Letture per veri booklovers

71guaWtNImL«Come si arriva a Trapananda?» domanda un personaggio del libro “Patagonia Express” di Luis Sepùlveda. E come si arriva ad Atlantide, alla caverna di Ali Babà, a Camelot o a Narnia? «Con pazienza, amico» è la risposta, «con molta pazienza.» Infatti, come tutti i luoghi immaginari della letteratura, nessuno è segnato sulla mappa. Ma questo non li rende meno reali: ciascuno ha nutrito per anni, o addirittura per secoli, la vita interiore dei suoi lettori. Nel “Dizionario dei luoghi letterari immaginari” Anna Ferrari ne raccoglie moltissimi: sono isole del giorno prima, collocate oltre i limiti dello spazio o del tempo; paesi del tutto simili a quelli esistenti ma anche città perdute o invisibili; caverne e palazzi sotterranei così come asteroidi alieni e metropoli galleggianti nell’aria; giardini dai sentieri che si biforcano e terre di mezzo abitate da nani, elfi e draghi. Questo dizionario è un vero e proprio elogio della fantasia e del genio letterario e, pagina dopo pagina, disegna una vasta, sorprendente mappa della creatività occidentale.

 

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“Non è difficile immaginare quanto si sarebbe divertita Jane Austen all’idea che tutto il mondo, in questo 2017, avrebbe festeggiato il bicentenario della sua morte. Sembra di sentire il suono allegro della sua risata, deliziata dallo scoprire che la sua dipartita, il 18 luglio del 1817, a Winchester, nella cui cattedrale ora è sepolta, avrebbe segnato sì la fine della sua esistenza mortale, ma l’inizio, decisamente sorprendente anche per lei, di una fama che l’ha resa immortale. Fama non immediata, è vero, un avvio lento e poi, in questi due secoli, una fortuna alterna, ma, ormai da moltissimi anni, un crescendo apparentemente inarrestabile. (…) Con questo piccolo libro, noi tutte, editrice, autrici e curatrice, abbiamo scelto di immetterci nel grande fiume degli omaggi alla magnifica Jane, da tutte letta con somma ammirazione, dandole qualcosa in cambio, che la trasportasse, in un lampo, dal suo secolo al nostro.” (Dall’Introduzione di Liliana Rampello) Le citazioni incorniciate dai romanzi di Jane Austen sono tratte da: “L’abbazia di Northanger”, “Emma”, “Ragione e sentimento”, “Orgoglio e pregiudizio”, “Mansfield Park”, “Persuasione”.

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Tutta colpa di Mr Darcy

Tutta colpa di Mr Darcy di Shannon Hale, edizioni Piemme, è un romanzo spigliato e accattivante.

Di genere moderno, con ritmi e soggetto moderni -si passa dall’aeroporto alla carrozza- asseconda quel sogno d’evasione delle lettrici più romantiche e che conoscono bene i romanzi di Jane Austen, in particolare Orgoglio e Pregiudizio.

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Avendo in questo caso già visto il film dal titolo originale altisonante di “Austenland” per noi tradotto con “Alla ricerca di Jane”, si conferma la mia convinzione: che è sempre meglio leggere prima il libro che del resto è la base di partenza. Qui le due versioni si completano e arricchiscono a vicenda. In questo caso almeno la versione cinematografica sicuramente aiuta l’immaginazione solleticata dagli scenari e dalle caratterizzazioni dei personaggi solo accennati sulla pagina scritta con rappresentazioni concrete e perciò più apprezzabili.

Il risultato è godibilissimo, una storia mai monotona e che rimane originale, ispirata alle e dalle opere di Jane Austen, ricca di citazioni letterarie in generale, ma anche in special modo austeniane, con richiami particolari a situazioni desunte da Orgoglio e Pregiudizio di cui Mr Darcy è l’eroe maschile, ma anche dagli altri romanzi Emma, Mansfield Park, Persuasione (anzi, a tal proposito c’è una curiosa espressa esclusione di Northanger Abbey dal novero delle fonti di ispirazione).

