La maledizione del re di Philippa Gregory

Che cosa dire di Philippa Gregory, autrice britannica, regina del genere storico, se non che i suoi libri sono il connubio perfetto tra attendibilità storica e fiction? Non contano le inesattezze (o le interpretazioni, come le chiama l’autrice stessa) storiche, quando si entra in un romanzo di Philippa Gregory si è disposti a credere a qualunque cosa. La capacità di quest’autrice di calarsi nei suoi personaggi è invidiabile a sorprendente: se volete appassionarvi (di nuovo o per la prima volta) alla storia inglese, sono i suoi romanzi che dovete leggere!

Quello di cui vi parlo oggi è La maledizione del re (The King’s Curse), uscito il 1 giugno 2017 per Sperling & Kupfer, un’edizione magnifica e davvero curata, in copertina rigida per 477 (scorrevolissime) pagine.

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É l’ultimo romanzo della serie “La guerra dei cugini” (The Cousin’s War), i cugini di cui si parla sono i due diversi rami della famiglia dei Plantageneti che regnano sull’Inghilterra: Lancaster e York, in altre parole quella che Walter Scott definirà “La guerra delle due rose”. Per districarvi nei numerosi romanzi pubblicati (Philippa è un’autrice davvero prolifica, per fortuna!) ecco qui uno schema:

In ordine di uscita

La regina della Rosa Bianca (The White Queen, 2009)
La regina della Rosa Rossa (The Red Queen, 2010)
La signora dei fiumi (The Lady of the Rivers, 2011)
La futura regina (The Kingmaker’s Daughter, 2012)
Una principessa per due re (The White Princess, 2013)
La maledizione del re (The King’s Curse, 2017)

L’ordine cronologico dei libri è, invece, diverso ed è il seguente:

La signora dei fiumi
La regina della Rosa Bianca
La regina della Rosa Rossa
La futura regina
Una principessa per due re
La maledizione del re

La particolarità dei romanzi della Gregory è che sono in grado di mescolare attendibilità storica (la ricostruzione del periodo è rigorosa e frutto di innumerevoli ricerche) e fantasia in un mix equilibrato, elegante e coinvolgente.

In questo caso, l’autrice sceglie di raccontare l’ascesa del giovane e promettente Enrico VIII e la sua successiva parabola, da generoso e affascinante principe a tiranno spietato e folle, attraverso il racconto di Margaret Pole, l’ultima degli York. La Guerra delle Due Rose è ormai finita, la pace è stata celebrata, ma restano ancora tanti rimpianti e motivi di malcontento.

Il padre e il fratello di Margaret sono morti nella Torre, giustiziati dal re e Margaret, per salvarsi, è stata costretta a contrarre un matrimonio di basso rango con sir Richard Pole, nobile del Galles: lo scopo della donna è quello di proteggere se stessa e i suoi figli dallo stesso destino che ha colpito la sua famiglia.

Margaret diventerà amica intima di Caterina d’Aragona, futura moglie di Enrico VIII, e assisterà alle prodezze e alla crudeltà del sovrano, sul quale grava una terribile maledizione, quella lanciata da Elisabetta Woodville, la nonna di Enrico VIII, considerata (storicamente) una strega.

Il romanzo copre gli anni dal 1499 al 1541 e racconta la storia di una donna fedele, intimamente, alle proprie radici che per ragioni di sopravvivenza si è decisa a scendere a patti con qualunque cosa, che per conservare la sua vita e quella dei suoi cari è disposta a spergiurare, cospirare e tradire.

Potrebbe sembrare altrimenti, ma in realtà il personaggio di Margaret è positivo, si entra nella visuale della donna: chi preferirebbe dare in pasto i propri figli a un sovrano malato in nome di un ideale? Profondamente madre e donna, Margaret è disposta a tutto, pur di conservare ciò che le resta: la vita.

É scritto come un diario, a volte una fredda cronaca in cui gli avvenimenti, anche molto importanti, si susseguono rapidamente, con frequenti salti temporali che, all’inizio, mi hanno un po’ spiazzato, ma che poi sono diventati parte integrante del modo di pensare di Margaret Pole, sempre proiettata verso il futuro.

Lo stile è fluido e molto visivo nelle descrizioni, la caratterizzazione dei personaggi è perfetta: tutti molto umani, vengono presentati con virtù e debolezze ben visibili. Sono tantissimi, ma grazie agli alberi genealogici disseminati in tutto il libro si riesce a venirne a capo brillantemente.

