20 cose che non sapevi su Anna Wintour

Dopo Il diavolo veste Prada, non esiste persona sulla faccia della terra che non conosca Anna Wintour, la terribile e temibile editor-in-chief di “Vogue America”, la regina della moda, colei che decreta la vita e la morte dei trend, creatrice di idoli e distruttrice di carriere, blindata dietro i suoi occhiali da sole e il suo caschetto.

Ammetto che anche io sono rimasta affascinata da questa autorevole donna di potere e ho scavato alla ricerca di quei dettagli che rendono Anna Wintour, l’Anna Wintour che conosciamo.

1. Fa la piega due volte al giorno. Il suo caschetto è perfetto perché lo fa phonare sia alla mattina che nel tardo pomeriggio/sera. Questo, da quando lo porta, ossia dall’età di 14 anni.

2. Manolo Blahnick produce apposta per lei da vent’anni il sandalo incrociato kitten-heel color nude. Il nude matcha alla perfezione con il colore della pelle di Anna, ça va sans dire.

3. Va a dormire alle 22.15 e si sveglia alle cinque ogni mattina, e scende in campo per il suo quotidiano allenamento di tennis. I suoi atleti preferiti? Roger Feder e Serena Williams.

4. Dirige “Vogue America”, ma è inglese, nativa di Hampstead, Londra.

5. È astemia. Frequenta after-show party ed eventi di ogni genere, ma la diavola dal caschetto cenere non tocca alcool. Per lei acqua frizzante o caffè.

6. Condè-Nast le riconosce un budget annuale di 200.000 dollari l’anno per il suo guardaroba. Se il tuo lavoro è la moda, i vestiti griffati sono la tua uniforme. Niente paura, Anna fa guadagnare a “Vogue” almeno 2 milioni all’anno.

7. Un altro elemento immancabile dei suoi outfit è la collana. Le piacciono le collane pesanti, fantasiose, colorate, con molta personalità.

8. Quando è a Parigi per le fashion-week alloggia nella suite Coco all’Hotel Ritz.

9. È aracnofobica. Si potrebbe pensare che lei, dura come un chiodo da bara, non si faccia spaventare da nulla, invece ha paura dei ragni.

10. Su le mani amiche del team Jane Austen, Anna è una nostra sorella! Infatti il suo libro preferito è Orgoglio e pregiudizio. Chissà se anche lei ha sospirato sognando di essere Mrs Darcy di Pemberley?

11. Ama il floreale. Nel suo ufficio sono sempre presenti vasi di fiori freschi e anche sui vestiti ama le stampe e le fantasie a fiori. Non per nulla la stagione che preferisce è la primavera.

12. Colleziona vasi Clarice Cliff, coloratissimi. Uno dei mantra di Anna, infatti, è: COLORE! Osare con il colore.

13. Tra pelle e pizzo, preferisce il pizzo; tra velluto e pelliccia, vota pelliccia; e non si vestirebbe mai completamente di nero dalla testa ai piedi.

14. Ha lasciato la scuola a 15 anni. Si potrebbe pensare che chi siede sulla poltrona più importante di Vogue debba avere un chilo e mezzo di titoli accademici, invece non è così. Anna è sempre stata restia a rispettare le regole, in particolare quelle del suo collegio. Odiava l’uniforme e spesso accorciava l’orlo della gonna, infrangendo il regolamento. Regolamento che le stava stretto e dal quale si è liberata. Erano altri tempi e l’editore di ferro che conosciamo, anziché all’università, si è formata sul campo.

15. “AWOK” è l’acronimo in codice per “Anna Wintour’s O.K.”, e se ricevi una nota con quelle quattro lettere vuol dire che hai fatto bene il tuo lavoro. Se invece ti trovi un post-it con scritto “Dobbiamo vederci”, inizia a tremare.

16. Si concede con il contagocce: raramente rimane a una festa per più di 20 minuti.

17. È una fan di Game of Thrones. Chissà se è #teamCercei o #teamDaenerys?

18. Gli occhiali che ormai sono il suo marchio di fabbrica, sono più che una questione di stile, una questione visiva: ha la vista deteriorata e le sue sono lenti correttive. Ricordate Sandra Mondaini, che portava sempre gli occhiali da sole anche al chiuso? Ecco.

19. Nella sua carriera ha lavorato per un breve periodo anche come editor per una rivista erotica femminile, ora chiusa, di nome “Viva”, della famiglia “Penthouse”.

