I diamanti sono i migliori amici di una ragazza

Ho accompagnato un’amica a scegliere le fedi e, nella mia ignoranza, pensavo che la questione si sarebbe risolta in un quarto d’ora, per decidere tra una fascetta in oro bianco o oro giallo, e invece…

E invece siamo state due ore in un salottino a confrontare l’innumerabile varietà di modelli possibili.

A cominciare dal taglio dei diamanti, passando per caratura, purezza e colore. Sì, la mia amica vuole una fede importante (la sua, quella del marito sarà più basic), con una bella pietra che si faccia notare e io ho fatto di necessità virtù e ho imparato.

E poi, confesso, dopo aver letto il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio, la curiosità sugli anelli di fidanzamento mi era rimaste e volevo saperne di più.

I diamanti non sono tutti uguali e a seconda del taglio, cambia il nome. E non è qualcosa da prendere sotto gamba, perché dopo i carati, è la seconda cosa più importate che caratterizza la gemma. Dal taglio dipende la brillantezza, la rifrazione della luce, e l’esaltazione del colore della pietra.

Forse, questo piccolo dizionario del taglio diamanti, potrà servire anche a voi, quando sarà il momento. E non mi riferisco solo a un matrimonio o a un fidanzamento, magari un giorno vorrete farvi un regalo di valore, oppure erediterete dalla nonna o dalla zia un diamante che vorrete fare rimodernare, quindi meglio essere pronte.

Partiamo con i tagli:

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Baguette: la forma richiama quella del filone di pane, quindi la pietra ha un corpo rettangolare, lungo e stretto, con la faccia superiore piatta e liscia. Nella gioielleria più comune è facile trovarla come accompagnamento ad altre pietre, che non come solitario. Ne è un esempio la fede di Marilyn Monroe quando sposò Joe Di Maggio il 14 gennaio del 1954. L’anello porta il nome Eternity band, peccato che il matrimonio durò solo un anno, poiché Joe era un uomo gelosissimo e non tollerava la figura di sex symbol della diva. Si narra che scoppiò in una scenata di rabbia quando Marilyn girò la scena (iconica) della gonna sollevata dallo sbuffo della metro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Princess: la forma è quadrata e dai bordi fortemente sfaccettati. Una sua variante più semplice è il taglio carré, quadrato, dalla lavorazione simile al baguette. E se non sapete come è fatto un milione di dollari, vi suggerisco di guardare l’anello di fidanzamento ricevuto da Hilary Duff in dono dal primo marito: una pietra taglio princess da ben 14 carati 8come se non bastasse, la proposta è arrivata durante una vacanza alle Hawaii). I paparazzi, sempre attivi, hanno immortalato nel riflesso di una finestra l’esatto momento in cui Mike Comrie si è inginocchiato con l’anello. E il ringraziamento devotissimo (e che forse avrebbero fatto meglio a lasciare privato, spegnendo gli obiettivo) di lei.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Smeraldo: o step cut, è tra i più famosi e anche l’anello di fidanzamento di Grace Kelly è tagliato con questa forma. Di tutti i tagli questo mette subito in evidenza i difetti della pietra, quindi lo troviamo su quelle più pure. E chi, se non la divina Grace Kelly poteva avere per il suo fidanzamento un diamante purissimo? Cartier, lavorò per lei, nel 1956 la pietra taglio smeraldo divenuta iconica poiché l’attrice lo indossò durante le riprese di High Society al fianco di Frank Sinatra. E poi, Grace chiuse la porta di Hollywood per trasferirsi nel Principato di Monaco.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuscino: molto popolare nel 1700, è molto sfaccettato, con gli angoli arrotondati e la superficie “bombata” e richiede pietre prive di difetti. Un diamante di questo taglio brilla al dito di Meghan Markle, la novella Duchessa del Sussex. Niente di pretenzioso, però: la pietra si aggira tra i 3-4 carati. Ma quando entri a far parte della famiglia reale, non vuoi rinunciare a un po’ di luccichio per un titolo nobiliare?

