Cento capi, un armadio solo: le scarpe

Scarpe, quel magnifico accessorio che da solo fa un look.

Vediamo quali sono le 10 paia che nel nostro armadio non devono mancare mai. E procediamo dal basso verso l’alto, ossia dal tacco 0 al tacco 12

  1. Infradito

Sì, anche l’infradito dobbiamo averla tra le calzature must. Spiaggia? Piscina? Palestra? Spa? L’infradito ci vuole e che sia di buona qualità altrimenti ci si ritrova con il piede pieno di tagli e vesciche. Occhi a quelle con le fascette di plastica troppo rigida o con il fermino infradito troppo tagliente. Le classiche intramontabili sono le Hawaianas, tinta unita o fantasia, queste siamo sicure che andranno di moda anche tra vent’anni. Per un plantare più tecnico, anche Crocs ha disegnato una sua versione infradito della classica comma leggera che contraddistingue il marchio. Classiche o sportive, la regola è una: osare con i colori.

  1. Sneakers di tela

Che siano Converse o che siano Superga, queste sono le scarpe “sportive” più versatili della stagione primavera-estate. Si abbinano con il casual e con un abitino serale, donandoci tutta la comodità del rasoterra senza farci sentire goffe.

Hanno anche un enorme vantaggio: se si inzaccherano, impolverano o macchiano, un tuffo in acqua e sapone di Marsiglia et voilà… tornano come nuove.

  1. Sneaker di pelle bianca

Le passerelle degli ultimi anni le hanno ufficialmente sdoganate dalla loro etichetta sportiva e ora le possiamo sfoggiare con disinvoltura anche con un pantalone elegante, un abito o un cappotto di cachemere. A mio avviso sono perfette per sdrammatizzare un look formal, rendendolo più easy e levandoci anche qualche anno. Le mezze stagioni non saranno più un problema.

Il tocco in più: tenerle pulite con la gomma magica e lucidarle. La sneakers di pelle vuole bianco ottico o nulla, Victoria Beckham insegna.

  1. Ballerine

Gioia e dolore di ogni donna. Vogliamo tutte un tocco di eleganza abbinata alla comodità e, specie per chi è molto alta, la ballerina rappresenta la soluzione ottimale.

Per mia esperienza, però, quella giusta è difficile da trovare. Più volte ne ho comprate convinta che fossero “The one”, ma dopo dieci minuti di camminata, si rivelavano uno strumento di tortura del demonio, lasciandomi i talloni completamente sbucciati.

In questo caso, bisogna mettere mano al portafoglio e puntare su quei brand che hanno fatto della ballerina il loro prodotto di punta: Repetto e Tory Burch. Dopotutto, forse è meglio spendere duecento euro per un paio comodo, che buttare dieci paia da venti euro perché fanno male.

  1. Stivali da equitazione

Ovviamente non parlo di quelli sportivi da competizione, da comprare nei negozi dei sellai, ma solo del modello: il classico stivale in cuoio (o simil-cuoio) alto fin sotto al ginocchio, dal polpaccio sagomato, tacco piatto di un centimetro e fibbia alla caviglia.

Questo tipo di scarpa è un must intramontabile dell’autunno, che rende glamour ogni jeans, conferendogli quel look old England che fa sempre colpo. Con una lucidata sono sempre perfetti e se di buona fattura, durano anni senza sentire i capricci della moda.

Per non sbagliare, Pollini e Gucci.

  1. Sandali

In questo caso, questo punto vale doppio. È la scarpa estiva per antonomasia e vale la pena averne un paio a suola bassa e un paio con il tacco. Gioielli, bohemien, alla schiava, il sandalo è il compagno perfetto da abbinare a un maxi abito svolazzante, a un vestito da spiaggia o a un caftano di lino. Il tocco in più? Che siano color nude, per regalare alla gamba qualche centimetro di slancio in più!

  1. Tronchetti

Altro giro e altro regalo per quanto concerne il guardaroba autunno-inverno. Seppur si trovino tronchetti alti e tronchetti bassi in egual misura, per il particolare design della calzatura, io suggerisco sempre di comprarla con un po’ di tacco perché, ahinoi, il collo corto della scarpa sega la gamba. Però è un classico, specie per quegli outfit che devono coprire la fascia oraria “da mattina a sera”, in quei giorni o per quelle persone che non hanno modo di cambiarsi per ogni appuntamento. Con il tacco largo, portarle per 12 ore di fila non sarà un problema.

  1. Stivali alti

Ossia, quelli che arrivano a metà coscia. Lucidi o scamosciati, alti o bassi, la moda li ha rilanciati con prepotenza, dando un tocco un po’ più aggressivo anche all’outfit più romantico. Personalmente li amo molto, perché mi regalano quell’iniezione di grinta per affrontare la giornata più di un buon caffè.

Diciamocelo: abbiamo bisogno di quella scarpa che ci faccia sentire le regine del mondo!

