Per aspera ad astra/ Hop edizioni

Hop edizioni ha dato vita a una meravigliosa collana di biografie illustrate all ages, consigliate a partire dai 12 anni. Ritratti di donne note che, con tenacia e impegno, hanno raggiunto il successo e hanno prodotto un rinnovamento straordinario nel campo in cui si sono distinte.

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La regina del pop è la protagonista di un coloratissimo picture book che ripercorre per immagini la sua vita. Le prime tavole sono dedicate all’infanzia, con l’episodio fondamentale della morte della madre, per poi proseguire con il trasferimento a New York fino al raggiungimento della fama mondiale. Appare chiaro il percorso di Madonna, fatto di intuizioni, contrasti, scelte a volte difficili, grandi sacrifici e in testa un solo obiettivo: diventare una cantante unica. Professionista rigorosa e perfezionista, camaleontica e sempre all’avanguardia, Madonna è responsabile di una svolta epocale nella discografia mondiale: con lei è nato il fenomeno della star, che non è solo una cantante affermata, ma incarna un messaggio preciso da trasmettere al pubblico, nel suo caso l’emancipazione – anche sessuale – della donna. Sylvia K interpreta la storia di successo di Madonna attraverso immagini ispirate alla Pop Art e ai cartoni americani, con intuizioni fantasiose e soluzioni molto creative.

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Maria Callas è stata la più grande cantante lirica di tutti i tempi. Non cantava, interpretava, anzi creava, infondendo la vita nella musica e portando ogni spettatore a confrontarsi con le proprie emozioni. Ha coltivato, grazie al talento e a un lavoro indefesso, tutti i registri vocali da soprano, mezzo-soprano a contralto e ha potuto così esprimere la sua grandezza in tanti ruoli diversi. Grazie alla collaborazione con registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, ha rivoluzionato il modo di recitare nel melodramma. La sua splendida carriera è stata però punteggiata da momenti drammatici, spettacoli lasciati a metà, ritiri e ritorni. La sua vita privata è stata ugualmente favolosa e tragica, degna del vissuto delle eroine da lei impersonate.

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Simbolo di eleganza, Audrey Hepburn ha rivoluzionato il modello di interprete hollywoodiana, da pin-up a figura esile e garbata, gentile e sbarazzina. In scena ha spesso rappresentato il cliché della principessa, la donna che da una condizione inferiore si eleva socialmente attraverso l’amore di un uomo. Ma Audrey è stata nella realtà una principessa senza favola, che tutto ha conquistato da sola, grazie a una grande forza di volontà e a un progetto di vita molto chiaro. Dall’infanzia segnata dalla guerra ai successi cinematografici, dalla scelta della famiglia rispetto alla carriera fino all’impegno umanitario, le delicate illustrazioni di Roberta Zeta restituiscono tutta la grandezza e la profondità di una donna che è rimasta nel cuore di moltissime persone.

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Virginia Woolf è stata la più grande autrice inglese del Novecento; ha cambiato il romanzo, rendendolo terreno di osservazione e descrizione del mondo interiore dei personaggi. La scrittura è stata per lei una vocazione, una necessità e un tormento. Con il suo esempio e i suoi scritti, Virginia ha aperto le porte all’emancipazione femminile: insieme alla sorella Vanessa ha lottato in una famiglia culturalmente evoluta, ma fondamentalmente maschilista, per diventare scrittrice; ha partecipato attivamente al Circolo di Bloomsbury, impegnato a svecchiare la letteratura, ha scritto romanzi memorabili. Con il marito Leonard Woolf, che la amava immensamente e ne valorizzava il genio, ha fondato la casa editrice Hogarth Press che ha pubblicato, tra gli altri, Freud e Svevo in Inghilterra. Lucrèce interpreta Virginia con grande sensibilità e soluzioni creative che travalicano il puro aspetto narrativo per toccare le corde emotive attraverso preziosi quadri poetici. L’integrazione di testo e immagini permette di far conoscere la storia di Virginia Woolf anche a un pubblico giovane.

