Cenerentola moderna e altri racconti

I consigli di lettura di Antonella Maffione.
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La scrittrice Louisa May Alcott, colei che ha fatto sognare tutte le ragazze con un intramontabile capolavoro, Piccole Donne, in questo libro ci regala dei racconti che affrontano tematiche serie con quella delicatezza che riesce ad accarezzare il cuore del lettore.
L’autrice ci parla di uomini e donne che superano le avversità della vita con coraggio e amore tanto da diventare eroi.
Nel primo racconto Nan, una ragazza semplice che ama tanto la lettura e “si sveglia col canto degli uccelli”, è la cenerentola moderna che si occupa delle faccende di casa, delle sue sorelle e del suo amato padre. Nan, ha un carattere semplice, non ha particolari ambizioni, le uniche preoccupazioni della sua vita quotidiana sono i lavori domestici “silenziosa e allegra come un raggio di sole”. Non sogna principi e carrozze, ma nel profondo del suo cuore vorrebbe sposare il suo amico Jhon; Sarà lei a liberarsi della scarpa lanciandogliela come gesto di buon augurio, quando lui dovrà partire.  Jhon, un uomo dal cuore sincero, la raccoglierà dalla strada e riprenderà il suo cammino, pronto però a tornare presto per renderla felice.
Nel secondo racconto incontriamo Debby, una ragazza dallo spirito vitale, amante della  natura “poesia della vita”, che trascorre l’estate con la ricca zia Pen. Troppo semplice per essere una dama, non riesce ad adattarsi a una società raffinata e colma di frivolezze.
Le Signore civettavano alle sue spalle e la guardavano con disprezzo. La sua vivacità era come “un vento fresco in una stanza senz’aria”, che solo Evan riusciva ad apprezzare; gli occhi di Debby si illuminavano di ammirazione alla vista del giovane, il quale riusciva ad ammettere con disinvoltura la sua povertà.
Nel terzo racconto “I Fratelli”, l’autrice ci trasporta nel mondo crudele della guerra. Stavolta percorriamo una triste storia in compagnia di un’infermiera pronta a sacrificare la propria vita pur di tener fede ai suoi ideali. Lucy aiuta un soldato ribelle a fuggire, un uomo a cui la vita aveva riservato poche gioie e molti affanni.
Nell’ultimo racconto, “L’ospedale di Nelly”, viviamo come una favola il sogno della piccola Nelly, che rappresenta un po’ quello di tutte quando proiettavamo la nostra vita verso il futuro. Nelly voleva diventare infermiera, ma prima di realizzare questo sogno aveva un progetto: voleva avere un piccolo ospedale e curare piccole creature. Le sue piccole manine aiutavano la mamma a selezionare le filacce per fare le garze per i soldati, e la stessa Nelly si era presa cura di loro, quindi sarebbe stata capace di curare con lo stesso amore anche piccole creature sofferenti che avrebbe trovato intorno casa sua. L’entusiasmo che sprigionava tutto il suo corpo nel voler vedere realizzato il suo progetto, fu supportato dal compagno di giochi Tony e da suo fratello Will.
“Prega meglio colui che più sa amare le grandi e le piccole creature: poiché il buon Dio che ci vuole bene, tutto ha creato, e ciò che ha fatto Egli ama”.
Una lettura consigliata a tutti per lo stile inconfondibile dell’autrice e l’intensità dei racconti.
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Nikolaj Leskov, viaggiatore incantato

Oltre agli arcinoti Tolstoj e Dostoevskij, la letteratura russa dell’Ottocento offre altri ottimi narratori. Tra i migliori autori di racconti si distingue Nikolaj Leskov (1831-1895), capace di narrare con la stessa piacevolezza vicende amene e drammi terribili. Vissuto prevalentemente nelle città di Kiev e Orjòl, Leskov è autore di un buon numero di racconti lunghi, fra cui spiccano due testi fra loro molto diversi: Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk e Il viaggiatore incantato, quest’ultimo considerato il suo capolavoro da buona parte della critica.

Il primo dei due racconti è, fin dal titolo, esplicitamente ispirato a Shakespeare. La diabolica protagonista è Katerina Lvovna, annoiata moglie di un mercante di campagna, che approfitta dell’assenza del marito per avviare una tresca con uno dei suoi garzoni. Sorpresa sul fatto dall’arcigno suocero, Katerina non esita a servirgli per cena una zuppa con funghi avvelenati; né si farà tanti scrupoli nell’eliminare in seguito tutti quelli che in un modo o nell’altro intralciano i suoi piani. Simile per certi aspetti alla Teresa Raquin di Zola, Katerina è in definitiva un’anomala serial killer ottocentesca immersa nel torpore della campagna russa.

leskovCompletamente diverso è invece il percorso attraversato dal protagonista del racconto Il viaggiatore incantato. In gioventù un prete gli era apparso in una visione profetizzando che la sua vita sarebbe stata difficile, ma si sarebbe conclusa nella pace. E in effetti il protagonista ne passa di tutti i colori: doma cavalli selvaggi, salva un equipaggio, prende a scudisciate un principe tataro, si fa beffe degli zingari, apprende la potenza del magnetismo e recita in un teatro popolare, per giungere infine alla pace di un convento dove trascorre serenamente gli ultimi anni di vita. Il tutto narrato con brio e umorismo da un autore, Nikolaj Leskov, che vale la pena riscoprire.

