Parigina per un giorno (o tutti i giorni)

Le mie letture m’influenzano e spesso, una volta chiuso un romanzo, trovo nuovi slanci e nuove ispirazioni.

Con La piccola bottega di Parigi, Cinzia Giorgio mi ha fatto viaggiare nello spazio e nel tempo, conducendomi per le strade che, nella Ville Lumière, hanno dato i natali alle grandi firme della moda francese.

E cosa è successo quando ho voltato l’ultima pagina? È presto detto: volevo approfondire cosa distinguesse lo stile delle donne francesi che le rende così charmant, perché anche io ho desiderato possedere un po’ di quel fascino parisienne.

Le parole chiave dello stile parigino sono tre: semplice, effortless, gender fluid.

La donna parigina non si agghinda troppo, less is more, quindi non eccediamo mai in accessori o con l’overdress.

Effortless, ovvero “senza sforzo”, perché l’impressione che ci dà la parigina è quella di non essersi impegnata troppo a vestirsi e truccarsi.

Gender fluid, invece, perché la parigina passa con disinvoltura da un capo iper-femminile a uno rubato dal guardaroba del fidanzato.

Ora veniamo ai fatti:

  1. Non esagerare con la spazzola: i capelli delle parigine non sono mai super-pettinati, anzi, a una chioma compatta, preferiscono lo stile bed head, come se si fossero alzate dal letto un minuto prima di scappare fuori di casa, con il magnifico effetto “irresistibile disastro”.
  2. Skincare: prima che al trucco, le francesi pensano alla pelle, perché la bellezza del make-up dipende dalla pelle che c’è sotto. Più bella è la nostra pelle, meno trucco ci servirà, ed ecco qua, il less is moreè servito. Dunque, via libera all’investimento in creme idratanti (notte e giorno devono avere due formulazioni diverse), siero all’acido ialuronico, contorno occhi a base di collagene, struccante non aggressivo, tonico, scrub una volta a settimana, maschere all’argilla, e acqua termale spray. E cercare di non toccarsi la faccia per non trasferire germi e impurità dalle mani al viso.
  3. No al fondotinta: se seguiamo il punto sopra in modo religioso, la nostra pelle non avrà bisogno di un fondotinta coprente, una BB cream leggera e illuminante basterà.
  4. No alla chirurgia plastica: la modella Caroline de Maigret fa di ogni sua ruga la forza dell’espressività del suo viso e c’è poco da dire… è magnetica.
  5. Farmacia: le francesi preferiscono acquistare in farmacia i prodotti per il beauty, che siano creme o che sia make-up. Gli shampoo, invece, … li comprano supermercato affidando la scelta unicamente alla gradevolezza del profumo.
  6. Bere: portiamo con noi una bottiglietta d’acqua e assicuriamoci di farne fuori quattro ogni giorno. L’idratazione avviene dall’interno.
  7. Il profumo è la tua firma: le francesi sono disposte a spendere centinaia di euro per un profumo che sia il più possibile personalizzato, di nicchia, perché sia un tratto riconoscibile del loro stile, un po’ come il nome e il cognome. Ci vogliono trent’anni a trovare il proprio profumo, e una volta trovato, non sia abbandona più. Al massimo lo si tradisce ogni tanto… ma solo sesso, niente amore.
  8. Qualità, non quantità: non ci servono dieci maglioni sintetici, ma uno solo in cachemere.
  9. Vedo/non vedo: le francesi flirtano sempre, e se non lo fanno loro, lo fanno i loro vestiti. Sotto la camicia bianca, ci vuole il reggiseno nero.
  10. Ridurre: prima di uscire di casa, guardiamoci allo specchio, e togliamo qualcosa.
  11. Chi fa da sé: tagliarsi i capelli da sole, o farlo fare da un’amica. L’imperfezione darà al nostro look qualcosa di unico e interessante da guardare.
  12. No logo: niente firme sbandierate alla grande, è la donna a fare la moda, non la moda a fare la donna.
  13. No al fast-fashion: le parigine puntano all’unicità, odiano indossare abiti che hanno anche altre donne, quindi meglio il piccolo negozio indipendente (possibilmente vintage) che la grande catena franchising. Se proprio devono comprare da H&M, vanno nel reparto uomo.
  14. Rosso o nude: non esistono altri smalti sulle unghie della parigina.
  15. Tacco 12 o flat: la parigina, con le scarpe, non ha mezze misure.
  16. Messy look: coda, treccia, chignon, le acconciature vanno bene tutte, purché non siano precise e tirate. Meglio non impegnarsi troppo e lasciar sfuggire qualche ciocca.
  17. Baguette, burro e vino: le francesi mangiano e non ingrassano, perché… si muovono un sacco. Tra un taxi e dieci minuti a piedi, si fanno una camminata, tra ascensore e scale, si fanno quattro piani con i tacchi. Se abbiamo due opzioni, scegliamo sempre la più scomoda.
  18. Bilanciare: se il sotto è largo, il sopra deve essere aderente; se il top è largo, il bottom deve essere aderente.
  19. No ai decori: bando totale agli indumenti con applicati strass, Swarovski, perline… La parigina brilla di luce propria.
  20. Piccoli segreti: la parigina non dice mai dove ha comprato un capo o quanto l’ha pagato. Tutto ciò che indossa è sempre “La prima cosa che capita”… anche se non è vero!
Annunci

Cento capi, un armadio solo: le scarpe

Scarpe, quel magnifico accessorio che da solo fa un look.

