Il J’accuse di Laurence Cossé

La Libreria del Buon Romanzo (Edizioni E/O, 2010) non è un romanzo qualsiasi. Prima di tutto è scritto da una pluripremiata autrice, la francese Laurence Cossé, che ha un passato di critica letteraria. In seconda istanza perché è una feroce, ma al tempo stesso raffinatissima, critica all’establishment editoriale francese, benché tale critica sia estendibile al mondo editoriale nel suo insieme. La trama è semplice: due amici, Francesca e Van, decidono di aprire una libreria dove si vendano però solo ed esclusivamente romanzi di qualità. Il primo intoppo è, com’è ovvio, stabilire quali romanzi abbiano un certo valore letterario e quali no. Dal momento che il giudizio di due sole persone potrebbe essere arbitrario, i due decidono di istituire un comitato di otto scrittori, che in completa autonomia e godendo dell’anonimato, stilano ciascuno una lista di seicento romanzi, che non devono assolutamente mancare in una libraria in cui venga privilegiata la qualità e non il profitto economico.

L’operazione riesce, la libreria “Au Bon Roman” (Al Buon Romanzo) viene aperta e tutto sembra filare liscio. Per lo meno fino a quando le case editrici di libri commerciali, che la Cossé definisce senza tanti preamboli “spazzatura”, non si ribellano. Far tornare di moda il talento e la qualità a discapito degli introiti? Mai sia! Si scatena così una lotta senza esclusione di colpi fra i due coraggiosi librai e l’intero establishment culturale francese. Si arriva persino alle aggressioni fisiche ai singoli membri del comitato in un crescendo di colpi di scena che farebbe invidia al più accorto autore di gialli. Laurence Cossé non risparmia nessuno e sferza un durissimo attacco al sistema:

“Quelli che accuso, e che ho definito una sfera d’influenza, sono in realtà non più di un centinaio di persone. Un dato che stupisce, visto che comprende il mondo degli autori, dell’editoria, della stampa e delle librerie, anche contando che molti di loro ricoprono vari incarichi, cioè sono contemporaneamente scrittori, giornalisti, editori e giurati. Tra i romanzieri furiosi perché nessun loro libro figura al Buon Romanzo alcuni hanno la mano lunga. Per esempio fanno parte di giurie letterarie, quindi hanno in pugno quei giornalisti che sono anche autori loro stessi e che anelano a un premio. Altri, o magari gli stessi, occupano una posizione all’interno della stampa, motivo per cui, se ben disposti verso gli editori e le loro pubblicazioni, vengono favoriti nei premi, tanto più sapendo quanto alcuni editori puntino a negoziare i premi direttamente con i giurati. Per assicurarsi la loro fedeltà, quegli stessi editori li pubblicano indipendentemente dalla mediocrità di quel che scrivono.”

Un libro, La Libreria del Buon Romanzo, che fa riflettere il lettore meno accorto e che dà delle risposte anche al lettore attento e atterrito dai troppi titoli in commercio. Non stupisce che della traduzione e pubblicazione in Italia di questa perla rara si sia occupata la casa editrice E/O che da sempre si distingue per la scelta dei titoli (italiani e stranieri) che pubblica.

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Lettere ad Alice che legge Jane Austen per la prima volta

 

Non so se definire questo libro un singolare epistolario o un singolare saggio; un dato certo ed evidente mi sembra però la singolarità, e del testo (o almeno della forma che si è voluto dare a esso), e di questa autrice contemporanea che ammetto subito di non conoscere affatto.

Si tratta della corrispondenza -a senso unico in realtà- tra una zia e una nipote che non si conoscono più di tanto. L’argomento delle lettere? Dare consigli alla diciottenne Alice che vorrebbe scrivere un libro ma non ha molta voglia di leggere né di studiare e comunque trova noiosi i testi che le propinano nei corsi scolastici.

