Ricetta beauty. Impacco al latte per le occhiaie

La zona del contorno occhi è la parte più delicata del viso. Uno stile di vita poco sano può diventare il fattore scatenante delle occhiaie che donano allo sguardo un aria stanca.

Per preservare la bellezza del contorno occhi bisogna adottare degli accorgimenti costanti che mirano a una Skin Care routine specifica, con creme e impacchi che alleviano questi inestetismi. Applicare le migliori creme in commercio non basta, per aiutare la nostra pelle a contrastare questo inestetismo bisogna adottare uno stile di vita sano: cercare di limitare le ore piccole; dormire almeno otto ore a notte, eliminare gli alcolici e limitare o eliminare il fumo. Tutti i fattori che aiutano la microcircolazione a funzionare correttamente.

In commercio esistono tantissimi prodotti ma i rimedi della nonna spesso si rivelano ottimi alleati.

Un rimedio anti – occhiaie facile da preparare è un impacco refrigerante al latte.

Ingredienti:

Latte freddo

Dischetti di cotone.

Tempo di preparazione: 2 minuti

Procedimento:

immergere in un po’ di latte freddo un dischetto di cotone di buona qualità e applicarlo sugli occhi per un paio di minuti.

Il vostro contorno occhi risulterà subito più luminoso, le vostre occhiaie appariranno schiarite.

Ottimi anche gli impacchi alla camomilla o all’acqua di rosa.

Se sei curiosa di sapere altri piccoli rimedi della nonna, continua a seguirci!

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Ricetta beauty: il tonico alla camomilla

Il tonico è un prodotto che spesso viene snobbato nella propria beauty routine; niente di più sbagliato!

Il tonico è un prodotto fondamentale per la skincare routine.

La sua funzione è di riequilibrare l’acidità della pelle e prepararla a ricevere il trattamento successivo ossia la crema viso.

Se non avete il tonico in casa, ecco una semplice ricetta da provare con i filtri della camomilla. Le sue proprietà sono svariate: è nota per il suo potere calmante ma è anche un ottimo lenitivo per la pelle.

Se hai la pelle secca e sensibile questo è il tonico adatto a te!

Tempo di preparazione:

10 minuti.

Occorrente:

3 bustine di camomilla.

150 ml di acqua distillata.

Boccetta con uno spray.

Preparazione:

Mettete sul fuoco o nel microonde 150 ml di acqua distillata, riscaldate fino alla bollitura e inserite i 3 filtri nell’acqua calda. Trascorsi i 5 minuti attendete che si raffreddi e inserite il liquido in una boccetta con erogatore spray.

Il vostro tonico una volta raffreddato sarà pronto all’utilizzo e potrà essere conservato per 3 giorni in frigo.

Se preferite potete immergere una maschera di carta nel liquido e applicarla sul viso per 10 minuti.

La vostra pelle apparirà luminosa e idratata.

Cento capi, un armadio solo – I BOTTOM

L’operazione di ottimizzazione dell’armadio va avanti e oggi vi parlo dei dieci pezzi di sotto, i bottom, che nel nostro guardaroba non possono mancare.

  1. Jeans skinny push-up

Avete presente quei giorni in cui ci sembra che nulla ci vada bene, tutto ci ingrassa, niente ci dona… Quei giorni apocalittici in cui non siamo mai soddisfatte di come ci vediamo e meditiamo le scuse più improbabili per non uscire. Ecco, i jeans skinny effetto push-up, blu scuro ci salvano dall’emergenza. Sono quei jeans che ci staranno sempre bene, che con il colore scuro ci levano anche quel chilo (immaginario) che ci vediamo in più.

  1. Jeans lavaggio chiaro strappati

È il pezzo rock che nell’armadio non può mancare. Sono intramontabili, non passano mai di moda e ci permettono di creare look sempre diversi a seconda degli abbinamenti. Visto che vogliamo farceli durare una vita, non lesiniamo, puntiamo sul sicuro con dei Levi’s. E se con il tempo si formeranno altri strappi… meglio.

