Canto di Natale di Charles Dickens

Canto di Natale di Charles Dickens, L’uomo che inventò il Natale

Siete stati a vedere al cinema il film “Dickens – L’uomo che inventò il Natale”? Non è il classico film di Natale né il classico film in costume, è qualcosa di più. La storia di un uomo e dei suoi fantasmi interiori e la storia di un’opera, il famosissimo Canto di Natale e come è venuta al mondo.

Non poteva esserci modo meno scontato di raccontare il processo creativo di uno scrittore che prima di tutto covava in sé storie di dolore e di abbandono mai dimenticate, pronte a risvegliarsi sulla scia di ricordi messi a tacere, ma inevitabilmente troppo forti per essere ignorati.

Tra i fantasmi del passato di Charles Dickens, scrittore di successo, che ha già pubblicato Oliver Twist ed è di ritorno da un significativo Tour delle Americhe, c’è quello che accende i riflettori sulla disumana realtà delle case lavoro in cui erano relegati i bambini abbandonati dalle famiglie (il padre era stato arrestato per debiti e il piccolo Charlie si era visto separare dai genitori e dalla sorella). Anche se vive in una bella casa con la moglie e la numerosa prole, lo spettro della povertà fa continuamente capolino dai recessi della sua mente, presa nella morsa della paura per il prossimo insuccesso. L’intuizione di scrivere una storia natalizia che parli di buoni sentimenti giunge così a dare una boccata di sollievo allo stato delle sue finanze già provate, ma l’ispirazione tarda a materializzarsi sulla pagina scritta e Dickens decide di autopubblicarsi, anche se spese e fatica raddoppiano. Per le strade di Londra, frequentando i quartieri più malfamati, in mezzo alla gente curiosa e strana, Dickens come una spugna assorbe i mille stimoli che gliene derivano e cerca il materiale per il suo nuovo racconto.

Grazie alla sua ossessione per i nomi strambi che annota su un taccuino, dà forma e corpo nel suo studio al personaggio di Scrooge che verrà condotto dagli spiriti del Natale passato, presente e futuro ad assistere alla peggiore rappresentazione di sé.

Ecco allora che si presenta a questo punto l’interrogativo su quale finale dare a questa storia e senza timore di spoilerare alcunché, tutti noi sappiamo come Dickens lo risolse e anche che il libro fu terminato in tempo per essere stampato per il Natale del 1843. Quell’anno in Inghilterra si registrò un considerevole aumento delle devoluzioni in beneficienza e non è sbagliato dire che Dickens ha da quel momento in poi cambiato il nostro modo di festeggiare il Natale colorandolo di quei sentimenti universalmente riconosciuti come l’amore, la generosità e la speranza.

Non stupisca nemmeno allora che, dopo la visione di un così emozionante e ben fatto film, si vada a riaprire The Christmas Carol nella recentissima edizione Bompiani, corredata dalle foto del manoscritto originale conservato alla Morgan Library &Museum di New York.

La sovracopertina con silhouette dorate di un gruppo variegato vittoriano, la prefazione curata da Colm Toibin e l’introduzione del capo settore manoscritti della Morgan Library, Declan Kiely, ci raccontano ancora meglio la genesi e la conservazione del manoscritto, dalla composizione dell’inchiostro usato da Dickens al metodo di lavoro e ai guadagni.

Il personaggio di Scrooge -il cui nome è un amalgama onomatopeico di screw (fregare, estorcere; avvitare, stringere) e gouge (cavare; spennare)- è una delle creazioni più vividamente grottesche di Dickens. Forse Scrooge vive e respira sulla pagina in modo così genuino perché Dickens fu in grado di infondergli, esagerando ed enfatizzando per ottenere un effetto più convincente, un po’ della rabbia, della misantropia e dell’ossessiva preoccupazione per il denaro che opprimevano la sua anima quando iniziò a scrivere la storia.