  1. Zeppe

Non piacciono a tutte, ma Dio le benedica! Ne sono un esempio Kate Middleton e la regina Elisabetta. The Queen detesta la scarpa a zeppa, ma Kate non può farne a meno, perché sono comodissime. Vuoi mettere tutto il vantaggio di una scarpa con il tacco ma senza sentirne il fastidio.

D’estate salva molti dei miei outfit indecisi, perché, ne dubbio, tacco o flat, la zeppa s’inserisce come una comoda via di mezzo.

  1. Stiletto tacco 12

Serve un motivo?

 

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Cercasi Babbo Natale disperatamente

Cercasi Babbo Natale disperatamente di Eli Easton.

Gabriel Martin, detto Gabe, studente di giornalismo è al settimo cielo perché gli è stato chiesto di scrivere il suo primo articolo. Deve scoprire chi è il Babbo Natale misterioso che ogni anno, alla festa di beneficenza per l’orfanotrofio si presenta portando gioia e magia ai piccoli ospiti della struttura.

L’entusiasmo si spegne presto e Gabe crede di dover scrivere solo un banale articolo natalizio, ma presto tutto si trasforma in qualcosa di più importante; sì, perché il giovane giornalista ha tutti gli elementi per capire chi si celi dietro al vestito di Babbo Natale, però si rende anche conto che svelando la verità, il ragazzo di cui si sta innamorando ed entrato nella sua vita come un fulmine a ciel sereno, Mack McDonall possente e famoso lottatore di punta dell’università Winsconsin-Madison, potrebbe allontanarsi e perderlo definitivamente.

Gabe capisce e scopre che Mack ha tanti ricordi legati all’orfanotrofio, ma proprio per questo deve aiutare il ragazzo che gli ha rubato il cuore, a far pace col suo passato e a lasciarsi andare al loro intenso rapporto. Gabe riuscirà nel suo intento? Sicuramente la magia del Natale e il consolidamento della loro unione saranno ingredienti fondamentali nel favorire il perfetto lieto fine.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Anteprime Newton Compton

Le anteprime Newton Compton scelte da Mirtilla Amelia Malcontenta per voi.

LA RAGAZZA NELL’ACQUA di Robert Bryndza. La piccola Jessica Collins esce di casa per andare alla festa di compleanno di una sua amica, ha 7 anni e tanta voglia di sentirsi grande. La piccola deve percorrere pochi passi per arrivare alla casa sullo stesso viale della sua, dove si sta svolgendo la festa; ma Jessica non arriverà mai a quell’appuntamento perché la ragazzina sparisce letteralmente nel nulla. Di lei non si saprà più niente; le indagini verranno chiuse e archiviate lasciando il silenzio a celare i singhiozzi della madre e della sorella, e sgretolerà questa perfetta (almeno all’apparenza) famiglia irlandese emigrata a Londra durante il boom economico degli anni ’80. Dopo 26 anni i resti del corpo di Jessica verranno ritrovati dalla Detective Erika Foster, che riaprirà il caso e lotterà per portare verità e giustizia nella morte di questa giovane troppo prematuramente scomparsa. Le poche prove, i tanti anni passati dalla sparizione, e l’intricata matassa da districare di segreti, bugie e falsità non faranno demordere la bravissima detective nel portare luce e verità, su questo caso che sembra non avere soluzione. La scrittura di Robert Bryndza è l’elemento fondamentale per rendere anche questo suo ultimo thriller degno di essere chiamato tale. Il suo stile inconfondibile, porta il lettore ad avere il fiato sospeso sino all’ultima pagina. Nulla è ciò che sembra in questo libro, tranne la caparbietà e l’intelligenza che contraddistinguono la protagonista Erika Foster. Vi suggerisco di leggerlo perché chi ama i thriller non può lasciarselo scappare; chi vuole avvicinarsi al genere non potrebbe fare scelta più giusta.