Il compito che si assume la premurosa zia è combattere tutti quei luoghi comuni che insistono sulla scrittura di un romanzo da parte di una donna, prendendo Jane Austen come esempio. Usa almeno questo pretesto per analizzare le opere e la vita cercando di trarne massime valide anche al giorno d’oggi, e nel caso specifico di Alice ai suoi primi -e sembra proprio fruttuosi- esperimenti letterari. Consigli sulla trama, su come delineare i personaggi, sulla struttura del libro, sui suoi intenti, sulla sua possibilità di accesso alla Città dell’Invenzione: sono questi i temi, su cui non esistono regole precostituite ma su cui possono semmai darsi suggerimenti o spunti di riflessione attorno ai quali costruire un progetto e intraprendere un percorso creativo.

Mi sembra importante rivelare che il romanzo di Alice diventerà un best-seller, senza saper dire però se sia stato merito dei consigli della zia o delle sparute frequentazioni letterarie della ragazza stessa.

Indubbiamente le parti che ho preferito e apprezzato di più sono quelle in cui Fay Weldon parla di Jane Austen mostrandomi alcuni aspetti della sua opera o della sua vita sotto una luce diversa, interessante.

I primi libri li scrisse per leggerli ad alta voce… Il senso dei libri, la delicatezza della lingua, il fraseggio, i dialoghi: era tutto scritto per essere assorbito dall’orecchio, non dall’occhio.

Potrei anche non ritrovarmi nelle idee manifestamente femministe dell’autrice ma la sua ammirazione per Jane Austen è talmente genuina e devota da rendere difficile non concordare con lei su tutto.

(Nei romani di Jane Austen si nota che sono le donne più che gli uomini a sostenere conflitti morali. Ovviamente può essere un riflesso della vita. È perché faccio questo genere di osservazioni che tuo padre non vuole avermi a casa…)

“Mansfield Park” palpita dell’idea che ciò di cui hanno bisogno le donne è l’accudimento morale e la protezione degli uomini. Fanny alla fine sposa Edmund (ovviamente)… Alice, ho notato che nel mondo reale una donna peggio si comporta meglio se la cava.

Un prontuario di consigli utili, un piccolo omaggio a Jane Austen, un grande riconoscimento da sottoscrivere:

Jane Austen definisce i nostri difetti per noi, analizza le nostre virtù, e ci dice che se solo teniamo a bada gli uni con le altre, tutto alla fine andrà bene. Che essere buoni garantisca la felicità non è qualcosa di particolarmente scontato in nessuna delle nostre esperienze di vita quotidiana, eppure quanto vogliamo e abbiamo bisogno che sia vero. Ovvio che leggiamo e rileggiamo Jane Austen.

 