La premessa al racconto firmata dallo stesso autore è un’ammissione esplicita:

Con questo libriccino di fantasmi ho tentato di evocare il fantasma di un’idea che non indisponga i miei lettori nei confronti di loro stessi, del prossimo, del periodo natalizio o del sottoscritto. Mi auguro che esso infesti piacevolmente le loro dimore e che nessuno voglia liberarsene.

Il loro fedele amico e servitore, CD.

Dicembre 1843

Siamo pronti dunque per cominciare: che questo splendido Canto di Natale abbia inizio…

Marley era morto, tanto epr cominciare. Su questo non c’è alcun dubbio. Il registro del suo funerale era stato firmato dal pastore, dall’assistente, dall’impresario delle pompe funebri e dal principale ospite delle esequie. L’aveva firmato Scrooge, e tra i cambiavalute il nome di Scrooge faceva testo su qualunque pezzo di carta decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto quanto un chiodo di porta.

Dicembre 2017

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Amore e Inganni

È stato scelto questo come titolo per il recente adattamento cinematografico del romanzo epistolare giovanile di Jane Austen, Lady Susan. Il titolo in inglese è  invece Love and Friendship (emendato dall’inversione delle vocali tipico della grafia di Jane Austen che scriveva: Love and Freindship) che in realtà è un racconto giovanile della scrittrice, ma che per sillogismo è diventato, tradotto in italiano, Amore e inganni rimandando così per metà a un’opera contenuta negli Juvenilia e per metà alla natura intrigante della protagonista.

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Un’operazione un po’ tortuosa che però non disturba più di tanto. Lo stesso può dirsi per le numerose citazioni tratte dalle Sacre Scritture che ricorrono spesso nella sceneggiatura, inserti assolutamente esterni al testo scritto originale, ma funzionali alla chiave umoristica data al lavoro. Sentire che Lady Susan con la sua specchiata moralità, cita la saggezza di Re Salomone che propose di sanare la contesa del figlio tra due donne tagliando a metà il bambino, la dice lunga sulla sensibilità e probità della gentildonna.

Gli intrighi della perfida Lady Susan sono smorzati dall’aspetto caricaturale dei personaggi che popolano la sua cerchia di conoscenze e che creano situazioni esilaranti e divertenti. Come frecce spuntate, le manovre matrimoniali della bella vedova finiscono per annullare il loro effetto più devastante e innescano una serie di piani sventati ed esiti drammatici appena sfiorati. Da madre premurosa quale è, Lady Susan vorrebbe infatti che sua figlia Frederica sposasse sir. James Martin, molto più grande e anziano ma benestante, e sistemasse così entrambe. Ma Frederica si dimostra ostinata e gli zii paterni sono così invadenti da appoggiarla. Mr. De Courcy ha anche il cattivo gusto di non invaghirsi perdutamente di lei ma anzi di mostrare una certa simpatia per Frederica, più vicina d’età.

Il pretendente sir James è una macchietta che getta brio su tutte le scene a cui partecipa con le sue uscite e le sue prove di intelligenza rara; non sono da meno sir Reginald De Courcy (padre) duro d’udito -quando vuole- e Mrs Johnson, a motivo del suo peculiare menage matrimoniale con Mr Johnson, oggetto di benaugurale stima da parte di Lady Susan che si vede contrastata dai divieti dell’uomo nel coltivare  la sua amicizia con la moglie:

Mia cara Alicia, che errore hai fatto a sposare un Uomo della sua età! – vecchio abbastanza per essere compassato, ingovernabile e per avere la Gotta – troppo vecchio per piacere, troppo giovane per morire.

Si è già detto della peculiarità di questa opera giovanile che nella forma appunto risente dell’influsso settecentesco e che nella scelta della protagonista “cattiva” si distingue per la sua originalità, per la freschezza e la straordinaria padronanza della penna che a diciannove anni francamente stupisce e conquista con un fascino senza tempo.