Arthur Lombardozzi

La Felicità domestica

Lev Nikolaevic Tolstoj – traduzione e note di Clemente Rebora – Fazi

Anteprima

Che ameno quadretto domestico è quello tratteggiato da un giovane Tolstoj che per ambientarlo sceglie la casa o meglio la tenuta dove ha trascorso la sua infanzia.

Come ogni buon marinaio, prima di partire per i grandi viaggi in mare aperto di Guerra e Pace e Anna Karenina, Tolstoj decide di esplorare i fondali più vicini e non si fa scrupolo di utilizzare una propria esperienza autobiografica per cominciare a scandagliare le insondabili profondità dell’animo umano.

Soffuso da un senso di tranquillità bucolica e isolamento protetto, il romanzo breve diviso in due ben distinte parti, La felicità domestica ha il profumo della primavera che sboccia, come la giovinezza di Mascia (che in realtà sarebbe il vezzeggiativo di Maria) si schiude ai primi palpiti dell’amore. Sottolineata da un accompagnamento musicale costante e struggente insieme, composto da malinconie, rimembranze e teneri affetti.

Orfana di entrambi i genitori, vive da sola con la governante Katia e la piccola sorellina Sonia in questo piccolo angolo di paradiso agreste dove gli echi del mondo giungono dall’amico di famiglia che si reca in visita da loro.

Giunse, la prima volta, sul far della sera, proprio quando egli era meno aspettato da noi. Sedevamo in veranda, e ci si disponeva a prendere il tè. Il giardino saliva ormai in pieno verde, e nelle aiuole infoltite gli usignoli avevano già preso dimora per starci fino a San Pietro. Cespugli fronzuti di serenelle, qua e là, davano come se fossero stati aspersi per disopra con un che di bianco e di lillà: poi che i fiori buttavan già lì pronti a sbocciare. Il fogliame del vialetto di betulle era trasparente al sole tramontante. Sulla veranda, fresc’ombra. Forte rugiada serale andava certo posando sull’erba. Nella corte, dietro il giardino, gli ultimi suoni del giorno: il trambusto del ricondotto gregge.

Viviamo insieme a Mascia la trepidazione per l’attesa di Serghiei partecipando a quei piccoli turbamenti dell’anima che si scopre desiderata e non più ignara. Assistiamo con un sorriso al piccolo rituale di corteggiamento fatto di ritrosie, ammiccamenti e indecisioni, come tra due splendidi uccelli piumati che ora avanzano ora indietreggiano per poi librarsi insieme nel cielo in un melodioso canto.

È la differenza d’età a impensierire Serghiei, conscio che la sua maggiore esperienza della vita lo porterà ad amare in modo incondizionato, mentre l’ardore mostrato dalla ragazza potrà accendersi e spegnersi con la stessa rapidità di un fuoco di paglia giovanile. Ma con tutto l’entusiasmo contagioso di cui è capace, Mascia convince Serghiei a capitolare. Non avvenne altrettanto per Lev Tolstoj che, divenuto tutore di Verija Vladimirovna Arsen’eva, giovane ventenne e orfana di entrambi i genitori, decise di spezzare ogni legame con lei, rimanendo fermo nei suoi propositi e scegliendo forse poi questo racconto come manifesto delle sue ragioni.

“La felicità domestica” raggiunta dalla neo coppia è troppo bella, troppo perfetta per durare e come ogni lieto fine raggiunto troppo presto, si avverte tra le righe del racconto che una nube si sta addensando sui due novelli e ingenui sposi.

Soprattutto Mascia si trova stretta nel suo nuovo ruolo, impaziente di conoscere e vedere come va il mondo, com’è la città, che cosa accadde nell’alta società, per poi ritrarsene disgustata.

Ma peggio era per me sentire come giorno per giorno le abitudini quotidiane ribadissero la nostra vita in una forma fissa, come il sentimento nostro, non che libero, divenisse anzi schiavo di un impassibile fluire monotono del tempo. Al mattino si era allegri -per pranzo, rispettosi – di sera, teneri.