L’assunto di fondo su cui si basa il libro non lo condivido. Ognuno può leggere e amare Jane Austen a suo modo. È il segreto della sua straordinaria longevità e freschezza a duecento anni dalla morte ma farla diventare una santona dispensatrice di ricette d’amore per trovare l’uomo ideale personificato da Mr Darcy sembra un pochino forzato.

L’impulso alla storia consiste nel cercare di affrancarsi da questo ideale contro cui tutti i possibili fidanzati e futuri mariti di Jane, la protagonista, sono destinati a soccombere. Quindi la vacanza in questo ricreato mondo ottocentesco dovrebbe essere la medicina per farle una volta per tutte o smettere di sognare o finalmente trovare il suo Mr. Darcy. In una strenua lotta tra realtà e finzione, ideali e persone concrete, verrà messa a dura prova la lucidità di Jane, soprattutto relativamente ai propri sentimenti.

Un romanzo gradevole e simpatico, sicuramente da leggere: per sorridere e sognare.

 

A settembre si riparte con Flower-ed

A settembre la casa editrice Flower-ed riparte alla grande con un’agenda fitta di impegni.

Nella più schietta tradizione romana a cui rivendica l’appartenenza, inaugura, sia nello spazio fisico che in quello virtuale, una serie di passeggiate letterarie.

Di fatto la mattina del 23 settembre, un sabato, alle ore 10,00, ritrovandosi in piazza Barberini, si partirà alla scoperta della Roma degli inglesi attraverso quelle vie caratteristiche scelte da scrittori e poeti per godere di incantevoli scorci o degli stupefacenti tramonti sulle sfumature del travertino, anelando a partecipare della stessa immortalità della città eterna.

Gli appuntamenti poi proseguono sul web, dove sulla pagina facebook della casa editrice, si intavoleranno due interviste-conversazioni.

L’editrice Michela Alessandroni incontrerà sabato 16 settembre la sottoscritta Romina Angelici, autrice del compendio Jane Austen.Donna e scrittrice e venerdì 22 settembre Mara Barbuni, autrice dei saggi tematici Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana e Le case di Jane Austen. La partecipazione è aperta e rivolta a tutti quanti, senza barriere geografiche, con la possibilità di intervenire attivamente, cosa non sempre facile durante le classiche presentazioni di libri.

Ma la novità più bella, secondo me, è questa accoppiata di pubblicazioni che ribadiscono l’ampiezza di sguardo e l’amore per i libri da parte di questa casa editrice che vuole prendersi cura anche dei suoi lettori. Viene così inaugurata una linea di diari a tema letterario che  sottolineano la dimensione più intimistica degli scrittori. Già la formula scelta, quella del diario, indica una sensibilità e un’attenzione speciale a una forma letteraria prediletta dai lettori per catturare impressioni e considerazioni  indotte dalle loro esperienze di lettura.

Chi non ama la scrittura vigorosa e appassionata di Charlotte Bronte che in Jane Eyre ha raggiunto apici insuperabili? La possiamo ritrovare, in alcune perle incastonate come pietre rare, sulla pagina scritta: una rassegna scelta delle frasi più belle e delle citazioni più emozionanti nelle nuove traduzioni curate da Alessandranna D’Auria, con tutto lo spazio bianco a disposizione per aggiungerne a piacimento tra quelle che personalmente sono risultate più toccanti.

Ne Il diario di lettura invece ci viene offerta l’opportunità di tenere traccia, il conto e il ricordo dei libri che abbiamo letto così come delle esperienze che abbiamo vissuto insieme al bagaglio di nozioni utili ed emozioni prodotte. Un compagno prezioso e inseparabile che non può mancare nel cassetto di ogni buon lettore che si rispetti!

Sia Il diario di Jane Eyre sia Il diario di lettura saranno presto disponibili su Lulu e Amazon. Mi raccomando: qui è di rigore il cartaceo. Avete visto che copertine?!

 

Augustus di John E. Williams

Ciao booklovers,

esce oggi la bellissima edizione Fazi Editore di un vero capolavoro del padre di Stoner.