Un piccolo gioiello che consiglio assolutamente a chi vuole leggere un romanzo storico fatto di intrighi, sentimenti, violenza e amore, raccontato da un punto di vista mai retorico, in cui gli avvenimenti storici sono lo sfondo sul quale giganteggia la figura di una donna forte e sola, che lotta contro tutti.

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La notte dimenticata dagli angeli

Ciao booklovers,

Antonella Maffione ci racconta un capolavoro edito Neri Pozza.

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Natsuo Kirino è la regina dei romanzi gialli giapponesi, i suoi libri sono colmi di dettagli e di colpi di scena tanto che è difficile staccarsi dalla lettura. La sua scrittura crea nel lettore momenti di apprensione tali da fargli mancare il respiro, vivendo in ansia pagina dopo pagina. Una caratteristica particolare dei suoi romanzi sono le protagoniste femminili. Donne talmente abili e potenti che allontanano certi vecchi stereotipi del pensiero maschilista. L’autrice fa ruotare le sue storie intorno alla realtà contemporanea giapponese, corrotta dalla “Yakuza”, la criminalità organizzata, la quale gestisce un giro d’affari impressionante: droga, prostituzione e denaro.
Nella notte dimenticata dagli angeli, rincontriamo la detective Mirino con un caso particolare e delicato da risolvere: deve indagare sulla scomparsa di un’attrice porno dal passato enigmatico; si sospetta che durante le riprese di un film sia stata violentata da tre uomini. Tutto ciò è un oltraggio alle donne e ai loro diritti e proprio per questo la femminista Watanabe assume Mirino.
“Attualmente, in Giappone vengono prodotti oltre trecento film pornografici al mese. Le attrici devono affrontare numerosi problemi, a cominciare dal mancato pagamento del compenso fino ad arrivare alle gravidanze indesiderate. Inoltre, dal momento che non vengono quasi mai stipulati regolari contratti e tutto si basa su meri accordi verbali, la maggior parte di queste donne è costretta a rassegnarsi senza avere la minima possibilità di reagire contro i torti subiti…”
L’investigatrice Mirino, una donna malinconica che agisce in solitudine, cerca in ogni modo di risolvere il caso tanto da buttarsi personalmente in una storia erotico- sentimentale. La detective, dopo aver subito minacce e una tentata violenza, si sente stretta in una morsa di terrore, intrappolata in un incubo, tanto da supporre che “A volte la realtà sia molto più agghiacciante della più perversa delle fantasie”.
I personaggi sono talmente credibili che sembra di toccarli. Natsuo Kirino ci regala un’immagine di donna coraggiosa, determinata e con tanti sogni, spesso da conservare nel cassetto della propria intimità, ma anche una donna che vacilla e che non molla anche quando sente di stare perdendo l’anima guerriera.
“D’un tratto mi sono sentita avvolgere da una tristezza paralizzante, al punto da non riuscire a stare in piedi. Perché ero così triste? Perché era triste tutto quello che era successo in quell’ultimo mese, tutto quello che mi stava intorno e che avevo saputo. Per un attimo ho pensato di andare a vedere il mare nero là davanti, ma poi ho fatto dietro front e mi sono avviata verso la stazione. Le luci artificiali della notte si addicono di più ad una donna come me”.

Dovrei proteggerti da tutto questo

Quattro generazioni di donne raccontate in un memoir appassionato e potente che attraversa quasi un secolo di storie di famiglia.

 

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Da bambina Nadja Spiegelman era convinta che sua madre fosse una fata. Françoise Mouly, art director del «New Yorker» e madre di Nadja, esercitava su di lei un potere in grado di sopraffare la realtà, più di quanto facesse il padre Art Spiegelman, autore del celebre graphic novel Maus, o la maggior parte delle madri delle sue amiche. Diventando adulta, per dare un senso alla complessa e difficile relazione madre-figlia, Nadja ha interrogato madre e nonna sulle storie di famiglia tenute zelantemente sotto chiave. Il risultato è un memoir schietto e appassionato che ripercorre quasi un secolo di avventure familiari, a volte drammatiche, altre volte illuminanti, e che fa ragionare sugli infiniti modi in cui il ricordo modifica il passato e agisce sul presente.

