Al civico 2… e le sue serate a tema!

Una serata austriaca, nel vero senso della parola, è quella che mi ha accolto al ristorante Al civico 2, un piccolo locale nel centro della città di Udine. L’ambiente, come accennato, non è molto grande, tavoli e sedie in legno si aggiungono a sgabelli e banchi alti. Ci sono delle belle vetrate, non smerigliate, che lasciano fluire la luce in modo di non rimpicciolire gli spazi. Il bancone é bello ampio e disegna una L.

Torniamo alla nostra serata.

Atmosfera familiare e allegra, la simpatica presenza dei titolari e le briose musiche austriache, che hanno allietato la serata, mi hanno accompagnato durante l’intera cena.

La cena tipicamente austriaca era a buffet e devo dire molto ben presentato e invitante. C’erano vari tipi di würstel con crauti, delle superlative patate alla teutonica – di cui ho fatto il bis – uova strapazzate con lo speck, salumi, formaggi d’oltre alpe e un finale stratosferico: un divino strudel di mele. Il tutto accompagnato da un’ottima birra a cascata, sarebbe stato un sacrilegio chiedere una bibita analcolica.

Chiacchierando con alcuni clienti abituali ho scoperto che queste serate a tema sono un appuntamento atteso da molti, a cui difficilmente si rinuncia.

Che dire? Nemmeno io voglio rinunciare alla prossima serata a tema che sarà: il signor Bollito.

Questo ristorantino è situato in un punto strategico a forte passaggio e durante la settimana, nell’ora di pranzo, accoglie molti impiegati degli uffici e banche dei dintorni.

Non mi rimane che rimproverare il titolare, il signor Stefano che è anche il cuoco, per essere uscita dal suo ristorante con due chili in più, perché era tutto divino.

Stefania P. Nosnan

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Steak House Old Wild West

Ebbene sì, tra i miei posti preferiti c’è di sicuro anche la steak house. Dalla premessa potete chiaramente capire di cosa tratta questa recensione.

Un ottimo posto per pranzi veloci, dall’atmosfera giovanile e allegra. La mia steak house favorita è l’Old Wild West; in questo ambiente si respira la tipica aria del saloon americano, ma con pietanze decisamente italiane.

L’OWW è un locale dai toni country nata dall’idea innovativa del gruppo Cigierre di Udine, è un ottimo rifugio per le pause pranzo o una allegra serata con gli amici.

Tavoli in legno, alcuni sono inseriti in copie di carri del far west con tanto di telone color panna. Gli sgabelli vicino al bancone hanno la seduta che riproduce una sella da cavallo. Alle pareti sono riportate le frasi famose dei nativi americani e alcuni oggetti richiamano i pionieri, cowboy, pistoleri e cacciatori di oro. Addossate alle pareti troviamo delle piccole mangiatoie piene di arachidi che i clienti si possono servire usando dei contenitori di latta; si portano al tavolo e si sgranocchiano, sono un ottimo aiuto calorico in attesa dell’ordinazione. I gusci si buttano a terra.

Passiamo alla parte importante: il cibo. Vasta scelta di piatti per tutti i gusti; per gli amanti della carne o del pesce, per i vegetariani e per i bambini. Si può partire con ottimi e stuzzicanti antipasti, per poi scegliere i piatti del menù tradizionale OWW o quello Tex-Mex. Ogni piatto è completo di contorno e salsa Old Wild West, una delizia. I prodotti sono freschi, la carne è di ottima scelta, si possono gustare le tenere costine di maiale alla BBQ. Una specialità è anche il Galletto Old Wild West. Il tutto annaffiato dall’ottima birra in bottiglia con: Miller, Chill Lemon, Peroni Gran Riserva e Corona. Non dimentichiamoci quelle alla spina: St. Benoit, Urquell, Miller.

Alla fine non si può rinunciare a un buon dessert, anche quelli sulla scia dei nomi americani: American Pancake, Cheesecake, Red Velvet e la classica Apple Pie. Per chi vuole rimanere più leggero, giusto per illudersi, la scelta si può fare tra: coppetta Oreo, affogato Venchi o la classica coppetta Brownie. Scommetto che un leggero languorino vi ha assalito.

Gli Old Wild West sono sparsi per tutta Italia e anche all’Estero. Il primo è quello del Centro Commerciale Città Fiera in provincia di Udine, naturalmente quello dove io mi reco più spesso. Il personale è giovane, dinamico e gentile. Tutti gli OWW accettano pagamenti con le carte di credito e Apple Pay, hanno la connessione internet con Wi Fi free per i clienti.