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Il poeta contempla il caos dell’esperienza, la confusione del caso e gli insondabili regni del possibile – vale a dire il mondo in cui siamo così abituati a vivere da esaminarlo solo di rado. I frutti di questa contemplazione sono la scoperta, o l’invenzione, di qualche piccolo principio d’ordine e armonia, che possa astrarsi dal disordine che lo nasconde, e l’asservimento di tale scoperta alle leggi poetiche, che finalmente la rendono possibile. La cura con cui il generale addestra le sue truppe, nei loro complessi schieramenti, è la stessa con cui il poeta sceglie le sue parole, obbedendo alle necessità della metrica; l’astuzia con cui il console schiera una fazione contro l’altra, per conseguire i suoi obiettivi, è la medesima impiegata dal poeta, quando bilancia i suoi versi per esaltare la verità; e l’attenzione con cui l’imperatore ordina le sue province, in modo che compongano un insieme, è la stessa con cui il poeta pondera i dettagli, affinché un altro mondo, forse più reale e solido di quello che abitiamo, ruoti nell’universo delle menti umane.

 

Uno dei migliori romanzi storici di tutti i tempi e un capolavoro della letteratura americana contemporanea, Augustus è uno scavo psicologico profondo e intimo che fa riflettere sulla solitudine che si nasconde dietro al potere.

Sono le Idi di marzo del 44 a.C quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare.
John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia.
In Augustus, che valse all’autore il National Book Award nel 1973, protagonista è la lingua meravigliosa di Williams che ci restituisce a pieno lo spirito della Roma augustea.
Un capolavoro della narrativa americana che, fra ricostruzione storica, finzione e perfezione stilistica, non manca mai di dialogare con il presente, e in cui la grande storia è lo spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.

Cosa si può dire di più di questo capolavoro letterario? L’impeccabile traduzione ci permette di cogliere pienamente la bellezza della scrittura di Williams e l’abilità con cui interseca verità e finzione romanzata ( attraverso l’utilizzo di documenti, lettere e pagine di diario create quasi interamente ad hoc) per regalarci nuovamente un personaggio immortale.

L’unicità della penna di Williams risiede nella sua capacità di definire i personaggi in tutte le loro sfumature, entrando nel profondo di sensazioni e emozioni.

Uno scritto poetico e profondo che ci racconta prima di tutto un uomo e poi l’Imperatore.

Come in ogni romanzo di Williams, il protagonista diventa lo strumento per far riflettere il lettore e portare il livello del racconto a una complessità superiore.

Sono ormai convinto che nella vita di ogni uomo, presto o tardi, giunge il momento in cui egli prende coscienza, più chiaramente che mai, e a prescindere da quanto riesca ad ammettere, della terribile realtà della sua condizione; del fatto che è solo, e separato dagli altri; e che non può che essere la misera creatura che è.

 

 

Jane di Lantern Hill, Edizioni Jo March

Come promesso, ecco svelata la prossima uscita dell’Agenzia Letteraria Jo March.

Il nuovo romanzo a essere pubblicato questa volta sarà Jane di Lantern Hill, assolutamente inedito in Italia e firmato da Lucy Maud Montgomery.

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Dopo Il Castello blu, le Edizioni March si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione della scrittrice canadese così poco tradotta e famosa soprattutto per essere la creatrice del personaggio di Anna dai capelli rossi con cui siamo cresciuti da bambini.

Ma come ci insegna la stessa Anna c’è un mondo da scoprire dietro alle apparenze e la definizione di scrittrice per bambini è assolutamente e ingiustamente riduttiva per Lucy Maud Montgomery.