Storia di Maria Antonietta #Sellerio

Recensione di Antonella Maffione
In questa meravigliosa biografia, ambientata in un periodo storico pieno di stravolgimenti, gli autori tratteggiando la personalità di Maria Antonietta, impreziosita da dipinti a colori. Nonostante Maria Antonietta non fosse di origini francesi la sua grazia, che conservava ancora la sua innocenza, arrivava al cuore degli altri:
«L’anima della Regina aveva la sua stessa età: i libri seri, gli affari, tutti i campi del pensiero e dell’attività umana, le ripugnavano mortalmente, senza che il viso si perdesse la pena di nasconderlo». 
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La personalità della Regina raccontata in queste pagine, è poco frivola e poco legata al lusso e ai gioielli, la sua vanità traspare solo per piacere agli altri nobili.
«Una donna, una donna del diciottesimo secolo che ama la vita, i divertimenti, le distrazioni, come li ama e li ha sempre amati la gioventù della bellezza. Una donna un po’ vivace, un po’ pazzerella, un po’ beffarda, un po’ sventata, ma una donna onesta, pura, che non ha mai avuto – secondo l’espressione del principe di Ligne – che “una civetteria di Regina di piacere a tutti”».
Arrivata dall’Austria in tenera età per sposare il Delfino di Francia e sancire il patto tra i due Stati, la sua bellezza e l’ingenuità della sua giovinezza avevano rapito il popolo francese, affibbiandole l’appellativo “l’Austriaca”. Non fu semplice vivere a Versailles, dove si doveva rispettare una soffocante etichetta, ma la sua vivacità aveva incantato tutti a corte. Versailles era un luogo di divertimento: concerti, giochi e qui fu celebrato un fastoso matrimonio che durò venti giorni, suscitando nella Delfina tante emozioni. L’ultimo giorno dei festeggiamenti, a causa della presenza di poche guardie, la moltitudine della folla che si era presentata degenerò provocando tanti feriti e tanti morti. Dopo che il palcoscenico dei festeggiamenti si era concluso, Maria Antonietta doveva fare conoscenza con la corte e dimenticare la sua Austria, adattarsi alla nuova patria e a suo marito. A Luigi XVI mancavano quegli atteggiamenti nobili che “seducono la storia e conquistano una donna”. Infatti, egli aveva tenuto la Regina lontana dalla politica e dagli interessi del regno, ma quando il suo cuore cominciò a battere insieme a quello di Maria Antonietta conquistò il suo amore. La gioia di essere amata rifletteva sulla sua carnagione abbagliante, tanto da mostrarsi ovunque “radiosa e trionfante”.  
La Regina era molto premurosa verso il suo popolo, era molto attenta e dispensava sempre sorrisi e buone parole, il suo atteggiamento caritatevole la avvicinava sempre più ai suoi sudditi, ma i suoi progetti venivano vanificati dalle riforme dei ministri. Anche il suo comportamento allegro e spensierato dava fastidio. Era terreno fertile per le Madame di corte che erano al suo seguito, le quali distorcevano le sue parole tanto da far perdere al popolo la simpatia per la Regina. Un episodio lampante a riguardo, che viene raccontato in queste pagine, è quello della collana. Un appassionante scandalo colmo di intrighi che alimenta la curiosità del lettore. In queste pagine si vede coinvolta a sua insaputa la Regina in una truffa ardita da Madame La Motte tanto da compromettere la regalità  della Regina. Purtroppo da questa vicenda la Regina ne esce umiliata, evidenziando la meschinità di quel popolo sventurato, quello che acclamerà il boia!, ma lei perdonava “non con la dignità di una Regina ma con la grazia di una donna”.
Le pagine che mi hanno lasciata letteralmente incantata, sono quelle in cui la Regina si dedica al suo sogno: il Trianon una zona del parco del castello di Versailles. Un posto magico e affascinante, dove Maria Antonietta trascorreva le sue giornate, si abbandonava alle gioie private e si occupava di fare ciò che più appagava il suo animo: si dedicava all’arte e alla musica proteggendo i grandi musicisti. Il suo più grande piacere era il teatro, “la distrazione preferita per il suo spirito”, tanto da allestire un personale teatro all’interno del Trianon, occupandosi personalmente di ogni cosa.
Le calunnie sulla Regina e la canzonatura sul suo ruolo avevano ridotto il suo atteggiamento spensierato in malinconico, l’antipatia verso la sua persona non si placava anzi veniva sempre più fomentata dai pettegolezzi e dalle cattiverie delle donne di corte. Un giorno Madama Elisabetta le disse: «Voi non sarete che la Regina di Francia, ma non sarete mai la Regina dei francesi». Nel momento del pericolo e del bisogno tutti venivano a mancare: le grandi famiglie, i suoi progetti, i suoi ospiti del Trianon, ritenendola di essere a Versailles come spia dell’Austria e di aver passato a suo fratello Giuseppe II i tesori francesi. I dissapori politici che tormentavano la Regina, non trovavano tranquillità neanche attraverso le carezze dei suoi figli, il suo cuore non trovava pace soprattutto perché il piccolo Delfino moriva lentamente.
Nella lettura ho trovato piena di sentimento l’amicizia tra la Regina e la carismatica Madame de Polignac. Un legame affettivo vivo è reciproco, accompagnato da confidenze, tant’è che ognuna parlava al cuore dell’altra. La famiglia Polignac beneficiò della generosità della Regina e tale favoritismo fu uno dei tanti pretesti che alimentò l’impopolarità a corte di Maria Antonietta.
Da questa magnifica lettura, accompagnata da un profumo di carta che suscita tante emozioni, si carpisce l’ammirazione da parte degli autori verso Maria Antonietta, infatti ne traspare una biografia delicata e benevola di una Regina generosa e sfortunata.
«La morte di Maria Antonietta ha calunniato la Francia. La morte di Maria Antonietta ha disonorato la Rivoluzione. Ma accade a certi crimini come a certe glorie: queste non mobilitano, quelli non compromettono solo una generazione e una patria. Glorie e crimini travalicano il loro tempo e il loro teatro d’azione.  L’umanità tutta intera, riunita nello spazio e nel tempo, ne rivendica i benefici o ne  porta il lutto. Accade che la morte di una donna sedili l’anima universale e la giustizia solidale dei secoli e dei popoli, la coscienza umana; accade che il rimorso di una nazione sua profittevole per le nazioni e che l’orrore di un giorno sia lezione per l’avvenire».