Un intento didascalico contro i facili entusiasmi giovanili o una prova per saggiare i propri mezzi, le proprie capacità narrative? Il trentaduenne Tolstoj non poteva sentirsi così anziano da dispensare consigli dall’alto delle sue esperienze, essendo più probabile semmai che le volesse mettere a frutto per l’occasione.

No, il modo in cui si insinua nell’animo femminile, decidendo di adottare in modo sorprendente il punto di vista di Mascia in prima persona, pur continuando a tenere a bada il Serghiei che c’è in lui, ha un qualcosa di disarmante, almeno quanto il finale di una precoce felicità domestica.

Stupende la traduzione e la resa linguistica in italiano confluite in una pregiata prosa poetica. Da leggere!

Chiacchierata con Michela Alessandroni #Flower-ed edizioni

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Carissima Michela,

se esistesse il teletrasporto verrei a trovarti in montagna per fare una bella chiacchierata davanti a uno scoppiettante focolare e sorseggiando una tazza fumante di…

A proposito quale bevanda scegliamo come sottofondo aromatico di questa conversazione? Cioccolata, tisana o rimaniamo fedeli al classico, corroborante tè?

Cara Romina, benvenuta nella casa invernale di flower-ed. Sceglierei il classico tè bollente per restare fedele alle mie radici inglesi e ai nostri amati libri.

Siamo appena entrati nel 2018 e a me l’idea di avere un intero anno davanti suggerisce l’immagine stimolante di un lungo percorso pieno di sorprese da scoprire; è così anche per te? Come appare il nuovo anno dalle finestre di Flower-ed?

Ci saranno tante belle occasioni di incontro con i lettori anche quest’anno: un 2018 ricco di libri e di appuntamenti tesi allo sviluppo ulteriore di quanto abbiamo già realizzato più che al cambiamento. Una profonda e appassionata ricerca letteraria è stata e sarà ancora alla base di tutto.

Hai dichiarato, se non erro, di aver compiuto una scelta editoriale precisa d’ora in avanti riguardo alle nuove pubblicazioni: ci vuoi spiegare le tue motivazioni?

Con il 2017 si è concluso per me un ciclo importante, quello dedicato alla scoperta di nuove voci nell’ambito della narrativa italiana. La mia scelta non nasce dal disinteresse per i nuovi talenti e i trenta titoli di narrativa contemporanea pubblicati lo dimostrano; semplicemente sento che è giunto il momento di concentrare tutte le mie energie verso i territori, alcuni molto battuti e altri inesplorati, dei classici della letteratura, declinati nei vari generi: biografia, critica letteraria, narrativa.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel futuro di flower-ed vedo tanti libri e tanta interazione con i lettori: il mio grande obiettivo è rendere la casa editrice un punto di riferimento culturale importante e fondamentale per le tematiche di cui ci occupiamo.

Mai nome più azzeccato si rivelò quello attribuito alla collana Five Yards: ne sono state accorciate di distanze dall’inaugurazione di quella prima tappa! Puoi trarre un bilancio o condividere con noi le tue considerazioni?

“Five Yards”, la collana dedicata ai classici della narrativa, comprende al momento sei volumi: i quattro romanzi incompiuti di Charlotte Brontë tradotti da Alessandranna D’Auria, i meravigliosi racconti di Louisa May Alcott di “Una ghirlanda per ragazze” e il romanzo di Walt Whitman, ritrovato negli archivi nemmeno un anno fa, “Vita e avventure di Jack Engle” tradotti da Riccardo Mainetti. Abbiamo pubblicato opere mai tradotte in italiano e l’intento è quello di proseguire su questa strada: posso anticipare che l’autrice del prossimo volume è la straordinaria Lucy Maud Montgomery.

Quando intraprendi una nuova impresa segui il tuo gusto personale, l’affinità con un autore o anche per te alcuni autori sono una scoperta?

Seguo il mio fiuto da segugio da cui mi lascio condurre nelle ricerche editoriali e nelle scelte importanti. A volte mi sembra di avere un numero eccessivo di stimoli e interessi da seguire, per cui devo fermarmi e riflettere su quanto raccolto, valutare, selezionare.

Ma fai proprio tutto da sola? E come ci riesci?

No, non faccio tutto da sola. Innanzitutto ci sono gli autori e i traduttori della casa editrice. E poi mi affiancano nelle attività quotidiane due persone fondamentali: Giorgia nel lavoro di redazione e Marta in quello di amministrazione. Lavorano dietro le quinte, ma la loro presenza è per me importantissima.

Penso di interpretare il pensiero di tantissime lettrici come me nel dirti che una menzione a parte meritano le copertine di flower-ed, che potrei definire con un gioco di parole, fiore all’occhiello della sensibilità e del gusto della tua casa editrice, e ne sono diventate segno distintivo. Vuoi parlarci del lavoro che c’è dietro?