20. È stata licenziata. Sì, questa è la dimostrazione che anche i grandi falliscono. Quando lavorava per “Harper Bazaar” è stata licenziata dal suo ruolo di junior fashion editor. Il motivo? Le hanno detto che non capiva il mercato americano. Sembra che il tempo abbia dato ragione a lei.

 

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Cosa indossare a San Valentino?

Indecise su cosa indossare a San Valentino? Il nostro colore preferito, ovvio, perché svela tanto di noi, “parlando” al posto nostro quando l’emozione ci toglie la voce. Possibile? Certo, leggete un po’ qui…

San Valentino pieno di colori! I colori dicono tanto di noi, forse tutto. Vi site mai chieste perché compriamo quel maglioncino di cachemire in lilla anziché in rosso? Oppure perché quella gonna grigia vi mette di cattivo umore mentre quella blu vi regala energia da vendere? I colori influiscono sul nostro umore, sulle nostre scelte. La sottoscritta, per esempio, se va vestita di beige in un negozio, tende ad acquistare capi in abbinamento con ciò che indossa, anche se non deve metterli nell’immediato. Sono reazioni psicologiche che vanno al di là della razionalità: ciò che indossiamo rispecchia il nostro umore, la nostra personalità e i nostri sogni. Avete capito bene, i nostri sogni.

Recenti studi americani hanno messo in luce una connessione tra colore, stato d’animo e riuscita di un progetto o di un appuntamento. In sostanza: esistono capi che portano fortuna? Evidentemente sì.

Fatta questa premessa, ecco la gamma di colori da indossare per la perfetta riuscita della vostra romantica cena di San Valentino, in base alla vostra personalità.

Rosso. Il colore della passione, un classico per la serata di San Valentino. Se optate per il rosso siete donne appassionate, energiche, piene di vita e pienamente consapevoli della vostra bellezza. Un bell’abito con la gonna di tulle può ammorbidire la vostra figura rendendovi più romantiche. Per chi vuole osare, invece, un bel tubino rosso non guasta mai.

Blu. Il colore del cielo e della libertà. Se lo scegliete siete donne emotive, ma forti, con uno spiccato senso estetico. Da abbinare con perle e argento per un tocco di classe.

Nero. Come non pensare subito allo splendido e raffinato tubino nero di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany? Ebbene, se indossate un abito nero siete donne pratiche, coraggiose, forti e ambiziose. Quest’anno gli stilisti si sono sbizzarriti proponendoci varianti di tutti i tipi della petite robe noire. La più sofisticata e anche elegante forse è la versione con gli inserti di velo (specialmente sulle maniche e sulla schiena), per un raffinato effetto vedo-non vedo.

Bianco. Il colore della purezza e del matrimonio. Se per San Valentino scegliete di vestirvi di bianco (senza allusioni a possibili anelli in arrivo: rovinereste tutto!) allora siete donne con uno spiccato senso del dovere, ma site anche tenere, oneste e dolci. Belli gli abiti di pizzo bianchi che rimandano alle atmosfere della Carmargue.

Rosa. Il colore femminile per eccellenza. Se lo si sceglie per San Valentino vuol dire che si hanno le idee chiare su cosa si vuole, ma significa anche che site donne con uno notevole senso estetico, serene e avete un ottimo rapporto con la vostra femminilità. Splendida la sfumatura di rosa antico che regala eleganza alla figura.

Scegliete con gusto e razionalità anche i tessuti: seta, crêpe de chine, georgette, pizzo ma anche comodo jersey, per le più pratiche. Tacchi alti non necessariamente in pendant con l’abito (eviterei l’effetto divisa) e un filo di perle per completare. Buon San Valentino a tutte!

Capi firmati a metà prezzo (o anche meno)

Gente, la moda costa, lo sappiamo.

E il problema più grosso è che non possiamo investire tutto il nostro stipendio in un capo solo.

E quindi, che si fa?

Si può comprare fast fashion.

Oppure?

Oppure dare un’occhiata ai siti che vi sto per suggerire.

http://www.rebelle.com

Ok, questo è IL sito di riferimento. Attraverso rebelle si può comprare e vendere capi ed accessori di alta moda di seconda mano a prezzi abbordabilissimi.

Si trova di tutto, dal vestiario alle cinture, passando per le borse, le scarpe, gli occhiali e i gioielli.

