Dietro la maschera: Louisa May Alcott

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“Io non ho paura delle tempeste perché sto imparando come governare la mia barca”

Il 9 gennaio 2020 è uscito nelle sale italiane il nuovo adattamento di quel romanzo intramontabile che è “Piccole Donne” di Louisa May Alcott. Questo nuovo adattamento cinematografico del romanzo, diretto e sceneggiato dalla regista due volte candidata all’Oscar Greta Gerwig, enfatizza ancora di più i grandi temi principali dell’opera: la coscienza della propria autonomia, l’orgoglio della propria femminilità e la forza della propria determinazione.

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Tuttavia questo film altro non è che l’ultimo di una lunga serie di produzioni cinematografiche (ma anche televisive) del capolavoro della Alcott. Ma chi era davvero Louisa May Alcott? Chi era davvero la donna dietro “Piccole donne”?

Louisa May Alcott nacque nel 1832 a Germantown, una cittadina della Pennsylvania e morì nel 1888 a Boston (Massachusetts) all’età di 56 anni. Louisa era figlia del trascendentalista Broson Alcott e trascorse la maggior parte della sua infanzia a Boston dove crebbe in compagnia di Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau, due tra i più insigni esponenti del trascendentalismo. Il trascendentalismo è un movimento filosofico e poetico sviluppatosi negli Stati Uniti nei primi decenni dell’Ottocento e si presentava come una reazione al razionalismo, esaltando in particolar modo i rapporti tra l’individuo e la natura. Tuttavia il padre di Louisa anche se aveva delle idee rivoluzionare non riusciva a provvedere alla famiglia, la quale viveva in condizioni di povertà. Proprio per questa condizione precaria nella quale viveva la sua famiglia, Louisa iniziò ad insegnare per un breve periodo, poi lavorò come domestica ed infine cominciò a scrivere. Continua a leggere

Ricordando Emily Brontë

Credi in un cuore che crede in te
Pronuncia con forza il tuo addio
Sappi che ovunque io vada
Il mio cuore rimane col tuo”

Ieri, 19 dicembre 2019, per gli appassionati di letteratura inglese e, in particolare delle sorelle Brontë, non è un giorno qualsiasi. In questa giornata ricorre infatti l’anniversario della morte, avvenuta nel 1848 a soli trent’anni, di una delle scrittrici e poetesse spiccatamente romantiche più amate e conosciute: Emily Brontë.

Siccome la figura di Emily Brontë è difficile che non la si conosca (anche solo per sentito dire), in questo articolo ho pensato di proporre delle piccole curiosità che forse non sapevate sull’autrice di “Cime Tempestose”. Continua a leggere

Dracula di Bram Stoker

“Ho attraversato gli oceani del tempo, per trovarti“.

Compie ben 27 anni il film cult degli anni ’90 “Dracula di Bram Stoker”, uno dei capolavori del regista Francis Ford Coppola. La prima proiezione americana avvenne il 13 novembre del 1992, mentre nelle sale italiane arrivò pochi giorni dopo, esattamente il 30 novembre.

Un cast eccezionale, un regista dal talento indiscusso e un team di scenografi e sceneggiatori da far invidia al mondo, portarono questa pellicola alle vette degli incassi al botteghino – scongiurando così anche la bancarotta della società produttrice Zoetrope di proprietà dello stesso regista- raggiungendo in brevissimo tempo l’attenzione dell’Academy Award e dei suoi giurati che, nella cerimonia degli Oscar del 1993 ne decretarono la vittoria in ben tre categorie:

– Migliori costumi a Eiko Ishioka

– Miglior trucco a Greg Cannom, Michèle Burke e Matthew W. Mungle

– Miglior montaggio sonoro a Tom C. McCarthy e David E. Stone. Continua a leggere

10 buoni motivi per amare Via col Vento

Uno dei film più famosi della storia del cinema, tratto dall’intenso romanzo di Margaret Mitchell, è ancora oggi considerato un cult. Vediamo perché.

In principio c’era lei, una delle scrittrici più interessanti del Sud degli Stati Uniti: Margaret Mitchell, che con il suo Gone with the Wind (1936) vinse il Premio Pulitzer con un record di 60milioni di copie vendute; poi a qualche anno di distanza dalla pubblicazione del romanzo arrivò nel 1939 il film più famoso della storia del cinema, nonché campione d’incassi. Diretto da Victor Fleming e dallo scenografo Cameron Menzies con contributi di George Cukor e Sam Wood, il colossal fu prodotto da David O. Selznick.