Il lavoro sulle copertine rappresenta una delle fasi più creative del mio lavoro, tanto che in quei momenti mi sembra quasi di ritirarmi dal mondo e dipingere una tela. Nella mia vita mi sono occupata più della parte testuale che di quella visiva, ho dato il titolo a diverse centinaia di libri, eppure questa visione d’insieme tra immagine e testo mi affascina moltissimo e sembra proprio che ai lettori il risultato stia piacendo. Dare una veste preziosa ai nostri testi è importante perché i libri di flower-ed sono tesori destinati a rimanere per sempre nelle case e nei cuori dei lettori.

La tua casa editrice, oltre all’insospettabile talento di indovinare i desideri più reconditi dei lettori, ha anche il pregio di essere molto vicina al pubblico con mille premure e attenzioni: oltre al blog, la newsletter mensile rimarrà un appuntamento fisso o dobbiamo aspettarci qualcosa in più? Hai pensato a istituire una mailbox?

La newsletter resterà un appuntamento mensile, in cui presenterò le notizie sulle uscite e gli altri appuntamenti. A questa si affiancheranno gli articoli del blog, in cui desidero raccontare passo passo tutto ciò che accade nel mondo di flower-ed e fornire al contempo informazioni utili sull’editoria. Il mio obiettivo è rendere il sito non solo un luogo in cui comprare prodotti, ma anche pagine da leggere per comprendere come quei prodotti siano nati e perché. Insomma, non solo un luogo commerciale ma anche editoriale. Vorrei inoltre aprire un canale diretto con i lettori: un indirizzo mail a cui scrivere per suggerire libri da tradurre e biografie da scrivere.

Le passeggiate letterarie hanno avuto molto successo e sono già state riprogrammate: ci racconteresti qualcosa?

Il primo ciclo di passeggiate letterarie è stato dedicato alla Roma degli Inglesi. Abbiamo esplorato la casa di Keats e Shelley a Piazza di Spagna, il Cimitero acattolico di Piramide, il Museo degli strumenti musicali e, nel periodo natalizio, abbiamo camminato sui passi di Charles Dickens, ripercorrendo una parte importante del suo viaggio romano. Le passeggiate riprenderanno con la primavera e questa volta ci dedicheremo a due personaggi italiani: Gabriele d’Annunzio ed Ersilia Caetani Lovatelli, della quale abbiamo pubblicato diversi saggi di storia romana. Lo scopo di queste passeggiate letterarie è quello di creare un momento di condivisione dell’esperienza culturale uscendo all’aria aperta, percorrendo le strade di Roma, incontrando autori e lettori dal vivo, vivendo di persona i luoghi della letteratura.

Vorresti regalare alle amiche di Pink Magazine una gustosa anteprima esclusiva?

Cominceremo l’anno dedicandoci a Charlotte Brontë e Jane Austen. Inoltre, come raccontavo prima, la prossima uscita “Five Yards” vedrà come protagonista Lucy Maud Montgomery. Ad aprile, infatti, è prevista la pubblicazione, come sempre in ebook e cartaceo, di “The Story Girl”, tradotto dall’eccellente Riccardo Mainetti.

Grazie Michela e buon lavoro!

Grazie a te!

 

Visitate il sito web della casa editrice per accedere al catalogo Flower-ed

 

La fattoria dei gelsomini

La fattoria dei gelsomini, di Elizabeth von Arnim. Anteprima della Edizione Fazi 2018

Ah quella tavolata esilarante che ci attende all’overture di La Fattoria dei Gelsomini! Che strampalata congerie di ospiti Lady Daisy Midhurst ha radunato nella sua dimora di Shillerton. E come è divertente scoprire i pensieri che si nascondono dietro alla facciata di buone maniere degli invitati, che faticano a rispettare le regole della buona creanza, messi così a dura prova da un menù ripetitivo a base di aspra uva spina!

L’invito in una delle dimore di Lady Midhurst era garanzia di qualità, come il marchio per l’argento, e certificava nel tempo il valore delle persone. Eppure, nonostante ciò, ciascuno di loro sentiva che la misura era colma. Ma in cosa consistesse realmente quel senso di disagio, nessuno sapeva dirlo. Naturalmente il clima aveva la sua parte di colpa…

L’avvio è scoppiettante come al solito, la penna di Elizabeth von Arnim trabocca ironia e buon gusto a sazietà, senza le complicazioni gastriche del conte tedesco, del vescovo indolente, dell’annoiato Mr. Torrens e dell’incantevole Rosie. Che poi tanto incantevole sotto sotto non è…

Ma il prosieguo è, se possibile, ancora più incredibile.

