Frankie Hi-Nrg MC, gli eroi e la Cola

Drinking with L. A. 

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

L’uscita di “Quelli che benpensano” sembrava riassumere sinergicamente alcune mie convinzioni sociologiche, e apriva uno squarcio verso una delle passioni che avrebbe caratterizzato il mio cammino futuro: cioè il tentativo di combattere le ingiustizie. Continua a leggere

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Le chine e gli acquerelli di Raffaele Ariante

Raffaele Ariante è un pittore, un creativo che arriva dal mare, da Pozzuoli, ma che ha scelto a sua residenza la città di Francesco, Assisi. La sua ultima inventiva creativa, realizzata su carta con acquarello e china, è una collezione che riporta, in modo straordinariamente policromatico, la vita, i simboli della nostra cultura cristiana. È Maria rappresentata nelle diverse tavole che Ariante crea nel suo studio in Assisi.

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5 ottimi motivi per visitare la Biennale di Venezia 2019.

L’11 maggio è stata inaugurata la 58^ Biennale di Venezia, uno degli eventi più importanti nel mondo dell’arte. Un’organizzazione colossale che coinvolge l’intera città lagunare e attira centinaia di migliaia di turisti. Se per molti è un immancabile appuntamento con l’arte, per alcuni non rientra fra le cose da vedere durante il periodo nel quale sarà aperta, dall’11 maggio al 24 novembre 2019. Continua a leggere

Agatha Christie, regina… dei fumetti!

Agatha Christie, considerata ancora oggi come la grande e incontrastata regina del crimine – così recita da ormai cinquant’anni il suo editore londinese Harper & Collins – ha scritto, come ben sappiamo, una settantina di romanzi che hanno venduto più di due milioni di copie ciascuno e sono stati tradotti in oltre quarantacinque lingue. Solo il grande William Shakespeare e la Bibbia sono stati capaci di superare certe cifre… Continua a leggere

Leonardo. La macchina dell’immaginazione

Leonardo. La macchina dell’immaginazione

19 aprile – 14 luglio 2019

Palazzo Reale – Milano

Per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata. Continua a leggere

Dario Imbò. Sperimentazione e innovazione

Dario Imbò racconta ai lettori di Pink Magazine Italia della sua arte

“La spontanea dimestichezza con diverse tecniche artistiche mi ha sempre liberato da condizionamenti. Ho iniziato a utilizzare i materiali tessili nel 1996, in modo spontaneo, soltanto a posteriori mi sono chiesto il perché.

Oggi, lavorando spesso all’estero, vedo chiaramente l’influenza materica e concettuale della cultura romana e dell’Arte Povera che ho assorbito per via non accademica. Utilizzo i materiali tessili come tali e non con come supporto. Continua a leggere

Steve McCurry: ICONS

Il fotoreporter americano Steve McCurry ha legato la fotografia al viaggio (“Se dovessi smettere di fotografare, penso che continuerei a viaggiare. Viaggio e fotografia sono come intrecciati. E sono affascinato da entrambe le cose. Così, se non mi dedicassi alla fotografia, farei il nomade di professione.”)

Queste sono le parole che McCurry pronuncia per descrivere il suo lavoro e la sua vita. E’ per questo che consiglio a tutti coloro che ne hanno la possibilità di visitare “ICONS”, una mostra che raccoglie circa 130 fotografie esposte presso il Gil di Campobasso dal 26 gennaio al 28 aprile 2019. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Molise Cultura e curato da Biba Giacchetti che, in un susseguirsi di immagini, racconta lo straordinario viaggio trentennale di questo fotografo lungo le strade del mondo.

Pochi come lui hanno saputo fare della voglia di muoversi, di conoscere il mondo e di osservarlo con occhi sempre nuovi, una professione riuscendo a cogliere le bellezze, la magia del mondo ma anche i suoi drammi, come le guerre o i disastri naturali.

Le fotografie esposte lungo le sale del Gil di Campobasso, rappresentano il suo operato, la sua incessante ricerca dei segreti della terra e degli uomini che la abitano. Osservando le immagini si ha la sensazione di fare un viaggio intorno al mondo, di salire sopra la vetta più alta per guardare la vastità della terra e del cielo, un viaggio attraverso le razze, il folklore, la cultura e quella spiritualità che divide l’Oriente dall’Occidente. Un cammino nelle emozioni nascoste nei dettagli, perché sono quelli che ama catturare McCurry nel suo lungo peregrinare da una parte all’altra, dall’America all’Asia, dall’Europa all’Africa con la speranza, nel cuore, di raccontare l’essere umano ed il contesto nel quale vive. Uzbekistan, Kashmir, Yemen, Mozambico, Birmania, India, Nepal, Tibet, Ecuador, Gambia, Cina ma anche un po’ d’Italia sono una parte della realtà fotografica che si svela ai nostri occhi una volta all’interno dell’ambiente espositivo.

