Su e giù per le scale di Monica Dickens

Quando ami l’Inghilterra, cerchi di studiare da autodidatta la letteratura inglese, praticamente sei di casa a Downtown Abbey e un’amica ti consiglia Su e giù per le scale di Monica Dickens, non puoi non ammettere che ti conosce benissimo!

E infatti lo apro e inizio a leggerlo e scopro che si tratta di un campionario assortito di innumerevoli e insolite situazioni-tipo di cuoche di interni inglesi. Sì, perché quello che ci presenta Monica Dickens è un fenomeno tipicamente inglese, quello di avere una cuoca a servizio, e di conseguenza l’ingenerato brulicante mercato di incontro tra la domanda e l’offerta di questo particolare tipo di lavoro domestico, spesso per il tramite di agenzie e annunci sui quotidiani. L’autrice ci racconta in un memoir la sua esperienza personale attraverso una successione di incontri con datori di lavoro strani improbabili, simpatici, in casi sporadici anche gentili, aprendo allo stesso tempo le porte di servizio dei piani inferiori su diverse tipologie domestiche e familiari: l’appartamento di città, la casa in periferia o il cottage di campagna.

Seguendo la scia del sempre crescente interesse per la categoria dei domestici e del loro peculiare punto di vista con cui assistono svolgersi la vita al piano di sopra, come dimostrano il successo televisivo della serie Downton Abbey e quello letterario di M. C. Beaton, con 67 Clarges Street (tradotta in italiano dalle Edizioni Astoria) o lo stesso romanzo Longbourn House di Jo Baker (per citare i più famosi), qui la prospettiva è individuale: è l’occhio del singolo, della cuoca tuttofare che, di estrazione borghese, veste gli abiti dimessi di Monty, col suo cappello sbiadito, per cogliere le particolarità, le fatiche, le ingiustizie e i difetti umani venuti alla luce in questa inferiore posizione sociale.

Monica Dickens – portrait of the British writer, the great-granddaughter of Charles Dickens. 10 May 1915 – 5 December 1992 — Image by © Lebrecht Music & Arts/Corbis

Monica è simpatica, un po’ imbranata, brava in cucina ma non perfetta, colleziona soufflè sgonfiati e arrosti bruciati accanto a succulente omelette, della cui riuscita si stupisce da sola. La storia è autobiografica: figlia di una famiglia di ceto medio-alto, ribelle e anticonformista, espulsa da una rinomata scuola-bene di Londra, vuole sperimentare cosa significa guadagnarsi da vivere in questo caso cucinando. I menù presentati non sono molto utili in quanto offrono poche idee mutuabili, ma sono sicuramente interessanti per la luce che gettano sull’alimentazione inglese e sui piatti e le ricette che circolano tutti i giorni sulla tavola delle famiglie.

Il racconto non conosce soste e anzi, a tratti comunica il senso di sfinimento e fatica addossato alla povera cuoca (che spesso deve improvvisarsi anche domestica e cameriera) e con lo stesso ritmo trafelato e ansiogeno, in preda al timore di non rientrare mai nei tempi della cena e delle varie portate, piomba nelle situazioni più stravaganti e nei contesti più diversi: dalla cena di una sera al ricevimento per fidanzati, al clima accogliente di un cottage di campagna, presso una coppia appena sposata o un single sfruttatore. L’unico ingrediente di cui Monica non rimane mai a corto è l’ironia, con cui sa condire e risolvere tutte le situazioni che le si presentano.

Non saprei che tipo di bilancio, dal punto di vista umano,  possa trarre da questo esperimento di vita, la ragazza Monica Dickens; certo è che dal punto di vista letterario, il risultato è più che positivo. Degno di cotanto antenato!

Racconti di Elizabeth Gaskell

È in stampa, e quindi uscirà tra breve, la raccolta Racconti di Elizabeth Gaskell.

Scrittrice prolifica e versatile, ella riesce a essere intensa nelle short stories tanto quanto nei grandi romanzi, e le Edizioni Croce hanno deciso di tradurre e pubblicare dieci racconti dei suoi, inediti o introvabili in italiano.

Avvolti da questa meravigliosa copertina che in un gioco di luci e ombre lascia presagire una lettura appassionante e intenta, i dieci titoli sono: Casa Clopton, L’eroe del Sagrestano, Casa Morton, Lo zio Peter, Tempeste e raggi di sole natalizi, Le vicissitudini domestiche di Bessy, Il cuore di John Middleton, Storia di un proprietario terriero, Le tre ere di Lizzy Marsh, Visita a Eton.

