Doll Therapy per i malati di Alzheimer

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L’Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante che colpisce, più comunemente, in età avanzata.

Il primo sintomo, più frequente, è la difficoltà nel ricordare eventi recenti, ma non solo: con il passare del tempo può portare sintomi come afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé, problemi nel comportamento. Ciò porta la persona, inevitabilmente, a isolarsi nei confronti della società e della famiglia. A poco a poco, le capacità mentali basilari vengono perse. La velocità di progressione può variare, ma l’aspettativa media di vita, dopo la diagnosi, è dai tre ai nove anni. Una malattia che distrugge interiormente, a poco a poco, chi ne viene colpito, ma che porta anche tanta sofferenza ai familiari che si sentono impotenti di fronte a questa malattia devastante. Non vi è molto da fare, non esiste una cura effettiva che la combatta completamente sino a farla scomparire, purtroppo. Ma un modo di aiutare queste persone esiste e credo sia un modo davvero incredibile e unico.

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Nasce in Svezia, alla fine degli anni ’90, la Doll Therapy. Grazie a Britt Marie Egedius Jakobsson, una psicoterapeuta, e mamma di un bimbo autistico.

Da allora e sempre più, in Europa, vengono create le bambole Joyk  per stimolare l’empatia e le emozioni, diventando sempre più oggetti simbolici nelle relazioni di aiuto.

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Una bambola può trasformarsi da semplice giocattolo a strumento terapeutico: si tratta di bambole bellissime create per stimolare e favorire lo sviluppo e la continuità delle emozioni degli anziani vittime di questa terribile malattia. Il loro sguardo dolce, il loro peso, la pelle setosa e i capelli morbidi, sono tutte caratteristiche che permettono di creare empatia. Queste bambole speciali hanno caratteristiche particolari che le differenziano dai giocattoli comuni: sono diverse nel peso, nelle dimensioni, nei tratti somatici e persino nella posizione di braccia e gambe. La Doll Therapy è un trattamento di carattere non farmacologico che prevede la possibilità per l’ammalato, attraverso la bambola, di esternare le proprie sensazioni e ricevere stimoli per le relazioni interpersonali. Infatti, nel rapporto con le bambole, la persona può ripetere le proprie esperienze infantili, recuperare la funzione di accudimento vissute nel ruolo madre/padre. Rivivendo tali esperienze, la persona affetta da Alzheimer, viene portata dolcemente a comunicare con gli altri, a stimolare la memoria, ad allentare e a gestire i disturbi a volte aggressivi che la malattia comporta.

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L’utilizzo di bambole per donne o uomini che affrontano questa terribile malattia, o l’utilizzo anche di particolari cani di peluche anch’essi creati con lo stesso scopo, può far davvero la differenza, perché l’aspetto emotivo in questa malattia è il punto focale. L’emozione positiva può accompagnare il malato e far sì che possa vivere ancora attimi o momenti di felicità.

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Incredibilmente… mamma!

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Il momento esatto in cui, con mano tremante, prendiamo quello stick che cambierà la nostra vita per sempre, tanti pensieri confusi popolano la nostra mente. Da una parte la paura, la consapevolezza di quello che un test positivo ci porterà, l’emozione… Dall’altra, ma non siamo ancora coscienti di ciò, l’avere a che fare con le persone che avremo intorno. Consigli, spesso e volentieri per nulla graditi, soprattutto perché non richiesti, esperienze quasi mistiche, opinioni, paure senza senso trasmesse… Insomma, tutto ciò che non vuole rappresentare questo articolo pensato, invece, per condividere con chi sta per diventare mamma, o lo è appena diventata, nella più totale e soprattutto divertente semplicità, alcuni consigli pratici.

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Punto primo, il più importante di tutti: non appena scoprirete di essere in dolce attesa l’emozione sarà intensa, incredibile, incontenibile e, come è giusto che sia, vostro marito o compagno, sarà il primo a condividere con voi questa gioia immensa. Saranno momenti a dir poco speciali, solo vostri. Parole, decisioni, la consapevolezza di diventare genitori… Godetevi questo momento per quello che è, senza pensare al resto. Le decisioni sulle cose da fare e organizzare le prenderete il giorno dopo, non c’è nessuna fretta.

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Punto secondo e, ahimé, avete tutta la mia solidarietà: condividere questa notizia con amici e familiari. Ecco… da questo momento in poi potrebbero cominciare ansie e paure che vi assicuro non hanno motivo di esistere. Ci sarà chi vi dirà che non dormirete più la notte, chi vi dirà che non sarà una passeggiata e vi guarderà con occhi quasi preoccupati, chi vi dirà che non sarete più sereni come adesso perché i bambini danno un sacco di preoccupazioni. Ci sarà anche quell’amica o conoscente che vi racconterà il suo terribile parto tra ore e ore do dolori lancinanti e intoppi, chi vi dirà di andare di corsa dal ginecologo perché non assumere immediatamente l’acido folico potrebbe creare problemi al cervello del bambino e cose così, potrei continuare per ore! Apprezzate, invece, quei pochi casi, ma proprio pochi, in cui intelligentemente vi faranno auguri sinceri limitandosi a dire quanto è meravigliosa questa notizia (queste sono persone preziose, tenetevele strette). E qui arriva il mio consiglio spassionato: NON ASCOLTATE NULLA DI TUTTO CIO’! Invece, sorridete, annuite e rispondete semplicemente: “Poi si vedrà”. Davvero, è la risposta migliore, non darete modo di ribattere cominciando discussioni infinite che vi porteranno esauste a fine giornata con vostro marito o il vostro compagno terrorizzato e incredulo da tanta invadenza.