HO SPOSATO UN MASCHILISTA di JOANNE BONNY. “Quindi mi stai dicendo che non mi dai la promozione solo perchè possiedo un paio d’ovaie?” chiedo, inspirando a fondo per la rabbia e l’indignazione. “Questo è sessismo bello e buono! È discriminazione!!” “No! È semplice buon senso e devi fartene una ragione, perché è il mondo che gira così, accettalo!” “E se mi rifiutassi?” Carlo scrolla le spalle e sbotta con aria ilare: “Scatena una rivoluzione”. “Una Rivoluzione…” mormoro, meditabonda “Perché no?” Quando ho l’onore di recensire un libro, appena finito di leggerlo ne scrivo subito le prime impressioni. Con questo romanzo , non mi è stato possibile; l’ho finito due giorni fa, ma non sono riuscita a prendere carta e penna prima d’ora, perchè ho smesso di ridere solo adesso! Avete letto bene, questo romanzo è serotonina allo stato puro! Tutto si concentra sulla super protagonista, una Wonder Woman femminista estrema, che di nome fa Emma. Donna forte e combattiva che da una profonda ingiustizia e delusione lavorativa, riesce a rinascere, a non arrendersi fino a realizzare il suo più grande sogno: dirigere un giornale indirizzato alle donne, diventandone portavoce e bandiera dei diritti femminili. Nella vita di Emma, intrisa di lavoro e parità dei sessi, tutto sembra perfetto, ma i suoi collaboratori più fidati, nonché migliori amici l’iscrivono per gareggiare nel programma televisivo “Chi vuol sposare un milionario?”. La nostra Emma Fontana si ritroverà in questo format super trash a vivere un’esperienza lontana anni luce dalla sua realtà; ma talmente tanto incredibile da portarla a riconsiderare le basi stesse dei suoi princìpi. Conoscerà le altre splendide partecipanti che concorreranno con lei per cercare di far innamorare il Bachelor italiano, ma soprattutto incontrerà gli occhi magnetici, il fisico statuario del milionario che cerca la donna dei suoi sogni: Marco Bernardi e dietro le quinte Leonardo, fascinoso fratello del ragazzo maschilista e presuntuoso che siede sul trono del programma. Sono tantissime le situazioni incredibili ed esilaranti che irrompono tra le pagine di questa commedia romantica. Si ride tanto, si ride di cuore e con gusto, ma il messaggio arriva comunque forte e chiaro: la forza delle donne rende il mondo un posto migliore. Leggete questo libro, vi offrirà pagine di delicato romanticismo e irrefrenabile comicità; un mix perfetto che lo rende sicuramente un romanzo che vi consigliamo.

La befana vien di notte

LA BEFANA VIEN DI NOTTE Regia di Michele Soavi, con Paola Cortellesi e Stefano Fresi.

Questo film uscito pochi giorni fa è la perfetta trasposizione cinematografica di una fiaba. Una fiaba con la F maiuscola. Protagonista indiscussa della pellicola è la Befana (Paola Cortellesi) e il suo rapimento a opera di un losco individuo (Stefano Fresi), che sotto molti aspetti ricorda il cattivo Mangiafuoco di Pinocchio.

La bravissima Paola Cortellesi anche questa volta non delude il pubblico, che accorre numeroso al cinema per vederla di nuovo dar vita all’ennesimo personaggio della sua carriera. La bella attrice romana conferma la sua bravura, l’eleganza e la sua capacità interpretativa, rendendo il ruolo della Befana moderno, ma non per questo meno divertente.

Mi sembra giusto anche sottolineare che il duo Cortellesi/Fresi è un vero spasso: capaci già nel loro talento di brillare, uniti sulla scena fanno davvero scintille. Così come i bambini co-protagonisti della pellicola a cui è affidato il messaggio più importante di tutto il film, cioè che l’amicizia quando è vera, quando nasce e si rafforza nelle difficoltà è un sentimento che non teme differenze culturali, religiose o di razza e può davvero salvarci e renderci persone migliori. Andate al cinema e preparatevi a tornare bambini, gustando questo film con quella magia unica che l’accompagna… la magia del Natale.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Cena spagnola a la Taberna Vasca

In giro per Milano, passeggiata lungo il Naviglio Grande e poi… cenetta alla Taberna Vasca.

L’atmosfera è tipicamente spagnoleggiante e old. Arredamento è datato, ma fornisce un’impronta indimenticabile a questo locale. Per certi versi sembra proprio di essere in Spagna e un olè quasi scappa. Inoltre si possono ammirare riferimenti allo sport della Pelota Basca, facendo intuire che il proprietario del ristorante sia stato un giocatore di questa specialità.

Il menù è ricco e fa aumentare l’appetito che è già elevato. Il brontolio dello stomaco non fa indugiare molto sulla scelta, così decido per la classica paella valenciana e i gambas al ajillo. Il servizio è impeccabile come il profumo dei cibi che mi portano.

La paella valenciana abbondante e i sapori sapientemente distribuiti; essendo stata in Spagna varie volte e avendo, ogni visita, mangiato questo piatto tipico spagnolo, posso assicurarvi che quella della Taberna Vasca è originale e prelibata. Per chi non lo sapesse la paella valenciana ha: riso, pollo, coniglio, verdure, zafferano e paprika.

I gambas al ajillo anche per chi non conosce lo spagnolo è facilmente intuibile: gamberi all’aglio. Effettivamente è osare molto e lo si può fare se non dovete baciare qualcuno. Comunque questo piatto merita davvero. Gustoso, saporito, indimenticabile e goloso. La ricetta non è difficile: gamberi, tanto aglio, olio, peperoncino, sale e pepe. Dov’è la fregatura? La quantità di spicchi d’aglio e olio d’oliva in cui i gamberi vengono cotti. La pietanza viene servita direttamente con la pentola in cui i gamberi sono stati cucinati. È una sinfonia per le papille gustative e per lo stomaco. Devo ammettere che ho fatto la scarpetta e accompagnato il tutto con dell’ottimo Jerez secco, tipico vino della zona atlantica della Spagna.

L’unica nota dolente è il prezzo che è leggermente alto, ma è un ristorante che merita la prova. Dopo la cena vi consiglio una bella passeggiata lungo l’argine del naviglio respirando l’aria milanese e una sosta alle librerie che si affacciano lungo la via.

