Calza le mie scarpe al Keiros

La prima della pièce Calza le mie scarpe è andata in scena ieri 9 giugno 2017 alle 21 al Teatro Keiros di Roma in via Padova 38/A. Uno spettacolo teatrale nato da una conversazione tra l’attrice Giovanna Barbero e la ricercatrice Miriam Polli, interpretato dalla stessa Giovanna Barbero, accompagnata dal musicista Francesco Santalucia, per la regia di Roberto Baldassari.

L’atto unico, intenso e coinvolgente, racconta attraverso il corpo, le sensazioni e le parole di Giovanna una breve storia del teatro attraverso l’alternarsi delle voci di cinque personaggi femminili: dalle potenti figure del teatro greco alla storia della danzatrice-mimo, protagonista dell’infamante ars ludicra del teatro latino; fino a giungere all’anno Mille in cui è una religiosa a parlare del suo amore per Cristo che trasmette attraverso il testo drammaturgico. Ci troviamo poi dinnanzi a una vivace interprete della commedia dell’arte e infine ascoltiamo le parole di un’attrice del XIX secolo, che ci racconta del suo modo di recitare, ritenuto da alcuni studiosi dell’epoca l’espressione manifesta di una nevrosi, in particolare dell’isteria. A fare da contorno e a dar voce a tutte queste donne, c’è lei, un’attrice dei nostri giorni, che non riesce più a vivere la sua vita reale poiché fagocitata dai suoi personaggi.

Quella di Giovanna Barbero è una recitazione intensa, che cattura lo spettatore fin dal suo ingresso sul palco, vestita di una tunica semplice che incarna la purezza delle donne. Assistere alle sue trasformazioni man mano che la storia si dipana davanti a noi è come venire trascinati nel vortice della storia globale e personale di un’attrice per parla a nome di tutte e per tutte le donne.

Molto suggestiva la cornice dell’intimo e delizioso Teatro Keiros, che fa da sfondo perfetto a questa pièce carica di suggestioni.

Info e/o prenotazioni: calzalemiescarpe.spettacolo@gmail.com

tel. 06 44 23 80 26

teatrokeiros@gmail.com

Storie di donne

Ciao booklovers,

oggi vi consigliamo delle letture dedicate a noi donne da Lettere Animate.

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Come un’isola è forse scritto unicamente per noi donne, noi donne che ci amiamo così tanto da saper amare in modo unico, senza però tradirci mai. È una storia d’amore non convenzionale, complessa, forse malata, tenace , che rivela la fragilità e la forza stessa della protagonista. È un invito a darci una possibilità anche quando tutti i segnali indicano pericolo, vivere un amore sapendo che si verrà feriti non per ingenuità ma per coraggio, vincendo la paura del dolore che sappiamo arriverà ma che sarà nulla confrontato a una assenza di rimpianto.

 

 

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Lavinia, sensibile e dolce pianista di talento, appassionata di letteratura, inizia il collage con l’amica del cuore Linda. Con un’infanzia difficile e sofferta alle spalle e un’ombra del suo passato che continua a tormentarla, spera di scrivere un nuovo capitolo della sua esistenza e magari incontrare l’Amore. L’unico capace di accendere in lei emozioni mai provate prima, è Luke: ragazzo riservato, dal temperamento instabile che con i suoi splendidi occhi verdi le fa perdere la testa.

Educazione a fumetti con Becco Giallo

Ciao booklovers,

oggi vi segnaliamo le ultime novità Becco Giallo dedicate ai ragazzi, e non solo, perché il cambiamento passa sempre per l’educazione.

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Le librerie per bambini sono piene di libri su vampiri, zombie e mostri terrificanti, guerre apocalittiche e cataclismi di ogni genere… Beh, non succederà nulla se incorporiamo in queste librerie un libro che parla di DEMOCRAZIA!

Un libro che, pur con le nuove illustrazioni di Marta Pina, è stato ideato quasi quarant’anni fa dal collettivo Equipo Plantel. Tuttavia, nonostante il tempo trascorso, tutto quello che dice (nel modo più chiaro e semplice possibile) resta perfettamente valido.

Ai lettori più giovani darà lo spunto per porre domande interessanti, e ai più adulti servirà per rinfrescare le idee e per riaffermare le loro convinzioni democratiche, che non è poco.

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Qualcuno potrebbe pensare che usare un testo del 1978 per parlare di uomini e donne possa essere obsoleto, perché dal 1978 ci sono stati molti cambiamenti e, per fortuna, quasi sempre in meglio.