Non era facile tradurre la forma epistolare, che invece ben serviva a mostrare la doppiezza della protagonista e il suo incredibile trasformismo, e dimostra per l’ennesima volta l’estrema versatilità della produzione austeniana sul versante cinematografico.

Attori, scenografia e costumi del film sono perfetti e tutto considerato, anche la sceneggiatura che, pur con aggiustamenti e naturalmente con la precisazione che è “liberamente tratto” dall’opera minore di Jane Austen, risulta gradevole e divertente.

Credo possa dirsi ragionevolmente rispettato lo stile di Jane Austen e soprattutto il suo wit inconfondibile, con una strizzatina d’occhio ai pezzi teatrali di Oscar Wilde.

 

13 & Thirteen reasons why

Dal libro alla serie di Netflix, scandalo del 2017, in molti hanno sentito parlare di Hannah Baker. Dalle pagine allo schermo risuona la sua voce, cupa, triste, ormai disillusa dalla vita, rassegnata a quell’effetto valanga che trascina chiunque, lettore o spettatore, insieme a lei in un vortice da brividi e, al contempo, così crudelmente reale.

Ciao. Sono Hannah Baker, in diretta e stereo”.

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Ambientato negli Stati Uniti del 2000, la storia inizia quando un ragazzo, Clay Jensen, inizia ad ascoltare dei nastri che qualcuno ha impacchettato e lasciato fuori dalla porta di casa. “Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non vi dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori… Ve lo prometto.” Hannah è morta, a scuola non si è parlato d’altro per le ultime settimane; ma nelle orecchie di Clay c’è la sua voce, quella della ragazza di cui era innamorato fin dal primo anno di liceo. Hannah è morta, Hannah si è suicidata ingoiando delle pasticche mentre era sola in casa. A cosa serve conoscere il perché di quel gesto? Hannah è morta e i suoi segreti dovrebbero essere seppelliti con lei. Ma lui non ha voce in capitolo: lei ha deciso di uccidersi e di rivelare tredici segreti, tredici vicende che riguardano tredici persone.

Le Tredici ragioni del perché si è tolta la vita.

Pubblicato nel 2007, ma arrivato solo quest’anno in vetta alle classifiche mondiali grazie all’omonima serie prodotta da Netflix, con 13, Jay Asher ha aperto il proverbiale Vaso di Pandora. Da anni, ormai, l’argomento bullismo tra gli adolescenti è tra i più attuali in circolazione e chiunque di noi ne può dare conferma: che fossimo vittime, carnefici o semplici spettatori, sembra che in tutte le scuole ci siano i più forti che se la prendono con i più deboli. E se i più deboli sono delle ragazze e i carnefici i ragazzi – beh, ecco che arriviamo a 13.

Sia ben chiaro, non sono solo i ragazzi a ricoprire il ruolo dei cattivi. Tra i tredici vi sono anche tre ragazze che, per motivi diversi, svolgono il ruolo dei carnefici; ma qui la vittima è una ragazza e per quanto vogliamo parlare di potere rosa e di sorellanza, raramente il gentil sesso si schiera contro i ragazzi fighi della scuola, contro il proprio fidanzato o, semplicemente, quello che ti piace.

Il libro copre due anni della vita di Hannah, due anni in tredici avvenimenti con tredici persone che le hanno cambiato la vita. O, per meglio dire, distrutta.

Da un bacio in un parco giochi per bambini nascono pettegolezzi sul fatto che sia una ragazza facile, da una lista arrivano le molestie verbali e fisiche, con stalker che si appostano sotto le finestre per scattare fotografie e pseudo editori che pubblicano materiale rubato, il tutto condito da amiche non proprio amiche e altre che, semplicemente, se ne approfittano. E il ragazzo perfetto che guarda, troppo timido per parlare, a tratti troppo influenzato da quei pettegolezzi per guardare oltre le apparenze – fino a giungere alla violenza finale, l’incubo di tutte le donne, adolescenti o adulte, quella più sporca, più disgustosa, da parte di uomini con manie di potenza. Infine, per non far mancare nulla, gli adulti: i genitori che non capiscono, i professori che non vogliono vedere quello che succede ai ragazzi a cui dovrebbero insegnare non solo formule e nozioni ma a vivere, con gli altri e con se stessi, ad affrontare la vita. Gli adulti che, a volte, fingono di non accorgersi delle cose perché è più facile – anche quando queste vengono a bussare alla tua porta invocando disperatamente, con i gesti e le parole non dette, il tuo aiuto.