 

http://tabernavasca.it/

Cosa indossare a Capodanno?


Capodanno 2018: cosa indossare? Ecco i consigli in base al tuo fisico.

La serata di Capodanno è il momento più adatto per sfoggiare mise stravaganti e piene di lustrini. Osare è d’obbligo, ma senza esagerare. Come vestirsi per dare il benvenuto all’anno nuovo? 

Capodanno 2018: ecco i consigli in base al tuo fisico. 

Cominciamo dalle basi.

A Capodanno bisogna divertirsi, stare comode ma soprattutto bisogna essere al top. Il primo passo da fare è individuare il nostro tipo di corpo: siamo donne clessidra, rettangolo, mela o pera?

Nelle donne Clessidra le spalle e i fianchi hanno più o meno le stesse dimensioni e la vita è sottile con le forme classiche delle pin-up: 90-60-90. Nelle donne Rettangolo la figura ha poche curve. In genere sono snelle e longilinee come le modelle. Le donne Mela, invece, hanno poco punto vita e spesso gambe magre. Mentre le donne Pera (o Triangolo) sono di due tipi: con fianchi larghi o, al contrario, con spalle larghe e fianchi stretti, come le nuotatrici.

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Una volta individuato il nostro tipo, è bene tenere a mente che le donne clessidra non dovrebbero indossare abiti troppo corti o troppo scollati, soprattutto se hanno forme procaci: se optate per un abito corto, niente scollatura e viceversa. Le donne rettangolo stanno bene con gli abiti svasati che donino loro un tocco di femminilità. Mentre le donne Mela e Pera possono osare con gli abiti lunghi, ma rigorosamente dritti, con spacco e tacchi alti.

Capodanno 2017: cosa indossare? Veniamo ora ai colori: a Capodanno potete indossare i glitter e le tonalità più cariche: argento, oro e bronzo in primis ma anche blu navy, nero, rosso carico e bianco. Bellissimi gli abiti vintage stile anni Sessanta, con forme a trapezio che arrivano fino alle ginocchia e che vanno bene per tutte le corporature soprattutto se corredati con tacchi alti (meglio se a spillo) e una pochette: molto belle le proposte di Liu-Jo, Nina Ricci e Rochas; o una clutch, come quelle di Miu Miu e George J. Love, per dare un tocco chic al nostro outfit. I pantaloni, neri e di tessuti leggeri come la seta, vanno bene alle donne Triangolo, o se siete alte con un corpo snello; mentre gli abiti corti monospallavanno benissimo per le donne Mela.

A Capodanno è meglio optare per la tinta unita: al bando dunque le stampe floreali e geometriche. Le perle sono un must così come i cristalli di Swarovski, in tutte le loro varianti: bracciali, collane, orecchini e anelli. Attenzione a non indossare troppi gioielli, l’effetto albero di Natale è da evitare come la peste. Così se si indossano abiti lucidi è bene puntare sugli orecchini o su un bracciale importante ma niente collana, se non un delicato punto luce.

Di grande tendenza quest’anno gli abiti o le gonne in seta lucida o in voile con effetto plissé, stile Marilyn, e gli abiti di pizzo corti e lunghi. Tessuti importanti per una serata altrettanto importante. I capelli, se lunghi, meglio alti o sciolti in vaporose onde che incorniciano il viso. Se si ha voglia di tagliarli, va molto di moda il bob o carré stile Valentina per essere sempre perfetta e sbarazzine in ogni occasione.

Divertitevi e siate splendide. Auguri!

C’era una volta… Maleficent!

Da pochi giorni ho avuto una splendida notizia: la mia migliore amica Annalisa mi ha scelto come Madrina della sua bambina. La felicità mi ha sovrastato e un sorriso è nato sul mio volto… peccato che questa mia esternazione di felicità abbia fatto impallidire i presenti e che, titubanti, abbiano affermato: “Assomiglia a Maleficent!” Ho avuto un attimo di esitazione, perché dinnanzi a me è apparsa la mitica Angelina Jolie, ma la realtà era un’altra: la mia famiglia non intendeva decantare la mia somiglianza con la bella attrice (anche perché questa somiglianza non esiste), ma voleva sottolineare la mia vicinanza per stile e modi della perfida regina cattiva dell’immortale fiaba Disney. Be’, sapete che vi dico? Io ho sempre tifato, sin da bambina, per le perfide matrigne e per le streghe delle fiabe che ci hanno accompagnato sin dalla più tenera età… Perché voi, per chi tifate?