Stefania P. Nosnan 

Bellone. Un vino giovane a avvolgente

Oggi non ho voglia di cucinare, quindi mi preparo una piadina. Il dilemma è con cosa annaffiarla, ma la mia cantinetta è pronta a fornirmi un ottimo vino. Con la piadina farcita ci andrebbe un bel rosso, ma spezzo la tradizione e stappo un Bellone dell’azienda Martino V di Genazzano.

Iniziamo parlando dell’etichetta che si presenta semplice, l’argento del nome dell’azienda si contrappone all’avorio della carta. Non ci sono disegni particolari, possiamo definire una grafica minimalista, il che può lasciare l’acquirente un po’ interdetto. Bisogna superare l’idea delle etichette pesantemente ornamentate.

Quando si stappa la bottiglia, si può chiaramente affermare che il contenuto non rispecchia la grafica. Ci troviamo avvolti da profumi giovani, leggermente vanigliati e fruttati che sono davvero invitanti. Come resistere? E mentre la piadina si scalda, mi lascio tentare da questo nettare.

Al palato si sente tutto il suo gusto pieno, persistente e avvolgente. Posso dire che è ottimo anche come aperitivo o accompagnando un pezzetto di formaggio. I profumi, per una profana come me, non sono totalmente identificabili; mentre lo verso nel calice, emergono chiaramente le fragranze fruttate, che vengono confermate quando lo si sorseggia. Il colore è, come si usa dire in enologia, paglierino deciso.

Ora che il mio pranzo è pronto, vi lascio all’immaginazione di questo abbinamento davvero fantastico. Ebbene sì, il vino Bellone si sposa benissimo con la mia piadina: prosciutto crudo di San Daniele, mozzarella rigorosamente di latte italiano, melanzane grigliate e scaglie di grana padano.

Non mi resta che salutarvi, alzando il calice e darvi appuntamento alla prossima recensione.

Dati informativi del Bellone:

Azienda: Martino V di Genazzano nel Lazio

Grado: 13° vol

Varietà: Bellone 100%

Zona di produzione: Colline dell’alto Lazio.

http://www.martinoquinto.it/

https://www.instagram.com/explore/tags/martinoquinto/

Stefania P. Nosnan

 

 

One World Trade Center Restaurant

Il sogno si è avverato! Cena al OneDine o meglio conosciuto come One World Observatory Restaurant. Dove ci troviamo? Naturalmente a New York in cima al “One World Trace Center” o Freedom Tower. D’obbligo è la visita e le fotografie all’osservatorio che domina l’intera città.

Mettere sulla carta le sensazioni provate è assai difficile, ma vi assicuro che erano infinite. Lo spettacolo mozzafiato sulla metropoli, che questo grattacielo offre, è indescrivibile specie se a tale visione si unisce anche un incredibile tramonto; inoltre il luogo è suggestivo e possiede quella lieve malinconia che non serve nemmeno spiegarla. Eppure è tutto allegro, leggiadro e spudoratamente U.S.A.

Torniamo al ristorante che accetta i clienti solo previa prenotazione anche online; io ho prenotato il tavolo dall’Italia poco prima di partire. L’arredo è tipicamente americano e moderno; si è circondati da ampie vetrate. Si può mangiare anche al bancone del bar, come si vede nei film. I tavoli sono disposti strategicamente per allietare la cena con il tramonto sul Hudson River e poco più in là si può ammirare lo Stato del New Jersey. I colori incantano, come l’atmosfera in cui si è avvolti.

Come da prassi si cena sulla nuda tavola, non ci sono nemmeno le classiche tovagliette americane. L’acqua viene servita immediatamente ed è gratuita. Il menù non è molto vario, ma troviamo anche la classica pasta. Preparatevi psicologicamente ai prezzi che sono vergognosamente alti, rigorosamente senza iva e senza la tipo mancia, che in America è d’obbligo. Ma siamo seduti al OneDine quindi tutto il resto non conta, gli si può perdonare tutto anche pagare un piatto di bucatini 24$. Bisogna sempre tenere a mente che una pietanza dal nome italiano non equivale e non interpreta la vera cucina italiana, quindi arrendetevi al senso di adattamento. Come bisogna rassegnarsi ai loro dolci: burrosi, asciutti, abbondanti e accompagnati sempre da una pallina di gelato. Adorato e morbido pan di spagna in America non ti conoscono.

Servizio impeccabile e cordiale, i camerieri sono gentili e sorridenti, hanno bene a mente che siete voi a elargire la mancia, che varia dal 15% al 20%, al momento del conto e non è un’opzione.