Ecco cos’è 13: un urlo di aiuto, uno straziante grido silenzioso in una sala affollata e rumorosa.

E quel che salta più di tutto all’occhio del lettore è lo stile della narrazione, quell’alternanza tra caratteri normali e corsivo, la storia di una ragazza e i pensieri di un ragazzo. È quel prendere e interrompere, il premere pause e play che dura una sera, il racconto di una macabra favola della buonanotte, con il C’era una volta ma senza il lieto fine alla sua conclusione. Nessun Principe Azzurro che uccide il drago e che salva la Principessa – il drago ha vinto, ha bruciato tutto e il mondo non ha fatto altro che riprendere in diretta l’avvenimento.

Negli USA hanno bloccato la visione di questa serie ai minori di quattordici anni perché affronta argomenti forti in maniera troppo cruda, quasi sperando che gli studenti più giovani non abbiano ancora provato sulla loro pelle il bullismo. Come ho detto, l’adulto si gira dall’altra parte, non volendo comprendere che gli adolescenti di oggi affrontano situazioni per loro sconosciute, che vivono esperienze che loro non hanno mai provato a quell’età o nella loro intera vita. E forse 13 avrà anche ampliato al massimo l’argomento, che tutto questo può succedere ad un’unica ragazza solo in un romanzo o in una serie tv – ma che si parli di uno, di dieci o di cento adolescenti, il risultato non cambia: il Vaso di Pandora è stato sollevato, il mondo ha aperto gli occhi sul mondo degli adolescenti… e, speriamo, che richiuderli non sia così facile.

 

Guarda qui la videorecensione di Riccardo Iannaccone:  Le videorecensioni di Pink

 

Fantafestival: al via la 37^ edizione

Al via dal 22 al 26 novembre la 37^ edizione del FANTAFESTIVAL (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico), diretta da Alberto Ravaglioli. Un appuntamento ricco di anteprime esclusive, eventi speciali, incontri, retrospettive, dibattiti e sezioni competitive.

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Tra gli incontri attesi Luigi Cozzi, regista di Star Crash – Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione e protagonista del documentario a lui dedicato Fantasticozzi, diretto da Felice M. Guerra, e l’effettista e regista Sergio Stivaletti, che presenterà in anteprima una clip tratta dalla sua ultima fatica dietro la macchina da presa: Rabbia Furiosa, liberamente ispirato al terribile fatto di cronaca riguardante il cosiddetto “Canaro della Magliana”.

Il 23 novembre si terrà un appuntamento dedicato al fantastico televisivo, volto a riportare alla luce l’unico esempio di serie televisiva fantascientifica realizzata per il circuito delle emittenti locali. Alla presenza degli autori e del cast artistico e tecnico, infatti, verranno proiettati tre episodi di un piccolo tesoro perduto della storia della TV italiana: la sconosciuta Ora Zero e dintorni, realizzata nel 1979 e di stampo antologico con ambientazione post-atomica.

Sabato 25 novembre sarà dedicato, invece, ad un grande del piccolo schermo fantastico (e non solo) tricolore: Biagio Proietti. Per l’occasione verranno proiettati il rarissimo Storia senza parole, appassionante giallo senza dialoghi, e La casa della follia, uno dei migliori episodi della serie Il fascino dell’insolito, tratto da un racconto del grande Richard Matheson. Alla serata parteciperà lo stesso Proietti, pronto a rispondere alle domande del pubblico e a raccontare la sua vita e la sua carriera.