Il lavoro di McCurry unisce varie ricerche, a partire da quella antropologica che rappresenta il primo nucleo fotografico, fatto di volti dove il fotografo coglie la grande capacità comunicativa di quei visi che sembrano parlare nel loro silenzio. Sguardi che ci trapassano, ci trafiggono nella loro spontaneità, occhi curiosi, spaventati, fieri o interrogativi che entrano in comunicazione con McCurry e con noi spettatori. Ecuador, Mongolia, Gambia, India, una sequenza di volti che spiegano la diversità della razza. È lo stesso McCurry a portare avanti quella che lui chiama una vera e propria ricerca antropologica (Sono sempre stato interessato a ritrarre le persone, mi affascinano le differenze somatiche della grande famiglia dell’uomo. I volti hanno proporzioni diverse, colori, misure diverse. Ma soprattutto hanno la capacità di raccontare un’esistenza, una condizione, una vita.). Non a caso la sua fama si deve allo scatto che, nel 1984, ha segnato la sua carriera di fotoreporter: La Ragazza afgana, con quegli occhi color smeraldo che lo osservano, rappresenta lo sguardo più famoso del XX secolo. Se gli antropologi hanno scritto dell’evoluzione umana e tutt’oggi continuano a studiare le culture e le tradizioni, McCurry ha trasformato questo viaggio in immagini dalla bellezza sfrontata e decisa.

Un trionfo di colori, dall’oro al rosso, dal verde al blu, tonalità cangianti e colori vivi che imprimono nella nostra mente immagini da tutto il mondo. La natura umana e le sue declinazioni sono fondamentali nella ricerca del fotografo, il quale rimane affascinato dalla capacità di reazione della natura umana davanti determinati contesti e situazioni e lo fa attraverso una ricerca paziente del momento esatto. Momento che, per l’occhio di chi osserva, diviene un andare oltre, come se si volesse dilatare lo spazio ed il tempo. I suoi meravigliosi scatti paesaggistici sono il frutto di una paziente attesa, lunghi appostamenti per lo scatto perfetto. Ma la fotografia è fatta anche di attimi fuggenti da cogliere istantaneamente. Se si ha la pazienza di osservare a lungo, prima o poi qualcosa di inaspettato accadrà davanti a noi.

Quello che però, mi ha maggiormente colpito e portato a riflettere, oltre la bellezza degli scatti e una carrellata di posti meravigliosi nel mondo, è la spiritualità che emerge dagli scatti asiatici. Un senso di pace, di meditazione e di serenità che pervade la mia persona. E ci accorgiamo di come noi occidentali stiamo perdendo quel tocco semplice, la frugale semplicità e un modo riflessivo di osservare la realtà circostante. Camminare tra questi scatti è un cammino attraverso il folklore, stili di vita e realtà che spesso abbiamo ignorato. La normalità di un gruppo di bambini, in uno scatto fatto in Libano nel 1982, che giocano con una macchina da guerra abbandonata, è una faccia del mondo che spesso ignoriamo. I bambini che giocano con la spontaneità che li contraddistingue e vivono quella che per loro è normalità. Perché se per noi convivere con una guerra o con i suoi effetti è impensabile, per loro è una cosa assolutamente naturale. Le grandi verità del mondo, dalle terre del Sol Levante fino ai ghiacciai dei Poli sono il meraviglioso scrigno che McCurry ha deciso di portare in Molise, preparando per l’occasione un paio di fotografie assolutamente inedite da mostrare per la prima volta a Campobasso.

La mostra sarà al Gil, sede della Fondazione Molise Cultura dal 26 gennaio al 28 aprile 2019, in via Gorizia, Campobasso

Telefono: 0874 437807

Orario di apertura: dal Martedì alla Domenica. Mattina ore 10/13; Pomeriggio ore 17/20

Rocco Fontana: l’editore della Quarta Via

Rocco Fontana, classe 1964, è editore di libri, ebook e della rivista internazionale Nitrogeno. Uomo di Quarta Via, si occupa di comunicazione e informazione. Da bravo trentino è di poche parole, questo rende l’intervista ancora più interessante, perché il silenzio molto spesso cela interessanti spunti di riflessione, e questo è uno di quei casi.