  1. Pantaloni di pelle

Non è obbligatorio che siano di pelle-pelle. Possono essere di simil-pelle o jeans effetto cerato, ma un paio, nell’armadio bisogna averlo. Regalano un tocco sfacciato ma quando li indossiamo, dicono “Sono una persona sicura di me” e a volte, ci servono dei vestiti che parlino per noi. Possiamo sdrammatizzarli con delle sneaker, o renderli più femminili con una décolleté nude.

  1. Shorts di cotone bianchi

Le dive degli anni ’50-’60 li hanno resi iconici: Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Brigitte Bardot… lo short bianco, in estate è un must. Fa risaltare l’abbronzatura e regala qualche centimetro alla gamba, che non guasta. E si abbina con tutto. L’unica cosa, è che sia 100% cotone e soprattutto… della taglia giusta. Non troppo aderente (l’effetto seconda mutanda non ci piace) e non troppo largo (anche l’effetto pannolone non dona).

  1. Shorts di jeans sfrangiati

Anche qui vale la regola sopra, la taglia deve essere perfetta perché il capo di doni. Per il resto, questo short dal sapore neo hippy è un altro must che non deve mancare. Dalle converse ai sandali, dalla zeppa all’infradito, può passare da indumento da spiaggia a outfit serale per un aperitivo. A me piace regalargli un tocco glam allacciando in vita un lungo foulard colorato al posto della cintura.

  1. Gonna a tubino

Per il lavoro o una serata a cena, questa gonna è sempre perfetta, e ci permette di coprire qualsiasi appuntamento dalla mattina alla sera con un solo outfit.

La inventò Dior, negli anni ’40 e da allora non è MAI andata fuori moda, anzi, la si trova in mille varianti: con la zip, con i bottoni, in paillettes, in simil pelle, o in pizzo.

E sfatiamo il mito che per indossarla servono i tacchi: con un paio di Adidas Stan Smith fa la sua gran bella figura!

  1. Pantaloni khaki da cavallerizza

Il pantalone khaki aderente è perfetto per sfoggiare un look che sia sportivo ma allo stesso tempo elegante. Si abbina a ogni tipo di top e ogni tipo di scarpa, ma per un total look effetto Kate Middleton, basta uno stivale al ginocchio e un maglione color pastello. Ed è subito England Polo Cup.

  1. Pantaloni militari

A ogni stagione, la moda trova la strada per reinventarli, quindi, una volta messi nell’armadio, i pantaloni militari sono un’assicurazione sulla vita. Tra l’altro non hanno bisogno di troppo impegno, perché fortemente caratterizzati come sono, basta abbinarci una Canotta bianca o nera, o una camicia e il look è già perfetto. Il tocco in più e indossarli con il tacco: il contrasto femminile/maschile è di super impatto.

  1. Gonna plissé

Che sia di lana, seta, cotone, simil pelle, la gonna plissè è quel tocco bot-ton che ci permette di giocare con l’effetto scultoreo delle pieghe regala dinamicità e movimento all’outfit. Questa gonna ha il grande pregio di sottolineare il punto vita e di essere adatta a ogni tipo di body-shape.

  1. Gonna jeans

Non ha bisogno di presentazioni, la gonna in denim ci vuole. Il grande pregio di questo indumento è che è perfetto per ogni stagione: d’estate a gambe nude, d’inverno con un collant, nelle mezze stagioni con delle parigine… è il capo che non si leva mai dall’armadio.

Per assicurarsi di avere una gonna jeans eterna la regola è solo una: comprarne un modello plain, senza applicazioni, strass, glitter, borchie, strappi che potrebbero farla “invecchiare” nel giro di qualche mese.

Occhio alla misura, però. Non deve mai essere troppo corta! Dobbiamo poterci piegare senza il rischio di mostrare la nostra biancheria al mondo intero!