Il 24 novembre, il Fantafestival dedicherà la serata al rapporto tra Cinema e Fumetto di genere fantastico: oltre alla presentazione dei progetti editoriali di Bugs Comics il ricco programma di proiezioni prevede, tra l’altro, il documentario Splatter – La rivista proibitae il primo cortometraggio da regista di Claudio Chiaverotti, sceneggiatore Sergio Bonelli Editore di Dylan DogBrendon e Morgan Lost: l’horror I vampiri sognano le fate d’inverno?

Domenica 26 novembre in chiusura, invece, sarà la volta di un omaggio al recentemente scomparso maestro del cinema horror George A. Romero: la proiezione su grande schermo della versione restaurata del cult Zombi. Il film sarà proiettato nella versione europea della pellicola, con il montaggio di Dario Argento e le musiche originali dei Goblin e sarà introdotto proprio dallo stesso Argento, che con il padre degli zombi ha condiviso lavoro e amicizia. Un omaggio oltretutto preceduto da un’intervista esclusiva allo stesso Romero realizzata da Leopoldo Santovincenzo e Carlo Modesti Pauer.

Anche quest’anno la sezione Panoramica Italia si propone come vetrina privilegiata del lavoro dei giovani autori italiani di cinema fantastico e ospiterà, tra gli altri: il misterico fanta-horror The Antithesis con Crisula Stafida (Tulpa – Perdizioni mortali) e Marina Loi (Zombi 3); The Wicked Gift, opera prima di Roberto D’Antona, giovane attore/regista indipendente che ha già all’attivo diversi cortometraggi e webserie di genere e Almost Dead, thriller-horror di Giorgio Bruno, premiato a Miami al MiSciFi 2017 come “Miglior Thriller”.

Il 37° FANTAFESTIVAL dedica due proiezioni notturne agli Z-Movies e a due registi che sono riusciti ad entrare nella storia del cinema orgogliosamente dalla porta sul retro.

Andrea Marfori, regista del cult-trash horror Il Bosco 1, presenterà Zombie Soviet Invasion, episodio pilota di quella che è stata definita la risposta russa a The Walking Dead e il mediometraggio The Unfortunate Life of Georgina Spelvin Chained to a Radiator.

Protagonista della seconda serata Z-Movies sarà Marco Antonio Andolfi, regista e protagonista del film La Croce delle Sette Pietre. In occasione del trentennale di quello che è conosciuto anche come Il lupo mannaro contro la Camorra, sarà proiettato anche il mediometraggio sequel del film del 1987: Riecco Aborym!

Inoltre, all’inizio di febbraio il FANTAFESTIVAL organizzerà, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, un’interessante rassegna sulla seconda generazione dei maestri del fantastico italiano.

LINEA D’OMBRA FESTIVAL XXII EDIZIONE 6-9 DICEMBRE 2017 – SALERNO

La ventiduesima edizione di Linea d’Ombra Festival si terrà a Salerno da mercoledì 6 a sabato 9 dicembre 2017 al Teatro Augusteo, alla Sala Pasolini e al Cinema Apollo.

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Il festival diretto da Peppe D’Antonio e Luigi Marmo presenta quattro giorni e quattro notti di eventi che indagano il vasto mondo della creatività giovanile, attraverso le quattro sezioni del programma: cinema, musica, performing art e – da quest’anno – realtà virtuale, ultima frontiera dell’audiovisivo contemporaneo, per la prima volta in una rassegna al Sud Italia.

Sono 30 le opere selezionate per il concorso internazionale CortoEuropa, dedicato ai cortometraggi di finzione realizzati da autori europei nell’ultimo biennio. I lavori scelti, tra i circa 2.000 iscritti al concorso, provengono oltre che dall’Italia anche da Germania, Spagna, Belgio, Francia, Grecia, Olanda, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Slovacchia. Uno spaccato significativo delle nuove produzioni europee.