Vediamo quali sono le 10 paia che nel nostro armadio non devono mancare mai. E procediamo dal basso verso l’alto, ossia dal tacco 0 al tacco 12

  1. Infradito

Sì, anche l’infradito dobbiamo averla tra le calzature must. Spiaggia? Piscina? Palestra? Spa? L’infradito ci vuole e che sia di buona qualità altrimenti ci si ritrova con il piede pieno di tagli e vesciche. Occhi a quelle con le fascette di plastica troppo rigida o con il fermino infradito troppo tagliente. Le classiche intramontabili sono le Hawaianas, tinta unita o fantasia, queste siamo sicure che andranno di moda anche tra vent’anni. Per un plantare più tecnico, anche Crocs ha disegnato una sua versione infradito della classica comma leggera che contraddistingue il marchio. Classiche o sportive, la regola è una: osare con i colori.

  1. Sneakers di tela

Che siano Converse o che siano Superga, queste sono le scarpe “sportive” più versatili della stagione primavera-estate. Si abbinano con il casual e con un abitino serale, donandoci tutta la comodità del rasoterra senza farci sentire goffe.

Hanno anche un enorme vantaggio: se si inzaccherano, impolverano o macchiano, un tuffo in acqua e sapone di Marsiglia et voilà… tornano come nuove.

  1. Sneaker di pelle bianca

Le passerelle degli ultimi anni le hanno ufficialmente sdoganate dalla loro etichetta sportiva e ora le possiamo sfoggiare con disinvoltura anche con un pantalone elegante, un abito o un cappotto di cachemere. A mio avviso sono perfette per sdrammatizzare un look formal, rendendolo più easy e levandoci anche qualche anno. Le mezze stagioni non saranno più un problema.

Il tocco in più: tenerle pulite con la gomma magica e lucidarle. La sneakers di pelle vuole bianco ottico o nulla, Victoria Beckham insegna.

  1. Ballerine

Gioia e dolore di ogni donna. Vogliamo tutte un tocco di eleganza abbinata alla comodità e, specie per chi è molto alta, la ballerina rappresenta la soluzione ottimale.

Per mia esperienza, però, quella giusta è difficile da trovare. Più volte ne ho comprate convinta che fossero “The one”, ma dopo dieci minuti di camminata, si rivelavano uno strumento di tortura del demonio, lasciandomi i talloni completamente sbucciati.

In questo caso, bisogna mettere mano al portafoglio e puntare su quei brand che hanno fatto della ballerina il loro prodotto di punta: Repetto e Tory Burch. Dopotutto, forse è meglio spendere duecento euro per un paio comodo, che buttare dieci paia da venti euro perché fanno male.

  1. Stivali da equitazione

Ovviamente non parlo di quelli sportivi da competizione, da comprare nei negozi dei sellai, ma solo del modello: il classico stivale in cuoio (o simil-cuoio) alto fin sotto al ginocchio, dal polpaccio sagomato, tacco piatto di un centimetro e fibbia alla caviglia.

Questo tipo di scarpa è un must intramontabile dell’autunno, che rende glamour ogni jeans, conferendogli quel look old England che fa sempre colpo. Con una lucidata sono sempre perfetti e se di buona fattura, durano anni senza sentire i capricci della moda.

Per non sbagliare, Pollini e Gucci.

  1. Sandali

In questo caso, questo punto vale doppio. È la scarpa estiva per antonomasia e vale la pena averne un paio a suola bassa e un paio con il tacco. Gioielli, bohemien, alla schiava, il sandalo è il compagno perfetto da abbinare a un maxi abito svolazzante, a un vestito da spiaggia o a un caftano di lino. Il tocco in più? Che siano color nude, per regalare alla gamba qualche centimetro di slancio in più!

  1. Tronchetti

Altro giro e altro regalo per quanto concerne il guardaroba autunno-inverno. Seppur si trovino tronchetti alti e tronchetti bassi in egual misura, per il particolare design della calzatura, io suggerisco sempre di comprarla con un po’ di tacco perché, ahinoi, il collo corto della scarpa sega la gamba. Però è un classico, specie per quegli outfit che devono coprire la fascia oraria “da mattina a sera”, in quei giorni o per quelle persone che non hanno modo di cambiarsi per ogni appuntamento. Con il tacco largo, portarle per 12 ore di fila non sarà un problema.

  1. Stivali alti

Ossia, quelli che arrivano a metà coscia. Lucidi o scamosciati, alti o bassi, la moda li ha rilanciati con prepotenza, dando un tocco un po’ più aggressivo anche all’outfit più romantico. Personalmente li amo molto, perché mi regalano quell’iniezione di grinta per affrontare la giornata più di un buon caffè.

Diciamocelo: abbiamo bisogno di quella scarpa che ci faccia sentire le regine del mondo!

  1. Zeppe

Non piacciono a tutte, ma Dio le benedica! Ne sono un esempio Kate Middleton e la regina Elisabetta. The Queen detesta la scarpa a zeppa, ma Kate non può farne a meno, perché sono comodissime. Vuoi mettere tutto il vantaggio di una scarpa con il tacco ma senza sentirne il fastidio.

D’estate salva molti dei miei outfit indecisi, perché, ne dubbio, tacco o flat, la zeppa s’inserisce come una comoda via di mezzo.

  1. Stiletto tacco 12

Serve un motivo?

 

Cento capi, un armadio solo: giacche e cappotti

Visto che il freddo ormai è arrivato, è il momento di parlare dei cappotti. Leggeri, pesanti, lunghi, corti, vediamoli tutti.

  1. Trench

Grande classico quello color kahki, con il bavero e la cintura, lungo fino al ginocchio, che in autunno regala sempre un tocco molto british. Quello di Burberry è intramontabile, un autentico must, ma se non abbiamo 1500 euro da investire (anche se considerata la qualità e il taglio ever-green, ci durerà a vita), se ne trovano di ogni foggia e colore anche di fascia più low cost.

  1. Cappotto di cammello

Come sopra, anche il cappotto cammello è un trend eterno, che se una volta era considerato troppo bon-ton, da signora medio borghese, oggi con l’arrivo dell’androgino, se abbinato a un look molto stilizzato, total black, diventa subito molto grintoso. Per andare sul sicuro, il modello 101801 di Max Mara è quello su cui puntare.