Dopo aver teneramente sorriso con Anna, fantasticato con Marigold e gioito con Emily, sono sicura che ameremo subito Jane di Lantern Hill. È un talento tutto speciale quello con cui Lucy Maud Montgomery riesce a farci innamorare delle protagoniste delle sue storie. Sono sicura che avverrà anche con la piccola Jane Victoria Stuart, una deliziosa ragazzina che vive con l’amatissima madre, la nonna e la zia in una enorme quanto austera casa di Toronto. Jane, che non sopporta la convivenza con l’arcigna nonna, viene a sapere che suo padre è vivo, contrariamente a quanto ha creduto per tutta la vita, e che la vorrebbe con sé per un’estate nell’Isola del Principe Edoardo, il luogo dove vive e dove è nata la bimba: il loro incontro cambierà̀ il suo destino.

Attendiamo quindi con ansia di conoscerla.

Due occhi azzurri

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Si preannuncia romantico questo romanzo che parla di amore e racconta la storia di un innamoramento indotto da un paio di luminosissimi occhi azzurri, quelli di Elfride, giovane signorina di campagna.

Ma Hardy non sarebbe Hardy se ci lasciasse in balia di insulse svenevolezze sentimentali e imbastisce la sua storia secondo il suo stile, tenendo a bada il suo cinismo e il suo fatalismo per un finale beffardo, dei suoi.

A ben guardare il duplice registro entro i cui binari si snoda la vicenda è evidente sin dall’inizio: dal titolo in cui compaiono per la prima volta i “due” occhi azzurri e via via di seguito nella comparsa dei personaggi: due gli amori, due gli innamorati, due diversissime le loro personalità, due i loro modi di corteggiamento. L’ambiguità aleggia su situazioni che sarebbero altrimenti convenzionali e getta un alone di drammaticità annunciata anche grazie alle ricorrenti descrizioni del cimitero con le sue tombe, usato come luogo di ritrovo degli innamorati e i continui riferimenti alla morte.

Dieci anni dopo Gli innamorati di Sylvia, della Gaskell, anche Elfride è oggetto dell’amore di due uomini molto diversi tra loro per ceto e intelletto: il giovane Stephen di umili natali che deve guadagnarsi la sua posizione nella società e l’uomo, lo studioso, che ha votato la sua vita a coltivare la sua mente e la sua cultura, precettore del primo. Ma il differente punto di vista dei due autori è ovvio, oltre che manifesto, e si rispecchia innanzitutto nel modo in cui viene tratteggiata la ragazza. Mentre Sylvia, seppure semplice creatura, è creduta capace di profondi sentimenti, su Elfride incombe una predestinazione caratteriale che le sarà fatale.

Dalle Piccole ironie della vita al grande romanzo che analizza sentimenti e pensieri dei personaggi componenti questo triangolo amoroso avviluppato su se stesso, Hardy affila i suoi dardi acuminati e dipinge a tinte fosche un argomento che altrove avrebbe richiamato fiori e dolcezze. L’indagine introspettiva è condotta con impietoso cinismo: la ragazza è ingenua, fin troppo pura, ma è incostante e volubile; Stephen è un ragazzo devoto e capace ma sprovveduto e inesperto negli affari di cuore, Henry Knight è un valente filosofo ma vittima dei suoi stessi sofismi.

Sullo sfondo rimane un angolo di Inghilterra disegnato magistralmente, come Whitby sulle coste dello Yorkshire ha ispirato la Gaskell per ambientare la sua storia a strapiombo sul mare. Anche Thomas Hardy riesce a ricreare un paesaggio ideale, che al tempo stesso ha salde radici nella geografia locale, con Londra in lontananza, centro di opportunità e interessi. La natura si modella in base allo stato d’animo o all’avvenimento che stanno vivendo i personaggi al momento, sottolineandoli con panorami vertiginosi o distese verdeggianti.

Un grande dramma della gelosia, non sceneggiata ma covata nel livore crescente del sospetto che consuma e corrode ineluttabile, cieca e sorda a qualsiasi spiraglio di ragionevolezza. Un dramma annunciato, una declinazione in chiave sentimentale del suo motto e cioè che gli uomini sono zimbelli del destino. Anche in amore.