Ciao Rocco, è un onore poterti intervistare, dal momento che ci conosciamo bene e ti stimo molto sarà difficile restare “distaccata” come vorrebbe il nostro caro Maestro George Ivanovich Gurdjieff, ma farò di tutto per estrarre la tua essenza attraverso questa intervista e consegnarla al pubblico di Pink. La prima domanda che mi viene da porti è: perchè hai scelto di fare l’editore? Non era meglio continuare a “lavorare alle poste”?

In effetti c’erano tante altre attività che avrei potuto intraprendere (ride) ma l’editoria, dopo un po’ di anni che ci giravo attorno, chiamava prepotentemente. Diciamo che sono stato scelto – ho cominciato alla rovescia – e ho dovuto rispondere ad un impulso così prepotente da non poterlo ignorare. Questo ha dato una direzione più precisa al mio percorso personale, che come hai ricordato tu, parte dall’esperienza di Quarta Via e dagli insegnamenti di Gurdjieff e trova un naturale proseguo con la meditazione Zen e con l’Alchimia. Per com’è il mio sentire, fare l’editore è un’attività di Servizio, sia verso il pubblico che verso i miei autori.

La tua casa editrice si occupa di Alchimia, Spiritualità, Scienza ed Arte tematiche molto delicate da miscelare. Iniziamo dal connubio spiritualità/scienza perchè pare un ossimoro che rivela molto circa il tuo percorso personale da uomo di Quarta Via. Ci racconti qualcosa in merito?

L’approccio mutuato dalla Quarta Via è molto pragmatico e assolutamente scientifico, nella più ampia eccezione del termine. Conosci te stesso, dubita, indaga e verifica di persona – oltre a condividere – sono imperativi imprescindibili per un sano e fruttuoso sviluppo del proprio Se. Questo vale anche per l’aspetto più spirituale del percorso, vale anche per la meditazione, il (non) pensiero Zen o le pratiche devozionali. Gli argomenti che tratto nelle mie pubblicazioni devono rispecchiare questa linea, perché il fine di questi libri è di fornire strumenti utili a quanti cercano di lavorare su loro stessi. Spero di stimolare domande anziché dare risposte. Alchimia, Spiritualità, Scienza e Arte, a mio parere, sono facce di uno stesso diamante: l’una è costituita dalle altre tre; come si potrebbe dubitare, ad esempio che l’Alchimia non sia costituita da Scienza, Spiritualità e Arte? E come si potrebbe dubitare che la Scienza (quella integrale) non sia costituita da Alchimia, Spiritualità e Arte? Quest’anno ho molti nuovi libri in cantiere e altrettanti autori con cui condivido gli stessi obbiettivi di servizio.

Per quanto riguarda l’Alchimia, che genere di pubblicazioni prediligi?

R: Riguardo l’Alchimia, l’argomento è così vasto che diventa difficile, almeno per me, trovare il bandolo della matassa. Personalmente sono interessato all’approccio dell’alchimista, che si perde e si ritrova attraverso la pratica costante, un fare altamente simbolico ma allo stesso tempo assolutamente concreto e pratico. Sono interessato agli sviluppi moderni e futuri dell’Alchimia, che ha perso la connotazione misteriosa e segreta e trova ormai espressione in tutta quella scienza di confine che sta creando cose meravigliose e ampliando gli orizzonti della conoscenza. Con Leonardo Anfolsi, monaco zen e alchimista, abbiamo creato una rivista: Nitrogeno (in inglese), che si occupa di questo. Attualmente è in restyling per potersi adeguare a orizzonti sempre più vasti.

Tuo padre è un noto pittore, hai ereditato da lui la sensibilità al mondo dell’arte e alla dimensione in cui vive un artista?

Mio padre è sempre stato un artista poliedrico e capace di intraprendere qualsiasi percorso con grande qualità e sensibilità: è pittore, incisore, fotografo e scultore, senza soluzione di continuità. È assodato che abbia passato a tutti i 4 figli le sue capacità creative – dico sempre che è un fattore genetico -. Personalmente non ho poi sentito la necessità di diventare un artista come lui, ma di sicuro ne condivido la sensibilità e la capacità di immaginare e creare le cose; diciamo che il mio è più un approccio da artigiano Kamikaze (ride).

A proposito di ricerca, ci racconti nella tua esperienza vissuta, cosa significa lavorare su se stessi?