Tuttavia, anche oggi, le donne non solo sono private di molti privilegi che sembrano riservati agli uomini, ma continuano a subire discriminazioni in tutto il mondo.Nessuno può avere il minimo dubbio sul fatto che le donne e gli uomini sono uguali e hanno uguali diritti. Solo attraverso l’educazione si può raggiungere un tale egualitarismo, per un mondo che sia per tutti un posto migliore in cui vivere.

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Undici donne nelle pagine di un diario

Ciao booklovers,

non avete ancora deciso cosa leggere nel weekend? Ecco un consiglio per voi.

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“Ci vuole forza per potersi permettere di mostrarsi fragili”

Undici racconti brevi di donne comuni, come tutte noi, donne che hanno un lavoro soddisfacente o che lottano per averlo, donne in cerca di un amore e donne che cercano di capire perché quell’amore che tanto aveva scaldato il loro cuore ora gli si rivolta contro.

Donne che esprimono la loro essenza di donne, che combattono giorno dopo giorno con le difficoltà della Vita. Undici testimonianze di donne diverse fra loro, con diversi problemi e diverse gioie, ma così simili nelle loro fragilità e nella loro forza: undici donne o undici aspetti della stessa donna, perché dentro ognuna di noi c’è un caleidoscopio di emozioni che ci rende enigmatiche, discontinue e originali.

Da Giulia che combatte con la depressione a Monica che affronta un tradimento d’amore passando per Serena che scrive una lettera alla bambina che tiene in grembo: questo testo di Ginevra Roberta Cardinaletti ci permette di leggere una pagina del loro diario, una fotografia dei loro pensieri, un fermo immagine della loro storia in cui scopriamo la loro voglia di non arrendersi e di non fermarsi, e in cui, soprattutto, troviamo una parte di noi che forse teniamo nascosta. E che invece ci permetterebbe di volare.

Perché attraverso i loro occhi possiamo analizzare meglio la nostra vita, attraverso i loro pensieri, i loro sfoghi rabbiosi o le loro manifestazioni di felicità possiamo capire meglio noi stessi.

Passiamo ore e giorni interi a leggere quello che le persone scrivono sui social, ma vediamo solo ciò che vogliono far vedere e questo non ci fa crescere. Ginevra Roberta Cardinaletti, invece, ci porta oltre lo “stato” dei social network, oltre i sorrisi di circostanza, oltre i “ma sì, va tutto bene dai, non possiamo lamentarci”, e ci mostra la loro anima. La nostra anima.

 “Forse stiamo fingendo tutti, ma per dimostrarci cosa?

Non sarebbe più facile se ci aprissimo agli altri, se ammettessimo le nostre incertezze?

Parlare con sincerità di noi ci farebbe sentire più libere, e sentire le storie e i sentimenti delle altre donne ci aiuterebbe a capire che non siamo poi così strane”.

Link di acquisto: Undici donne nelle pagine di un diario

Il movimento creativo di Giovanna Barbero

MOVIMENTO CREATIVO

Elaborare linguaggi espressivi personali.

Un laboratorio inteso come luogo di crescita personale, di espressione libera e creativa delle proprie emozioni. Un luogo fertile di esplorazione e apprendimento attraverso stimoli ed esperienze dove ognuno ha la possibilità di far emergere il proprio linguaggio espressivo e potenziarlo in un contesto non giudicante. Il corpo riprende la sua forma naturale di strumento da esplorare e conoscere per incentivare la fiducia in se stessi, la capacità di relazionarsi con gli altri e l’apertura allo spazio che ci circonda. Un ambiente che non giudica facilita il potenziale creativo ed espressivo personale.

Gli obiettivi sono:

-Sentire me stesso attraverso la sensazione.

-Riscoprire il mio strumento corporeo.

-Relazionarmi con me stesso con l’altro e con lo spazio.

-Potenziare la mia vita emozionale ed espressiva.

-Disegnare lo spazio con il mio corpo ed i suoi ritmi e suoni.

La metodologia si colora su di un percorso sensoriale partendo da una ricerca individuale per evolversi ad una costruzione di relazione e scambio collettiva. Lavorare con la creatività del movimento permette di coinvolgere le personalità molteplici e differenti in una composizione guidata che nasce da un’interazione spontanea durante il lavoro insieme.