Pietro Giannuzzi: lo stile italiano in Africa

Il 5 ottobre scorso all’African Fashion International – Johannesburg Fashion Week 2018 il pubblico ha vissuto una progressione di emozioni grazie alla collezione realizzata da Pietro Giannuzzi, responsabile creativo del marchio Presidential. Quando nel 1994, all’inaugurazione del primo parlamento eletto a suffragio universale in Sud Africa, Nelson Mandela indossò la camicia regalatagli da Desrè Buirski, nacque la Presidential e “The Madiba Shirt”, perché Madiba continuò ad indossare quelle camicie per il resto della sua vita anche nelle occasioni ufficiali, facendone un simbolo della nuova nazione, un simbolo di libertà e democrazia che si diffuse rapidamente fuori dai confini del Sud Africa.

Ora la Presidential vuole andare oltre e si è affidata a un creativo italiano, Pietro Giannuzzi, che vive da oltre vent’anni in Sud Africa, dove arrivò per le imperscrutabili strade della vita. Ha già dato prova delle sue capacità nella sua lunga attività sartoriale. Con la collezione primavera/estate presentata il 5 ottobre scorso per Presidential (visitabile alla pagina http://gallery.africanfashioninternational.com/envira/presidential-afijfw-2018/), ha preso per mano il marchio e la shirt e li ha accompagnati nell’affollato creativo mondo del fashion ma con una chiara propria cifra distintiva. Perciò s’intuisce che l’avventura è solo cominciata.

Giannuzzi con la sua collezione ha realizzato un’accattivante armonia. Ha portato nel suo lavoro la creatività innata insieme al know-how e alla tradizione sartoriale assorbiti nella sua terra d’origine; ha tenuto ben saldo il brand della Presidential Shirt con i tessuti e i colori; su questo ha innestato le sue felici intuizioni. Utilizzando l’arte della mescolanza di colori appresa nei paesi asiatici in cui ha viaggiato, ha preso tutta la tavolozza dei colori forti e decisi dell’Africa e li ha trasfusi in capi realizzati con la cura sartoriale propria dell’antica tradizione italiana. E’ evidente perciò che Pietro Giannuzzi possiede la capacità di sintesi armonica propria di chi, con l’anima leggera, è aperto alle culture diverse da cui si lascia contaminare consapevole dell’inevitabile arricchimento.

Il contrasto armonico è il filo conduttore della collezione. Giannuzzi ha innestato il suo design innovativo su capi che appartengono alle tradizioni europea, africana e asiatica, con l’esaltante risultato di conferire loro nuova e lunga vita. Nelle stoffe, mai dimenticando quelle della Madiba Shirt, ha mescolato con armonia tutta la tavolozza di colori che l’Africa offre, anche quelli delle albe e dei tramonti introvabili altrove; ha inserito motivi tribali che assumono eleganza classica grazie al design e alla cura sartoriale dei capi.

Ma strano a dirsi, in questa collezione tutta al maschile, il capolavoro è un abito femminile creato per essere lo showstopper. In quest’abito Giannuzzi rivela tutto l’amore per l’Africa che l’ha accolto e che ritiene terra meravigliosa. Gli ho domandato, infatti, spiegazioni per questa scelta e la risposta mi ha lasciato senza parole.

“Una notte – mi ha detto – che è per me il momento più creativo, stavo lavorando alla collezione; l’avevo già disegnata ed ero alla ricerca del capo simbolo. Per la stanchezza sono crollato, mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Devi sapere che il mio paese, Minervino Murge in Puglia, è noto come il Balcone delle Puglie, perché si stende interamente, a lunghe terrazze sovrapposte, su un pendio roccioso che si affaccia verso sud e domina la valle del fiume Ofanto. Quella notte sognai Minervino come un enorme balcone da cui mi sporgevo pensando all’Africa. Ad un tratto tutto cambiò davanti a me come solo nei sogni può accadere. La Valle dell’Ofanto svanì e mi apparve prima il Mediterraneo e poi l’Africa. Così dal bacone dove sono nato vedevo davanti a me l’Africa in tutta la sua interezza da nord a sud, con i suoi colori e la sua natura forte, selvaggia, splendida e mi sentivo assai leggero e felice. Al risveglio, ricordando la visione del sogno e col senso di leggerezza che ancora sentivo, disegnai il vestito: nella parte bassa e nello strascico ho immaginato i paesi che affacciano sul Mediterraneo e poi su fino al Sud Africa. Decisi che sulla passerella avrei fatto camminare l’Africa, la mia visione dell’Africa tradotta con l’arte che amo e che continuamente scopro e conosco. Ecco perché un abito femminile è lo showstopper della collezione.”

