Multipotenzialità

“Che cosa vuoi fare da grande?”, ho chiesto a mio figlio di otto anni. Lui ha fatto un’enorme sorriso, poi mi ha risposto: “Voglio fare il calciatore, il medico, lo youtuber… e voglio anche guidare l’ambulanza”. Quanti di voi, di fronte a questa domanda si sono trovati in difficoltà a dare un’unica risposta, da piccoli, ma anche ora da grandi, e hanno risposto come Simone, elencando una serie di attività? Bene, siete dei multipotenziali. Anche Simone mi ha guardato in modo strano e mi ha chiesto: “Mutli-che?”. Sarà Fabio Mercanti con il suo nuovo libro Multipotenziali a dare una risposta, non solo a Simone.

Un multipotenziale è chi non ha un’unica vocazione nella vita, ma ha la necessità e la curiosità di spingersi verso qualcosa di nuovo che allarghi l’orizzonte delle sue conoscenze e gli permetta di percorrere nuovi sentieri. Fabio Mercanti parla dell’importanza dei multipotenziali nell’ambito delle nuove organizzazioni e di un mercato del lavoro, sempre più caratterizzato dalla precarietà dei ruoli e delle posizioni. La multipotenzialità non è solo un modo particolare di vivere il lavoro, ma anche un modo di essere, un’identità professionale.

Scoprirsi, costruirsi, realizzarsi: sono le fasi che individui nel tuo libro per la creazione dell’identità professionale. Qual è l’identità professionale di un multipotenziale? “È una identità professionale molteplice. Per farmi capire meglio mi piace proporre una sorta di esercizio. Se sostituiamo la parola multipotenziale con vocazione e ripercorriamo le tre fasi che hai elencato, quello che otteniamo è la storia di una carriera. Una persona scopre la sua vocazione professionale, ad es. fare l’avvocato, la costruisce e si costruisce mettendo insieme pezzo dopo pezzo, proprio come si fa per innalzare un edificio, nel caso della professione di avvocato bisogna prendere una laurea in legge, fare pratica presso uno studio professionale e infine superare gli esami di stato abilitanti alla professione, e si realizza giorno dopo giorno, dopo l’abilitazione bisogna creare le condizioni per poter lavorare: creare partnership con altri colleghi in studi associati, trovare dei clienti per operare in modo autonomo, fare domanda per essere assunto da una grande azienda, etc. Di là della professione specifica, è una carriera comune, scelta, accettata, apprezzata, ambita. Ma per alcuni questo percorso lineare, unico non porta alla realizzazione, alcuni hanno bisogno di un percorso molteplice: è in questa molteplicità che si trova l’identità professionale del multipotenziale”.

I multipotenziali non seguono un’unica vocazione lavorativa, ma si muovono attraverso percorsi di studio e professionali vari che permettono lo sviluppo di competenze originali. Qualunque sia il modo in cui venga percepito il successo da un individuo, realizzare se stesso e le proprie ambizioni in maniera completa o ottenere il maggior valore economico possibile con la sua opera, l’importante è scegliere in maniera libera e autonoma, accollandosi la responsabilità dei propri errori, senza aver paura di fallire, sperimentando le proprie abilità e i propri confini.

Il Mercanti sottolinea tre capacità cardine di chi non ha un’unica vera vocazione: il rapido apprendimento, che facilita lo studio approfondito della materia e il passaggio da una materia all’altra senza problemi; la sintesi, quella che permette l’intersecarsi di due idee diverse, provenienti anche da campi differenti: l’innovazione è figlia di questa commistione; l’adattabilità, per essere idoneo a un determinato scopo, per far fronte alle necessità professionali richieste.

Spesso parli di tempi giusti, cioè di quei tempi che portano a cambiare attività lavorativa nell’arco di una giornata, ma anche nell’arco di una vita. Qual è il segreto di chi gestisce bene il proprio tempo? Come si fa a dare il giusto valore e il giusto spazio alle attività da svolgere all’interno di una giornata? “Alla base c’è l’equilibrio. Per dare un senso al tempo e il giusto valore alle proprie attività non serve nessuna tecnica di time management. La sfida più grande è equilibrare passioni, obblighi, interessi, nuovi progetti e capire quando lasciare qualcosa e quando iniziarne una nuova. Vale per tutti, ma per un multipotenziale questo equilibrio è vitale e strettamente connesso alla realizzazione di cui parlavamo prima. Multipotenziale non significa riuscire a fare, bene o male, tutto quello che si vuole, ma saper gestire al meglio la propria molteplicità e costruire una personale carriera proponendo valore”.