Il “C’era una volta..” per me ha sempre avuto un solo e unico insegnamento: “Ragazza, alza i tacchi, smetti di sbavare per il Principe Azzurro e segui la strega che può sicuramente aiutarti di più, rispetto a uno che per capire dove trovare la proprietaria di una scarpetta ha mandato al posto suo il ciambellano, costringendo quel poveraccio ad annusare i piedi a tutte le donne del regno!”. Mi basta il palinsesto natalizio della Rai per capire che la lotta è impari e dura da gestire tra le due categorie: Principesse vs Streghe, ai ballottaggi vincono le Principesse, ma nulla è perduto fino a quando ci saranno persone come me, a cercare di far emergere e apprezzare ancora di più l’altra categoria. Mi sento in dovere di spiegarvi le mie motivazioni perché lo slogan “Tremate, tremate le streghe son tornate”; un pò m’appartiene e non è per nulla banale!

Se ci tuffiamo tra le sequenze dei vecchi film Disney e le loro più moderne versioni, la strega cattiva ha sempre mantenuto quel suo fascino etereo e sublime. Al contrario la classica principessa si porta dietro una sfortuna, che neppure un moscerino sulla A24 riuscirebbe a tenerle testa. Sono ricche, ma finiscono, nell’ordine: Biancaneve a fare da cameriera ai nani nel bosco, Aurora a fingere il sonno eterno per non andare neppure a disinfettarsi il dito dopo che l’ago del telaio l’ha punta; Cenerentola che per andare a un ballo deve noleggiare un NCC , pagarsi una terapeuta per infondersi un minimo di autostima e ricordarsi di rientrare entro mezzanotte sennò scatta la ZTL e lei non ha il permesso!

Queste donzelle sono sempre belle, sempre giovani, sempre buone. Mamma mia, che monotonia! Ma viva le streghe con gli sbalzi d’umore e l’ossessione per il nonno dei filtri Instagram: lo specchio magico! Non vorrei sembrare troppo di parte, ma come pensavo proprio stasera, mentre guardavo Biancaneve , il mio alter ego le diceva: “Tesorino, invece di chiudere gli occhi e tenere le braccia incrociate, alzati in piedi e prendi a calci quel bruto del cacciatore; così la prossima volta non sarà un suo ripensamento a tenerti in vita, ma il corso intensivo di autodifesa che hai fatto, per essere libera di andare nel bosco quando ti pare e non quando te lo chiedono gli altri!”. Anche per Cenerentola un paio di consigli spassionati li potrei anche scrivere visto, che li ho in punta di penna da quando mia zia mi leggeva il libro nelle sere d’estate nel secolo scorso; consigli del tipo: “Carissima, ma perché non hai cercato di fuggire da quella magione dove ti tenevano prigioniera e invece di parlare e cantare con topini e uccellini, non ti sei rivolta alle forze dell’ordine? lo so, lo so… sono dissacrante e per nulla romantica, ma è troppo facile stare dalla parte delle principesse.

Adoro le Streghe cattive perché, al contrario delle loro figliocce e/o figliastre, loro non aspettano la carrozza che le porta a fare shopping, no, no. Le streghe vanno in Mercedes e parcheggiano in doppia fila e se beccano le multe se le pagano da sole… sperando non con i soldi dei contribuenti del regno! Non temono nessuno e vivono in costante equilibrio tra la consapevolezza che un loro sguardo indagatore possa indurre chiunque alla verità, e la certezza che le principesse stesse, per trovare la loro strada, dovranno sempre e comunque confrontarsi con la loro forza che derivi da una mela stregata o da torre incantata . Sono loro stesse il fulcro della storia, ma lasciano alle donzelle la possibilità di brillare di luce riflessa, perché chi tiene in mano la bolletta e fa quadrare i conti, statene certi sono sempre le streghe cattive, osservatele meglio e poi mi direte!

Mirtilla Amelia Malcontenta

Cento capi, un armadio solo: giacche e cappotti

Visto che il freddo ormai è arrivato, è il momento di parlare dei cappotti. Leggeri, pesanti, lunghi, corti, vediamoli tutti.

  1. Trench

Grande classico quello color kahki, con il bavero e la cintura, lungo fino al ginocchio, che in autunno regala sempre un tocco molto british. Quello di Burberry è intramontabile, un autentico must, ma se non abbiamo 1500 euro da investire (anche se considerata la qualità e il taglio ever-green, ci durerà a vita), se ne trovano di ogni foggia e colore anche di fascia più low cost.

  1. Cappotto di cammello

Come sopra, anche il cappotto cammello è un trend eterno, che se una volta era considerato troppo bon-ton, da signora medio borghese, oggi con l’arrivo dell’androgino, se abbinato a un look molto stilizzato, total black, diventa subito molto grintoso. Per andare sul sicuro, il modello 101801 di Max Mara è quello su cui puntare.

  1. Blazer

La giacca blazer femminile è un’idea del genio di Armani, quando negli anni ’80 è stata lanciata la figura della donna in carriera, che per necessità lavorava in un mondo di uomini. Oggi fa diventare formal anche un look T-shirt/jean e si può indossarla con gli abbinamenti più azzardati. Un blazer nero, ci vuole sempre.

  1. Giacchino jeans

È quel capo sbarazzino e che a primavera tiene caldo senza far sudare. Comodo, sportivo, sempre di moda, ha un solo difetto: ogni anno cambia il taglio trend, quindi, Levi’s è il punto di riferimento per non sbagliare. Il trucco sta nel giocare bene con gli accessori.