Juvenilia, Jane Austen, Edizioni Rogas

Una ventata d’aria fresca i componimenti giovanili di Jane Austen. Sketches, canovacci, piani di lavoro, esercizi, comunque denominati, sorprendono per la loro carica umoristica e per le potenzialità espresse da un’autrice che poteva avere dai 12 ai 18 anni, esperta conoscitrice già a quell’età del panorama letterario della sua epoca.

Sono esercizi stilistici, primi esperimenti, anche favole a volte, che difficilmente avrebbe potuto scrivere solo per se stessa quanto per divertire la cerchia dei familiari ai quali sono rivolti: lo attestano non solo le espresse dediche, ma anche tutta quella serie di ammiccamenti e riferimenti a situazioni o caratteristiche oggetto di ilarità condivisa in famiglia e che ora lei mette in risalto nella loro ridicolaggine, estremizzandoli o enfatizzandoli cercando la complicità degli altri a cui sembra strizzare l’occhio. E a noi oggi con loro.

C’è tanto materiale, tanta sostanza, per una ragazzina di soli 12 anni, anche se sono stati rimaneggiati e rivisti stilisticamente più tardi; si sperimentano i nomi di quelli che diventeranno poi i grandi protagonisti dei romanzi scritti da grande, ci sono i topoi della letteratura sentimentale sonoramente beffeggiati e dissacrati con quegli svenimenti “a turno sul sofà” o i pianti a dirotto “attaccati alla bottiglia”.

Questa ragazzina quindi riusciva a stigmatizzare con occhio critico debolezze e difetti altrui e a volgerli in divertimento e contemporaneamente imbastiva le trame di quelli che sarebbero stati o sarebbero potuti essere i suoi capolavori.

Come ho scritto altrove, l’autobiograficità secondo me non consiste nel preciso riferimento a circostanze reali della sua vita, quanto a quel senso di complicità familiare che si presuppone e si sprigiona dal loro tono confidenziale. Una complicità basata su opinioni condivise, discorsi pregressi scambiati, avvenimenti o notizie commentate insieme e poi rielaborate e trasposte sulla carta per la loro incontenibile forza umoristica.

La sua del resto era una cerchia familiare intellettualmente vivace, che evidentemente era in grado di capire al volo quale romanzo di recente lettura (collettiva, ad alta voce) venisse riproposto o chi fosse la conoscenza comune che aveva prestato il suo colorito acceso alla sfortunata e avvinazzata Alice!
Il volume delle Edizioni Rogas è arricchito da uno scritto di Virginia Woolf, che per prima ha evidenziato come si possa conoscere uno scrittore proprio dalle sue opere secondarie che hanno il pregio di mostrare, se non il risultato compiuto, il metodo di lavoro che c’è nel durante, la composizione e il getto dell’ispirazione. A noi questi Juvenilia lasciano l’amara considerazione di quanto abbiamo perso.

Sempre affascinante è la disinvolta competenza con cui Beatrice Battaglia parla di Jane Austen e ci introduce alla giusta considerazione dei lavori giovanili di una scrittrice più umorista che moralista, come ha voluto far credere la critica che ha adottato l’interpretazione vittoriana di una Jane Austen “tutta casa e chiesa”.

La raccolta Juvenilia comprende ventisette componimenti, divisi in tre volumi, e mostra come la sperimentazione sia ovunque  (e consapevole): nei temi, nel genere (anche se la forma epistolare è quella che prevale data l’epoca) e nello stile; anche la sintassi è infarcita di figure retoriche ridondanti. Le allitterazioni, le iperboli, i casuali nonsense, il sarcasmo sottinteso, a volte anche l’eccessiva ovvietà di una banalità ne fanno una spassosissima fucina di ironia e ingegnoso diletto.

Rogas edizioni: Juvenilia di Jane Austen

Estate dedicata a Jane Austen, un classico sempre contemporaneo che non può mancare nella libreria di una vera booklover!

Rogas edizioni ci propone un’edizione straordinaria delle opere giovanili della scrittrice.