Emilie Wapnick, imprenditrice, consulente professionale, blogger, artista, career coach, community leader, definisce i multipotenziali come persone con molti interessi e occupazioni creative, che non seguono un percorso lineare, ma si muovono trasversalmente, attraversando molti campi. Esistono diversi tipi di multipotenziali: hug approch, esce dai confini del suo ruolo professionale per interagire con le specializzazioni dei suoi collaboratori, diverse per competenze, linguaggi, tecniche; slash approch, svolge attività diverse nella stessa giornata, ad es. gli artisti che hanno un lavoro fisso e suonano di notte; Einstein approach, svolge un’attività principale, più importante a livello remunerativo, e delle attività secondarie laterali che non hanno rilevanza di tipo economico, ma che con il tempo potrebbero rimpiazzare la prima; Phoenix approach, si dedica a un solo lavoro per volta, ma per un periodo di tempo limitato, fino a quando cioè non lo lascia, lo brucia, per poi rinasce da quelle ceneri verso una nuova realtà lavorativa.

Harry L. Davis durante il discorso dell’Università di Chicago ha detto: “Le persone, quando vanno al lavoro, a volte lasciano parti di se stesse nel bagagliaio dell’auto”. Quali parti di te porti nella giornata lavorativa e che cosa c’è nel tuo bagagliaio? “C’è un aneddoto personale legato a questa frase. Durante la scrittura di Multipotenziali  pensavo spesso all’epigrafe da inserire nel libro, ma a pochi giorni dalla stampa non ne avevo scelta ancora una. Poi, casualmente, una sera ho letto il discorso di uno speaker che citava appunto Harry Davis e, leggendo questa frase, ho pensato: “Wow, è perfetta! È esattamente ciò che voglio stimolare con il mio libro: aprire un bagagliaio fatto di capacità, talenti, caratteristiche individuali, percorsi professionali e parole con le quali descrivere tutta questa complessità”. Ed è quello che sto cercando di fare nella mia vita. Se oggi apro il mio bagagliaio trovo diversi attrezzi: letteratura, customer care, editoria, scrittura, informatica, commercio e soprattutto tanto dialogo con le persone. E sono consapevole che solo se valorizzo tutto questo insieme riesco, oggi, a costruire per poter vedere realizzati i miei progetti nel prossimo futuro”.

Qualunque sia l’approccio usato, i multipotenziali non si dedicano per tutta la vita a un’unica dimensione lavorativa, né si conformano a una carriera precostituita. La loro necessità è di sapersi muovere con disinvoltura in diversi ambiti lavorativi, capacità necessaria per chi è costretto a cambiare lavoro, e di disegnare in maniera autonoma la propria carriera, capacità che permette l’ottimale inserimento nella precarietà del contesto lavorativo attuale e che si propone come una nuova modalità di superamento del concetto di flessibilità.

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Chantal Pistelli McClelland e la bellezza delle unicità

La bellezza delle donne è nella loro forza. La loro forza è nel loro coraggio. E di coraggio, bellezza e fascino la modella Chantal Pistelli McClelland ne ha da vendere. Conosciamola insieme…

Mi chiamo Chantal, sono italoamericana e vivo a Pisa.
Da molto tempo sto percorrendo una battaglia personale, che spero possa invece aiutare molte altre persone.
Credo fermamente nella bellezza delle unicità, a tutto ciò che da valore alle caratteristiche di ognuno. Siamo purtroppo abituati dalla moda e televisione a una bellezza stereotipata, irreale e questo porta a non accettarsi, a vergognarsi delle proprie caratteristiche fisiche.
Per molti anni mi sono nascosta, vergognata della mia situazione, vittima di pregiudizi e discriminazioni fin quando ho deciso di alzare la testa e considerare la mia caratteristica un’unicità. Da quel momento la mia vita è cambiata radicalmente.
Sono nata con un’aplasia al piede e porto una protesi da tutta una vita.
Grazie allo sport ho messo alla prova me stessa superando molti limiti, sono arrivata terza alla prima regata al mondo di Windsurf per diversamente abili, ad oggi pratico surf e snowboard e continuo ad affrontare i limiti che ogni giorno mi si presentano con determinazione e ottimismo.