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Frida Kahlo è stata la più grande pittrice messicana, rivoluzionaria, trasformista, passionale, vitale, di una vitalità impressionante perché espressa in un contesto di malattia. Il dolore fisico accompagna Frida per tutta la vita e le fratture del corpo e dell’anima diventano le ragioni da cui muovere per sviluppare il proprio talento. La condizione di semi-invalidità, che costringe Frida a lunghe degenze a letto, la porta a scegliere l’autobiografismo come soggetto privilegiato dei suoi quadri. E nei suoi autoritratti entrano di prepotenza la storia d’amore con Diego Rivera, con cui condivide le lotte per l’affermazione del comunismo in Messico, la cultura matriarcale della società di Tehuantepec e la sofferenza di fronte all’impossibilità di essere madre. Una Frida spirituale, un’anima che si muove tra riferimenti colti e un mondo floreale in cui ogni elemento assume un significato preciso, da scoprire come in un rebus per comprendere la vita emotiva del personaggio.

 

In arrivo a Febbraio 2018 anche Coco Chanel.

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Se volete acquistare tutte le biografie da collezione, potete approfittare della super promo pack sul sito dell’editore; qui il link: All of the Stars

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Le brave ragazze SI RIBELLANO

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Dal 9 novembre in libreria
LE BRAVE RAGAZZE SI RIBELLANO
Vita in comune, sì. Luoghi comuni, no

Il primo libro di fumetti della blogger francese Emma, le cui vignette autobiografiche su femminismo e sessualità sono diventate un fenomeno virale in rete. ( emmaclit.com ) 

Esiste ancora il femminismo? Certo. Non scende in piazza solo perché la battaglia infuria altrove: nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Il sovraccarico che le donne patiscono nella vita quotidiana non è stato alleviato, ma anzi aggravato dalla cosiddetta “emancipazione”. Inutile che l’utero sia tuo e te lo gestisca tu, se poi ti tocca anche gestire da sola i figli, la casa, le visite ai parenti, l’intera logistica famigliare. Insensato bruciare reggiseni, se non puoi permetterti di ricomprarli perché sei pagata meno dei tuoi colleghi maschi. La vera rivoluzione – femminile, prima ancora che femminista – oggi si manifesta nei concreti gesti quotidiani, nella solidarietà e anche nell’ironia.

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Come quella di Emma, attenta osservatrice delle ingiustizie di genere che illustra sul suo blog con vignette esilaranti e amare insieme. Gli uomini, le donne e i loro corpi sono raccontati nell’intimità ma anche nella sfera pubblica, con uno sguardo eccentrico e acuto: dalla discriminazione sul posto di lavoro alla medicalizzazione della maternità, e dalla convivenza con il proprio compagno a quella con il proprio clitoride…

La ricetta di Emma è semplice, ma proprio per questo concretamente applicabile: l’uguaglianza, e una migliore vita di relazione, sono fatte di piccole e grandi conquiste, dal diritto degli uomini a stare a casa con i propri figli neonati a quello delle donne a non raccogliere i calzini da terra. Per questo il suo primo libro è un vero manifesto: di auto-liberazione, prima di tutto.

I love Dick- Neri Pozza

I consigli di lettura di Antonella Maffione.