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Rotondo/diamante: il più classico dei tagli, lo si trova sia per i solitari che per le composizioni. Enormemente sfaccettato, accentua al massimo la rifrazione della luce, quindi la brillantezza. Semplice, elegante, e intramontabile, questo è il taglio dell’anello di fidanzamento della Regina Elisabetta: un diamante da tre carati ricavato dalla tiara della madre di Filippo (suo marito). La regina è così affezionata all’anello da portarlo ogni giorno.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Marquise: o taglio a mandorle, poiché il diamante ha forma allungata, con le due estremità appuntite. La leggenda narra che il taglio fosse stato pensato per un gioiello donato da Re Luigi XV per la sua amante, la Marchesa di Pompadour. Il pregio di questa forma è far sembrare la pietra più grande della sua dimensione reale. Victoria Beckham possiede ben 14 anelli di fidanzamento, ma il primo, quello ufficiale, è proprio taglio marquise da 3 carati.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Ovale: molto in voga negli anni ’60, come tutti i tagli allungati, anche questo fa sembrare la pietra più grande di un taglio tondo o carré. Lo zaffiro al dito di Kate Middleton sul suo anello di fidanzamento, è appunto ovale, ed è quello che fu, a suo tempo, di Lady Diana.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Goccia: altrimenti detto a pera, va indossato con la punta rivolta verso l’unghia per far sembrare le dita più affusolate. È una forma che risale addirittura al 1400, invenzione del gioielliere belga Lodewyk van Berquem. Mia Farrow ricevette proprio un diamante a goccia da Frank Sinatra, quando la chiese in moglie nel 1966 creato da Ruser, il gioielliere delle star della Hollywood dei tempi d’oro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuore: forma prediletta dalle celebrity, perché oltre all’effetto scenico garantito, è la forma di più difficile lavorazione da realizzare, oltre che molto costosa poiché richiede pietre di grossa dimensione. Tra gli estimatori del genere abbiamo, infatti, Lady Gaga, che ha ricevuto dal fidanzato (ormai ex) un diamante a cuore da 6 carati, da quasi 400’000 dollari.

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Il mascara per sopracciglia di Korff

Vado in farmacia, convinta di comprare solo e soltanto l’abituale scorta familiare di farmaci per combattere il temibile Invernus Bacterium. Nell’attesa del mio turno, l’occhio mi cade tra gli espositori del make up… ed è stato subito amore!

Il Mascara per sopracciglia di Korff (marca che consiglio a tutte, sopratutto per chi è allergico come me anche all’acqua del rubinetto) doveva essere mio! Mi trasformo in Clio Mirtilla make-up.

Inizio a osservare meglio il prodotto: davvero interessante perché è facile da usare e le sue dimensioni, lo rendono utilissimo anche per essere portato in borsa. Non cola, non graffia o irrita. Tre gradazioni di colore e un utile matita color burro, che definisce l’arco sopraccigliare, donando allo stacco tra le sopracciglia e il resto dell’arcata molta luminosità anche a chi, come me, porta gli occhiali.

Prezzo accessibile e sicurezza negli ingredienti fanno di questo mio ultimo “auto-regalo” l’inizio di una passione che renderà il mio sguardo sicuramente più definito e sempre perfetto!

Mirtilla Amelia Malcontenta

Il favoloso mondo di Heidi_Lab

Heidi_Lab è un progetto creativo, artigianale di abbigliamento per donna e bambina. Il logo è un piccolo fumetto con la sua iniziale,  perché Heidi è davvero il suo nome! La passione per le stoffe, gli abbinamenti e i colori nasce nel 1994 quando Heidi aveva sedici anni e cuciva minigonne per sé e per le sue amiche, di nascosto dalle mamme! Costumista, sarta, designer, vetrinista con laurea in belle arti, ha frequentato numerosi corsi di formazione. Ogni capo è realizzato interamente nel suo laboratorio romano; i tessuti che usa sono in prevalenza naturali, e molti sono in fibre eco-sostenibili certificati “Gots”.

Spesso disegna le grafiche che verranno stampate sulle sue stoffe preferite. Per completare ogni capo Heidi pensa al suo accessorio più adatto, spesso firmato dalla designer di gioielli Valentina Mancini, con cui si è instaurata una collaborazione che dura ormai da anni. Indossare un capo proveniente dal Lab di Heidi vuol dire unicità, attenzione per i dettagli e per le materie prime di pregio.