Nella vita sono una modella. Modella. Punto. Senza etichette! Non sono una modella disabile, sono semplicemente una modella, perché la mia battaglia sta proprio in questo, eliminare le etichette che siamo abituati ad affibbiare alle persone: disabili, normodotati, siamo tutti semplicemente persone e ognuna con la propria meravigliosa unicità.
Essendo la mia protesi il mio personale must have non potendone farne a meno, ho deciso di valorizzarla, di renderla ancora più mia, considerandola un accessorio moda. Grazie a un caro amico artista la mia protesi è stata vestita di foglie d’oro a tema Klimt rendendola un vero e proprio pezzo d’arte non da nascondere ma bensì da esaltare.

L’arte e la moda sono un perfetto veicolo comunicativo e il concetto di bellezza può essere espresso attraverso l’esaltazione delle proprie unicità.
Mi piacerebbe essere rappresentata da un’agenzia senza etichette di genere, al momento cosa molto difficile dato che l’Italia in questo ambiente è ancora molto indietro con il concetto dell’inclusione.
Mi sto battendo per annullare l’etichetta di modella disabile, mi sto battendo per tutte quelle persone che ancora si nascondono.
Non vergognatevi delle vostre unicità, non ascoltate le voci di chi in realtà ha poco da dire, vivete a testa alta e lasciate che siano gli altri a guardare in basso.

Chantal

L’evoluzione parte dalla rivoluzione

Dall’infanzia ai romanzi passando per le grafic novels e la saggistica, l’evoluzione dell’editoria passa attraverso la rivoluzione della scrittura e dei canali di diffusione.

Scrivere, al giorno d’oggi, è una rivoluzione e gli scrittori stessi devono essere dei veri e propri rivoluzionari, abbandonando il nichilismo moderno e trovando nuove forme per raccontare la vera e propria rivoluzione che sta attraversando la società moderna e, in particolar modo, l’editoria. La narrazione passa attraverso la realtà, al fine di descriverla nel miglior modo possibile, attraverso gli occhi dello scrittore che deve narrare il reale attraverso fatti, luoghi e vicende più o meno frutto della propria fantasia.

È sulla rivoluzione che si è concentrata la seconda giornata della Fiera Internazionale di Milano, rivoluzione nel campo dell’editoria, della scrittura e della tecnologia, con un occhio al passato e pronti a fare un salto nel futuro, nell’evoluzione dei nuovi mezzi di diffusione a cui i libri devono fare ricorso.

La rivoluzione a Tempo di Libri passa per l’infanzia e l’adolescenza, avvicinandosi ai giovani, toccando temi semplici e complessi e arrivando a tutti con la forma più immediata di comunicazione: le immagini. Immagini che diventano veri e propri romanzi, che abbandonano la semplicistica definizione di fumetto e approdano in quella più realistica e complessa delle grafic novels, in un mercato in forte e costante espansione, sia per la qualità artistica che per l’offerta editoriale di questi veri e propri romanzi. Con le grafic novels si arriva a comunicare con i ragazzi, con quella grande fetta di mercato che si tiene a distanza dalle pagine piene di caratteri stampati ma che resta affascinata da quei disegni, magistralmente eseguiti, che narrano una storia tanto quanto le parole.

Ma a Milano la rivoluzione non si limita al modo di narrare qualcosa ma passa anche attraverso il cosa narrare. È su questo che le bambine ribelli, ormai cresciute, Francesca Cavallo e Elena Favilli si sono concentrate, basando il loro pensiero sull’evoluzione non del come comunicare ma sul cosa voler davvero insegnare e trasmettere alle future generazioni, su come crescere le bambine di oggi, le donne del domani. È di questo che parla il loro libro, Storie della buonanotte per bambine ribelli vol. II.

Una raccolta, un viaggio, una scoperta di cento nuove storie e illustrazioni di donne coraggiose, per sognare più in grande, per mirare più in alto. Cento storie di donne, di grandi donne che, fin da bambine, avevano dei sogni, dei desideri, che non volevano essere le classiche principesse ma le eroine, quelle che scalavano la torre e uccidevano il drago – e di draghi ne hanno uccisi. Tante storie di tante donne, di ogni estrazione sociale, nazionalità e professione, da Nefertiti a Beyoncé, da J.K. Rowling a Sophia Loren, passando per Samantha Cristoforetti e Bebe Vio. Una rivoluzione da e per le giovani donne, tante piccole biografie divenute favole che insegnano alle bambine ad abbattere i pregiudizi, a capire che nulla è impossibile, che i sogni si realizzano. Cento nuove favole della buonanotte per essere loro la nuova generazione di ribelli, di ragazze e donne che non abbasseranno la testa davanti ad un uomo o un ostacolo, per comprendere che, nella nostra società, essere delle donne ribelli è una questione di felicità e sopravvivenza. Cento nuove favole della buonanotte per non mettere limiti alla nuova generazione di donne che combatteranno per i loro diritti, per i loro sogni e per la loro vita. Donne che combatteranno per la loro rivoluzione.