Ma l’omaggio all’Africa non si ferma qui. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Madiba e in suo omaggio Giannuzzi ha utilizzato in ogni capo dei tessuti in cui fosse presente il color oro: o come filo all’interno del tessuto o come colore manualmente applicato successivamente alla tessitura; esattamente come anche per le camicie della speciale Presidential Golden Collection.

Con i colori e il design è evidente che Giannuzzi punta dritto alla sfera emozionale; con l’oro, il metallo dei re, invece punta dritto alla sfera spirituale. La sintesi che ottiene suscita vibrazioni come le musiche di Vivaldi o Wagner. Se di tutto questo lui sia consapevole o meno non importa: lui lo fa e ciò basta. La ricerca estetica, cioè la ricerca della sintesi armonica tra le due sfere, ha fatto affermare a Fëdor Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo. Io credo che anche l’arte di Pietro Giannuzzi sia in grado di donarci quella bellezza salvifica.

Francesco Topi

Look da lavoro!

Non c’è cosa peggiore di andare a un colloquio di lavoro con un look sbagliato.

Per affrontare un colloquio la prima impressione è ciò che conta; è il nostro biglietto da visita.

Scegliere un look sobrio con pochi accessori, scollature poco profonde e gonne che arrivano al ginocchio è la scelta giusta da optare. Capelli raccolti in una coda bassa o se preferite sciolti ma ben pettinati.

Questi piccoli accorgimenti fanno apparire curate, raffinate ma non artefatte.

Per quanto riguarda il make-up vi suggerisco di utilizzare un fondotinta non troppo coprente che crea una base fresca e luminosa, illuminando con cura la zona del contorno occhi con un correttore adatto alla propria discromia.

Applicate sulle gote un blush facile da sfumare nei toni naturali che permette anche a chi non ha tanta dimestichezza con il trucco di non creare pasticci.

Le sopracciglia vanno sempre messe in ordine, infatti donano allo sguardo espressività.

Per gli occhi scegliete colori neutri, colori opachi come il marrone e il beige creano un trucco naturale.

Per le labbra scegliete toni leggermente rosati.

Non tralasciate la mani; le unghie troppo lunghe diventano volgari.

Scegliete per le vostre mani una manicure con unghie quadrate se avete dita affusolate o a mandorla di media lunghezza se avete mani tozze.

Per quanto riguarda le scelta dei colori potete scegliere sia colori scuri che chiari.

Se volete un consiglio in più su come scegliere il correttore leggete il mio articolo: Il correttore perfetto.

A presto!

Les Journées Particulières de Fendi #LVMH

Maestri calzaturieri o orologiai, stilisti, gioiellieri… tutti gli artigiani sono a disposizione del pubblico, per condividere la storia e i segreti della Maison Fendi dal 12 al 14 ottobre al Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur.

Les Journées Particulières sono l’espressione della generosità dei creatori, artigiani e talenti delle nostre Maison, mossi dal desiderio di condividere ciò che li unisce, nella diversità: l’amore per il proprio mestiere, la passione creativa e la ricerca della perfezione nell’elaborazione di prodotti ed esperienze eccezionali. Un invito a scoprire un patrimonio architettonico e culturale unico, così come i savoir-faire in cui si incontrano innovazione e tradizione”, dice Antoine Arnault, membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo LVMH.

È cominciata ieri nel palazzo della Civiltà Italiana all’Eur (sede della storica Maison romana) la rassegna Les Journées Particulières di Fendi dedicata alle maestranze della casa di moda. Un vero e proprio patrimonio storico e culturale che rende famosa la maison in tutto il mondo.