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Punto terzo: il giorno seguente la dolce conferma, a mente lucida, non farete altro che chiamare il vostro ginecologo di fiducia e sarà lui, SOLTANTO LUI, a indicarvi tutti i passi successivi e le visite davvero utili ma soprattutto importanti. E sarà lui, SOLTANTO LUI, a indicarvi, dopo un’accurata visita che confermi la gravidanza, a dirvi quali saranno i medicinali da prendere e non, e che vi prescriverà le periodiche analisi del sangue.

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Punto quarto: è possibile che abbiate delle nausee, soprattutto i primissimi mesi in cui il vostro corpo si sta abituando a un piccolissimo puntino che crescerà ogni giorno sempre di più. Un semplice ma efficace rimedio è di fare piccoli pasti durante una giornata, ma frequenti, cercando di ridurre un pochino i grassi per favorire i carboidrati. Per esempio i crackers, sono davvero efficaci. E poi la tisana allo zenzero, bevuta sempre a piccoli sorsi. Acquistate poi alcune riviste che parlano nello specifico dei nove mesi di gravidanza, devo dire che mi hanno aiutata molto con i piccoli ma preziosi consigli indicati.

Cibo, Mangiare, Dieta, Saltine, Crackers

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Punto quinto: per le donne che lavorano tanto fuori casa e si sentono più stanche, ma anche per le donne che sono più soggette a spossatezza in questi mesi delicati, l’ideale una doccia o bagno caldi e, prima di tamponarsi con l’asciugamano, massaggiare il corpo ancora bagnato con Olio di mandorle dolci. Questa è una cosa davvero importante, in quanto la mandorla dolce ha un effetto rilassante e aiuta a mantenere la pelle tonica. E, perché no, potrebbe essere proprio vostro marito o il vostro compagno a massaggiarvi con l’olio.

Mandorla, L'Olio Di Mandorle, Secco

Punto sesto: tenete un’agendina con tutti gli appuntamenti per le visite in ospedale, quelle visite standard importanti in quanto potrete vedere con i vostri occhi come cresce il vostro bambino e avere tutte le informazioni specifiche dai medici.

Agenda, Quaderno, Libri, Appuntamento

Punto settimo: tornando un po’ indietro… Sapete che ci sarà chi continuerà imperterrito a esprimere perle di saggezza? Ecco, visto che la data del parto si avvicinerà sempre più è un’ottima cosa seguire un corso pre-parto che però va preso con le dovute cautele, perché anche se vi diranno il contrario, un bambino appena nato che praticamente non vede con i suoi occhietti in modo netto e preciso, ma vive a sensazioni e con il profumo e il tocco della mamma, non può prendere il vizio di dormire nel lettone… Spiegherò questa cosa nell’ultimo punto, vi ho lasciato intanto una piccola anticipazione. Come dicevo: corso pre-parto sì, avrete anche la possibilità di conoscere altre future mamme e di imparare esercizi utili durante il parto per alleviare i dolori del travaglio, dolori molto soggettivi e ci tengo a precisarlo. Quindi, non spaventatevi e non fasciatevi la testa prima di vivere quel momento.

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Punto ottavo: i corredini per l’ospedale. Ogni ospedale vi dirà come suddividere e preparare tutto, il mio consiglio pratico è di preparare dei sacchettini trasparenti (come quelli alimentari) con tutti i cambi per il piccolo già lavati con detersivi delicati, che vi serviranno per quei giorni che passerete in ospedale prima del ritorno a casa. E mi raccomando: tanti ma tanti cambi soprattutto per voi, per sentirvi sempre fresche e in ordine. Sembra una stupidaggine, ma vi assicuro che non lo è.

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Bambino, Ragazzo, Blu, Vestiti, Linea

Punto nono: Man mano che la pancia cresce organizzatevi con vestiti comodi ma che al tempo stesso vi facciano sentire a vostro agio. Non siamo più negli anni ’80, non è necessario indossare cose informi. Oramai molti negozi e centri commerciali hanno in commercio abiti premaman, per tutti i prezzi e tutte le tasche, davvero deliziosi!

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Punto decimo: il momento fatidico dell’inizio travaglio e di tutti i partenti che saranno attaccati alla porta della sala travaglio aspettando con ansia il primo vagito… Unico consiglio: in quella stanza ci sarete solo voi con i vostri compagni e nessuno e dico nessuno è più importante avere vicino a voi in quel momento se non l’uomo che amate. Non fatelo, non fate assistere al parto o vostra sorella, o vostra suocera, o vostra cognata, o vostra madre. Non fatelo, e non scherzo! Non appena il vostro piccolino sarà nato e vederete la faccia del suo papà… No, non ve lo dico, non si può descrivere a parole. Credo sia magia.

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Blair Waldorf – Quando la Regina salva il Re!

 

Un po’ di leggerezza non fa mai male, quindi oggi chiacchieriamo di serie tv e nello specifico di un personaggio femminile forte e deciso, proprio come le protagoniste della rubrica Pink Velvet

Per noi series addicted il nome Blair Waldorf è una leggenda!
Interpretata da Leighton Meester, Blair esce vincente per tutte le sei stagioni di Gossip Girl dal dualismo con la storica amica-rivale Serena Van der Woodsen (Blake Lively).

