Mosche e antico Egitto fra serio e faceto

In questi giorni nei quali mi sembra di essere coprotagonista di un film di fantasy/horror, come tutti cerco di occupare l’incredibile quantità di tempo libero che mi ritrovo a dover gestire e così “girellando” sul web fra i musei, ho visitato il sito del museo archeologico di Aquileia nel quale, sono raccolte oltre alle classiche testimonianze di sculture e opere lapidee in genere, una quantità e varietà di reperti tra i quali, gemme, pietre dure e gioielli veramente notevoli.

Sarà perché i gioielli e le pietre hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare, sarà perché penso che gli ornamenti delle donne e degli uomini rappresentano un linguaggio speciale, quasi simbolico, attraverso il quale si può comprendere il livello di socialità e di cultura di un popolo e in generale delle persone, il catalogo che presentava la mostra  “Costume e Bellezza nell’Italia Antica”, dedicata alla moda maschile e femminile nell’Aquileia d’epoca romana e altomedievale ha attirato la mia attenzione. Continua a leggere

Il culto magdalenico dei d’Angiò nell’arte religiosa di Puglia

Maria Maddalena, figura controversa e discussa, forse una delle più misteriose della storia della Cristianità. Per scriverne in questo articolo mi ci accosto in punta di piedi, riportando qui una presentazione del culto magdalenico dalla Provenza al Sud Italia come introduzione per raccontare le committenze di opere religiose intitolate a Maria Maddalena, o meglio nello specifico in Puglia. Questo articolo pertanto non ha la presunzione di dare risposte sui tanti interrogativi intorno alla figura di colei che è rimasta per secoli in bilico tra l’immagine emblematica della prostituta penitente e redenta e l’Apostola Apostolorum.

Fatta questa premessa, è necessario spostarci dalla penisola italica in una piccola città medievale della Provenza, adagiata tra colline boscose, sono conservati i presunti resti di Maria Maddalena, riconosciute come autentiche reliquie da una bolla pontificia già sul fine del XIII secolo da papa Bonifacio VIII. Siamo nel santuario di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume. Secondo alcune fonti, tra le quali la “Legenda Aurea” scritta dal domenicano Jacopo da Varagine, la donna ebbe un ruolo rilevante nell’evangelizzazione della Francia, o meglio della Provenza, dove approdò insieme agli “amici di Betania”, Lazzaro, Marta e altre due donne: erano arrivati a Saintes Maries de la Mer, incolumi dopo un “miracoloso” viaggio su una barca senza vela e remi, Maddalena diffuse il vangelo finché non si ritirò a vivere in una grotta (La Sainte Baume: la Santa Grotta) in Provenza, nella località dove sorge il santuario dal quale si è diffuso il suo culto, anche in Italia, legandosi al casato dei d’Angiò. Continua a leggere

Cape Reinga, dove gli spiriti maori prendono il volo

Cape Reinga (Te Rerenga Wairua in lingua Maori, il cui significato è: Luogo di dipartita dello spirito) sembra essere il tentativo finale della terra, di sfiorare l’Oceano. È la punta estrema dell’isola del Nord della Nuova Zelanda. In questo luogo maestoso, dove la natura vince sempre su tutto, sovrastato dal vento e schiaffeggiato dalle onde dell’oceano, si erge imperioso questo promontorio famoso per la leggenda Maori sul viaggio che gli spiriti fanno da qui per raggiungere il loro “paradiso” e per il bellissimo faro che dal lontano 1941, ogni dodici secondi illumina col suo fascio di luce le notti sull’oceano, agevolando le rotte ai naviganti.

È il punto d’unione tra il Mar di Tasmania e l’Oceano Pacifico; secondo il popolo Maori – che chiama questo fenomeno naturale: “Te Moana-a-Rehua” – è un abbraccio virtuoso e potente di questi due mari, che rappresentano anche l’incontro tra la potenza delle acque “femminili” con le acque “maschili”; il loro scontrarsi per unirsi, crea delle onde alte fino a 10 metri e le turbolenze che ne derivano sembrano essere la rappresentazione della creazione della vita e dell’energia più pura. Onde alte, scrosci potenti e la natura che governa ogni cosa, rende unico questo luogo che da tempo immemore è sacro ai Maori, i quali credono che questo lembo di terra sia l’ultimo posto da cui gli spiriti dei propri defunti partono per intraprendere il viaggio verso Hawaiki – la loro terra spirituale, dove sarà possibile ricongiungersi agli antenati – attraversando il “sentiero degli spiriti” (Te Ara Wairua). Continua a leggere

La magia eterna di Notre Dame de Paris

Notre Dame è avvolta nel silenzio, in lei dal 15 Aprile 2019 (giorno in cui scoppiò un incendio senza precedenti, che sconvolse il mondo e distrusse gran parte della Cattedrale) non risuona nulla di più dell’eco indistinto del brusio che aleggia su Parigi, e il lento rimescolare delle acque della Senna che sembrano quasi proteggerla e cullarla.