La scoperta del patrimonio e del savoir-faire  costituisce il filo conduttore delle Journées Particulières. Un laboratorio aperto al pubblico in cui si può parlare direttamente con chi rende vive e palpabili le visioni del genio di Karl Lagerfeld e non solo: sarte, artigiani del mobile (perché Fendi è anche arredamento), gioiellieri e pellettieri ci offrono l’opportunità di fare l’esperienza di una  visita in totale libertà o in compagnia di una guida della maison e di  partecipare a conferenze e dimostrazioni.

Ogni luogo riserva un percorso di visita unico e originale, immaginato dalla Maison ospite. L’obiettivo è offrire un’esperienza “immersiva” e interattiva, come quelle proposte durante i tanti workshop organizzati dagli artigiani o nelle esclusive master class con gli esperti e i designer del Gruppo LVMH. Il programma è inoltre arricchito da numerosi happening: performance, proiezioni, esplorazione di luoghi segreti, incontri inediti, workshop esclusivi.

È un’occasione unica, questa delle Journées, per poter parlare con le sarte che creano preziosi ricami e straordinari intrecci tra tessuti, pellicce e sete, farsi spiegare come nasce la pelliccia-non-pelliccia, uno dei punti di forza della collezione di Haute Couture che ha appena sfilato alla Parigi Fashion Week di settembre. O per vedere come nascono le famose scarpe e borse della Maison; la cura e la dedizione con cui i maestri pellettieri assemblano i pezzi.

Les Journées ci permettono di vivere nel cuore della moda, di entrare in uno dei palazzi dell’eccellenza italiana, che tutto il mondo ci invidia. Perché la moda non è solo ciò che vediamo in passerella, è l’insieme di arte, cultura, lavoro certosino e passione.

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Ricetta beauty: l’acqua di rose

L’acqua di rose è stata per tantissimi anni l’elisir di bellezza delle nostre nonne. Un rimedio antico, ma con tanti effetti benefici per la nostra pelle.

Ottima per ogni tipo di pelle, ha spiccate proprietà: purifica e tonifica il nostro viso, è ricca di vitamine C e E che contrastano i radicali liberi ossia la principale causa dell’invecchiamento della pelle.

Tempo di preparazione: 20 minuti

Occorrente:

Petali di rosa freschi

Acqua distillata

Boccetta di vetro

Preparazione

Mettere in un pentola l’acqua distillata e i petali di rosa, far bollire per 15 minuti.

Attendere che si raffreddi e filtrarla prima di mettere in boccetta.

Lasciatela riposare per una notte e il vostro elisir di bellezza sarà pronto per essere utilizzato per la vostra beauty routine.

Chantal Pistelli McClelland e la bellezza delle unicità

La bellezza delle donne è nella loro forza. La loro forza è nel loro coraggio. E di coraggio, bellezza e fascino la modella Chantal Pistelli McClelland ne ha da vendere. Conosciamola insieme…

Mi chiamo Chantal, sono italoamericana e vivo a Pisa.
Da molto tempo sto percorrendo una battaglia personale, che spero possa invece aiutare molte altre persone.
Credo fermamente nella bellezza delle unicità, a tutto ciò che da valore alle caratteristiche di ognuno. Siamo purtroppo abituati dalla moda e televisione a una bellezza stereotipata, irreale e questo porta a non accettarsi, a vergognarsi delle proprie caratteristiche fisiche.
Per molti anni mi sono nascosta, vergognata della mia situazione, vittima di pregiudizi e discriminazioni fin quando ho deciso di alzare la testa e considerare la mia caratteristica un’unicità. Da quel momento la mia vita è cambiata radicalmente.
Sono nata con un’aplasia al piede e porto una protesi da tutta una vita.
Grazie allo sport ho messo alla prova me stessa superando molti limiti, sono arrivata terza alla prima regata al mondo di Windsurf per diversamente abili, ad oggi pratico surf e snowboard e continuo ad affrontare i limiti che ogni giorno mi si presentano con determinazione e ottimismo.

