Su e giù per le scale di Monica Dickens

Quando ami l’Inghilterra, cerchi di studiare da autodidatta la letteratura inglese, praticamente sei di casa a Downtown Abbey e un’amica ti consiglia Su e giù per le scale di Monica Dickens, non puoi non ammettere che ti conosce benissimo!

E infatti lo apro e inizio a leggerlo e scopro che si tratta di un campionario assortito di innumerevoli e insolite situazioni-tipo di cuoche di interni inglesi. Sì, perché quello che ci presenta Monica Dickens è un fenomeno tipicamente inglese, quello di avere una cuoca a servizio, e di conseguenza l’ingenerato brulicante mercato di incontro tra la domanda e l’offerta di questo particolare tipo di lavoro domestico, spesso per il tramite di agenzie e annunci sui quotidiani. L’autrice ci racconta in un memoir la sua esperienza personale attraverso una successione di incontri con datori di lavoro strani improbabili, simpatici, in casi sporadici anche gentili, aprendo allo stesso tempo le porte di servizio dei piani inferiori su diverse tipologie domestiche e familiari: l’appartamento di città, la casa in periferia o il cottage di campagna.

Seguendo la scia del sempre crescente interesse per la categoria dei domestici e del loro peculiare punto di vista con cui assistono svolgersi la vita al piano di sopra, come dimostrano il successo televisivo della serie Downton Abbey e quello letterario di M. C. Beaton, con 67 Clarges Street (tradotta in italiano dalle Edizioni Astoria) o lo stesso romanzo Longbourn House di Jo Baker (per citare i più famosi), qui la prospettiva è individuale: è l’occhio del singolo, della cuoca tuttofare che, di estrazione borghese, veste gli abiti dimessi di Monty, col suo cappello sbiadito, per cogliere le particolarità, le fatiche, le ingiustizie e i difetti umani venuti alla luce in questa inferiore posizione sociale.

Monica Dickens – portrait of the British writer, the great-granddaughter of Charles Dickens. 10 May 1915 – 5 December 1992 — Image by © Lebrecht Music & Arts/Corbis

Monica è simpatica, un po’ imbranata, brava in cucina ma non perfetta, colleziona soufflè sgonfiati e arrosti bruciati accanto a succulente omelette, della cui riuscita si stupisce da sola. La storia è autobiografica: figlia di una famiglia di ceto medio-alto, ribelle e anticonformista, espulsa da una rinomata scuola-bene di Londra, vuole sperimentare cosa significa guadagnarsi da vivere in questo caso cucinando. I menù presentati non sono molto utili in quanto offrono poche idee mutuabili, ma sono sicuramente interessanti per la luce che gettano sull’alimentazione inglese e sui piatti e le ricette che circolano tutti i giorni sulla tavola delle famiglie.

Il racconto non conosce soste e anzi, a tratti comunica il senso di sfinimento e fatica addossato alla povera cuoca (che spesso deve improvvisarsi anche domestica e cameriera) e con lo stesso ritmo trafelato e ansiogeno, in preda al timore di non rientrare mai nei tempi della cena e delle varie portate, piomba nelle situazioni più stravaganti e nei contesti più diversi: dalla cena di una sera al ricevimento per fidanzati, al clima accogliente di un cottage di campagna, presso una coppia appena sposata o un single sfruttatore. L’unico ingrediente di cui Monica non rimane mai a corto è l’ironia, con cui sa condire e risolvere tutte le situazioni che le si presentano.

Non saprei che tipo di bilancio, dal punto di vista umano,  possa trarre da questo esperimento di vita, la ragazza Monica Dickens; certo è che dal punto di vista letterario, il risultato è più che positivo. Degno di cotanto antenato!

Le case di Jane Austen

Una lettura diversa quella offerta da Mara Barbuni arricchita da preziosissime informazioni su aspetti meno ovvi delle opere di Jane Austen. Ha ragione lei quando scrive che su Jane Austen è stato detto molto, ma non tutto, e un contributo come questo mette sicuramente in luce una dimensione, quella domestica, molto importante e imprescindibile sia per la produzione letteraria che per la vita stessa della scrittrice.