Ecco qui 10 buoni motivi per rileggere il libro e per rivedere il film:

1. Il romanzo è un affresco dell’America del Sud degli Stati Uniti durante la Guerra di secessione, raccontata da un punto di vista inedito: quello delle sue donne. Continua a leggere

Hunter Thompson e Paura e disgusto a Las Vegas

 

Hunter Stockton Thompson è stato probabilmente uno degli scrittori più rappresentativi della letteratura made in USA ed è ricordato per aver inventato il Gonzo Journalism (termine per la verità coniato da Bill Cardoso, giornalista del Boston Globe amico intimo di Thompson). Thompson fu fautore di un genere giornalistico nel quale l’autore diventa il protagonista della storia attraverso uno stile descrittivo preciso, talvolta colorito e arricchito da iperbole volte a mettere in luce le proprie esperienze, sensazioni e impressioni, privilegiando il proprio punto di vista piuttosto che la storia.

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La scuola d’estate: il teatro tra memoria e realtà

15 luglio-14 agosto 2019

Centro Teatrale Santacristina

LA SCUOLA D’ESTATE 2019

Con Massimo Popolizio e Carmelo Rifici

Il filo del presente: il teatro tra memoria e realtà

A cura di Giovanni Agosti e Oliviero Ponte di Pino

22 luglio: Il valore della memoria nello spettacolo dal vivo: gli archivi

23 luglio: Teatro e realtà

Dal 15 luglio riapre la Scuola d’estate al Centro Teatrale Santacristina.

La scelta artistica per il 2019 mostra come l’eredità di Luca Ronconi continui a trovare nuove declinazioni, sia sul versante della formazione, sia su quello della riflessione critica. Per quanto riguarda la formazione, a condurre i circa trenta attori in parte già professionisti e in parte provenienti dalle migliori scuole di teatro italiane saranno Massimo Popolizio e Carmelo Rifici. Continua a leggere

Elena di Troia era davvero così bella?

Che cosa si nasconde dietro a un mito? Che cosa ci insegna ancora oggi la storia della bellissima Elena di Troia?

Nel suo coltissimo e raffinato romanzo La splendente (Feltrinelli editore) Cesare Sinatti ci conduce sulle antiche sponde del “greco mar”, come un moderno Omero, per raccontarci la storia delle storie. Una donna splendente e bella come nessuna viene alla luce e determina la storia. Ma è andata veramente così? Elena è stata davvero il pomo della discordia, la causa di una guerra sanguinosa e tremenda? La spartana Elena lega per sempre il suo destino (e il suo nome) a una città ostile e nemica, Troia.

La colpa non è di nessuno e di tutti. La bellezza non ha colpe ma solo vittime, potremmo azzardare.

Alternando capitoli in cui leggiamo di Achille, Odisseo e Penelope, Menelao e Agamennone, Elena appare quasi muta, immobile. La dea la avvolge, nessun uomo è capace di resisterle. Un’arma a doppio taglio, la bellezza di Elena, che lacera, divide e innamora. Continua a leggere

Il rimedio miracoloso di H.G. Wells

IL RIMEDIO MIRACOLOSO di H. G. Wells – Fazi Editore

Come diceva la mia professoressa di lettere: “Un classico al giorno, toglie il medico di torno” e mai come in questa lettura mi è tornato in mente il proverbio rivisitato. Un vero e proprio capolavoro letterario scritto sottoforma di autobiografia, in uno stile unico e iconico che ci permette di conoscere il protagonista, George Ponderevo.

George nasce alla fine dell’Ottocento, sua madre lavora come governante in una grande casa padronale, ma il suo futuro verrà stravolto quando viene mandato a fare l’apprendista dallo zio farmacista.

Lo zio Edward lo porterà con sé a Londra, dove la sua vita e le sue realtà s’intrecceranno con la messa in commercio di un fantomatico sciroppo ricostituente, chiamato “Tono Bungay”, inventato proprio dallo zio: un uomo pieno di ambizioni e arroganza, che avrà un successo impreditoriale incredibile. In verità il “rimedio miracoloso” altro non è che una buffonata, ma permetterà alla famiglia di George di vivere una realtà completamente diversa, tanto effimera quanto fulminea visto che l’impero economico si sgretolerà come ghiaccio al sole. Nel frattempo George ci guiderà tra le vicissitudini della sua vita: dai suoi amori, ai suoi sogni, alle sue passioni.

Un grande romanzo che riafferma la bellezza della letteratura classica, e che affascina per il suo stile intramontabile. Buona lettura!