 

LABORATORIO DI TEATRO e IMPROVVISAZIONE

CONOSCERE SE STESSI E LIBERARE LA PROPRIA CREATIVITÀ.

Tutti possono fare teatro a prescindere dall’età e dalla condizione. Il teatro è un opportunità per mettersi in gioco e scoprire le proprie potenzialità, anche nella vita futura, nelle relazione sociali e nel lavoro.

Il laboratorio mira a far vivere a tutti i partecipanti il teatro come un’occasione spazio/temporale per mettere in gioco e scoprire le proprie potenzialità. Saranno proposte modalità espressive differenti e nuove affinché i modi per comunicare diventino uno, cento, mille e senza confini tra loro passando dal movimento allo spazio, dal ritmo alla voce fino ad arrivare ad una scrittura.

Gli obiettivi del laboratorio sono:

-raccontare quelle storie che sono già insite nell’intimo umano di chi vi prende parte

-sviluppare quella coscienza creativa e naturale che ognuno di noi ha

-raggiungere una conoscenza maggiore di se stessi per potersi meglio relazionare all’altro e all’ambiente che ci circonda.

La metodologia utilizzata dell’improvvisazione offre ad ogni partecipante la possibilità di potersi esprimere facendo nuove e diverse esperienze delle proprie abilità, andando oltre i confini dell’abitudine. L’improvvisazione stimola la curiosità e l’apertura all’ascolto, stimola a liberarsi dalle abitudini ed espandere il nostro potenziale espressivo. L’arte dell’improvvisazione si costruisce e si identifica sul lavoro di gruppo, la comunicatività, la creatività la capacità di correre dei rischi su ciò che non si può prevedere.

Giovanna Barbero

 

Un anno di DanceAbility

danceabilityIl 3 ottobre 2015 con una street parade performance in Galleria Sordi-Roma portavo a compimento un percorso di formazione con il maestro Alito Alessi certificandomi come insegnante di DanceAbility e entrando a far parte dell’Associazione DanceAbility International.

La DanceAbility è una disciplina la cui filosofia è che tutte le persone possono danzare e non vi è un modello estetico predefinito.

Il 19 dicembre 2015 unendo il mio percorso teatrale come attrice, performer e conduttrice di laboratori di teatro integrato a quello della danza ho inaugurato il mio progetto di DANCEABILITY THEATRELAB.

Uno spazio in cui il linguaggio della DanceAbility e quello del teatro offrono alla persona di potersi esprimere facendo nuove e diverse esperienze delle proprie abilità andando oltre i confini dell’abitudine e permettendo al proprio corpo qualsiasi esso sia di raccontarsi disegnando lo spazio, scandendo il ritmo per poter danzare con se stesso e con l’altro in un’interazione spontanea durante il lavoro insieme e in ascolto della sensazione.

Un laboratorio per bambini ragazzi e adulti visto come uno spazio aperto di conoscenza, partecipazione e incontro; il cui obbiettivo è fornire strumenti e opportunità stimolando la curiosità e l’apertura all’ascolto per espandere il proprio potenziale di espressione ed accrescere una maggiore consapevolezza.

La tecnica dell’improvvisazione teatrale ben si sposa con la danceability che parte dall’improvvisazione; tale tecnica è adatta a gruppi con diverse abilità poiché la sua flessibilità permette di non isolare nessuno.

Quando si improvvisa ci si relaziona con la memoria del passato e l’immaginazione del futuro dando vita ad una composizione di forme e suoni, gesti ed emozioni nel linguaggio del corpo.

giovannaDurante questo anno il DanceAbility TheatreLAB è diventato un appuntamento fisso settimanale; appuntamento spot con workshop quali “DanceAbility e Contact Improvvisation”.

Dal lavoro in sala abbiamo realizzato con un successo teatrale lo spettacolo FIORI DI ZUCCA di cui a gennaio 2017 vi sarà una nuova arricchita messa in scena; creato coreografie e performance ospiti di eventi sociali come “Il gran galà dello sport” per Caris Zero Indifferenza; “Sport e Disabilità” per Vivere da Sportivi Scuola di Fair Play ; “Famiglie solidALI” per “Una città per tutti Ass”.

Tante le persone da ringraziare per questo anno, da chi ha creduto in me dandomi l’opportunità di guidarli in percorsi di conoscenza e scoperta a mia volta condotta dalle loro anime a chi ha permesso di portare le creazioni alla vista di tutti.

Il progetto continua pieno di coraggio e ricco di nuove idee.