Alla ricerca continua di una sistemazione stabile, Jane Austen tende a identificare i personaggi dei suoi romanzi con una precisa collocazione spaziale e abitativa che diventa connaturale all’essenza degli stessi, appendice di essi. L’esigenza di trovare casa (il termine inglese home nella duplice valenza rende meglio l’idea) che lei stessa sin dalla giovinezza è costretta a sperimentare, traccia un percorso specifico per analizzare, comprendere e capire meglio l’intera opera della scrittrice di Chawton.

L’ambientazione domestica viene ricostruita attraverso cataloghi di oggetti d’arredo, considerazioni stilistiche, valutazioni monetarie, con l’ausilio di testi e fonti originali reperiti dalle competenze anglofone dell’autrice.

Interessante l’approfondimento dedicato alle location scelte negli adattamenti televisivi e cinematografici che si rivela assolutamente pertinente e congeniale dalle moderne modalità di fruizione dell’opera letteraria.

La ricostruzione del rapporto tra i personaggi e gli oggetti inseriti ciascuno nella rispettiva cornice ambientale, si allarga fino a diventare chiave di lettura del singolo romanzo.

Ci sono tanti modi di parlare di un autore e qui se ne è scelta una chiave che esprime molto bene la natura schiva, intimistica, familiare di Jane Austen.

E dopo così tanti stimoli e spunti di riflessione, l’unica cosa da fare è riprendere in mano uno dei capolavori di zia Jane e riassaporarlo.

Febbraio Flower-ed

garland
Il prossimo 27 febbraio uscirà per la prima volta in italiano A garland for girls di Louisa May Alcott grazie alla casa editrice Flower-ed.

La traduzione, affidata alle amorevoli cure di Riccardo Mainetti e una copertina così evocativa, oltre che raffinata, confezionano un libro unico.

Si tratta di una raccolta di storie scritte da Louisa May Alcott “per giovani ragazze”, nell’anno che precedette la sua morte avvenuta il 6 marzo 1888. Lei stessa dichiara nella prefazione: “Scritti durante un periodo di isolamento forzato”, facendo riferimento alla malattia che, contratta nell’ospedale militare di Georgetown, non l’aveva mai completamente lasciata.

Sono racconti ispirati e basati sui fiori in quanto ai fiori sono intitolati e in base alle loro caratteristiche si stabilisce un parallelo con le protagoniste delle singole storie. Inoltre sono arricchiti da citazioni e riferimenti ad altri libri e autori (poeti, scrittori, filosofi) che confermano non solo la passione, ma anche la preparazione letteraria di Louisa.

Riccardo Mainetti ce li presenta così: “Sono un racconto più bello e profondo dell’altro. Storie di Piccole Grandi donne rivolte a Piccole donne (e non solo) nelle quali i fiori simboleggiano i caratteri e i modi d’essere delle protagoniste e che è stato un grandissimo privilegio poter tradurre”.

Da non perdere assolutamente!

i-mooreCome da non perdere è un altro tesoro di Charlotte Brontë, che il progetto curato da Alessandranna D’Auria, sempre per Flower-ed, va ad aggiungere agli altri tre precedenti, intitolato I Moore.

Dopo La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth, con questa pubblicazione si completa la quadrilogia degli incompiuti di Charlotte, ciascuno risalente a epoche diverse e abbandonato per motivi contingenti, come potremo apprendere nell’immancabile commento critico della curatrice.

Il manoscritto -ci anticipa intanto la curatrice Alessandranna D’Auria- rappresenta la nuova versione dell’incipit de Il Professore che Charlotte propose a Smith, Elder & co. dopo aver pubblicato con loro Jane Eyre; gli editori lo giudicarono troppo corto e le suggerirono quindi di allungarlo cosa che, come possiamo ben immaginare, Charlotte, non volendo, si rifiutò di fare preferendo piuttosto lasciarlo incompiuto.

Ignorato da molte biografie sia come episodio che come esperimento letterario, è praticamente sconosciuto al grande pubblico che spero guardi con interesse a questo germoglio di storia che preannuncia un po’ quella di Shirley adombrando allo stesso tempo i Crimsworth de Il Professore.

