Tutti i premi di #Venezia74

Ciao pink readers,

grazie al nostro inviato Riccardo Iannaccone  ( con il supporto di Chiara Apicella) abbiamo avuto modo di seguire in diretta sui nostri canali social tutti i momenti salienti di #Venezia74.

Vi anticipiamo che sul prossimo numero del nostro magazine ci sarà un approfondimento , con sorpresa, dedicato proprio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nel frattempo ecco a voi tutti i premi ufficiali.

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La Giuria di Venezia 74, presieduta da Annette Bening e composta da Ildikó EnyediMichel FrancoRebecca HallAnna MouglalisJasmine TrincaDavid StrattonEdgar Wright e Yonfan,  dopo aver visionato tutti i 21 film in concorso, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

LEONE D’ORO per il miglior film a:

THE SHAPE OF WATER  

di Guillermo del Toro (USA)

LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:

FOXTROT

di Samuel Maoz (Israele, Germania, Francia, Svizzera)

LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a:

Xavier Legrand

per il film JUSQU’À LA GARDE (Francia)

COPPA VOLPI

per la migliore attrice a:

Charlotte Rampling

nel film HANNAH di Andrea Pallaoro (Italia, Belgio, Francia)

COPPA VOLPI

per il miglior attore a:

Kamel El Basha

nel film THE INSULT di Ziad Doueiri (Libano, Francia)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:

Martin McDonagh

per il film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh (Gran Bretagna)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:

SWEET COUNTRY

di Warwick Thornton (Australia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI

a un giovane attore o attrice emergente a:

Charlie Plummer

nel film LEAN ON PETE di Andrew Haigh (Gran Bretagna)

Per tutti i premi delle altre sessioni potete cliccare qui: Tutti i premi ufficiali di Venezia 74

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Reportage #Venezia74

Ciao Pink readers,

continua il viaggio del nostro inviato, super esperto di cinema, Riccardo Iannaccone nella Laguna delle meraviglie: Venezia.

Tra red carpet, film in e film out, incontri e interviste, sui nostri canali social vi stiamo facendo vivere la magia che solo la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia riesce a regalare.

Ovviamente non possiamo non aggiornarvi con una nuova carrellata di fotogrammi dal reportage in diretta.

Mi raccomando continuate a seguirci qui: Facebook Pink

 

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Pink a Venezia 74

Sta per iniziare l’evento cinematografico più atteso dell’anno e noi di Pink abbiamo un inviato d’eccezione Riccardo Iannaccone che vi farà vivere in diretta giorno dopo giorno le emozioni di Venezia.

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La 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è organizzata dalla Biennale di Venezia e si terrà al Lido di Venezia dal 30 agosto al 9 settembre 2017.

La Mostra vuole favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo.

La selezione ufficiale dei film comprende le sezioni Venezia 74, Fuori Concorso, Orizzonti, Cinema nel Giardino, Venice Virtual Reality, Biennale College – Cinema, Venezia Classici, Proiezioni Speciali. Le sezioni autonome e parallele comprendono le sezioni Settimana Internazionale della Critica e Giornate degli Autori.

Il programma giornaliero delle proiezioni per il pubblico è consultabile qui: Programma Film

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Seguite tutti i nostri canali social per essere sempre aggiornati!

 

InterNos #Cinema

Ciao Pink readers,

oggi vi segnaliamo un cortometraggio di pregio da non perdere!

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Lucio, insegnante di italiano residente in Francia, vive un profondo disagio esistenziale da quando una sceneggiatura cinematografica scritta insieme ai suoi amici lo vede protagonista di un tragico destino.

Deriso e sbeffeggiato per questo suo atteggiamento di passiva rassegnazione, di lento e progressivo consumarsi e crogiolarsi nella più cupa disperazione, una volta giunto a Roma per le riprese del film, Lucio decide di stupire i suoi amici con un gesto estremo..