Tre domande a Heidi

Come si svolge la giornata lavorativa?

Sveglia presto 6:30 del mattino, rapide coccole nel lettone con i bimbi, ci tuffiamo in tazzoni di latte&cioccalto (caffè per manna&papà), e di corsa ci si prepara per la giornata! Dalle 10:00 pronta nel Lab con le mie compagne di viaggio: la musica (rock anni ’70 in primis) e soprattutto le due macchine da cucire (Janome e Singer) una ha circa vent’anni, l’altra è una modernissima taglia e cuci: senza di loro non esisterebbero le mie creazioni!

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Devo dire in verità, che non seguo realmente la moda… le uniche sfilate che non perdo mai sono quelle della famiglia Missoni, ma per pura gioia personale, non per ispirarmi, semplicemente mi riempiono il cuore! Le mie vere ispirazioni vengono dai materiali: quando immagino un qualsiasi oggetto da indossare provo a capire la tipologia di materiale più adatto per realizzarlo, il momento della giornata in cui si potrebbe usare e soprattutto a quali fisici potrebbe star bene, perché ci tengo a poter vestire tutte le età e tutte le taglie! Per questo le mie creazioni spaziano da oggetti particolarissimi, ma comunque indossabili, ad abiti per la tutti i giorni.

Progetti futuri?

Il mio sogno è un laboratorio, aperto al pubblico, nel cuore di Roma! Sto lavorando con immensa passione per raggiungere questo obbiettivo. Gli altri progetti che porto avanti sono le collaborazioni (che spero non finiscano mai) con designer emergenti e con i professionisti dell’immagine, così da proporre sempre un total look, ma non per forza tutto coordinato… mi piace inserire sempre un particolare che “stona”, perché adoro la perfetta casualità!

Dove trovare Heidi:

Su Facebook Heidi_Art

Su Instagram @Heidi_Lab

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Ricetta beauty. Impacco al latte per le occhiaie

La zona del contorno occhi è la parte più delicata del viso. Uno stile di vita poco sano può diventare il fattore scatenante delle occhiaie che donano allo sguardo un aria stanca.

Per preservare la bellezza del contorno occhi bisogna adottare degli accorgimenti costanti che mirano a una Skin Care routine specifica, con creme e impacchi che alleviano questi inestetismi. Applicare le migliori creme in commercio non basta, per aiutare la nostra pelle a contrastare questo inestetismo bisogna adottare uno stile di vita sano: cercare di limitare le ore piccole; dormire almeno otto ore a notte, eliminare gli alcolici e limitare o eliminare il fumo. Tutti i fattori che aiutano la microcircolazione a funzionare correttamente.

In commercio esistono tantissimi prodotti ma i rimedi della nonna spesso si rivelano ottimi alleati.

Un rimedio anti – occhiaie facile da preparare è un impacco refrigerante al latte.

Ingredienti:

Latte freddo

Dischetti di cotone.

Tempo di preparazione: 2 minuti

Procedimento:

immergere in un po’ di latte freddo un dischetto di cotone di buona qualità e applicarlo sugli occhi per un paio di minuti.

Il vostro contorno occhi risulterà subito più luminoso, le vostre occhiaie appariranno schiarite.

Ottimi anche gli impacchi alla camomilla o all’acqua di rosa.

Se sei curiosa di sapere altri piccoli rimedi della nonna, continua a seguirci!

Ricetta beauty: il tonico alla camomilla

Il tonico è un prodotto che spesso viene snobbato nella propria beauty routine; niente di più sbagliato!

Il tonico è un prodotto fondamentale per la skincare routine.

La sua funzione è di riequilibrare l’acidità della pelle e prepararla a ricevere il trattamento successivo ossia la crema viso.

Se non avete il tonico in casa, ecco una semplice ricetta da provare con i filtri della camomilla. Le sue proprietà sono svariate: è nota per il suo potere calmante ma è anche un ottimo lenitivo per la pelle.

Se hai la pelle secca e sensibile questo è il tonico adatto a te!