Con un’altra cover che questa volta porta in primo piano l’inconfondibile erica, metafora dell’anima delicata e tenace delle sorelle Brontë, e con uno stile che non smette mai di deliziarmi, questo volume sarà disponibile dal 13 febbraio sia in formato ebook, sia cartaceo.

Da collezione.

 

San Valentino in poesia

valentineCiao pink readers,

San Valentino si avvicina e Ronzani Editore ha pensato ad un regalo perfetto per veri booklovers.

Monodose Valentine

Grammi d’amore per un’edizione speciale

Un viaggio nel tempo della parola d’amore, dalla poesia antica alla contemporaneità: le Valentine adagiano l’idea di Monodose ai tumulti del sentimento, in un’unione ideale e fisica tra cura estetica e ricerca letteraria.

Amaruka (Soltanto lei), Cantico dei Cantici (Sei bella come mandorla…), Giorgio Caproni (A Rina), Catullo (Viviamo, mia Lesbia…), Dante (Tanto gentile e tanto onesta…), Alfonso Gatto (Sogno d’estate), Alda Merini (Accarezzami), Sandro Penna (Entro l’azzurro intenso), Antonia Pozzi (Certezza), Saffo (L’amore).

Selezionate da Franco Zabagli e realizzate nell’Officina di Giovanni Turria, le Valentine sono una silloge di componimenti poetici, stampati a mano, avvolti uno a uno in una piccola busta e custoditi in una teca – sempre accuratamente stampata a mano – che contiene dieci poesie.

Due sono le cromìe pensate appositamente per le teche di Valentine, con colori agli antipodi, quasi fossero l’una il negativo dell’altra, a rappresentare il contrasto eterno che sconquassa la tensione amorosa: rosso Tiziano e neve.

I “grammi di poesia” d’amore sono un passo leggero nel cammino della creazione letteraria in versi: una bussola per ricostruire la mappatura dei sentimenti, sulle tracce di caratteri impressi nei cuori e sulla carta.

Scopriteli qui https://www.ronzanieditore.it/nc/monodose-valentine

 

Le Fiabe floreali di Louisa May Alcott

louisa-mayCiao booklovers,
Oggi vi parliamo di un piccolo grande capolavoro firmato Elliot edizioni: Fiabe floreali di Louisa May Alcott.

Finita una festa di balli e canti nel Mondo della Fate, la Regina invita ognuna delle sue damigelle a raccontare alle altre una fiaba, per trascorrere insieme il resto della notte sotto la luce della luna. Nasce da voci fatate la piccola raccolta di Favole floreali, pubblicata nel 1885 dalla celebre autrice di Piccole donne. A quindici anni, Louisa raccontava storie ai figli dei vicini di casa, tra cui quelli dello scrittore Ralph Waldo Emerson e sua moglie, a cui la raccolta fu dedicata. Attraverso questi incontri con fate, elfi e animali, l’autrice pone le fondamenta per alimentare nei piccoli ascoltatori l’idea di amore, gentilezza e responsabilità, mettendo alla prova la propria incredibile fantasia di scrittrice.

“Ora, amiche mie”, disse la Regina, “per ingannare il tempo finché questa splendida luna non sarà tramontata, ognuna di noi racconti una storia, o riferisca quello che le è accaduto o che ha imparato nel corso della giornata”

Una raccolta meravigliosa, un piccolo gioiello letterario che ci fa riscoprire la magia di una scrittrice che ha accompagnato generazioni di giovane donne.

