Irlanda in rosa

Tempo di sole e di vacanze, tempo di decidere una meta.

C’è chi opta per l’Irlanda, ma non per i motivi che si immaginerebbero.

In piena estate, Ren Parker nella terra di San Patrizio ci va per lavoro. Roba che nemmeno i milanesi più stakanovisti.

Ren svolge un mestiere piuttosto curioso: quello di procacciatrice immobiliare. Clienti facoltosi, arrivati da lei tramite il passaparola, le comunicano la zona in cui vorrebbero trovare la dimora dei loro sogni, le caratteristiche desiderate e il budget, e immediatamente la bella londinese si attiva.

Così, quando il signor Dempsey la contatta, Ren carica su una vecchia Fiat a nolo bagagli e assistente, e parte per Ballykiltara, ridente e verderrima cittadina nell’Anello di Tara. Il suo istinto da segugio immobiliare è già in azione.

Inizia così la caccia alla casa perfetta che tuttavia porterà Ren e Kiki, la sua assistente, verso bivi inattesi.

Il proprietario del loro albergo sembra così carino; e cos’è la misteriosa Welcome House, una sorta di rifugio un po’ fiabesco, e a chi appartiene?

Le coincidenze sembrano moltiplicarsi sul percorso della protagonista: sarà forse un’influenza del famigerato nomen omen, dato che il suo nome completo è Serendipity?

Ali McNamara è un’autrice anglofona di successo, che con la Newton Compton ha già pubblicato, in traduzione, numerosi romanzi.

L’estate delle coincidenze è l’ultimo, un romance soffice, da assaporare in viaggio, o per sentire un po’ di vento irlandese tra i capelli.

L’unico appunto che verrebbe da muovere alla protagonista è di iniziare a fare una bella distinzione tra i concetti di folle e rimbambita: la sua assistente che straparla, sbaglia le parole a caso e inanella gaffe una di fila all’altra, non è folle, come sostiene Ren. È rimbambita. O sotto acidi, decidete voi.

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Sei dove batte il cuore

Cioè a Milano, o in Puglia, in una casa vuota da affittare, in un centro sociale o al pianterreno di un palazzo signorile.

Vi è mai capitato di uscire di casa senza ombrello, e venire sorpresi da un temporale?

A Milano, dato che prevedere pioggia nel pomeriggio è facile come prevedere lacrime in un matrimonio, l’ipotesi è tutt’altro che remota.

E se ci si rifugia nell’androne di un palazzo in compagnia di un interessante sconosciuto?

Non è che un pianerottolo spoglio offra poi così tanti spunti di conversazione: a meno di non essere invitati per una passeggiata su per le scale, o sfidati ad indovinare quali storie si nascondono dietro ai nomi sulle targhette dei campanelli.

Un’uscita bizzarra, ma tutto sommato una valida alternativa al solito apericena con olive verdi. È quello che capita a Tessa, trent’anni, protagonista del romanzo Sei dove batte il cuore di Simona Giorgino, autrice che ha appena effettuato il passaggio dal web alla carta stampata per Newton Compton.

Tessa è la terrona fuori sede della situazione, leccese adottata (sì e no) da Milano e dalla sua bela Madunina, arrivata nella capitale dei nebbioni con una laurea in lingue orientali e una convalescenza da rottura amorosa.

Galeotto fu l’ombrello mancante, dunque, che le permette di incontrare in un giorno di pioggia Andrea e Giuliano… no. Volevo dire Brando. Brando il commercialista.

Affascinante e con la battuta pronta, tra lui e Tessa scatta subito qualcosa. Peccato che il bel Brando si volatilizzi alla fine del temporale. Ma a quanto pare Tessa è la reincarnazione del concetto di “periodi di magra e periodi di abbondanza”, perché sul suo cammino gli uomini spuntano come i funghi (dopo un temporale, appunto).