Ma come qualcuno ha detto, Notre Dame è “un libro di pietra” e continua da sempre e per sempre ad attrarre e affascinare tantissime persone, e come tutti i migliori romanzi lascia messaggi e racconta storie.

La sua costruzione inizia nel 1163, nell’area dove sorgeva un antico tempio pagano dedicato a Giove. È la Regina delle cattedrali, Chiesa madre del culto cattolico a Parigi, e sovrasta la parte orientale dell’Île-de-la-Cité, nel cuore della capitale francese. Continua a leggere

Piazza di Spagna e i viaggiatori del Gran Tour

Piazza di Spagna è di certo una delle piazze più famose di Roma e del mondo. L’immagine da cartolina della scalinata che la sovrasta inondata da una profusione di fiori è nella memoria collettiva insieme all’associazione immediata al mondo della moda e i 135 gradini della Scalinata per la celebre sfilata Donna Sotto le Stelle, che a molti potrebbe ricordare la serie tv di fine anni Novanta Le ragazze di Piazza di Spagna, a sua volta remake della più datata omonima pellicola di Emmer.

Il suo nome deriva dalla presenza dell’Ambasciata Spagnola, fin dal XVII secolo, di fronte alla quale oggi troviamo anche la colonna dell’Immacolata, ossia la colonna commemorativa del dogma dell’Immacolata Concezione (8 dicembre 1854) ordinata da Pio IX, ancora oggi al centro di un cerimoniale che vede il Pontefice in questa Piazza ogni 8 dicembre.

La piazza diventò protagonista della vita cittadina soprattutto a partire dal Settecento quando gli intellettuali europei iniziarono ad intraprendere l’importante viaggio di formazione e istruzione noto come Grand Tour. Molti furono i giovani straneri, soprattutto inglesi e tedeschi, che elessero proprio piazza di Spagna come ideale punto di partenza per andare alla scoperta dei tesori di Roma. Di fatto, in piazza si poteva trovare tutto ciò di cui si aveva bisogno, dai banchi per il cambio monetario alle carrozze per esplorare la città, dalle guide più o meno esperte, alle locande in cui mangiare e riposare, dalle botteghe che vendevano souvenir di ogni genere ai lussuosi caffè in cui incontrarsi e scambiarsi consigli di viaggio, tra questi esiste ancora l’Antico Caffè Greco nella prospiciente via dei Condotti (oggi nota per i grandi brand di moda), dove avevano assaporato un buon caffè tra chiacchiere e speculazioni, personaggi quali Goethe, Canova e Lord Byron. Continua a leggere

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Venezia. Antichi palazzi, il mare a bagnarne le fondamenta e a lambirne i muri con il lento incedere delle sue acque. Sul Canal Grande, al civico 353 nel sestiere di Dorsoduro (il “sestiere” è una delle sei zone in cui è divisa la città, sinonimo di quello che noi chiamiamo quartiere), si affaccia il Ca’ Dario: palazzo elegante, suggestivo e di contrasto rispetto agli altri edifici più in stile gotico. La sua facciata ha elementi architettonici rinascimentali completamente decorato da marmi policromi, i cui camini in puro stile veneziano, svettano ancora in cima e sono originali d’epoca. Caretteristico il fatto che penda su un fianco, a causa di un cedimento strutturale mai risolto. Il Ca’ Dario sembrerebbe a tutti gli effetti un bellissimo esempio di archittettura italiana, ma cela una maledizione che tutt’oggi getta mistero, avvolgendo letteralmente la storia di questo palazzo in un vortice di morti cruente e strani imprevisti che hanno coinvolto tutti i suoi proprietari. Continua a leggere

La rosa Cherokee e il Sentiero delle lacrime

Esiste una rosa bianca bellissima perfetta, il suo nome è Rosa laevigata e appartiene alla famiglia delle Rosacee. Originaria del Sud Est asiatico, nel 1759 viene introdotta in Europa e nel 1780 negli Stati del Sud America dove si è velocemente naturalizzata, divenendo addirittura il fiore simbolo dello stato della Georgia dal 1916.