Carmela Giustiniani, nel suo “Chiamatemi Elizabeth. Vita e opere di Elizabeth von Arnim” (Flowered, 2017) lo definisce “il testo più politicamente impegnato dell’autrice. Vi si trova infatti riprodotta la situazione politica dell’Europa di quegli anni: l’indolente e placida Inghilterra è rappresentata dall’eterogeneo gruppo di persone che si ritrova a pranzo presso l’aristocratica dimora di Lady Midhurst” e il conte tedesco impersona l’insidiosa Germania che si sta già rivelando appunto, anche alla tavola dei nobili inglesi, elemento di disturbo.

La storia presenta infatti sviluppi inaspettati, mentre sin dall’inizio grava sull’incipit del libro, una nuvola greve come l’afa estiva presaga di complicazioni. Dalle pieghe di pagine così divertenti e leggere da far dimenticare il dramma alla base della vicenda, trapelano amarezza per la difficoltà a essere madre, insofferenza verso i ménage matrimoniali che non si rivelano sempre buoni affari e la sconsolata consapevolezza degli imperativi ipocriti del bel mondo. Poi l’anima e lo sguardo si allargano sulla profumata e soleggiata campagna del sud della Francia e sulla splendida Fattoria di Gelsomini che riserverà sviluppi ancora più sorprendenti.

Regnava una calma assoluta in quel sonnacchioso pomeriggio estivo. Sulle colline si stendeva una cappa di immobilità. Il cipresso solitario, anch’esso immoto, sembrava scolpito nella pietra nera. Luce e ombra giocavano sull’erba dell’oliveto ai piedi del muretto e il gelsomino ricopriva i campi.

Un libro squisito, da gustare dalla prima all’ultima pagina, un tocco elegante, ironico ma compassionevole, delicato e sagace. Veramente bellissimo, uno dei miei preferiti di Elizabeth von Arnim. Solo un rimpianto: che sia finito, e mille volte grazie alla Casa Editrice che lo ha ristampato!

 

Canto di Natale di Charles Dickens

Canto di Natale di Charles Dickens, L’uomo che inventò il Natale

Siete stati a vedere al cinema il film “Dickens – L’uomo che inventò il Natale”? Non è il classico film di Natale né il classico film in costume, è qualcosa di più. La storia di un uomo e dei suoi fantasmi interiori e la storia di un’opera, il famosissimo Canto di Natale e come è venuta al mondo.

Non poteva esserci modo meno scontato di raccontare il processo creativo di uno scrittore che prima di tutto covava in sé storie di dolore e di abbandono mai dimenticate, pronte a risvegliarsi sulla scia di ricordi messi a tacere, ma inevitabilmente troppo forti per essere ignorati.

Tra i fantasmi del passato di Charles Dickens, scrittore di successo, che ha già pubblicato Oliver Twist ed è di ritorno da un significativo Tour delle Americhe, c’è quello che accende i riflettori sulla disumana realtà delle case lavoro in cui erano relegati i bambini abbandonati dalle famiglie (il padre era stato arrestato per debiti e il piccolo Charlie si era visto separare dai genitori e dalla sorella). Anche se vive in una bella casa con la moglie e la numerosa prole, lo spettro della povertà fa continuamente capolino dai recessi della sua mente, presa nella morsa della paura per il prossimo insuccesso. L’intuizione di scrivere una storia natalizia che parli di buoni sentimenti giunge così a dare una boccata di sollievo allo stato delle sue finanze già provate, ma l’ispirazione tarda a materializzarsi sulla pagina scritta e Dickens decide di autopubblicarsi, anche se spese e fatica raddoppiano. Per le strade di Londra, frequentando i quartieri più malfamati, in mezzo alla gente curiosa e strana, Dickens come una spugna assorbe i mille stimoli che gliene derivano e cerca il materiale per il suo nuovo racconto.

Grazie alla sua ossessione per i nomi strambi che annota su un taccuino, dà forma e corpo nel suo studio al personaggio di Scrooge che verrà condotto dagli spiriti del Natale passato, presente e futuro ad assistere alla peggiore rappresentazione di sé.

Ecco allora che si presenta a questo punto l’interrogativo su quale finale dare a questa storia e senza timore di spoilerare alcunché, tutti noi sappiamo come Dickens lo risolse e anche che il libro fu terminato in tempo per essere stampato per il Natale del 1843. Quell’anno in Inghilterra si registrò un considerevole aumento delle devoluzioni in beneficienza e non è sbagliato dire che Dickens ha da quel momento in poi cambiato il nostro modo di festeggiare il Natale colorandolo di quei sentimenti universalmente riconosciuti come l’amore, la generosità e la speranza.

Non stupisca nemmeno allora che, dopo la visione di un così emozionante e ben fatto film, si vada a riaprire The Christmas Carol nella recentissima edizione Bompiani, corredata dalle foto del manoscritto originale conservato alla Morgan Library &Museum di New York.