  1. Blazer

La giacca blazer femminile è un’idea del genio di Armani, quando negli anni ’80 è stata lanciata la figura della donna in carriera, che per necessità lavorava in un mondo di uomini. Oggi fa diventare formal anche un look T-shirt/jean e si può indossarla con gli abbinamenti più azzardati. Un blazer nero, ci vuole sempre.

  1. Giacchino jeans

È quel capo sbarazzino e che a primavera tiene caldo senza far sudare. Comodo, sportivo, sempre di moda, ha un solo difetto: ogni anno cambia il taglio trend, quindi, Levi’s è il punto di riferimento per non sbagliare. Il trucco sta nel giocare bene con gli accessori.

  1. Biker di pelle

Confesso: le giacche di belle da motociclista sono la mia passione. Con il bavero o collo alla coreana, con i bottoni o la zip, ai biker non resisto. Fateci caso, non c’è primavera o autunno che i negozi non propongano le giacche in pelle. Se volete giocare con i colori più pazzi, le catene low cost propongono biker dai colori fluo, fino ai glitter (rigorosamente ecopelle), altrimenti, un chiodo in vera pelle, se ben tenuto e trattato con l’apposita cera, potrete tramandarlo alle vostre nipoti.

  1. Caban da marinaio

È la giacca di lana sportiva ma elegante che a tutte serve per quell’occasione formale/informale per la quale non sai come vestirti. È una via di mezzo tra la giacca e il cappotto: collo alto, doppio petto, linee dritte, tasche verticali scalda mani, ed è subito Corto Maltese.

Dà il suo meglio se sotto indossiamo un maglione a collo alto bianco.

  1. Giacca smoking

I red carpet di Hollywood ci propongono sempre più spesso attrici che indossano la giacca dello smoking buttata sulle spalle, mentre sotto indossano un abitino iper femminile o una camicia con trasparenze e vedo-no vedo. La versione che preferisco è quella con il risvolto sottile, foderato in seta che regala il tocco in più al look.

  1. Piumino con cappuccio

Cosa vogliamo fare con le temperature sotto zero? Congelare? Noo! Sembrare omini Michelin? Neanche! L’appropinquarsi dell’inverno è segnato solo da una missione: trovare il piumino perfetto. E qui, care amiche, ci sono pochi consigli da dare. Dipende dal proprio fisico, da quanto si è alte, asciutte o formose, capire che piumino sia adatto a noi. Ci sono quelli corti, quelli lunghi, quelli bombati, quelli extra-slim e sarò sincera, la ricerca potrebbe essere l’unica.

Ma quando troverete il piumino perfetto, non lasciatevelo scappare, sarà amore eterno.

  1. Gilet

Da tenere aperto o chiuso a seconda del look: boho chic oppure on fleek? Mi piace buttare un gilet su una camicia o una T-shirt per rendere più dinamico l’insieme, o per rendere interessante una maglietta anonima. Il gilet è un altro degli indumenti rubati al guardaroba maschile, e io adoro rubare pezzi di vestiario al mio lui. Tanto non se ne accorge.

  1. Stola

Può sembrare un pezzo d’altri tempi, ma la stola buttata morbidamente sulle spalle, unisce l’utile al dilettevole: scalda e fa scena.

Più è ampia, più l’effetto è drammatico. Che sia di velluto, di seta o di cachemire, è il tocco ideale per distinguersi. E poi, a tutte, una volta nella vita capita di andare a teatro, e a teatro, non si mette il cappotto.

10 film natalizi (+1) per arrivare alla Vigilia belle cariche

Che siano d’amore, comici, o strappalacrime, ci sono dei cult movie che esattamente come l’albero e il presepe, fanno ormai parte della tradizione e se vogliamo stimolare uno spirito natalizio anche nel più Scrooge degli animi.

Niente paura, ce n’è per tutti i gusti.

  1. Piccole donne (versione del 1994)

Dal romanzo di formazione di Louisa May Alcott al grande schermo, la narrazione segue le vite delle sorelle March, che da ragazzine, appunto, crescono fino a diventare giovani donne. Essendo una storia spalmata su più anni, le vicende si svolgono in più stagioni, ma gli eventi più marcanti e toccanti cadono quasi sempre durante le loro festività natalizie, e ciò fa di Piccole donne, una delle tradizioni intramontabili dell’Advent calendar cinematografico. Tanto amore, tanta famiglia, tanta amicizia e tante lacrime. Prendete i pop-corn e la coperta per scoprire se siete più Meg, più Jo (io sono Jo), più Beth o più Amy.

  1. Il diario di Bridget Jones

Perfetto per una serata natalizia tra amiche durante la quale mandare al diavolo diete e regimi depurativi per festeggiare alla grande come Bridget. La single più imperfetta e pasticciona di sempre ci trascinerà nel suo vortice di feste natalizie durante le quali non si risparmia figure pessime al limite dell’imbarazzante. E poi ci sono Hugh Grant e Colin Firth… devo aggiungere altro?

  1. Love Actually

Colonna sonora stre-pi-to-sa. Commedia super-romantica che intreccia le storie d’amore e di guai di 5 coppie/single sullo sfondo di una Londra che più natalizia non si può. È sicuramente passato alla storia per una delle dichiarazioni d’amore più romantiche della storia del cinema, quindi… perfetto per sognare con gli occhi a cuoricino, abbracciati sul divano, bevendo cioccolata calda.

  1. L’amore non va in vacanza

E continuiamo alla grandissima con le rom-com! Qui abbiamo un’algida Cameron Diaz che scambia la sua villa di Los Angeles con il cottage nella campagna inglese di Kate Winslet, gattara dal cuore infranto. Natale nella neve per una e Natale al sole dalla California per l’altra, le due ragazze si scambieranno la vita per 10 giorni magici, che stravolgeranno il loro (e nostro) cuore. A mio parere, una delle commedie natalizie più riuscite degli ultimi tempi.