Il primo è Leo, ragazzo pugliese dal passato pesante, ospite della comunità di accoglienza presso cui è impiegata Tessa in quanto specializzata in lingua araba. Leo ha trent’anni, nonostante molti suoi comportamenti facciano pensare ad un ragazzo disagiato molto più giovane, e viene presentato come “scontroso e maleducato”… anche se la sua maleducazione da ruvido ragazzo di strada si riduce ad una iniziale risposta brusca, dopodiché si rivela un giovanotto piuttosto cortese e disponibile.

Poi c’è l’agente immobiliare appassionato di opere d’arte, che si occupa del trasloco di Tessa in modo via via più confidenziale.

Tessa però continua a pensare al suo incontro fugace col nome improbabile, che ha la capacità di apparire nei momenti più assurdi. Più che di coincidenza viene da pensare alle cimici nel telefono. E a proposito di telefono … benedetta ragazza, ma perché invece di aspettare che questo tizio ti cada tra le braccia sua sponte, e pensare subito di averlo perduto per sempre, non fai una ricerchina su Internet? Sai che fa il commercialista, e con un nome come il suo non credo sia impossibile trovarlo!

Ma Tessa è un’inguaribile romantica sognatrice, perseguitata dalle coincidenze. E diciamola tutta, le si vuole bene proprio per questo. E per la sua divertentissima amica Vanessa, pedinatrice seriale e milanesissima D.O.C. Tra un trasloco, un inseguimento e un viaggio in Puglia alla ricerca di un perdono possibile, la nuova stagione cui Tessa si affaccia promette parecchi fuochi d’artificio.

Ad alto tasso di zucchero, e con un dolce retrogusto di vaniglia, questo romanzo è perfetto per l’ombrellone, da portare in vacanza… sperando, magari, in un temporale/Cupido.

Libri, amori e segreti – Estate di Della Parker

Arrivati alle porte dell’estate, il club di lettura uscito dalla fantasia di Della Parker sembra congedarsi dagli appuntamenti fissi di questi ultimi mesi con il presente episodio.

Questa volta il libro scelto è Il Grande Gatsby che saluta l’ingresso di un nuovo componente nominato membro onorario del club. E non a caso lasciamo l’Inghilterra per volare in America dove il gruppo si sposta compatto.

Sullo sfondo del parco divertimenti di Disney World, dove Anne Marie ha deciso di festeggiare le sue nozze con Thomas, conosciamo il testimone di nozze Mikey, che si inserisce nel gruppo e anzi lo costringe a tirare un po’ le fila del particolare rapporto che si è instaurato ogni volta tra le vicende personali di una di loro -Serena, Grace, Jojo, Kate, Anne Marie- e il romanzo di turno. Averli riuniti tutti è un’ottima occasione per salutarli e riepilogare le loro esistenze e vicende passate.

La tendenza a scegliere romanzi che riecheggiassero la realtà era stato un argomento su cui avevano discusso un bel po’ nei loro incontri mensili, solo che non era poi così sicura che ne avrebbero dovuto parlare in pubblico.

In questo caso Mikey, che si dichiara interessato a Il Grande Gatsby, è deciso a invertire il corso degli eventi: la vita è già abbastanza complicata per farsi condizionare anche dai libri; e da un amore del passato che ci ha tanto ferito. Andiamo a scoprire come?

Intanto Anne Marie è alle prese con un terribile dilemma: lei e suo padre hanno organizzato una mega festa prematrimoniale radunando tutti gli amici in una location -è proprio il caso di dire- da favola ma lei non è più sicura di voler sposare Thomas, di volerlo come compagno di una vita intera… Mille i dubbi che la assalgono, distrutta dal senso di colpa deve far buon viso a cattivo gioco per non rovinare almeno il soggiorno alle sue amiche ciascuna delle quali ha i suoi piccoli guai o segreti da rivelare.

Malgrado l’epilogo debba attraversare una complicazione drammatica, tutto è bene quel che finisce bene!