La sovracopertina con silhouette dorate di un gruppo variegato vittoriano, la prefazione curata da Colm Toibin e l’introduzione del capo settore manoscritti della Morgan Library, Declan Kiely, ci raccontano ancora meglio la genesi e la conservazione del manoscritto, dalla composizione dell’inchiostro usato da Dickens al metodo di lavoro e ai guadagni.

Il personaggio di Scrooge -il cui nome è un amalgama onomatopeico di screw (fregare, estorcere; avvitare, stringere) e gouge (cavare; spennare)- è una delle creazioni più vividamente grottesche di Dickens. Forse Scrooge vive e respira sulla pagina in modo così genuino perché Dickens fu in grado di infondergli, esagerando ed enfatizzando per ottenere un effetto più convincente, un po’ della rabbia, della misantropia e dell’ossessiva preoccupazione per il denaro che opprimevano la sua anima quando iniziò a scrivere la storia.

La premessa al racconto firmata dallo stesso autore è un’ammissione esplicita:

Con questo libriccino di fantasmi ho tentato di evocare il fantasma di un’idea che non indisponga i miei lettori nei confronti di loro stessi, del prossimo, del periodo natalizio o del sottoscritto. Mi auguro che esso infesti piacevolmente le loro dimore e che nessuno voglia liberarsene.

Il loro fedele amico e servitore, CD.

Dicembre 1843

Siamo pronti dunque per cominciare: che questo splendido Canto di Natale abbia inizio…

Marley era morto, tanto epr cominciare. Su questo non c’è alcun dubbio. Il registro del suo funerale era stato firmato dal pastore, dall’assistente, dall’impresario delle pompe funebri e dal principale ospite delle esequie. L’aveva firmato Scrooge, e tra i cambiavalute il nome di Scrooge faceva testo su qualunque pezzo di carta decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto quanto un chiodo di porta.

Dicembre 2017

Il Club del libro e della torta di bucce di patata a Guernsey

Mary Ann Shaffer & Annie Barrows

Edizioni Astoria

Si può parlare della seconda guerra mondiale e dell’occupazione tedesca con straordinaria soavità e levità? E può un romanzo epistolare contenere ed esprimere tutto ciò?

Ebbene sì, per quanto anche il solo accostamento di termini appaia incongruente, il risultato è invece una meravigliosa storia ottenuta con una tecnica patchwork il cui filo è tenuto da lei, Juliet, la narratrice-scrittrice. Perché in fondo si tratta di un libro nel libro, di una raccolta di lettere che intercorrono tra Juliet e gli abitanti dell’isola di Guernsey e tra lei e i suoi amici, cucite insieme con mano leggera e sguardo divertito.

In realtà le autrici di questa raccolta epistolare sono due, Mary Ann Shaffer & Annie Barrows, le cui voci si fondono mirabilmente in un unico stile, sulla stessa scia narrativa, in uno struggente avvicendamento, necessario da parte della nipote, per l’aggravarsi delle condizioni di salute della Shaffer.

L’idea originaria è sua: il caso volle che durante le ricerche per un altro libro che avrebbe voluto scrivere, Mary Ann rimase bloccata per una forte nebbia che impediva il volo, all’aeroporto di Guernsey dove lesse e scovò diverso e disparato materiale su quel singolare possedimento inglese nel canale della Manica. Da lì scoccò il colpo di fulmine e la storia di Guernsey e dei suoi abitanti prese il via nella fantasia creatrice di Mary Ann.

Come è possibile riuscire a scrivere degli orrori della guerra? Quello che i tedeschi hanno fatto agli altri esseri umani è qualcosa di indicibile e tremendo e anche nella piccola isola di Guernsey, che da possedimento francese, ha giurato fedeltà alla Corona, sono stati perpetrati ingiustizie e crimini inauditi.

Gli abitanti di Guernsey hanno trovato nei libri il modo per resistere e tenersi stretta la propria identità e se non fosse tragico pensare alla posta che c’era in gioco, si potrebbe sorridere delle loro irridenti trovate e dei loro ingegnosi espedienti. Un giorno inaspettatamente, mentre sta girando l’Inghilterra e la Scozia per la presentazione del libro appena uscito, Juliet, la protagonista del romanzo, riceve una lettera da un signore sconosciuto, che si presenta come membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey. L’occasione è troppo ghiotta perché Juliet non inizi la corrispondenza con lui e con gli altri membri del gruppo, fino ad allargarsi ad altri abitanti interpellati e coinvolti a vario titolo.

La storia dell’isola, le vicende personali di ciascun corrispondente, i loro peculiari caratteri, si impongono prepotentemente a Juliet che comincia ad avvertire un inspiegabile quanto irresistibile richiamo verso l’isola sentendosene parte.