Tempo di preparazione:

10 minuti.

Occorrente:

3 bustine di camomilla.

150 ml di acqua distillata.

Boccetta con uno spray.

Preparazione:

Mettete sul fuoco o nel microonde 150 ml di acqua distillata, riscaldate fino alla bollitura e inserite i 3 filtri nell’acqua calda. Trascorsi i 5 minuti attendete che si raffreddi e inserite il liquido in una boccetta con erogatore spray.

Il vostro tonico una volta raffreddato sarà pronto all’utilizzo e potrà essere conservato per 3 giorni in frigo.

Se preferite potete immergere una maschera di carta nel liquido e applicarla sul viso per 10 minuti.

La vostra pelle apparirà luminosa e idratata.

Cento capi, un armadio solo – I BOTTOM

L’operazione di ottimizzazione dell’armadio va avanti e oggi vi parlo dei dieci pezzi di sotto, i bottom, che nel nostro guardaroba non possono mancare.

  1. Jeans skinny push-up

Avete presente quei giorni in cui ci sembra che nulla ci vada bene, tutto ci ingrassa, niente ci dona… Quei giorni apocalittici in cui non siamo mai soddisfatte di come ci vediamo e meditiamo le scuse più improbabili per non uscire. Ecco, i jeans skinny effetto push-up, blu scuro ci salvano dall’emergenza. Sono quei jeans che ci staranno sempre bene, che con il colore scuro ci levano anche quel chilo (immaginario) che ci vediamo in più.

  1. Jeans lavaggio chiaro strappati

È il pezzo rock che nell’armadio non può mancare. Sono intramontabili, non passano mai di moda e ci permettono di creare look sempre diversi a seconda degli abbinamenti. Visto che vogliamo farceli durare una vita, non lesiniamo, puntiamo sul sicuro con dei Levi’s. E se con il tempo si formeranno altri strappi… meglio.

  1. Pantaloni di pelle

Non è obbligatorio che siano di pelle-pelle. Possono essere di simil-pelle o jeans effetto cerato, ma un paio, nell’armadio bisogna averlo. Regalano un tocco sfacciato ma quando li indossiamo, dicono “Sono una persona sicura di me” e a volte, ci servono dei vestiti che parlino per noi. Possiamo sdrammatizzarli con delle sneaker, o renderli più femminili con una décolleté nude.

  1. Shorts di cotone bianchi

Le dive degli anni ’50-’60 li hanno resi iconici: Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Brigitte Bardot… lo short bianco, in estate è un must. Fa risaltare l’abbronzatura e regala qualche centimetro alla gamba, che non guasta. E si abbina con tutto. L’unica cosa, è che sia 100% cotone e soprattutto… della taglia giusta. Non troppo aderente (l’effetto seconda mutanda non ci piace) e non troppo largo (anche l’effetto pannolone non dona).

  1. Shorts di jeans sfrangiati

Anche qui vale la regola sopra, la taglia deve essere perfetta perché il capo di doni. Per il resto, questo short dal sapore neo hippy è un altro must che non deve mancare. Dalle converse ai sandali, dalla zeppa all’infradito, può passare da indumento da spiaggia a outfit serale per un aperitivo. A me piace regalargli un tocco glam allacciando in vita un lungo foulard colorato al posto della cintura.

  1. Gonna a tubino

Per il lavoro o una serata a cena, questa gonna è sempre perfetta, e ci permette di coprire qualsiasi appuntamento dalla mattina alla sera con un solo outfit.

La inventò Dior, negli anni ’40 e da allora non è MAI andata fuori moda, anzi, la si trova in mille varianti: con la zip, con i bottoni, in paillettes, in simil pelle, o in pizzo.

E sfatiamo il mito che per indossarla servono i tacchi: con un paio di Adidas Stan Smith fa la sua gran bella figura!

  1. Pantaloni khaki da cavallerizza

Il pantalone khaki aderente è perfetto per sfoggiare un look che sia sportivo ma allo stesso tempo elegante. Si abbina a ogni tipo di top e ogni tipo di scarpa, ma per un total look effetto Kate Middleton, basta uno stivale al ginocchio e un maglione color pastello. Ed è subito England Polo Cup.