 

Il secondo romanzo della nuova collana Rive Gauche.
Comincia la passeggiata di Edizioni Clichy sulla sponda inesplorata della narrativa americana.

Rogas edizioni: Juvenilia di Jane Austen

Estate dedicata a Jane Austen, un classico sempre contemporaneo che non può mancare nella libreria di una vera booklover!

Rogas edizioni ci propone un’edizione straordinaria delle opere giovanili della scrittrice.

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«A quindici anni, Jane Austen si faceva poche illusioni sugli altri e nessuna su se stessa. Ciò che ella scrive è finito, distillato ed è nel giusto rapporto, non col presbiterio, ma con l’universo.» 
(Virginia Woolf)
Gli Juvenilia sono le opere scritte da Jane Austen adolescente, dal 1787 al 1793 e corrette anche in seguito fino alla vigilia della pubblicazione di Sense and Sensibility (1811). Il timore che la singolarità e la tagliente ironia di questi scritti giovanili potessero nuocere allʼimmagine della scrittrice impedì la loro diffusione per lungo tempo. I ventisette brani sono raccolti in tre quaderni manoscritti, intitolati dallʼautrice come si soleva fare coi volumi dei romanzi contemporanei (Volume the First, Volume the Second, Volume the Third). Si tratta di materiale eterogeneo, sia per quanto concerne la lunghezza che il genere: troviamo frammenti, romanzi brevi, romanzi epistolari, pezzi teatrali, versi e perfino un saggio storico. Allʼindomani delle prime novecentesche pubblicazioni, Virginia Woolf espresse sorpresa ed ammirazione per questi scritti giovanili, ma fu G. K. Chesterton il primo ad annoverare Jane Austen nella tradizione dellʼeccentrico, del burlesque e della parodia, accanto ad autori come Chaucer, Defoe, Swift, Fielding, Sterne, Butler.
Come emerge dalle più recenti biografie, Jane Austen (Steventon, 1775 – Winchester, 1817) non condusse affatto una vita appartata e ignara, pur essendo assai legata alla famiglia e, in particolare, alla sorella Cassandra. Per una gentildonna della sua classe sociale (gli Austen appartenevano alla pseudo-gentry, ossia alla piccola aristocrazia terriera, che non possedeva terra) si può dire che Jane avesse viaggiato abbastanza, fin da bambina: dai pensionati scolastici di Oxford, Southampton e Reading, alle frequenti lunghe visite presso parenti e amici, fino ai soggiorni a Bath (dove abiterà con la famiglia per cinque anni) e a Londra. Non vʼè, inoltre, alcuna prova che ella non amasse la vita di città, e Bath in particolare. Dʼaltronde, come ha suggerito il biografo David Nokes, la mancata produzione letteraria negli anni trascorsi nella nota stazione balneare potrebbe essere attribuita allʼattiva vita mondana dellʼautrice. Jane Austen crebbe in un ambiente intellettualmente stimolante, insieme ai suoi fratelli e agli allievi del padre. Il reverendo George Austen si era formato a Oxford e aveva sposato la nipote del preside, Cassandra Leigh, una donna dotata di spirito e di buonsenso. La giovane Jane scrisse per il periodico fondato dai fratelli studenti a Oxford e, come dimostrato dai Juvenilia, fu prolifica autrice di burlesques e nonsense, parodie e brevi commedie. Il padre incoraggiò sempre il suo talento, finanche contattando editori per promuoverne i primi manoscritti. Fu autrice di opere che hanno segnato la storia della letteratura inglese. Ricordiamo i sei romanzi canonici: Ragione e sentimento (Sense and Sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo Elinore and Marianne; Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813), rielaborazione dellʼinedito giovanile First impressions, la cui stesura era cominciata nel 1796; Mansfield Park (1814); Emma (1816); Persuasione (Persuasion) pubblicato postumo insieme a Lʼabbazia di Northanger (Northanger Abbey) nel 1818.
#LetturePerLeVacanzePink

La piccola libreria dei cuori solitari

“Non c’è piacere più grande della lettura ” Jane Austen

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Nel cuore di Londra c’è una piccola libreria chiamata Bookends. Per quanto vecchia e malandata, è sempre stata un fantastico mondo di storie e di sogni per Posy Morland, sin da quando era bambina.

