Gran Gala delle Margherite

Al Gran Gala delle Margherite la collezione couture di abiti da sposa di Via della Spiga Milano

A Roma, per i trenta anni del Gran Gala delle Margherite tutto è spettacolo negli splendidi saloni dell’Hotel Excelsior, solidarietà a favore di CABSS Onlus, arte e musica con l’omaggio a Ennio Morricone e sullo sfondo per il momento Alta Moda la collezione Couture Sposa 2019/20 di Via della Spiga Milano. Continua a leggere

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Il mio Denim Curvy firmato Marina Rinaldi

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Oggi vorrei parlarvi di una firma importante per la moda curvy:  Marina Rinaldi.

Il marchio Marina Rinaldi nasce nel 1980 e prende il nome dalla bisnonna del presidente fondatore del Max Mara Fashion Group. La stessa gestiva un atelier di sartoria nella città di Reggio Emilia.

Negli anni Novanta, Marina Rinaldi presenta il proprio lifestyle attraverso un fashion magazine.

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Cento capi, un armadio solo – Le borse

Riprendo in mano la mia revisione dell’armadio, andando avanti con la carrellata dei 100 pezzi essenziali. Oggi ci concentriamo sulle borse. Come, come? Dovrei metterle nella categoria accessori? Neanche per idea.

La borsa è un mondo a sé, potrei uscire nuda ma SENZA LA BORSA NO.

La borsa è in grado di cambiare un outfit da sola, quindi vietato fare i pressapochisti o gli approssimativi a riguardo della categoria.

Prima di addentrarci nelle 10 must-bag, facciamo una premessa.

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Sua maestà il rosso. Quanto ci piace e come indossarlo

È il colore della passione, del sangue e del buon vino. È il colore preferito da molte donne per le labbra e gli psicologi lo ascrivono tra i colori che vengono più volte citati nella letteratura e negli articoli di giornale. Stiamo parlando di sua maestà il rosso. “L’abito va reso gioioso con l’impiego di stoffe di colori e iridescenze entusiasmanti. Vanno impiegati colori muscolari, violettissimi, rossissimi, turchinissimi, verdissimi, gialloni, arancioni e vermiglioni”, con queste parole Aldo Palazzeschi diceva la sua sull’uso dei colori sgargianti nei vestiti da indossare. Il rosso appare dunque tra questi colori.

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Cosa indosseremo questa estate?

L’estate del 2019 è la stagione dei grandi ritorni: fiori, tessuti leggeri, colori pastello.

Non ci sono dubbi. Questa sarà l’estate della leggerezza. Sulle passerelle abbiamo visto sfilare capi quasi impalpabili dai tenui colori pastello. Uno su tutti, il lilla. Un ritorno quasi inaspettato dal momento che non lo si vedeva da anni. Un lilla declinato in tutte le possibili sfumature che vanno dal violetto al glicine passando attraverso inserti di viola glitterati e porpora ramati.

Grande ritorno anche dei fiori che impreziosiscono abiti dai tessuti delicati come lo chiffon in seta e il velo. Nuvole di colori che ricordano lo stile Bohemian Chic ma con una virata più sul termine chic. Gli abiti da cerimonia sono decisamente eleganti e ricordano le dive della Hollywood dei tempi d’oro.

Ce n’è per tutti i gusti. Si tratta di abiti fascianti ma che cadono lievi su ogni tipo di corporatura e che stanno bene davvero a tutte. Inoltre sono abiti che non necessitano di troppi accessori. Dalle calzature che possono variare dal tacco a spillo, al sandalo gioiello fino alle ballerine; alle borse dalle forme più inconsuete. Belle quelle proposte da Prada, in colori forti che danno un tocco glam alla mise romantica. Continua a leggere

La mia lingerie tutta Curvy

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La prima regola fondamentale nell’indossare l’intimo è di sentirci completamente a nostro agio. Per questo motivo è bene, innanzitutto, sapere cosa ciò che oltre a essere comodo ci dia una mano a valorizzare le nostre curve.

Per tutti i giorni, per uscire, per andare in palestra, per andare al lavoro o a fare la spesa, è importante indossare dell’intimo che non solo sia comodo ma anche fresco e pratico. Allora sì al cotone, nei più svariati colori sbarazzini, senza dimenticarci della forma del nostro corpo. Perché vale la stessa regola degli abiti, come abbiamo visto nell’articolo precedente.