La qualità è certificata, gli addetti di rebelle verificano che ogni pezzo sia originale e non una patacca, quindi non rischiate di trovarvi una borsa Dolce e Banana o Praga.

Personalmente ho fatto dei veri affari su questo sito, per citarvene due vi dico solo: borsa a sella in pelle color borgogna di Marc Jacobs a 75 euro (prezzo retail 400 euro), decollété Prada in vernice nude a 90 euro (prezzo retail 350 euro).

E se l’acquisto non vi convince, avete possibilità di rimetterlo in vendita sul sito a costo zero.

Se invece state svuotando l’armadio ma avete tanta roba che non usate troppo bella per buttarla? Con il servizio concierge rebelle ve la viene a prendere a casa e la rimette in rendita per voi, e quando qualcuno la acquista… Rebelle vi fa il bonifico la settimana dopo.

http://www.vestiairecollective.com

Segue la stessa filosofia di rebelle e potete scovare tantissime occasioni a prezzi super convenienti. La fascia dei prodotti è sempre altissima, ogni giorno vengono caricati 4000 pezzi nuovi. Pensateci: 4000. Quando mai in un negozio avete la possibilità di vedere 4000 articoli? Ha copertura mondiale, perciò se siete alla ricerca di un articolo specifico, vintage che non si trova più da nessuna parte, qui avete l’occasione di reperirlo.

http://www.therealreal.com

Quello che sto per scrivere manderà in iperventilazione molte di voi, perciò sedetevi: Jimmy Choo a meno di 100 euro.

Siete ancora lì? Siete vive?

Ora sparo la seconda cartuccia. Se non vi ha steso la prima, questa non lascerà scampo: Manolo Blahnik a 70 euro.

Sì, proprio loro, le scarpe di Carrie Bradshaw, quelle da 400 dollari al paio.

Sì, sono vere, non sono ciofeche.

Se non ci credete cliccate sul link!

http://www.armadioverde.it

La sostenibilità di questo sito sta tutta nel fatto che non solo puoi vendere ma anche scambiare vestiti!

Più metti in vendita tuoi capi, più punti accumuli e con questi puoi “sbloccare” tanti indumenti tra cui molti ancora con i cartellino attaccato!

Iscriviti al sito (e già guadagni punti), metti in uno scatolone i vestiti che non usi più (non devono essere obbligatoriamente di alta moda), il corriere viene a ritirarli, ricevi le stelline per tutti i capi che hai mandato, acquista quello che vuoi per pochi euro!

http://www.theoutnet.com

qui andiamo sul nuovo, quindi i prezzi si alzano un po’, ma rispetto al negozio, gli articoli sono scontati del 60%, senza contare le continue flash sale con ulteriori ribassi!

Noterete che mancano da questo elenco i vari eBay, Depop, e Shpock per un semplice motivo: non hanno un filtro. Sono piattaforme dove il venditore carica direttamente i prodotti senza che nessuno verifichi provenienza, qualità e originalità, quindi rischiereste di trovarvi a comprare una borsa di Louis Vuitton data per vera ma che poi si rivela un’imitazione comprata in spiaggia.

Meglio spendere qualcosa in più, ma avere la certezza dell’autenticità. Una Louis Vuitton originale dura una vita.

Dietro le quinte di AltaRoma. Intervista all’hair stylist Roberta Fabiani

INTERVISTA A ROBERTA FABIANI, HAIR STYLIST DI “ALTAROMA 2019”

Cha cosa si prova, da hair stylist qualificata e con esperienza decennale, a far parte dello staff di uno dei più grandi eventi della moda romana, come quello appena conclusasi?

È stata una grande emozione, ma anche una responsabilità perché devi mandare in scena quello che fai nel backstage e deve essere tutto rigorosamente perfetto quando escono le modelle… e poi è stata una bella soddisfazione per me, a livello personale.

È un punto d’arrivo un’esperienza del genere, quali altri impegni aspettano te e i tuoi collaboratori nel prossimo futuro?

Stiamo ancora valutando, abbiamo diversi progetti anche con la Rea Academy Beauty, l’accademia che ci ha invitate a far parte dell’evento, insieme anche alla Tecna; abbiamo diversi appuntamenti che stiamo organizzando e scegliendo al meglio.

L’atmosfera che abbiamo respirato noi di Pink, presenti alle sfilate, è stata davvero pazzesca, quanta adrenalina vi scuote prima di questo genere d’eventi?