Nella vita sono una modella. Modella. Punto. Senza etichette! Non sono una modella disabile, sono semplicemente una modella, perché la mia battaglia sta proprio in questo, eliminare le etichette che siamo abituati ad affibbiare alle persone: disabili, normodotati, siamo tutti semplicemente persone e ognuna con la propria meravigliosa unicità.
Essendo la mia protesi il mio personale must have non potendone farne a meno, ho deciso di valorizzarla, di renderla ancora più mia, considerandola un accessorio moda. Grazie a un caro amico artista la mia protesi è stata vestita di foglie d’oro a tema Klimt rendendola un vero e proprio pezzo d’arte non da nascondere ma bensì da esaltare.

L’arte e la moda sono un perfetto veicolo comunicativo e il concetto di bellezza può essere espresso attraverso l’esaltazione delle proprie unicità.
Mi piacerebbe essere rappresentata da un’agenzia senza etichette di genere, al momento cosa molto difficile dato che l’Italia in questo ambiente è ancora molto indietro con il concetto dell’inclusione.
Mi sto battendo per annullare l’etichetta di modella disabile, mi sto battendo per tutte quelle persone che ancora si nascondono.
Non vergognatevi delle vostre unicità, non ascoltate le voci di chi in realtà ha poco da dire, vivete a testa alta e lasciate che siano gli altri a guardare in basso.

Chantal

Fast fashion: una scelta consapevole.

 

 

Se la parola fast fashion vi fa venire in mente la parola fast food, allora ci siamo, il concetto è quello: distribuzione di un prodotto di massa in tempi veloci, a basso costo e con servizio ridotto al minimo.

Tutti almeno una volta nella vita abbiamo mangiato in un fast food. E comprato fast fashion.

Se dico, per esempio, Zara (e tutto il gruppo Inditex di Amancio Ortega composto da Stradivarius, Pull&Bear, Bershka, Oysho, etc…), H&M, Mango, Primark, Top Shop, Forever21? Ok, ora sappiamo di cosa parliamo

Cosa caratterizza questi brand? Prezzi accessibili, vasto assortimento, nuove collezioni che arrivano nei negozi ogni due settimane, somiglianza agli stili presentati dai designers alle passerelle della moda, privilegio della vendita on-line.

E fin qui, ci saltano agli occhi quelli che sono gli aspetti positivi di questo fenomeno.

Ma cosa rende questa fashion così fast, così veloce?

I tempi

In genere, il processo che va dal design della collezione, all’arrivo della collezione nei negozi, impiega circa due settimane. Ciò permette al brand di lanciare dalle dodici fino anche ventiquattro (sì, 24!) collezioni l’anno (Il «Guardian» documenta che Zara arriva a lanciare 12’000 pezzi ogni anno https://www.theguardian.com/business/2012/aug/17/zara-inditex-profits).

La collezione arriva nei negozi, mentre il brand ne sta già preparando una nuova da lanciare tra altri quindici giorni, quindi il ciclo di ricambio tra collezione e collezione è giusto di due settimane, creando nell’acquirente (noi) l’urgenza di comprare un pezzo “novità” ora e subito, prima che questo venga sostituito da quello ancora più nuovo (con la conseguenza di fare passare di moda la collezione precedente, che automaticamente diventa vecchia).

Il design

Anche il dipartimento creativo, che è il cuore e l’anima una grande maison di moda (è famosa la storia di Gianni Versace, che durante un’intervista, venendo a sapere che la giornalista si sarebbe sposata a breve, preso dall’estro, si mise a disegnare un abito da sposa per lei sul momento e a cucirlo il giorno dopo!), nei brand fast fashion pare sia ridotto al minimo, perché più che la capacità di creare moda, è richiesta quella di imitare la moda.