Tra una partecipazione a una conferenza, una visita a una mostra e continui riferimenti letterari si dipana questo romanzo suggestivo e a tratti sconvolgente.
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È un romanzo che si sofferma sulla perversione della mezza età, analizzando un rapporto ormai consumato dall’abitudine e dal desiderio di affrontare una nuova intimità; Focalizzato sull’ossessione giovanile collocata nel periodo del femminismo, periodo in cui le femministe cercavano di ridisegnare il loro ruolo sociale senza inibire la loro sensualità (tutto ciò si riversava anche nell’arte).
Sylvère un intellettuale che tiene corsi su Proust, è sposato con Chris una film-maker sperimentale. La vita di coppia dei protagonisti è in stand-by. Dopo una cena con un amico, Dick, Chris si innamora.
Essendo Sylvère un acuto ascoltatore, Chris gli raccontava le sue sensazioni; il marito, pur di farla allontanare dalla depressione, le suggerisce di scrivere delle lettere a Dick.
Chris è talmente innamorata da sentirsi come “una sedicenne in giubbotto di pelle rannicchiata in un angolo in compagnia dei suoi amici”.
Chris e Sylvère cominciano a scrivere delle lettere, coinvolgendo Dick in un gioco bizzarro ai limiti della depravazione, tanto da farlo diventare “l’oggetto d’amore”. Chris ormai era indifferente al sesso, ma da quando aveva conosciuto Dick non faceva altro che fantasticarne.
A tratti triste e malinconico il romanzo prende il via attraverso le lettere permettendo a Chris  di instaurare una comunicazione diretta con Dick. Le emozioni di Chris erano talmente forti che “ fluivano come il torrente dietro casa su nel nord, turbolento e in via di disgelo”. Pagina dopo pagina, forse è meglio dire lettera dopo lettera, questa storia diventa un ricatto emotivo, tant’è che Dick rifiuta di proseguire oltre questo gioco, affermando di ritenere l’amicizia un valore raro e delicato. Un riavvicinamento per recuperare la fiducia su cui si basava tale rapporto, prima di questi episodi, sarebbe stato difficile.
Ritengo che la lettura di questo romanzo sia una forma d’arte, dove i riferimenti letterari diventano per il lettore elementi emozionali, evidenziando La ricchezza intellettuale e l’eleganza stilistica dell’autore.

Storie e vite di SUPERDONNE che hanno fatto la SCIENZA

“Altro che principesse, le bambine da grandi VOGLIONO FARE LE ASTROFISICHE!”

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Questo libro raccoglie venti storie e venti illustrazioni di donne straordinarie che con intelligenza, amore, perseveranza e passione hanno contribuito all’avanzamento della scienza e del progresso umano.

Dall’autrice bestseller di L’incredibile cena dei fisici quantistici, il racconto accurato e appassionante dell’universo femminile della scienza.

Un team di super illustratori e artisti internazionali, tutti uomini, dedica un ‘omaggio floreale’ alle super scienziate.

PAOLO BACILIERI • PEPPO BIANCHESSI • JEAN BLANCHAERT • IACOPO BRUNO • DAVIDE CALÌ • IVAN CANU • ANDREA CAVALLINI • ALDO DAMIOLI • GIANNI DE CONNO • MANUELE FIOR • BEPPE GIACOBBE • NEIL GOWER • FEDERICO MAGGIONI • PIERRE MORNET • FABIAN NEGRIN • LORENZO PIETRANTONI • DAVIDE PIZZIGONI • VLADIMIR RADUNSKY • GUIDO SCARABOTTOLO • STEPHAN WALTER

Guarda il video qui: Super Donne

THE HATE U GIVE

Ciao pink readers,

oggi per il nostro #herstory vi segnaliamo uno YA edito Giunti.

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Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all’uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.

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Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C’è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l’episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C’è una cosa che tutti vogliono sapere: cos’è successo davvero quella notte? Ma l’unica che possa dare una risposta è Starr.

Quello che dirà – o non dirà – può distruggere la sua comunità. Può mettere in pericolo la sua stessa vita.

 

Un romanzo importante. Una voce straordinariamente autentica. Un travolgente caso editoriale.