Queen Bee è il soprannome di Blair dal doppio significato di ape regina e Regina B., che, adoratrice di Audrey Hepburn, detta legge nell’Upper East Side e decide chi è In e chi è Out.

Egocentrica, furba, orgogliosa e subdola, Blair ama stare al centro dell’attenzione e muovere le fila delle dinamiche Newyorkesi.

Cresciuta tra l’élite di Manhattan, tagliente, snob e viziata, con il suo atteggiamento impositivo, Queen B. riesce a gestire quasi tutto e tutti, tutti tranne Chuck Bass, il suo grande amore e suo  alter ego maschile, che sposerà nell’ultima puntata della sesta serie con un matrimonio a sorpresa, quando finalmente: “La Regina salverà il Re”.
Perché cosa sarebbe mai stato Chuck senza Blair?
Eh sì! Infatti, miei cari uomini in ascolto, fareste meglio ad abbandonare per sempre vane  idee di gloria senza una regina che vi guardi le spalle e vi regga il gioco!

Blair, la regina di ghiaccio dal cuore tenero come un soffice macaron, nonostante il suo atteggiamento apparentemente cinico, ci ha fatto tifare e soffrire per lei durante i sei anni della serie Gossip Girl mentre ci regalava perle di saggezza e lezioni di vita.

Ecco le venti frasi più belle di Blair Waldorf:

#1 “Anna Bolena pensava col cuore, e le hanno tagliato la testa.”

#2 “Non puoi obbligare le persone ad amarti, però puoi fare in modo che ti temano.”

#3  “Hai una vaga idea della tortura psicologica a cui mi sottopongo per riuscire a essere carina con te?”

#4  “Una ragazza vuole Romeo, non Amleto.”

#5 “Tu sei la prova vivente che la classe non può essere comprata.”

#6 “Il destino è per perdenti. È solo una stupida scusa per stare ad aspettare qualcosa che dovresti andarti a prendere.”

#7 “Tu? Ma per favore tu sei solo una mia copia riuscita male. Tesoro la classe non è acqua è Chanel n. 5.”

#8  “Io non sono una fermata lungo la via. Sono la destinazione.”

#9  “Tre parole, sette lettere. Dille e sarò tua.” (La soluzione è I love you)

#10  “Non sei nessuno finché qualcuno non parlerà male di te.”

#11 “Non ho bisogno di un fidanzato per sentirmi soddisfatta di me.”

#12 “Non è che sono snob… È che per me non esisti!”

#13 “La mia filosofia è mai dire mai… Ma per te farei un eccezione.”

#14 “Non conta il vestito se l’indossatrice non vale nulla.”

#15 “Bisogna essere dei veri masochisti per amare un tale cinico.”

#16 “È di Vivier , vale molto di più di una scarpetta di cristallo.”

#17 “Fatti un favore: smetti di parlare. Adesso.”

#18 “Sono davvero felice per te. Ora vado a vomitare.”

#19 “Se vuoi davvero qualcosa non ti fermi per niente e per nessuno finché non l’hai ottenuta.”

#20 “Ogni volta in cui tu fai qualcosa, ricorda che io posso farlo meglio.”

A voi la scelta!

Come Audrey Hepburn

Audrey Hepburn attrice Vintage Movies MotiChi di noi non si è mai trovata di fronte all’armadio, tra le due ante aperte, a guardare, scrutare, pensare e infine decidere (il più delle volte per nulla sicure della nostra scelta), di fretta e di furia, cosa indossare? Credo che capiti a molte, senza distinzione d’età. E per qualsiasi situazione: per il lavoro, per una riunione, per una passeggiata in centro con le amiche, per una festa, per una cena romantica, per portare al parco i bambini…

Insomma, ogni situazione mette in crisi. Perché per quanto, oberate dai tanti impegni, ci diciamo che non importa, che qualcosa di comodo ci farà stare meglio durante le nostre giornate, in realtà sappiamo che non è proprio così. Altrimenti come spiegate quegli interminabili minuti di fronte all’armadio?

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C’è anche un’altra verità, però: non tutte amiamo seguire la moda del momento, per i più svariati motivi. Può semplicemente non piacerci, oppure amiamo i nostri capi semplici e ci sentiamo a nostro agio senza dover per forza indossare gli outfit del momento. Ma non è finita qui… Cosa mi dite degli accessori da abbinare? Per non parlare del trucco che tanto ci piace ma che diventa a volte frustrante, perché richiede tempo e poi pensiamo, ci convinciamo, che non siamo capaci neppure a mettere un filo di rossetto. Eppure, sappiate che il modo c’è per essere alla moda, in tutto e per tutto, senza in realtà seguirla, questa moda. Non è solo un semplice gioco di parole e ce lo insegna un’icona di stile, una bellezza anni ’50 che era davvero fuori dagli schemi per il periodo in quanto, in realtà, le donne erano piuttosto formose e appariscenti.

La nostra beniamina di oggi è l’intramontabile Audrey Hepburn: splendida attrice, umanitaria, che ha fatto del suo stile un esempio per molte generazioni. E allora, perché non provare a seguire questo suo stile senza moda né tempo per sentirci perfette in ogni situazione, mettendo in risalto la nostra semplicità?