Immergetevi anche voi nel bellissimo mondo delle fiabe della Alcott, acquistatelo qui Fiabe floreali:  https://www.amazon.it/dp/8869932117/ref=cm_sw_r_cp_apa_PBFKybR7M26MY

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Al caffè degli esistenzialisti

esistenzialisti-light-1-674x1024È possibile esporre in modo semplice le principali teorie dei filosofi esistenzialisti, inquadrando i protagonisti di quella corrente di pensiero e le loro opere all’interno della storia novecentesca?
Evidentemente sì, perché è proprio ciò che riesce a fare Sarah Bakewell nel libro Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail (traduzione di Michele Zurlo, Fazi editore, Roma 2016).
In oltre 400 pagine, dense ma scorrevoli, l’autrice offre un quadro vivido dell’esistenzialismo attraverso la vita e le principali opere dei suoi protagonisti: dal sodalizio affettivo e intellettuale fra Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir all’affascinante personalità di Maurice Merleau-Ponty, fino all’esistenzialista cristiano Gabriel Marcel e al premio Nobel Albert Camus.
I maggiori artefici di quel movimento culturale sono così raccontati attraverso vicende e aneddoti che aiutano a capire lo sviluppo del loro percorso intellettuale e l’influenza che hanno esercitato sulla filosofia e sulla letteratura del ventesimo secolo.

Arthur Lombardozzi

Intervista a Michela Alessandroni, fondatrice della Flower-ed

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Cara Michela,

il mondo dell’editoria è affascinante perché tratta degli oggetti molto preziosi come i libri, portatori sani di appagamento, potresti spiegarci in breve in che cosa consiste il tuo lavoro? A chi o che cosa è dovuta la scelta del nome: Flower-ed, nella radice, per la quale ha vita il fiore?

Quando fondai la casa editrice, la scelta del nome andò spontaneamente verso il fiore, poiché rappresenta per me qualcosa di prezioso e che si rinnova continuamente: basti pensare a quei florilegi o antologie che un tempo raccoglievano le poesie e i brani più belli. Lo slogan, tratto da un commento delle Rime di Petrarca, spiega qualcosa di più: la radice è la memoria storica da conservare, la buona letteratura del passato da recuperare, i contenuti tradizionali da difendere; il fiore è l’emanazione della radice, sono i nostri libri, nati a seguito di una ricerca letteraria sostenuta con cura e amore. Gran parte del mio lavoro consiste dunque in questa ricerca, nell’ambito della produzione letteraria sia contemporanea sia classica. A questo si affianca poi il lavoro di organizzazione generale, di produzione, di promozione.

bronte-flowerDa poco Flower-ed ha inaugurato una nuova collana, intitolata Five Yards il cui obiettivo, come progetto letterario, è proprio quello di colmare distanze prima irraggiungibili con i classici della letteratura dimenticati. Siamo già alla terza uscita con Ashworth, romanzo incompiuto di Charlotte Brontë (di cui hai appena dato l’annuncio), che risale agli anni 1839-1841. È una casualità che i primi tre volumi siano firmati Charlotte Brontë o è il forte segnale di un legame speciale che ti lega a quelle “Tre anime luminose?

Five Yards è nata nel novembre del 2016 e siamo già alla terza pubblicazione. Tre volumi che contengono la prima traduzione italiana di La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth: tre romanzi incompiuti di Charlotte Brontë che meritavano di essere portati all’attenzione dei lettori per aggiungere nuovi tasselli nella conoscenza di questa autrice eccezionale. Il legame con le “Tre Anime Luminose” è speciale, sia a livello personale –un amore che viene da lontano, da quando bambina visitai la loro casa a Haworth- sia nella costruzione delle collane Five Yards e Windy Moors, entrambe nate con un’opera che le riguarda: il vento della brughiera soffia forte e noi siamo pronte a lasciarci ispirare.

Accanto ai classici, alle raccolte poetiche, ai racconti fantasy e alla narrativa moderna, una sezione è dedicata alla saggistica. Dopo Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, siamo impazienti di leggere Le case di Jane Austen, che oltre a siglare un interessante sodalizio con l’anglista Mara Barbuni, introduce alla conoscenza di importanti figure letterarie del passato attraverso una dimensione intima, domestica. È questo l’intento che ispira questa collaborazione?