Sempre per la sezione cinema, nella notte tra l’8 e 9 dicembre si terrà la consueta maratona cinematografica notturna con premio finale, quest’anno dedicata ai fratelli Coen. Dalle ore 23 di venerdì 8 dicembre fino all’alba del giorno seguente passeranno in rassegna sul grande schermo alcune delle pellicole più significative dei due registi, sceneggiatori e produttori di Minneapolis. Tra i titoli selezionati, “Il grande Lebowski”, “L’uomo che non c’era”, “Fratello, dove sei?”, “Non è un paese per vecchi”, “Barton Fink – È successo a Hollywood” e “Fargo”. Un’occasione unica per i veri cinefili che possono già iscriversi compilando l’apposito modulo presente sul sito http://www.lineadombrafestival.it

Altro appuntamento significativo di questa sezione è l’omaggio a due grandi sceneggiatori del cinema italiano, Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, in arte Age&Scarpelli. Dalla loro penna hanno preso vita film cult firmati da registi come Monicelli, Germi, Scola, Risi, Steno, Comencini, Zampa, Leone. Dal 6 al 9 dicembre nella sala cinema del Teatro Augusteo, infatti, saranno proiettati un documentario di Paolo Virzì “La strana coppia. Incontro con Age e Scarpelli” e tre capolavori assoluti: “I soliti ignoti” e “L’armata di Brancaleone” di Mario Monicelli, “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.

Novità assoluta dell’edizione 2017 di Linea d’Ombra – che quest’anno lancia il tema/provocazione “senza tema” – è il contest teatrale “La quarta parete e poi c’è WhatsApp”: un esperimento di metateatro 2.0, dove lo spettatore, attraverso l’app di messaggistica più usata al mondo, potrà interagire con gli attori presenti sulla scena. Si tratta di un contest dedicato ai corti teatrali, pensato specificamente per la Sala Pasolini, che prevede la partecipazione di tre realtà del panorama teatrale salernitano – The LAAVers, Live e Teatro Grimaldello – selezionate dal curatore della sezione Performing Art, Antonello De Rosa, attore, regista e direttore artistico di Scena Teatro.

L’idea del contest individua come tema il ruolo ”sociale” di WhatsApp, applicazione che vede scambiarsi tra gli utenti 55 miliardi di messaggi al giorno. Un utilizzo creativo di questo strumento, che irrompe prepotentemente nella vita quotidiana, condizionando, in maniera attiva e passiva, la nostra percezione della realtà. Il teatro, con la sua performance live, supera la quarta parete e attraversa gli smartphone degli spettatori. Non si snatura ma gioca con gli strumenti moderni per mettere ancora una volta l’accento su un elemento essenziale: la storia.

Per partecipare al contest come spettatore è necessario inviare un messaggio WhatsApp al numero di telefono messo a disposizione e gestito da ciascuna compagnia, entro e non oltre il 30 novembre. Tutte le info sono presenti nell’apposita sezione del sito http://www.lineadombrafestival.it.

La XXII edizione di Linea d’Ombra Festival è promossa dal Comune di Salerno, organizzata dall’Associazione SalernoInFestival con il sostegno della Regione Campania e dell’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno.

INFO: tel.089 662565 – http://www.lineadombrafestival.itinfo@lineadombrafestival.it.

Gerard Butler: “Ecco perché ho preso parte a Geostorm”

Al cinema è arrivata una burrasca. Non lo sapevate? Stiamo parlando del disaster movie dai toni action thriller con protagonisti Gerard Butler, Abbie Cornish, Ed Harris, Andy Garcia e Jim Sturgess. Infatti, Geostorm, nuova pellicola firmata Warner Bros. Pictures e diretta da Dean Devlin, creatore di Stargate e Independence day, è un blockbuster movie a tutti gli effetti e narra di una serie di disastri naturali che hanno messo in pericolo il pianeta Terra, tant’è che i capi di stato dei vari paesi del mondo si sono uniti per creare una complessa rete di satelliti per poter controllare il clima globale e garantire la sicurezza dell’umanità.