Di seguito alcuni semplici consigli che faranno davvero la differenza:

  • L’outfit: Audrey indossava spesso un classico tubino nero che, a differenza di come si può pensare, è perfetto per tutte le fisicità. Basta trovare il modello giusto per noi, che metta in risalto i nostri punti di forza. Per chi ha braccia esili è perfetto un modello senza maniche, per chi invece ha braccia più tornite, è perfetto un modello con maniche a tre quarti. Un’accortezza e regola che vale per tutte, e che Audrey ci ha insegnato, è di indossare sempre gonne o vestiti che arrivino appena sotto il ginocchio, e allora sì che potremo davvero fare la differenza, sempre con semplicità ma classe da vendere. Per l’inverno possiamo abbinare al nostro tubino un cappotto o un trench con cintura in vita, i due capi che davvero fanno la moda, unici e indiscussi, senza tempo.

Cary Grant Audrey Hepburn Man Woman Stars

Se invece vogliamo sentirci ancora più comode un pantalone classico e, perché no, per le più audaci, una gonna a ruota. Ma ricordate: entrambi, rigorosamente a vita alta. Saranno perfetti anch’essi per tutte le fisicità. Indossati dalle donne più morbide e formose doneranno un bell’effetto clessidra mettendo in risalto le forme prorompenti. Entrambi, sia pantaloni che gonna a ruota, potranno essere abbinati a una camicetta annodata in vita con un colletto importante, o a un semplice lupetto, proprio come tanto piacevano a Audrey.

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  • Gli accessori: scarpe con tacco medio, per star comode durante il giorno ma risultando comunque eleganti, da abbinare a una pochette se le indosserete per una cena importante. Oppure le ballerine, magari di un colore vivace da abbinare alla borsa a tracolla, per una passeggiata con le amiche a fare acquisti. Occhiali da sole con lenti scure e grandi e… assolutamente un filo di perle!

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  • Trucco e capelli: la nostra Audrey aveva un regola ben precisa, una regola che, in effetti, ha il suo perché e che vi ripropongo. Innanzitutto non deve assolutamente mai mancare il mascara. Le ciglia devono essere lunghissime, voluminose, il risultato sarà più che soddisfacente, non avrete bisogno di molto altro. Un rossetto rosso, se gli occhi non saranno molto marcati dal trucco, un rossetto chiaro perlato se gli occhi saranno invece molto truccati. Per i capelli, invece, mi sento solo di consigliarvi una cosa: portateli corti, lunghi, scalati, fitti, con frangia o senza, ricci o lisci, solo come piacciono a voi e come vi fanno sentire bellissime. In fondo, anche in tal caso, la nostra Audrey li portava in modo unico e inconfondibile.

Ed è proprio così che dovrete sentirvi anche voi: uniche e inconfondibili.

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Togli il freno al tuo potenziale!

Con Tiziano Gamba, psicologo e psicoterapeuta, parliamo di potenziale. Un suo seminario dal titolo “Togli il freno al tuo potenziale” è dedicato proprio a questo argomento. Ma che cos’è il potenziale? La derivazione etimologica della parola ci fornisce un primo significato: che dispone della possibilità di realizzarsi. Lo psicoterapeuta torinese parla di due tipologie di istanze che guidano i nostri pensieri e le nostre azioni: a) la razionalità conscia, definita istanza logica; b) l’emotività, definita istanza emotiva. Quest’ultima è più forte e tendenzialmente inconscia: lo sanno bene i guru del neuromarketing che utilizzano l’emotività per condurre con più facilità il consumatore all’acquisto. Se queste due istanze si muovono in maniera asincrona, non sono cioè allineate, facciamo fatica a percorrere la strada che conduce alle nostre mete. Anzi, non riusciamo a muovere neanche il primo passo, quello che ci toglie dalla condizione in cui ci troviamo, per condurci verso quella che desideriamo. In alcuni momenti della vita, capita di sentirci bloccati, di voler dare una svolta a una particolare situazione (affettiva, familiare o professionale), ma di non riuscire a trovare soluzioni adeguate per farlo.

Che cos’è il linguaggio emotivo e quali vantaggi porta imparare a decodificarlo? 

Il linguaggio emotivo è analogico, cioè non segue le regole logiche del linguaggio verbale cui siamo abituati: le emozioni si esprimono attraverso dei segnali corporei e paraverbali che sono analoghi all’emozione che stiamo provando, ma che NON stiamo esprimendo verbalmente. Faccio un esempio: se ci troviamo di fronte a una persona che ci interessa, oppure qualcuno ci sta parlando di un argomento che ci coinvolge, in maniera istintiva facciamo dei movimenti con la bocca, come dei baci simulati o dei passaggi di lingua sulle labbra. Questi gesti inconsci sono analoghi all’emozione di piacere che esprimiamo attraverso la bocca: quando vediamo qualcosa che ci piace in modo conscio, non facciamo dei mugolii passandoci la lingua sulla bocca? Fin da neonati prendiamo quello che ci piace attraverso la bocca. E simili analogie ci sono anche per i segnali di rifiuto. L’ovvio vantaggio che si ha nel decodificare i segnali analogici che invia il nostro interlocutore è quello di sapere che cosa prova davvero, di là da ciò che dice.

Tu sei anche attore e regista teatrale, c’è una relazione tra le emozioni e il teatro?