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«A quindici anni, Jane Austen si faceva poche illusioni sugli altri e nessuna su se stessa. Ciò che ella scrive è finito, distillato ed è nel giusto rapporto, non col presbiterio, ma con l’universo.» 
(Virginia Woolf)
Gli Juvenilia sono le opere scritte da Jane Austen adolescente, dal 1787 al 1793 e corrette anche in seguito fino alla vigilia della pubblicazione di Sense and Sensibility (1811). Il timore che la singolarità e la tagliente ironia di questi scritti giovanili potessero nuocere allʼimmagine della scrittrice impedì la loro diffusione per lungo tempo. I ventisette brani sono raccolti in tre quaderni manoscritti, intitolati dallʼautrice come si soleva fare coi volumi dei romanzi contemporanei (Volume the First, Volume the Second, Volume the Third). Si tratta di materiale eterogeneo, sia per quanto concerne la lunghezza che il genere: troviamo frammenti, romanzi brevi, romanzi epistolari, pezzi teatrali, versi e perfino un saggio storico. Allʼindomani delle prime novecentesche pubblicazioni, Virginia Woolf espresse sorpresa ed ammirazione per questi scritti giovanili, ma fu G. K. Chesterton il primo ad annoverare Jane Austen nella tradizione dellʼeccentrico, del burlesque e della parodia, accanto ad autori come Chaucer, Defoe, Swift, Fielding, Sterne, Butler.
Come emerge dalle più recenti biografie, Jane Austen (Steventon, 1775 – Winchester, 1817) non condusse affatto una vita appartata e ignara, pur essendo assai legata alla famiglia e, in particolare, alla sorella Cassandra. Per una gentildonna della sua classe sociale (gli Austen appartenevano alla pseudo-gentry, ossia alla piccola aristocrazia terriera, che non possedeva terra) si può dire che Jane avesse viaggiato abbastanza, fin da bambina: dai pensionati scolastici di Oxford, Southampton e Reading, alle frequenti lunghe visite presso parenti e amici, fino ai soggiorni a Bath (dove abiterà con la famiglia per cinque anni) e a Londra. Non vʼè, inoltre, alcuna prova che ella non amasse la vita di città, e Bath in particolare. Dʼaltronde, come ha suggerito il biografo David Nokes, la mancata produzione letteraria negli anni trascorsi nella nota stazione balneare potrebbe essere attribuita allʼattiva vita mondana dellʼautrice. Jane Austen crebbe in un ambiente intellettualmente stimolante, insieme ai suoi fratelli e agli allievi del padre. Il reverendo George Austen si era formato a Oxford e aveva sposato la nipote del preside, Cassandra Leigh, una donna dotata di spirito e di buonsenso. La giovane Jane scrisse per il periodico fondato dai fratelli studenti a Oxford e, come dimostrato dai Juvenilia, fu prolifica autrice di burlesques e nonsense, parodie e brevi commedie. Il padre incoraggiò sempre il suo talento, finanche contattando editori per promuoverne i primi manoscritti. Fu autrice di opere che hanno segnato la storia della letteratura inglese. Ricordiamo i sei romanzi canonici: Ragione e sentimento (Sense and Sensibility, 1811), iniziato nel 1797 col titolo Elinore and Marianne; Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813), rielaborazione dellʼinedito giovanile First impressions, la cui stesura era cominciata nel 1796; Mansfield Park (1814); Emma (1816); Persuasione (Persuasion) pubblicato postumo insieme a Lʼabbazia di Northanger (Northanger Abbey) nel 1818.
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Il mio mortale nemico di Willa Cather

Breve racconto, asciutto e spietato sulla vita di Myra Driscoll, un’elegante signora americana che ha lasciato il benessere assicuratole dall’ubbidienza allo zio, per sposare l’amore della sua vita, Oswald Henshawe, affidando perciò tutta la sua felicità a lui.

L’America in cui si dipana questa storia e che ama presentarsi come un paese nuovo ed emancipato, ha in realtà ereditato il pesante fardello dei pregiudizi di classe proveniente dal Vecchio Mondo e lo dimostra in tutta la sua crudele ottusità. A fronteggiarsi non sono solo due continenti, depositari di valori opposti, come in un libro di Henry James, quanto l’eterno dissidio tra amore e denaro che dalla letteratura alla saggezza popolare, difficilmente bastano a se stessi, secondo una verità che non ha patria d’appartenenza.