E non appena siamo giunti in vista dell’isola ho lasciato perdere l’idea, perché il sole è sbucato da dietro le nuvole e ha illuminato la scogliera, che sembrava d’argento. Nel momento in cui il battello entrava beccheggiando in porto, ho visto St Peter Port che si ergeva dal mare, e in cima una chiesa, come la decorazione di una torta. Il cuore mi batteva all’impazzata. Anche se ho cercato di ripetermi e di convincermi che era per via del panorama emozionante, in realtà sapevo il vero motivo. Tutte quelle persone che con il tempo sono arrivata a conoscere, e anche ad amare, erano in attesa di vedere… me”

Nonostante lo stile cittadino, i successi librari e la vita alla moda che conduce, Juliet abbandonerà tutto per raggiungere i suoi amici a Guernsey e partecipare finalmente di persona a questo singolare Club del libro che non chiude mai i battenti.

Il resto ve lo lascio scoprire in una lettura veramente piacevole, forte, eppure tenera.

Ah, dimenticavo, uno dei pezzi forti del Club è la signorina Jane Austen che ha gentilmente offerto spunto per il lieto fine. Ma questo, in tutta l’assonanza di pensieri e di intenti, era poco meno che ovvio.

 

Impressioni italiane

Nel 1844-1845, Dickens si recò in Italia con la famiglia. Si stabilì a Genova, prima ad Albaro e poi a Villa delle Peschiere, e da qui si recò nelle principali città: La Spezia, Roma, Napoli (con il Vesuvio ancora molto attivo), Firenze, Bologna, e Venezia.

Mette subito in chiaro che non vuole soffermarsi sulle opere arte, pur essendone estimatore, ma sulla vita vera perché da quella è venuto a trarre ispirazione e nuova linfa vitale per i suoi romanzi: “Io […] sebbene ardente ammiratore della scultura e della pittura, non mi diffonderò a scrivere di quadri e di statue celebri”.

La sua visione dell’Italia complessivamente intesa, e già solo per questo, risulta però estremamente riduttiva e troppo semplicistica.

Genova è stigmatizzata per lo sporco e le puzze, i vicoli strettissimi e il suo disordine; rimangono alcuni mesi ad Albaro, sempre in Liguria, ma anche qui le note parlano di rovina e trascuratezza.

Piacenza è definita come la “scura, decadente, vecchia Piacenza, piena di erbacce sporcizia e pigrizia.

Roma Dickens arriva nel pieno del Carnevale: descrive la visita ai Musei Vaticani, la messa del Papa in San Pietro e al Colosseo: “Una rovina, Dio sia ringraziato!”.

Assiste  alla cruenta decapitazione di un malvivente e la sua attenzione è richiamata dalla popolazione intervenuta al crudele spettacolo, molto diversi dai loro nobili avi:  

“Romani dall’aspetto truce, del più basso ceto, in mantello blu, mantello ruggine o stracci senza mantello, andavano e venivano o parlavano tra loro. Donne e bambini starnazzavano ai margini della scarsa folla. Un largo spiazzo pieno di pozzanghere era stato lasciato completamente vuoto, come un punto di calvizie sulla testa di un uomo. Un mercante di sigari, con un recipiente di coccio pieno di cenere di carbonella in mano, andava su e giù gridando le sue mercanzie. Un pasticciere ambulante divideva la sua attenzione tra il patibolo e i suoi avventori. Dei ragazzi tentavano di arrampicarsi sui muri e ricadevano giù. Preti e monaci si facevano largo con i gomiti tra la folla e si alzavano sulla punta dei piedi, per dare un’occhiata alla lama; poi se ne andavano.”

A Napoli rimane deluso: lo spettacolo per le strade è degradazione:

“La vita per le strade non è pittoresca e insolita neanche la metà di quanto i nostri sapientoni giramondo amino farci credere […] Che cosa non darei perché solo tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, squallidi, abietti, miserabili, per l’ingrasso dei pidocchi: goffi, viscidi, brutti, cenciosi, avanzi di spaventapasseri” .

Anche Firenze è sommariamente ricordata per la bellezza dei palazzi e del paesaggio ma ancora una volta tutto l’interesse di Dickens è rivolto a registrare un fatto di cronaca nera.