In realtà nel backstage ci sono lunghe attese, perchè bisogna aspettare che le modelle siano pronte; la macchina della sfilata parte in modo concreto quasi alla velocità della luce, spesso ci si ritrova a condensare tutto il lavoro nei dieci minuti prima dell’inizio… ed è proprio una figata!! Il momento diventa frenetico e si corre tantissimo, ritrovandosi a lavorare in modo adrenalico ed elettrizzante!

Io e Roberta ci siamo salutate poco fa, fuori dal suo salone di bellezza a Tivoli, e non posso non continuare a ringraziarla per la cortesia e disponibilità riservata a Pink, a poche ore dalla fine delle sfilate di AltaRoma.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Shout to the Pop – AltaRoma

 

L’Accademia Altieri Moda e Arte, in occasione dell’edizione 2019 di AltaRoma, ha presentato l’evento Shout To The Pop presso la propria sede di Roma in via Lucrezio Caro, 67. Moda e musica si intrecciano per dar vista a percorsi e scambi creativi molto profondi, oltre a un importante spaccato delle competenze che gli studenti acquisiscono attraverso i diversi corsi di studi.

 

 

Un evento che come sempre coinvolge tutti i gradi, a partire dagli allievi del 1°, anno che si sono cimentati nella realizzazione di mini abiti fantasia. Si parte da vestiti sartoriali, con tessuti effetto metallo multicolore, ai quali si applicano gemme, legno, piume carta, materiali plastici a loro volta ricamati con paillettes, piume e mini fotografie. Un lavoro di pura arte creativa ma soprattutto di manualità acquisita gradualmente attraverso varie tecniche. Ogni mini abito associato a un personaggio icona della musica pop passata e presente.

 

 

A seguire gli allievi del 2° anno con la realizzazione di otto abiti su manichini a misura reale. Il Leitmotiv è la ricerca e la sperimentazione. Il risultato un mix di fantasia, saper fare e sbalordire…In che modo? Guanti in lattice per creare un abito gommoso; corteccia sfilacciata effetto liane intrecciate su una gabbia di filo di ferro; plastiche bruciate che danno la parvenza di latta accartocciata; cerchi ricavati da bottiglie di plastica che formano una gonna sopra un body realizzato con applicazioni a mosaico di piccoli pezzetti di legno multicolore. Ma non è finita. A dimostrazione delle capacità sartoriali acquisite, i ragazzi del 3° anno hanno realizzato un unico abito in tessuto dove la particolarità si ritrova nel materiale utilizzato per le applicazioni: ceralacca, silicone e gel. Stesso concept per gli studenti del corso di modellismo e sartoria che hanno creato dei modelli già esistenti di stilisti affermati, partendo da uno studio fatto di tagli sartoriali con l’utilizzo di tessuti comuni e materiali particolari che si fondono.

 

 

Gli allievi del corso di vetrinista e visual merchandiser si sono occupati delle scenografie e degli allestimenti. Infine gli allievi del corso di trucco e di acconciatura hanno creato il make up e l’hair stylist della modella che ha indossato l’abito di punta degli allievi del terzo anno. Un evento che si pone come un viaggio tra creatività, senso estetico, fantasia unita a curiosità, intuizione e grande manualità grazie al percorso di studi fornito dall’Accademia Altieri Moda e Arte. Tutto si fonde in una immagine visiva che trasforma, nella sua manualità, il lato più moderno di un lavoro creativo che supera le barriere comunicative e si impone come linguaggio universale.

 

AltaRoma. The Corea Project

 

Undici collezioni, interamente progettate e realizzate dagli studenti, in cui è forte l’ispirazione che nasce dalle tradizioni coreane, ma anche ben presente la loro coscienza occidentale e il legame con il più profondo sentire di ognuno, i loro pensieri, la loro interiorità. Così nascono le creazioni degli studenti di Culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle Arti di Roma per la sfilata Corea Project, che ha animato Alta Roma al Pratibus District.

 

 

Insieme ai giovani alunni, la stilista coreana Young Ae Lee ha presentato dieci abiti tradizionali e altri undici abiti reinterpretati in chiave moderna.