Quello della saggistica è un settore fondamentale per Flower-ed e continueremo a svilupparlo con il contributo di eccellenti studiosi, come abbiamo fatto fino a questo momento. Fra questi sicuramente c’è Mara Barbuni, profonda conoscitrice sia di Elizabeth Gaskell sia di Jane Austen. In entrambi i suoi saggi tratta della domesticità e questo approccio le permette di esaminare gli aspetti letterari, estetici, sociali e di entrare nella dimensione più intima delle autrici.

jane-caseVogliamo ribadire quando saranno disponibili le nuove uscite, e in quali formati? Possiamo aspettarci altre novità a breve?

I prossimi due libri in uscita sono Ashworth di Charlotte Brontë e Le case di Jane Austen di Mara Barbuni. Abbiamo già annunciato la pubblicazione del quarto e ultimo incompiuto di Charlotte Brontë, The Moores, e di A Garland for Girls di Louisa May Alcott. Ma le novità non finiscono qui: i nostri traduttori, Riccardo Mainetti e Alessandranna D’Auria, sono già al lavoro su altre opere, tra le quali l’autobiografia di Lucy Maud Montgomery e un libro attraverso il quale celebreremo il bicentenario di Branwell Brontë. Tutti questi titoli saranno disponibili in ebook e cartaceo.

Grazie per il tempo e le spiegazioni che ci hai dedicato e per queste anticipazioni il cui piacere pregustiamo con vera gioia.

Romina Angelici

 

Emma di Charlotte Brontë

flower-ed-emmaQuando Charlotte lesse al marito questo inizio di romanzo appena accennato, lui le obbiettò: “I critici ti accuseranno di ripeterti”, perché conteneva diversi elementi che avrebbero potuto far pensare a un avvio simile a quello di Jane Eyre: la scuola collegiale, allieve dalle diverse personalità, i favoritismi riservati alla nuova arrivata…

Così non è affatto, perché si avverte subito che il tono è cambiato, che Charlotte è ormai una signora sposata, che è scesa a compromessi e ha scelto la normalità, come sottolinea la traduttrice e curatrice Alessandranna D’Auria nella prefazione. Charlotte decide che sia la signora Chalfont, così si presenta in apertura, a raccontare questa storia dai risvolti inaspettati che Fortuna ha risolto di mettere sul suo cammino.

Virginia Woolf scrisse (anche se si riferiva a Jane Austen) che si può capire molto dalle opere secondarie di uno scrittore perché offrono la migliore critica ai suoi capolavori; leggere Emma di Charlotte Brontë, dimostra quanto fosse lucida e osservatrice, oltre a confermarne il metodo e le tematiche care. Emma riprende poi il discorso iniziato nel racconto precedente, La storia di Willie Ellin: a dimostrazione del fatto che Charlotte tentasse diversi inizi (per citare una delle sue frasi famose) prima di imboccare la strada giusta. In questi due soli capitoli c’è molto materiale interessante: la signorina Wilcox è già un personaggio sufficientemente delineato, che si è fatta subito conoscere con le sue debolezze, e un esemplare di signor Ellin si può riconoscere in tutti i vicinati pettegoli; a loro si aggiungono il curato, il coro di allieve e poi lei, la protagonista, la ragazzina che tutti credono la signorina ricca e viziata e che invece si scopre essere sola al mondo. Quando l’apparentemente serena situazione iniziale subisce un ribaltamento, anche le personalità rivelano un cambiamento insospettato e quindi doppiamente interessante. Ma c’è qualcosa di ancora più importante da tenere conto e cioè che nelle poche righe di presentazione della signora Chalfont viene dichiarato l’intento programmatico dell’autrice che si preannuncia di tutto rispetto: “Tutti noi cerchiamo un ideale nella vita”. Purtroppo però dobbiamo fermarci a queste poche pagine senza sapere come quell’enunciato sarebbe stato sviluppato (anche se c’è chi ha provato a immaginarlo come la Boylan, con il seguito Emma Brown).

Il titolo non può non richiamare alla mente la grande Emma di Jane Austen, che Charlotte conosceva e aveva letto dando ascolto ai consigli di Lewes, ma a parte il nome vero e la posizione di ereditiera che vengono attribuiti alla sua protagonista -presentata inizialmente come Matilda Fitzgibbon-, ancora una volta bisogna concludere che le due scrittrici prendono strade diverse.