Si assiste così ad una grottesca processione di amici cinici e indifferenti, che simboleggiano il frutto della società odierna, aggrappata ad un materialismo dirompente, assuefatta alle immagini di morte e crudeltà, distratta dalla confusione e dalla velocità di un mondo sempre più improntato all’individualismo.

Dinanzi a tale decadenza di costumi e sentimenti, Lucio oppone il suo fermo rifiuto…

 

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Guarda il trailer qui InterNos

 

“Il Fantasma dell’Opera”: storia di un Capolavoro, tra Letteratura, Cinema e Teatro

Chissà se Gaston Leroux avrebbe mai potuto immaginare che il suo romanzo, Il Fantasma dell’Opera, avrebbe avuto un successo tale da essere rappresentato e celebrato con ogni possibile forma d’arte, dal cinema al teatro, diventando il paradigma ideale per tanti autori esordienti, ma anche l’ispirazione per altrettanti capolavori moderni. È difficile credere che lo scrittore francese, pioniere del giornalismo, potesse prevedere questo trionfo a tutto tondo, fino agli anni duemila, per un romanzo per il quale si era a lungo documentato, cercando di rifarsi ai capolavori del genere horror, pur alleggerendo il carico di una tormentata storia d’amore con un mosaico di personaggi secondari quasi ispirati alla commedia dell’arte.

Miscela perfetta tra terrore e passione, la struttura interessante e la storia versatile del Fantasma dell’Opera hanno permesso a registi, sceneggiatori e autori di declinare questo romanzo in modi davvero sorprendenti, anche a seconda delle mode del tempo, esaltandone ora l’ossessiva storia d’amore che ne è il cuore, ora la tensione e la paura che ne costituiscono il corpo.

Ma come si può manipolare a tal punto una storia, da trasformarla ora in un film, ora in un musical, arrivando, perfino, a immaginarne un seguito? E cosa rende una trama idonea a essere cesellata a seconda del mezzo con cui si decide di tesserla?

Oltre alle sfumature tra il rosso e il nero, che uniscono sapientemente amore e morte, la vera forza di questa storia è nei personaggi principali. Erik, lo sfigurato e tormentato Fantasma che vive solo per la musica e la sua Christine, la cantante talentuosa e ingenua, a sua volta innamorata del bello e nobile d’animo e di stirpe Raoul, ma anche attratta dal misterioso fantasma. Si tratta di protagonisti profondamente legati ai canoni, ma anche versatili e a tutto tondo, che si prestano a riscritture sempre nuove e, allo stesso tempo, immortali e le cui vicende si snodano su uno dei luoghi più ricchi di fascino di sempre: il palcoscenico di un teatro.

A partire dalle vivide, seppur mute, trasposizioni cinematografiche dei primi del Novecento, “Il Fantasma dell’Opera” è arrivato fino a noi nel 2004 con la nota versione del regista Joel Schumacher, che ha portato sul grande schermo il musical scritto da Andrew Lloyd Webber, molto amato dal pubblico di appassionati, come dimostrano oltre trent’anni di repliche in tutto il mondo. A vestire i panni di Erik al cinema c’è un indimenticabile Gerard Butler, così bello e appassionato, che risulta difficile crederlo sfigurato, come il personaggio richiederebbe.

Alla fine degli anni Novanta, persino il re del cinema horror made in Italy, Dario Argento, ha voluto dire la sua con una pellicola sorprendente, seppur sottotono, in cui il Fantasma è un bel serial killer e la svampita Christine è interpretata da una giovanissima Asia Argento.

Di grande interesse è anche il seguito letterario immaginato dallo scrittore Frederick Forsyth, Il Fantasma di Manhattan, che ha ispirato, a sua volta, il seguito del musical, Love never dies, nato nuovamente dell’estro creativo di Webber. La storia riprende dalle vicende conclusive del romanzo di Leroux: Erik è riuscito a fuggire dai sotterranei dell’Opéra di Parigi e si è rifugiato a New York dove cova il suo odio, ma è ancora combattuto a causa della passione per Christine, dalla quale scopre di aver avuto perfino un figlio.