Si tratta degli scritti brevi gaskelliani a tema non gotico, forse qualcuno ispirato dai suoi viaggi e dai suoi spostamenti durante i quali raccoglieva aneddoti preziosi, le cui date di composizione abbracciano più di un ventennio.

Il volume, appartenente alla collana “Participio Passato”, va ad aggiungersi con le sue 394 pagine, a quelli già pubblicati: La casa nella brughiera, I fratellastri, Mary Barton, (oltre a Bran e altre poesie). A curare questa edizione è la prof.ssa Anna Enrichetta Soccio, professoressa di letteratura inglese all’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Tra i traduttori spiccano i nomi di Mara Barbuni e Salvatore Asaro, già uniti da un legame speciale a Elizabeth Gaskell.

Un volume don pregio fin dalla prima pagina della raccolta che raffigura, riproducendola in filigrana, la litografia di Casa Clopton, la stessa che ha ispirato il racconto a Gaskell. E alla fine del libro ci aspetta una splendida sorpresa come ormai le Edizioni Croce ci hanno abituato a pregustare.

Racconti raccoglie la narrativa breve di una delle maggiori scrittrici dell’Ottocento inglese, colei che è riuscita a entrare nelle grazie di Charles Dickens e a dare voce a una moltitudine di personaggi – non solo figure riprese dalla nobiltà ma anche uomini recuperati dalla periferia umana, storie di reietti, di esclusi. La scrittura breve ha accompagnato Elizabeth Gaskell per tutta la vita, dal suo esordio fino alla morte improvvisa avvenuta durante un tè nel suo salotto, nel 1865. Pubblicati sulle maggiori riviste dell’epoca, i suoi racconti hanno entusiasmato generazioni di lettori. La modernità con cui Elizabeth Gaskell riesce a investigare all’interno dell’animo umano non ha pari nella storia della letteratura vittoriana. Le sue storie ci coinvolgono da vicino, ci toccano e alla fine ci disarmano. Racconti ambisce ad avere un carattere “definitivo”, mettendo assieme una serie di titoli finora mai tradotti in italiano, al fine di confermare l’importanza della scrittrice all’interno del panorama letterario inglese.

Intervista a Michela Alessandroni, fondatrice della Flower-ed

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Cara Michela,

il mondo dell’editoria è affascinante perché tratta degli oggetti molto preziosi come i libri, portatori sani di appagamento, potresti spiegarci in breve in che cosa consiste il tuo lavoro? A chi o che cosa è dovuta la scelta del nome: Flower-ed, nella radice, per la quale ha vita il fiore?

Quando fondai la casa editrice, la scelta del nome andò spontaneamente verso il fiore, poiché rappresenta per me qualcosa di prezioso e che si rinnova continuamente: basti pensare a quei florilegi o antologie che un tempo raccoglievano le poesie e i brani più belli. Lo slogan, tratto da un commento delle Rime di Petrarca, spiega qualcosa di più: la radice è la memoria storica da conservare, la buona letteratura del passato da recuperare, i contenuti tradizionali da difendere; il fiore è l’emanazione della radice, sono i nostri libri, nati a seguito di una ricerca letteraria sostenuta con cura e amore. Gran parte del mio lavoro consiste dunque in questa ricerca, nell’ambito della produzione letteraria sia contemporanea sia classica. A questo si affianca poi il lavoro di organizzazione generale, di produzione, di promozione.

bronte-flowerDa poco Flower-ed ha inaugurato una nuova collana, intitolata Five Yards il cui obiettivo, come progetto letterario, è proprio quello di colmare distanze prima irraggiungibili con i classici della letteratura dimenticati. Siamo già alla terza uscita con Ashworth, romanzo incompiuto di Charlotte Brontë (di cui hai appena dato l’annuncio), che risale agli anni 1839-1841. È una casualità che i primi tre volumi siano firmati Charlotte Brontë o è il forte segnale di un legame speciale che ti lega a quelle “Tre anime luminose?

Five Yards è nata nel novembre del 2016 e siamo già alla terza pubblicazione. Tre volumi che contengono la prima traduzione italiana di La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth: tre romanzi incompiuti di Charlotte Brontë che meritavano di essere portati all’attenzione dei lettori per aggiungere nuovi tasselli nella conoscenza di questa autrice eccezionale. Il legame con le “Tre Anime Luminose” è speciale, sia a livello personale –un amore che viene da lontano, da quando bambina visitai la loro casa a Haworth- sia nella costruzione delle collane Five Yards e Windy Moors, entrambe nate con un’opera che le riguarda: il vento della brughiera soffia forte e noi siamo pronte a lasciarci ispirare.