Amy Harmon torna con Il segreto di Eva

Amy Harmon racconta una storia che purtroppo conosciamo bene: siamo nel 1943 nel pieno della seconda guerra mondiale. Eva e Angelo si conoscono fin da bambini e hanno vissuto supportandosi a vicenda. Il loro è sempre stato un amore nascosto, quasi impossibile.
Passano gli anni e Angelo ormai è un prete ed Eva sta cercando di sopravvivere. Perché Eva è ebrea e sa con assoluta certezza che prima o poi verrà portata via per non ritornare mai più. L’amore per il suo Angelo l’ha tenuta sempre viva. Provare un sentimento così forte per lui è l’unico modo che Eva ha per continuare a vivere. Senza di lui si sentirebbe persa.

In un villaggio bombardato, in un Paese straniero, una piccola foglia era apparsa su un nuovo ramo, un nuovo sole era sorto in un giorno in cui tanti altri figli erano scivolati via.

Angelo ormai è convinto della sua decisione. Il suo futuro è di servire Dio. Eva potrà essere per lui solo un ricordo. Quando però i tedeschi cercano di attuare delle strategie per scovare gli ultimi ebrei rimasti, Angelo sa che c’è una sola cosa da fare: mettere in salvo Eva, la donna che da sempre custodisce il suo cuore.
Una storia di amore e di speranza per cercare di conoscere il passato e migliorare il futuro.
Un romanzo da leggere tenendo stretto il cuore fra le mani per paura che possa dissolversi solo respirando.

Pubblicazione Newton Compton Editori
Marzo 2018
Disponibile in cartaceo (10 €) e in ebook (4.99 €)

Andreas e Zoya. Il fiore di pietra (Leggereditore)

51AFr5Wh69LNovità in uscita oggi #ebook

Anno Domini 1112. Zoya è convinta che non troverà mai l’amore a causa delle cicatrici che le attraversano il viso come graffi di una fiera. La sua vita è cambiata undici anni prima, quando era ancora una ragazzina innamorata, ma ora è una donna e sa cosa desidera: ricominciare a vivere in un luogo lontano dal passato. Per questo parte per la rocca di Rostock, dove spera di liberarsi dei pensieri che le avvolgono la mente e il cuore…
Il castello sul fiordo di Rostock è stato assegnato a uno spietato guerriero, arrogante e violento, che tutti chiamano Der Bär, l’Orso, ma il cui vero nome è Andreas. Proprio in lui Zoya riconosce il suo amico di infanzia e primo segreto amore, tornato dall’Oriente dopo aver affrontato e superato terribili prove. Lei è stata la sola donna che abbia mai toccato lo spirito di Andreas prima che si trasformasse in roccia. L’amore tra i due riemerge con forza, ma a separarli c’è un abisso di segreti che solo il sentimento più potente può colmare. L’Impero vacilla, la corona è contesa, Enrico V e il duca Lotario si affrontano in sanguinosi conflitti… Amore o guerra? La scelta spetta a un cuore di pietra.

Acquistalo qui: Andreas e Zoya. Il fiore di pietra (Leggereditore) Amazon

 

 

 

Amii Stewart, il succo di melagrana e la felicità

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Probabilmente fra poco mi sveglierò, con la sensazione di aver fatto un gran bel sogno. Tutto qua. Aver visto i manifesti in giro per la città che riportano il sorriso di un mito vivente della musica pop, lei, Amii Stewart, sicuramente mi ha condizionata. Così, ora io non ho davvero appena finito di parlare con la sua manager al telefono. No, io non sto davvero cercando un abito per immortalare il momento in cui mi farò scattare delle foto con lei. Io non sto davvero correndo in superstrada, perché lei sta per andare a cena. Io non sto per incontrarla davvero. È solo un sogno, Amici. Per forza. Ma voi ascoltatemi lo stesso, perché è un bel sogno.

Se tu fossi una supereroina, che supereroina saresti e che superpoteri avresti?

Ah, supereroina…

Può essere il personaggio di una favola, di un cartone animato…

Fammi pensare. È difficile: una supereroina! Mi piacerebbe essere Alice nel paese delle meraviglie.

E quale potere vorresti avere?

Il potere di rendere tutti felici (ride).