  1. Pantaloni militari

A ogni stagione, la moda trova la strada per reinventarli, quindi, una volta messi nell’armadio, i pantaloni militari sono un’assicurazione sulla vita. Tra l’altro non hanno bisogno di troppo impegno, perché fortemente caratterizzati come sono, basta abbinarci una Canotta bianca o nera, o una camicia e il look è già perfetto. Il tocco in più e indossarli con il tacco: il contrasto femminile/maschile è di super impatto.

  1. Gonna plissé

Che sia di lana, seta, cotone, simil pelle, la gonna plissè è quel tocco bot-ton che ci permette di giocare con l’effetto scultoreo delle pieghe regala dinamicità e movimento all’outfit. Questa gonna ha il grande pregio di sottolineare il punto vita e di essere adatta a ogni tipo di body-shape.

  1. Gonna jeans

Non ha bisogno di presentazioni, la gonna in denim ci vuole. Il grande pregio di questo indumento è che è perfetto per ogni stagione: d’estate a gambe nude, d’inverno con un collant, nelle mezze stagioni con delle parigine… è il capo che non si leva mai dall’armadio.

Per assicurarsi di avere una gonna jeans eterna la regola è solo una: comprarne un modello plain, senza applicazioni, strass, glitter, borchie, strappi che potrebbero farla “invecchiare” nel giro di qualche mese.

Occhio alla misura, però. Non deve mai essere troppo corta! Dobbiamo poterci piegare senza il rischio di mostrare la nostra biancheria al mondo intero!

Pietro Giannuzzi: lo stile italiano in Africa

Il 5 ottobre scorso all’African Fashion International – Johannesburg Fashion Week 2018 il pubblico ha vissuto una progressione di emozioni grazie alla collezione realizzata da Pietro Giannuzzi, responsabile creativo del marchio Presidential. Quando nel 1994, all’inaugurazione del primo parlamento eletto a suffragio universale in Sud Africa, Nelson Mandela indossò la camicia regalatagli da Desrè Buirski, nacque la Presidential e “The Madiba Shirt”, perché Madiba continuò ad indossare quelle camicie per il resto della sua vita anche nelle occasioni ufficiali, facendone un simbolo della nuova nazione, un simbolo di libertà e democrazia che si diffuse rapidamente fuori dai confini del Sud Africa.

Ora la Presidential vuole andare oltre e si è affidata a un creativo italiano, Pietro Giannuzzi, che vive da oltre vent’anni in Sud Africa, dove arrivò per le imperscrutabili strade della vita. Ha già dato prova delle sue capacità nella sua lunga attività sartoriale. Con la collezione primavera/estate presentata il 5 ottobre scorso per Presidential (visitabile alla pagina http://gallery.africanfashioninternational.com/envira/presidential-afijfw-2018/), ha preso per mano il marchio e la shirt e li ha accompagnati nell’affollato creativo mondo del fashion ma con una chiara propria cifra distintiva. Perciò s’intuisce che l’avventura è solo cominciata.

Giannuzzi con la sua collezione ha realizzato un’accattivante armonia. Ha portato nel suo lavoro la creatività innata insieme al know-how e alla tradizione sartoriale assorbiti nella sua terra d’origine; ha tenuto ben saldo il brand della Presidential Shirt con i tessuti e i colori; su questo ha innestato le sue felici intuizioni. Utilizzando l’arte della mescolanza di colori appresa nei paesi asiatici in cui ha viaggiato, ha preso tutta la tavolozza dei colori forti e decisi dell’Africa e li ha trasfusi in capi realizzati con la cura sartoriale propria dell’antica tradizione italiana. E’ evidente perciò che Pietro Giannuzzi possiede la capacità di sintesi armonica propria di chi, con l’anima leggera, è aperto alle culture diverse da cui si lascia contaminare consapevole dell’inevitabile arricchimento.

Il contrasto armonico è il filo conduttore della collezione. Giannuzzi ha innestato il suo design innovativo su capi che appartengono alle tradizioni europea, africana e asiatica, con l’esaltante risultato di conferire loro nuova e lunga vita. Nelle stoffe, mai dimenticando quelle della Madiba Shirt, ha mescolato con armonia tutta la tavolozza di colori che l’Africa offre, anche quelli delle albe e dei tramonti introvabili altrove; ha inserito motivi tribali che assumono eleganza classica grazie al design e alla cura sartoriale dei capi.