Attraverso poche pagine, nel volgere di una sera, conosco un’autrice, americana, Willa Cather (1873-1947), che copre pressappoco lo stesso percorso esistenziale di Edith Wharton (1862-1937): viaggia molto in Europa e scrive romanzi e racconti di genere diverso, che risentono delle influenze letterarie europee, ma anche dei conterranei Melville e Hawthorne; uno di essi One of Ours le vale il Premio Pulitzer nel 1923. Malgrado prediliga le storie ambientate nelle praterie del Nebraska, o nella contraddittoria New York, le figure femminili che sceglie come protagoniste consumano il loro ruolo di eroine di piccoli drammi esistenziali.

Definita scrittrice ipnotica, noto che grazie al suo stile e alla formula narrativa scelta, lascia molto al non detto, fa intuire insondabili profondità nei personaggi apparentemente tratteggiati di sfuggita, con veloci ma precisi tocchi, e ce li mostra attraverso il prisma delle sfaccettature che si irradiano da una caratteristica specifica.

Breve ma intenso come può esserlo un ritratto di una vita, espressione di individualità sofferta e di un’epoca. Semplice e allo stesso tempo struggente il racconto di un’esistenza tra tante, irriducibile e delicata, commovente e ironica. Myra Driscoll fatica a conquistare la nostra simpatia ma scuote le certezze di un’apparenza ingannevole e illusoria in cui tutti temiamo di incappare.

Il fascino che avvolge la sua persona, l’avventuroso preludio alla sua fuga per amore, la brillante vita di società che conduce, la sontuosità dell’appartamento newyorkese, sono solo un bluff e rischiano di frantumarsi come riflessi in uno specchio male illuminato.

La piccola Nelly che, appena quindicenne, la incontra a casa della zia Lydia, insieme al suo grande amore Oswald che ha sposato contro la volontà dello zio ed essendo da lui diseredata per questo, ritrova la coppia dopo dieci anni consumata e prostrata da gelosie, indigenza, ambizioni frustrate e la malattia, che diventa sempre segno esteriore emblematico di quel male che corrode l’anima, che trasforma due amanti in nemici e viene a carpire anche le ultime briciole di lucidità:

“Perché devo morire così, in balia del mio nemico mortale?”.

 

Link per l’acquisto: Il mio mortale nemico

Booklovers

Ciao booklovers,

le edizioni Elliot stanno per regalarci una piccola grande magia letteraria. In arrivo a luglio.

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I libri sono uomini di più alta statura, gli unici uomini che sanno parlare a voce così alta

da farsi ascoltare dai tempi futuri.

E.B. Browning

L’amore per i libri, l’immortalità dei libri, la varietà dei libri e le infinite scelte possibili di lettura, i libri antichi e moderni e le loro rispettive pretese, libri che sono o possono essere ritenuti malsani, romanzi e novelle, plagi, libri sui libri, antologie, compendi, dediche, copie omaggio, bibliografie, traduzioni, la critica e la critica della critica, regole per la lettura, abstract, marginalia, lettura casuale e superficiale, parlare con i libri, eccesso di lettura, libri dannosi per la salute o prodotti farmaceutici alternativi, leggere a letto, all’ora dei pasti, in giardino, l’amore e la letteratura, il conflitto tra il matrimonio e la propria libreria, bibliomani e pedanti, rilegature, libri illustrati, libri parassiti, libri usati, vermi e tarme, libri col cellophane, libri senza copertina; insomma in una parola, Booklovers: una raccolta di citazioni di grandi scrittori dedicate ai libri e alla lettura.

Tra i tanti: Jane Austen, Francis Bacon, Thomas De Quincey, Charles Dickens, Elizabeth Gaskell,  John Keats, John Locke, Henry Wadsworth Longfellow, John Milton, William Shakespeare.

Link per l’acquisto: BookLovers – Elliot