Ora che l’anziana proprietaria, Lavinia, è morta lasciandole in eredità il negozio, Posy si ritrova a fare i conti con la realtà: restano solo pochi mesi per pagare i debiti, rilanciare la libreria e scongiurarne la chiusura. Posy avrebbe già un piano: farne il paradiso dei romanzi d’amore, il punto di riferimento per tutte le lettrici romantiche.

Ma il nipote di Lavinia, Sebastian, imprenditore senza scrupoli, è convinto che puntare tutto sui gialli sia la strategia vincente sul mercato. Mentre tra i due la battaglia si fa sempre più accesa, Posy sfoga la propria collera nella scrittura. Pagina dopo pagina, intesse una trama di ambientazione ottocentesca dove tra i protagonisti – identici, guarda caso, a lei e Sebastian – scatta inaspettatamente la passione. E se la fantasia fosse già realtà?

Un meraviglioso romanzo per tutti gli amanti delle atmosfere letterarie. Posy rappresenta moltissime di noi booklovers cresciute con i romanzi di Jane Austen e delle sorelle Bronte. Non c’è niente di più coinvolgente delle storie d’amore, sanno rappresentare il sentimento più forte e a tratti devastante tra le emozioni umane. Perchè è da un romanzo che racconta di quello che sentiamo e proviamo che nasce l’amore per la lettura e per i libri. Posy dovrà scontrarsi con imprevisti e problemi, ma soprattutto con Sebastian che ha una visione dei libri più manageriale che emozionale.

Tra una pagina letta e una scritta, la protagonista ci fa innamorare del suo mondo e dei suoi sogni e ci fa ricordare la grande bellezza che solo la letteratura sa mostrarci.

Un viaggio non solo nella letteratura e nell’universo delle librerie, ma anche nella scrittura.

Una lettura che vi consiglio per la nostra rubrica #LetturePerLeVacanzePink, perchè non c’è niente di più necessario da portare in valigia di una bella storia!

 

La storia d’amore della principessa Mako

Rinuncereste ai privilegi del vostro status regale per amore? Abbandonereste oneri e onori della corte per diventare comuni cittadine e vivere, per sempre, una vita “normale” accanto all’uomo che amate?

La principessa giapponese Mako, nipote dell’imperatore Akihito, ha avuto il coraggio di farlo.

L’anno prossimo, infatti, Mako sposerà Kei Komuro, suo compagno di studi. Il giovane, ora, lavora in uno studio legale a Tokyo, mentre la principessa  si è laureata in Giappone e ha conseguito un Master in Art Museum and Galleries Study.


Mako e Kei hanno venticinque anni, si amano oltre le apparenze e l’etichetta e hanno diversi interessi comuni, come la passione per la cucina e il violino.

La principessa è diventata una sorta di simbolo in Giappone, l’emblema del cambiamento, del superamento delle tradizioni.

Il passo decisivo, che la condurrà fuori dal Palazzo del Crisantemo, deve ancora essere compiuto ma, a quanto pare, l’imperatore non si opporrà. A dire il vero, Mako non è nuova a scelte audaci, in grado di sbalordire l’opinione pubblica

Ha studiato alla International Christian University di Tokyo, lei che proviene da una dinastia considerata per lungo tempo di natura divina (anche se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il sovrano dovette rinunciare ufficialmente a tale pretesa) e ha incontrato il suo futuro sposo in un semplicissimo ristorante dell’ateneo.

Per noi, donne occidentali, tutto ciò rappresenta la normalità, ma non è così per questa principessa che, a detta di molti, sembra una sorta di Kate Middleton “al contrario”, poiché da nobile diventerà presto una borghese.

La famiglia reale giapponese vive in una corte considerata soffocante, a causa di un’etichetta che non lascia spazio a emozioni personali ed è rigidamente codificata.

I suoi membri non hanno diritto di voto, non possiedono documenti, né un cognome, né conti o possedimenti. Il potere viene tramandato di padre in figlio, escludendo le donne. Fino a poco tempo fa non era neppure possibile, per l’imperatore, abdicare; per questo motivo il Parlamento ha modificato la Costituzione e alla fine del 2018, se non vi saranno ulteriori ostacoli, sul trono siederà il principe Naruhito.

L’eccesso di formalità è costato una lunga depressione alla principessa Masako, una borghese che ha rinunciato alla libertà per amore. L’esatto opposto di Mako.

L’imperatore, vecchio e stanco, vuole abdicare, sua nipote fuggirà dal palazzo, Masako affronta ogni giorno l’inflessibilità del dovere.