  1. Biker di pelle

Confesso: le giacche di belle da motociclista sono la mia passione. Con il bavero o collo alla coreana, con i bottoni o la zip, ai biker non resisto. Fateci caso, non c’è primavera o autunno che i negozi non propongano le giacche in pelle. Se volete giocare con i colori più pazzi, le catene low cost propongono biker dai colori fluo, fino ai glitter (rigorosamente ecopelle), altrimenti, un chiodo in vera pelle, se ben tenuto e trattato con l’apposita cera, potrete tramandarlo alle vostre nipoti.

  1. Caban da marinaio

È la giacca di lana sportiva ma elegante che a tutte serve per quell’occasione formale/informale per la quale non sai come vestirti. È una via di mezzo tra la giacca e il cappotto: collo alto, doppio petto, linee dritte, tasche verticali scalda mani, ed è subito Corto Maltese.

Dà il suo meglio se sotto indossiamo un maglione a collo alto bianco.

  1. Giacca smoking

I red carpet di Hollywood ci propongono sempre più spesso attrici che indossano la giacca dello smoking buttata sulle spalle, mentre sotto indossano un abitino iper femminile o una camicia con trasparenze e vedo-no vedo. La versione che preferisco è quella con il risvolto sottile, foderato in seta che regala il tocco in più al look.

  1. Piumino con cappuccio

Cosa vogliamo fare con le temperature sotto zero? Congelare? Noo! Sembrare omini Michelin? Neanche! L’appropinquarsi dell’inverno è segnato solo da una missione: trovare il piumino perfetto. E qui, care amiche, ci sono pochi consigli da dare. Dipende dal proprio fisico, da quanto si è alte, asciutte o formose, capire che piumino sia adatto a noi. Ci sono quelli corti, quelli lunghi, quelli bombati, quelli extra-slim e sarò sincera, la ricerca potrebbe essere l’unica.

Ma quando troverete il piumino perfetto, non lasciatevelo scappare, sarà amore eterno.

  1. Gilet

Da tenere aperto o chiuso a seconda del look: boho chic oppure on fleek? Mi piace buttare un gilet su una camicia o una T-shirt per rendere più dinamico l’insieme, o per rendere interessante una maglietta anonima. Il gilet è un altro degli indumenti rubati al guardaroba maschile, e io adoro rubare pezzi di vestiario al mio lui. Tanto non se ne accorge.

  1. Stola

Può sembrare un pezzo d’altri tempi, ma la stola buttata morbidamente sulle spalle, unisce l’utile al dilettevole: scalda e fa scena.

Più è ampia, più l’effetto è drammatico. Che sia di velluto, di seta o di cachemire, è il tocco ideale per distinguersi. E poi, a tutte, una volta nella vita capita di andare a teatro, e a teatro, non si mette il cappotto.

Harry Potter: un classico della letteratura per ragazzi! Intervista a Mariagrazia Mazzitelli

Babbani, Cioccorane, dissennatori, mezzosangue, in quali romanzi troviamo queste parole? Nella saga di Harry Potter naturalmente. Sono passati vent’anni dall’uscita del primo libro di J.K. Rowling ma il successo del piccolo maghetto non accenna a diminuire. Qual è il suo segreto? Lo abbiamo chiesto a Mariagrazia Mazzitelli, direttore editoriale di Salani, editore per l’Italia della saga.

Come arriva la Salani a comprare i diritti del libro? Che cosa ci ha visto di interessante?

Dobbiamo tornare indietro nel tempo al 1997. Salani continuava a ristampare Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepulvedaa testimonianza della determinazione della nostra casa editrice a credere che un libro per ragazzi di valore è un libro per tutti, senza limiti di età. Harry Potter e la pietra filosofale arrivò attraverso la nostra scout inglese e il nostro ufficio diritti, con la segnalazione di “romanzo di qualità di un’esordiente”, pubblicato da Bloomsbury

Fummo consigliati di guardarlo abbastanza in fretta. Lo lessero Luigi Spagnol e Donatella Ziliotto. Era in effetti un libro di qualità: la cosa che colpiva di più era la costruzione fantastica, l’inesauribile moltiplicarsi delle invenzioni, una fantasia senza limiti. Facemmo una sorta di riunione in redazione, in cui decidemmo che, considerata la qualità della produzione Salani, dovevamo fare un’offerta anche per questo, non poteva mancare nel nostro catalogo. Tutto qui. Non c’erano altre notizie sul libro e sull’autrice, non era ancora niente, neanche un caso. Dall’Inghilterra sapevamo solo che era stato proposto anche ad altre case editrici italiane e che, forse, ci sarebbero state altre offerte. Luigi diede la svolta, offrendo una cifra alta per i primi due libri della serie, un two books deal. Un’offerta con un anticipo da libro per adulti, per intenderci, allora che il mercato dei libri per ragazzi aveva parametri più bassi. L’offerta fu accettata, nell’ottobre del 1997 avevamo il contratto. Pensammo quindi di pubblicare la nostra edizione nel maggio del 1998; affidammo la traduzione a Marina Astrologo, e le illustrazioni a Serena Riglietti. Preparammo un dépliant per la riunione cedola estiva, abbastanza di impatto con lo slogan “Il debutto di un nuovo Roald Dahl”, e che, evidenziato in un punto, riportava come temi di fondo: “La fragilità dei rapporti umani, le relazioni di potere tra adulti e bambini, l’abuso di potere da parte di chi lo possiede”. Rileggendo questo brano a distanza di anni, be’ un po’ di intuito l’abbiamo proprio avuto.