La DanceAbility e il teatro sono modelli pratici di inclusione sociale!

Giovanna Barbero

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Per informazioni e curiosità :

www.barberogiovanna.com

www.facebook.com/giovannabarberoLAB

Giochi di mano: dalla parola alla china

giochiQuando si parla di violenza sulle donne, spesso si punta l’attenzione su immagini forti che sappiano scuotere le coscienze dall’interno. Pugni allo stomaco. Non sempre però è la forma di comunicazione più efficace.
Manuela Lunati scrittrice del romanzo edito RaiEri “Giochi di mano” ha sperimentato, grazie alla bravura dell’illustratrice Isabella Manfrini, la forza delle vignette per dare nuova forma al suo messaggio.

Una storia d’amore nata in Bosnia durante l’ultima guerra civile. Lui croato, forte e dispersivo, lei italiana, schiva, costruttiva, assistente volontaria nei giorni dell’assedio. S’incontrano, lei conosce l’amore per la prima volta, si sposano in Italia e lei cerca con generosità di avvolgerlo nel calore della sua famiglia d’origine. Durante il loro viaggio di nozze, in una Bosnia ancora sconvolta dalla guerra, dove la violenza è penetrata ormai fino al midollo delle persone, per la prima volta emerge la prepotenza del giovane marito. Comincia così una storia di sopraffazione. Lei rischia di disintegrarsi, affoga in presunte colpe, giunge alla difficile consapevolezza della distruttività del loro rapporto e finalmente al riscatto, ritrovando la stima di sé. “Disintossicarsi” dalla violenza significherà rischiare una nuova relazione, un nuovo matrimonio, un figlio e riuscire ancora a credere ad una quotidianità senza incubi.

giochi-di-manoIn un tour di mostre e presentazioni, tra le tappe, dal 17 al 23 Dicembre, anche il Comune di Porto San Giorgio, potete leggere tutte le informazioni sulla locandina.

La violenza sulle donne raccontata e illustrata dalle donne!

#PinkRibbons

Isabella

100 donne contro gli stereotipi: il lato PINK della Scienza!

100donneNell’informazione, dalla carta stampata alle TV, la donna raramente viene chiamata ad esprimere un suo parere o giudizio se non in alcuni delimitati campi, non riconoscendo l’apporto che donano ai settori socialmente importanti.

Questo lo conferma anche il “Global Media Monitoring Project 2015” che su scala nazionale ci indica che nell’82% dei casi gli esperti interpellati sono uomini.

Eppure la scienza gode di menti brillanti e… PINK!

Da qui è partito il progetto tutto italiano “Guida alle esperte-100 donne contro gli stereotipi”.

L’Osservatorio di Pavia e l’Associazione di giornaliste GiULiA in collaborazione con la Fondazione Bracco sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, hanno dato vita ad sito tutto al femminile.

È stata ideata una banca dati contenente 100 nomi e CV di esperte nell’area Science, Technology, Engineering and Mathematics (STEM) poco rappresentati dalle donne ma fortemente strategici per lo sviluppo del Paese.

Ideato per contenere 100 nomi, il sito è destinato a crescere in numeri e settori in modo da diventare un mezzo di ricerca di volti e voci femminili per i mass media ma anche per rappresentanze istituzionali.

Sono donne forti, di successo e tenaci in un mondo che al momento non riconosce a loro tutti gli onori che meritano.

“ECCELLENZA” è un sostantivo femminile da valorizzare per azzerare gli stereotipi e magari dare slancio alle giovani menti ad inserirsi in questi campi.

Francesca Ferrari

Gocce di veleno

gocce-velenoTrama

Questa è la storia di Claudia, della sua ossessione per Barbablu, del suo tentativo di guarire da un amore malato e pericoloso. La gelosia di lui è eccessiva, le sue minacce reali: “Se mi tradisci, ti ammazzo”. Ma Claudia glielo ha sentito dire così tante volte che non ci fa più caso. Non ha paura, pensa che lui si prenda gioco di lei, non crede che possa ucciderla davvero, anche se a Barbablu ogni tanto piace farle scorrere la lama di un coltello sulla pancia, percorrendola tutta, dal pube ai seni. Fino a quando un giorno, all’improvviso, vede negli occhi di lui lampi di odio puro e finalmente si spaventa. A quel punto la storia cambia, diventa un’altra storia, antica, rimossa, che risale indietro nel tempo, fino alle origini del suo male d’amore. Claudia inizia un viaggio doloroso verso la guarigione. Lungo il percorso, i volti caldi di amiche e psicologhe, ma anche lo sguardo freddo di chi rifiuta la verità. Un viaggio che ogni donna dovrebbe affrontare per capire se stessa e superare la propria, piccola o grande, ferita amorosa.