Leggete un estratto qui: The Hate U Give

La principessa che aveva fame d’amore

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Belle, buone, brave e obbedienti: quante donne hanno imparato fin dall’infanzia che questo è l’unico modo per essere amate? Come succede ad Arabella, la protagonista di questa favola: pur essendo capace, intraprendente e piena di talenti, è pronta a sacrificare la sua allegria, la sua curiosità e i suoi stessi bisogni per compiacere i genitori e sentirsi apprezzata. Ma c’è qualcosa che grida dentro lei, un grumo di insoddisfazione che le lacera lo stomaco e la rende irrequieta e vorace: è la sua fame d’amore. Si convince che potrà essere solo un uomo a placarla e va dritta nella Città degli Incontri. Ma come può una ragazza poco nutrita d’affetto riconoscere il sapore del vero amore? È sin troppo facile accontentarsi di qualunque riempitivo. Per fortuna c’è qualcuno pronto a darle una bella svegliata e guidarla a trovare la giusta ricetta. In questa favola, la psicoterapeuta Maria Chiara Gritti affronta con ironia e delicatezza la love addiction, quella strana cecità del cuore che porta a scambiare ogni rospo per un principe, a cui dare tutto in cambio di… niente. Troppe principesse ne soffrono, si aggrappano a rapporti squilibrati nei quali perdono autostima, fiducia e sorriso. Basta, non dobbiamo più accontentarci delle briciole, insegna la favola di Arabella: l’unico modo di nutrire il vero amore è imparare a nutrire noi stesse. E dovrà essere il principe a mostrarsi degno di noi.

Maria Chiara Gritti, psicologa e psicoterapeuta a Bergamo, esperta nel trattamento della dipendenza affettiva, da anni conduce gruppi terapeutici sulla love addiction. Ideatrice di un percorso di guarigione innovativo sulla dipendenza amorosa, tiene corsi di formazione rivolti a psicologi per diffondere l’applicazione del suo metodo di intervento.

www.psicologobergamo.com

http://www.dipendiamo.blog/

We love Rupi Kaur

Ciao lettori di poesie,

oggi vi segnaliamo le raccolte di una delle più emozionanti poetesse contemporanee. Vi consigliamo di leggerle in lingua originale e proprio per questo vi proponiamo le edizioni originali.

 

Acquistale qui: Shop Rupi Kaur

 

 

this is the recipe of life
said my mother
as she held me in her arms as i wept
think of those flowers you plant
in the garden each year
they will teach you
that people too
must wilt
fall
root
rise
in order to bloom

(the sun and her flowers)

 

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Nata nel Punjab, in India, si è trasferita giovanissima in Canada con i suoi genitori. Ha studiato alla University of Waterloo, e attualmente vive a Brampton, nell’Ontario. Interessata da sempre all’arte, ha cominciato a pubblicare i suoi lavori sui social media, soprattutto su Instagram ( dove ha quasi un milione di follower), trattando i temi dell’amore, della perdita, del trauma, della guarigione e della femminilità con parole e immagini. Le sue opere hanno acceso dibattiti, scatenato controversie e attirato su di lei l’attenzione di tutto il mondo. Milk and honey è uscito per la prima volta nel novembre 2014, auto pubblicato dall’autrice, prima di essere poi pubblicato nel 2015 da un editore americano e ottenere un successo istantaneo.

WE: un manifesto per tutte le donne del mondo

 

Immagina un legame che unisce le donne di ogni credo e cultura. L’impegno non scritto di tutte noi, in quanto donne, a sostenerci e incoraggiarci l’un l’altra. Perché così tante donne e le loro figlie, ancora oggi, nel XXI secolo, si lasciano soffocare dalla depressione, dalle dipendenze, da un’insana tendenza all’autocritica e all’autolesionismo? Non saremmo più incisive ed efficaci se uscissimo dai soliti schemi che ci portano a competere, criticare e scontrarci le une con le altre e imparassimo invece a sviluppare modalità diverse, basate sulla collaborazione, l’empatia, l’aiuto reciproco?

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Attingendo alla psicologia, alla politica e alla spiritualità, l’attrice Gillian Anderson e la giornalista Jennifer Nadel hanno stilato una road map in nove punti, un percorso a tappe per rendere la nostra esistenza ricca di significato e affrontare le sfide emotive e spirituali che la vita inevitabilmente ci pone. Perché mettere questi nove principi universali al centro della nostra esistenza è l’antidoto alla cultura dell’io prima di tutto, ci permette di essere più libere e felici, ci insegna a rimpiazzare le abitudini nocive con modalità di vita più positive, serene e gratificanti. “WE” è un manuale pratico rivolto a tutte coloro che vogliono vedere la propria vita e il mondo cambiare in meglio. Ma soprattutto è un appello a tutte le donne per unirsi e fare davvero la differenza.