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Il corteggiamento ai tempi di Lizzie Bennet

Sono una millennial (o così dicono), ma io amo i romanzi regency, sento la mancanza dei ritmi lenti delle epoche passate. Con mancanza non intendo dire che sono nostalgica (si può avere nostalgia solo di ciò che si è vissuto), ma che non mi dispiacerebbe fare un bel viaggio nel tempo a quando le giovani donne debuttavano in società al braccio del padre.

Orgoglio e pregiudizio è scolpito nel mio cuore e credo che uno dei motivi per cui tante donne ancora oggi sospirano leggendo la storia d’amore di Lizzie e Mr Darcy, sia per quel senso di attesa che divide ogni loro incontro, a volte previsto, altre volte sorprendentemente inaspettato.

In quello sta la magia, nell’attesa del piacere che è essa stessa il piacere (citazione di G.E. Lessing, lo scrittore, non del tipo del Campari).

Le cose più difficili da conquistare sono le più belle, e l’etichetta di corteggiamento di inizio ‘800 rendeva le cose davvero difficili.

Iniziamo con le presentazioni.

Anche se Darcy avesse provato interesse a prima vista per Lizzy, lui non avrebbe mai potuto andare lì e dirle: “Ciao, sono Fitzwilliam Darcy, Fitz per gli amici, vengo dal Derbyshire e sono qui da poco, tu come ti chiami?”.

Le persone potevano venire presentate unicamente da conoscenze comuni, meglio ancora se i capifamiglia. Ecco perché Mrs Bennet smaniava perché il marito andasse a dare il benvenuto a Bingley e alla sua combriccola, altrimenti non avrebbero mai avuto modo di agganciarli.

Avere amici ben introdotti nell’alta società è un’ottima carta per conoscere le persone più interessanti.

Palesare le proprie intenzioni.

Se interessavi a un cavaliere o no, non era qualcosa di misterioso da scoprire tramite messaggi subliminali. Almeno a quei tempi, se un uomo aveva intenzione di corteggiare una donna, lo manifestava chiaramente dopo il primo incontro.

Non era cruciale tanto andare a un ballo, quanto il mattino dopo, quando alla nostra porta sarebbero arrivati mazzi di fiori accompagnati da biglietti dei cavalieri sui quali avevamo fatto colpo.

E se il cavaliere che avevamo puntato non ci ha omaggiate con nessun bouquet? Brutte notizie. Forse lo ha mandato ha un’altra.

Lo chaperon.

Era inappropriato che una donna nubile si intrattenesse sola con un uomo (in una stanza, in una carrozza, ovunque). Per evitare sconvenienti situazioni che avrebbero potuto generare malelingue e intaccare il nostro onore, avremmo sempre dovuto essere scortate da uno chaperon. Questo accompagnatore, garante della rispettabilità degli incontri poteva essere un parente, tipo un fratello o una sorella, oppure una signora più anziana, un’amica sposata, chiunque la cui presenza potesse vanificare atteggiamenti ravvicinati tra la lei e la lui. Diciamo che quanto più la coppia voleva stare sola, tanto più era conveniente che lo chaperon scelto fosse complice dei due innamorati, tenendosi in disparte per lasciare un po’ più di privacy ai due. Ricordate, quando Lizzie e Mr Darcy accompagnavano Bingley e Jane a fare le passeggiate? Ecco, in quel caso, tutti erano complici di tutti!

Contatto fisico.

In una parola: vietato. È per questo che la danza gioca in ruolo cruciale nel corteggiamento dell’epoca. Solo durante un valzer o un minuetto era possibile conversare in intimità con il proprio cavaliere, concedendosi anche quelle confidenze che orecchi indiscreti non avrebbero dovuto sentire. E ballando, era anche possibile indugiare in quel contatto, in altre situazioni, giudicato sconveniente.

Inutile dire che se un cavaliere danzava più di due balli con la stessa dama, per tutti erano già una coppia.

Socializzare.

Balli a parte, dove potremmo mai incontrare il nostro amato? C’è un giorno e un luogo che non si mette in discussione: la messa domenicale.