La recensione

Il 25 novembre 1960: le sorelle Patria, Minerva e María Teresa Mirabal cercarono di contrastare il regime di Trujillo in Repubblica Dominica e furono barbaramente uccise. Il 25 novembre 2016, siamo ancora qui a parlare di donne uccise, mutilate, torturate, fisicamente e psicologicamente.

Il mondo è cambiato dagli anni ’60, le donne hanno raggiunto obiettivi un tempo inimmaginabili, eppure, di violenza si deve ancora parlare: un argomento che continua a essere ammantato di pregiudizi e banalizzazioni.

Il libro che recensisco oggi è un modo intelligente, terribilmente sincero di parlare di un tema così scomodo. Gocce di veleno di Valeria Benatti, edito Giunti, è un romanzo difficile da descrivere. Non lo si può classificare come una “bella storia”, perché di bellezza non si parla, anzi. Valeria Benatti, giornalista e voce storica di Rtl 102.5, non concede sconti al lettore: la violenza è violenza e ce la fa sentire sulla pelle, con un linguaggio crudo, duro, reale. Difficile da descrivere, dunque, ma anche da leggere, perché in questa vicenda molte donne potranno riconoscersi, purtroppo.

Claudia è una donna moderna, autonoma, affermata, colta, eppure queste qualità non la salvano da un amore morboso, malato, violento. Incontra il suo Barbablù per caso, per caso inizia con lui una relazione che fin dalle prime battute manifesta le sue falle, ma incurante, Claudia continua a credere in quest’uomo, che rifiuta i legami ma vuole tenerla tutta per sé, che non vuole dare, ma vuole ricevere, finché questo rapporto a metà, si trasforma in ossessione, in un cancro che pian piano fa a brandelli tutte le sicurezze di Claudia.

Cosa vuol dire? Che nessuna donna, per quanto intelligente, autonoma, affermata, è in salvo quando si tratta di bisogno d’amore.

E in questa storia, il bisogno di amore diventa affermazione di sé: solo se amate, ci sentiamo complete, a dispetto di quanto la realtà ci dimostra.

Claudia vuole riscattarsi dalla mancanza di una figura paterna, facendo affidamento su un uomo più vecchio di lei, ma che di paterno non ha nulla. Non lo sa che è per questo che le sue storie sono superficiali e brevi, lo capirà solo dopo. La gelosia e la velata follia del suo amante, se all’inizio causano solo un timido imbarazzo, giustificato dal bisogno di essere amata proprio da lui e da nessun altro (come in una specie di sfida con se stessa), alla fine diventano terrore.

La violenza che Claudia subisce non è solo fisica (il sesso furioso e senza amore, il coltello che l’uomo le passa sulla pelle per “gioco”) ma anche e soprattutto psicologica, una violenza ancora più tragica e pericolosa, perché difficile da riconoscere.

valeriaNascondendosi dietro l’orgoglio, la vergogna, il rifiuto di un altro fallimento, Claudia scenderà nel baratro, ne visiterà ogni angolo, per poi accettare l’idea di dover chiedere aiuto.

Così, se la prima parte del libro è la discesa agli inferi di una donna sola e in cerca di conferme, la seconda parte è la risalita, il purgatorio che ogni anima ferita deve percorrere, un purgatorio fatto di nuovi dolori, che vengono dalla consapevolezza, dall’accettazione di sé e dei propri limiti e bisogni.

Con l’aiuto delle specialiste che incontrerà nel Centro Antiviolenza, Claudia lentamente tornerà a vivere, rimetterà insieme i cocci della sua vita, tornerà a vedere la luce in fondo al tunnel.

Il messaggio che questo libro ci invia è semplice e allo stesso tempo profondo: tutte possiamo essere vittime di violenza, la violenza di genere non è una notizia sul giornale che riguarda donne sfortunate e lontane da noi. Si annida negli angoli bui della nostra anima, lì trova il terreno dove attecchire. Amiamoci, sembra volerci dire l’autrice, accettiamo i nostri bisogni, i limiti, le paure, accettiamo l’idea che, a volte, bisogna saper chiedere aiuto, che non c’è niente di male a sentirsi deboli, che la violenza non sono solo le botte, ma anche le frasi sprezzanti, la gelosia ossessiva, le minacce. Alleniamoci a non sopportare, perché l’amore non è sopportazione.