Accanto ai classici, alle raccolte poetiche, ai racconti fantasy e alla narrativa moderna, una sezione è dedicata alla saggistica. Dopo Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, siamo impazienti di leggere Le case di Jane Austen, che oltre a siglare un interessante sodalizio con l’anglista Mara Barbuni, introduce alla conoscenza di importanti figure letterarie del passato attraverso una dimensione intima, domestica. È questo l’intento che ispira questa collaborazione?

Quello della saggistica è un settore fondamentale per Flower-ed e continueremo a svilupparlo con il contributo di eccellenti studiosi, come abbiamo fatto fino a questo momento. Fra questi sicuramente c’è Mara Barbuni, profonda conoscitrice sia di Elizabeth Gaskell sia di Jane Austen. In entrambi i suoi saggi tratta della domesticità e questo approccio le permette di esaminare gli aspetti letterari, estetici, sociali e di entrare nella dimensione più intima delle autrici.

jane-caseVogliamo ribadire quando saranno disponibili le nuove uscite, e in quali formati? Possiamo aspettarci altre novità a breve?

I prossimi due libri in uscita sono Ashworth di Charlotte Brontë e Le case di Jane Austen di Mara Barbuni. Abbiamo già annunciato la pubblicazione del quarto e ultimo incompiuto di Charlotte Brontë, The Moores, e di A Garland for Girls di Louisa May Alcott. Ma le novità non finiscono qui: i nostri traduttori, Riccardo Mainetti e Alessandranna D’Auria, sono già al lavoro su altre opere, tra le quali l’autobiografia di Lucy Maud Montgomery e un libro attraverso il quale celebreremo il bicentenario di Branwell Brontë. Tutti questi titoli saranno disponibili in ebook e cartaceo.

Grazie per il tempo e le spiegazioni che ci hai dedicato e per queste anticipazioni il cui piacere pregustiamo con vera gioia.

Romina Angelici

 

Emma di Charlotte Brontë

flower-ed-emmaQuando Charlotte lesse al marito questo inizio di romanzo appena accennato, lui le obbiettò: “I critici ti accuseranno di ripeterti”, perché conteneva diversi elementi che avrebbero potuto far pensare a un avvio simile a quello di Jane Eyre: la scuola collegiale, allieve dalle diverse personalità, i favoritismi riservati alla nuova arrivata…

Così non è affatto, perché si avverte subito che il tono è cambiato, che Charlotte è ormai una signora sposata, che è scesa a compromessi e ha scelto la normalità, come sottolinea la traduttrice e curatrice Alessandranna D’Auria nella prefazione. Charlotte decide che sia la signora Chalfont, così si presenta in apertura, a raccontare questa storia dai risvolti inaspettati che Fortuna ha risolto di mettere sul suo cammino.

Virginia Woolf scrisse (anche se si riferiva a Jane Austen) che si può capire molto dalle opere secondarie di uno scrittore perché offrono la migliore critica ai suoi capolavori; leggere Emma di Charlotte Brontë, dimostra quanto fosse lucida e osservatrice, oltre a confermarne il metodo e le tematiche care. Emma riprende poi il discorso iniziato nel racconto precedente, La storia di Willie Ellin: a dimostrazione del fatto che Charlotte tentasse diversi inizi (per citare una delle sue frasi famose) prima di imboccare la strada giusta. In questi due soli capitoli c’è molto materiale interessante: la signorina Wilcox è già un personaggio sufficientemente delineato, che si è fatta subito conoscere con le sue debolezze, e un esemplare di signor Ellin si può riconoscere in tutti i vicinati pettegoli; a loro si aggiungono il curato, il coro di allieve e poi lei, la protagonista, la ragazzina che tutti credono la signorina ricca e viziata e che invece si scopre essere sola al mondo. Quando l’apparentemente serena situazione iniziale subisce un ribaltamento, anche le personalità rivelano un cambiamento insospettato e quindi doppiamente interessante. Ma c’è qualcosa di ancora più importante da tenere conto e cioè che nelle poche righe di presentazione della signora Chalfont viene dichiarato l’intento programmatico dell’autrice che si preannuncia di tutto rispetto: “Tutti noi cerchiamo un ideale nella vita”. Purtroppo però dobbiamo fermarci a queste poche pagine senza sapere come quell’enunciato sarebbe stato sviluppato (anche se c’è chi ha provato a immaginarlo come la Boylan, con il seguito Emma Brown).