 

 

Gli abiti tradizionali coreani si chiamano Hanbok. Sono caratterizzati da linee e forme graziose che creano un’aura serena. L’Hanbok ha mantenuto le sue componenti di base per tutta la storia coreana da cinquemila anni, mentre le sue forme si sono evolute in vari modi in base allo stile di vita, alle condizioni sociali e al gusto estetico dei tempi. Il progetto è in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica di Corea, l’Istituto Culturale Coreano e l’Hanbok Advancement Center.

 

Cento capi, un armadio solo: i vestiti

Da giorno, da sera, da cerimonia, vediamo quali sono i 10 vestiti che non devono mancare nel nostro armadio.

Vestiti

 

 

  1. A-Line

Giovane, giocoso, il vestito A-Line, lungo fin sopra il ginocchio, un po’ svasato è perfetto per quei giorni in cui non ci sentiamo al top della forma, ma lui, grazie al suo design che non segna, è in grado di farci recuperare fiducia nella nostra silhouette.

Dobbiamo questa definiziane a Monsieur Christian Dior, che nel 1955 disegnò una collezioone caratterizzata appunto da una forma riconducibile alla “A” maiuscola, e la ritroviamo tantissimo negli abitini optical degli anni ’60 delle YeYe girls.

Dà il meglio di sé in tinta unita, magari abbinato a una collana importante (parleremo delle statement necklace nell’articolo sugli accessori) o collant a fantasia.

  1. Caftano

La regina dei caftani è senza dubbio Marta Marzotto, che ne ha fatta la sua signature, ma di sicuro, l’icona a lanciare il caftano come abito e non solo come costume tradizionale, è stata Talitha Getty, negli anni ’70, sfoggiandone di ricchissimi, decoratissimi e coloratissimi. Il caftano, specie nella stagione estiva è il capo più versatile che si possa avere nell’armadio: perfetto per la spiaggia, per l’escursione, per la barca, per il pranzo, per l’aperitivo sulla spiaggia, fino alla cena. Per non parlare di quando dobbiamo uscire di casa in quei maledetti giorni pre-ceretta. Classe e praticità: cosa vogliamo di più.

  1. Petite Robe Noire

Il vestitino nero è come il passaporto, ci vuole sempre e ci permette di andare dovunque. Vale la pena investire su un capo di buona fattura, bel tessuto, finiture high-end, della taglia perfetta e adeguato al nostro body-type. Se non volete sbagliare, il tubino alla Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany è la perfezione assoluta.

  1. Petite Robe Blanche

Stessa cosa del vestitino nero, ma in bianco.

  1. Vestito di lino

Il tessuto dell’estate è il lino (meglio se in colori naturali). Più è ampio, svolazzante e spiegazzato è, meglio è.

  1. Abito vintage

Fregatelo alla mamma, alla nonna, alla zia, ma il pezzo vintage ci vuole. Il vintage porta con sé un’allure di eleganza tale da non necessitare di altri accessori. Parla da sè. Il vestito vintage ha una storia.

  1. Abito fantasia

Anna Wintour è la portabandiera dell’abito a fantasia. L’editor in chief di Vogue USA è nota per la sua domanda “Where’s the color?”, quando le portano le anteprime dei servizi fotografici e vede troppo nero. L’abito fantasia, che sia geometrica, che sia floreale, dà una vivacizzata al nostro guardaroba, perfetto per spezzare gli outfit più seri e monotomi.

  1. Vestito da cerimonia

Uno (o due) ci vuole sempre. Lungo, sobrio, elegante. Questo vuol dire niente scollature scellerate, schiene nude da sirena, brillantini accecanti, colori fluo. Vesito da cerimonia e vestito da Barbie sono due cose estremamente diverse e, ahime, ogni matrimonio a cui partecipo, assisto a sfilate imbarazzanti che farebbero inorridire Enzo e Carla. No agli strascichi e se il vestito è scollato, abbiniamolo a una stola, un bolero o un foulard.

  1. Jumpsuit

Un nome per tutti: Missoni. L’abito tutina-pantalone è discreto ma originale, elegante senza essere pretenzioso. Con l’all-black non si sbaglia mai, ma anche a fantasia, con una trama knit, è un gioiellino.

  1. Bandage dress

I bandage dress sono il paradigma della self-confidence, e come dice la parola, fasciano il fisico lasciando poco o nulla all’immaginazione. Con un guardaroba superchic, almeno un abito che ci faccia sentire sexy e fierce, ci vuole e secondo me, il bandage dress ha tutti i numeri per far sentire ogni donna una superdonna. E in questo caso, via libera ai colori più intensi, come: rosso, blu elettrico, arancione, verde prato, viola… quando siamo sicure di noi, possiamo indossare qualunque colore.