Acquistalo qui: WE-HarperCollinsItalia

Viaggio a Chawton

 

Arriviamo ad Alton, dopo aver lasciato la rissa asfissiante di una Londra accelerata e frenetica per dirigerci verso il cuore della campagna inglese, premessa da distese di pascoli e prati. Piccoli sobborghi tranquilli e ordinati spezzano la monotonia del verde smeraldo della natura. Una modesta stazione ferroviaria ci accoglie senza clamore e senza troppe difficoltà siamo convogliati in direzione di Chawton lungo High Street che attraversa i sali-scendi di Alton. Oltrepassato il centro abitato che si estende ai lati della strada principale giungiamo a uno slargo occupato triangolarmente da un rasatissimo parco.

 

Da qui, superata la doppia rotonda e il French Horn, pub dove nemmeno Jane si fermava, sbuchiamo dal ponte e imbocchiamo Winchester Road. Il quartiere è silenzioso, i cottages sono curatissimi e razionalmente rifiniti, gli unici sprazzi di estro e fantasia sono traditi dalla disposizione dei fiori e delle piante nei giardini ricavati in ogni anfratto. Un vero trionfo di composizioni floreali multicolori e armoniche.

Gli alberi secolari che si stagliano contro il cielo azzurro dell’Inghilterra sono forse le stesse fronde odorose che hanno ombreggiato anche la passeggiata di Jane e della sua abituale compagna: la sorella Cassandra o l’amica Martha Lloyd. Ma il vero tuffo nel passato ha iniziato con il sottopassaggio pedonale che conduce nel borgo di Chawton, un ristretto caseggiato che si riversa sulla strada.

 

Ci sono le indicazioni del Jane Austen Trail.

Superata la tenuta dei Prowtings (amici di famiglia, nominati più volte nelle lettere, di cui un dipinto è affisso nella stanza d’entrata della Jane Austen’s House Museum) e, sulla sinistra un pub e una tea room (“Cassandra Cup” divenuta famosa di riflesso in tempi recenti), si raggiunge l’incrocio della via delimitata proprio all’angolo di destra dal cottage di Chawton.

Indicibile emozione.

Sul davanti della casa, affissa sul muro di inconfondibili mattoni rossi, la targa commemorativa dichiara con marmorea chiarezza che questa è la casa dove Jane Austen visse le sue due vite di donna e di scrittrice, perché qui trovò il suo ambiente ideale e la sistemazione congeniale al fluire del suo genio creativo che le fece perfezionare i romanzi già scritti e produrne di nuovi e magnifici, a ritmi sorprendenti.

L’ingresso prevede il passaggio nello shop dove una frenesia di accaparramento può portare ad aggiudicarsi souvenir di tutti i tipi: segnalibri, mousepad, tazze, magliette, cartoline, poster, fermacarte, blocchi appunti, penne, matite, stampe, persino un ombrello…

L’ingresso laterale immette direttamente nella Drawing Room, la stanza più grande della casa dove si ricevevano le visite e Jane suonava il piano esercitandosi ogni mattina prima di colazione.

 

Le quattro donne di casa Austen, la madre, Jane, Cassandra e Martha Lloyd, si ritiravano qui ogni sera, dopocena, per cucire o dipingere mentre una di loro leggeva uno dei romanzi presi in prestito dalla biblioteca circolante.

 

Stupenda la credenza-scrittoio.

Nella sala da pranzo, accanto al tavolo apparecchiato per il tè, Jane trascorreva la mattina, scrivendo vicino alla finestra rivolta verso la strada di passaggio, raccolta su un minuscolo tavolino rotondo con un pennino fine e sottile, come la sua ironia, sempre intinto nell’inchiostro.