Il titolo non può non richiamare alla mente la grande Emma di Jane Austen, che Charlotte conosceva e aveva letto dando ascolto ai consigli di Lewes, ma a parte il nome vero e la posizione di ereditiera che vengono attribuiti alla sua protagonista -presentata inizialmente come Matilda Fitzgibbon-, ancora una volta bisogna concludere che le due scrittrici prendono strade diverse.

Questo bozzetto rivela tutte le potenzialità per diventare un quadro indimenticabile se solo all’artista il destino non avesse inaridito ogni colore, come Thackeray, nell’articolo riportato in apertura, e pubblicato sul Cornhill Magazine nell’aprile 1860, le riconosce.

Flower-ed ha riservato a questo rarissimo fiore ogni cura e attenzione possibile perché, come un tenero bocciolo, crescesse indisturbato e circondato da tutto quanto necessario a farne apprezzare meglio il valore.

Un vero peccato per noi tutti davvero essere stati privati di quanto quella donna appassionata, ancorché moglie, avrebbe potuto ancora darci, perché la scrittura era e rimase il suo unico vero grande amore.

Romina Angelici

Buon compleanno, Anne Brontë!

disegnoOggi 17 gennaio 1820 nasceva Anne Brontë, l’ultimogenita del rev. Brontë e della moglie Maria Branwell.

La sua educazione fu curata in casa, non andò ad alcuna scuola come Charlotte ed Emily ma non le furono risparmiati i dolori per la perdita delle altre sorelle né sacrifici. Quando fu il momento di rimboccarsi le maniche, partì per andare a fare l’istitutrice in una casa privata, i Robinson.

Questo disegno, tratteggiato durante una delle prime estati trascorse con quella famiglia (è datato 25 luglio 1840), sembra esprimere simbolicamente il suo stato d’animo (secondo uno dei suoi biografi Edward Chitham).

Fortissimo fu il sodalizio con le sorelle: pubblicarono insieme inizialmente una raccolta di poesie, sotto pseudonimo maschile mantenendo l’iniziale (lei era Acton Bell).

Poi fu la volta dei suoi romanzi: Agnes Grey, pubblicato nel 1847, e The Tenant of Wildfell Hall, pubblicato nel 1848. Il primo si richiama all’esperienza autobiografica come istitutrice: scritto in forma di diario, regala alla protagonista quell’amore che la vita vera non le fece incontrare

The Tenant of Wildfell Hall è una storia molto forte, intensa, dai toni poco femminili, che tradisce una diretta conoscenza di episodi di violenze e alcolismo. Evidentemente desunta dal pessimo spettacolo di sé che il fratello Branwell dette in casa fino all’ultimo.

La giovane vita venne presto stroncata dalla tubercolosi, a soli 29 anni, nonostante le cure amorevoli di Charlotte che assecondandone il desiderio l’accompagnò a Scarborough. Fu scelto il mare che tanto amava come suo ultimo orizzonte.

Romina Angelici

Un Natale tutto per sé

perleSono tante le finestre aperte sul mondo da questo che già all’inizio, quando lo presentai, definii un piccolo scrigno di perle rare, per i nomi in esso raccolti, con i relativi preziosi saggi di delicatezza e di stile.

Le scrittrici che qui hanno lasciato la loro immagine del Natale appartengono a epoche e latitudini distanti, ma sono accomunate dallo stesso amore per la scrittura. Ciascuna a suo modo decide di raccontare la sua idea del Natale, il suo personale punto di vista di questa festa speciale, la sua interpretazione del significato di essa: denominatore comune però è la sensibilità femminile cui tutte loro hanno attinto la penna per comporre il loro omaggio.

E l’impressione iniziale si è calorosamente confermata con la lettura, avida e avvolgente, dei racconti in esso contenuti: modi diversi, nel tempo e nello spazio, di trascorrere il Natale. Un Natale comunque del passato, senza sfarzi o eccentricità e per questo ancora più lontano da quello odierno.

Ma sempre uguale, sempre lo stesso, è l’animo umano che viene ritratto, con le sue reazioni e i suoi moti scontati eppure inspiegabili, irresistibili al fascino dei buoni sentimenti, pronto a dare manifestazione di disinteressata generosità e istintiva gentilezza.