Una cosa da niente! Se tu avessi la macchina del tempo, dove vorresti andare: nel passato, nel futuro o rimarresti nel presente?

Wow! Io vorrei andare nel passato. Nel periodo della Belle Epoque francese, a Parigi, dove c’erano artisti meravigliosi, e una musica incredibile. Mi sembra un’epoca proficua di tante emozioni, emozioni forti. Avrei voluto dire la stessa epoca ma in America. Ma allora in America c’era molto razzismo, ed era molto difficile per noi. Invece a Parigi sarebbe stato un po’ diverso!

Tu e la felicità… che cos’è la felicità?

La felicità è una cosa che cerco di coltivare tutti i giorni. Perché non ci si rende conto di quanto sia importante, fino a che non la hai. Dato che io di natura sono una persona molto felice, cerco di coltivare questa sensazione, perché in questo modo chi sta con me prova la stessa sensazione che provo io.

È proprio la sensazione che sei riuscita sempre a trasmettere, anche dalla televisione! Qual è il tuo drink preferito?

Il succo di melagrana.

Che cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?

Secondo me, io non sono una persona che possa fare grandi cose. Allora, nel mio piccolo, cerco di cambiare la vita delle persone, una a una. Così, alla fine dei miei giorni, forse, messe tutte insieme, saranno molte, avrò migliorato la vita di molte persone! (Ridiamo).

Amici, in alto i tumbler! Io ancora non ci credo, però brindiamo. La foto (del sogno) è riuscita bene. Allora, ricordiamoci che i sogni vanno rincorsi e desiderati con forza. E che la felicità non va data per scontata, mai. Grazie ancora, Amii, grazie!

Who’s Who Per chi non lo sapesse… Amii Stewart, all’anagrafe Amii Paulette Stewart, nata negli Stati Uniti, è una cantante pop e disco, diventata famosa negli anni ’70 per la sua rivisitazione del brano di Eddie Floyd, “Knock on wood”. Dopo essersi stabilita in Italia, ha duettato con Gianni Morandi, Dee Dee Bridgewater, Eros Ramazzotti e Mike Francis, col famoso brano “Friends”, presente nelle classifiche mondiali. Volto noto anche della televisione: si ricordano le trasmissioni “Il tastomatto” (Rai2, di cui era la vedette), “Il concerto di Natale del Vaticano” (Rai1, 1993, 1994), “Fantastico” (Rai1, 1997), “Gianni Morandi – Live in Arena” (Canale 5, 2013). La sua partecipazione nel 1983 al festival di Sanremo col brano “Working late tonight” la vede piazzarsi al nono posto. Partecipa col brano “It’s fantasy” alla colonna sonora del film “Il segreto del Sahara”, composta da Ennio Morricone, nel 1987. Nel musical “Jesus Christ Superstar” interpreta il ruolo di Maria Maddalena (2000). Insieme al dj Gabry Ponte nel 2013 pubblica “Sunshine girl”.

A tu per tu con l’editore – Le Mezzelane

Il nome Mezzelane, si legge sul sito della case editrice, è un omaggio al territorio che ha visto nascere questa azienda della cultura: Santa Maria Nuova, un paese collinare in provincia di Ancona in cui, nel ‘700, si realizzò una particolare produzione di tessuti, un misto di lana e tessuti più ruvidi, le cosiddette mezzelane appunto, che, in seguito ricevette anche il marchio di qualità del governo pontificio.

Rita Angelelli è la fondatrice e la direttrice editoriale di questa ambiziosa azienda ed è una donna creativa di cui apprezzo la dinamicità e il coraggio imprenditoriale, e non solo.

Ciao Rita, grazie per la tua disponibilità. Tu conosci il mercato dell’editoria in maniera completa giacché lo vivi nel duplice ruolo di autrice ed editrice, insomma, sei una professionista vera. Puoi svelarci quali sono gli obiettivi che ha raggiunto la tua casa editrice e qual è il sogno più ambizioso a cui stai lavorando insieme al tuo team?