La funzione religiosa era d’obbligo, ma fede a parte, tutti, specie le donne, ci andavano molto volentieri, perché avevano occasione di vedere e, a essere fortunate, anche parlare con il proprio cavaliere. Da qui anche l’idea che gli abiti per la domenica fossero “quelli buoni”, perché un’occasione sociale di quella portata richiedeva il massimo lustro.

Chiamarsi.

Non al telefono, ma appellarsi. Per rivolgersi a una persona ci si rivolgeva con Miss Smith o Mr Jones, quindi con il cognome, mai come Sarah o David, i nomi di battesimo erano troppo confidenziali e un loro uso era ritenuto sconveniente. Questo era limitato all’ambiente familiare.

Oggetti personali.

Occhio! I doni tra un lui e una lei erano un affare strettamente concesso alle coppie fidanzate ufficialmente, quindi donare un nastro, un fazzoletto, una ciocca di capelli a un cavaliere senza essere impegnati, equivaleva a un pubblico disonore. In questi casi, infatti, le damigelle tenevano d’occhio tutti i loro oggetti personali, per evitare che un cavaliere li sottraesse di nascosto, disonorandole.

Comunicare.

Le lettere erano ammesse solo tra fidanzati, quindi con una promessa di matrimonio già in essere. Per mandare un messaggio al proprio spasimante, avremmo dovuto avere nella casa di lui un’amica (magari la sorella), alla quale scrivere, inserendo un post scriptum in cui porgere i propri saluti al fratello.

In pubblico, visto che sappiamo che senza chaperon non era possibile conversare, si usavano messaggi in codice. Il ventaglio si usava sì a farsi vento ma il modo con cui lo si teneva in mano serviva a comunicare con il nostro lui. Ecco alcuni esempi:

• Appoggiare il ventaglio sul cuore: Voglio parlarti

• Ventaglio chiuso davanti all’occhio destro: Quando posso vederti?

• Ventaglio mezzo aperto sulle labbra: Puoi baciarmi

• Ventaglio appoggiato sulla guancia destra: Sì

• Ventaglio appoggiato sulla guancia sinistra: No

• Sventolarsi lentamente: Sono sposata

• Sventolarsi velocemente: Sono fidanzata

• Ventaglio nella mano destra davanti al viso: Vieni con me

• Ventaglio nella mano sinistra davanti al viso: Desidero fare la tua conoscenza

La mano.

Quando una coppia decideva di fare il grande passo, ovviamente serviva il nulla osta del padre di lei. In genere prima si chiedeva il permesso al padre e poi ci si dichiarava alla sposa, ma quelle coppie già in confidenza che avevano già esplicitato il loro desiderio di sposarsi, a volte invertivano il procedimento. Era raro ma poteva succedere.

Scritto così, le cose non sembrano affatto facili, ma mi sembrano comunque più facile di oggi. Insomma, quanti like sono necessari per capire se a lui interessiamo o no?

La biocosmesi di Mister Canapa

La canapa è un prodotto particolarmente controverso e sottoposto a numerosi preconcetti e pregiudizi. Per questo motivo spieghiamo ora le proprietà benefiche di questa pianta applicata alla skincare.

Il componente più importante della cosmesi a base di canapa è l’olio estratto dai semi di questa pianta. Tra le sostanze contenute troviamo Omega-3 e Omega-6, acido Gamma Linoleico, Vitamine A, B1, B2 ed E, magnesio, zinco, ferro, calcio e fosforo.

Per quanto riguarda l’azione benefica sulla pelle sono tre le sostanze che agiscono con maggiore efficacia: l’ Acido Gamma Linoleico che opera principalmente sull’idratazione dell’epidermide e quindi va a combattere la desquamazione, la disidratazione e i problemi legati alla cheratinizzazione; la Vitamina E che svolge un’importante azione antiossidante contrastando la formazione di radicali liberi e l’invecchiamento della pelle; infine gli Acidi Grassi Polinsaturi Omega-3 e Omega-6 responsabili del mantenimento della giusta idratazione e del corretto equilibrio idrolipidico. Per quanto riguarda questi ultimi, è importante sottolineare che non si trovano in nessun’altra pianta nella stessa quantità e nello stesso equilibrio ottimale, ovvero 1:3.

L’utilizzo di cosmetici contenenti acidi grassi insaturi assicura un effetto ritardante ed elasticizzante progressivo, garantendo quindi un effetto benefico che progredisce con il perdurare del trattamento. I cosmetici a base di canapa, grazie proprio ai suoi componenti, sono responsabili del mantenimento della giusta idratazione e del corretto equilibrio idrolipidico.