Ma strano a dirsi, in questa collezione tutta al maschile, il capolavoro è un abito femminile creato per essere lo showstopper. In quest’abito Giannuzzi rivela tutto l’amore per l’Africa che l’ha accolto e che ritiene terra meravigliosa. Gli ho domandato, infatti, spiegazioni per questa scelta e la risposta mi ha lasciato senza parole.

“Una notte – mi ha detto – che è per me il momento più creativo, stavo lavorando alla collezione; l’avevo già disegnata ed ero alla ricerca del capo simbolo. Per la stanchezza sono crollato, mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Devi sapere che il mio paese, Minervino Murge in Puglia, è noto come il Balcone delle Puglie, perché si stende interamente, a lunghe terrazze sovrapposte, su un pendio roccioso che si affaccia verso sud e domina la valle del fiume Ofanto. Quella notte sognai Minervino come un enorme balcone da cui mi sporgevo pensando all’Africa. Ad un tratto tutto cambiò davanti a me come solo nei sogni può accadere. La Valle dell’Ofanto svanì e mi apparve prima il Mediterraneo e poi l’Africa. Così dal bacone dove sono nato vedevo davanti a me l’Africa in tutta la sua interezza da nord a sud, con i suoi colori e la sua natura forte, selvaggia, splendida e mi sentivo assai leggero e felice. Al risveglio, ricordando la visione del sogno e col senso di leggerezza che ancora sentivo, disegnai il vestito: nella parte bassa e nello strascico ho immaginato i paesi che affacciano sul Mediterraneo e poi su fino al Sud Africa. Decisi che sulla passerella avrei fatto camminare l’Africa, la mia visione dell’Africa tradotta con l’arte che amo e che continuamente scopro e conosco. Ecco perché un abito femminile è lo showstopper della collezione.”

Ma l’omaggio all’Africa non si ferma qui. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Madiba e in suo omaggio Giannuzzi ha utilizzato in ogni capo dei tessuti in cui fosse presente il color oro: o come filo all’interno del tessuto o come colore manualmente applicato successivamente alla tessitura; esattamente come anche per le camicie della speciale Presidential Golden Collection.

Con i colori e il design è evidente che Giannuzzi punta dritto alla sfera emozionale; con l’oro, il metallo dei re, invece punta dritto alla sfera spirituale. La sintesi che ottiene suscita vibrazioni come le musiche di Vivaldi o Wagner. Se di tutto questo lui sia consapevole o meno non importa: lui lo fa e ciò basta. La ricerca estetica, cioè la ricerca della sintesi armonica tra le due sfere, ha fatto affermare a Fëdor Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo. Io credo che anche l’arte di Pietro Giannuzzi sia in grado di donarci quella bellezza salvifica.

Francesco Topi

Look da lavoro!

Non c’è cosa peggiore di andare a un colloquio di lavoro con un look sbagliato.

Per affrontare un colloquio la prima impressione è ciò che conta; è il nostro biglietto da visita.

Scegliere un look sobrio con pochi accessori, scollature poco profonde e gonne che arrivano al ginocchio è la scelta giusta da optare. Capelli raccolti in una coda bassa o se preferite sciolti ma ben pettinati.

Questi piccoli accorgimenti fanno apparire curate, raffinate ma non artefatte.

Per quanto riguarda il make-up vi suggerisco di utilizzare un fondotinta non troppo coprente che crea una base fresca e luminosa, illuminando con cura la zona del contorno occhi con un correttore adatto alla propria discromia.

Applicate sulle gote un blush facile da sfumare nei toni naturali che permette anche a chi non ha tanta dimestichezza con il trucco di non creare pasticci.

Le sopracciglia vanno sempre messe in ordine, infatti donano allo sguardo espressività.

Per gli occhi scegliete colori neutri, colori opachi come il marrone e il beige creano un trucco naturale.

Per le labbra scegliete toni leggermente rosati.