Però, qualcosa non ha funzionato, il sistema costruito per proteggere la Terra ora la sta attaccando ed è una corsa contro il tempo per scoprire da dove proviene la vera minaccia, prima che una tempesta universale spazzi via tutto… e tutti.

E se qualcuno deciderà di manomettere il sistema? Cosa accadra? Starà al protagonista Gerard Butler, nei panni dello scienziato Jake Lawson, evitare il peggio, contrastando le forze catastrofiche di Madre Natura.

E noi di Pink Magazine ci siamo fatti dire qualcosina in più circa il suo personaggio e la sua performance in Geostorm.

“Ho deciso di prendere parte al progetto, perché mi ha colpito il livello epico della storia, il modo in cui si potevano fare tanti effetti speciali. In Geostorm ci sono i classici elementi dei film catastrofici, d’azione e thriller. Non accade spesso di trovare questo mix in un unico lungometraggio”, ha dichiarato Gerard Butler.

“Avevo tra l’altro fatto un provino per Armageddon, ma non feci un buon lavoro, col mio accento da texano improvvisato. Quello che ha contato molto qua è stato incontrare scienziati della N.A.S.A., ho avuto modo di conoscere questi esperti e vederli dal vivo”, ha continuato.

“I miei prossimi progetti cinematografici sono Hunter killer, The keepers, Den of thieves; sto lavorando anche con 50 Cent, e ho un cameo in un film con Jamie Foxx e Benicio Del Toro. Inoltre, mi sto dando da fare con Dragon Trainer 3 e con il terzo capitolo di Attacco al potere”.

Silvia Casini

© Riproduzione Riservata

L’Inganno (di nome e di fatto) – Contiene spoiler

Sinceramente non sapevo se andare a vedere l’ultimo film della Coppola. Una persona però, del cui giudizio cinematografico mi fido molto, mi ha detto: “Scusa li hai visti tutti i film della Coppola, vediti anche questo”. Ho fatto trenta facciamo trentuno, non fa una piega. Così oggi ho varcato la soglia della sala mezza buia carica di aspettative. Primo errore.
Il film inizia, e continua per un bel po’, in modo lento e cadenzato, che ti viene quasi da chiedere: “Ma la storia quando inizia?”. Mi dico che sono la solita impaziente e devo dare al tutto un po’ di tempo in più. Quanto non lo so, però dai Sofì, aspetta.
La storia ruota intorno a questo collegio femminile di una tale signora Martha (Nicole Kidman, grazie al cielo con meno botox del solito) popolato da sei ragazze di varie età che cercano riparo durante la guerra di Secessione. Le dinamiche di questa casa sono praticamente un incrocio tra “Piccole Donne” (de’ noantri) e Clara alle prese con la Signorina Rottermeier. Sarebbe forse anche un allegro andante se non fosse tutto così dannatamente lento. Comunque, la ragazzina vaga-boschi Amy trova questo caporale nordista, ferito e fuggitivo – che è the new “cornuto e mazziato” – tale Jonathan McBarney, e ovviamente lo porta spalla spalluccia al collegio. L’arrivo di un essere di genere maschile rompe tutti gli equilibri – e gli ormoni – delle giovani donne che in soldoni non vedono l’ora, in ordine, di: stare nella stessa stanza con lui, parlarci, baciarlo, trescarci, farselo in varie modalità non ben identificate. La sagra della civetta nelle sue migliori varianti.
Ora, io capisco il periodo storico in cui è ambientato, capisco la situazione in cui erano queste figlie, capisco che il caporale è Colin Farrell, però questa tirata stereotipata della ragazza/donna che (ri)scopre l’ortaggio e non ci capisce più niente sinceramente la trovo abbastanza patetica. E questo mi conduce al secondo nodo problematico: la psicologia dei personaggi. Sofia cara, non me ne sviluppi neanche mezza per caso! Io esco dal cinema e non so perchè Edwina si sente fuori posto nel collegio, non mi è chiaro perchè Jane ce l’ha con i nordisti, non ho capito perchè Amy ha la fissa per gli animalacci del bosco. Insomma, tutto molto superficiale, ecco. Non solo, alcuni snodi narrativi sono praticamente buttati lì per caso. Martha decide di amputare la gamba di Jonathan, dopo essere stato scaraventato per le scale da una gelosa (?) Edwina (una Kirsten Dunst invecchiata senza alcun senso logico), per vendetta. Peccato che di questa vendetta non se ne abbia neanche un minimo cenno perchè l’espressione, e le parole, della Kidman rimangono sempre le stesse per tutto il film. Quindi da cosa dovrei dedurre che il fatto che il caporale non è venuto da te cara Martha, ti ha portato a segargli un arto? Non è dato sapere. Dulcis in fundo, il simpatico Jonathan si arrabbia perchè non vuole fare “gamba di legno”, e comincia a spadroneggiare nella casa sparando e urlando contro le ragazze. Ma questo ovviamente non è un problema per Edwina che si concede al pazzo violento senza alcun problema, anzi quasi con gusto. Io la chiamo sindrome di Stoccolma, non so voi. Non commento il finale, per lasciare un briciolo di suspense a chi, nonostante i miei deliri, ha voglia di andarselo a vedere.
Nota positiva: la fotografia è molto bella, ne vale davvero la pena.
Insomma, l’inganno c’è, ma per chi guarda e prova a capirci qualcosa. Non andate a vederlo con grandi aspettative perchè, ahimè, non saranno soddisfatte. Poi magari voi lo adorerete e vivremo tutti felici e contenti (e ingannati).
Sofia Martuscelli