Per quanto tempo ancora il Crisantemo potrà serrare i petali intorno alle vite dei suoi sovrani?

Asia Francesca Rossi

Il mio mortale nemico di Willa Cather

Breve racconto, asciutto e spietato sulla vita di Myra Driscoll, un’elegante signora americana che ha lasciato il benessere assicuratole dall’ubbidienza allo zio, per sposare l’amore della sua vita, Oswald Henshawe, affidando perciò tutta la sua felicità a lui.

L’America in cui si dipana questa storia e che ama presentarsi come un paese nuovo ed emancipato, ha in realtà ereditato il pesante fardello dei pregiudizi di classe proveniente dal Vecchio Mondo e lo dimostra in tutta la sua crudele ottusità. A fronteggiarsi non sono solo due continenti, depositari di valori opposti, come in un libro di Henry James, quanto l’eterno dissidio tra amore e denaro che dalla letteratura alla saggezza popolare, difficilmente bastano a se stessi, secondo una verità che non ha patria d’appartenenza.

Attraverso poche pagine, nel volgere di una sera, conosco un’autrice, americana, Willa Cather (1873-1947), che copre pressappoco lo stesso percorso esistenziale di Edith Wharton (1862-1937): viaggia molto in Europa e scrive romanzi e racconti di genere diverso, che risentono delle influenze letterarie europee, ma anche dei conterranei Melville e Hawthorne; uno di essi One of Ours le vale il Premio Pulitzer nel 1923. Malgrado prediliga le storie ambientate nelle praterie del Nebraska, o nella contraddittoria New York, le figure femminili che sceglie come protagoniste consumano il loro ruolo di eroine di piccoli drammi esistenziali.

Definita scrittrice ipnotica, noto che grazie al suo stile e alla formula narrativa scelta, lascia molto al non detto, fa intuire insondabili profondità nei personaggi apparentemente tratteggiati di sfuggita, con veloci ma precisi tocchi, e ce li mostra attraverso il prisma delle sfaccettature che si irradiano da una caratteristica specifica.

Breve ma intenso come può esserlo un ritratto di una vita, espressione di individualità sofferta e di un’epoca. Semplice e allo stesso tempo struggente il racconto di un’esistenza tra tante, irriducibile e delicata, commovente e ironica. Myra Driscoll fatica a conquistare la nostra simpatia ma scuote le certezze di un’apparenza ingannevole e illusoria in cui tutti temiamo di incappare.

Il fascino che avvolge la sua persona, l’avventuroso preludio alla sua fuga per amore, la brillante vita di società che conduce, la sontuosità dell’appartamento newyorkese, sono solo un bluff e rischiano di frantumarsi come riflessi in uno specchio male illuminato.

La piccola Nelly che, appena quindicenne, la incontra a casa della zia Lydia, insieme al suo grande amore Oswald che ha sposato contro la volontà dello zio ed essendo da lui diseredata per questo, ritrova la coppia dopo dieci anni consumata e prostrata da gelosie, indigenza, ambizioni frustrate e la malattia, che diventa sempre segno esteriore emblematico di quel male che corrode l’anima, che trasforma due amanti in nemici e viene a carpire anche le ultime briciole di lucidità:

“Perché devo morire così, in balia del mio nemico mortale?”.

 

Link per l’acquisto: Il mio mortale nemico

Rose Bertin, la prima stilista d’Alta Moda

Nasceva il 2 luglio del 1747 in Piccardia, Marie-Jeanne Rose Bertin, la prima stilista, modista e creatrice di stile della storia.

Rose aprì Le Grand Mogol, la sua prima boutique, a Parigi nel 1770, ottenendo fin da subito un grande successo tra le nobildonne francesi. Fu la stilista ufficiale da Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, ancora prima di diventare regina di Francia. Dopo l’incoronazione Maria Antonietta iniziò a richiedere la  presenza della Bertin ben due volte alla settimana in modo tale che le mostrasse le sue ultime creazioni. Rose sceglieva con gusto le stoffe e aveva un talento straordinario per l’accostamento dei colori. Non solo, le sue gonne à panier divennero l’emblema della moda francese in tutto il mondo.