Ecco allora che ciascuna con lo stile che la contraddistingue, dal cesto del lavoro estrae un racconto e lo mostra come un ricamo dal semplice motivo dietro al quale c’è invece un ragionato lavoro. Un quadretto rifinito, che tocca il cuore.

Un Natale tutto per sé. Un Natale tutto al femminile, con un ricorso consapevole a questa aggettivazione per rimandare subito all’amore materno, ai saggi consigli di una moglie o al coraggio di una piccola donna. Tutte emblema dei valori del Natale perché loro stesse già designate naturalmente ad essere depositarie di essi.

Dieci racconti dunque, dieci storie da assaporare e assimilare per accompagnare il nostro Natale fino all’Epifania, come vuole la tradizione.

Da un Natale all’altro (Cordelia); Natale a Napoli (M. Serao); Racconti di Natale (Haydèe); Storiella di Natale (M. Messina); Il vecchio Moisè (G. Deledda); Temporale e raggi di sole natalizi (E. Gaskell); Un Natale in campagna (L. M. Alcott); La tentazione di suor Maria (E. P. Bazán); Una lieta vigilia di Natale (K. Mansfield); L’inverno a Roma (Colette).

La raccolta è illustrata da una nota della curatrice Sara De Simone e corredata, in fondo al volume, dalle notizie biografie delle scrittrici. Divisa in due sezioni, tra italiane e non, famose e dimenticate, tra l’Ottocento e il Novecento.

Si ringrazia la curatrice del progetto, i traduttori e la casa editrice Edizioni Croce, per questo delicato regalo di Natale, augurando a voi tutti, buona lettura e buon Natale!

Romina Angelici

Le ragazze di Jane Austen – Nel giorno del suo compleanno

jane-youngJane Austen, nata il 16 dicembre 1775 a Steventon, nell’Hampshire, già all’età di 12-13 anni (ma è molto probabile anche anteriormente) inizia a scrivere i primi componimenti: raccolti in tre quaderni cui viene dato il titolo di Juvenilia (Volum The First, The Second, The Third), sono principalmente parodie del genere di romanzo allora in voga: quel romanzo sentimentale fatto di amori contrastati, genitori ostili, atmosfere cupe, destino avverso, che tanto dovevano sembrare eccessivi alla sua viva intelligenza  e alla serenità familiare di cui godeva.

Non a caso il primo romanzo ad essere acquistato da un editore (che poi però lo terrà in un cassetto) è Northanger Abbey, parodia del romanzo gotico che contiene l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi tipici della scrittrice, la quale si era cimentata anche con il genere epistolare di derivazione richardsoniana (Lady SusanLove and Friendship -aveva un debole per il dittongo-Lesley Castle), facendo risaltare la sua vena ironica e il gusto per i particolari.

I due romanzi più famosi nascono su una base epistolare secondo i costumi letterari dell’epoca: Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio verranno interamente rivisti più di un decennio dopo la loro iniziale stesura e pubblicati finalmente nel 1811 e nel 1813.

elizabeth_ehleCosì si chiude il ciclo di Steventon per aprirsi quello febbrile e prolifero di Chawton dove Mrs Austen, rimasta vedova, si è trasferita insieme alle due figlie, Cassandra e Jane. Nel cottage messo loro a disposizione dal fratello benestante, Jane scriverà, a pochissima distanza l’uno dall’altro, Mansfield ParkEmma Persuasione; e se la morte non l’avesse rapita anzitempo, avrebbe completato anche l’ultimo, Sanditon, iniziato il 27 gennaio 1817 e interrotto i primi di marzo seguente.

Lo scenario dei romanzi è pressoché identico: famiglie di ceto medio, allocate nella campagna inglese; il motore delle storie è (apparentemente) il matrimonio da parte delle giovani donne protagoniste. Il tutto sapientemente narrato con tono ironico e schietto, da una regia divertita e realista che attinge più di una pennellata di colore dalla propria condizione socio-familiare (checché ne dica il nipote James Edward Austen-Leigh, nel suo Ricordo di Jane Austen, dove si preoccupa di smentire l’ispirazione della zia a fatti o personaggi veramente esistiti, come si fa oggi nei titoli di coda dei film).