Solstizio d’inverno, i Watson #PinkBooks

On line in esclusiva su Amazon, un nuovo splendido romanzo  #PinkBooks di Romina Angelici per festeggiare il compleanno di Jane Austen  (16 dicembre). Lo speciale tributo della Pink Factory e dell’autrice a una delle più grandi scrittrici della storia. 

Vi siete mai chiesti cosa è successo dopo “I Watson”? L’autrice, da vera janeite, attenta appassionata delle opere della scrittrice inglese, ci regala un omaggio che siamo certi vi coinvolgerà.

Emma, dopo aver rifiutato il nemmeno tanto cortese invito del fratello e della cognata a essere loro ospite a Croydon, decide di rimanere a Stanton con Elizabeth e il padre. Tornare a casa dopo anni di assenza, trascorsi presso la zia non è stato semplice, così come riambientarsi e recuperare il rapporto con i fratelli e con il padre. Alla sua prima uscita pubblica Emma non manca di fare scalpore: ammonita da Elizabeth a resistere al fascino di Tom Musgrove, durante il ballo degli Edwards, ha suo malgrado destato l’interesse di Lord Osborne. Ma ha anche fatto delle gradevoli conoscenze come gli stessi suoi anfitrioni e la loro figlia Mary, nonché, per averlo invitato a ballare, un piccolo gentiluomo chiamato Charles Blake, attirandosi quindi, in un colpo solo, l’ammirazione del ragazzino stesso, della madre e dello zio Mr. Howard. Anche Tom Musgrove comincia a frequentare di più le sorelle Watson e cerca ogni pretesto per ingraziarsi Emma in particolare.

Persepolis

Persepolis è la storia della ragazzina Marjane a Teheran dai sei ai quattordici anni. Sono gli anni della caduta del regime dello Scià Reza Pahlavi, del trionfo della Rivoluzione Islamica e della guerra contro l’Iraq. I suoi genitori, di larghe vedute, pur di garantirle un’adeguata istruzione e maturazione, non esiteranno a mandarla a Vienna, dove lei si scontrerà con l’incomprensione altrui proprio come nella sua città natale. È un ritratto indimenticabile delle contraddizioni di un paese e di come, attraverso l’ironia e le lacrime si possa vivere l’adolescenza confrontandosi con le assurdità, i compromessi, la solitudine e i distacchi.

Marjane Satrapi è un’autrice di fumetti e illustratrice iraniana. Nata sulle rive del Mar Caspio, è vissuta a Teheran, Vienna, Strasburgo e Parigi. Discendente di una nobile famiglia, ha avuto un nonno e la madre attivisti politici, dai quali ha ereditato la passione politica. Ha passato la sua infanzia a Teheran dove ha conosciuto la rivoluzione e la guerra contro l’Iraq. Durante la guerra, Marjane ha dovuto lasciare il suo paese mal sopportando il clima instaurato dal nuovo regime: ad appena 14 anni viene mandata a Vienna in un liceo francese. Tornata in Iran, studia Belle Arti, ma i suoi progetti sugli eroi, e soprattutto sulle eroine, della mitologia iraniana, non convincono il regime ed è costretta a lasciare di nuovo il suo paese. Dopo aver studiato Arte a Strasburgo si trasferisce a Parigi, dove tutt’ora abita. Dal 1977 scrive e illustra anche libri per i bambini. La Satrapi ha acquisito fama mondiale grazie alla serie Persepolis, romanzo a fumetti autobiografico elogiato dalla critica, nel quale descrive la sua infanzia in Iran e la sua adolescenza in Europa attraverso una serie di intelligenti quanto avvincenti episodi di vita quotidiana. È stata insignita dell premio per il miglior albo all’Angoulême International Comics Festival del 2004 per il suo Broderies (in Italia Taglia e cuci), pubblicato l’anno precedente e per il più recente Pollo alle prugne.