E se non ci credete, guardate Liz Hurley: le basta un bandage dress e ferma il traffico.

Cappotti, che passione!

Cappotti, che passione! Ecco le migliori proposte del 2019

Lungo, corto, caldo, avvolgente, fasciante, largo, con pelliccia, a doppio petto… quante sono le varianti del cappotto? Tantissime e, se mi permettete, una più bella dell’altra. Il cappotto è un capo d’abbigliamento che non passa mai di moda, perché sa rinnovarsi nella forma e nei colori. Se per qualche tempo abbiamo indossato piumini di tutte le fogge e dalle sfumature cromatiche più improbabili, ora è giunto il momento di ritirare fuori dall’armadio il nostro cappotto o di comprarne uno nuovo.

Già da un paio di stagioni, ormai, è il cappotto a imperare sulle passerelle ma anche e soprattutto nelle vetrine dei negozi (e nel nostro guardaroba). Se si dà un’occhiata alle proposte degli stilisti per questo inverno, ce n’è per tutti i gusti.

Quale scegliere? Vediamo insieme quali sono le alternative e a chi stanno bene:

Max Mara

 

Montgomery, l’evergreen che torna nella sua versione più classica, in blue navy e beige con tanto di alamari, per Burberry e Max Mara. È un capo che sta bene davvero a tutte, perché fascia il corpo ma senza stringere. Adatto alle nostalgiche e alle sportive. Capo-icona della moda maschile di ambiente militare. La Royal Navy inglese lo introdusse nelle dotazioni dei marinai, perché il panno pesante con cui era fabbricato era un’ottima protezione contro il vento e le temperature più rigide. A renderlo particolarmente famoso fu, poi, il generale britannico Bernard Law Montgomery, da cui il nome ma solo in Italia, perché nel resto del mondo è più correttamente chiamato Duffle Coat o ancor più propriamente Duffel Coat e solo talvolta Monty Coat in onore appunto dell’omonimo generale che era solito portarlo sopra la divisa.

Jil Sander Resort 2019

White Coat, proposto da Dior e Jil Sander, è il cappotto per eccellenza. Bellissimo in caldo cachemire con la cinta in lana che stringe appena la vita e scende quasi fino alle caviglie per le più alte, ma altrettanto elegante nella sua versione svasata e più corta per le donne minute. È un capo avvolgente ma femminile, che può essere usato anche per una serata elegante.

Militare dalle forme più maschili e in color verde oliva scuro per le più sportive; sta bene a tutte nella sua versione più corta. Nella versione più lunga solo alle donne alte e slanciate. È un capo molto rigido che però se portato con i tacchi dà quel tocco di femminilità leggermente eccentrica che non guasta mai.

Victoria Beckham

Animalier, soprattutto nella sua variante maculata, per le donne che vogliono farsi notare (attenzione a non indossare un total look animalier. La regola sempre valida è: non più di un capo animalier alla volta, non dobbiamo sembrare le fidanzate di Tarzan!). Bellissimi quelli di Bottega Veneta e gli oversize di Victoria Beckham.

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http://www.denimjeansobserver.com

Over size, che fa subito Mademoiselle Chanel quando non è due taglie in più, s’intende. Il segreto per sfoggiare un over size ce lo svelano Stella McCarthy, Alberta Ferretti, Miu Miu e Marc Jacobs. Sta bene alle donne alte ma non troppo magre (l’effetto attaccapanni è in agguato, attente!).

Calvin Klein

I Cappotti con dettagli in pelliccia proposti da Calvin Klein, dove la pelliccia (spesso sintetica, sono molti, infatti, gli stilisti che sposano la causa animalista) è sul colletto, sugli orli esterni o sulle tasche, ma si alterna anche alla pelle nella versione svasata con cinta in vita. Belli ed eleganti, stanno bene a tutte e sono adatti anche per le occasioni più mondane.

Fendi

A mantella, stanno bene alle ragazze più giovani che si possono divertire a chiuderlo in vita con fiocchi e cinture, e che possono sceglierlo anche nelle varianti multicolor (con le frange per le più hippie) o in tessuto plaid. Belle le proposte di Max Mara, Fendi, Missoni e Kenzo.