  1. Edward mani di forbice

Vintage anni ’90 con un indimenticabile Johnny Depp e una giovanissima Wynona Ryder, favola che alterna buio e colori supersaturi. Edward è un moderno Pinocchio, “figlio” di un inventore che muore prima di potergli costruire le mani, lasciandolo così con dieci lame al posto delle dita (e un biscottino di pastafrolla al posto del cuore). L’outsider puro di cuore e la bella della città. Una poesia d’amore, una dedica eterna, una ninna nanna, Edward Mani di forbice è quel film che tutti nella vita dovrebbero vedere. E rivedere.

  1. O.S. fantasmi

È il retelling in salsa anni ’80 del Canto di Natale di Dickens, impregnato della comicità di Bill Murray. E siccome ogni Natale, la tradizione del Christmas Carol va onorata, questa versione la stra-consiglio.

  1. Mamma ho perso l’aereo

Che ve lo dico a fa’?!

Ok, questo punto in realtà vale doppio, perché non si può guardare Mamma ho perso l’aereosenza Mamma ho riperso l’aereo, mi sono smarrito a New York. Perché tutti, guardandolo, ci siamo sentiti un po’ Kevin!

  1. Un amore tutto suo

E rieccoci con le rom-com, questa è particolarmente dolce e tenere, con Sandra Bullock bigliettaia della metro, innamorata persa di un cliente abituale del quale non sa neanche il nome (il Sandy Cohen di O.C.). Da Miss Nessuno si ritrova sua fidanzata da un giorno all’altro, dopo avergli salvato la vita da un incidente mortale. E il Natale di Sandra, non sarà più lo stesso.

  1. Scrivimi fermo posta

Questa è una autentica chicca. Alzi la mano che ha visto C’è posta per te con Meg Ryan e Tom Hanks! Ora alzi la mano chi sapeva che è un remake!… Nessuno? Immaginavo. Il film originale è del 1940 e si chiama proprio Scrivimi fermo posta, in inglese The shop around the corner.

Questa è la trama: Alfred e Klara, due commessi di Budapest che lavorano nello stesso negozio di articoli da regalo, corrispondono per lettera ignorando l’uno l’identità dell’altro: mentre per lettera hanno iniziato una romantica relazione epistolare che li ha portati a innamorarsi, nella realtà si detestano. La vicendevole antipatia cresce a mano a mano che aumenta la loro relazione epistolare. A fare da cornice alla storia, anche qui, è il Natale.

  1. Vacanze di Natale ‘95

Che top 10 sarebbe senza neanche uno dei cinepanettoni storici? Che piacciano o non piacciano, è innegabile che abbiano segnato un’era e a mio parere, questo rappresenta l’apice del duo Boldi-De Sica. Boldi porta in vacanza ad Aspen la figlia quindicenne innamorata di Luke Perry, De Sica invece è un giocatore d’azzardo sfortunatissimo, che dopo essere stato ripulito al tavolo da poker, deve scegliere se pagare il debito o “cedere” la sua bellissima moglie per una notte con l’avversario.

Equivoci, scambi di persona, qui pro quo, do ut des… chi più ne ha più ne metta.

E se questi dieci film non vi sono bastati, avremo sempre la certezza che la notte della vigilia, in tv passerà Una poltrona per due.

 

I diamanti sono i migliori amici di una ragazza

Ho accompagnato un’amica a scegliere le fedi e, nella mia ignoranza, pensavo che la questione si sarebbe risolta in un quarto d’ora, per decidere tra una fascetta in oro bianco o oro giallo, e invece…

E invece siamo state due ore in un salottino a confrontare l’innumerabile varietà di modelli possibili.

A cominciare dal taglio dei diamanti, passando per caratura, purezza e colore. Sì, la mia amica vuole una fede importante (la sua, quella del marito sarà più basic), con una bella pietra che si faccia notare e io ho fatto di necessità virtù e ho imparato.

E poi, confesso, dopo aver letto il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio, la curiosità sugli anelli di fidanzamento mi era rimaste e volevo saperne di più.

I diamanti non sono tutti uguali e a seconda del taglio, cambia il nome. E non è qualcosa da prendere sotto gamba, perché dopo i carati, è la seconda cosa più importate che caratterizza la gemma. Dal taglio dipende la brillantezza, la rifrazione della luce, e l’esaltazione del colore della pietra.

Forse, questo piccolo dizionario del taglio diamanti, potrà servire anche a voi, quando sarà il momento. E non mi riferisco solo a un matrimonio o a un fidanzamento, magari un giorno vorrete farvi un regalo di valore, oppure erediterete dalla nonna o dalla zia un diamante che vorrete fare rimodernare, quindi meglio essere pronte.

Partiamo con i tagli:

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Baguette: la forma richiama quella del filone di pane, quindi la pietra ha un corpo rettangolare, lungo e stretto, con la faccia superiore piatta e liscia. Nella gioielleria più comune è facile trovarla come accompagnamento ad altre pietre, che non come solitario. Ne è un esempio la fede di Marilyn Monroe quando sposò Joe Di Maggio il 14 gennaio del 1954. L’anello porta il nome Eternity band, peccato che il matrimonio durò solo un anno, poiché Joe era un uomo gelosissimo e non tollerava la figura di sex symbol della diva. Si narra che scoppiò in una scenata di rabbia quando Marilyn girò la scena (iconica) della gonna sollevata dallo sbuffo della metro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Princess: la forma è quadrata e dai bordi fortemente sfaccettati. Una sua variante più semplice è il taglio carré, quadrato, dalla lavorazione simile al baguette. E se non sapete come è fatto un milione di dollari, vi suggerisco di guardare l’anello di fidanzamento ricevuto da Hilary Duff in dono dal primo marito: una pietra taglio princess da ben 14 carati 8come se non bastasse, la proposta è arrivata durante una vacanza alle Hawaii). I paparazzi, sempre attivi, hanno immortalato nel riflesso di una finestra l’esatto momento in cui Mike Comrie si è inginocchiato con l’anello. E il ringraziamento devotissimo (e che forse avrebbero fatto meglio a lasciare privato, spegnendo gli obiettivo) di lei.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Smeraldo: o step cut, è tra i più famosi e anche l’anello di fidanzamento di Grace Kelly è tagliato con questa forma. Di tutti i tagli questo mette subito in evidenza i difetti della pietra, quindi lo troviamo su quelle più pure. E chi, se non la divina Grace Kelly poteva avere per il suo fidanzamento un diamante purissimo? Cartier, lavorò per lei, nel 1956 la pietra taglio smeraldo divenuta iconica poiché l’attrice lo indossò durante le riprese di High Society al fianco di Frank Sinatra. E poi, Grace chiuse la porta di Hollywood per trasferirsi nel Principato di Monaco.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuscino: molto popolare nel 1700, è molto sfaccettato, con gli angoli arrotondati e la superficie “bombata” e richiede pietre prive di difetti. Un diamante di questo taglio brilla al dito di Meghan Markle, la novella Duchessa del Sussex. Niente di pretenzioso, però: la pietra si aggira tra i 3-4 carati. Ma quando entri a far parte della famiglia reale, non vuoi rinunciare a un po’ di luccichio per un titolo nobiliare?

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Rotondo/diamante: il più classico dei tagli, lo si trova sia per i solitari che per le composizioni. Enormemente sfaccettato, accentua al massimo la rifrazione della luce, quindi la brillantezza. Semplice, elegante, e intramontabile, questo è il taglio dell’anello di fidanzamento della Regina Elisabetta: un diamante da tre carati ricavato dalla tiara della madre di Filippo (suo marito). La regina è così affezionata all’anello da portarlo ogni giorno.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Marquise: o taglio a mandorle, poiché il diamante ha forma allungata, con le due estremità appuntite. La leggenda narra che il taglio fosse stato pensato per un gioiello donato da Re Luigi XV per la sua amante, la Marchesa di Pompadour. Il pregio di questa forma è far sembrare la pietra più grande della sua dimensione reale. Victoria Beckham possiede ben 14 anelli di fidanzamento, ma il primo, quello ufficiale, è proprio taglio marquise da 3 carati.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Ovale: molto in voga negli anni ’60, come tutti i tagli allungati, anche questo fa sembrare la pietra più grande di un taglio tondo o carré. Lo zaffiro al dito di Kate Middleton sul suo anello di fidanzamento, è appunto ovale, ed è quello che fu, a suo tempo, di Lady Diana.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Goccia: altrimenti detto a pera, va indossato con la punta rivolta verso l’unghia per far sembrare le dita più affusolate. È una forma che risale addirittura al 1400, invenzione del gioielliere belga Lodewyk van Berquem. Mia Farrow ricevette proprio un diamante a goccia da Frank Sinatra, quando la chiese in moglie nel 1966 creato da Ruser, il gioielliere delle star della Hollywood dei tempi d’oro.

Elaborazione Grafica Felicia Kingsley ©

Cuore: forma prediletta dalle celebrity, perché oltre all’effetto scenico garantito, è la forma di più difficile lavorazione da realizzare, oltre che molto costosa poiché richiede pietre di grossa dimensione. Tra gli estimatori del genere abbiamo, infatti, Lady Gaga, che ha ricevuto dal fidanzato (ormai ex) un diamante a cuore da 6 carati, da quasi 400’000 dollari.

Dentro le case (e nelle camere da letto) dei reali con Cinzia Giorgio

Foto di Felicia Kingsley

Da quando ho saputo di questo suo nuovo progetto, ho contato i giorni all’uscita di Amori Reali, l’ultimo saggio di Cinzia Giorgio dedicato alle storie d’amore delle teste coronate d’Europa e oltre.

Io ho un debole per le storie delle dinastie regnanti e il 22 novembre ho fatto irruzione in libreria per mettere le mani sulla mia preziosa copia.

Se come me siete appassionate delle vite di principi, principesse, re e regine, nella vostra libreria Amori Reali non può mancare.

Molte persone che conosco, alla parola “saggio”, sbuffano e alzano gli occhi al cielo, immaginando già un mattone pieno di pistolotti accademici da narcolessia, ma è qui che si sbagliano: Cinzia Giorgio non fa la maestrina, ma ci racconta le vite di questi personaggi con la fluidità e il brio di un’amica con la quale prendiamo il tè.

Il progetto è divisibile in due parti: storie del passato e storie del presente. La differenza tra i due blocchi è che nel primo, abbiamo matrimoni di stato, nel secondo, matrimoni d’amore.

Lo spartiacque tra i filoni è segnato dal ‘900 (e dalla prima guerra mondiale), quando le monarchie perdono potere governativo, per cederlo appunto ai governi; i matrimoni non servono più per creare assi o alleanze politiche, unire eserciti o allargare i confini di un regno, ma solo per garantire continuità a una linea dinastica.

Nella prima parte del saggio, Cinzia ci parla dei grandi condottieri e delle loro numerose avventure tre prime, seconde, terze mogli e le decine di amanti: pensate che Giulio Cesare usava sedurre le mogli dei nemici come risarcimento danni “simbolico”.

O ancora, Caterina de’ Medici, costretta a guardare gli amplessi del marito, re Enrico II di Francia con l’amante Diane de Poitier.

Per non parlare di Enrico VIII e della sua disperata ricerca di un erede maschio che lo portò a cambiare ben sei mogli (è famosa la filastrocca “Divorziata, decapitata, morta, divorziata, decapitata, morta”, per memorizzare la fine di ciascuna delle sue sei consorti).