In Ragione e Sentimento le antitetiche caratteristiche sono impersonate dalle due sorelle: Elinor e Marianne (in cui qualcuno ha voluto vedere le stesse Cassandra e Jane), paladine l’una del buonsenso e l’altra del sentimentalismo, entrambe comunque messe alla prova dagli imprevisti della vita. La contrapposizione tra Mr Darcy ed Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio non è poi così netta anche perché si tratta di due difetti da cui i protagonisti non vanno immuni e solo correggendoli divengono l’uno degno dell’altro.

Fanny Price vive a Mansfield Park ospite dello zio, integerrima e incorruttibile, riscatterà la sua condizione di parente povera sposando il cugino Edmund. Emma è una ragazza con la presunzione sbagliata di saper combinare matrimoni: peccato che ciò avvenga solo nella sua fantasia e lei non riesca a vedere nemmeno il sincero attaccamento di chi le sta accanto.

purser-jane-austen-elizabeth-and-mr-darcy-pride-and-prejudice-printÈ con la Persuasione che la giovane Anne Elliot si lascia convincere a lasciare il fidanzato, solo perché è un ufficiale di marina alle prime armi e quindi non abbastanza ricco. Fortunatamente avrà una seconda possibilità dopo 8 anni, anche se la giovinezza è ormai sfiorita.

Dietro queste opere c’è un accurato e approfondito studio della natura umana scandagliata nei suoi ricettacoli, nelle sue reazioni e interazioni con le convenzioni sociali, con il mondo esterno, con gli altri. Allo stesso tempo le opere di Jane Austen sembrano copioni di sceneggiatura compiuti, da cui alcuni registi moderni hanno tratto agevolmente ispirazione per i loro film. Il realismo, la cura dei particolari, la sensibilità così vicina a quella moderna, l’attenzione al mondo femminile sono caratteristiche che dimostrano la versatilità e l’attualità di una scrittrice nata 241 anni fa.

Romina Angelici

 

Flower-Ed – Giardino d’autunno

Ci sono specie rare in botanica che sbocciano proprio quando le altre hanno terminato il loro ciclo vitale. Un giardino d’autunno riserva sempre sorprese gustose come bacche invitanti e nelle sue sfumature di colori caldi invita a perdersi. Nel giardino di Flower-ed[1] possiamo dunque ammirare schiudersi variegate novità, innesti, fioriture o bulbi finora conservati in tiepide serre protette.

charlottebronteportraitFervono i preparativi per accogliere una nuova collana che ospiterà narrativa inglese e americana in traduzione italiana. A tale scopo la Casa Editrice ha istituito un vero e proprio Ufficio Traduzioni avvalendosi della preziosa e fattiva collaborazione di Alessandranna D’Auria e Riccardo Mainetti

La nuova sezione si chiamerà Five Yards e parallelamente a Windy Moors, che, come già sapete, raccoglie saggi sulla letteratura e gli scrittori del passato, inaugurerà le sue pubblicazioni con i primi due volumi dedicati a Charlotte Brontë: un omaggio doveroso, che vuole sottolineare ancora una volta la ricorrenza del suo Bicentenario.

Si tratta dei due lavori incompiuti, “La storia di Willie Ellin” e “Emma”: entrambi iniziati nel 1853, il primo appartenente al ciclo di opere giovanili e rimaneggiato in età matura (tredici anni dopo aver dato l’addio ad Angria) e l’altro, composto di soli due capitoli, che prosegue il tema appena accennato con Villette, della questione femminile.

Essi saranno disponibili in cartaceo e in formato ebook dal 23 novembre 2016. Quindi non resta che aspettare che si schiudano, gemme tardive al sole tiepido di novembre.

Ma le sorprese non sono finite; perché subito dopo ci aspetta un terzo volume pronto per essere pubblicato ed è una raccolta di racconti di Louisa May Alcott, “A garland for girls”, poco conosciuta in realtà e che comprende alcune delle belle storie scritte da questa poliedrica e infaticabile eterna ragazza americana.

louisa-alcott-mrxlgA presentarle lascio che sia la stessa Louisa May Alcott nella prefazione; non saprei trovare parole migliori, parole che esprimano con il semplice candore che la contraddistingue, l’amore con cui sono state pensate e composte suonando al contempo come un dolce invito alla lettura:

Ho scritto queste storie per mio diletto personale durante un periodo di isolamento forzato. I fiori che sono stati la mia consolazione e il mio piacere hanno ispirato i titoli dei racconti, contribuendo a rendere il lavoro più interessante. Se le mie ragazze riusciranno a trovare un po’ di bellezza o allegria in questi comuni boccioli, allora la loro vecchia amica non avrà tessuto questa Ghirlanda invano.