Attualmente cura per il “The New York Times” una colonna illustrata, pubblicata nella sezione Op-Ed del giornale con frequenza apparentemente irregolare. Nel 2006 la Sony Pictures Classics ha trasformato Persepolis in un film d’animazione, la cui diffusione è iniziata nel 2007. Scritto e diretto da Vincent Paronnaud assieme alla stessa Satrapi, la pellicola annovera tra le sue voci quelle di Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Danielle Darrieux, e Simon Abkarian.
Del 2011 è Il sospiro (Rizzoli Lizard).

Per aspera ad astra/ Hop edizioni

Hop edizioni ha dato vita a una meravigliosa collana di biografie illustrate all ages, consigliate a partire dai 12 anni. Ritratti di donne note che, con tenacia e impegno, hanno raggiunto il successo e hanno prodotto un rinnovamento straordinario nel campo in cui si sono distinte.

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La regina del pop è la protagonista di un coloratissimo picture book che ripercorre per immagini la sua vita. Le prime tavole sono dedicate all’infanzia, con l’episodio fondamentale della morte della madre, per poi proseguire con il trasferimento a New York fino al raggiungimento della fama mondiale. Appare chiaro il percorso di Madonna, fatto di intuizioni, contrasti, scelte a volte difficili, grandi sacrifici e in testa un solo obiettivo: diventare una cantante unica. Professionista rigorosa e perfezionista, camaleontica e sempre all’avanguardia, Madonna è responsabile di una svolta epocale nella discografia mondiale: con lei è nato il fenomeno della star, che non è solo una cantante affermata, ma incarna un messaggio preciso da trasmettere al pubblico, nel suo caso l’emancipazione – anche sessuale – della donna. Sylvia K interpreta la storia di successo di Madonna attraverso immagini ispirate alla Pop Art e ai cartoni americani, con intuizioni fantasiose e soluzioni molto creative.

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Maria Callas è stata la più grande cantante lirica di tutti i tempi. Non cantava, interpretava, anzi creava, infondendo la vita nella musica e portando ogni spettatore a confrontarsi con le proprie emozioni. Ha coltivato, grazie al talento e a un lavoro indefesso, tutti i registri vocali da soprano, mezzo-soprano a contralto e ha potuto così esprimere la sua grandezza in tanti ruoli diversi. Grazie alla collaborazione con registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, ha rivoluzionato il modo di recitare nel melodramma. La sua splendida carriera è stata però punteggiata da momenti drammatici, spettacoli lasciati a metà, ritiri e ritorni. La sua vita privata è stata ugualmente favolosa e tragica, degna del vissuto delle eroine da lei impersonate.

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Simbolo di eleganza, Audrey Hepburn ha rivoluzionato il modello di interprete hollywoodiana, da pin-up a figura esile e garbata, gentile e sbarazzina. In scena ha spesso rappresentato il cliché della principessa, la donna che da una condizione inferiore si eleva socialmente attraverso l’amore di un uomo. Ma Audrey è stata nella realtà una principessa senza favola, che tutto ha conquistato da sola, grazie a una grande forza di volontà e a un progetto di vita molto chiaro. Dall’infanzia segnata dalla guerra ai successi cinematografici, dalla scelta della famiglia rispetto alla carriera fino all’impegno umanitario, le delicate illustrazioni di Roberta Zeta restituiscono tutta la grandezza e la profondità di una donna che è rimasta nel cuore di moltissime persone.