Quando avete acquisito i primi due libri, sapevate che facevano parte di un progetto più ampio?

Sì, ma non sapevamo come la storia si sarebbe evoluta, come certe caratteristiche dei personaggi sarebbero state importanti e funzionali per l’intera vicenda. Per molti aspetti navigavamo a vista affidandoci esclusivamente sulla nostra lunga esperienza e professionalità nel settore di libri per ragazzi. Le racconto una curiosità: quando abbiamo pubblicato la nostra prima edizione, Harry Potter in copertina non portava gli occhiali e il nome dell’autrice era scritto per esteso. Ricevemmo a distanza di mesi una lettera di protesta dall’agente, con la richiesta di modificare entrambe le cose in una ristampa. Ma chi avrebbe mai potuto prestare tanta attenzione agli occhiali e chi sapeva che l’indicazione del contratto con le iniziali al posto del nome per esteso rispondeva a una scelta precisa dell’autrice, nel ricordo di A.A. Milne, e forse del fatto che era meglio non identificare il sesso dell’autore, nel caso di un’esordiente? Noi pensammo solo a una affrettata scrittura del contratto.

Alla luce di tutto ciò come è stata affrontata la traduzione e di seguito l’editing dei testi?

Dal punto di vista della traduzione, è stato un lavoro molto impegnativo (abbiamo dovuto inventare tutti i nomi), un lavoro collegiale, molto divertente; sono nostre creazioni parole come: i Babbani, le Cioccorane, le Caramelle Tuttigusti +uno. In Harry Potter i nomi di persone o di luoghi contengono quasi sempre un’allusione, una parodia, un gioco di parole. Molto spesso è stata mantenuta la forma inglese, perché più evocativa e immediata, altre volte si è scelta una traduzione che ricalcasse il significato dell’originale o privilegiasse l’assonanza, altre ancora un’interpretazione che rendesse la suggestione comica o fiabesca o quotidiana del contesto. Ma solo dopo l’uscita di tutti e sette i volumi abbiamo pensato di rimettere mano all’intero corpo del testo cercando di dare maggior voce al romanzo originale. Le prime traduzioni seguivano esclusivamente il testo in questione, non avevamo la possibilità di capire che cosa sarebbe accaduto dopo, questo ha comportato un lavoro maniacale sul libro in uscita, mentre l’aspetto corale non veniva toccato e soprattutto non era possibile mettere nella giusta prospettiva l’evoluzione di tutti i personaggi. Stefano Bartezzaghi insieme a un team molto competente e preparato sul mondo di Harry Potter ha rimesso mano a tutto ciò, soffermandosi su ogni singola parola, cercando di capire se mantenere il nome dato da noi, utilizzare la parola originale, oppure cercarne una nuova, alla luce di tutto ciò che ormai sapevamo sulla saga e su ciascun personaggio. È stato un lavoro enorme e di grossa responsabilità, ma crediamo di avere centrato l’obiettivo finale: quello di dare ancora più spessore all’intera vicenda e ai suoi protagonisti, come era nelle intenzioni dei testi originali.

Alle case editrici non capita tutti i giorni di imbattersi in un libro che entrerà negli annali dell’editoria, oltre a diventare un classico della letteratura. Come definisce questo successo?

Magico? Sicuramente unico in questa vicenda editoriale è il rapporto creatosi con gli agenti Mr Christopher Little prima e con Neil Blair dopo e con le persone che hanno lavorato e lavorano con loro, e anche quel comitato di editori europei di Harry Potter che due volte l’anno si sono incontrati  per parlare e per scambiarsi idee sulle situazioni delle vendite e della promozione nei vari paesi.

Poi bisogna credere nella qualità e avere fortuna. Non trovo altre parole, non ci sono stati altri segreti. 70% di fortuna avrebbe detto Mario Spagnol, sulla base della sua ricetta di editoria, 10% di intuito (il restante 20% 10 umiltà, 10 curiosità, ma non in questo caso). In questa vicenda fortunata, ho solo il rammarico che lui non abbia fatto in tempo a vivere con noi questo successo.

Quando avete capito che Harry Potter sarebbe diventato un fenomeno di livello mondiale e che anche in Italia avrebbe fatto impazzire milioni di ragazzi?