Ora esposto in tavola si compone il servizio di porcellana Wedgwood: Jane accompagnò il fratello Edward e la nipote Fanny a Londra per acquistarlo.

Le due stanze della zona giorno sono comunicanti per mezzo del vestibolo che prende luce da una grande finestra che si apre direttamente sulla facciata antistrada. Qui sono custoditi i tesori terreni –in fatto di gioielli- posseduti da Jane: accanto alla tanto famosa e citata croce di topazio, che vive il suo momento di celebrità in Mansfield Park, regalata da Charles alle sue due sorelle, brilla un anellino turchese, della cui provenienza è mistero, e un braccialetto di perline, bianco e celeste, che forse lasciò alla nipote Fanny. Quando Cassandra le scrive, subito dopo la perdita della cara zia Jane, le domanda quale oggetto vuole ricevere in memoria di lei:

“Sii così buona da dirmi se preferisci una spilla o un anello”.

Salendo al primo piano, le scale immettono direttamente nella camera di Jane e Cassandra che dormivano insieme in un unico letto a due piazze. Quello che si trova oggi nella stanza è una replica dell’originale (che comunque è conservato in un’altra stanza della casa, protetto da una teca di vetro e avvolto dalla trapunta patchwork tanto volte associata all’arte del rammendo di Jane Austen).

In un dente ricavato in fondo alla stanza, lateralmente, è incastonato un modestissimo catino con il lavabo e la brocca, per le abluzioni mattutine, permesse dal pozzo in cortile.

Vicino alla finestra, accanto al letto, che si affaccia sull’amato giardino, un tavolino e una sedia. Non mancano mai, anzi costellano tutto questo magico cammino nella casa di Jane, mazzetti di lavanda: poggiati delicatamente sul sofà o sulla sua sedia, quasi a volerne testimoniare la sua impronta soave.

La stanza denominata “dell’ammiraglio” (e destinata a ospitare i familiari in visita al cottage) e la camera di Mrs. Austen raccolgono ed espongono oggetti che hanno circondato la vita quotidiana di Jane e da cui emana un fascino malinconico.

Infine nell’ala che volge verso il giardino interno, accanto alla camera –chiusa ai visitatori – di Martha Lloyd, è situato il letto originale a baldacchino dove Jane si è coricata con i suoi sogni e le sue delusioni, con le gioie e la sofferenza, e il manichino che indossa il suo cappotto blu navy, allacciato doppiopetto con bottoni dorati, dal colletto a punta e coprispalla della stessa stoffa pesante, fa materializzare per un attimo la sua figura, magra e alta.

 

Non riesco a vedere la cucina ma la rimessa con il suo carrozzino che trainato dall’asino la conduceva nelle sue ultime passeggiate nei dintorni quando ormai la forza nelle gambe di camminatrice instancabile, l’aveva abbandonata.

Il giardino, orlato di un muro di cinta, avvolge la casa di profumi e colori, disegna angoletti furtivi e ombreggiati dai frondosi alberi. Essi silenziosamente hanno assistito alle sue passeggiate, hanno ascoltato qualche pensiero sussurrato, hanno carpito le confidenze tra sorelle e custodiscono tutto nella loro maestosa immobilità.

 

Così si conclude la mia visita a Chawton Cottage dove ho sentito la mia anima davvero vicinissima alla sua, librarsi e raggiungerla in uno spazio senza confini e tempo.

Accanto alla casa, il grande stagno non esiste più ma si snoda il crocevia stradale che smista le tre direzioni di questo punto dell’Hampshire: la prima freccia indica, proseguendo dritti, la Chiesa di San Nicholas e la Chawton House. Presto le villette a schiera smettono di incorniciare la strada e ci ritroviamo in aperta campagna dove si espande, immettendosi con un viale selciato, da sinistra, la tenuta padronale.

Per la visita dell’interno della magione di Edward Austen-Knight occorre una previa prenotazione mentre ai giardini all’esterno si accede liberamente.