Il teatro è emozione. Qualunque spettatore, anche se non capisce nulla di teatro, percepisce se un attore gli piace oppure no, e il parametro è sempre lo stesso: quanto lo coinvolge a livello emotivo. Un attore può essere anche bravo, ma se non coinvolge emotivamente il pubblico, quest’ultimo lo percepisce come finto. Invece, il teatro non è mai finzione, vale a dire che chi sta sul palcoscenico, per essere coinvolgente, prova davvero le emozioni che vuole trasmettere. E se non è così il pubblico se ne accorge, e lo percepisce “finto”, anche se bravo. Che cosa fanno quindi gli attori attori per mettere in scena uno spettacolo credibile e coinvolgente? Vanno ad attingere a serbatoi emotivi interni, che ognuno di noi ha! Gli attori lo fanno per mestiere, sanno benissimo che non riescono a passare le emozioni del personaggio se non attingono alle proprie, e sono allenati a farlo. È per questo motivo che utilizzo il teatro nei miei percorsi di formazione: l’uso consapevole dei bagagli emotivi permette a chiunque, a ognuno di noi, di essere molto di più di quello che “pensa di poter essere”.

Puoi regalare ai nostri lettori un esercizio pratico per superare il senso di inadeguatezza? 

Si dovrebbe individuare qual è l’emozione principale alla base del senso di inadeguatezza, che varia da persona a persona, e poi applicare un espediente paradossale, secondo il parametro della nostra istanza logica. Il trucco sta nell’andare a fornire in maniera volontaria, cioè APPOSTA, le emozioni che la nostra istanza emotiva “si procura” attraverso il senso di inadeguatezza. Poniamo ad esempio che l’emozione alla base del nostro senso di inadeguatezza sia la vergogna: dobbiamo metterci APPOSTA in situazioni in cui sperimentiamo vergogna. Questo comportamento farà sì che l’istanza emotiva ci riconosca come coloro che la “nutrono”, perché se ci procura vergogna significa che in un certo senso “la vuole”. Di là del perché ciò accada, è utile dare noi stessi ciò che l’istanza emotiva vuole: per paradosso, questo fa diminuire il sintomo. Capisco che sia contro-intuitivo, ma funziona!

Grazie Tiziano Gamba per la tua disponibilità e i tuoi preziosi consigli.

Le convinzioni limitanti influiscono in maniera ripetitiva sui risultati personali e sui diversi stili di vita; lavorare su se stessi con l’aiuto di professionisti qualificati permette di elaborare nuovi punti di vista, anche sorprendenti, attraverso cui guardare la realtà. Non dobbiamo avere paura di farci sorprendere, se vogliamo ridefinire strategie adatte a esprimere il nostro potenziale e raggiungere più facilmente i nostri obiettivi.

Promuovi la salute in pochi semplici passi

Ormai lo sanno anche i muri che la salute va preservata e come farlo, eppure guardandomi attorno continuo a vedere che sono ben pochi coloro che cercano di prendersi cura della propria salute in senso globale, sia fisico che psicologico ed emotivo. Fumiamo, beviamo, mangiamo cibo morto e tossico, non facciamo una regolare attività fisica, passiamo poco tempo al sole e all’aria aperta, sopprimiamo ogni sintomo con farmaci velenosi, sostiamo continuamente in stati emotivi nefasti come il senso di colpa, la rabbia o la paura, siamo sempre di corsa, dormiamo poco e male, si potrebbe continuare all’infinito con questo elenco. La conclusione è che non facciamo nulla per tentare di conservare la nostra salute, non c’è da stupirsi poi che le patologie del così detto benessere, stiano diventando una piaga endemica a cui sembra impossibile sottrarsi.

PRIMA ILLUSIONE: IGNORANZA

La convinzione che io non abbia alcun potere sul mantenimento o meno della mia salute, la credenza fatalistica che se “tanto mi devo ammalare, mi ammalo”, come se la così detta malattia fosse una sorta di punizione divina dall’alto che accade indipendentemente dal mio stile di vita. Questa è ignoranza! Tanto vale godersela, mangiare a più non posso, passare i pomeriggi davanti ai videogiochi, bere smodatamente alcolici e fumare un pacchetto di sigarette al giorno. Questa logica consiste sulla costante gratificazione immediata di ogni impulso e desiderio, che però si traduce ahimè nella sofferenza sul medio lungo periodo. Questo stile di vita ti predispone per patologie quali, diabete, tumore, ipertensione, obesità e molte altre. E tutto questo dipende per la maggior parte da te, dal tuo stile di vita più o meno salubre, dalla corretta alimentazione, movimento fisico ed atteggiamento emotivo.

SECONDA ILLUSIONE: PRESUNZIONE

Da evitare anche l’estremo opposto, ovvero la convinzione presuntuosa che se avrò uno stile di vita corretto ed ineccepibile, allora non mi ammalerò mai. Questa seconda convinzione ti porta nell’estremo diametralmente opposto, ovvero inizi a temere tutto ciò che ti può “fare male”, cominci una sorta di vita monastica in cui lentamente ti isoli, ti chiudi su te stesso e sulla tua ricerca della salute eterna, ma sostanzialmente non vivi davvero. Viviamo in un ambiente inquinato e saturo di metalli pesanti, aggiungiamoci l’elettrosmog, il wi-fi, e chi più ne ha più ne metta. Si può fare molto per ridurre l’impatto nocivo di tutto ciò, ma non ce ne si può sottrarre del tutto. Ci sono atleti in piena salute che muoiono a  trent’anni d’infarto e alcolisti/tabagisti ottantenni che non sembrano portare con sé nessun segno di malessere, perché? Non c’è una ragione, accade e basta.