“Separiamoci dall’Italia, con tutte le sue miserie e i suoi errori, affettuosamente: nella nostra ammirazione delle bellezze naturali e artificiali di cui è piena fino a traboccarne e nella nostra tenerezza verso un popolo per la sua indole ben disposto, e paziente e mite. Anni d’incuria, d’oppressione e di malgoverno hanno esercitato la loro opera per cambiare la natura e piegarne lo spirito; meschine gelosie – fomentate da principi insignificanti per i quali l’unione significava la scomparsa – e la divisione delle forze, sono state il cancro alla radice della loro nazionalità e hanno imbarbarito il loro linguaggio; ma il buono che è sempre stato in loro è ancora in loro, e un grande popolo può, un giorno, sorgere da queste ceneri […] L’Italia ci aiuta ad imprimerci in mente la lezione che la ruota del Tempo gira per uno scopo, e che il mondo è, nei suoi caratteri essenziali, migliore, più gentile, più tollerante e più pieno di speranza a mano a mano che gira”.

Incredibilmente attuale questo giudizio amaro sul nostro bellissimo Paese. Unico. Inimitabile.

Solstizio d’inverno, i Watson #PinkBooks

On line in esclusiva su Amazon, un nuovo splendido romanzo  #PinkBooks di Romina Angelici per festeggiare il compleanno di Jane Austen  (16 dicembre). Lo speciale tributo della Pink Factory e dell’autrice a una delle più grandi scrittrici della storia. 

Vi siete mai chiesti cosa è successo dopo “I Watson”? L’autrice, da vera janeite, attenta appassionata delle opere della scrittrice inglese, ci regala un omaggio che siamo certi vi coinvolgerà.

Emma, dopo aver rifiutato il nemmeno tanto cortese invito del fratello e della cognata a essere loro ospite a Croydon, decide di rimanere a Stanton con Elizabeth e il padre. Tornare a casa dopo anni di assenza, trascorsi presso la zia non è stato semplice, così come riambientarsi e recuperare il rapporto con i fratelli e con il padre. Alla sua prima uscita pubblica Emma non manca di fare scalpore: ammonita da Elizabeth a resistere al fascino di Tom Musgrove, durante il ballo degli Edwards, ha suo malgrado destato l’interesse di Lord Osborne. Ma ha anche fatto delle gradevoli conoscenze come gli stessi suoi anfitrioni e la loro figlia Mary, nonché, per averlo invitato a ballare, un piccolo gentiluomo chiamato Charles Blake, attirandosi quindi, in un colpo solo, l’ammirazione del ragazzino stesso, della madre e dello zio Mr. Howard. Anche Tom Musgrove comincia a frequentare di più le sorelle Watson e cerca ogni pretesto per ingraziarsi Emma in particolare.

IL COMPLESSO DI PEEPERKORN SCRITTI SUL NULLA

C’è un personaggio de La montagna incantata che è un ricco olandese delle colonie,un uomo di Giava,un piantatore di caffè. Si chiama Peeperkorn e ha il dono di parlare senza dire niente. Certe volte le sue frasi non sono neanche pronunciate. Per quanto non dicesse niente,commenta Mann, la sua testa aveva senza alcun dubbio un aspetto così importante, la mimica e i gesti erano stati decisi, penetranti, espressivi che tutti credevamo di aver udito cose notevolissime.

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Per scrivere di nulla, tentazione fortissima per qualsiasi scrittore dotato di un minimo di senno, amore per la propria lingua e cognizione sulla realtà in cui è costretto a vivere, ci vuole un certo coraggio. Niente di meglio, per una simile impresa, che un cultore di Letteratura Potenziale e di Patafisica. Dovrà metterci tutta la sua capacità di concentrazione, o d’astrazione, e scrivere dei riferimenti molto dotti riguardo a qualcosa che, in effetti, nonc’è. Ma il lettore non deve spaventarsi, questo librosi legge come se nulla fosse.

Questo libro non parla di niente, cioè parla del nulla nelle sue più autorevoli forme ed esemplificative espressioni. Ma lo fa, stranamente, con grande cognizione. Ci sono dietro Thomas Mann e Fred Buscaglione, ovviamente Manganelli, Cortázar, Mallarmé, Queneau e Jaroslav Haˇsek. Ma è come se non ci fossero.

 

LA COLLANA – PICCOLA BIBLIOTECA DI LETTERATURA INUTILE
L’energia intellettuale che da sempre caratterizza la città di Svevo, Saba, Bazlen e Stuparich, per una nuova editoria di cultura, intel­ligente e attenta alle esigenze dei lettori più raffinati.
La Italosvevo rinasce con una nuova collana di volumetti intelligenti e anticonvenzionali per contenere quel­la letteratura, di grande tradizione italiana, che non appartiene alla narrativa e difficilmente trova spazio nelle case editrici. Volumi di piccolo formato molto cura­ti nella veste grafica, copertina in brossura su carta di pregio con lunghe bandelle, ri­legatura filo refe, tagli laterali in tonso. Con questo nuovo progetto editoriale Italosvevo vuole catalizzare l’energia culturale che nasce dalla storica tradizione letteraria di Trieste e che tuttora ne fa una delle città più attive e ferventi, per esportarla in tutto il Paese.