Alla fine della cena ci si alza con rammarico dal tavolo, non tanto per la succulenta cena quanto per il panorama che ha allieto i nostri occhi, ma la discesa verso il piano terra è qualcosa di sorprendente. Gli ascensori ultramoderni, silenziosi e veloci ti accompagnano in una realtà virtuale che difficilmente dimenticherai, con immagini ad alta risoluzione che scorrono a mano a mano che procedi verso la vetta.

Il One World Trace Center ha 104 piani e la velocità degli ascensori è di 37km/h, impiega 60 secondi dal piano terra al 102° piano. Il ristorante è al 103° piano ed è raggiungibile tramite le scale.

Informazioni utili:

La prenotazione è necessaria sia per la vita all’osservatorio sia al ristorante.

https://oneworldobservatory.com/en-US/ticket-packages

Stefania P. Nosnan

 

 

In Vino Veritas!

Quante volte ci poniamo questa domanda: Che vino posso offrire? Che vino regalo? È un dilemma per molti e devo dire che non è facile scegliere in un mare di aziende vinicole più o meno famose. Con onestà bisogna ammettere che la prima cosa che si guarda è il prezzo, almeno io, questo è uno dei punti dolenti; quando si compra una bottiglia di vino non bisogna guardare l’etichetta del prezzo. Un ottimo vino non è mai a buon prezzo e noi vogliamo fare bella figura, specie se la cena è importante, anzi fondamentale; magari un anniversario o una bella notizia. C’è un però in agguato, non è detto che il prezzo rispecchi il vino acquistato. Come si fa a sapere se la scelta è stata oculata? Bisogna affidarsi a Eat Drink Love di Pink Magazine, che con questa rubrica cercherà di sviscerare i segreti, i trucchi e sfatare i falsi miti sulla bevanda degli Dei e che Bacco che la mandi buona, anzi una bottiglia del migliore.

I latini dicevano: In Vino Veritas, quindi per scrivere questo post un calice di ottimo prosecco è d’obbligo. Conosciamo questa bevanda millenaria, le cui radici risalgono ai Sumeri. Successivamente ha avuto un’espansione in tutto il mondo grazie alla sua versatilità nel trovare habitat ovunque, tranne all’Antartide, ma lì poche cose resistono. Cenni storici ci portano in Egitto, poi in Grecia e da qui l’introduzione in tutta Europa dove ha trovato terreno fertile. Furono gli Etruschi e successivamente i Romani a perfezionare le tecniche di vinificazione, quindi grazie a loro se l’Italia è uno dei migliori produttori di questo nettare.

Venendo ai nostri giorni nella nostra amata patria si possono contare 310.000 aziende vinicole per un fatturato di 12,4 miliardi di Euro, con una produzione di 47 milioni di ettolitri. Che dire? Bei numeri! Tornando a questa inebriante delizia possiamo e dobbiamo fare delle distinzioni, perché ci sono varie tipologie: bianco, rosso, rosato, passito, novello, spumante e liquoroso.

Il mondo del vino è immenso, quando si parla di vini autoctoni si intende vini originali di un certo luogo. Poi si varia tra D.O.C., D.O.C. G e I.G.T. Ogni vino è indicato per una tipologia di piatto, avvenimento e se vogliamo anche bicchiere. Siete frastornati o ubriacati? Effettivamente quando si parla con uno del settore, poco dopo si esce completamente alticci e non per gli assaggi. Chi opera in questo bellissimo ambiente ha un amore reverenziale per questo prodotto; un amore il più delle volte corrisposto. Personalmente vivo in questa realtà da ben trent’anni e non si finisce mai di imparare. Una cosa importante da sapere e che tutti gli enologi ripetono: il vino è vivo! Respira, si alimenta, cresce e invecchia; se viene trattato con amore diventerà un grande vino.

Questa piccola introduzione è per spiegare la nuova rubrica Eat Drink Love Food & Wine di Pink Magazine. Premetto che non è una sponsorizzazione, ma un racconto sulle mie esperienze nel settore, date da degustazioni e visite alle aziende vitivinicole. Questo angolo vuol essere un aiuto per arricchire la tavola con un tocco di eleganza, ammaliando gli invitati. Nel prossimo articolo parleremo di vino bianco, il mio preferito tra l’altro, mi concentrerò su determinate caratteristiche, gli abbinamenti e naturalmente su alcune aziende più o meno famose. Perché non è importante il marchio, ma il prodotto che sia gradevole al palato, persistente in bocca e che esalti la pietanza.

Ricordatevi di bere bene, ma con giudizio e di non guidare dove aver bevuto.

Stefania P. Nosnan