 

“Comprate oggi lo sciroppo per la tosse Ponderevo

OGGI!

PERCHÉ?

Costa due soldi di meno che in inverno.

Se fate provvista di mele perché non farla della medicina

della quale avrete sicuramente bisogno?”

 

Mirtilla Amelia Malcontenta

Il mito della Dea

“Intendevamo semplicemente raccogliere le storie e le immagini delle dee per come erano state espresse nelle differenti culture […]. Ci sembrava valesse la pena farlo perché uno dei modi in cui le creature umane comprendono la propria esistenza è proiettandola nelle immagini delle loro dee e dei loro dèi”, scrivono le due autrici del volume Il mito della Dea (Venexia edizioni). Anne Baring e Jules Cashford vanno oltre la mera raccolta, si accorgono fin da subito, infatti, che nel corso della storia e in culture all’apparenza differenti vi erano similitudini e parallelismi nei miti riguardanti la Dea. La continuità era così impressionante da spingerle parlare del mito della Dea come di un’unica entità, dalle constanti varianti e raffigurazioni. Perché raffigurare la Dea era raffigurare la vita come unità. La Dea Madre è un’immagine che focalizza l’espressione dell’universo come un tutt’uno sacro in cui l’umanità è figlia.

Nella nostra epoca, a parte l’immagine della Vergine Maria come Regina del Cielo, le raffigurazioni della Dea sembravano scomparse, continuano le autrici. Così è nato in loro il desiderio di capirne il perché. Ai nostri giorni la natura è stata desacralizzata e la Terra non è più percepita come essere vivente. È avvenuto, per Baring e Cashford, un inquinamento del mito: la stessa parola pollution (che in inglese e in francese ha il significato di inquinamento) ha origini dal latino pollutio che etimologicamente vuol dire “profanazione di ciò che è sacro”. Ed era esattamente ciò che era avvenuto: era stato profanato il mito. Ma per quali ragioni?

Nel saggio è ricostruita la storia dell’evoluzione della coscienza umana dalla fase della sintonia e della sacralità della Natura, venerata come Grande Madre per lunghissimi millenni (dal Paleolitico e all’Età del Bronzo), a quella tuttora dominante affermatasi con la vittoria delle religioni monoteiste e trascendenti, con effetti disastrosi sia sulla psiche umana che sul rapporto con la vita del pianeta.

Uno studio monumentale che si presenta come una sintesi di agile lettura e riccamente illustrata su temi di vitale attualità non solo per la spiritualità femminile. L’archeologa Marija Gimbutas (Il Linguaggio della Dea) ha definito questo testo “un magnum opus indispensabile per chiunque si accosti allo studio della genesi e dello sviluppo delle idee religiose”.

L’obiettivo di questo poderoso saggio è dunque capire il modo in cui il mito della Dea è stato perso; quando, dove e come sono emerse le immagini di un Dio uomo e come si è relazionato con la Dea; nel corso della lettura si giunge così alla conclusione che negli ultimi quattromila anni il principio femminile come espressione di santità è stato perso ma non è affatto sparito. Continua anzi a vivere in “incognito” e attraverso le immagini e le credenze popolari.

Joseph Campbell ha scritto che il mito è un sogno che ognuno di noi ha: “Non sarebbe eccessivo sostenere che il mito è la porta segreta attraverso cui le inestinguibili energie del cosmo si riversano nella manifestazione culturale umana”. Sognare il sogno perpetuo dandogli un abito moderno, secondo Jung.

Love’s Kamikaze

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di Mario Moretti

regia Claudio Boccaccini

con Marco Rossetti e Giulia Fiume

Dopo il debutto al Teatro Torlonia, torna in scena dal 7 al 17 febbraio al Teatro Marconi, LOVE’S KAMIKAZE, scritto da Mario Moretti per la regia di Claudio Boccaccini.

Un testo crudo, pieno di pathos e drammatica tensione, difficile da interpretare e anche da assorbire ma necessario.

I due attori protagonisti, Marco Rossetti e Giulia Fiume, sono credibili e spudorati, passionali e teneri quando raccontano del loro amore, della politica che li separa e del sangue che scorre nelle loro vene e che li porta ad amarsi e ad amare le loro tradizioni nonostante tutto. Il conflitto israeliano-palestinese è palpabile in ogni loro singola parola. Persino quando fanno l’amore sgorga dal loro trasporto l’unicità del momento. Quando spudorati e innamorati si uniscono, sperando che un domani tutto cambi.