Questo aspetto li rende particolarmente preziosi per pelli che tendono alla secchezza, alla screpolatura, per pelli mature che mostrano i primi segni del tempo e tutte le pelli particolarmente delicate e sensibili agli agenti atmosferici.

I prodotti di biocosmesi di mister canapa presenti negli store online sono tutti naturali e quindi fortemente indicati per persone con pelle sensibile e delicata. Sono inoltre certificati come Bio, Vegani, Cruelty Free, Nickel Tested, CO.CO.NAT. (Cosmesi Controllata Naturale). Noi li abbiamo testati e ne abbiamo apprezzato sia l’efficacia che la resa sulla pelle secca in particolar modo. La tonicità della pelle dopo una decina di giorni di trattamento risultava migliorata e l’incarnato luminoso.

Per maggiori informazioni, per le schede informative oppure per un consiglio scrivi a info@mister-canapa.com

“Fashion In The City” trionfa con la musica d’autore di Alberto Fortis 

Grande entusiasmo per la seconda Edizione di “Fashion in The City” di Paolo Distaso, l’evento si è svolto domenica 24 Febbraio 2019 durante la Milano Fashion Week presso il Circolo Filologico di Milano. Presenta l’evento Walter Longo di Lombardia web tv. In questa occasione grande attenzione per i premiati tra cui: Alberto Fortis, cantautore per i suoi quarant’anni di carriera, un artista di spessore, che ha collaborato con i grandi della musica internazionale, consegna il premio la fashion manager Gabriella Chiarappa direttore del Salon de la Mode e referente moda advisor Camera estera CC-ICRD. Premio “New Talent” a Valentina Scarnecchia una chef o meglio come lei si definisce “cuoca”, foodblogger e conduttrice di “Piatto Forte”, legata alle antiche tradizioni culinarie.

Ha consegnato il premio l’avvocato Giovanna Elettra Livreri, presidente della Chaine Francigena Toscana e direttore generale della prestigiosa Camera estera CC-ICRD. Un appuntamento che ha regalato tante emozioni, dove la sinergia tra arte, moda, musica e food hanno trovato la giusta dimensione, l’apertura ha visto un vernissage di opere contemporanee allestite da “Incanti d’Arte”, un susseguirsi di emozioni, a seguire il fashion show, dove cinque stilisti di varie nazionalità si sono confrontati  con una capsule collection, dedicate per l’occasione.

Nel corso della serata l’organizzatore ha dichiarato: “sono molto felice di aver creato questo format supportato dalla manager Patrizia Gaeta, per le aziende, dando  opportunità  sia di promozione che di vendita”. Sinergie varie, quindi per quest’appuntamento, dove varie realtà, nazionali e internazionali si sono messe a confronto, mettendo in azione un reale concetto di Social impact, che consiste nel mettere in atto politiche innovative e nel come raccontare attraverso l’arte e l’industria del fashion, nuove idee.  Fashion Show, brand partecipanti: Asmoni,  Vanilla Style, MollyBracken, Molly Bracken, Mad Mad, M’art.

Si ringraziano

Del Mare 1911:  abito Paolo Distaso

Elisa Sandoval Eco Couture: abito Patrizia Gaeta

Make up & hair stylist ufficiale: Paolo Demaria

Fotografo ufficiale: Marco De Nigris

Main Sponsor: MRT distribuzione, Osservatorio sulla violenza, Unique Models Italia

Sponsor tecnici: Mita Cosmetics bio, Patatas Nana, Serena la Sciampista, Old Kombucha, H&M make up, Diffitalia Group, Lombardiawebtv.

Press Office

LE SALON DE LA MODE

Contatti: lesalondelamode@gmail.com

20 cose che non sapevi su Anna Wintour

Dopo Il diavolo veste Prada, non esiste persona sulla faccia della terra che non conosca Anna Wintour, la terribile e temibile editor-in-chief di “Vogue America”, la regina della moda, colei che decreta la vita e la morte dei trend, creatrice di idoli e distruttrice di carriere, blindata dietro i suoi occhiali da sole e il suo caschetto.