Tutti i premi di #Venezia74

Ciao pink readers,

grazie al nostro inviato Riccardo Iannaccone  ( con il supporto di Chiara Apicella) abbiamo avuto modo di seguire in diretta sui nostri canali social tutti i momenti salienti di #Venezia74.

Vi anticipiamo che sul prossimo numero del nostro magazine ci sarà un approfondimento , con sorpresa, dedicato proprio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nel frattempo ecco a voi tutti i premi ufficiali.

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La Giuria di Venezia 74, presieduta da Annette Bening e composta da Ildikó EnyediMichel FrancoRebecca HallAnna MouglalisJasmine TrincaDavid StrattonEdgar Wright e Yonfan,  dopo aver visionato tutti i 21 film in concorso, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

LEONE D’ORO per il miglior film a:

THE SHAPE OF WATER  

di Guillermo del Toro (USA)

LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:

FOXTROT

di Samuel Maoz (Israele, Germania, Francia, Svizzera)

LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a:

Xavier Legrand

per il film JUSQU’À LA GARDE (Francia)

COPPA VOLPI

per la migliore attrice a:

Charlotte Rampling

nel film HANNAH di Andrea Pallaoro (Italia, Belgio, Francia)

COPPA VOLPI

per il miglior attore a:

Kamel El Basha

nel film THE INSULT di Ziad Doueiri (Libano, Francia)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:

Martin McDonagh

per il film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh (Gran Bretagna)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:

SWEET COUNTRY

di Warwick Thornton (Australia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI

a un giovane attore o attrice emergente a:

Charlie Plummer

nel film LEAN ON PETE di Andrew Haigh (Gran Bretagna)

Per tutti i premi delle altre sessioni potete cliccare qui: Tutti i premi ufficiali di Venezia 74

Reportage #Venezia74

Ciao Pink readers,

continua il viaggio del nostro inviato, super esperto di cinema, Riccardo Iannaccone nella Laguna delle meraviglie: Venezia.

Tra red carpet, film in e film out, incontri e interviste, sui nostri canali social vi stiamo facendo vivere la magia che solo la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia riesce a regalare.

Ovviamente non possiamo non aggiornarvi con una nuova carrellata di fotogrammi dal reportage in diretta.

Mi raccomando continuate a seguirci qui: Facebook Pink

 

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