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Virginia Woolf è stata la più grande autrice inglese del Novecento; ha cambiato il romanzo, rendendolo terreno di osservazione e descrizione del mondo interiore dei personaggi. La scrittura è stata per lei una vocazione, una necessità e un tormento. Con il suo esempio e i suoi scritti, Virginia ha aperto le porte all’emancipazione femminile: insieme alla sorella Vanessa ha lottato in una famiglia culturalmente evoluta, ma fondamentalmente maschilista, per diventare scrittrice; ha partecipato attivamente al Circolo di Bloomsbury, impegnato a svecchiare la letteratura, ha scritto romanzi memorabili. Con il marito Leonard Woolf, che la amava immensamente e ne valorizzava il genio, ha fondato la casa editrice Hogarth Press che ha pubblicato, tra gli altri, Freud e Svevo in Inghilterra. Lucrèce interpreta Virginia con grande sensibilità e soluzioni creative che travalicano il puro aspetto narrativo per toccare le corde emotive attraverso preziosi quadri poetici. L’integrazione di testo e immagini permette di far conoscere la storia di Virginia Woolf anche a un pubblico giovane.

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Frida Kahlo è stata la più grande pittrice messicana, rivoluzionaria, trasformista, passionale, vitale, di una vitalità impressionante perché espressa in un contesto di malattia. Il dolore fisico accompagna Frida per tutta la vita e le fratture del corpo e dell’anima diventano le ragioni da cui muovere per sviluppare il proprio talento. La condizione di semi-invalidità, che costringe Frida a lunghe degenze a letto, la porta a scegliere l’autobiografismo come soggetto privilegiato dei suoi quadri. E nei suoi autoritratti entrano di prepotenza la storia d’amore con Diego Rivera, con cui condivide le lotte per l’affermazione del comunismo in Messico, la cultura matriarcale della società di Tehuantepec e la sofferenza di fronte all’impossibilità di essere madre. Una Frida spirituale, un’anima che si muove tra riferimenti colti e un mondo floreale in cui ogni elemento assume un significato preciso, da scoprire come in un rebus per comprendere la vita emotiva del personaggio.

 

In arrivo a Febbraio 2018 anche Coco Chanel.

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Se volete acquistare tutte le biografie da collezione, potete approfittare della super promo pack sul sito dell’editore; qui il link: All of the Stars

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Le brave ragazze SI RIBELLANO

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Dal 9 novembre in libreria
LE BRAVE RAGAZZE SI RIBELLANO
Vita in comune, sì. Luoghi comuni, no

Il primo libro di fumetti della blogger francese Emma, le cui vignette autobiografiche su femminismo e sessualità sono diventate un fenomeno virale in rete. ( emmaclit.com ) 

Esiste ancora il femminismo? Certo. Non scende in piazza solo perché la battaglia infuria altrove: nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Il sovraccarico che le donne patiscono nella vita quotidiana non è stato alleviato, ma anzi aggravato dalla cosiddetta “emancipazione”. Inutile che l’utero sia tuo e te lo gestisca tu, se poi ti tocca anche gestire da sola i figli, la casa, le visite ai parenti, l’intera logistica famigliare. Insensato bruciare reggiseni, se non puoi permetterti di ricomprarli perché sei pagata meno dei tuoi colleghi maschi. La vera rivoluzione – femminile, prima ancora che femminista – oggi si manifesta nei concreti gesti quotidiani, nella solidarietà e anche nell’ironia.

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Come quella di Emma, attenta osservatrice delle ingiustizie di genere che illustra sul suo blog con vignette esilaranti e amare insieme. Gli uomini, le donne e i loro corpi sono raccontati nell’intimità ma anche nella sfera pubblica, con uno sguardo eccentrico e acuto: dalla discriminazione sul posto di lavoro alla medicalizzazione della maternità, e dalla convivenza con il proprio compagno a quella con il proprio clitoride…

La ricetta di Emma è semplice, ma proprio per questo concretamente applicabile: l’uguaglianza, e una migliore vita di relazione, sono fatte di piccole e grandi conquiste, dal diritto degli uomini a stare a casa con i propri figli neonati a quello delle donne a non raccogliere i calzini da terra. Per questo il suo primo libro è un vero manifesto: di auto-liberazione, prima di tutto.