VIA DI MEZZO

Come in ogni cosa la verità sta in mezzo, ogni eccesso in un senso o nell’altro alla lunga non paga. Ciò che dovrebbe spingerci dovrebbe essere vivere bene adesso, la qualità della vita di ogni singola giornata, senza pensare a voler diventare immortali o perennemente giovani. Uno stile di vita tutto sommato sobrio, senza eccessi, che contempli anche una buona dose di socialità e gogliardìa, sarebbe l’ideale. Intraprendendo un certo stile di vita, verrà naturale col tempo trovare la propria via di mezzo, ci si ritroverà più energici, più positivi ed entusiasti della vita. Si vedrà da soli che uno stile di vita sano ed attivo, coadiuvato con il giusto riposo, la corretta socialità ed un’alimentazione “leggera”, ci farà sentire in un modo che ci risulterà difficile poi “tornare indietro”

REPETITA IUVANT:

  • Alimentazione ipocalorica e vegetale
  • Attività fisica regolare (anche solo camminare)
  • Eliminare o ridurre al minimo alcool, tabacco e caffè
  • Ricorrere a farmaci solo quando è strettamente necessario
  • Prendersi del tempo per sé, meditare
  • Corretto riposo
  • Ridere più che si può
  • Dedicarsi a coltivare una passione
  • Esporsi al sole e all’aria aperta più che si può

Buona vita e buona salute!

Fare pace con i soldi

Qualche anno fa mi sono reso conto di avere un problema con i soldi (non di soldi, fortunatamente). Ho sempre pensato che i soldi fossero qualcosa che non mi interessasse più di tanto, pensavo di esserne del tutto indifferente, fino a quando, per alcune ragioni, mi sono dovuto a gestire materialmente le mie finanze, a “sporcarmi” le mani con i soldi. Lì mi sono accorto del fastidio che provavo, il disagio, un senso di malessere che chiedeva di essere indagato più a fondo.

Era come se mi sentissi sporco, egoista nel richiedere soldi che mi spettavano, facevo di tutto per delegare, provavo quasi vergogna nel trovarmi a maneggiare le banconote. Tutti i condizionamenti limitanti sul denaro sono emersi poderosi per essere visti i “guariti”. Mi sono stupito, in questi anni, nel vedere quanto questi condizionamenti siano diffusi a livello endemico e nella maggior parte dei casi, siano talmente radicati in profondità, da non riuscire nemmeno ad essere percepiti.

Se guardi alla storia o semplicemente ai film, potrai ben presto capirne il motivo: i soldi sono cattivi. Si ammazza per i soldi, si rovinano rapporti umani, amicizie, si vendono i “propri ideali”, e tu di certo non vuoi essere così malvagio e meschino, per questo meglio se stai alla larga dai soldi. Tutti i riferimenti culturali che ci vengono propinati rispetto alle così dette persone ricche, si rifanno ad individui profondamente egoisti, manipolatori, scialacquatori, per nulla interessati a chi sta peggio di loro: belle donne, macchine veloci, droga, yatch e chi più ne ha più ne metta.

Non vorrai mica essere anche tu un criminale, egoista, poco di buono, drogato, traditore, materialista vero? Bene, allora sta alla larga dai soldi! Questa è l’associazione che viene instaurata nel profondo: “Se io ho tanti soldi significa che sono una persona egoista, malvista, sono un ladro, insensibile, chissà cosa penserà la gente di me?”.  Tutto questo ci fa rifiutare la ricchezza e l’abbondanza economica, più o meno consciamente. Pensaci, ti senti forse in colpa ad avere la dispensa piena di frutta succosa o il guardaroba ricolmo di vestiti tra cui poter scegliere? Assolutamente no, allora perché riguardo ai soldi invece scatta questo ripudio? Perché ai soldi sono associate SOLO connotazioni negative. Quanti film hai visto su magnati che fanno beneficenza? Quanti biografie hai letto di miliardari che, grazie alla loro ricchezza, contribuiscono allo sviluppo dei paesi del sud del mondo? Quanti personaggi famosi vedi alla tv raccontare delle loro donazioni e del bene che fanno grazie alla loro generosità?

Quando si entra in un paradigma spirituale, poi, è veramente la fine! Tutto ciò a cui brami è l’essere una persona spirituale, immacolata, eterea, illuminata, devota a Dio e i soldi (ti dicono) sono lo strumento principe attraverso cui Satana ti tiene schiavo della materia. Quindi più ricco sei, più materiale sei, sei basso, sporco, animale e pure satanista! Aiutoooo! Qualche tempo fa ho offerto un panino ad un ragazzo che faceva l’elemosina fuori da un supermercato. Aveva fame ma per fortuna avevo qualche euro in tasca e grazie a quelli gli ho comprato del cibo. Niente soldi, niente cibo. Si sarebbe potuto accontentare di un caloroso “abbraccio di luce” forse, o la sera avrei potuto dedicargli qualche preghiera ma la fame no, quella non gli sarebbe passata di certo.