L’Uomo Giusto esiste, ed è quello che non pretende, non scompare, non minaccia.

È l’uomo che ci fa sentire al sicuro, sempre.

La guerra alla violenza deve partire da noi.

L’autrice

Valeria Benatti, voce storica di Rtl 102.5, giornalista, ha tra l’altro diretto l’incubatore di talenti della Rai Serra Creativa e condotto il talk show Fobie in prima serata su La7. È tra i soci fondatori di Make a Change, movimento per lo sviluppo dell’impresa sociale in Italia. Al suo attivo ha quattro libri: Kitchen in love, Gribaudo 2011; Fulminata dall’amore, Kowalski 2013; La scelta di Samir, Scripta edizioni 2014 – quest’ultimo per sostenere la Onlus CINI-Child In Need Institute con cui collabora da oltre vent’anni e Love Toys, Giunti 2014. Vive e lavora a Milano.

Angelica Elisa Moranelli

 

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Lo straordinario viaggio di Nujeen

nujeenCiao booklovers,
Esce oggi un progetto editoriale da non perdere grazie a HarperCollins Italia in collaborazione con Unicef.

Lo straordinario viaggio di Nujeen. Dalla Siria alla Germania in sedia a rotelle per fuggire dalla guerra, la biografia dell’adolescente siriana Nujeen Mustafa, scritta a quattro mani con Christina Lamb, corrispondente di guerra britannica e già co-autrice del bestseller Io sono Malala.

“È impossibile non rimanere scossi dalla vicenda di Nujeen, una storia di grande impatto emotivo e di estrema attualità. Eppure basta guardare negli occhi questa ragazza, sentire le sue parole per comprendere che c’è ancora un futuro nel quale sperare. – ha commentato Paola Ronchi, Direttore Generale HarperCollins Italia – Nujeen Mustafa è soprattutto questo, un esempio di forza e determinazione, una voce spiazzante proprio perché, nonostante tutto, ha il coraggio di credere nel domani. Avere l’opportunità di poter raccontare al mondo la sua storia per noi è motivo di grande orgoglio.”

Pubblicata dal gruppo HarperCollins Publishers e tradotta in 9 lingue, la biografia avrà in Italia il sostegno di un partner d’eccezione, UNICEF, da sempre in prima linea per contribuire allo sviluppo della società, garantendo il rispetto dei diritti dei minori.

Istruzione, identità, disabilità, emergenza migranti, questi sono solo alcuni dei temi trattati in un libro che, a un mese esatto dalla pubblicazione italiana, fa già parlare di sé. Una storia raccontata con l’ingenuità e l’ottimismo di una ragazzina che non vuole rinunciare alla prospettiva di un futuro più luminoso.
Lo straordinario viaggio di Nujeen sarà inoltre presentato all’interno della cornice di Bookcity Milano 2016, in un evento che si terrà domenica 20 novembre, Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Ospiti d’eccezione dell’incontro saranno Christina Lamb, co-autrice della biografia, e i rappresentanti di Unicef.
“Ai bambini e agli adolescenti con disabilità devono essere offerte le stesse opportunità dei loro coetanei. Invece sono troppo spesso invisibili nelle politiche, nei dati e nelle società – ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. In alcuni contesti di povertà, di guerra e di esclusione sociale non hanno neppure la possibilità di andare a scuola o di ricevere le stesse cure degli altri bambini, e hanno maggiori probabilità di essere soggetti ad abbandono e abuso, soprattutto le bambine – ha proseguito Guerrera. Ma i bambini sono prima di tutto bambini, sempre e ovunque. Coloro che hanno una qualsiasi forma di disabilità hanno gli stessi diritti e gli stessi sogni di tutti gli altri.”
La vicenda di Nujeen ha commosso tutto il mondo; Malala Yousafzai, autrice di Io sono Malala e Premio Nobel per la Pace, ha commentato così: “La storia di Nujeen, giovane donna straordinaria e profuga siriana, ricorda al mondo che i rifugiati, come tutti gli altri, sognano la pace, un’istruzione e una società migliore. Nujeen mi ha insegnato a sognare senza pormi dei limiti. È un’eroina. Tutti dovrebbero leggere la sua incredibile storia e trarne ispirazione.”