Lavorare su se stessi è la cosa più fallimentare che ci sia, le aspettative e le illusioni vengono costantemente disattese; è frustrante. Ma quando ci stanchiamo della lotta e ci arrendiamo, nella resa possiamo iniziare ad entrare in contatto col Mistero di chi noi siamo. Il lavoro su me stesso è diventata condizione di vita imprescindibile, è l’aria, è la scoperta del mio senso di vivere, è la scoperta del mio coraggio. Con la maggiore età ho cominciato a provare disagio e insofferenza per quello che la vita sembrava prospettare, e ho cominciato a farmi domande e cercare delle risposte. Da qui il mio incontro con la figura di Gurdjieff e i suoi insegnamenti, grazie a un’intervista a Franco Battiato che lo nominava (su una rivista di moda). Dopo i molti anni di lavoro in una scuola di Quarta Via, ho continuato in maniera personale, spesso disordinata, ma costante. Gurdjieff e i suoi insegnamenti, hanno costituito una base fondamentale da cui partire ma anche un fardello da lasciare sulla via. Non entro in dettagli perché è un percorso individuale che acquista senso solo per me stesso. All’esterno, questo lavoro non fa di me un supereroe, ma mi rende capace di quella resilienza necessaria per attraversare la vita in maniera fruttuosa e interessante.

Puoi mandare un messaggio al pubblico di Pink, cosa dici?

Vorrei ringraziare quanti sono arrivati leggere fino in fondo. Mi rendo conto che la presenza di un’intervista come questa su un magazine prestigioso come Pink, possa apparire come un intervento a gamba tesa. Spero di avervi stimolato a curiosare su di me, sui miei libri e sui miei autori.

Paola Marchi

Woman Before a Glass

Laboratori Permanenti

presenta

Woman before a glass

(Donna allo specchio).

Trittico scenico in quattro quadri di LANIE ROBERTSON.

Traduzione italiana Gloria Bianchi.

Con Caterina Casini

Regia: Giles Stjohn Devere Smith

Scenografia: Stefano Macaione

Costumi: Stemal Entertainment Srl

TEATRO PALLADIUM DI ROMA

DALL’1 AL 3 FEBBRAIO 2019

Dopo il debutto al Festival di Todi e le repliche al Teatro Quarticciolo di Roma, gli applausi di Torino, Livorno e tante altre città italiane torna nella Capitale, Woman Before a Glass il trittico scenico in quattro quadri di Lanie Robertson. In scena Caterina Casini diretta da Giles Stjohn Devere Smith, al Teatro Palladium dall’1 al 3 febbraio 2019.

Attraverso un linguaggio disinvolto e trasgressivo (così com’era la stessa Peggy), lo spettacolo racconta alcuni momenti degli ultimi anni della Guggenheim. Si tratta di un assolo, diviso in quattro quadri. La performance offre così la possibilità al pubblico di guardare il mondo e l’arte contemporanea attraverso gli occhi di Peggy Guggenheim: ciò che ha cercato, indagato, scoperto, sofferto, sostenuto e promosso.

Com’è noto, Peggy acquistò Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, dove raccolse la sua straordinaria collezione d’arte moderna. Nel testo di Robertson sono ripercorsi i momenti drammatici della guerra, la fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste – durante la quale nascose tele e sculture tra i piatti e le vettovaglie di cucina -, i difficili rapporti con mariti e amanti. Emergono i suoi momenti di forza e le sue debolezze: il rapporto conflittuale con la figlia, morta suicida; gli affari con i più importanti musei del mondo; i suoi rimpianti, le nostalgie e il lento scivolare verso la serenità della fine.

Peggy Guggenheim fu una donna capace di intuire il mondo che la circondava; era coraggiosa, credeva negli artisti su cui puntava, anche se il resto del mondo ancora non sapeva riconoscere: parliamo di Pollock, Kandinsky, Mirò, Bacon, Ernst e tanti altri. C’è una componente essenziale che Peggy trasmette al pubblico: la tensione che vive e si specchia nella certezza e nei ricordi; gli amanti, i colori, i pittori, i vestiti, il fumo, gli amici, le macchie, l’acqua, il dramma.

Ogni momento viene rievocato dalla sua memoria rivivendo nei due blocchi scenografici. La tecnica del video-mapping permette di isolare parti di una superficie creando quindi una “mappatura bagnata” dalla video-proiezione.

INFO:

TEATRO PALLADIUM

piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma –

Tel: 06 5733 2772 – – teatro@uniroma3.it

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Attivo due ore prima dello spettacolo il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail biglietteria.palladium@; prevendite www.liveticket.it/

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

Biglietti intero 18€, ridotto 12 €, studenti 8 €