Ammetto che anche io sono rimasta affascinata da questa autorevole donna di potere e ho scavato alla ricerca di quei dettagli che rendono Anna Wintour, l’Anna Wintour che conosciamo.

1. Fa la piega due volte al giorno. Il suo caschetto è perfetto perché lo fa phonare sia alla mattina che nel tardo pomeriggio/sera. Questo, da quando lo porta, ossia dall’età di 14 anni.

2. Manolo Blahnick produce apposta per lei da vent’anni il sandalo incrociato kitten-heel color nude. Il nude matcha alla perfezione con il colore della pelle di Anna, ça va sans dire.

3. Va a dormire alle 22.15 e si sveglia alle cinque ogni mattina, e scende in campo per il suo quotidiano allenamento di tennis. I suoi atleti preferiti? Roger Feder e Serena Williams.

4. Dirige “Vogue America”, ma è inglese, nativa di Hampstead, Londra.

5. È astemia. Frequenta after-show party ed eventi di ogni genere, ma la diavola dal caschetto cenere non tocca alcool. Per lei acqua frizzante o caffè.

6. Condè-Nast le riconosce un budget annuale di 200.000 dollari l’anno per il suo guardaroba. Se il tuo lavoro è la moda, i vestiti griffati sono la tua uniforme. Niente paura, Anna fa guadagnare a “Vogue” almeno 2 milioni all’anno.

7. Un altro elemento immancabile dei suoi outfit è la collana. Le piacciono le collane pesanti, fantasiose, colorate, con molta personalità.

8. Quando è a Parigi per le fashion-week alloggia nella suite Coco all’Hotel Ritz.

9. È aracnofobica. Si potrebbe pensare che lei, dura come un chiodo da bara, non si faccia spaventare da nulla, invece ha paura dei ragni.

10. Su le mani amiche del team Jane Austen, Anna è una nostra sorella! Infatti il suo libro preferito è Orgoglio e pregiudizio. Chissà se anche lei ha sospirato sognando di essere Mrs Darcy di Pemberley?

11. Ama il floreale. Nel suo ufficio sono sempre presenti vasi di fiori freschi e anche sui vestiti ama le stampe e le fantasie a fiori. Non per nulla la stagione che preferisce è la primavera.

12. Colleziona vasi Clarice Cliff, coloratissimi. Uno dei mantra di Anna, infatti, è: COLORE! Osare con il colore.

13. Tra pelle e pizzo, preferisce il pizzo; tra velluto e pelliccia, vota pelliccia; e non si vestirebbe mai completamente di nero dalla testa ai piedi.

14. Ha lasciato la scuola a 15 anni. Si potrebbe pensare che chi siede sulla poltrona più importante di Vogue debba avere un chilo e mezzo di titoli accademici, invece non è così. Anna è sempre stata restia a rispettare le regole, in particolare quelle del suo collegio. Odiava l’uniforme e spesso accorciava l’orlo della gonna, infrangendo il regolamento. Regolamento che le stava stretto e dal quale si è liberata. Erano altri tempi e l’editore di ferro che conosciamo, anziché all’università, si è formata sul campo.

15. “AWOK” è l’acronimo in codice per “Anna Wintour’s O.K.”, e se ricevi una nota con quelle quattro lettere vuol dire che hai fatto bene il tuo lavoro. Se invece ti trovi un post-it con scritto “Dobbiamo vederci”, inizia a tremare.

16. Si concede con il contagocce: raramente rimane a una festa per più di 20 minuti.

17. È una fan di Game of Thrones. Chissà se è #teamCercei o #teamDaenerys?

18. Gli occhiali che ormai sono il suo marchio di fabbrica, sono più che una questione di stile, una questione visiva: ha la vista deteriorata e le sue sono lenti correttive. Ricordate Sandra Mondaini, che portava sempre gli occhiali da sole anche al chiuso? Ecco.

19. Nella sua carriera ha lavorato per un breve periodo anche come editor per una rivista erotica femminile, ora chiusa, di nome “Viva”, della famiglia “Penthouse”.

20. È stata licenziata. Sì, questa è la dimostrazione che anche i grandi falliscono. Quando lavorava per “Harper Bazaar” è stata licenziata dal suo ruolo di junior fashion editor. Il motivo? Le hanno detto che non capiva il mercato americano. Sembra che il tempo abbia dato ragione a lei.