Questo bozzetto rivela tutte le potenzialità per diventare un quadro indimenticabile se solo all’artista il destino non avesse inaridito ogni colore, come Thackeray, nell’articolo riportato in apertura, e pubblicato sul Cornhill Magazine nell’aprile 1860, le riconosce.

Flower-ed ha riservato a questo rarissimo fiore ogni cura e attenzione possibile perché, come un tenero bocciolo, crescesse indisturbato e circondato da tutto quanto necessario a farne apprezzare meglio il valore.

Un vero peccato per noi tutti davvero essere stati privati di quanto quella donna appassionata, ancorché moglie, avrebbe potuto ancora darci, perché la scrittura era e rimase il suo unico vero grande amore.

Romina Angelici

Gilgi, una di noi!

Ciao booklovers,

Oggi vi segnaliamo un romanzo unico ed eccezionale edito L’Orma editore.

gilgiGilgi è una ragazza allegra e indipendente, cresciuta in una famiglia borghese, tra mobili che sanno di vecchio e idee di un’epoca ormai superata. Rappresenta un esempio limpido e scanzonato di quella che i giornali del suo tempo definiscono la «nuova donna». Quando non lavora come segretaria e dattilografa, ascolta il jazz, fantastica sul futuro, ama flirtare e divertirsi in compagnia di amici come Pit, che pontifica sul socialismo, e Olga, che è affascinante e non ha paura di esserlo. La sua esistenza, sempre scorsa sui binari di una rigorosa e sognante autodisciplina, deraglia pero? quando conosce Martin, uno scrittore bohémien capace di scuoterne le certezze costringendola ad affrontare i paradossi e i contrappassi dell’autonomia in un mondo di uomini. L’incontro con l’amore innesca infatti una vitale sfida per difendere la propria libertà?, che sfocia in un finale vertiginoso e sorprendente. Una protagonista memorabile per un romanzo ilare e sensuale, che per la sua sfacciata modernità venne messo al rogo dai nazisti. Un gioiello di stile che racconta con leggerezza e ironia una donna alla tumultuosa ricerca di una sottile, ingorda, dirompente felicità.

Acquista il libro qui: http://www.lormaeditore.it/libro/9788899793135

Isabella

L’essenza del Natale

cpj_natale-500x500Un Natale crudo quello raccontato da questa raccolta, alienato da sé, specchio di questi tempi e di questa società avvilenti, agghiacciante come una notte buia senza speranza ma che contiene tra le righe un disperato bisogno d’amore. Amore per la vita, amore per l’altro, per se stessi.

Un Natale ridotto all’osso, un’Essenza distillata di dolore, quel dolore che alberga in ogni animo, in cui ognuno si riconosce perché connaturato all’esistenza umana.

Sono otto gli autori contemporanei che hanno concorso a dare la loro lettura particolare del Natale in chiave del tutto personale e secondo il proprio stile: Amadei, Boldrini, Colombo, Intelisano, La Face, Pacelli, Pacifici, Valente.

La Filastrocca di apertura e gli aforismi in coda abbracciano sei racconti intitolati ad altrettanti profumi: Vanilla, Verbena, Vischio, Caprifoglio, Agrifoglio, e l’esotico Cocco: racconti brevi ispirati dal e al Natale.

Liberato da orpelli e sovrastrutture ipocrite, il Natale è stato messo a nudo. Banditi il sentimentalismo e gli stereotipi perbenisti, il risultato è doppiamente alternativo: nei contenuti e nel messaggio generale veicolato dalla raccolta coraggiosa di questi peculiari racconti che hanno il Natale come filo conduttore.

Ognuno ne ha trasmesso un’emozione; ognuno ha innescato una riflessione costringendo a guardarsi dentro.

C’è una via nel mio cuore che più di ogni altra mi emoziona, la Via dei sogni salvati. (Sante Boldrini)

Romina Angelici

Un grazie particolare a Laura Pacelli e alle Edizioni Graphofeel:

http://www.graphofeel.it/index.php/bookshop/catalogo/product/84-l-essenza-del-natale