I love Dick- Neri Pozza

I consigli di lettura di Antonella Maffione.

Tra una partecipazione a una conferenza, una visita a una mostra e continui riferimenti letterari si dipana questo romanzo suggestivo e a tratti sconvolgente.
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È un romanzo che si sofferma sulla perversione della mezza età, analizzando un rapporto ormai consumato dall’abitudine e dal desiderio di affrontare una nuova intimità; Focalizzato sull’ossessione giovanile collocata nel periodo del femminismo, periodo in cui le femministe cercavano di ridisegnare il loro ruolo sociale senza inibire la loro sensualità (tutto ciò si riversava anche nell’arte).
Sylvère un intellettuale che tiene corsi su Proust, è sposato con Chris una film-maker sperimentale. La vita di coppia dei protagonisti è in stand-by. Dopo una cena con un amico, Dick, Chris si innamora.
Essendo Sylvère un acuto ascoltatore, Chris gli raccontava le sue sensazioni; il marito, pur di farla allontanare dalla depressione, le suggerisce di scrivere delle lettere a Dick.
Chris è talmente innamorata da sentirsi come “una sedicenne in giubbotto di pelle rannicchiata in un angolo in compagnia dei suoi amici”.
Chris e Sylvère cominciano a scrivere delle lettere, coinvolgendo Dick in un gioco bizzarro ai limiti della depravazione, tanto da farlo diventare “l’oggetto d’amore”. Chris ormai era indifferente al sesso, ma da quando aveva conosciuto Dick non faceva altro che fantasticarne.
A tratti triste e malinconico il romanzo prende il via attraverso le lettere permettendo a Chris  di instaurare una comunicazione diretta con Dick. Le emozioni di Chris erano talmente forti che “ fluivano come il torrente dietro casa su nel nord, turbolento e in via di disgelo”. Pagina dopo pagina, forse è meglio dire lettera dopo lettera, questa storia diventa un ricatto emotivo, tant’è che Dick rifiuta di proseguire oltre questo gioco, affermando di ritenere l’amicizia un valore raro e delicato. Un riavvicinamento per recuperare la fiducia su cui si basava tale rapporto, prima di questi episodi, sarebbe stato difficile.
Ritengo che la lettura di questo romanzo sia una forma d’arte, dove i riferimenti letterari diventano per il lettore elementi emozionali, evidenziando La ricchezza intellettuale e l’eleganza stilistica dell’autore.

Storie e vite di SUPERDONNE che hanno fatto la SCIENZA

“Altro che principesse, le bambine da grandi VOGLIONO FARE LE ASTROFISICHE!”

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Questo libro raccoglie venti storie e venti illustrazioni di donne straordinarie che con intelligenza, amore, perseveranza e passione hanno contribuito all’avanzamento della scienza e del progresso umano.

Dall’autrice bestseller di L’incredibile cena dei fisici quantistici, il racconto accurato e appassionante dell’universo femminile della scienza.

Un team di super illustratori e artisti internazionali, tutti uomini, dedica un ‘omaggio floreale’ alle super scienziate.

PAOLO BACILIERI • PEPPO BIANCHESSI • JEAN BLANCHAERT • IACOPO BRUNO • DAVIDE CALÌ • IVAN CANU • ANDREA CAVALLINI • ALDO DAMIOLI • GIANNI DE CONNO • MANUELE FIOR • BEPPE GIACOBBE • NEIL GOWER • FEDERICO MAGGIONI • PIERRE MORNET • FABIAN NEGRIN • LORENZO PIETRANTONI • DAVIDE PIZZIGONI • VLADIMIR RADUNSKY • GUIDO SCARABOTTOLO • STEPHAN WALTER

Guarda il video qui: Super Donne

THE HATE U GIVE

Ciao pink readers,

oggi per il nostro #herstory vi segnaliamo uno YA edito Giunti.

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Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.

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Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr.

Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.

 

Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.

Leggete un estratto qui: The Hate U Give