L’affascinante percorso di quest’opera dotata di un fascino così magnetico, da farla apparire sempre moderna, nonostante il romanzo risalga a più di un secolo fa, è senz’altro destinato a proseguire nel tempo, approdando magari anche a nuove forme di espressione come, ad esempio, una Serie Tv in piena regola (in Italia un tentativo di fiction è già stato fatto all’inizio degli anni Novanta), che riporterebbe nell’immaginario dei nativi digitali di oggi una storia magica e senza tempo. Chissà che qualche geniale produttore non ci stia già pensando, proprio in questo momento: Netflix Addicted incrociate le dita…

Alessandra Rinaldi

Jane The Virgin: quando la tv è ancora creativa

I corsi e ricorsi storici in televisione ci sono sempre stati, così come gli spunti, le emulazioni, e perché no, le vere e proprie imitazioni.

Oggi, al tempo di Netflix, che ha sbaragliato la concorrenza con serie originali, inaspettate, e di solito di un numero limitato di episodi, ai network americani restano poche carte sul tavolo.

Alcuni decidono di procedere con infinite stagioni di telefilm ormai in discesa, e come dicono gli americani di ‘mungere la mucca morta’, altri di riesumare vecchie serie chiuse da anni con reboot e remake, altri ancora tentano invano di seguire filoni che ormai stanno giungendo al termine.

La CW di certo non è mai stata molto affidabile sul fronte rinnovi/cancellazioni, e negli ultimissimi anni non è riuscita a mantenere il fascino delle serie veterane (come Supernatural, The Vampire Diaries e One Tree Hill) con i nuovi prodotti, ma tre anni fa, improvvisamente una idea apparentemente debole sul mercato americano, ha cambiato le sorti della rete, diventando una delle comedy/drama più seguite della tv a stelle e strisce, con successo di pubblico, critiche e portando a casa diversi premi.

Jane The Virgin racconta le vicende di una ragazza cattolica latina che vive a Miami con sua madre e la sua abuela (nonna) che viene per sbaglio inseminata artificialmente, e aspetta il figlio del suo capo (per il quale una volta aveva una cotta), pur restando una vergine. Apparentemente una trama debole, da soap opera, scusate da ‘telenovela’, ma il tutto sta proprio qui. La serie unisce elementi tipici della telenovela sud americana, a elementi delle commedie brillanti americane, a elementi di crime e di giallo, con l’elemento musicale che non guasta mai (vi dico solo che tra le guest ci sono anche Gloria Estefan, Charo, Paulina Rubio, Juanes e Britney Spears!), a input da romanzo. Sì, perché c’è una voce narrante onnisciente (o quasi!), che ci narra le disavventure della protagonista.

Lo so, lo so, vi siete un po’ persi, ma semplicemente si parte da questo incidente medico per narrare la vita di una ragazza che sogna di diventare una scrittrice e che vive una serie di inaspettati avvenimenti che cambieranno totalmente la sua vita. Una trama all’inizio solo divertente, che diventa commuovente e appassionante, perché riderete come Jane, vi emozionerete come Michael, rifletterete come abuela, canterete come Xiomara, vi sentirete una star come Rogelio, tramerete come Petra, cambierete come Rafael, e con la semplice trama da telenovela dovrete restare al passo per non sottovalutare il giallo da risolvere, degno di un qualunque altro crime.

Una serie creativa, mi piace definirla così, perché unisce elementi di vari ambiti televisivi e non riuscendo a farli convivere tutti insieme. Un riflesso sulla cultura mista americana, dove si fondono culture, religioni, stili di vita differenti.

A questo si aggiunge un cast eccezionale, all’altezza della difficile impresa del passare dal comico al drammatico, perché l’elemento pathos è sempre dietro l’angolo, e ogni volta che penserete che i sogni di Jane si stiano per avverare, qualcosa stravolgerà la trama… di nuovo.