Il difficile ma scorrevole testo ci pone dinnanzi alle motivazioni che spingono due giovani innamorati, lui palestinese, lei ebrea, l’uno verso l’altra quando invece dovrebbero respingersi: ciascuno inevitabile rappresentante involontario del proprio popolo e delle proprie tradizioni.

La scena è spoglia: un materasso, un tavolo con delle stoviglie e qualche scaffale. Naomi, bella e colta ebrea, fa l’amore con Abdel, palestinese, nel sottosuolo dell’Hotel Hilton di Tel Aviv. I due ragazzi si amano cercando di dimenticare la guerra che divide i loro popoli. Nell’intimità di quel luogo essenziale si confrontano, discutono, si scambiano idee a proposito del proprio posto nel mondo, riflettendo sulle diverse motivazioni che animano le due parti di cui sono involontari rappresentanti, fino ad arrivare a una conclusione tanto inaspettata quando tragicamente reale. Fra le pieghe di una quotidianità soltanto apparente, tra il rito del caffè e quello dell’amore, si insinua il desiderio di un impegno civile che salvi i due protagonisti dal ruolo di passivi spettatori di morte in cui si sentono precipitati. «Qualcosa deve cambiare!», grida disperata Naomi dopo l’ennesimo attentato. Sulle loro spalle grava il fardello di una colpa il cui principio si perde nel tempo, ma rimane tragicamente presente nelle vite di coloro che devono farsi carico delle sue conseguenze.

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«Due ragazzi liberi da idee preconcette, alieni da qualsiasi fondamentalismo religioso e da ogni distruttivo nazionalismo, lontani dai calcoli bizantini della politica dei vari paesi – tutti – che sono, in un modo o nell’altro, implicati nella questione arabo-israeliana: due ragazzi che, malgrado le differenze di religione, di classe, di storia, sono e si sentono ancora fratelli e figli della stessa terra, sono costretti alla fine a cadere nel baratro che separa due famiglie nemiche», raccontava l’autore Mario Moretti (scomparso nel 2010). «È la rinnovata tragedia, se si vuole, di Giulietta e di Romeo, è la vicenda della cecità umana che si fa stupidità storica e che si infrappone come un muro, sì, ancora un muro, fra i sentimenti puri e maturi di due giovani vite. Ecco: il teatro non racconta solo favole, vuole anche essere carne, viscere, sangue della nostra faticosa, assurda, impietosa esistenza. E, soprattutto, vuole portare un granello di sabbia, una pietra, un mattone, alla costruzione dell’edificio della pace. Un discorso utopistico? Senza dubbio. Ma le utopie dei deboli sono le paure dei forti. Perché l’utopia è l’anticipazione di una ricerca che deve solo superare le strettoie del presente».

«Quando dieci anni fa portammo in scena per la prima volta Love’s Kamikaze, pensammo che quello fosse il periodo più giusto per raccontare una storia d’amore che avesse come scenario il conflitto arabo-israeliano», commenta il regista Claudio Boccaccini. «A dieci anni di distanza la questione arabo-israeliana è purtroppo ancora al centro delle tragedie mondiali e, anzi, lontana dal mostrare anche solo lievi segni di pacificazione – complice probabilmente una miope e sciagurata politica internazionale che ha portato ulteriore destabilizzazione in un contesto estremamente critico – si tinge quotidianamente di nuovi inquietanti sviluppi. Love’s kamikaze continua quindi a mostrare la sua tragica attualità e rappresenta oggi, da parte nostra, la disperata volontà di continuare a contrapporci alle barbarie e alle ingiustizie con le uniche armi a nostra disposizione: il teatro e la poesia».

Uno spettacolo dunque necessario ma che non vi deluderà. Si ride, si piange, ci si indigna e si prova amore. È questo un testo palpitante che vive grazie all’ottima interpretazione dei due protagonisti. Andate a vederlo. Merita.

 

LOVE’S KAMIKAZE

di Mario Moretti

regia Claudio Boccaccini

con Marco Rossetti e Giulia Fiume

scene Eleonora Scarponi

costumi Antonella Balsamo

luci Marco Macrini

musiche originali Antonio Di Pofi

foto Tommaso Le Pera

 

 

Teatro Marconi

viale Guglielmo Marconi 698 e

dal 7 al 17 febbraio

tel 065943554 -info@teatromarconi.it

info@teatromarconi.it

http://www.teatromarconi.it

dal giovedì al sabato ore 21.00

domenica ore 17.30

biglietti Intero 24€ ridotto 20€