Ciao Simona e grazie per l’opportunità. Siamo nati in giugno 2016 e abbiamo pubblicato il nostro primo libro nel mese di luglio: un manuale di scrittura molto divertente scritto da me e dalla nostra capo editor Maria Grazia Beltrami. Una sorta di prova generale di quello che sarebbe accaduto subito dopo, quando il sipario del palcoscenico si sarebbe aperto e rivelato a tutti come lo avevamo pensato: una Casa Editrice dinamica, moderna, motivata. Da allora abbiamo pubblicato 85 autori e siamo in procinto di partecipare alla nostra prima “vera” fiera dell’editoria: Tempo di libri di Milano. Saremo lì con uno stand e tre appuntamenti pubblici. Sul palcoscenico si avvicenderanno diversi nostri autori e l’otto marzo abbiamo un’importante presentazione sulla violenza di genere. Questo delle fiere è uno dei tanti obiettivi che volevo raggiungere e quasi non mi sembra vero. Tutta l’attività editoriale è un continuo sognare, desiderare, e realizzare, ma il sogno mio più grande sarebbe quello di vedere uno dei nostri autori vincere un premio letterario che conta. Nel frattempo… stiamo lavorando a una nuova collana, che presenteremo i primi di marzo, della quale siamo orgogliosissimi.

Le Mezzelane è una vera casa editrice non a pagamento: quali caratteristiche deve avere un manoscritto per essere scelto e pubblicato con voi?

La storia deve essere originale, di banalità ne è pieno anche il mondo reale. Il manoscritto deve essere abbastanza corretto nella forma, senza buchi narrativi, con personaggi ben delineati e ambientazioni ben descritte. Per la poesia cerchiamo raccolte che abbiano un filo conduttore, un argomento, o più di uno, ma che sia ben esposto; non è importante la metrica, ma il suono dei versi, che deve essere una sorta di melodia che accompagna il lettore pagina dopo pagina.

Quanto peso ha l’autore nella scelta del manoscritto?

Chiediamo sempre che il manoscritto sia accompagnato da una biografia e da una sinossi. La mail ci indica già la persona con la quale verremo in contatto, ed è importante che ci sia qualcosa che ci incuriosisca, qualcosa che ci indichi il vero interesse a pubblicare con noi, che ci sia un pizzico della personalità dell’autore. Senza queste cose sarebbe solo un contatto sterile: io ti mando – tu mi pubblichi. A noi serve altro. Vogliamo autori motivati, che credano nel loro lavoro e nel nostro, che siano attivi. Gente che sta bene in mezzo al pubblico, che ha voglia di farsi conoscere per quello che scrive e sente. Noi investiamo tutto su chi scegliamo, e lo facciamo perché ci piace il nostro lavoro e ci piace farlo al meglio.

Com’è nata l’idea della nuova collana Live & Love?

Mi piacciono le storie d’amore e sono cresciuta a “pane & Liala”. Leggo tutt’ora tantissimi romance/rosa e difendo a spada tratta il genere, troppo spesso commentato con leggerezza. Per me è letteratura. Leggere il romanzo rosa, quando è scritto bene, significa prendersi un momento di relax e fare ritorno a quel romanticismo che molte volte manca nella vita di tutti noi, troppo presi dalla frenesia degli impegni personali e dei figli, dalla famiglia, dal lavoro; a volte si ha bisogno di sognare, di evadere da una realtà che ci sta troppo stretta per poi farci ritorno con più leggerezza. Le autrici di di Live & Love ci hanno dato fiducia, hanno condiviso con noi le loro storie, e noi speriamo che l’intera collana abbia il successo che meriti ed entri nelle case degli italiani (e non solo).

Nell’augurare a Rita Angelelli la realizzazione di ogni suo meritato sogno, la ringrazio per la sua generosa disponibilità e la saluto a nome di tutta la redazione e di tutti i lettori di Pink Magazine Italia. Arrivederci a presto.

Che cos’è un Chick lit?