L’8 luglio del 1999 esce in Inghilterra il terzo volume Harry Potter e il prigioniero di Azkaban; La rivista americana “Time” dedica la copertina a Harry Potter, i cui primi due volumi sono già usciti sul mercato americano in tempi molto ravvicinati. È la consacrazione. Dilaga la Harrypottermania nel mondo. E anche da noi il decollo è immediato, la nostra azione di promozione è sicuramente facilitata, sostenuta dall’impegno di tutti: il 22 ottobre del 1999 esce il secondo volume Harry Potter e lacamera dei segreti, con una tiratura di 21.000 copie ed è subito richiesta una ristampa del primo volume. Il resto è storia.

Quali potrebbero essere le ragioni di un così enorme successo che non accenna a diminuire?

Harry Potter ha intercettato lo spirito di quel tempo, ha segnato un’epoca e una generazione, ormai chiamata appunto “generazione Harry Potter”. Ma poi è andato oltre ridefinendo i canoni di ciò che i ragazzi ricercano in generale nelle loro letture: uno specchio della loro vita, una lettura che sia alla loro altezza e storie appassionanti. Harry Potter è questo.

Chi è la signora Rowling?

Joanne Kathleen Rowling, J.K. Rowling sulle copertine, ormai, come tutti sanno, è più ricca della regina d’Inghilterra. Una donna particolare, dotata di una logica ferrea e di una visione morale della vita, che in un’ansa del suo straordinario cervello (“La sua immaginazione,” dice Stephen King, “dovrebbe essere assicurata presso i Lloyds di Londra per due o tre miliardi di dollari.” Entertainment Weekly, 11 agosto 2003),sin da bambina, si è abituata a costruire storie e si è raccontata la realtà. Non si possono altrimenti scrivere sette romanzi in cui ogni elemento è così prezioso per l’architettura generale dell’opera.

La case editrice come ha affrontato il successo della saga?

Non sedendosi sulla fortuna. Migliorare sempre la qualità del prodotto attraverso un lavoro costante e continuo.

Harry Potter si può già definire un classico della letteratura per ragazzi?

Sì, sono 20 anni dalla prima uscita e non c’è bambino o ragazzo che non si approcci alla saga. A oggi si può ben dire che Harry Potter è un vero classico della letteratura per ragazzi.

A suo avviso all’orizzonte c’è sentore di qualche manoscritto che potrebbe ricalcare, almeno in parte, il successo del maghetto?

Non si può prevedere. Sicuramente il successo di Harry è stato straordinario e forse per certi aspetti irripetibile. Molto probabilmente noi non lo vedremo.

Che lettori sono i ragazzi?

Non c’è una tipologia di lettore. Ci sono quelli che leggono in maniera bulimica, chi solo per dovere, altri saltuari e solo determinate cose.

Quali sono i criteri, se essi ci sono, per la scelta di un testo per ragazzi?

Bisogna scegliere con gli occhi dei ragazzi, calarsi nei loro panni. Non si può editare un libro per questa fascia di età e pensarlo con la mente di un adulto.

Che cosa vuol dire essere direttore editoriale di una casa editrice per ragazzi?

Vuol dire una grossa, ma bellissima, responsabilità. Di fatto la lettura di un libro può segnare profondamente il modo di essere di un ragazzo anche da adulto. Io ne sono un esempio, se sono quella che sono oggi lo devo anche a un libro che lessi da bambina e che mi segnò molto. Non sempre, poi, i libri più famosi sono quelli che di più influenzeranno le nostre scelte. Ognuno ha il proprio romanzo di riferimento. L’importante è trovarlo. Per chi come noi fa libri per ragazzi la cosa più importante è gettare un seme, poi ognuno raccoglierà quello che maggiormente avrà un senso per lui.

Manola Mendolicchio

Dalla Francia un assaggio di Alba

Oggi usciamo dai confini italiani e ci addentriamo in quelli francesi. Vi parlo della bottiglia stappata con dei cari amici qualche giorno fa. Il vino in questione è L’Alba dell’azienda vinicola Jean-Louis Tribouley che produce solo vini con certificazione Bio nella zona Latour De France, un piccolo paesino francese vicino ai Pirenei Orientali.

 

Come sempre, prima uno sguardo all’etichetta che è molto semplice, ma rimane impressa nella mente per i suoi colori vivaci.

Ora ci dedichiamo a questo nettare di Bacco. Il colore è intenso e di un bel rosso rubino; i profumi di frutti rossi sono delicati, come le note vegetali. Al palato sprigiona tutta la forza della terra calcarea e argillosa, dal quale proviene e del vigneto i cui ceppi sono cinquantenni. È un vino secco, deciso, dissetante e persistente, che si accompagna molto bene con un piatto di arrosto o del gulasch.

Si consiglia di stappare e lasciarlo decantare così da poterlo assaporare al meglio. Lo consiglio come regalo per chi ama degustare sempre qualcosa di nuovo.

 

Vin de France, 70% carignan, 15% syrah, 15 % grenache, all in ciment tank

 

http://www.bio66.com/fr/annuaire/vins-8/domaine-tribouley-jean-louis-latour-de-france-102.html