Ecco dunque una serie bellissima di novità, prelevate da una confortevole serra in cui sono state circondate di riguardi e attenzioni, pronte per essere affidate alle nostre benevole cure e destinate ad abbellire i nostri piccoli giardini domestici, in quei cantucci che abbiamo preparato per colorare le nostre spente giornate d’inverno.

Five Yards è tratto, ci spiega Michela Alessandroni, l’editrice, da un evento che risale al lontano 1830, quando precisamente il 15 settembre, fu inaugurata la linea ferroviaria Liverpool-Manchester, con il viaggio della locomotiva Rocket. Le caratteristiche tecniche della ferrovia furono così descritte[2]:

On the Manchester and Liverpool railway, the rails are each five yards in length…”[3].

Ebbene, ci auguriamo anche noi, insieme a Michela Alessandroni che ha deciso di varare questa nuova linea tutta speciale:

“Che quelle five yards siano di buon auspicio, in quanto misura della rotaia che fu il cuore della rete ferroviaria britannica e di quella che, attraverso i libri, ci porterà a percorrere nuove strade e a colmare notevoli distanze”.

L’immagine della ferrovia che percorre distanze impraticabili è davvero suggestiva ed emblematica oltre che di un vasto territorio da scoprire, anche di un sistema di collegamento agevole e insperato, così come inatteso, ma anche per questo doppiamente gradito, giunge a noi questo desiderato carico di un regalo inaspettato. Ad una ricca offerta per il pubblico estimatore della letteratura inglese e americana, corrisponde un altrettanto profondo amore per questi testi dimenticati eppure bellissimi, rivalutati e scovati con uno splendido lavoro di recupero, di piantine pregiate messe a dimora in terreno nuovo e fertile, caldo e accogliente, in uno spazio protetto e sicuro come le Edizioni Flower-ed.

Romina Angelici

Per informazioni, ricevere newsletter, consultare il catalogo delle pubblicazioni:

http://www.flower-ed.it/

[1] Fondata nel 2012 a Roma da Michela Alessandroni, flower-ed è una casa editrice indipendente che pubblica testi di autori contemporanei e del passato. Le diverse collane sono espressione di una ricerca che attraversa i generi letterari, in cui contenuti tradizionali sono espressi in forme nuove: gli ebook e i libri cartacei rimandano a un progetto editoriale realizzato interamente on-line, dove restano centrali l’interesse per la cultura, per la crescita personale e per quelle parole che sanno ancora regalare emozioni. Oltre all’attività editoriale, dal 2014 flower-ed si occupa di formazione on-line.

[2] Luke Herbert, The engineer’s and mechanic’s encyclopædia, vol. II, Thomas Kelly, London, 1836, Pag. 505.

[3] “Nella ferrovia Manchester-Liverpool le rotaie sono lunghe (ciascuna) cinque iarde…”

Lo straordinario viaggio di Nujeen

nujeenCiao booklovers,
Esce oggi un progetto editoriale da non perdere grazie a HarperCollins Italia in collaborazione con Unicef.

Lo straordinario viaggio di Nujeen. Dalla Siria alla Germania in sedia a rotelle per fuggire dalla guerra, la biografia dell’adolescente siriana Nujeen Mustafa, scritta a quattro mani con Christina Lamb, corrispondente di guerra britannica e già co-autrice del bestseller Io sono Malala.

“È impossibile non rimanere scossi dalla vicenda di Nujeen, una storia di grande impatto emotivo e di estrema attualità. Eppure basta guardare negli occhi questa ragazza, sentire le sue parole per comprendere che c’è ancora un futuro nel quale sperare. – ha commentato Paola Ronchi, Direttore Generale HarperCollins Italia – Nujeen Mustafa è soprattutto questo, un esempio di forza e determinazione, una voce spiazzante proprio perché, nonostante tutto, ha il coraggio di credere nel domani. Avere l’opportunità di poter raccontare al mondo la sua storia per noi è motivo di grande orgoglio.”

Pubblicata dal gruppo HarperCollins Publishers e tradotta in 9 lingue, la biografia avrà in Italia il sostegno di un partner d’eccezione, UNICEF, da sempre in prima linea per contribuire allo sviluppo della società, garantendo il rispetto dei diritti dei minori.