Sono anni, ormai, che sentiamo parlare del genere chick lit e tutti, sentendo questo termine la prima volta, restano perplessi, insicuri su cosa sia, con idee che spaziano da una App per lo smartphone a un nuovo metodo per cucinare il pesce.

Ma se dico Anna Premoli e Felicia Kingsley? E se nominassi Sophie Kinsella? Ecco che la lampadina si accende subito e il nome chick lit non sembra più così strano.

Il chick lit è un genere letterario che ha iniziato a farsi spazio, all’interno della letteratura contemporanea, negli anni Novanta, in quegli anni in cui le donne hanno iniziato a prendere coscienza del proprio valore e potenziale all’interno della società contemporanea. È a loro che si rivolge questo genere – non che sia vietato agli uomini, ci mancherebbe -, a quelle giovani, brillanti donne che iniziano a farsi spazio all’interno della società moderna, che vogliono tutto senza rinunciare a nulla, dal lavoro dei sogni all’amore del per sempre.

Nonostante sia impossibile non notare alcuni elementi in comune con il tradizionale romanzo rosa, i romanzi chick lit sono un di più rispetto alla dolce e tenera ragazza in attesa che il principe azzurro accorra a salvarla – dicendo addio al femminismo!

Sono romanzi umoristici e post-femministi nella loro rappresentazione della vita e dei rapporti sentimentali, dove non è più necessario sottolineare che sì, una donna non ha più bisogno di un uomo per sentirsi appagata nella vita, che un uomo non è altro che un ‘più’ a contorno di se stesse. Le protagoniste, come le loro lettrici, sono, di norma, donne di età compresa tra i venti e quarant’anni, profondamente dinamiche e alla moda, immerse in grandi città come Londra o New York e che lavorano in settori importanti come l’editoria, la finanza e la moda. Ma la particolarità del nuovo genere contemporaneo femminile è lo stile della narrazione, perfetto per l’argomento: profondamente irriverente e incalzante, come la vita delle stesse protagonista, sugli argomenti sentimentali e, soprattutto, sessuali, quasi come a sottolineare, alla massima potenza, la libertà della donna. Le ragazze vengono spogliate prima dagli stereotipi delle casalinghe dedite solo alla famiglia, il cui unico intento è la felicità del proprio partner e dei figli, e poi dall’ultimo, imperioso tabù, ancora troppo radicato nel buon costume: alle donne piace il sesso, fosse anche per una notte soltanto.

E così sono le protagoniste di Anna Premoli e di Felicia Kingsley, forti e indipendenti, donne che all’amore credono poco, che si dedicano alla loro vita, al loro successo professionale. Donne alle quali, per puro caso, un giorno l’amore bussa alla porta, cogliendole del tutto impreparate e diffidenti, incerte se rinunciare a quella sudata indipendenza, e comprendendo che l’amore e la realizzazione personale, nella nostra epoca, non devono essere per forza in contrapposizione, che l’avere l’uno non neghi, di conseguenza, l’altro.

In fondo, le protagoniste dei romanzi non sono così distanti da noi donne reali. Da noi, cresciute con la copia, ormai sgualcita e rovinata, di Orgoglio e Pregiudizio sempre in borsa. Da noi, cresciute seguendo Carrie in giro per New York insieme a Samantha, Miranda e Charlotte, tra le avventura di una notte, i successi professionali e i grandi amori di Sex and the City. Da noi, cresciute guardando Bridget Jones, l’eterna pasticciona in cui tutte, almeno una volta nella vita, ci siamo identificate.

Il genere letterario chick lit non si limita ad essere una raccolta di libri che, chi più chi meno, centrano l’argomento: il chick lit siamo noi, ragazze che ancora non sanno cosa vogliono dalla vita, donne che non vogliono più accettare compromessi maschili. Siamo noi, a volte troppo disilluse per sperare ancora, che ci lanciamo nella carriera e nel bello perché sì, la vita non si limita ad un uomo. Siamo noi, donne d’ogni età, che ancora non smettiamo di credere nell’amore, che un giorno arriverà l’uomo giusto, magari con qualche macchia e un paio di cicatrici, e che del Principe Azzurro non sappiamo più cosa farcene.