Rose Bertin creò per la regina anche accessori e acconciature, assieme al divino Léonard, parrucchiere di corte. Fu legata a Maria Antonietta da una grande amicizia e divenne una donna molto potente alla corte di Versailles, tanto che fu soprannominata Ministro della Moda dai suoi detrattori. Le sue creazioni valicarono i confini della Francia e spopolarono anche a Venezia, San Pietroburgo e Vienna. Fu grazie a lei che Parigi divenne il principale centro della moda europea.

Durante gli anni della Rivoluzione Francese Rose Bertin si rifugiò a Londra, dove continuò a lavorare e servire i suoi vecchi clienti émigrés. Si ritirò dall’attività all’inizio dell’Ottocento, lasciando tutto ai nipoti.

Per saperne di più: Rose Bertin. La modiste de la reine

 

Storie di donne

Ciao booklovers,

oggi vi consigliamo delle letture dedicate a noi donne da Lettere Animate.

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Come un’isola è forse scritto unicamente per noi donne, noi donne che ci amiamo così tanto da saper amare in modo unico, senza però tradirci mai. È una storia d’amore non convenzionale, complessa, forse malata, tenace , che rivela la fragilità e la forza stessa della protagonista. È un invito a darci una possibilità anche quando tutti i segnali indicano pericolo, vivere un amore sapendo che si verrà feriti non per ingenuità ma per coraggio, vincendo la paura del dolore che sappiamo arriverà ma che sarà nulla confrontato a una assenza di rimpianto.

 

 

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Lavinia, sensibile e dolce pianista di talento, appassionata di letteratura, inizia il collage con l’amica del cuore Linda. Con un’infanzia difficile e sofferta alle spalle e un’ombra del suo passato che continua a tormentarla, spera di scrivere un nuovo capitolo della sua esistenza e magari incontrare l’Amore. L’unico capace di accendere in lei emozioni mai provate prima, è Luke: ragazzo riservato, dal temperamento instabile che con i suoi splendidi occhi verdi le fa perdere la testa.

Undici donne nelle pagine di un diario

Ciao booklovers,

non avete ancora deciso cosa leggere nel weekend? Ecco un consiglio per voi.

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“Ci vuole forza per potersi permettere di mostrarsi fragili”

Undici racconti brevi di donne comuni, come tutte noi, donne che hanno un lavoro soddisfacente o che lottano per averlo, donne in cerca di un amore e donne che cercano di capire perché quell’amore che tanto aveva scaldato il loro cuore ora gli si rivolta contro.

Donne che esprimono la loro essenza di donne, che combattono giorno dopo giorno con le difficoltà della Vita. Undici testimonianze di donne diverse fra loro, con diversi problemi e diverse gioie, ma così simili nelle loro fragilità e nella loro forza: undici donne o undici aspetti della stessa donna, perché dentro ognuna di noi c’è un caleidoscopio di emozioni che ci rende enigmatiche, discontinue e originali.

Da Giulia che combatte con la depressione a Monica che affronta un tradimento d’amore passando per Serena che scrive una lettera alla bambina che tiene in grembo: questo testo di Ginevra Roberta Cardinaletti ci permette di leggere una pagina del loro diario, una fotografia dei loro pensieri, un fermo immagine della loro storia in cui scopriamo la loro voglia di non arrendersi e di non fermarsi, e in cui, soprattutto, troviamo una parte di noi che forse teniamo nascosta. E che invece ci permetterebbe di volare.

Perché attraverso i loro occhi possiamo analizzare meglio la nostra vita, attraverso i loro pensieri, i loro sfoghi rabbiosi o le loro manifestazioni di felicità possiamo capire meglio noi stessi.

Passiamo ore e giorni interi a leggere quello che le persone scrivono sui social, ma vediamo solo ciò che vogliono far vedere e questo non ci fa crescere. Ginevra Roberta Cardinaletti, invece, ci porta oltre lo “stato” dei social network, oltre i sorrisi di circostanza, oltre i “ma sì, va tutto bene dai, non possiamo lamentarci”, e ci mostra la loro anima. La nostra anima.

 “Forse stiamo fingendo tutti, ma per dimostrarci cosa?

Non sarebbe più facile se ci aprissimo agli altri, se ammettessimo le nostre incertezze?

Parlare con sincerità di noi ci farebbe sentire più libere, e sentire le storie e i sentimenti delle altre donne ci aiuterebbe a capire che non siamo poi così strane”.

Link di acquisto: Undici donne nelle pagine di un diario