Amore poco, capricci tanti, ma soprattutto molta, molta strategia.

Nel ‘900, Cinzia ci dipinge un affresco a colori vivaci delle monarchie contemporanee, intrecciando le trame dei loro amori privati a quelle del gossip.

Il ‘900 ha cambiato il volto alle monarchie non solo per la loro mutata influenza politica ma anche trasformandole in fenomeni popolari e cultura di massa. Fino al secolo precedente, le notizie sui monarchi erano solo quelle fatte trapelare dai canali ufficiali, il popolo poteva vedere i propri regnanti solo negli eventi ufficiali, percependoli come personaggi inumani e distanti.

I media hanno rivoluzionato la monarchia avvicinandola al nostro quotidiano.

La prima a diventare una regina mediatica è stata infatti Elisabetta II, l’attuale Queen of England, che apparì nelle case di tutto il mondo, con la sua incoronazione televisiva, cerimonia, prima di allora, riservata ai pochi eletti presenti.

Il suo è stato un matrimonio di stato, ma di certo anche d’amore, perché Elisabetta è stata colpita da un vero e proprio colpo di fulmine per il bel Filippo.

La parte più consistente degli amori reali contemporanei è dedicata a Diana, e ai suoi figli William e Harry, per poi passare ad Alberto di Monaco e Charlene, i reali scandinavi, la monarchia Spagnola retta oggi da Felipe e dalla volitiva Letizia, fino a toccare l’impero giapponese.

Che si sia trattato di matrimonio di stato o d’amore, certo una verità è indiscutibile: il privilegio ha un prezzo che si paga caro.

Vedremo coppie unite in pubblico e scoppiate nel privato, matrimoni a tre (lui, lei e l’altra), matrimoni che abbattono le barriere di classe, suocere ingombranti, divorzi eclatanti, e se le nozze reali ci vengono sempre servite come una favola, per rispondere alla domanda: “Vissero per sempre felici e contenti?”, l’unico modo, è leggere questo nuovo, appassionante saggio di Cinzia Giorgio.

Cento capi, un armadio solo – I BOTTOM

L’operazione di ottimizzazione dell’armadio va avanti e oggi vi parlo dei dieci pezzi di sotto, i bottom, che nel nostro guardaroba non possono mancare.

  1. Jeans skinny push-up

Avete presente quei giorni in cui ci sembra che nulla ci vada bene, tutto ci ingrassa, niente ci dona… Quei giorni apocalittici in cui non siamo mai soddisfatte di come ci vediamo e meditiamo le scuse più improbabili per non uscire. Ecco, i jeans skinny effetto push-up, blu scuro ci salvano dall’emergenza. Sono quei jeans che ci staranno sempre bene, che con il colore scuro ci levano anche quel chilo (immaginario) che ci vediamo in più.

  1. Jeans lavaggio chiaro strappati

È il pezzo rock che nell’armadio non può mancare. Sono intramontabili, non passano mai di moda e ci permettono di creare look sempre diversi a seconda degli abbinamenti. Visto che vogliamo farceli durare una vita, non lesiniamo, puntiamo sul sicuro con dei Levi’s. E se con il tempo si formeranno altri strappi… meglio.

  1. Pantaloni di pelle

Non è obbligatorio che siano di pelle-pelle. Possono essere di simil-pelle o jeans effetto cerato, ma un paio, nell’armadio bisogna averlo. Regalano un tocco sfacciato ma quando li indossiamo, dicono “Sono una persona sicura di me” e a volte, ci servono dei vestiti che parlino per noi. Possiamo sdrammatizzarli con delle sneaker, o renderli più femminili con una décolleté nude.

  1. Shorts di cotone bianchi

Le dive degli anni ’50-’60 li hanno resi iconici: Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Brigitte Bardot… lo short bianco, in estate è un must. Fa risaltare l’abbronzatura e regala qualche centimetro alla gamba, che non guasta. E si abbina con tutto. L’unica cosa, è che sia 100% cotone e soprattutto… della taglia giusta. Non troppo aderente (l’effetto seconda mutanda non ci piace) e non troppo largo (anche l’effetto pannolone non dona).

  1. Shorts di jeans sfrangiati

Anche qui vale la regola sopra, la taglia deve essere perfetta perché il capo di doni. Per il resto, questo short dal sapore neo hippy è un altro must che non deve mancare. Dalle converse ai sandali, dalla zeppa all’infradito, può passare da indumento da spiaggia a outfit serale per un aperitivo. A me piace regalargli un tocco glam allacciando in vita un lungo foulard colorato al posto della cintura.

  1. Gonna a tubino

Per il lavoro o una serata a cena, questa gonna è sempre perfetta, e ci permette di coprire qualsiasi appuntamento dalla mattina alla sera con un solo outfit.

La inventò Dior, negli anni ’40 e da allora non è MAI andata fuori moda, anzi, la si trova in mille varianti: con la zip, con i bottoni, in paillettes, in simil pelle, o in pizzo.

E sfatiamo il mito che per indossarla servono i tacchi: con un paio di Adidas Stan Smith fa la sua gran bella figura!

  1. Pantaloni khaki da cavallerizza

Il pantalone khaki aderente è perfetto per sfoggiare un look che sia sportivo ma allo stesso tempo elegante. Si abbina a ogni tipo di top e ogni tipo di scarpa, ma per un total look effetto Kate Middleton, basta uno stivale al ginocchio e un maglione color pastello. Ed è subito England Polo Cup.

  1. Pantaloni militari

A ogni stagione, la moda trova la strada per reinventarli, quindi, una volta messi nell’armadio, i pantaloni militari sono un’assicurazione sulla vita. Tra l’altro non hanno bisogno di troppo impegno, perché fortemente caratterizzati come sono, basta abbinarci una Canotta bianca o nera, o una camicia e il look è già perfetto. Il tocco in più e indossarli con il tacco: il contrasto femminile/maschile è di super impatto.