Nel paese degli amori maledetti

Un libro che si insinua piano piano nei recessi della mente e costringe ad aprire cassetti della memoria creduti chiusi per sempre.

Lungo un sentiero già tracciato dai titoli dei romanzi di Jane Austen, partendo dalle pagine di un diario dimenticato, una donna ormai adulta ritorna molto a fatica ai tempi del suo primo amore, nato sui banchi di scuola, coltivato nelle lettere rubate alle lezioni e incorniciato da una colonna sonora anni ottanta.

Come in una situazione molto simile a quella di Anne Elliot in Persuasione, la disparità di ceto (l’estrazione sociale, il grado di istruzione) tra due ragazzi che si innamorano fa ritenere i genitori di lei in diritto di convincerla dell’inopportunità di proseguire in una relazione del genere.

Evidentemente veniva da un ambiente familiare in cui gli avevano insegnato ad accontentarsi del suo stato o meglio della sopravvivenza (qualcuno ricorda che Ala era piuttosto pigro e non brillava per voglia di lavorare). Io invece ero stata educata, da mio padre e poi dai valori borghesi del liceo classico, ad aspirare ad essere, per quanto possibile, artefice del mio destino, e quindi a tenere sempre gli occhi sul domani.

La trama potrebbe essere ovvia se non fosse dipanata e sviscerata attraverso i mille anfratti dell’incertezza, della confusione, dell’inesperienza e dell’ingenuità giovanili, messe qui dolorosamente a nudo, come ferite che non vogliono rimarginare.

Si assiste al nascere, con i suoi primi palpiti, di un sentimento importante e nuovo nel cuore della giovane Bea e al dilemma in cui è combattuta tra l’amore per il suo Jek e i sogni fatti insieme, e l’amore per i propri genitori che non vuole far soffrire. L’unica scelta possibile si rivelerà quella di rimanere insensibile alle istanze del suo cuore, finendo però così per rimanere insensibile a tutto.

È difficile raccontare di un libro che non parla di una storia, bensì di un amore e lo fa quasi prestandogli la penna, lasciandolo fluire e sgorgare da solo con il risultato travolgente di una tenerezza struggente e poetica contagiosa, che non lascia semplici spettatori.

Un amore che apparentemente non conosce lieto fine, ma si conquista l’immortalità:

Non sempre le parole ingessano e uccidono le emozioni, talvolta riescono a coglierne l’anima o anche solo l’eco e lo riflettono nello spazio, sottraendolo al tempo, in tutta la sua potenza…

I dubbi, i tentennamenti, le dichiarazioni, i divieti pesanti come macigni, stringono un laccio attorno al cuore gonfio dell’io narrante che coincide e si confonde con l’io narrato. Quella ragazzina di sedici anni che si affacciava per la prima volta sul palcoscenico della vita, nel ritrovare il diario a cui confidava la storia del suo primo, vero antico amore, ritrova se stessa e le sue origini radicate nella sua terra, nella sua casa natale, per le vie del suo borgo e dei suoi boschetti a cui il destino, inesorabile, la riconduce da esule.

Uno sfogo che diventa rimpianto e riflessione sul senso della vita e sull’irrinunciabilità dell’amore, impossibile da sostituire con altri surrogati illusori.

Un’inedita Beatrice Battaglia, conosciuta e famosa in tutt’altra veste, si dimostra poetessa dell’amore, scrittrice di elegia pura:

E dopo ci fermiamo sul bordo del fosso a parlare, o meglio a cercare qualcosa da dire, a sorriderci con gli occhi, a desiderarci, senza poterci avvicinare troppo, perché qualcuno potrebbe spuntare dagli stradelli e vederci -e qui restiamo nell’odore dell’erbe fiorite mentre il sole va giù pian piano all’orizzonte, in attesa che il desiderio tracimi e superi la prudenza e lui, dando una rapida occhiata intorno, si avvicini e mi circondi con le braccia e mi baci.

Se questo non è amore!