Designer tra i più famosi hanno citato per plagio diversi brand fast fashion perché, a pochi giorni di distanza dalla presentazione delle loro collezioni alle fashion week, nelle vetrine dei negozi fast sono spuntati cloni degli abiti che avevano sfilato in passerella (Zara e Forever21 tra i più coinvolti, come racconta il «Business Insider» https://www.businessinsider.com/zara-forever-21-fast-fashion-full-of-copycats-2018-3?IR=T). Tagliare sul costo di un dipartimento creativo (che in genere impiega mesi e pensare e disegnare una collezione), è uno dei modi che permette al brand di tenere basso il prezzo dei pezzi.

Le quantità

I brand fast fashion producono enormi quantità di ogni pezzo, perché se questo vende bene, non c’è bisogno di farlo produrre ancora (anche perché non c’è il tempo materiale, visto che mentre questo è nei negozi, nelle fabbriche si sta già producendo la collezione nuova).

Per la legge dell’economia di scala, più produci, meno spendi.

La qualità dei tessuti

Basta un giro in un negozio fast fashion, e leggendo le etichette sugli abiti, si vede che la composizione dei materiali di rado prevede 100% cotone, 100% lana, 100% seta, ma piuttosto un misto con altissima percentuale di sintetico (viscosa, elastame, poliammide…) che abbassano ulteriormente il costo del capo.

La produzione

Taglio e confezionamento dei capi avvengo in quei paesi dove la manodopera ha un costo più basso, le condizioni contrattuali per i lavoratori meno stringenti (per non dire assenti) e le normative anti-inquinamento più concessive, tipo Marocco, Turchia, Cina, Bangladesh, Vietnam, Brasile. E il costo del capo scende.

Tutto questo lo scrivo non per fare un pistolotto contro il fast fashion e invitare tutti a unirsi in una crociata di boicottaggio.

Anche io compro fast fashion, quindi sono la prima a non potermi erigere a paladina della moda sostenibile.

Ma scrivo per una questione di consapevolezza, perché quando compriamo fast fashion, sappiamo cosa stiamo portando a casa e che segmento rappresentiamo nel mercato.

A me piace seguire la moda, il fast fashion ha reso accessibili a tutti i trend lanciati dalle passerelle, cosa che prima era di appannaggio solo di pochi privilegiati.

Il cappottino a trentanove euro e novanta ha contribuito a eliminare una barriera sociale che distingueva in modo netto il ricco dal povero e questo, almeno, rappresenta un progresso sociale che era un saldo baluardo dell’Italia del dopoguerra.

Ma una cosa dobbiamo tenerla a mente: la professionalità di un designer (la stessa di quella del dentista che ci cura una carie, e quindi da lui pretendiamo capacità e competenza); la qualità di un tessuto naturale destinato a durare nel tempo; l’equità e dignità del lavoro di chi produce i capi (e che vogliamo anche per noi stessi ogni giorno) hanno un costo, e in genere è un po’ di più di trentanove euro e novanta.

Consapevolezza, dal mio punto di vista, non vuol dire boicottare la fast fashion; significa non comprare esclusivamente fast fashion.

Come Audrey Hepburn

Audrey Hepburn attrice Vintage Movies MotiChi di noi non si è mai trovata di fronte all’armadio, tra le due ante aperte, a guardare, scrutare, pensare e infine decidere (il più delle volte per nulla sicure della nostra scelta), di fretta e di furia, cosa indossare? Credo che capiti a molte, senza distinzione d’età. E per qualsiasi situazione: per il lavoro, per una riunione, per una passeggiata in centro con le amiche, per una festa, per una cena romantica, per portare al parco i bambini…

Insomma, ogni situazione mette in crisi. Perché per quanto, oberate dai tanti impegni, ci diciamo che non importa, che qualcosa di comodo ci farà stare meglio durante le nostre giornate, in realtà sappiamo che non è proprio così. Altrimenti come spiegate quegli interminabili minuti di fronte all’armadio?