 E i colori? Quest’anno sulle passerelle sulle passerelle abbiamo visto l’azzurro, il rosso, il giallo, il turchese, il rosso e il rosa. Potete dunque osare e, oltre ai tradizionali bianco, nero e beige, azzardare con le tinte forti, per dare un tocco vivace al vostro guardaroba. Per gli accessori da abbinare al cappotto: calze in lana, borse, sciarpe e guanti ton sur ton così come suggerito da Chanel e da Gucci. A voi la scelta!

 

Chanel

 

Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!

Il Dress Code elegante al maschile

In questi giorni di Pitti Uomo qui a Firenze si vede di tutto, certo non sono l’originalità e lo stile a mancare, anzi, la città, se possibile, sembra ancora più bella. Proprio questa eleganza e originalità mi hanno fatto pensare a quanto siano capaci le donne, oggi, nel guidare i propri partner, amici, figli… a indossare il capo giusto per una determinata occasione.

Tendenzialmente si pensa che l’uomo abbia poche possibilità di scelta è che “tanto per il tipo di vita che si fa” tutto va bene.

Invece no! Se nella vita del vostro fidanzato o di vostro figlio arriva un invito con un dress code, ovvero, un invito dove è indicato il tipo di abbigliamento da indossare, sapete davvero aiutarlo a scegliere l’abbigliamento giusto?

Ogni occasione richiede un abbigliamento diverso, questo le nostre nonne e le nostre mamme lo sapevano bene. L’outfit per una serata di gala non può essere uguale a quello business per andare in ufficio, e men che meno per quello casual dedicato al tempo libero, ma è diverso anche dal dress code per un cocktail sia elegante sia informale.

Una serata di gala prevede sempre l’abito scuro e se raramente sarà White Tie, quasi sicuramente sarà Black Tie.

Con l’indicazione del colore della cravatta si identifica il tipo di abito richiesto, White Tie richiede il Frac, abito con la giacca a coda di rondine allungata sul retro, la camicia, il papillon e il panciotto, rigorosamente, bianchi.

Il Frac è l’abito in assoluto più formale, ma oggi è poco usato, lo indossano i direttori d’orchestra, i musicisti, gli ambasciatori e, più raramente, si indossa in occasione di qualche serata di gala al cospetto di sovrani. Quindi a meno che vostro figlio o il vostro partner, non debba ricevere il premio Nobel non è obbligatorio che possieda un Frac.

Il Dress Code Black Tie richiede il più diffuso Smoking nero con camicia bianca che in estate può essere blu scuro,  mai con giacca bianca perché quella è riservata al personale addetto al servizio e ne contraddistingue il ruolo.

Per una serata di gala, un incontro ufficiale anche di tipo politico, un cocktail, feste pubbliche o private, per andare a teatro (soprattutto alle prime), si indossa lo Smoking, mai di giorno e quindi nemmeno per andare a un matrimonio a meno che non si celebri  nel tardo pomeriggio e prosegua di sera.

Per inciso, nei matrimoni tradizionali se lo sposo indossa il Tight è obbligo anche per tutti gli ospiti indossarlo. Se non si possiede uno smoking si deve indossare un abito scuro che può essere anche grigio, la camicia rigorosamente bianca e mai senza cravatta. Evitare camice colorate e cravatte eccentriche anche se si va a un matrimonio. Ricordate che il papillondeve sempre essere annodato a mano, l’uso di quelli preconfezionati è proibito!

Diversamente, se l’invito è per un cocktail formale, l’abito resta comunque scuro mentre con il colore e le fantasie della cravatta potete sbizzarrirvi, ma senza mai eccedere.

Ci sono situazioni più comuni, sia di lavoro sia nel tempo libero, in cui l’uso della cravatta è comunque consigliato, questo tipo di abbigliamento è definito business, e prevede che un libero professionista (avvocato, ingegnere, architetto) o un parlamentare, non andranno mai allo studio, in tribunale o in parlamento, senza indossare la cravatta, a proposito di incontri con politici, un altro inciso per ricordare che se in un incontro in parlamento, l’uomo comune (molto comune) è ammesso anche senza cravatta, nessuno può presentarsi a un incontro in senato, anche se informale, senza cravatta; l’accesso al senato senza cravatta è proibito e anche per le donne l’abito deve essere formale. Soltanto i medici in servizio in ospedale o in ambulatorio così come i veterinari possono non indossare giacca e cravatta durante lo svolgimento della loro professione, che prevede comunque l’uso di un camice o di un abbigliamento idoneo alla loro attività.