Credo che sia giunto il tempo di fare pace coi soldi (per quanto mi riguarda sono ancora “work in progress”), essendo anch’essi espressione di questa unica manifestazione, iniziando ad immaginare tutto il bene che possiamo fare grazie ad essi: costruire scuole, ospedali, servizi, condividere opportunità e ricchezza.

Un abbraccio!

PER APPROFONDIRE:  Sei tutto ciò che cerchi

La Distanza da Sé

Non c’è niente lì fuori che possa colmare il vuoto che ti separa da te stesso

Esiste uno spazio piccolissimo ma allo stesso tempo così difficile da colmare. Una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un’infinità di tesori e segreti preziosi da tempo celati all’interno di ognuno di noi. Questa distanza è tutto ciò che ti separa da te stesso, dal tuo vero te stesso, quello che continui a cercare ancora là fuori nel mondo, tentando di mendicare approvazione, gratificazione e sicurezza, ma non c’è nulla che possa arrivare dall’esterno a colmare questa piccola/enorme lacuna, solamente tu lo puoi fare, tu e nessun altro per te.

Avere tutto, ma non se stessi

Gli esempi di questa evidenza li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La storia più o meno recente pullula di persone che nella vita, hanno avuto tutto ciò che un essere umano possa desiderare a livello materiale, ricchezza, fama, successo, abbondanza di ogni bene di consumo, hanno avuto tutto e anche oltre, eppure hanno concluso la loro esistenza miseramente, soli, spesso stroncati da overdose letali di droga, da suicidi e da crisi depressive sconvolgenti. Perché? Ci chiediamo, come è possibile che persone che hanno tutto ciò che si possa desiderare, non riescano non solo ad essere felici, ma abbiano bisogno di stupefacenti per vivere e quasi sempre scendono in spirali di autodistruzione infernale, dalle quali non riescono ad uscirne vivi? La risposta, non è così semplice a prima vista, per una persona che ha sempre delegato il proprio stato emotivo all’esterno, agli eventi del mondo, ma chi sa guardare un po ‘ oltre, non può fare a meno di notare che queste star, queste persone di successo, hanno tutto meno che loro stessi, e non avere se stessi è l’evento più drammatico che un essere umano possa sperimentare durante questa vita.

Mendicanti seduti su uno scrigno d’oro

Tutte le  problematiche che ci troviamo a dovere affrontare su questo piano di esistenza, hanno sfaccettature e sfumature molto dissimili, ma medesima origine, ovvero distanza, disconnessione, separazione dal proprio vero Io, dal proprio centro di equilibrio interiore, dallo scrigno colmo d’oro su cui trascorriamo tutta la vita mentre tentiamo di elemosinare felicità dal Mondo, senza renderci mai conto dell’enorme ammontare di ricchezza di cui siamo già in possesso e di cui nessuno potrà mai farci omaggio.

Non puoi acquisire qualcosa che già sei

Le cose vanno bene e sono felice, le cose vanno male e mi abbatto. Fintanto che il mio stato d’animo dipende totalmente dall’esterno sono un burattino alla mercè del destino, degli altri e del caso. Se qualcuno mi dà un tozzo di pane sono felice perché ceno, se qualcuno si rifiuta di darmelo sono triste perché dovrò digiunare. Così, anno dopo anno, incarnazione dopo incarnazione, finché non inizierò a rivolgere la mia attenzione verso me stesso, verso il centro di me stesso, quel punto che, nonostante i costanti mutamenti dell’esistenza fenomenica, riesce a mantenersi centrato ed in equilibrio, nonostante tutto e tutti. Quel luogo non può essere acquisito dall’esterno, non c’è nessuna ricchezza materiale che possa aiutarti a raggiungerlo, proprio perché esso è già presente dentro di te, rappresenta già ora la tua dimora interiore, devi solo riscoprirlo e ricordartene.

Le catene della materia

Questa presa di coscienza non deve essere interpretata come ascetismo o rifiuto della materia, anzi, lavita materiale è un mezzo imprescindibile di cui doversi prendere cura, esso dev’essere plasmato in modo che ci sia di supporto e non di ostacolo. E’ inutile parlare di meditazione se non ho nulla da mangiare, poiché le necessità di sopravvivenza prevarranno ovviamente su quelle spirituali, ma ora, al giorno d’oggi viviamo nella situazione diametralmente opposta. Siamo schiavi della materia, siamo totalmente preda dell’illusione di questa realtà fenomenica, tentiamo di riempirci bulimicamente di oggetti di consumo, rapporti personali, distrazioni, dipendenze, nel tentativo di placare quella recondita angoscia interiore, quella consapevolezza viscerale che tutto ciò che crediamo di essere (corpo, mente, curriculum, status sociale ecc) e a cui dedichiamo la quasi totalità del nostro tempo e delle nostre energie, è un investimento in negativo, è un vuoto a perdere, ed è destinato a finire, lo dovremo un giorno lasciare qui, un giorno non esisterà più, si smarrirà nelle pieghe del tempo.

Il coraggio di diventare se stessi

Il consiglio che posso darti è quello di fermarti e guardare in faccia le tue angosce, finendola di mettere in atto vani ed inutili tentativi di distrazione, acquisendo il coraggio di riconnetterti con ciò che non ha inizio e non ha fine, è qui, ovunque ed in nessun luogo, ciò che è stato, è e sarà per sempre: è tutto già dentro di te, ora, un immenso tesoro che giace da tempo immemore negli abissi del tuo essere  e non attende altro che di essere riportato a galla.