Non tralasciate la mani; le unghie troppo lunghe diventano volgari.

Scegliete per le vostre mani una manicure con unghie quadrate se avete dita affusolate o a mandorla di media lunghezza se avete mani tozze.

Per quanto riguarda le scelta dei colori potete scegliere sia colori scuri che chiari.

Se volete un consiglio in più su come scegliere il correttore leggete il mio articolo: Il correttore perfetto.

A presto!

Les Journées Particulières de Fendi #LVMH

Maestri calzaturieri o orologiai, stilisti, gioiellieri… tutti gli artigiani sono a disposizione del pubblico, per condividere la storia e i segreti della Maison Fendi dal 12 al 14 ottobre al Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur.

Les Journées Particulières sono l’espressione della generosità dei creatori, artigiani e talenti delle nostre Maison, mossi dal desiderio di condividere ciò che li unisce, nella diversità: l’amore per il proprio mestiere, la passione creativa e la ricerca della perfezione nell’elaborazione di prodotti ed esperienze eccezionali. Un invito a scoprire un patrimonio architettonico e culturale unico, così come i savoir-faire in cui si incontrano innovazione e tradizione”, dice Antoine Arnault, membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo LVMH.

È cominciata ieri nel palazzo della Civiltà Italiana all’Eur (sede della storica Maison romana) la rassegna Les Journées Particulières di Fendi dedicata alle maestranze della casa di moda. Un vero e proprio patrimonio storico e culturale che rende famosa la maison in tutto il mondo.

La scoperta del patrimonio e del savoir-faire  costituisce il filo conduttore delle Journées Particulières. Un laboratorio aperto al pubblico in cui si può parlare direttamente con chi rende vive e palpabili le visioni del genio di Karl Lagerfeld e non solo: sarte, artigiani del mobile (perché Fendi è anche arredamento), gioiellieri e pellettieri ci offrono l’opportunità di fare l’esperienza di una  visita in totale libertà o in compagnia di una guida della maison e di  partecipare a conferenze e dimostrazioni.

Ogni luogo riserva un percorso di visita unico e originale, immaginato dalla Maison ospite. L’obiettivo è offrire un’esperienza “immersiva” e interattiva, come quelle proposte durante i tanti workshop organizzati dagli artigiani o nelle esclusive master class con gli esperti e i designer del Gruppo LVMH. Il programma è inoltre arricchito da numerosi happening: performance, proiezioni, esplorazione di luoghi segreti, incontri inediti, workshop esclusivi.

È un’occasione unica, questa delle Journées, per poter parlare con le sarte che creano preziosi ricami e straordinari intrecci tra tessuti, pellicce e sete, farsi spiegare come nasce la pelliccia-non-pelliccia, uno dei punti di forza della collezione di Haute Couture che ha appena sfilato alla Parigi Fashion Week di settembre. O per vedere come nascono le famose scarpe e borse della Maison; la cura e la dedizione con cui i maestri pellettieri assemblano i pezzi.

Les Journées ci permettono di vivere nel cuore della moda, di entrare in uno dei palazzi dell’eccellenza italiana, che tutto il mondo ci invidia. Perché la moda non è solo ciò che vediamo in passerella, è l’insieme di arte, cultura, lavoro certosino e passione.

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Ricetta beauty: l’acqua di rose

L’acqua di rose è stata per tantissimi anni l’elisir di bellezza delle nostre nonne. Un rimedio antico, ma con tanti effetti benefici per la nostra pelle.

Ottima per ogni tipo di pelle, ha spiccate proprietà: purifica e tonifica il nostro viso, è ricca di vitamine C e E che contrastano i radicali liberi ossia la principale causa dell’invecchiamento della pelle.

Tempo di preparazione: 20 minuti

Occorrente:

Petali di rosa freschi

Acqua distillata

Boccetta di vetro

Preparazione

Mettere in un pentola l’acqua distillata e i petali di rosa, far bollire per 15 minuti.

Attendere che si raffreddi e filtrarla prima di mettere in boccetta.

Lasciatela riposare per una notte e il vostro elisir di bellezza sarà pronto per essere utilizzato per la vostra beauty routine.