Subito dietro l’entrata principale, il primo livello del giardino circonda la casa e soprattutto si affaccia nel cortile interno delimitato da un muretto di cinta su cui si apriva la sala lettura, quella presumibilmente più frequentata da Jane quando vi andava in visita. Saliti alcuni scalini si passa ad un secondo livello, pavimentato e circoscritto da aiuole e cordoli affollati di coabitazioni estemporanee delle più variegate piante da fiore. Dietro alla casa, ancora più in alto, senza lasciarsi sviare da sentieri nascosti tra prolifiche siepi, si protende un viale erboso culminante, a destra, in una piccola balaustra neoclassica che dovrebbe fissarne il punto centrale e che apre lo sguardo sulla tenuta laterale.

Tutt’intorno, il viale è avvolto in una vegetazione fitta e rigogliosa che rivela un’attenta opera di coltura e un sapiente gusto per l’arte del giardinaggio in ordinato assemblaggio, improbabili ma azzeccati accostamenti cromatici e aromatici.

Più avanti, a sinistra, avvertito da una cancellata, si apre un roseto e più oltre un probabile orto che ricade nella zona di competenza del giardiniere provvisto di una modesta rimessa per i suoi attrezzi. Il sentiero prosegue inoltrandosi nel boschetto che si arrampica sul dolce pendio naturale del terreno e ci guida all’aperto ricongiungendoci al piazzale antistante la casa.

La visita della Chiesa di S. Nicholas ammonisce sulla sacralità del luogo e delle vite sepolte nel cimitero circostante. Cassandra di 87 anni e Mrs. Austen di 73 giacciono in pace tra l’erba del giardino che lambisce la navata laterale. All’interno, l’atmosfera è raccolta, corre tra i banchi il fruscio di una religiosità discreta, coltivata con preghiera non ostentata ma suggerita direttamente dai volumi della Bibbia messi a disposizione dei fedeli.

Ci lasciamo tutto questo alle spalle con la tristezza per la caducità della vita, la sfortuna di alcune esistenze, la longevità di altre.

Il ritorno ad Alton paese, sotto il sole cocente delle quattro del pomeriggio, è duro e faticoso. Lungo il cammino volgo lo sguardo indietro più volte per cercare di imprimere nella mia mente a futura memoria, ogni particolare, anche il più insignificante e comunque suggello l’esperienza vissuta cogliendo un fiore da un cespuglio profumato nei pressi della stazione per portar via, sempre con me, il dolce aroma di quei luoghi.

*Le foto sono tutte state scattate da Romina Angelici

 

L’ira di Venere

 

Novità Edizioni CentoAutori http://www.centoautori.it

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Diciassette racconti noir e drammatici sull’universo femminile. Vittime e carnefici si confondono in un labirinto morale senza via d’uscita che porta alcune delle protagoniste sulla strada del crimine e della vendetta o a scivolare nel baratro della follia. A fare da guida in questo inferno di crimini, colpe, e soprusi, la figura forte e compassionevole del Commissario Carla Rame. Sarà a lei ad assicurare che le vittime abbiano un minimo di giustizia, a qualsiasi costo: anche perdere se stessa. Piergiorgio Pulixi firma la sua prima antologia di racconti esplorando quel territorio buio e oscuro che è l’animo umano dove si annidano la follia omicida e gli istinti più oscuri e dolenti, col suo stile nitido e un tocco lieve e sensibile tratteggia dei ritratti di personaggi femminili forti, tragici ed eroici nel loro affrontare la vita.

Piergiorgio Pulixi, scrittore e sceneggiatore, è uno dei più apprezzati autori noir italiani, fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de Fogu, (edizioni E/O 2008). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), finalista al Premio Camaiore 2013 e chiusa col romanzo finale della quadrilogia, Prima di dirti addio (Edizioni E/O 2016). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato il romanzo Padre Nostro. Ha vinto numerosi premi letterari e nel 2015 è stato premiato ai Corpi Freddi Awards come miglior autore italiano dell’anno. I suoi romanzi sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti, Canada, e Regno Unito.

 

Per info: Ira di Venere