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La forza del mantra “non lo so”

Non lo so.

Non so cosa succederà oggi a lavoro, non so che persone incontrerò uscendo a fare la spesa, non so cosa mi diranno, né come reagirò. Non so cosa mi scriverà la mia partner su whatsapp, né tanto meno se la risposta al mio messaggio saranno solo due spunte blu. Non so che film guarderò stasera, non so come andrà a finire, non so se mi piacerà oppure no.
Non so dove andrò in vacanza, con chi andrò in vacanza, se andrò in vacanza, non so se l’Inter vincerà oggi o farà la sua solita magra figura, non so come funziona questo corpo, o come funziona la mia automobile nel dettaglio, eppure ogni mattina è ancora tutto al suo posto e se devo andare a lavorare so che devo girare la chiave per accendere il motore.
Non so
Non so nemmeno se il prossimo mese sarò vivo, o anche solo la prossima settimana. Non so quale sarà il mio prossimo pensiero o la prossima emozione, non so quale sarà la prossima riga di questo post.
Quanta libertà c’è nel non sapere! Quanta arte, quanta improvvisazione, quanta spontaneità.
La prossima volta che ti sorprendi a congetturare, formulare ipotesi sul futuro, tentare di capire perché quella persona ti ha detto quella determinata cosa, fermati e recita il potentissimo mantra “Non lo so”. In quel momento potresti vedere la tua mente arrestarsi e precipitare nell’unico vero non-tempo in cui puoi vivere, cioè ora, questo singolo eterno momento, così pieno, così perfetto, così vivido.

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La fuga da adesso

La mente brama un nuovo libro, un altro mantra, l’ennesima tecnica, una nuova meditazione, un’altra preghiera. Va bene qualsiasi cosa purché continui a rifuggire il momento presente e non si arrenda a se stessa.

 

Avviene spesso che, quando ci si imbatte in materiale che ha a che fare con la spiritualità, la coscienza, l’Essere, si inizi a percepire qualcosa di molto forte, una sorta di magnetismo, un senso di pace, presenza e Verità, qualcosa che inizia a risuonare dentro di noi. I libri, le conferenze, i seminari, certe tecniche, non fanno altro che spingerci a diradare le nebbie dell’inconsapevolezza e ricongiungerci con noi stessi, con qualcosa che intuiamo essere ma che ancora non abbiamo del tutto afferrato (e non afferreremo mai). La mente cerca vanamente di riempirsi di quelle conoscenze, di carpirle, di farle sue, e per un attimo ci riesce. Non ti è mai capitato di iniziare a leggere un libro che ti risuonava a tal punto da non riuscire a staccartene? O aver visto la conferenza di un divulgatore di tematiche spirituali, talmente diretto e Vero che non hai potuto poi fare a meno di guardare tutto il materiale video su YouTube relativo al medesimo conferenziere? Benvenuto.

Dipendenza da spiritualità

Tutto ciò serve, ha ragione di esistere, come ogni altra cosa in questo Universo, e, anzi, a mio parere inizialmente è pressapoco indispensabile, ma col tempo rischia di diventare un’arma a doppio taglio, una distesa di sabbie mobili da cui è sempre più difficile districarsi. Finito di leggere il libro, o di aver visto una stupenda conferenza, col passare dei minuti o delle ore, il senso di completezza di pace e di gioia lentamente svaniscono e lasciano spazio ad un leggero e silente disagio, una sorta di senso di mancanza e di non totale appagamento, che vengono ben presto colmati non appena prendi a sfogliare il nuovo libro e ad assimilarne voracemente i concetti ed il messaggio intrinseco, l’essenza del libro e del suo autore. Si cade nell’illusione che qualcosa possa “darci qualcosa” da fuori. La mente avvia una sorta di dipendenza, ovvero ti fa sentire completo e realizzato solo nel momento in cui si riempie di tali verità, salvo poi inviarti segnali di disagio non appena ci si allontana da questi argomenti. Si può restare dispersi in queste lande anche tutta la vita, tra molti soldi spesi, stress, tempo, risorse ed energie. Si rischia di finire, per voler concettualizzare a livello mentale tematiche, che non siano comprensibili pienamente restando nella mente, un po’ come cercare di contenere l’oceano in un secchiello.

“Ora” è il punto di arrivo e partenza

È solo fermando la mente ORA, lasciare che si arrenda, svuotandola di tutte le conoscenze, tutte le direttive che hai appreso, tutte le informazioni che hai avidamente assorbito che puoi veramente ricongiungerti con te stesso e ti sarà chiaro che non ci potrà mai essere nessun libro, nessun guru che possa darti qualcosa dall’esterno, poiché è già Tutto dentro di te, anzi tu stesso sei Tutto e appartieni al Tutto.

Fai spazio!

Dopo aver letto questo post, mi auguro che tu ti decida una volta per tutte a “fare spazio”. Certo,continua a leggere, documentarti, informarti, ma cerca di bilanciare queste attività con la giusta dose di non attività e presenza a te stesso, e cerca di farla diventare via via l’attività principale. Smetterla di cercare qualcosa che hai già, respira profondamente ed eccola là la fonte di ogni più grande gioia e realizzazione: Te stesso, Dio, il Tutto.

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