A questo fiore si accompagna una struggente leggenda, che lo vede protagonista, perché la Rosa Cherokee è il simbolo de “The Trail of Tears” (il Sentiero delle Lacrime); per conoscere questa storia, bisogna tornare indietro nel tempo, intorno al 1830 quando venne attuata la deportazione forzata delle “cinque tribù civilizzate” degli indiani d’America – che comprendevano: Cherokee, Chickasaw, Choctaw, Creek e Seminole, considerati “evoluti” dai coloni bianchi in quanto avevano adottato molti degli usi e costumi dei colonizzatori mantenendo con loro anche buoni rapporti. Continua a leggere

La Persistenza degli Opposti a Matera

Il mondo surreale di Salvador Dalì a Matera: “La Persistenza degli Opposti”

La risonanza mediatica che Matera ormai ha acquistato è sotto gli occhi di tutti e ancora di più in quest’anno 2019 che va per concludersi, anno in cui la Città dei Sassi si è fregiata del titolo di Capitale Europea della Cultura, con un gran numero di presenza di visitatori da tutto il mondo, un trend che in realtà ha preso il via già negli ultimi anni. Anche qui, nelle pagine digitali di Pink Magazine Italia, avevo già scritto di Matera, proprio all’inaugurazione della grande annata a cui andava incontro la città lucana, tuttavia questo articolo vuole mettere l’accento su un evento che ha preso corpo tra i Sassi a partire dal 2018 e destinato a concludersi quest’anno, ma che alla fine sarà prorogato per tutto il 2020: mi riferisco alla mostra dedicata a Salvator Dalì, “La Persistenza degli Opposti”. Continua a leggere

La Paranza. Il coraggio e lo sdegno

Nasce nel 2006 la cooperativa sociale “La Paranza”, fondata da cinque ragazzi disoccupati del quartiere Sanità di Napoli e dal loro Parroco.

Amo Napoli. La magia, l’alchimia, le tradizioni, la religiosità e le sue realtà. La cultura e l’accoglienza. Ammiro la solarità e la forza del popolo partenopeo e le sue nette contraddizioni. Mi emoziono nel constatare – ogni volta che la visito – la grandezza del suo patrimonio artistico e culturale che non smette mai di colpirmi e d’imprimere in me la voglia di tornare e tornare ancora.

Affascinata da diversi quartieri di Napoli, quello che sicuramente mi ha influenzato di più è il Rione Sanità. Rione che culla e protegge siti storico-culturali, che fanno invidia al mondo. Le Catacombe Paleocristiane di San Gaudioso e San Gennaro, il complesso religioso di Santa Maria della Sanità e il Cimitero delle Fontanelle per citarne alcuni, sono parti integranti di questo quartiere che venne fondato alla fine del XVI secolo, come luogo di sepoltura e nel quale lo stretto rapporto tra la vita e la morte si protrarrà nel tempo, divenendone l’emblema per eccellezza. Continua a leggere

Eclettismo fiabesco a Roma

Eclettismo fiabesco a Roma: dal quartiere Coppedè alla Casina delle Civette

Ogni angolo della Città Eterna può stupire, ma allontanandosi dal centro battuto dalla maggior parte dei visitatori, la meraviglia nello scoprire l’inaspettato tra le costruzioni dei rioni moderni è sicuramente maggiore. È la sensazione che si prova quando attraversando la zona Nomentana, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento, e ci si imbatte nel quartiere Coppedè.

In verità non è un quartiere in senso stretto, ma più un agglomerato di architetture insolite, eccentriche e sorprendenti, progettate, tra il 1915 e il 1927, dal fiorentino “architetto decoratore” Gino Coppedè (da cui l’area ha preso il nome), e ben lontane dallo stile razionalista dell’epoca. Si entra nel “quartiere” da via Dora, passando sotto un grande arco monumentale che congiunge due palazzi detti “degli ambasciatori” ed è impossibile non osservarsi intorno, con il naso all’insù, per cogliere i particolari di quegli edifici che – loggiati, decorazioni, archi e torrette – sono eco del Liberty, ma anche del Barocco e del Medioevo.  Sotto l’arco, al centro, si può ammirare un grande lampadario in ferro battuto incastonato nel soffitto decorato.
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