infine la presenza al maxiconcerto Pax Mundi in ricordo di Papa Giovanni Paolo II trasmesso da RAI2 e il successo ottenuto alla trasmissione “Tu Si Que Vales” su Canale5.

Il violinista Repp suona un prestigioso violino di Testore del 1736.

Il pianista Gentileschi suona il pianoforte che trova sul palco.

IMPORTANTE

L’ingresso al concerto è a offerta libera, prenotazione obbligatoria entro 3 giorni prima comunicando: NOME E COGNOME, via email o sms al num telefonico.

Per informazioni e prenotazioni: 339 – 7960148

e-mail: lavocediognistrumento@gmail.com

https://lavocediognistrumento.it/

Ufficio stampa Madia Mauro