Le uniche occasioni che non prevedono l’uso della cravatta restano quelle informali anche di lavoro, se si è dipendenti, in questo caso si può indossare la giacca senza cravatta, un bel cardigan, oppure, un maglione sulla camicia. In fin dei conti, se ci pensate bene, anche il compianto Marchionne era un “dipendente” e fra le sue doti aveva anche  un bell’umorismo un po’ snob.

In alcuni casi è ammesso anche indossare il jeans con la giacca senza cravatta o con un maglione, ma questo tipo di abbigliamento, definito casual, non è elegante ne formale anche se a volte può essere piacevole anche sul luogo di lavoro, ma per un libero professionista è meglio limitarlo al tempo libero. Infine l’abbigliamento casual riservato al tempo libero, non prevede l’uso della cravatta, non impone colori ne accessori, e quindi potete sbizzarrirvi ma ricordate sempre che si può essere eleganti anche in abbigliamento casual, è questione di stile.

E adesso veniamo al punto più delicato del Dress Code elegante maschile: le scarpe!

Ho visto cose indicibili in fatto di cattivo gusto e ineleganza, tipo: le scarpe da ginnastica bianchissime, praticamente immacolate, indossate sotto lo Smoking o l’abito scuro in occasioni formali come matrimoni o prime teatrali. Orrore puro! Da Milano a Roma e persino sui Red Carpet senza soluzione di continuità… Queste scarpe dovrebbero sdrammatizzare l’abito elegante in realtà sono una cafonata che segue le proposte commerciali di aziende “modaiole” che con iniziative discutibili, spingono il povero maschio, fashion victim, o la propria compagna, moglie, fidanzata a fargli fare, letteralmente, la figura “cafone arricchito”.

Le scarpe sono fondamentali nel guardaroba di un uomo, e se guardandogli le mani o gli occhi, possiamo innamorarci di un uomo, guardandogli le scarpe possiamo capire se si tratta di un Signore, di un Signore elegante, o di un parvenu!

A volte le scarpe di un uomo possono sembrare tutte uguali o quasi, questa è solo apparenza, le differenze sono nel pellame e nella lavorazione della scarpa che può essere fatta a mano o essere di produzione industriale.

Sono tre le tipologie classiche della scarpa da uomo: Oxford, Derby e Mocassino.

Il modello Oxford, chiamato anche francesina, è la scarpa più classica ed elegante, allacciata, in pelle liscia può essere anche in vernice, è usata per le occasioni più formali, sotto allo smoking e all’abito scuro.

Il modello Derby è una scarpa allacciata con cuciture che la decorano, un po’ meno formale della precedente, più adatta per essere usata quotidianamente sotto l’abito classico e più informale.

Il Mocassino è privo di allacciature, decisamente adatto a un uso informale e nel periodo primaverile ed estivo, sta bene indossato con i jeans così come con un pantalone più tradizionale.

Esistono poi dei sottotipi di questi principali modelli e sono le scarpe con le fibbie al posto dei lacci da usare come le derby, oppure il polacchino allacciato, che è un derby con il collo alto, ed è decisamente adatto a un uso informale.

Le cosiddette scarpe da barca, in pelle morbida e con la suola di gomma vanno bene solo se si è al mare o, appunto, in barca.

Infine, ricordo le Velvet Slippers, che qualche anno fa erano tornate di moda, raffinate scarpette in velluto da usare con disinvoltura in occasioni eleganti ma informali.

Per quanto riguarda le cosiddette scarpe da ginnastica o da tennis facciamole indossare nelle occasioni adeguate al loro uso, o al massimo nel tempo libero. Infine, se siamo in città, i sandali genere frate, o peggio, quelli orribili che si vedono ai piedi dei turisti (e non solo), lasciamoli alle persone ineleganti e decisamente di cattivo gusto, così come lasciamo loro i pantaloni corti, tipo bermuda che scoprono spesso polpacci pelosi o peggio, depilati e lucidi di crema; a meno che non si sia in spiaggia o in barca, i bermuda sono concessi solo ai bambini fino all’età puberale, dopo, fanno decisamente orrore all’eleganza anche se sono indossati da un bellissimo ragazzo!

Angela Arcuri