8 marzo con De Andrè

L’8 marzo è una data che crea scontri celebrativi con modi, tempi e riferimenti spesso contrastanti, talvolta estremi, di donne, per le donne e con le donne. Noi quest’anno abbiamo deciso di proporvi una lettura che ci ha colpito molto sia per i riferimenti che, soprattutto, per le forme espressive.

Il talento narrativo del poeta della musica italiana, Fabrizio De Andrè si incontra con la sensibilità giornalistica di Concita De Gregorio, ma soprattutto con artiste della parola, che sublimano le donne raccontate nelle canzoni del Faber e le riportano in luce con una forza inaspettata.

Un regalo che Giunti fa a tutte le donne e non solo, perché questo non è solo un profondo esperimento narrativo, ma anche un compendio di documenti storici dal valore inestimabile e dalla forza emotiva ineguagliabile.

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”Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”
Le donne incontrate nelle canzoni di Fabrizio De André ci hanno accompagnato nella vita. E’ bastato incrociare il loro sguardo perché ne diventassero parte: con il loro mistero, il loro coraggio, la dignità. Senza etichette, senza giudizio: esistono, bisogna solo ascoltarle.
”Questo libro è nato così” scrive Concita De Gregorio, ”dalla meraviglia di trovarsi in tante, insieme, ad ascoltare (…). Queste voci hanno tutte, mi pare, un tratto in comune con Fabrizio De André. La fragilità inossidabile. La pervicacia nel procedere in direzione ostinata e contraria. Una ferita. Una debolezza nascosta dal movimento ed esibita nella solitudine. Un ciuffo di capelli che come una tenda lascia uno spiraglio e intanto ti ripara dal mondo, consentendoti di vederlo più a fuoco. (…) In venti, qui, abbiamo ascoltato la musica, condiviso le parole, curato queste pagine che adesso arrivano a voi nella speranza che sappiano, con voi, fare altrettanto. Che siano le storie a leggervi mentre le leggete.”
Un libro che è anche un oggetto speciale, un almanacco di ricchezza di talenti. Grazie a venti artiste le canzoni che abbiamo amato si alzano in piedi, Nina Teresa Marinella e tutte le altre ci fanno nuove domande, trovano un nuovo cammino e una nuova voce.

Il J’accuse di Laurence Cossé

La Libreria del Buon Romanzo (Edizioni E/O, 2010) non è un romanzo qualsiasi. Prima di tutto è scritto da una pluripremiata autrice, la francese Laurence Cossé, che ha un passato di critica letteraria. In seconda istanza perché è una feroce, ma al tempo stesso raffinatissima, critica all’establishment editoriale francese, benché tale critica sia estendibile al mondo editoriale nel suo insieme. La trama è semplice: due amici, Francesca e Van, decidono di aprire una libreria dove si vendano però solo ed esclusivamente romanzi di qualità. Il primo intoppo è, com’è ovvio, stabilire quali romanzi abbiano un certo valore letterario e quali no. Dal momento che il giudizio di due sole persone potrebbe essere arbitrario, i due decidono di istituire un comitato di otto scrittori, che in completa autonomia e godendo dell’anonimato, stilano ciascuno una lista di seicento romanzi, che non devono assolutamente mancare in una libraria in cui venga privilegiata la qualità e non il profitto economico.