  1. Gonna plissé

Che sia di lana, seta, cotone, simil pelle, la gonna plissè è quel tocco bot-ton che ci permette di giocare con l’effetto scultoreo delle pieghe regala dinamicità e movimento all’outfit. Questa gonna ha il grande pregio di sottolineare il punto vita e di essere adatta a ogni tipo di body-shape.

  1. Gonna jeans

Non ha bisogno di presentazioni, la gonna in denim ci vuole. Il grande pregio di questo indumento è che è perfetto per ogni stagione: d’estate a gambe nude, d’inverno con un collant, nelle mezze stagioni con delle parigine… è il capo che non si leva mai dall’armadio.

Per assicurarsi di avere una gonna jeans eterna la regola è solo una: comprarne un modello plain, senza applicazioni, strass, glitter, borchie, strappi che potrebbero farla “invecchiare” nel giro di qualche mese.

Occhio alla misura, però. Non deve mai essere troppo corta! Dobbiamo poterci piegare senza il rischio di mostrare la nostra biancheria al mondo intero!

I rimedi contro l’influenza (che non sono quelli di Studio Aperto)

A novembre ci dicono di evitare i posti molto affollati, bere tanta vitamina C e coprirci bene.

Queste raccomandazioni hanno mai cambiato la vita di qualcuno? Ho dei dubbi.

Per esempio: evitare i luoghi affollati è un consiglio perfetto per un eremita, ma chi svolge un lavoro a contatto con il pubblico, non può mettersi in aspettativa fino a marzo.

Oppure, la vitamina C: c’è un limite alla quantità d’integratori che uno può prendere e se l’alternativa naturale sono gli agrumi, di certo non posso nutrirmi solo di arance.

Coprirci bene: meno male che me lo dite voi, perché altrimenti io a gennaio uscirei in bermuda…

In realtà, nella mia breve ma intensa vita ho messo a punto una serie di strategie per girare alla larga da raffreddore e influenza il più possibile.

Le condivido con voi, chissà che magari, quest’anno non riusciate a sfangarla.

  1. Olio del Re: ho scoperto questo portento in farmacia. È uno spray purificante per ambienti a base di oli essenziali che io tengo nel cassetto della scrivania in ufficio e che spruzzo un paio di volte al giorno nella stanza per purificarla da germi e batteri. Sì, non denuclearizza, d’accordo, ma stempera l’aria viziata, che male non fa.
  2. Amuchina gel o salviette: se lavorate in ufficio o in una situazione in cui vi trovate spesso a stringere mani, un pacchetto o un flaconcino bisogna tenerlo sempre in borsa.
  3. Evitare il contatto mani-faccia: statisticamente ci tocchiamo la faccia una volta ogni tre minuti, la bocca ogni cinque minuti, e tocchiamo qualcun altro ogni 20 minuti, il virus trova un portatore e si riproduce, ecco come avviene un contagio. Ora che sappiamo questo, anche se sembra impossibile, dobbiamo provare a frenare questo riflesso involontario e avremo risolto la metà dei problemi di contagio.
  4. Neo Borocillina: il contagio può avvenire per via orale (anche attraverso micro particelle di saliva disperse nel fiato della respirazione), quindi possiamo creare un ambiente ostile per i germi. La Neo Borocillina è un antisettico (disinfettante) del cavo orale, è disponibile sia in mentine (con o senza zucchero, al sapore di menta) oppure spray. Da studentessa ne facevo uso abituale quando stavo chiusa nelle aule a lezione per le quattro ore filate di progettazione, insieme ad altri cento studenti che respiravano la mia stessa aria pesante: praticamente vivevamo in una incubatrice di germi. Se dovete prendere un treno, un autobus, presenziare a conferenze, andare al cinema o semplicemente lavorate in mezzo a tanta gente per tante ore, una pasticca o una spruzzata vi coprono per almeno un paio di ore.
  5. Vestirsi a cipolla: non è il freddo a fregarci ma lo sbalzo di temperatura. Il freddo-caldo-freddo è uno shock termico e se da sudati usciamo al freddo, l’influenza è già lì ad abbracciarci. Assicuriamoci sempre di avere abiti comodi da togliere al bisogno per non sudar come le cascate delle Marmore.
  6. Bambini: che siate genitori o insegnanti (a volte mi capita di fare da supplente come prof di disegno), la regola in classe è una: a ogni cambio d’ora fare uscire i ragazzi in corridoio e cambiare l’aria in aula. Seconda cosa: divieto assoluto di tenere i fazzoletti smoccolati sul banco, buttarli subito tassativamente. Germi sul fazzoletto, germi sul banco, mani sul banco, germi sulle mani, mani in faccia… ed ecco il contagio.
  7. Cuffia o berretto: fronte e orecchie sono sensibilissimi alle basse temperature o all’aria fredda, e il primo colpo di vento ci farà bloccare subito una mole gigantesca di catarro all’altezza degli occhi, se non li proteggiamo. Non abbiamo cuffie o berretti che ci piacciono? Ora abbiamo una scusa per fare altro shopping! Ma poi, vuoi mettere, quando hai i capelli sporchi e zero tempo per lavarli, come ti salva il berretto?!?!?
  8. Ufficio: l’igiene dell’ufficio è fondamentale e non parlo di bagni e pavimenti, ma dei nostri strumenti di lavoro, ossia, scrivania, tastiera, mouse e telefono (sia quello normale, che cellulare). Puliteli ogni giorno (qualsiasi spray multiuso contenente alcool va benissimo). Pensate a tutto lo schifo che si deposita sul telefono (e che ci mettiamo in faccia e accanto alla bocca) dopo che ci abbiamo parlato noi e tutti i nostri colleghi tutto il giorno. O il mouse che stoccazzano tutti…
  9. Malati in casa: se il nostro lui è malato, letti separati. Non è crudeltà, ma lui guarirà prima e noi non ci ammaleremo. Se abbiamo una seconda camera, possiamo usare quella, altrimenti… divano! Non si può respirare la stessa aria “infetta” per otto ore e sperare di non ammalarsi. Stesso discorso, per gli asciugamani: noi avremo i nostri e il malato i suoi. Poi, una volta guariti, cambiare subito le lenzuola.
  10. Fazzoletti usa e getta: a casa mia vanno ancora di moda i fazzoletti di stoffa e se anche da voi così, in caso di malattia, il fazzoletto di stoffa è vietato perché si trasforma in un nido di germi. Meglio il fazzolettino di carta e via, buttare, così non lasciamo schifezze in giro.