Audrey Hepburn Actress Movie Woman Person

C’è anche un’altra verità, però: non tutte amiamo seguire la moda del momento, per i più svariati motivi. Può semplicemente non piacerci, oppure amiamo i nostri capi semplici e ci sentiamo a nostro agio senza dover per forza indossare gli outfit del momento. Ma non è finita qui… Cosa mi dite degli accessori da abbinare? Per non parlare del trucco che tanto ci piace ma che diventa a volte frustrante, perché richiede tempo e poi pensiamo, ci convinciamo, che non siamo capaci neppure a mettere un filo di rossetto. Eppure, sappiate che il modo c’è per essere alla moda, in tutto e per tutto, senza in realtà seguirla, questa moda. Non è solo un semplice gioco di parole e ce lo insegna un’icona di stile, una bellezza anni ’50 che era davvero fuori dagli schemi per il periodo in quanto, in realtà, le donne erano piuttosto formose e appariscenti.

La nostra beniamina di oggi è l’intramontabile Audrey Hepburn: splendida attrice, umanitaria, che ha fatto del suo stile un esempio per molte generazioni. E allora, perché non provare a seguire questo suo stile senza moda né tempo per sentirci perfette in ogni situazione, mettendo in risalto la nostra semplicità?

Di seguito alcuni semplici consigli che faranno davvero la differenza:

  • L’outfit: Audrey indossava spesso un classico tubino nero che, a differenza di come si può pensare, è perfetto per tutte le fisicità. Basta trovare il modello giusto per noi, che metta in risalto i nostri punti di forza. Per chi ha braccia esili è perfetto un modello senza maniche, per chi invece ha braccia più tornite, è perfetto un modello con maniche a tre quarti. Un’accortezza e regola che vale per tutte, e che Audrey ci ha insegnato, è di indossare sempre gonne o vestiti che arrivino appena sotto il ginocchio, e allora sì che potremo davvero fare la differenza, sempre con semplicità ma classe da vendere. Per l’inverno possiamo abbinare al nostro tubino un cappotto o un trench con cintura in vita, i due capi che davvero fanno la moda, unici e indiscussi, senza tempo.

Cary Grant Audrey Hepburn Man Woman Stars

Se invece vogliamo sentirci ancora più comode un pantalone classico e, perché no, per le più audaci, una gonna a ruota. Ma ricordate: entrambi, rigorosamente a vita alta. Saranno perfetti anch’essi per tutte le fisicità. Indossati dalle donne più morbide e formose doneranno un bell’effetto clessidra mettendo in risalto le forme prorompenti. Entrambi, sia pantaloni che gonna a ruota, potranno essere abbinati a una camicetta annodata in vita con un colletto importante, o a un semplice lupetto, proprio come tanto piacevano a Audrey.

Audrey Hepburn attrice Vintage Movies Moti

  • Gli accessori: scarpe con tacco medio, per star comode durante il giorno ma risultando comunque eleganti, da abbinare a una pochette se le indosserete per una cena importante. Oppure le ballerine, magari di un colore vivace da abbinare alla borsa a tracolla, per una passeggiata con le amiche a fare acquisti. Occhiali da sole con lenti scure e grandi e… assolutamente un filo di perle!

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  • Trucco e capelli: la nostra Audrey aveva un regola ben precisa, una regola che, in effetti, ha il suo perché e che vi ripropongo. Innanzitutto non deve assolutamente mai mancare il mascara. Le ciglia devono essere lunghissime, voluminose, il risultato sarà più che soddisfacente, non avrete bisogno di molto altro. Un rossetto rosso, se gli occhi non saranno molto marcati dal trucco, un rossetto chiaro perlato se gli occhi saranno invece molto truccati. Per i capelli, invece, mi sento solo di consigliarvi una cosa: portateli corti, lunghi, scalati, fitti, con frangia o senza, ricci o lisci, solo come piacciono a voi e come vi fanno sentire bellissime. In fondo, anche in tal caso, la nostra Audrey li portava in modo unico e inconfondibile.

Ed è proprio così che dovrete sentirvi anche voi: uniche e inconfondibili.

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