Istruzione, identità, disabilità, emergenza migranti, questi sono solo alcuni dei temi trattati in un libro che, a un mese esatto dalla pubblicazione italiana, fa già parlare di sé. Una storia raccontata con l’ingenuità e l’ottimismo di una ragazzina che non vuole rinunciare alla prospettiva di un futuro più luminoso.
Lo straordinario viaggio di Nujeen sarà inoltre presentato all’interno della cornice di Bookcity Milano 2016, in un evento che si terrà domenica 20 novembre, Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Ospiti d’eccezione dell’incontro saranno Christina Lamb, co-autrice della biografia, e i rappresentanti di Unicef.
“Ai bambini e agli adolescenti con disabilità devono essere offerte le stesse opportunità dei loro coetanei. Invece sono troppo spesso invisibili nelle politiche, nei dati e nelle società – ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. In alcuni contesti di povertà, di guerra e di esclusione sociale non hanno neppure la possibilità di andare a scuola o di ricevere le stesse cure degli altri bambini, e hanno maggiori probabilità di essere soggetti ad abbandono e abuso, soprattutto le bambine – ha proseguito Guerrera. Ma i bambini sono prima di tutto bambini, sempre e ovunque. Coloro che hanno una qualsiasi forma di disabilità hanno gli stessi diritti e gli stessi sogni di tutti gli altri.”
La vicenda di Nujeen ha commosso tutto il mondo; Malala Yousafzai, autrice di Io sono Malala e Premio Nobel per la Pace, ha commentato così: “La storia di Nujeen, giovane donna straordinaria e profuga siriana, ricorda al mondo che i rifugiati, come tutti gli altri, sognano la pace, un’istruzione e una società migliore. Nujeen mi ha insegnato a sognare senza pormi dei limiti. È un’eroina. Tutti dovrebbero leggere la sua incredibile storia e trarne ispirazione.”

Terra Ferma di Matilde Asensi

matildeCatilina Solìs è una giovane assennata e coraggiosa che, dopo essere rimasta orfana e unica discendente di una ricca famiglia ormai in decadenza nella Spagna del Cinquecento, viene fatta imbarcare per le Americhe per raggiungere il suo novello sposo, un uomo ritardato e deforme che le è stato fatto sposare per procura solo per garantire ai suoi nuovi parenti una stirpe sana. Durante la traversata del Mar dei Caraibi, tuttavia, la nave in cui si trova Catilina viene assaltata dai pirati inglesi e la giovane, travestitasi da uomo, riesce a salvarsi miracolosamente, approdando su un’isola deserta. Dopo molti giorni di solitudine, certa che il suo destino sia ormai segnato, Catilina viene messa in salvo dal Capitano Esteban che guida una ricca fregata e si rende conto immediatamente che, sotto alle vesti maschili che la nascondono, si cela una fanciulla. Esteban, che conosce sia la famiglia di origine di Catilina, sia il suo sposo, per sottrarla a un futuro difficile, le propone di mantenere il travestimento e di presentarsi come il suo figlio illegittimo sotto il nome di Martin Navares, per conquistarsi la propria indipendenza. È così che Catilina, costretta a rinunciare alla propria femminilità, assume una nuova identità che l’accompagnerà per molto tempo, un’avventura dopo l’altra.

Se avete amato “L’ultimo Catone”, non potete perdere “Terra Ferma”, BUR Rizzoli, il primo romanzo di una fortunata trilogia dell’autrice spagnola Matilde Asensi, che ha per protagonista Catilina, una giovane eroina costretta a vestire i panni maschili di Martin nel ricordo del fratello perduto, per andare incontro al proprio destino. Ciò che colpisce dello stile impeccabile di Matilde Asensi, scrittrice molto amata da tutti gli appassionati di romanzo storico, è la delicatezza e la meticolosità con la quale entra nei sentimenti dei personaggi, senza mai essere banale, mantenendo un registro elegante e ricercato, ma anche leggero e piacevole. Il personaggio di Catilina, costretta a rinunciare alla propria femminilità per seguire i propri valori, ricorda l’indomito coraggio de “La Papessa” di Donna Woolfolk Cross, romanzo dal quale è stato tratto l’omonimo film per il cinema, ma anche la fragilità di molte protagoniste della letteratura per ragazzi del secolo scorso che hanno celato dietro maschere e travestimenti la propria vera personalità.

Un romanzo scorrevole e coinvolgente, adatto a tutte le età e imperdibile per tutti coloro che amano viaggiare per i sette mari, nel tempo e nello spazio, tra pirati e battaglie sul filo delle lame insanguinate.

Alessandra Rinaldi