Un consiglio in più: il vaccino anti-influenzale. Se non siete allergici o ci sono motivi di salute che conosce il vostro medico per cui non potete farlo, vale la pena coprirsi le spalle per coprirle anche agli altri.

Sentirsi Cenerentola tutti i giorni (e con il portafoglio felice)

Bucato, stirare, spolverare, fare la spesa, fare il pieno, rispettare le consegne al lavoro… no, non parlo di questo modo di sentirsi Cenerentola. Ci stiamo tutti i giorni, tutto il giorno, nella fase: “Quando avrò tempo per me?” senza che nessuno ci dia consigli in merito.

Io parlo di quella sensazione inebriante del calzare un paio di scarpe nuove, un paio di scarpe che ci piacciono da morire, che quando le indossiamo ci fanno sentire speciali.

A Cenerentola un paio di scarpe hanno cambiato la vita (alla mia Riley di Una Cenerentola a Manhattan hanno davvero cambiato la vita), a noi, almeno, possono cambiare la giornata.

Ecco qualche idea per sentirsi regine del ballo tutti i giorni, almeno una volta al giorno.

Non c’è designer che non abbia disegnato la sua personalissima versione della scarpa da sera più famosa di sempre, e siccome l’argento va su tutto, ecco qui quella che non deve mancare nel vostro armadio.

A mio parere, la Daisie di Steve Madden vince su tutte. Le calzature di Madden si distinguono da sempre per la loro comodità e portabilità, e la versione Cristal è una rivisitazione riuscitissima del Cinderella Style.

Per 119,99 euro su Zalando, potete portarvi a casa le vostre scarpette di cristallo, ma occhio a non perderle a mezzanotte.

Come? Avete paura di non riuscire a sfruttarle e quindi credete non valga la pena di spendere tanto? Niente paura, ci pensa Top Shop con Gallery, una décolleté demi-d’Orsay molto d’effetto, all’accessibilissimo prezzo di 49,99 (Zalando).

Per l’abbinamento, niente paura, la décolleté Cenerentola-style regala un tocco glamour a qualsiasi paio di jeans sdruciti con camicia bianca oversize, e il look della serata è fatto!

Siete alte o i tacchi proprio non li sopportate?

Le ballerine ci vengono incontro e l’effetto Cenerentola è garantito.

Pretty Ballerinas ci propone Organza, delle ballerine dark silver glitter dal sapore rock, appuntite e con un fiocco in velluto, che si addattano ad outfit sia serali che da giorno (119,99 euro su Zalando).

Se avete paura che le ballerine vi facciano male, con il rischio di non usarle, potete ripiegare su Onlberta di Only Shoes, dal disegno classico, in pelle argentata lucida.

Il grande protagonista dell’inverno è lo stivaletto alla caviglia dal tacco largo e dai colori pazzi, quindi andate sul sicuro con il Chunky heel maya bootdi J.Crew (214,99 euro su Zalando) superglitter e dai dettagli in pelle.

Se non volete spendere più di tanto in un trend stagionale, Even e Odd lancia la sua proposta di stivaletto in simil-pelle argentata di uguale effetto.

Per chi vive la vita ai 200 all’ora, le sneakers sono la soluzione perfetta, ma non per questo dobbiamo rinunciare al nostro sogno cenerentoloso. Una Converse è per sempre e per questo, All Star ha pensato anche a noi, con questa versione in pelle argentata super versatile che ci può accompagnare dalla mattina alla sera senza preoccuparci di vesciche e caviglie. Trovate le One Star Silver Metallic su Zalando a 79,99 e per esperienza, posso dirvi che vi dureranno anni, quindi la spesa si ammortizza da sola.

Il #teamSuperga, invece, ce le propone in lamè con una zeppa sbarazzina in grado di regalarci qualche comodo centimetro anche con un look sporty (in promo a 64,99 euro su Zalando).

Montanare e freddolose, ho due stivali da Cenerentola anche per voi: i Moon Boot Silver (114,99 euro) per i gran balli in baita (sì, nel lontano 2011, ho passato una serata pazzesca in una disco-baita sul cucuzzolo della montagna seguita da discesa notturna in slittino e QUESTI Moon Boot sarebbero stati la ciliegina sulla torta).

Ugg ci ha abituato a qualsiasi style dei celebri stivaletti dall’interno peloso, ma la loro versione Cenerentola è così bella che me la mangerei! I Mini bailey bow sparkle glitterargento con fiocchetto al polpaccio sono in grado di rendere romantico anche l’outfit più invernale, scongiurando il terribile effetto “Omino Michelin” (209,99 euro su Zalando).

Dulcis in fundo, se avete 4.000 euro da investire per una scarpa da sogno, a regalarvi (mica tanto) la vostra favola personale ci ha pensato Jimmy Choo, che a Cenerentola ha dedicato una collezione intera di scarpe e accessori. Queste sono le Avril, décolleté tempestate di cristalli nelle varianti argento, oro e nero.

In alternativa, Dorothy Perkins ci strizza l’occhio con la sua Geneva, a 44,99 euro su Zalando, un centesimo della spesa, ma glam assicurato.

Per sentirsi Cenerentola, non serve andare fino a Manhattan!