L’operazione riesce, la libreria “Au Bon Roman” (Al Buon Romanzo) viene aperta e tutto sembra filare liscio. Per lo meno fino a quando le case editrici di libri commerciali, che la Cossé definisce senza tanti preamboli “spazzatura”, non si ribellano. Far tornare di moda il talento e la qualità a discapito degli introiti? Mai sia! Si scatena così una lotta senza esclusione di colpi fra i due coraggiosi librai e l’intero establishment culturale francese. Si arriva persino alle aggressioni fisiche ai singoli membri del comitato in un crescendo di colpi di scena che farebbe invidia al più accorto autore di gialli. Laurence Cossé non risparmia nessuno e sferza un durissimo attacco al sistema:

“Quelli che accuso, e che ho definito una sfera d’influenza, sono in realtà non più di un centinaio di persone. Un dato che stupisce, visto che comprende il mondo degli autori, dell’editoria, della stampa e delle librerie, anche contando che molti di loro ricoprono vari incarichi, cioè sono contemporaneamente scrittori, giornalisti, editori e giurati. Tra i romanzieri furiosi perché nessun loro libro figura al Buon Romanzo alcuni hanno la mano lunga. Per esempio fanno parte di giurie letterarie, quindi hanno in pugno quei giornalisti che sono anche autori loro stessi e che anelano a un premio. Altri, o magari gli stessi, occupano una posizione all’interno della stampa, motivo per cui, se ben disposti verso gli editori e le loro pubblicazioni, vengono favoriti nei premi, tanto più sapendo quanto alcuni editori puntino a negoziare i premi direttamente con i giurati. Per assicurarsi la loro fedeltà, quegli stessi editori li pubblicano indipendentemente dalla mediocrità di quel che scrivono.”

Un libro, La Libreria del Buon Romanzo, che fa riflettere il lettore meno accorto e che dà delle risposte anche al lettore attento e atterrito dai troppi titoli in commercio. Non stupisce che della traduzione e pubblicazione in Italia di questa perla rara si sia occupata la casa editrice E/O che da sempre si distingue per la scelta dei titoli (italiani e stranieri) che pubblica.

Instapoets – La poesia al tempo di Internet

Nella frenesia moderna la poesia non attira moltissime persone soprattutto su carta stampata.

Così, con lo slogan:

Se il lettore non va dalla Poesia, la Poesia andrà dal lettore!

ecco che questa si reinventa invadendo quelli che oggi sono i maggiori social network, miriferisco agli ormai apprezzatissimi Instapoets.

I loro versi sono brevi, leggeri ed essenziali che colpiscono anche il lettore distratto o più svogliato, permettendo anche a lui di assaporare il gusto della poesia.

Accumulando followers e like hanno attirato l’attenzione di grandi editori che fanno a gara per una loro pubblicazione.

Fra le più famose, apprezzate e assolutamente PINK Instapoets c’è RUPI KAUR.

Giovane Poetessa 2.0 ed illustratrice di origini indiane, sposa e porta avanti senza indugi la sua battaglia femminista a colpi di versi.

Famosissima è la sua “foto scandalo” del 2015 che la ritrae di spalle con il pigiama sporco di sangue mestruale e che Instagram ha più volte censurato e lei caparbiamente tutte le volte ripubblicato.

Questo avvenimento è stato una cassa di risonanza enorme, tanto da far schizzare le vendite della sua prima raccolta autopubblicata “Milk and Honey” alle stelle divenendo un best seller 2016.

Quindi, anche se tante volte criticati, stavolta i social hanno dato un nuovo slancio alla poesia che come sempre è il manifesto migliore e relistico dei nostri tempi.

Francesca Ferrari

 

 

 

 

Le brave ragazze SI RIBELLANO

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Dal 9 novembre in libreria
LE BRAVE RAGAZZE SI RIBELLANO
Vita in comune, sì. Luoghi comuni, no

Il primo libro di fumetti della blogger francese Emma, le cui vignette autobiografiche su femminismo e sessualità sono diventate un fenomeno virale in rete. ( emmaclit.com ) 

Esiste ancora il femminismo? Certo. Non scende in piazza solo perché la battaglia infuria altrove: nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Il sovraccarico che le donne patiscono nella vita quotidiana non è stato alleviato, ma anzi aggravato dalla cosiddetta “emancipazione”. Inutile che l’utero sia tuo e te lo gestisca tu, se poi ti tocca anche gestire da sola i figli, la casa, le visite ai parenti, l’intera logistica famigliare. Insensato bruciare reggiseni, se non puoi permetterti di ricomprarli perché sei pagata meno dei tuoi colleghi maschi. La vera rivoluzione – femminile, prima ancora che femminista – oggi si manifesta nei concreti gesti quotidiani, nella solidarietà e anche nell’ironia.

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Come quella di Emma, attenta osservatrice delle ingiustizie di genere che illustra sul suo blog con vignette esilaranti e amare insieme. Gli uomini, le donne e i loro corpi sono raccontati nell’intimità ma anche nella sfera pubblica, con uno sguardo eccentrico e acuto: dalla discriminazione sul posto di lavoro alla medicalizzazione della maternità, e dalla convivenza con il proprio compagno a quella con il proprio clitoride…

La ricetta di Emma è semplice, ma proprio per questo concretamente applicabile: l’uguaglianza, e una migliore vita di relazione, sono fatte di piccole e grandi conquiste, dal diritto degli uomini a stare a casa con i propri figli neonati a quello delle donne a non raccogliere i calzini da terra. Per questo il suo primo libro è un vero manifesto: di auto-liberazione, prima di tutto.

THE HATE U GIVE

Ciao pink readers,

oggi per il nostro #herstory vi segnaliamo uno YA edito Giunti.

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Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.

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Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr.

Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.

 

Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.

Leggete un estratto qui: The Hate U Give

La principessa che aveva fame d’amore

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Belle, buone, brave e obbedienti: quante donne hanno imparato fin dall’infanzia che questo è l’unico modo per essere amate? Come succede ad Arabella, la protagonista di questa favola: pur essendo capace, intraprendente e piena di talenti, è pronta a sacrificare la sua allegria, la sua curiosità e i suoi stessi bisogni per compiacere i genitori e sentirsi apprezzata. Ma c’è qualcosa che grida dentro lei, un grumo di insoddisfazione che le lacera lo stomaco e la rende irrequieta e vorace: è la sua fame d’amore. Si convince che potrà essere solo un uomo a placarla e va dritta nella Città degli Incontri. Ma come può una ragazza poco nutrita d’affetto riconoscere il sapore del vero amore? È sin troppo facile accontentarsi di qualunque riempitivo. Per fortuna c’è qualcuno pronto a darle una bella svegliata e guidarla a trovare la giusta ricetta. In questa favola, la psicoterapeuta Maria Chiara Gritti affronta con ironia e delicatezza la love addiction, quella strana cecità del cuore che porta a scambiare ogni rospo per un principe, a cui dare tutto in cambio di… niente. Troppe principesse ne soffrono, si aggrappano a rapporti squilibrati nei quali perdono autostima, fiducia e sorriso. Basta, non dobbiamo più accontentarci delle briciole, insegna la favola di Arabella: l’unico modo di nutrire il vero amore è imparare a nutrire noi stesse. E dovrà essere il principe a mostrarsi degno di noi.

Maria Chiara Gritti, psicologa e psicoterapeuta a Bergamo, esperta nel trattamento della dipendenza affettiva, da anni conduce gruppi terapeutici sulla love addiction. Ideatrice di un percorso di guarigione innovativo sulla dipendenza amorosa, tiene corsi di formazione rivolti a psicologi per diffondere l’applicazione del suo metodo di intervento.

www.psicologobergamo.com

http://www.dipendiamo.blog/

WE: un manifesto per tutte le donne del mondo

 

Immagina un legame che unisce le donne di ogni credo e cultura. L’impegno non scritto di tutte noi, in quanto donne, a sostenerci e incoraggiarci l’un l’altra. Perché così tante donne e le loro figlie, ancora oggi, nel XXI secolo, si lasciano soffocare dalla depressione, dalle dipendenze, da un’insana tendenza all’autocritica e all’autolesionismo? Non saremmo più incisive ed efficaci se uscissimo dai soliti schemi che ci portano a competere, criticare e scontrarci le une con le altre e imparassimo invece a sviluppare modalità diverse, basate sulla collaborazione, l’empatia, l’aiuto reciproco?

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Attingendo alla psicologia, alla politica e alla spiritualità, l’attrice Gillian Anderson e la giornalista Jennifer Nadel hanno stilato una road map in nove punti, un percorso a tappe per rendere la nostra esistenza ricca di significato e affrontare le sfide emotive e spirituali che la vita inevitabilmente ci pone. Perché mettere questi nove principi universali al centro della nostra esistenza è l’antidoto alla cultura dell’io prima di tutto, ci permette di essere più libere e felici, ci insegna a rimpiazzare le abitudini nocive con modalità di vita più positive, serene e gratificanti. “WE” è un manuale pratico rivolto a tutte coloro che vogliono vedere la propria vita e il mondo cambiare in meglio. Ma soprattutto è un appello a tutte le donne per unirsi e fare davvero la differenza.

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